
IL SITO SI PRENDE UNA PAUSA ESTIVA. A PRESTO!
Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 4560

Digressioni
Sei Premi Nobel (P.Krugman, M.Friedman, J.Stigliz, A.Sen, J.Mirrless, C.Pissarides): “l’Euro e’ una patacca” Sei Premi Nobel per l’economia, di diverse ideologie, ci dicono tutti la stessa cosa: l’Euro e’ una patacca insostenibile. Gli ultimi due ad aggiungersi alla lista di Nobel che sostengono cio’ sono James Mirrless e Christopher Pissarides. Tra un po’ rischiamo di perdere il conto.
Partiamo da Paul Krugman che ci spiega perche’ “L’euro è campato in aria”:
… penso che l’euro fosse un’idea sentimentale, un bel simbolo di unità politica. Ma una volta abbandonate le valute nazionali avete perso moltissimo in flessibilità. Non è facile rimediare alla perdita di margini di manovra. In caso di crisi circoscritta esistono due rimedi: la mobilità della manodopera per compensare la perdita di attività e soprattutto l’integrazione fiscale per ripianare la perdita di entrate. Da questa prospettiva, l’Europa era molto meno adatta alla moneta unica rispetto agli Stati Uniti. Florida e Spagna hanno avuto una stessa bolla immobiliare e uno stesso crollo. Ma la popolazione della Florida ha potuto cercare lavoro in altri stati meno colpiti dalla crisi. Ovunque l’assistenza sociale, le assicurazioni mediche, le spese federali e le garanzie bancarie nazionali sono di competenza di Washington, mentre in Europa non è così.
…l’Europa sarà sempre fragile. La sua moneta è un progetto campato in aria e lo resterà fino alla creazione di una garanzia bancaria europea. … Ricordiamoci però una cosa: l’Europa non è in declino. È un continente produttivo e dinamico. Ha soltanto sbagliato a scegliersi la propria governance e le sue istituzioni di controllo economico, ma a questo si può sicuramente porre rimedio.
- Details
- Hits: 3184

L'Italia ha sufficienti risorse culturali per uscire dalla crisi?
di Quarantotto
Mi pare sempre più evidente che ormai l'andamento della crisi sia puramente inerziale. E, per lo stesso motivo, le sue stesse conseguenze si manifestano in modo meccanicistico.
Un moto uniformemente accelerato che non muterà a meno che non intervenga una forza-vettore "esterna", in senso divaricato e con effetti tanto più imprevedibili quanto più tale moto avrà sviluppato la sua crescente forza cinetica.
Facciamo un esempio; parlando con un esponente di una parte politica che non esclude una posizione anti-euro, mi sono imbattuto nella simultanea pervicace idea che tagliando la spesa pubblica, presunta per la maggior parte come "improduttiva" (l'esempio fatto era quello dei 30.000 -?- forestali calabresi), si potevano tagliare le tasse e rilanciare l'economia.
Al che obietto che:
a) tagliare le tasse si può fare anche senza tagliare la spesa pubblica, basta avere la piena sovranità, monetaria e fiscale, conforme a Costituzione;
b) il taglio della spesa pubblica, per effetto del suo moltiplicatore (pressocchè doppio di quello dei tagli dell'imposizione tributaria) è più recessivo e non viene compensato dalla simultanea ed equivalente riduzione fiscale;
- Details
- Hits: 2763
J’accuse! L’Europa è morta il 22 settembre
Lelio Demichelis
J’accuse! Ma a differenza di Zola – che si rivolgeva al presidente francese – noi non possiamo rivolgerci a presidenti come Barroso, Angela Merkel o Mario Draghi, perché non sono super partes come poteva essere Félix Faure ma anzi, e peggio, sono loro gli autori diretti di un’autentica e deliberata ingiustizia.
Di più: di un autentico crimine economico e sociale (oltre che intellettuale) compiuto contro l’Europa come ideale e contro l’umanità di milioni di europei oggi impoveriti e con aspettative di qualità della vita (individuale e sociale, politica ed economica) drammaticamente decrescenti. Tutto questo mentre vi erano (e vi sono) alternative decisamente migliori rispetto alle politiche (antipolitiche e antisociali) fin qui adottate dall’Europa. E se non sono state adottate, è perché l’ideologia ha prevalso sull’intelligenza. Il crimine – da loro compiuto con ostinatissima determinazione e ideologica premeditazione (con dolo) – è di aver fatto morire ancora di più l’Europa (che già non stava troppo bene) e i suoi valori di solidarietà, socialità, uguaglianza, libertà e fraternità, e di ricerca di un virtuoso essere-in-comune.
- Details
- Hits: 2846

