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conness precarie

Questa non è Sparta, questa è Salamina

Eurogruppo, eurocentrismo, nomadismo

Akis Gavriilidis

20abg5xLa congiuntura attuale, in Grecia e oltre la Grecia, è segnata dai tentativi di dare senso a quanto avvenuto con le negoziazioni di febbraio all’interno dell’Eurogruppo. Fonti vicine al governo greco cercano di presentarne i risultati come una «vittoria» mentre altri, tanto fuori quanto dentro SYRIZA, affermano che si tratta invece di una «sconfitta» o di una «capitolazione». Quest’ultima impressione a me pare presupporre una concezione della strategia eurocentrica e maschilista (o fallologocentrica, per usare il neologismo di Derrida); una concezione organizzata attorno all’immagine della battaglia finale nella quale uno deve dimostrare coraggio e avere la meglio sull’avversario. Per le ragioni alle quali ho accennato, non condivido l’idea che una «vittoria» consista in questo. Cercherò allora di leggere la strategia (ammesso che ci sia) applicata dal governo greco nelle negoziazioni e ciò che ha ottenuto (ammesso che ci sia) attraverso le lenti di due assiomi strettamente legati tra di loro:

— Il potere non è una cosa, né una sostanza, ma è la capacità di agire sulle azioni (Foucault)

— Una buona strategia consiste nel non cercare di schiacciare le forze del tuo avversario ma nell’usarle, specialmente quando quelle forze sono drasticamente superiori alle tue (precetto tradizionale delle arti marziali asiatiche).

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franco berardi

L'Unione Europea è morta

di Franco Berardi

Come sbarazzarsi del cadavere e ricominciare il processo di costruzione dell'Unione

morte europaNel mese che è seguito alla vittoria di Syriza siamo stati costretti a riconoscere qual sia la natura (e il senso, e il destino) dell’Unione europea.

Per il 18 marzo è convocata una dimostrazione nella città di Francoforte, per festeggiare l’inaugurazione della nuova sede della Banca Centrale europea il cui costo ammonta a 1.3 miliardi di euro. Come si svolgeranno questi festeggiamenti?

La tradizione politica dalla quale provengo si è ispirata a un principio preliminare: la rivendicazione di sovranità nazionale è regressiva, apre la strada al nazionalismo e perde di vista la sola cosa interessante, che è la trasformazione dell’Unione nel suo complesso.

In un articolo uscito in transversal.at Toni Negri e Raul Sanchez Cedillo ripropongono questa impostazione.

Dapprima correttamente descrivono la natura truffaldina del debito:

"L’Europa della troika vuol far pagare il debito alle moltitudini europee e, della capacità di pagare questo debito, fa la misura della democrazia ed anche del grado di europeismo. Ma tutti coloro che si muovono su un fronte democratico pensano piuttosto che questa misura sia infame perché i debiti che oggi sono imputati ai popoli son stati fatti da coloro che in tutti questi anni hanno governato. Questi debiti hanno rimpinguato le classi dirigenti, "

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quaderni s precario

La tragedia greca: l’Europa a un bivio?

di Andrea Fumagalli

In questi giorni si è concluso il primo round della trattativa tra governo greco ed Eurogruppo. Presentiamo qui una prima analisi dei risultati raggiunti, delle opportunità guadagnate e delle eventuali occasioni perse. L’intento è quello di problematizzare con lucidità l’attuale fase, importante e delicata, evitando di farsi cogliere dal disfattismo o viceversa dall’euforia. Il presente contributo si è avvalso di un fruttifero scambio di opinioni con Christian Marazzi.

o.90691Si è chiusa la prima fase della trattativa tra il governo Tsipras e la troika (ora chiamata “le istituzioni”) per la ristrutturazione del debito greco e il possibile superamento delle politiche di austerity. Non sappiamo ancora come il processo avviato nel mese di febbraio si concluderà e quindi è prematuro tracciare un bilancio definitivo. Ma alcune considerazioni possono essere avanzate già da ora.

 

La successione degli eventi

Cominciamo con i fatti. Perché un minimo di informazione è necessaria, per capire di che stiamo parlando.

Il 4 febbraio 2015 la Bce decide di non accettare più come garanzia “collaterale” i titoli di stato greci per fornire la liquidità necessaria al sistema creditizio greco al fine di far fronte alle normali operazioni bancarie. Di fatto, un drastico taglio alla liquidità greca che incentiva la fuga di capitali all’estero. Di fatto, un atto di terrorismo economico per condizionare la trattativa che si sarebbe aperta da lì a poco. Il governo greco inizia così la trattativa con una pistola puntata alla tempia.

