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Ceuta: il dito e la luna

di ALGAMICA*

IMG 6247.png“Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Il famoso proverbio calza alla perfezione circa le reazioni ai fatti drammatici appena accaduti a Ceuta, alle porte dei confini con l’Europa e in quell’exclave in Marocco che rimane tutt’ora una eredità del colonialismo Spagnolo in tutta la fascia dell’Africa Nord Occidentale.

In questo caso lo stolto è l’insieme composito delle società europee e occidentali che ha guardato e assiste agli avvenimenti tutt’ora corso. Nonostante verifichiamo sfumature diverse, riteniamo che tutte le reazioni siano il riflesso di quell’inesorabile declino dell’Occidente, in particolare dell’Europa che conta, che è messo alle corde da una crisi inarrestabile dell’accumulazione capitalistica.

C’è chi l’ha chiamata “invasione”, chi una “guerra ibrida”, chi sostiene che si sia trattato di complotto ordito da soggettività islamiste qatariote con lo scopo di destabilizzare la civiltà europea, laica e democratica attraverso una invasione araba e musulmana. Chi ascrive la causa dei fatti alla storica rivendicazione del Marocco sulla sovranità delle due exclavi coloniali spagnole di Ceuta e Melilla, che dunque ha sobillato la popolazione per creare pressioni politiche nei confronti della Spagna. Chi ritiene il tutto la conseguenza di una doppia “sciagura” operata dal governo spagnolo: la recente sanatoria per circa 500 mila immigrati non regolari e la sentenza della Corte Suprema che stabilisce il divieto di una espulsione immediata da parte di chi attraversa il confine a nuoto.

C’è chi poi al contrario ha sostenuto che l’avvenimento drammatico dei giorni passati sia stato realizzato dai servizi di intelligence statunitensi e israeliani per destabilizzare la Spagna governata dal socialista Pedro Sánchez, non proprio compiacente e del tutto accondiscendente nei confronti dello Stato sionista di Israele, che da ultimo ha negato l’uso delle basi militari USA per l’aggressione imperialista all’Iran. Alla stregua di quest’ultima analisi “geopolitica”, c’è anche chi aggiunge che il disegno sia quello di realizzare un “grande Marocco” nel Nord Africa per controllare l’intera regione e in particolare l’Europa meridionale e il traffico commerciale sullo stretto di Gibilterra.

Sulla scia di queste spiegazioni, umori di destra e umori di sinistra – e tra queste purtroppo dobbiamo includere anche alcune aree del movimento internazionale in Occidente a sostegno della Palestina, la reazione converge in una medesima lettura degli avvenimenti: ci sarebbe da un lato una Europa “aggredita”; dall’altro un “aggressore”, la gioventù marocchina alla quale si aggiunge una gioventù dei paesi africani dell’immediata fascia subsahariana. Non si tratta di una diagnosi dovuta da una falsa coscienza, bensì da come la crisi dell’Occidente imprime trasversalmente nella società un moto composito di tipo conservativo da parte di tutte le classi sociali a difesa di un dominio sull’Africa che fin qui era incontrastato. Ed è una diagnosi che accomuna sia la pancia sociale che le classi dirigenti e l’establishment liberista dell’Europa.

Ovviamente, la gioventù marocchina non è descritta come il soggetto diretto di questa aggressione all’Europa, bensì come l’utile idiota di ben altre forze al cui piano si è prestato a causa della sua “indolenza” e “ignoranza”. Non sappiamo a questo punto se sia più razzista l’attenuante che si concede ai “dannati della terra” o la condanna per consapevole correità.

Il determinismo storico spiega che il movimento della storia include avvenimenti casuali che si possono comprendere solo ex post, che risultano come una delle possibili casualità non prevedibili in anticipo, le quali però si inseriscono sempre all’interno di un movimento storico determinato che non può mai essere uguale per via della complessità delle variabili spaziali e temporali.

I fatti drammatici di Ceuta, indipendentemente dalla miccia che li ha innescati, sono il prodotto storico determinato dalle leggi dello scambio combinato e diseguale e dalla forza impersonale dell’accumulazione del valore, che nel corso della storia ha sviluppato quella relazione imperialistica tra le nazioni avanzate dell’Europa e dell’occidente verso l’insieme dell’Africa, che ribalta di 180° i termini su chi è il reale aggressore e chi è l’aggredito.

Diciamo subito che all’interno di questa dinamica, nessuna classe dirigente, nessuna classe sociale, tantomeno i “dannati della terra” agiscono secondo libero arbitrio, ma sono, a seconda delle condizioni materiali della vita, obbligati ad agire secondo la spinta di uno stato di necessità, che a seconda delle condizioni materiali di partenza, possono presentare o pochi margini di opportunità o nessuna scelta. C’è il saccheggio dell’Africa e una carneficina imperialista da parte dell’Occidente in Medio Oriente e un genocidio contro l’intero popolo palestinese. I due aspetti sono correlati tra di loro, ovviamente, rendendo più parossistica la competizione tra le grandi potenze sulle risorse immense del continente africano, così come impone di legittimare rapina e genocidio quale necessità tutta occidentale di difendersi, quì e là, dalla avanzata della “arretrata e illiberale società musulmana” a cominciare dalla Palestina e dalla sua resistenza di tipo islamica.

Quindi non è un caso che degli “apprendista stregoni” – intelligence statunitense, israeliana e apparati della Monarchia del Marocco nella fattispecie, ognuno con i propri obiettivi differenziati –  possano aver fatto circolare volutamente sui social media la falsa informazione che la Spagna avrebbe aperto le porte a nuovi flussi di immigrati. Ma il caso è sempre un aspetto non prevedibile, non è mai la causa profonda. Ciò non spiega infatti come mai più di 80 mila giovani ragazzi, ragazze e anche mamme con bambini piccolissimi abbiano frettolosamente e seduta stante lasciato qualsiasi cosa stessero facendo in quel momento per precipitarsi verso le porte dell’Europa in Nord Africa.

A ritenere “che c’è più di un indizio” che la causa sia stata proprio l’abilità del piano machiavellico predisposto da CIA e Mossad c’è anche il Corriere della Sera in un articolo di Federico Fubini. Ma se l’azione dei servizi di intelligence statunitensi e sionisti rappresentano il caso, ciò non spiega la nè causa, nè la natura del fenomeno. Così come nasconde gli effetti che vanno ben al di là di quanto sta accadendo all’immediato. Infatti, la prima pagina del Corriere della Sera del 1 agosto titolava: « Migranti, una crisi europea », come ad avvertire che oltre il dito c’è una luna, che però il liberismo europeo fa fatica a mettere a fuoco.

Per inciso vogliamo ricordare che solo nel 2025 sono morte circa diecimila persone nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso un’altra porta, questa però sull’Atlantico rappresentatata dalle Isole Canarie spagnole.