Con Tsipras, per una lista di cittadinanza europea
di Alfonso Gianni
Dalla crisi nella quale siamo immersi non si può uscire né con brodini caldi (come punta a fare la finanziaria in discussione in Parlamento), né con il nuovo piano di dismissioni e privatizzazioni annunciato dal governo. Occorre rimettere in discussione i trattati europei: ecco perché le prossime elezioni per il rinnovo del parlamento Ue sono così importanti.
Con la legge di stabilità (ex legge finanziaria) attualmente in discussione alla Camera sono entrate in vigore le ultime norme che la governance europea si è recentemente data, derivanti dal Trattato detto Two pack. Nella fattispecie esse consistono nel fatto che il testo della legge di stabilità, prima ancora di essere messo in discussione dai singoli parlamenti, deve ricevere una supervisione dagli organismi europei, i quali hanno il potere di entrare nel merito per verificare se la legge proposta è congrua con gli obiettivi di riduzione del debito che la Ue si è data. In caso contrario il governo è invitato da apporre le correzioni “suggerite” dalla Commissione europea. Solo dopo interverrà il Parlamento.
E’ evidente che siamo di fronte ad un ulteriore passo verso il rafforzamento in senso a-democratico degli organi di governo della Ue.
- Details
- Hits: 3450
MES: il metodo e la follia
Mauro Poggi
In un recente storify Claudio Borghi rammenta, con giustificata irritazione, l’esistenza di un’entità europea chiamata MES.
A dire il vero non sono sicuro che il verbo “rammentare” sia l’espressione più adeguata: si può rammentare solo qualcosa che già si conosce, e il MES – per la maggior parte di noi – è solo uno dei tanti acronimi di cui l’Europa è prodiga e di cui si ignora il significato. Insieme a LTRO, LFSF, Fiscal-compact, Two-packs, Eurogendfor e altri ancora, è solo uno dei tanti lemmi della neo-lingua europea, bizzarrie tecno-burocratiche, complicate ma in apparenza sostanzialmente innocue, davanti a cui il cittadino medio si ritrae pigramente, convinto che le cose importanti sono altrove. Una convinzione che i media assecondano con zelo, e contro la quale si levano solo le voci del web, che per loro natura non possono mai arrivare al “grande pubblico”.
Probabilmente “Fondo salva-stati” suonerebbe più familiare, ma il lodevole scopo che l’espressione sottintende è tale da indurre chiunque a darlo per assodato e a non indagare oltre. A chi non sta bene che gli stati vengano salvati?
Riepilogo allora per i più distratti.
- Details
- Hits: 4440