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euronomade

Syriza, l’Europa e la dura legge del Minotauro

Note sulla congiuntura attuale a partire da “Il Minotauro globale” di Yanis Varoufakis

di Miguel Mellino

Politica e mitologiaminotauro

Yanis Varoufakis è balzato definitivamente alla ribalta dopo la vittoria di Syriza in Grecia. L’arrivo di Varoufakis nei labirinti del potere UE – come ministro delle finanze del governo Tsipras – può essere considerato come uno degli effetti più rilevanti del ciclo di lotte anti-austerity che è andato sviluppandosi nell’Europa meridiana, ma non solo, negli ultimi anni. La vittoria di Syriza pone l’UE come mai prima di fronte a un bivio: perseverare in modo diabolico nel proprio dispotismo neoliberista, e confermare così la sua guerra di classe alle diverse popolazioni europee, o cominciare a cedere a un movimento che prima o poi non potrà più contenere, se non ricorrendo a forme di violenza sempre più esplicite. Tsipras e Varoufakis rappresentano oggi qualcosa come il “punto nodale”, per riprendere qui un noto concetto lacaniano, dell’attuale scontro tra l’Europa costituita e l’Europa costituente. Al di là della mitologia costruita dai media soprattutto italiani sui “sembianti” di questi due uomini – ritratti spesso insieme, e che vanno da uno Tsipras cresciuto al “caldo del movimento no global” e della “tradizione della sinistra italiana” (come se questo di per sé fosse garanzia di qualcosa), a un Varoufakis “diverso” perché arrivato in moto al vertice dell’Eurogruppo (in un ibrido tra James Dean e Che Guevara) – sappiamo ancora poco del modo in cui intendono portare avanti la richiesta di una svolta anti-austerity in Europa per affidare unicamente al loro operato nell’ambito delle istituzioni comunitarie, ovvero alla “polizia” (per stare al modo in cui Jacques Ranciére ha definito le istituzioni sovrane moderne), il nostro futuro “politico”. E questo, ovviamente, al di là della buona volontà di entrambi. Forse si può ricavare qualche indizio in più di ciò che potrà accadere da una lettura del libro più importante di Yanis Varoufakis Il Minotauro globale (Asterios, 2012), rimasto misteriosamente in secondo piano (quasi mai citato) negli attuali dibattiti.

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paginauno

Europa: l’illusione socialdemocratica di Syriza e Podemos

di Giovanna Cracco

Podemos owen Jones 012Si fa un gran parlare, nei salotti a sinistra del Pd, di un vento nuovo che soffia in Europa: Syriza in Grecia e Podemos in Spagna. L’entusiasmo con cui se ne discute ha un che di infantile. Certo la novità è positiva, e ai due partiti va il merito di voler portare al centro del dibattito europeo un pensiero politico alternativo al neoliberismo dominante, ma ciò di cui la sinistra pare non rendersi conto è la conseguenza che questo avrà sulla sua visione politica, la resa dei conti che l’aspetta; da qui, dal non capirlo, l’infantilismo. Syriza e Podemos costringeranno l’Unione a togliersi il velo, a mostrare la sua radice ontologica di istituzione nata al servizio del grande capitale finanziario e manifatturiero – in una parola, la sua natura classista – e questo obbligherà la sinistra a confrontarsi con la miopia che la caratterizza da quando ha abbandonato gli strumenti di analisi della propria cultura, primi fra tutti quelli economici. E a trarne le conseguenze politiche: sinistra e Unione europea sono incompatibili.

Né Syriza né Podemos parlano di uscita dall’euro, al contrario, vogliono restarci. Entrambi sono unanimemente definiti, dalla politica e dai media, ‘sinistra radicale’, e già questo dovrebbe indurre a una prima riflessione.