 

“L’ignoranza” che determina la storia?

La morale comune di questi giorni è che se non ci fosse stata la manipolazione di un popolo stolto, tutto ciò non sarebbe accaduto. Le testimonianze raccolte dai media internazionali tra le decine di migliaia di giovani e giovanissimi che hanno affrontato il viaggio della speranza ci descrive una realtà decisamente diversa, che contrasta il pregiudizio comune della coscienza razzista dell’europeo. Ricordiamo che benchè la maggior parte di loro, sottoposti a un trattamento de-umanizzante, senza acqua e senza cibo, da parte delle autorità e dall’esercito spagnolo sono stati deportati-fatti tornare indietro circa diecimila persone (tra cui tanti anche dai paesi dell’Africa sub-sahariana, dal Sudan e perfino dallo Yemen) permangono tutt’ora a Ceuta, lasciati a marcire nel quartiere periferico della exclave, el barrio principe, abitato da “arabi-spagnoli”, le cui sofferenze sono alleviate dalla buona volontà di piccoli comitati. Nelle interviste i giornalisti approcciavano i giovani immigrati con la medesima premessa: “sapete che non è vero che la Spagna vi farà raggiungere l’Europa, che la frontiere è chiusa e vi farà tornare tutti indietro? Perchè siete venuti?”. Superato lo stupore iniziale il commento comune dei giovani immigrati è stato: “beh, se resistiamo qui a Ceuta la Spagna dovrà pur fare i conti con uno stato di fatto e concedere almeno a una piccola parte di noi un lasciapassare umanitario per l’ingresso in Europa. Non potranno mica cacciare proprio tutti”. Ovvero, una testimonianza che esprime un coraggio reale dovuto da una insopprimibile necessità di sfidare a costo della vita il calcolo delle probabilità.

Solo chi ha il privilegio di vivere nella comfort zone gli fa ritenere che il libero arbitrio governi la vita degli uomini e chi non ne fa uso è colpevole di ignoranza e del proprio stato di minorità. Così non può che spiegarsi il comportamento delle decine di migliaia di marocchini come il risultato dell’irrazionalità dovuta alla loro ignoranza. In Occidente e in Italia, abbiamo elevato il gioco d’azzardo a industria di massa organizzata dallo Stato. Superenalotto, 10eLotto con estrazione dei numeri ogni 5 minuti, gratta e vinci e slot machine regolate dalla Agenzia delle Entrate. Un business miliardario e truffaldino che erode pensioni e magri stipendi di decine di milioni di persone. Italiani, precari e pensionati che scialacquano i propri miseri risparmi, nonostante tutti siano a conoscenza che la probabilità di vincere 500 milioni di euro ha una probabilità pari a 1 su 19 milioni e 960 mila possibilità. Tra le decine di migliaia di “dannati della terra” che hanno raggiunto Ceuta e i milioni di italiani ludopatici c’è solo una differenza di condizione materiale di partenza e di diverse necessità. I primi sono costretti a reagire alla miseria sociale causata dall’impianto colonialista e imperialista dello scambio tra l’Europa e l’Africa che perdura da secoli. I secondi, viceversa, possono sperare in una improbabile vincita proprio in virtù del saccheggio coloniale. In fin dei conti se solo 1000 marocchini sui circa 80.000 che hanno varcato il confine di Ceuta dovessero ottenere un permesso di tipo umanitario, il rapporto risulterebbe pari all’1,25% delle probabilità, un rapporto notevolmente più alto di quello riservato agli italiani malati di grattite.

 

Mettiamo le cose bene in chiaro.

Non si è trattato nè di una invasione, nè che la causa è da ricercarsi nel machiavellico piano. Ciò che ha riguardato l’exclave coloniale di Ceuta è stato un vero esodo di massa spontaneo da una nazione ritenuta da strati sempre più consistenti delle nuove generazioni essere un paese senza futuro. Il Marocco è un pentola a pressione che ribolle per una crisi sociale che è sul punto di esplodere. Chi si sofferma a guardare la mano che ha alzato il coperchio è lo stolto che guarda al dito, ma non vede la luna che il dito indica: il fuoco di una crisi sociale che dal Nord Africa si propaga verso l’Europa.

L’Europa “che conta” è in uno stato crisi recessiva, non riesce a competere con le merci cinesi in particolare sul mercato del continente africano. Mentre l’intera Africa dalla fine degli anni ’60 sta avendo una incredibile crescita demografica. La sua popolazione è passata da 284 milioni circa sessanta anni fa a 1 miliardo e mezzo attuale. L’età media nel continente africano oscilla tra i 18 e i 24 anni. Viceversa, l’intero Occidente si trova anche in una cronica decrescita demografica, proprio quando l’aumento della popolazione costituisce uno di quegli elementi strutturali necessari per l’accumulazione capitalistica, nonchè utile a compensare anche il meccanismo impersonale insito a un modo di produzione, che per accumulare profitti deve sempre realizzare una sovrapproduzione di capitali e merci.

E cosa c’è di meglio a questo punto se non cercare di governare gli effetti di quelle leggi impersonali del mercato e dello scambio combinato e diseguale, del rapporto metropoli imperialista e campagna del cosiddetto Sud Globale, quale l’emigrazione dai paesi sfruttati tendenzialmente attratta laddove le richezze rapinate vengono concentrate? Perlomeno negli ultimi trent’anni l’intera Europa ha utilizzato l’immigrazione con una doppia finalità: abbassare i costi della produzione dotandosi di una forza lavoro messa a servizio secondo un regime economico, sociale, politico speciale, che và da un lavoro forzato senza possibilità di contrattazione del salario, a una forma moderna di schiavitù della piantagione in agricoltura; sopperire alla non crescita e invecchiamento della popolazione europea attraverso l’immigrazione per incrementare il volume generale della domanda di merci sul mercato nazionale. Collegato a queste necessità è sorto un indotto variegato e lautamente pagato da istituzioni pubbliche e private che contribuisce a realizzare quella che a tutti gli effetti è la nuova tratta degli schiavi del XXI secolo. In Libia, paese smembrato dalle bombe democratiche occidentali, sono trattenuti con la forza quasi un milione di immgrati. Si trovano sottoposti a un meccanismo infernale, che vede coinvolte reti crimnali e ONG: costretti a lavorare in regime di schiavitù come contropartita per il passaggio via mare legale o non legale verso l’Europa secondo le necessità congiunturali e stagionali dell’industria e dell’agrobusiness europeo. Ogni fenomeno sociale e economico ha i suoi “inconvenienti” e come sempre il mercato determina un surplus di offerta rispetto alla domanda. Così il mercato impone alla fortezza dell’Unione Europea di mettere a bilancio tra i costi dello Stato le voci di spesa per il controllo del surplus di immigrati. Vengono allestiti sempre più campi di detenzione per gli immigrati, così come si realizzano aree militarizzate in prossimità dei campi agricoli. La EU poi stabilisce regole di “solidarietà” per la redistribuzione di questo stesso surplus di forza lavoro tra gli stati membri dell’Unione Europea. Questo è il preciso postulato nascosto del patto di Schengen.