Ma è possibile uscire dall'euro e adottare in Italia
le politiche della Modern Monetary Theory?
by Elido Fazi
Ringrazio Ricky che mi ha segnalato il manifesto “Non Eravamo i PIIGS. Torneremo Italia”. Il documento, preparato dagli economisti Warren Mosler (uno dei più conosciuti fautori della Moderna Teoria Monetaria), Mathew Forstater, Alain Parguez e il giornalista eretico italiano Paolo Barnard, propone un ritorno unilaterale dell’Italia alla lira e una messa in pratica nel nostro paese delle tesi della scuola economica che si rifà alla Modern Monetary Theory (MMT). Dirigo, insieme al teologo Vito Mancuso, una collana di teologia che si chiama “Campo dei Fiori” in onore di Giordano Bruno. Ho simpatia per gli eretici come Barnard, anche se su molti punti, alcuni cruciali, non sono d’accordo con lui. Ma devo riconoscergli che, al contrario di molti altri, lui cerca di andare oltre i soliti conformistici articoli sulla crisi che leggiamo troppo spesso sui giornali italiani (e anche su quelli stranieri).
Poiché la tesi dell’uscita della lira dall’Euro è legata alle teorie della Moderna Teoria Monetaria, bisogna cercare di capire che cos’è quest’ultima, portata avanti soprattutto dalla sinistra del Partito Democratico americano (tra i suoi più accesi sostenitori c’è l’economista James K. Galbraith, docente di Scienza delle Finanze all’università del Texas, figlio del celebre economista John Kenneth Galbraith, il più grande studioso della crisi del ’29, consigliere, non si sa se ascoltato o meno, di Barack Obama).
Essendo una teoria propugnata da quella parte della sinistra americana che si è battuta affinché fosse eletta Janet Yellen alla guida della Federal Reserve (a proposito, c’è qualcuno che ha capito il sacro mistero del perché Obama preferisse Lawrence Summers, noto trafficante di Wall Street, consulente di hedge fund, ispiratore della nefasta politica di deregulation sotto la presidenza Clinton, alla Yellen, che ha sempre lavorato nel pubblico e a Wall Street non ha mai messo piede?),
- Details
- Hits: 4232

E adesso, povero euro?
Mimmo Porcaro
Lasciamolo dire al Sole 24 ore, un giornale che per la sua funzione non può permettersi di raccontare troppe frottole: “Chi si illudeva che il ritorno dei socialdemocratici al governo avrebbe ammorbidito le politiche di rigore di Angela Merkel si ritrova smentito su tutta la linea: niente allentamenti, né mutualizzazione dei debiti, né solidarietà finanziaria Ue nell’unione bancaria se non come ultimissima spiaggia. Silenzio sulla crescita europea (che non c’è). Invece contratti Ue vincolanti sulle riforme degli altri”. Così Adriana Cerretelli, addì 28 novembre.
Capito? Il PD ha sempre saputo che le cose sarebbero andate così, e farà finta che sia ancora possibile ottenere, assieme al rigore, la sospirata crescita. Non si tratta di illusioni, si tratta di fare il proprio mestiere, che è, per il PD, quello di tenere i lavoratori italiani dentro la gabbia del capitalismo euroatlantico. Ma che dire della sinistra sedicente radicale, che ancora continua a coltivare speranze analoghe? “Beh – mi si risponderà – ma noi non speriamo certo nel rinsavimento della Merkel, contiamo piuttosto sulla lotta dei lavoratori europei…” . Appunto: se la Grosse Koalition tra socialdemocratici e conservatori è tirchia sull’Europa, è invece più generosa sul fronte interno.
- Details
- Hits: 3529

L'Italia e la trappola della produttività
di Paolo Pini
La stagnazione della produttività è all'origine della crisi italiana. Ma l'intervento della legge di stabilità sul cuneo fiscale non servirà a rilanciarla
Son passate quasi due settimane da quando la Commissione Europea ha sostanzialmente, anche se non formalmente, bocciato la Legge di Stabilità (LS) proposta dal governo Letta. Semaforo arancione dalla Commissione.
Per rispondere alle obiezioni della Commissione, il governo italiano ha argomentato che altri interventi sono in programma per ridurre il debito, e che si impegna a tradurre i programmi in azioni concrete entro le scadenze previste, senza comunque modificare i saldi della LS inviata al Parlamento italiano ed alla Commissione Europea.
Il governo Letta cerca di inviare un segnale nelle intenzioni forte alla Commissione europea per garantire che l’Italia rispetterà i vincoli posti dai Trattati e loro modifiche recenti 2011-2012, quegli stessi vincoli che hanno bloccato l’Europa dopo la flebile ripresa del 2010 e che l’hanno gettata nella depressione di una durata, sinora, di 6 anni, dal 2008 al 2013. Non vi sono azioni particolari che il governo avanza per modificare nella direzione di crescita ed occupazione la LS proposta, la quale nei saldi rimane immutata, mentre nella composizione è oggetto di negoziazioni parlamentari il cui esito sarà tutto da verificare alla scadenza della approvazione finale dei due rami del Parlamento.
È evidente che questi interventi hanno un unico scopo, quello di cercare di soddisfare i tecnocrati europei che richiedono il rispetto dei vincoli che sono stati imposti con i Trattati e le loro recenti revisioni, Six Pack e Two Pack.
- Details
- Hits: 3488