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micromega

Grecia, una nuova moneta fiscale la salverà?

di Enrico Grazzini

Comunque vadano le trattative con la Troika, il governo Tsipras dovrà porsi certamente la questione se emettere o no una moneta nazionale parallela all'euro, possibilmente al posto della dracma. Su questo il Financial Times sembra avere tesi contrapposte. Ma per uscire dalla crisi di liquidità anche l'Italia dovrebbe emettere certificati di credito fiscali, non vi sono altre soluzioni

grecia crisi moneta fiscale 510.pngLa Grecia può stampare una sua moneta parallela all'euro? Sì, secondo Wolfganf Munchau, autorevole commentatore del Financial Times. Questo sarebbe il vero piano B del governo greco per uscire dalla crisi: emettere una (quasi)moneta, cioè un titolo fiscale che funzionerebbe come mezzo di pagamento per sfuggire alla stretta monetaria imposta dall'Unione Europea e dalla BCE1. Munchau è stato però aspramente contraddetto sull'autorevole quotidiano britannico da Hugo Dixon, noto editorialista della Reuters. Secondo Dixon se la Grecia stampasse una sua moneta parallela si suiciderebbe2.

Comunque vadano le trattative in corso sul programma di “salvataggio” (?) della Grecia, una cosa è certa: il governo greco dovrà certamente porsi la questione se emettere o no una moneta nazionale, una moneta parallela all'euro, possibilmente al posto della dracma. Anche l'Italia ha un problema analogo di crisi di liquidità, e, secondo l'appello lanciato da Luciano Gallino, Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Guido Ortona, Stefano Sylos Labini e da chi scrive, dovrebbe emettere una sua moneta statale-fiscale3.

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goofynomics

Varoufakis

di Alberto Bagnai

varoufakishttps://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=1KSmcUyAZwU

Un compagno economista mi ha proposto il video qua sopra. Ho condiviso seco lui ed altri illustri politici ed economisti di sinistra alcune considerazioni, che mi pregio di sottoporre alla vostra riverita attenzione. Faccio un cut and paste, così famo prima, eliminando dettagli che potrebbero farvi riconoscere gli interlocutori...



==============================INIZIO LETTERA==========================


Scusate, credo che dovrò smettere di frequentarvi perché abbiamo due concetti di democrazia diversi!

Io mi sto spaccando da cinque anni per informare, e se fossimo stati in dieci i risultati sarebbero stati cento volte tanto (guardate quanto poco mi considero).

Voi vi state chiedendo quale sia e se sia efficace la strategia di un politico che promette una cosa (restare nell'euro) e (forse) vuole farne un'altra, cioè di uno che nella migliore delle ipotesi è un paternalista alla Padoa Schioppa, nell'ipotesi intermedia un coglione, nella peggiore un ascaro della Bce.

Sinceramente trasecolo (e mi rammaricherei per i cinque anni buttati al cesso, se non mi fossi comunque divertito).

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euronomade

La speranza del mostro democratico, fra Syriza e Podemos

di Antonio Negri e Raúl Sánchez Cedillo

mostro europa 4 172x172“Uno spettro si aggira per l’Europa”: così titolava in questi giorni il giornale italiano “il manifesto”, commentando le visite di Tsipras e Varoufakis ai governi europei. Un vero incubo per gli ordoliberali tedeschi, un Geisterfahrer, per l’appunto, l’autista suicida che vuole scaraventarsi contro l’autobus europeo – ha detto in prima pagina “Der Spiegel”. Immaginiamo che cosa potrà succedere con la vittoria di Podemos in Spagna: quale enorme spettro sarà allora visto aggirarsi, un vero e proprio mostro generato dagli sfruttati e dalle forze produttive della quarta economia europea! Fra poche settimane cominceranno le scadenze elettorali in Spagna e si ripeterà, con forza moltiplicata, il ritornello dei governi europei inteso a far paura ai cittadini spagnoli. Prepariamoci. Certi che le malauguranti prepotenze propagandiste europee saranno battute. Ma intanto prepariamoci: che cosa potrà replicare Podemos sull’Europa?

Consapevole dell’accelerazione temporale e politica che la vittoria di Syriza ha imposto, il discorso di Podemos sull’Europa è da un lato di sincera solidarietà e d’alta considerazione per la vittoria dei democratici greci, d’altra parte è un giudizio di prudenza – la linea Tsipras può fallire nel breve tempo che divide dalle scadenze spagnole. E la prudenza non è ambiguità. Tutti sappiamo infatti che nulla sarebbe più pericoloso di una posizione ambigua non solo sulla trattativa ora aperta dalla Grecia con l’Europa ma soprattutto nei confronti delle politiche che l’Europa della troika ha finora sviluppato. Qualsiasi ambiguità su questo terreno dev’essere tolta – e lo è stata effettualmente da quanto si è drammaticamente visto in questi ultimi mesi: esistono due Europa e bisogna collocarsi nell’una o nell’altra.