La crepa che si è aperta a Ceuta svela la sostanza di una crisi reale. Risollevare l’economia asfittica dell’Europa anche attraverso la gestione schiavistica e razzista dell’immigrazione ha esaurito i fattori di compensazione e diviene sempre più un fattore di accelerazione della scomposizione sociale più generale già in atto. Gli Stati Uniti, che sono cresciuti storicamente in potenza anche grazie alla capacità di assimilare l’immigrazione dall’Europa che sembrava inesauribile, dopo una breve stagione di apertura alla immigrazione anche dall’Asia, Africa e America Latina, oggi si trova costretta a ingaggiare una pulizia etnica per la salvezza di una società bianca sistemicamente razzista e sull’orlo di una nuova guerra civile americana. Di rimando, fenomeni sociali dalla forma diversa ma della medesima sostanza si propagano in Europa. Nonostante i governi provino a barcamenarsi tra sanatorie e respingimenti, l’insieme del fenomeno migratorio diviene sempre più ingovernabile e l’isteria razzista accumulata sottopelle attraverso secoli di colonialismo fuoriesce da tutti i pori. La crisi scompone stati, nazioni e rende fluide le classi sociali. Ognuno agisce secondo il “si salvi chi può” di fronte alla nave che affonda. Il patto di Schengen non può che essere sospeso con maggiore frequenza. Che ognuno gestisca per conto proprio quel costo sociale economicamente necessario per reprimere il surplus di immigrati. Il parlamento Europeo il 17 giugno approva con fragorosi ululati razzisti una direttiva che consente ai paesi membri di allestire i campi di detenzione per gli immigrati al di fuori dei confini della EU. Se l’Italia della Meloni già li utilizza in Albania e la Spagna di Sanchez viceversa deporta i migranti nei lager che amministra in proprio in Mauritania, anche il resto dei paesi dell’unione potranno fare altrettanto. Ovvero un nulla osta concesso a tutti gli stati membri di allestire centri di detenzioni in Africa e nuove opportunità di un rinnovata occupazione coloniale per reprimere l’immigrazione.

Tanto più i meccanismi dello scambio diseguale e combinato continueranno nel saccheggio del continente e a bloccare lo sviluppo della filiera, il fenomeno tipico dell’immigrazione non solo è sempre più inarrestabile, ma non può che divenire una forma particolare e differente all’interno della necessità di reazione all’oppressione e abbattersi come uno tsunami sull’insieme dell’Occidente. Ogni anno circa 21 milioni gli africani emigrano dal proprio paese di residenza per cercare opportunità di vita, lavoro e per campare la famiglia altrove. Fino ai giorni nostri questa emigrazione per l’80% rimane in Africa. Se i margini per integrare gli immigrati sfruttandoli col massimo beneficio si stanno esaurendo per le nazioni imperialiste, figuriamoci per le nazioni africane. In Sud Africa – una economia emergente nel quadro africano – assistiamo a moti xenofobi contro gli immigrati provenienti da altri paesi africani. In ciò sicuramente pesano il fallimento del post apartheid e i ricatti economici di USA e EU e una infame campagna politica contro il presunto clima di terrore in cui vivrebbe la minoranza bianca. La virulenza delle mobilitazioni anti-immigrati nelle storiche città operaie di Durban o Johannesburg sono solo seconde a quei veri pogrom contro gli immigrati africani e in particolare se musulmani cui assistiamo da mesi in Scozia, Gran Bretagna, Irlanda del Nord e nelle ultime settimane anche a Genova. Fintanto che i processi violenti di land grabbing e di strozzinaggio finanziario imperialista dell’intero continente africano continueranno con la loro attuale violenza, risulterà inevitabile che aumenterà la quota della diaspora africana che busserà sulle rotte intercontinentali.

Il forcing occidentale nel realizzare accordi finanziari e commerciali con tutti i paesi africani si è fatto insistente, sempre più violento a causa della crescente concorrenza cinese. Il metodo dell’Occidente e della Cina è quello tipico del sistema imperialista del mercato mondiale, con la sola differenza che la penetrazione cinese è più competitiva e offre “migliori” condizioni di quelle Occidentali, comprendendo anche l’export di capitali fissi che si fanno vieppù necessari per l’Africa. Tant’è che dai moti anti-francesi e anti occidentali nei paesi del Sahel, si allunga la fila delle nazioni africane che cercano di sottrarsi dai finanziamenti a strozzo di USA e Unione Europea.

“Grande Marocco” o piattaforma imperialista per il saccheggio dell’Africa?

Per il Marocco le cose non sono state da meno in questi ultimi anni, divenendo dal 2012 in poi un paese sempre più asservito alle condizioni imposte dai prestiti dei capitali finanziari da parte dei paesi della EU, Stati Uniti. A questi dal 2020 e con gli accordi di Abramo, si sono aggiunti anche quelli dal Qatar, Bahrain, Arabia Saudita e da ultimo da Israele. Negli ultimi quindici anni il paese ha subito una veloce trasformazione assumendo un ruolo preciso nell’ambito delle leggi impersonali del mercato diseguale e combinato imposto dal capitale finanziario straniero. I prestiti finanziari ricevuti a un di interesse pari del 5%, sono però vincolati per essere re-immessi nei cosiddetti progetti di partenership finanziaria intra-africana e in particolare verso le nazioni dell’africa centro occidentale con tassi di interessi maggiori. Un processo che ha mutato il volto di una nazione basata in larga parte sull’agricoltura a piattaforma per la circolazione dei capitali finanziari stranieri e porta di accesso mascherata per il saccheggio delle ricchezze dell’Africa. Una autostrada senza limiti di velocità nella quale Italia, Francia e Spagna si sono ben piazzate.

 

Dunque che cosa invade chi?

Quel poco che rimane alla nazione maghrebina dal giro di vite dello sfruttamento basato sui tassi di interessi serve giusto a tenere in piedi e a ingrassare una casta parassitaria fedele al governo e alla Monarchia asservita agli interessi occidentali. Le opere infrastrutturali per la circolazione delle materie prime africane verso Europa e Stati del Golfo stanno comportando la demolizioni di interi villaggi nelle aree rurali. Gli investimenti per l’assistenza sanitaria, la salute pubblica la scuola sono quasi azzerati. La disoccupazione giovanile nella fascia di età tra i 15 e i 24 ha raggiunto la soglia del 39,5%. Il tasso dell’analfabetistimo in Marocco raggiunge il 27% tra la popolazione sopra i 15 anni. In questo scenario di profonda crisi sociale nell’autunno del 2025 il paese è stato attraversato da un composito movimento spontaneo e generalizzato di protesta giovanile che metteva al centro della lotta rivendicazioni economiche, quali il finanziamento alla scuola pubblica e alla sanità. Non sono mancati violenti scontri di piazza, mezzo migliaio di arresti, un numero non calcolato di feriti e alcuni morti tra i giovani manifestanti. Nella coda delle mobilitazioni sono emerse anche alcune rivendicazioni politiche, quali la liberazione dalle carceri dei perseguitati politici e per il boicottaggio di Israele in solidarietà con la causa palestinese.