Il surplus tedesco e gli squilibri europei
di Domenico Mario Nuti
I paesi debitori sono stati forzati ad adottare misure di austerità, mentre i surplus tedeschi hanno contribuito a tenere depressa l’economia mondiale
Il 30 ottobre l’Office of International Affairs del Tesoro statunitense ha pubblicato il suo solito semestrale Report to Congress on “International Economic and Exchange Rate Policies”, in consultazione con il Board of Governors della Fed e la direzione e funzionari dell’Imf. Di solito il Report è un’occasione per attaccare la Cina sulla sottovalutazione del renmimbi, e questa volta non fa eccezione: “Il RMB è andato apprezzandosi su una base ponderata con le quote commerciali [del 6,6% su base effettiva reale], ma non così rapidamente e così tanto come occorrerebbe [un 5-10% addizionale]”. Ma il Report contiene inoltre una critica vigorosa della Germania per il suo surplus commerciale a livelli record, che viene considerato un freno per la ripresa dei paesi dell’Eurozona che fronteggiano un corrispondente deficit commerciale, e per lo sviluppo mondiale.
Fra i Key Findings del Rapporto (p.3):
“Nell’ambito dell’Eurozona, paesi con surplus commerciali ampi e persistenti devono agire per stimolare lo sviluppo della domanda interna e ridurre i loro surplus. La Germania ha mantenuto un ampio surplus di conto corrente durante tutta la crisi finanziaria dell’area dell’euro, e nel 2012 il surplus nominale di conto corrente della Germania era maggiore di quello della Cina.
- Details
- Hits: 3158
La nostra impotenza contemporanea
di Alain Badiou
Nel continuare a dare spazio al tema della crisi, dopo l’intervista a Giorgio Agamben sull’Europa, pubblichiamo parte dell’intervento di Alain Badiou alla conferenza “Le symptôma grec”, tenutasi presso l’Università di Parigi 8 e all’École Normale Supérieure dal 18 al 20 gennaio 2013. Gli interventi della conferenza sono stati raccolti in un dossier speciale dalla rivista Radical Philosophy intitolato “Il sintomo greco: debito, crisi e la crisi della sinistra”. La traduzione del testo è di Nicola Perugini.
Voglio iniziare con una sensazione, un sentimento, forse personale, forse ingiustificato, ma che ad ogni modo sento, viste le informazioni di cui dispongo: una sensazione di generica impotenza politica. Ciò che sta accadendo in Grecia è una sorta di concentrato di questa sensazione.
Ovviamente il coraggio e la creatività tattica dei dimostranti progressisti e anti-fascisti sono motivo di entusiasmo. Queste sono cose veramente importanti. Sono cose nuove? Niente affatto. Esse sono gli elementi invariabili di ogni vero movimento di massa: egualitarismo, democrazia di massa, invenzione di slogan, coraggio, velocità di reazione… Sono cose che abbiamo visto, con la stessa energia – un’energia gioiosa e sempre un po’ ansiosa – nel Maggio del 1968 in Francia. Le abbiamo viste più recentemente a Piazza Tahrir, in Egitto. Sicuramente esse dovevano essere all’opera anche ai tempi di Spartaco o di Thomas Münzer.
Ma proviamo a muoverci, provvisoriamente, da un altro punto di partenza.
La Grecia è un paese con una storia molto lunga e dal significato universale. Un paese la cui resistenza a varie oppressioni e occupazioni che si sono susseguite è dotata di particolare intensità storica. Un paese in cui il movimento comunista, anche nella forma della lotta armata, è stato particolarmente potente. Un paese in cui, ancora oggi, i giovani danno l’esempio sostenendo rivolte di massa e tenaci.
- Details
- Hits: 5046
Maledetti tedeschi!
La Germania accerchiata dagli “amici”
di Sebastiano Isaia
Essendo la guerra lo stato normale dell’Europa era d’uopo che la Francia si garantisse, diminuendo il territorio e la potenza economica della Germania. Perciò la sola pace possibile era una pace cartaginese
(L. Einaudi, Corriere della Sera, 15 febbraio 1920).
Prima l’ennesimo taglio dei tassi di cambio deciso da Mario Draghi, il nuovo idolo dei «Paesi periferici» (Francia declassata inclusa), poi la procedura di infrazione per il surplus delle partite correnti. Con una terminologia bellica tutt’atro che fuori luogo potremmo dire che i Paesi “amici” della Germania stanno tentando una manovra di accerchiamento ai suoi danni, per costringerla in una posizione dalla quale essa potrebbe venire fuori solo indebolendosi sul piano sistemico. Una manovra che a tutta prima appare abbastanza azzardata e tutto sommato poco realistica.
L’ultima trovata degli “amici” di Berlino si chiama lotta al nazionalismo economico della Germania. Bruxelles, sulla scia di Washington, accusa il governo tedesco di non fare abbastanza per aiutare i partner dell’eurozona a uscire dalla crisi economica, innescando un circolo vizioso di portata globale. Si imputa al Capitalismo tedesco un eccesso di potenza economica, e si finge di prendere di mira il modello economico della Germania, basato sulle esportazioni e sui bassi salari, dalla prospettiva della costruzione di «una vera Federazione Europea». La Germania, sostengono i Paesi “amici”, non collabora alla riduzione degli squilibri economici (industriali e finanziari) regionali che indeboliscono l’edificio europeo, ma piuttosto fanno di tutto per accentuarli.
- Details
- Hits: 2999