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forexinfo

La Grecia, l’Europa e la necessità di una nuova politica economica continentale

Simone Casavecchia intervista Riccardo Bellofiore

Il caso Grecia dimostra ampiamente non solo il fallimento delle politiche economiche europee ma anche la necessità di nuovi interventi su scala continentale che valorizzino la spesa pubblica come strumento per una nuova crescita: l'analisi del prof. Riccardo Bellofiore

dijsselbloem varoufakisIl negoziato tra i rappresentanti del nuovo governo greco e l’Eurogruppo che vede iniziare oggi, a Bruxelles, il suo secondo round, potrebbe aprire la strada a un accordo sul salvataggio della Grecia o determinarne il collasso nel giro di poche settimane. Si tratta di una trattativa cruciale non solo per il futuro della Grecia ma anche per l’Europa dal momento che potrebbe rivelarsi un’occasione privilegiata per acquisire una nuova consapevolezza sulla mancata efficacia delle politiche economiche di austerità finora attuate nel vecchio continente.

Mentre la Germania manifesta ossessivamente il suo spirito luterano nessuno dei politici europei riconosce, infatti, quelli che ormai sono due dati innegabili: l’inesigibilità del debito pubblico greco e il bisogno di nuove politiche economiche su scala europea che, facendo leva sull’aumento della spesa pubblica e dei salari, consentano una reale rinascita della fiducia nei cittadini e una ripresa della domanda.

Ne è convinto il prof. Riccardo Bellofiore, Ordinario di Economia Politica, presso il Dipartimento di Scienze Economiche “Hyman P. Minsky” dell’Università degli Studi di Bergamo, studioso della teoria marxiana e attento conoscitore delle dinamiche economiche della globalizzazione, che in questa intervista spiega a Forexinfo.it quali sono le possibili via d’uscita della crisi ellenica e perché il caso Grecia può essere considerato una cartina di tornasole della crisi europea per la quale occorrono strumenti economici inediti.

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micromega

La crisi greca, la recessione italiana e le contraddizioni dell’Eurozona

di Guglielmo Forges Davanzati

La crisi greca è la più eclatante manifestazione del fatto che l’Unione monetaria europea non può che generare impoverimento crescente delle aree deboli. La spirale perversa nella quale è precipitata l’economia ellenica è molto simile a quella che caratterizza la nostra economia. In questo scenario, e contrariamente alla posizione assunta dal governo Renzi, dovrebbe essere interesse anche nostro sostenere il programma di revisione dell’architettura istituzionale europea che Syriza propone

"Il libero scambio porta inevitabilmente alla concentrazione spaziale della produzione industriale – un processo di polarizzazione che inibisce la crescita di queste attività in alcune aree e le concentra in altre” (N.Kaldor, The foundation of free trade theory, 1980).

syriza-tsipras-510-eurozonaI numerosissimi commenti sulla situazione greca si sono, nella gran parte dei casi, concentrati sul problema della ristrutturazione del debito e sulla tenuta dell’Unione Monetaria Europea. Non vi è dubbio che si tratta di problemi di massima rilevanza, così come non vi è dubbio che la soluzione della crisi greca ha natura innanzitutto politica. Non dovrebbe però passare in secondo piano un altro dato che attiene al fatto che ciò che è accaduto all’economia greca – per quanto attiene alla sua struttura produttiva – è molto simile a ciò che è accaduto (e sta accadendo) agli altri Paesi periferici del continente, Italia inclusa.

Le affinità fra i due Paesi non sono marginali, sebbene lo siano, ovviamente, con ordini di grandezza assai diversi. Fra queste, l’elevato debito pubblico, l’elevata evasione fiscale1, l’elevata disoccupazione (prevalentemente giovanile) e soprattutto una specializzazione produttiva in settori a bassa intensità tecnologica accomunano le due economie2. In particolare, l’Italia, a differenza della Grecia, non ha mai sperimentato tassi di crescita negativi nell’ordine dell’8% (come accaduto in Grecia nel 2011), né ha mai fatto registrare un rapporto debito pubblico/Pil del 175% (come nella Grecia del 2014), attestandosi questo rapporto, ad oggi, al 135%. Ma soprattutto, mentre la Grecia ha sempre avuto una specializzazione produttiva in settori a bassa intensità tecnologica (agricoltura e turismo, in primis), l’economia italiana è stata un’economia industriale, per poi sperimentare, almeno a partire dall’inizio degli anni novanta, un intenso processo di deindustrializzazione che la rende ora sempre più simile a quella greca.