E’ comprensibile a questo punto quali le ragioni per cui la Monarchia e l’intelligence USA-sionista sono converse nel dar fuoco alla miccia: far sfogare la pentola della ribellione sociale che stava raggiungendo una soglia critica per la stabilità di un paese, che è una delle chiavi di volta dello sfruttamento dell’area nonchè fedele alleato di USA e Israele. Ma la tanto decantanta riedizione di quella “Marcia Verde” del lontano 1975, dove 350 mila marocchini posero fine alla occupazione coloniale della Spagna franchista (e sovrapponendosi anche al movimento di lotta anticoloniale del popolo Saharawi del sub-sahara occidentale), fa i conti con un tempo storico differente, dunque non riproponibile. Ne è venuto fuori un vero e proprio esodo che potrebbe innescare qualcosa che tutti gli europei e occidentali temono: la disintegrazione di una nazione e con essa l’interruzione della circolazione dei capitali tramite il Marocco per il saccheggio dell’Africa.

A nulla è valso lo strumentale appoggio diplomatico per la sovranità di Rabat su Ceuta e Melilla, perchè tutti quelli che sono riusciti a bucare il confine gridavano “viva Espana”. Per inciso, riteniamo queste due exclave per quello che sono: due possedimenti coloniali che la Spagna sta usurpando. Dunque, i conti non sono tornati agli apprendisti stregoni. Se nelle prime ore la polizia di frontiera marocchina ha agevolato il passaggio delle persone, immediatamente dopo le autorità di Rabat hanno dovuto mobilitare l’esercito per respingere quelle ulteriori decine di migliaia di giovani che continuavano ad ammassarsi al confine con Ceuta. Ne sono stati due giorni e due notti di violenti scontri di piazza tra quelle decine di migliaia di marocchini e i reparti di antisommossa di polizia e esercito che gli bloccavano il passaggio.

All’interno di Ceuta abbiamo assistito a un dispiegato e composito razzismo. Le autorità spagnole hanno prima imposto una serrata di tutti i negozi e poi hanno utilizzato l’esercito per reprimere, intimidire e indurre con le buone (ovvero con l’uso della fame e della sete) e con le cattive la maggior parte a tornare indietro. In diverse città spagnole abbiamo assistito a mobilitazioni razziste sotto gli uffici consolari del Marocco. Nel resto dell’Europa, mentre le destre nazionaliste, Stati Uniti e Israele hanno agitato Ceuta come la prova che la civiltà occidentale è a rischio di una invasione araba e musulmana, anche la sinistra si è distinta per la difesa della stabilità e dei confini europei. Chiamiamo alla riflessione che non abbiamo registrato alcun comunicato di solidarietà da parte di organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori nei confronti dei “dannati della terra”, nessuno sdegno circa il trattamento deumanizzante e razzista cui gli immigrati continuano a essere sottoposti da parte dalle autorità spagnole a Ceuta. Così come la mobilitazione internazionale filo-palestinese è rimasta per lo più silente e indifferente, in qualche occasione anche razzisticamente più preoccupata a difesa delle ragioni di una nazione dal lunghissimo passato colonialista quale la Spagna.

 

Cosa si muove all’orizzonte.

Il fuoco sotto la pentola in ebollizione non è per nulla spento e la situazione sociale interna al Marocco è più critica che mai rischiando il collasso e la frantumazione di quella autostrada della cuccagna per l’accesso alle ricchezze dell’Africa. Il governo di Rabat nei giorni successivi ha mobilitato l’esercito in gran numero di mezzi e uomini a protezione del confine Europeo nei pressi di Ceuta e Melilla, ovvero a protezione degli interessi occidentali nel resto dell’Africa. Il governo Sanchez e i paesi dell’Unione Europea ringraziano il Re del Marocco per la collaborazione a reprimere gli immigrati.

L’EU ne esce profondamente ancora più scomposta e disarticolata, anche perchè va a concludersi il tempo che ha consentito all’Europa di sfruttare l’immigrazione per galleggiare nella concorrenza del mercato mondiale senza ricevere grossi scossoni. Sappiamo bene che gli immigrati, inclusi le decine di migliaia di Ceuta che vogliono raggiungere i paesi dell’Occidente, sono permeati dall’immagine che l’Europa ha esportato di sè in Africa nel corso di secoli e quindi predisposti a essere “riconoscenti”.

Nondimeno si sta aprendo una voragine nello stato di cose presente su come le nazioni dell’Occidente hanno potuto gestire fin qui la relazione con l’immigrazione.

Non potrà che rafforzarsi una mobilitazione sociale contro gli immigrati amplificata da quel connubio razzismo e violenza per paura del razzializzato, nel nome della quale già si invocano politiche di eccezione e di repressione dentro e fuori i confini. Per secoli questo connubio e specchio riflesso della violenza razzista nei confronti del razzializzato, si è autoriprodotto sull’onda di uno sviluppo tumultuoso e violentemente ascendente dell’Occidente, dunque apparentemente privo di alcuna ragion d’essere. Nei decenni appena alle spalle viceversa è servito per giustificare quel clima sociale e politico intimidatorio e ricattatorio nei confronti degli immigrati col fine di far loro accettare passivamente le condizioni di sfruttamento imposte in cambio della cosiddetta accoglienza. Oggi, viceversa, la paura razzista si sostanzia di un elemento reale decisamente nuovo, rappresentato dal declino dell’Europa e l’arretramento dell’Occidente sotto i colpi della crisi. Salutiamo quindi i fatti di Ceuta, perchè stanno a indicare una tendenza composita di malcontento crescente tra le masse giovanili di tutta l’Africa e del Maghreb, che bussando alle porte dell’Europa non può che contribuire ad aggravarne ulteriormente la crisi.


* Alessio Galluppi, Michele Castaldo
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Michelangelo Tumini
Tuesday, 25 August 2026 10:45
Le migrazioni sono state , sono e saranno la causa profonda di un mondo diseguale. Le cause le conosciamo, e la Politica proprio a causa delle diverse realtà non le governa per la loro complessità prodotte dalle distorsioni perpetuasi nei millenni tra occupanti e sfruttatori delle risorse esistenti su questo o quel territori, le più prese con la forza, invece che acquistarle.
Uscire da queste logiche di sfruttamento, può forse consentire di perseguire l'obiettivo di garantire atutti gli stessi diritti ovunque si nasca ed ovunque si sceglie di poter vivere e vivere degnamente. Utopia, no!! solo capacità e voglia di Governare questo Mondo in modo sostenibile, produrre quanto basta e redistribuire la ricchezza prodotta. Questo forse si può chiamare governo democratico ed aggiungo sociale. Se è comunismo ai posteri la corretta sentenza e definizione terminologica appropriata.
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Franco Trondoli
Sunday, 23 August 2026 16:21
"Noi pensiamo in generale,
ma viviamo in dettaglio".
Saluti
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alessio galluppi
Sunday, 23 August 2026 09:28
C’è da dire che con soddisfazione riceviamo i diversi commenti su questo articolo. Significa che ha toccato il tendine di achille scoperto.

È peró singolare ricevere la domanda su quale sia la nostra “proposta”, quando nell’articolo si legge, cito dall’articolo:

“ …Tanto più i meccanismi dello scambio diseguale e combinato continueranno nel saccheggio del continente e a bloccare lo sviluppo della filiera, il fenomeno tipico dell’immigrazione non solo è sempre più inarrestabile, ma non può che divenire una forma particolare e differente all’interno della necessità di reazione all’oppressione e abbattersi come uno tsunami sull’insieme dell’Occidente…”

E cosa si puó proporre di fronte a uno Tzunami? Nulla, se non decidere come reagire di fronte alle necessità concrete che si pongono.

Sia sulla Palestina che sugli Stati Uniti abbiamo più volte messo in evidenza che Trump e Netanyahu siano entrambi il riflesso agente della politica più conseguente dal punto di vista capitalistico e delle necessità dell’Occidente in relazione alla crisi di un modo di produzione.

Ció vale anche per Ceuta. E che cosa vuoi proporre? O vieni trascinato dal sussulto di una difesa razzista dell’Europa, o da questa vieni stritolato o paralizzato, o affoghi, oppure ti metti a servizio della composita forza dell’onda durto. Il proletariato occidentale? Ció che è già atomizzato dai processi inesorabili di un modo di produzione, ci ha fatto mettere in conto che per necessità si sparpaglierà come fluidamente all’intero di queste spinte centrifughe. Non perdiamo tempo a provar a riattaccare i cocci di un vaso già rotto. È un calice amaro da bere o affogare.

Circa la Signora Sanchez - carattere di fantasia. A esser sinceri conosciamo alcune signore di Ceuta che la pensano in maniera decisamente opposta alla Signora Sanchez. Così come sappiamo bene che la maggioranza delle persone a Ceuta la pensano come la Signora Sanchez, sia in periferia che in centro.

A Ceuta centro, una volta passata la buriana e gli immigrati rastrellati sulla spiaggia del Trampolin e nell’area di prossimità del quartiere di periferia “il Principe”, la signora Sanchez sta seduta la sera al bar a bere lo Spritz e da lontano parla della brutta situazione e se la prende col governo Sanchez.
Il governo socialista Sanchez fa come Ponzio Pilato e si lava le mani, così come le solite ONG. La gente del barrio principe è preoccupato e preso dallo sconforto, si sente abbandonato e cova rabbia verso i migranti e chiede più polizia, truppe e sicurezza. La signora Sanchez della periferia, a differenza di quella del centro rimane in casa proprio perchè ha paura degli immigrati. Una paura che abbiamo già detto di che sostanza è, che più dell’essere motivata da una paura verso chi, è la paura verso la perdita di un che cosa.
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Andrea
Sunday, 23 August 2026 18:07
Stiamo andando a sbattere. Obietto solo sul punto finale sebbene il termine da Lei usato sia ambiguo. La signora Sanchez della periferia nutre paura verso la perdita "di un che cosa". lo non credo che il timore effettivo sia la perdita di beni materiali, posizione economica, status sociale (denaro, casa, sicurezza). Quella che la signora teme è la perdita del suo ambiente sociale. La significatività intersoggettiva ne esce distrutta. Fra la massa dei migranti dotati di codici culturali opposti e le decisioni imperscrutabili di Madrid viene a cadere il reticolo della reciprocità delle prospettive e delle attese.
Grazie per la conversazione
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Alessio Galluppi
Saturday, 22 August 2026 00:05
Mi rivolgo innanzitutto a Sergio. Tu osservi, per esperienze dirette o indirette, che quello che spinge a emigrare è la “speranza di una ricchezza facile”. C’è il discorso di saluto all’America di Ronald Reagan dalla Casa Bianca nel suo ultimo giorno da presidente prima di passare il testimone a George Bush padre. Era il 1989 e di lì a poco un certo Fukuyama cantó “la fine della storia” e l’affermarsi in tutto il globo il liberismo, “invenzione” degli occidentali. Perchè lo cito? Perchè Reagan non fece un discorso ma lesse semplicemente una lettera di un cittadino qualsiasi indirizzata al Presidente. È un capolavoro di sintesi storica sul rapporto USA e immigrazione. La lettera era di un americano, ovviamente non nato in America e ovviamente dall’Europa. “L’america terra faro di libertà e opportunità che guidava il mondo e verso cui tutto il mondo guarda”. Se vorrai, ti sarà facile dai nostri blog recuperare i nostri contatti e ti posso inviare quel discorso-lettera integrale.
Una realtà ferrea, inutile negarlo e inutile negare che chi emigra lo fa appunto inseguendo quel selciato. Solo che Reagan quando la lesse non poteva immiganire che il serbatoio di una immigrazione dall’Europa fosse esaurito e che l’America per necessità avrebbe dovuto aprire le porte agli indesiderabili fino al giorno prima sempre in misura crescente. Hanno avuto le stesse opportunità gli africani o gli ispanici di quelle che hanno avuto italiani, polacchi, tedeschi, spagnoli o greci? No! Hanno ricevuto sic e simpliciter la cittadinanza? No! Fanno parte di quelli che su base di un profilo razziale oggi l’ICE applica una vera e propria pulizia etnica? Sì. Ora non è una novità che l’Occidente e in particolare gli Stati Uniti nell’ambito di uno scambio e di un mercato combinato e diseguale imperialisticamente ha dominato a lungo nella produzione di merci e nella accumulazioni di capitali che HA ESPORTATO, HA ANCHE ESPORTATO LE IDEE CHE SEMPRE MERCE SONO. Ovvero l’immagine che gli USA proiettano di sè “terra faro di libertà e opportunità”.
Guardare il dito e non notare la luna sta proprio in questo, ovvero che agli Europei che emigravano per lo stesso motivo, l’utimo Reagan riconosceva loro che “davano più di quanto ricevevano”. Solo che ora se lo fanno gli Albanesi in Italia o i nigeriani negli Stati Uniti, “noi” peró deduciamo nei loro confronti che lo pretenderebbero di fare senza impegnarsi come se pretendessero di vincere al bingo. C’è una certa ipocrisia razzista in questo che deriva dal fatto che nello scambio tra la società dove si emigra con chi immigra c’è un rapporto sociale e economico di scambio di partenza dove un polo della relazione non merita “pari opportunità” ma serve a chi li integra come servo e non come “cittadino”… finchè il servo serve ovviamente.