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e l

Tra l’ottimismo e la catastrofe

Mario Nuti

Il calo del petrolio e dell’euro e la decisione della Bce possono dare un aiuto alla crescita, anche se non sono privi di qualche controindicazione. Il nuovo governo di Atene ha avanzato proposte molto ragionevoli, ma per ora accolte con ostilità: se si dovesse decidere di abbandonare la Grecia provocandone l’uscita dall’euro, la situazione potrebbe precipitare

03 bigIl mese di gennaio 2015 ci ha dato diversi motivi per un moderato ottimismo circa le prospettive di ripresa economica dell’Eurozona e dell’Italia.

In primo luogo, il rafforzamento della tendenza già manifestatasi della caduta del prezzo del petrolio. Da metà giugno del 2014 a fine gennaio 2015 il prezzo del greggio infatti è diminuito di ben il 60 per cento, riducendo i costi energetici delle imprese dell’Eurozona nonostante la contemporanea ma molto inferiore svalutazione dell’euro rispetto al dollaro (di cui si parla più avanti). Stime quantitative dell’effetto di questa riduzione dei costi sul tasso di sviluppo del Pil sono incerte e variano intorno allo 0,5%-0.8%, ma indubbiamente l’effetto positivo c’è e non è trascurabile.

Il secondo motivo di moderato ottimismo è la decisione della Bce del 22 gennaio scorso sull’allentamento monetario (Quantitative Easing, o QE), sia pure con la disapprovazione del presidente della Bundesbank Jens Weidmann e di altri rappresentanti di paesi nordici in minoranza: 60 miliardi di euro al mese per 19 mesi, da marzo 2015 al settembre 2016, e se necessario anche oltre, fino a quando non sarà raggiunto l’obiettivo di un tasso d’inflazione dell’Eurozona “vicino ma inferiore al 2 per cento”. Questo ammontare include altri interventi già decisi in precedenza, per cui in realtà non si tratta di 1140 miliardi ma di circa 900 miliardi aggiuntivi. E l’effetto sorpresa (importante ad esempio nella recente rivalutazione del franco svizzero) è stato diluito da mesi, anzi da anni, di discussioni e controversie. Tuttavia l’ammontare dell’intervento è stato pur sempre maggiore delle aspettative, che erano dell’ordine di 500 miliardi, per cui i mercati sono stati sorpresi lo stesso. L’assunzione da parte delle Banche centrali nazionali del rischio di default eventuale sull’80% dei titoli del loro paese acquistati dalla Bce è un limite importante all’unione monetaria ma un prezzo accettabile per questo massiccio intervento.

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fatto quotidiano

Troika e disinformazione

Quelli che ‘portiamo la democrazia in Europa’

di Alberto Bagnai

mala-informazioneNon ho le competenze per poter definire in modo scientifico (nel senso delle scienze politiche) cosa sia la democrazia: diciamo che io, come la maggior parte di voi, la democrazia la vivo, o la subisco, ma non la studio. Tuttavia sono ragionevolmente certo del fatto che nessuno scienziato politico contesterebbe, almeno non apertamente, l’idea che un presupposto della democrazia sia la corretta informazione dei cittadini, del demos. Se il demos deve governare, è quanto meno opportuno che lo faccia con una minima cognizione di causa, e questo tanto più quanto più si invoca la democrazia diretta.

Mi sono reso conto che per motivi imperscrutabili questo principio viene messo in discussione da molti commentatori di questo blog, i quali non hanno colto la gravità estrema dell’operazione di scorretta informazione, casualmente in senso pro-Troika, denunciata dai miei due ultimi interventi. Fa evidentemente parte della democrazia anche il desiderare di vivere da servi, e lo schernire chi come me ha altre ambizioni: sono opinioni, e nessuno contesta il diritto di esprimerle!

La mia principale obiezione al progetto europeo verte proprio su questo aspetto politico.

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quaderni s precario

Il terrorismo della Bce

di Andrea Fumagalli

quantitative-easing-draghi-bazooka-2Il 4 febbraio 2015 la Bce ha deciso di non accettare più come garanzia “collaterale” i titoli di stato greci per fornire la liquidità necessaria al sistema creditizio greco per far fronte alle normali operazioni bancarie. Si tratta di una misura drastica che rischia di ricreare quella situazione di crisi di liquidità (cash crunch) che aveva sconvolto l’Argentina nei momenti topici della crisi del 2000, con corsa agli sportelli, bancomat inutilizzabili e sviluppo di nuove monete alternative e nuovi sistemi di pagamento.