Verso gli altri commenti, noto una cosa che non mi sorprende affatto: il razzismo non esiste nei confronti di africani e nei confronti delle persone del cosiddetto “Sud del Mondo”. Al massimo parliamo di generica xenofobia. E tutto sommato una xenofobia anche motivata dal fatto che i veri razzializzati sarebbero gli europei o la popolazione di Ceuta costretta a subire l’immigrazione importata dall’alto.

È tipico del modo di produzione capitalistico, in particolare in Occidente, determinare quella coscienza sociale per cui esiste il libero arbitrio, assegnare colpe al singolo individuo e non al ruolo funzionale all’interno della società. Poi in maniera paracula rispetto alla società l’individuo dice “embè, io non c’entro nulla”.

Perchè questa premessa? Ci arrivo. Quando c’è stato il terremoto all’Aquila o a Amatrice la gente si è mobilitata, in particolare dalle località vicine non colpite dal sisma. La gente coopera, si organizza e organizzandosi cerca di realizzare secondo logiche di “minimo buon senso” trovare la miglior cooperazione possibile. È una crisi, magari gli effetti possono essere stati causati dall’incuria del capitale, ma questo è.

Ora a chiunque su Ceuta ci rimprovera “vorrei vedere voi se nelle strade sotto casa ci trovate 20 mila africani che fareste?” Sul piano prettamente pratico-quotidiano e di “buon senso”

1) Ceuta disegna una crisi umanitaria che colpisce in maniera tripla il migrante - la necessità che lo ha costretto a emigrare; il razzismo sociale generale; le condizioni in cui si trova a Ceuta.
2) riguarda anche, in misura minore, la popolazione locale, perchè prima o poi non si puó ritenere di vivere adagio sull’orlo di un abisso.
3) le cose si pongono in maniera semplice: o si prova a cooperare tutti insieme circa una crisi umanitaria e un esodo in atto; oppure con pugni e coltello tra i denti si difende la trincea, ovvero il privilegio razzista di essere al di qua di quel bastione.
4) anche perchè sia detto francamente si pone il carro davanti ai buoi, ovvero l’effetto - l’esodo di massa - rispetto alla causa: che la crisi umanitaria l’ha determinata e la determina il saccheggio dell’Africa da parte dell’Europa. Il nascondere la causa sotto il tappeto, perdersi in chiacchiere sconclusionate su “xenofobia”, “antropologia” o “ontologia” è la cattiva coscienza sociale del razzismo sistemico e sociale che poi permea i ruoli e le classi sociali, che viene sempre accompagnato dal “io non c’entro” o “sono io il razzializzato perchè mi dici razzista” - ovvero mi difendo il privilegio garantito da una società che sfrutta sfacciatamente altri popoli da mezzo millennio
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Sergio
Saturday, 22 August 2026 18:14
C'è un "noi" che non va per niente nel commento. Rifiuto le generalizzazioni, che poi sono una delle basi delle teorie razziste, anche se qui il "noi" è usato in senso autocolpevolizzante. Non esistono "italiani" o "europei" o "Africani" come un blocco omogeneo di persone, ma insiemi di individui con poche caratteristiche comuni, a partire dalla cittadinanza. Un qualsiasi "popolo" è un insieme variegato di individui con caratteristiche anche molto diverse. Comunque all'interno esistono sottoinsiemi formati da portatori di interessi richieste ecc. che agiscono soprattutto attraverso quella che viene chiamata "politica".
Nel caso in questione (Ceuta) vi sono interessi diversi e contrastanti, che non possono essere generalizzati, ovvero è un discorso complesso. Le interpretazioni politiche italiane della questione sono ovviamente semplificatrici e banalizzanti: adesso arrivano qui, dice il governo, e blocca Schengen con la Spagna. Stupidaggine che muove la grancassa mediatica ma anche vari interventi sulla questione dell'immigrazione, come il vostro post.
Al "noi" indifferenziato arrivano informazioni e considerazioni sul caso,poi ognuno le vede a modo suo. Però è condizionato dal verso prevalente dell'informazione, ovvero da chi controlla la stessa. Quindi viene indotta quella paura che, come detto, favorisce una certa area politica.
Qui sta il centro del mio intervento. Cosa si propone per affrontare il problema, se Ceuta è un anticipo di quello che può avvenire in Italia? Le forze di sinistra a me note, parlamentari o extra, esclusa DSP che è un caso a parte, non hanno proposte se non la generica accoglienza o magari la chiusura dei CPA. Neppure dal vostro intervento emerge una qualche idea in merito, se non la previsione di un'apocalisse. E un cittadino medio, anche se empatico verso il prossimo, comincia a dubitare che queste posizioni portino a un qualsiasi risultato. In effetti il risultato lo ottengono le destre, specie quelle estreme, che sfruttano il fenomeno per le loro proposte, anche quelle più becere (mi vengono in mente Ben Gvir e Smotrich, che in altri tempi sarebbero stati delle macchiette per la recita dei cattivi e invece ottengono una massa di voti dagli israeliani). A me la cosa preoccupa, voi invece come pensate di cavarvela se le cose vanno come prevedete?
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Andrea
Saturday, 22 August 2026 11:22
Questi argomenti non sono confortevoli per la signora Sanchez nata a Ceuta la quale non esce di casa da tre settimane.

Essendo erede alla lontana di spietati Conquistadores le viene ingiunto che deve patire un corrispettivo per debiti storici imprescrittibili. Nel caso in cui voglia difendere "con il coltello fra i denti il privilegio secolare", la sua condotta verrà sanzionata come razzista. La signora è confusa. Da un lato si sente in pericolo perché la sua esistenza sociale è sconvolta, dall'altro una certa opinione pubblica cosi-detta progressista insinua sottilmente che per ragioni oggettive, suo malgrado, la signora sarebbe parte del male. Alla minaccia fisica si aggiunge l'ignominia sociale.

Nessuno nega le forze oggettive che animano e trascinano le genti emigranti, ma se non si arriva al livello delle percezioni collettive reali delle masse, se non se ne comprendono le ragioni ed i contro-movimenti secondari (Polany) che richiedono garanzia, ordine e sicurezza, non si va da nessuna parte. A Ceuta esistevano le condizioni di possibilità di Amatrice? Esisteva la fiducia reciproca ed il mutuo riconoscimento che fonda la collaborazione? Era possibile la cooperazione fra spagnoli garantiti e masse arabe che non hanno nulla da perdere? Non credo. L'analisi non tiene in alcun conto delle differenze culturali e storiche che sono foriere più di conflitto (xenofobia) che di solidarietà. Quando si arriva al momento del politico da spendere nell'attualità viene fuori la mentalità da Centro Sociale... viene agito il movimento dal basso... " mò ci mettiamo tutti assieme ... arabi e spagnoli contro i palazzinari ed il capitale..."
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Andrea
Thursday, 20 August 2026 13:22
Quando l'analisi marxista si coniuga con il moralismo liberale e ricolma il testo con l'ubiqua parola razzismo ne esce una retorica, buona per tutte le occasioni e priva di senso. Vorrei capire l'accezione "razzismo" per paura. Da quando esiste un razzismo difensivo che sorge per timore dell'altro? Il razzismo non era forse l'espressione ideologica di una superba, sovrabbondante ed aggressiva percezione di superiorità? L'azione politica non viene nemmeno contemplata. Si assiste passivamente al fenomeno. Gli abitanti di Ceuta devono subire i "movimenti del capitale". Donne comprese. Vorrei capire la reazione di questi marxisti d'accatto - fuori da ogni senso comune - se vivessero due settimane con il giardino o il balcone tappezzato di giovani maschi africani. Magari si consoleranno inizialmente con le forze oggettive del capitale, poi magari invocheranno la polizia.
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Alessio Galluppi
Thursday, 20 August 2026 13:54
Da sempre il razzismo lega connubio violenza razzista e paura del razzializzato che quella violenza la subisce, ovvero uno specchio riflesso. Questo è stato durante, la schiavitù, durante il segregazionismo e ancora negli anni successivi. Se nel passato si potrebbe dire che quella paura fosse non motivata perchè il razzismo si rafforzava in un ciclo tumultuoso dell’accumulazione che faceva ascendere imperialisticamente USA e occidente, oggi si nutre di un fatto materiale nuovo: il declino e la crisi in occidente.
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Andrea
Thursday, 20 August 2026 14:18
Non mi pare corretto allargare eccessivamente un concetto. In caso contrario occorre chiedersi che cosa sia il non razzismo. In questo caso facciamo fatica ad identificare un "non razzista" come concetto simmetricamente "largo", poiché il declassamento dell'altro è quasi sempre strutturale ed antropologica. Gli Olandesi forse non si sentono superiori agli Italiani? O i Cinesi agli Indù o i Turchi agli arabi? Questi fenomeni esprimono razzismo? Semmai il termine adeguato è xenofobia, modo di essere che connota, in gradienti diversi, tutte le società. Noi e loro. Il sessantenne ceutino esposto ad un torrente di giovani arabi ed africani, non ha nulla di razzista. Ha solo paura per sé stesso e per la propria società. Il problema del marxismo a mio parere consiste nel fatto di non capire il funzionamento complesso delle società. Il capitalismo giapponese è diverso da quello americano perché le società sono profondamente diverse ed intimamente incommensurabili. Del resto l'antropologia e la sociologia sono venute dopo il grande Karl.
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Alessio Galluppi
Thursday, 20 August 2026 19:07
Sarebbe più onesto dire apertamente cosa si ritenga che sia il razzismo, piuttosto che girare la frittata - cosa è il “NON RAZZISMO” - per poi ritornare a una sua definizione basandosi sulla “antropologia”.

E così abbiamo scoperto, mediante una ricerca antropologica ma da accattoni (perchè l’antropologia è pure uno studio serio, ma non tutti gli studi antropologici
adottano un metodo scientifico ) che il razzismo sia un fatto individuale, ovvero di presunzione, per cui pincopallino si sente meglio di tizio o caio. Potremmo dire a questo punto il razzismo sia solo una questione di vanità di un individuo che si ammira allo specchio e si sente più bello di altri.

Fatto sta che la società romana, che si sentiva più forte, non riteneva inferiori gli sconfitti e era una società nella quale il razzismo era sconosciuto.

Il razzismo ha una precisa origine e radice storica e non è causato del pregiudizio o da altri elementi culturali. E siccome la storia la scrivono i vincitori, uno studio serio e scientifico sul formazione del razzismo, come essenzialmente il risultato di un movimento storico delle relazioni economiche e
di scambio è appena abbozzato, la scorciatoia è stata fin qui che gli individui in quanto tali a esserlo. Domandarsi se tra Turchi e Arabi ci sia o ci sia stato razzismo o xenofobia, o tra Cina e India così come tra Olanda e Italia è puro antimaterialismo.

Anzi andrebbe compreso che mentre gli immigrati italiani con la valigia di cartone emigravano negli Stati Uniti, subirono sì una iniziale discriminazione, ma premiati dal razzismo sociale contro gli afroamericani che proprio l’immigrazione dall’Europa contribuì a cementare. Conclusione: gli emigranti italiani negli Stati Uniti sono stati in ultima istanza premiati dal razzismo contro i neri.