L’agenzia statunitense Bloomberg stima che la liquidità bancaria in Grecia sarà sufficiente sino a fine febbraio. Rimarrà in vigore invece il fondo di ultima istanza: Emergency Liquidity Assistance (ELA). Bontà sua, la Bce ha infatti autorizzato, a mo’ di compensazione, la Banca Centrale Greca a erogare alle banche in difficoltà sino a un massimo di 60 miliardi di euro all’anno (5 mld al mese), una cifra che tuttavia rischia di essere insufficiente  a garantire quella liquidità monetara necessaria per la sopravvivenza quotidiana

La decisione è decisamente politica. Avviene nel corso del tour europeo di Tsipras e del ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, poco dopo che quest’ultimo aveva incontrato lo stesso Draghi, e il giorno prima dell’appuntamento con il ministro dell’economia tedesco, il falco Wolfgang Schaeuble. È un chiaro segnale che ci conferma da che parte tira il vento e dove stanno i poteri forti.

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sollevazione2

Uscita da sinistra e sovranità

di Dino Greco

Sabato 31 gennaio, a Roma, si è svolto il Seminario di Rifondazione Comunista “Crisi, Euro, Italia, Europa“ (QUI  il breve resoconto). Di fronte a tante ambiguità vi sono stati alcuni contributi rilevanti e che hanno ben compreso la natura della crisi del neoliberismo e dell’euro. Ad esempio l’intervento seguente di Dino Greco.*

zivago«La Lega cerca – con preoccupante successo – di egemonizzare il movimento antieuropeista su una linea di populismo reazionario, xenofobo, di marca dichiaratamente lepenista. Assistiamo persino al tentativo di capitalizzare a destra lo stesso straordinario successo di Syriza nelle elezioni greche, oscurandone l’imprinting radicalmente antiliberista. Anche il M5S cavalca l’onda, sebbene con un profilo più basso e confuso, esibendo come distintivo indennitario la pura e semplice, propagandistica, uscita dall’euro tramite il Referendum .

L’agognato ritorno alla moneta nazionale non è tuttavia auspicato da costoro per restaurare diritti espropriati (welfare, diritto del lavoro), o per proteggere i salari, o per ostacolare il processo di privatizzazione selvaggio, o per definire nuove regole per il commercio e controllare la circolazione dei capitali, o per pubblicizzare banche e asset nazionali. Tutto il contrario. Si tratta di un nazionalismo autarchico e reazionario che si sdraia su un senso comune sempre più diffuso e sulla crescente disperazione di un popolo che non sa più a che santo votarsi, per lucrarne un vantaggio politico-elettorale a buon mercato.

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sinistra aniticap

Grecia, il braccio di ferro è iniziato*

di Michel Husson

eurusd-weekly-QE-ichimoku-super-mario-draghi-forex-chartLa Banca centrale europea (BCE) ha preso una decisione di una brutalità inaudita: a partire dall’11 febbraio, non accetterà più i titoli pubblici greci in contropartita delle liquidità accordate alle banche greche [leggi, in inglese, dal sito della BCE]. È una dichiarazione di guerra aperta contro il governo Tsipras: o questo rinuncia alla sua politica, o le banche greche falliscono. La BCE sceglie in tal modo una strategia del caos dalle conseguenze assolutamente imprevedibili.

 

Super Mario: la fine delle illusioni

La nomina di Mario Draghi alla testa della BCE era in sé stessa una provocazione. Ci si ricorda che l’ingresso della Grecia nella zona euro, nel 2001, è stata resa possibile grazie alla manipolazione dei suoi conti, effettuata sotto l’egida della banca Goldman Sachs. Questa aveva consigliato al governo greco di utilizzare prodotti derivati per ridurre l’ampiezza del suo deficit di bilancio. In seguito, l’inganno è stato riconosciuto e i conti corretti. Ma Mario Draghi ha esercitato dal 2002 al 2005 le funzioni di vice presidente per l’Europa di Goldman Sachs e, a questo titolo, è difficile credere che non fosse al corrente di quelle manipolazioni, né dei 300 milioni di dollari che avevano procurato alla sua banca. Dopo essere subentrato a Jean-Paul Trichet alla testa della BCE, quest’ultimo aveva opposto un silenzio pesante e rivelatore (in francese) alla domanda di un giornalista sul passato di Draghi alla Goldman Sachs.