Solo che il convincere se stessi che il razzismo sia quando un tizio pincopallino si sente superiore a un africano o l’africano è ritenuto un “inferiore” è una balla raccontata alla storia e a se stessi. Sarebbe più onesto dire che si solidarizza con la mobilitazione degli abitanti di Ceuta che scendono in piazza e protestano perchè vogliono la deportazione di quelle migliaia di immigrati nei centri detenzione.
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Andrea
Friday, 21 August 2026 12:57
Che il razzismo abbia abitato il mondo euro-atlantico dopo la scoperta delle Americhe è una verità storica. E' sufficiente constatare la fitta rete di dispositivi istituzionali e normativi di sottomissione che lo hanno formato. Chi potrebbe dubitare che la tratta degli schiavi sia sorta per la necessità materiale di sfruttare mano d'opera gratuita nelle piantagioni e nelle miniere. La giustificazione e la legittimazione "culturale" di questo fenomeno è il razzismo. Ed il razzismo richiede una percezione di superiorità ontologica che nasce dalla certezza di un rapporto di dominio materiale. Questo per il passato. Per il presente l'ordinatore economico che organizza le ns società vieta il razzismo con una fitta normativa anti-discriminatoria, cultura woke, D.E.I. e riconfigurazione degli apparati statali al multiculturalismo. Di quale razzismo stiamo parlando? Quella che si manifesta è semmai la nascente xenofobia delle masse native abituate a società omogenee nei confronti dello straniero se antropologicamente non assimilabile. Nelle società etnicamente frammentate crolla il capitale sociale e la possibilità di riconoscimento reciproco. L'entropia sociale raggiunge il massimo. L'articolo non fa che criminalizzare processi e reazioni inevitabili ed insopprimibili da parte di gruppi che si sentono abbandonati e razzializzati al contrario. Lo stato spagnolo che tenta con titubanza ad arginare un'invasione ed i cittadini di Ceuta che la subiscono sono dichiarati razzisti. Infine il discorso tracciato dall'articolo che finalità avrebbe? Quali prescrizioni politiche propone per la crisi attuale (della quale si compiace) se non l'attesa messianica di una qualche improbabile emancipazione? Quale sarebbe il soggetto emancipatore? Le masse islamiche ed africane? le becere piccole borghesie "bianche" emendate dalla xenofobia? Ormai il mondo non è più occidentale e questi concetti risuonano in un ambiente sempre più ristretto ed autoreferenziale come una vuota denuncia.
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Michele Castaldo
Thursday, 20 August 2026 12:06
Caro Sergio,
nelle tue note c'è un modo di leggere la storia come sempre uguale a sé stessa, mentre per noi estensori dello scritto non è così.
È vero che dall'Albania arrivarono in una sola volta in ventimila su una nave come bestie in transito verso il macello, e che si trattava di un viaggio organizzato dal governo italiano per buttare sul mercato del lavoro una mano d'opera extra legale per abbassare i costi di produzione delle industrie e in modo particolare del settore edile e di quelli ad esso collegati.
Ed è altrettanto vero che molti operai specializzati, estromessi dall'industria, divennero piccoli imprenditori "berlusconiani" in tutti i sensi, compresi i desideri sessuali.
Ma oggi un fenomeno del genere è impossibile a darsi, vista la crisi di tutti i paesi europei. Dunque il tuo punto di vista è inficiato alla base.
Quanto al l'Africa e ai paesi africani, a differenza di quello che scrive Rampini, cioè di un "poderoso sviluppo dell'accumulazione capitalistica", noi pensiamo che tutti i paesi africani sono si in crescita demografica, ma la loro quota di sviluppo industriale più che promettere una nuova età dell'oro va a infoltire le strette maglie dello scambio che si va saturando a livello mondiale. Sicché non avremo un nuovo proletariato che cresce come condizione, no, ma una accelerazione verso livelli di disoccupazione per l'intero continente che si presenta come spaventoso.
È un dato che lo leggiamo dai fatti, non da impressioni ideologiche.
Pertanto, se la nostra lettura è corretta, i fatti di Ceuta sono la punta di un iceberg che determinera' una crescita di razzismo da paura nelle popolazioni europee,
tale da predisporre un terreno di guerra civile.
È questa la tesi che cerchiamo di esporre nell'articolo.
Chi volesse contrastarla dovrebbe dimostrare che siamo in presenza di una nuova tendenza storica che viaggerebbe verso un nuovo processo di accumulazione e di ricchezza, e che, perciò, la nostra tesi si dimostri sbagliata.
Tutto qua
Michele Castaldo
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Sergio
Friday, 21 August 2026 11:08
Cercherò di spiegarmi meglio.
Io vorrei leggere i fatti senza pregiudizi ideologici, cosa difficile ma da tentare.
Ho conosciuto bene alcuni migranti albanesi dell'epoca. Non erano contadini ignoranti, avevano studi, capacità, ambizione, spirito di avventura e voglia di arricchirsi. Facevano parte di quella élite albanese insoddisfatta della propria situazione in patria e vedevano l'Italia come un'opportunità. Alcuni son riusciti attraverso il lavoro, magari diventando imprenditori (dalle mie parti sono numerose le loro aziende nel campo dell'edilizia), altri cercando scorciatoie nel facile guadagno della malavita. Loro stessi mi spiegavano questo, e pure il ruolo delle televisioni italiane nel deciderli all'avventura.
Oggi le vecchie case popolari che loro occupavano trent'anni fa sono occupate da immigrati africani e asiatici. Hanno meno confidenza con l'italiano, ma i discorsi sono simili. La differenza è data dai cellulari al posto della televisione, la loro visione dell'Europa (l'Italia è solo una regione per chi usa correntemente inglese e francese) è mediata dai social.
L'analogia tra vicenda albanese e Ceuta viene da questa esperienza, anche qui attraverso un mezzo di comunicazione sono arrivati dei messaggi (la sentenza della suprema corte spagnola sull'accoglimento di chi viene dal mare) che hanno indotto decine di migliaia di persone a tentare un'avventura pericolosa verso il sogno europeo, avventura magari facilitata da qualcuno per motivi politici.
Quindi la mia lettura dei fatti è questa: oggi, come trent'anni fa, e come a parti invertite oltre cent'anni fa, la principale spinta all'emigrazione è data dal desiderio di far soldi.Quindi a una spinta psicologica del tutto interna al sistema capitalista.
Se questo sistema reggerà non so dire, ma sono d'accordo con voi che il fenomeno predispone il terreno a una guerra civile. Non intendo contrastare la vostra analisi, che in buona parte condivido, bensì segnalare che la prospettiva vede perdente proprio la sinistra che non ha progetti o proposte sulla gestione del fenomeno, mentre la destra sì. Quelle dei movimenti neonazisti, di Trump e di Netanyahu. Non mi pare buona una tesi sia pure corretta quando poi le sue conseguenze ti arrivano sul groppone.
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Sergio
Thursday, 20 August 2026 10:44
A me i fatti di Ceuta ricordano le fughe in massa dall'Albania verso l'Italia, una trentina di anni fa. Non i "disperati della terra", quelli restavano nelle povere campagne albanesi, ma gli "aspiranti imprenditori" abbagliati dalle televisioni berlusconiane rischiavano la pelle per attraversare il canale di Otranto.
Una lettura ideologica non cambia le cose, il colonialismo spagnolo c'entra meno di quello arabo che secoli prima aveva sottomesso il nordafrica e mezza penisola iberica.
E' il miraggio della ricchezza facile che spinge oggi molti giovani african a partire verso l'Europa (vedere il ruolo delle banche locali nei prestiti agli aspiranti migranti), così come molti europei partivano all'avventura verso altri continenti (rileggere Conrad), e anche come oggi molti giovani italiani sono attirati dagli stipendi nordeuropei.
Insomma se è vero che il fenomeno è tipico del capitalismo, la strumentalizzazione politica è un'altra cosa. Quella del governo marrocchino, per le sue rivendicazioni e per il ruolo della Spagna nell'area, e quella contro il governo Sanchez da parte di USA e Israele. Nel contesto si è inserito pure il governo italiano, perchè le destre locali hanno capito che la paura del migrante è una fabbrica di voti.
Allora non capisco la chiusura dell'articolo: siete contenti perchè la vicenda Ceuta aggrava la crisi dell'Europa? Ma l'Europa risponde con lo spostamento a destra dell'asse politico, dove hanno sempre più spazio le tendenze militariste e violente, magari ispirate all'esempio israeliano. Con la prospettiva di appositi KL per i reprobi di sinistra, bene che vada, stavolta.
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Adriano
Thursday, 20 August 2026 08:42
Le masse giovanili in Africa e nel Maghreb e il loro malcontento: ci si può speculare se non all'infinito, certamente per lungo tempo.
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