Questione meridionale in Europa
"Eurolandia" implode
L. Amendola (Il Denaro) intervista Emiliano Brancaccio
Dopo la questione meridionale quella mediterranea. Un economista del Sud avverte che sussistono serie probabilità che l’Eurozona imploda a causa delle insanabili divergenze economiche con cui è stata concepita. Emiliano Brancaccio, docente di Fondamenti di Economia politica e di Economia del Lavoro all’Università del Sannio, lancia l’allarme: “E’ in atto la ‘mezzogiornificazione’ dei Paesi periferici europei. L’esito finale di questo processo potrebbe essere l’implosione stessa di tutto il sistema di Eurolandia”.
Lei parla di ‘mezzogiornificazione’ dell’Europa: di che cosa si tratta?
L’espressione ‘mezzogiornificazione’ è stata coniata dall’economista americano Paul Krugman, ma il suo significato profondo può esser fatto risalire ad alcuni economisti italiani, tra cui Augusto Graziani. Essa indica che il dualismo economico che ha caratterizzato i rapporti tra il Nord e il Sud Italia si sta riproponendo oggi, su scala allargata, nei rapporti tra i Paesi ‘centrali’ e i Paesi ‘periferici’ di tutta l’Unione monetaria europea.
La ‘mezzogiornificazione’ è in atto o è terminata con l’unificazione europea?
La ‘mezzogiornificazione’ è tuttora in atto.
- Details
- Hits: 2839

La trappola della liquidità europea
Alessandro Morselli*
Il governatore della BCE ha abbassato il tasso per le operazioni di rifinanziamento, vale a dire il valore che le banche pagano quando prendono in prestito del denaro dalla BCE, allo 0,25%. Certamente il credito è importante per la ripresa di un’economia, ma soltanto se esso confluisce nel circuito dell’economia reale invece che in quello finanziario. Tagliando il costo del denaro, la BCE aumenta la convenienza per le banche a richiedere moneta, con l’auspicio che quest’ultime approvvigionino l’economia reale contribuendo a contrastare la crisi.
A ben vedere, i tassi d’interesse delle principali banche centrali del mondo si aggirano intorno allo zero e ciò può risultare pericoloso. Infatti, un limite che incontra la banca centrale nell’utilizzo della leva monetaria è che il tasso d’interesse nominale non può scendere sotto lo zero, poiché se ciò accadesse sarebbe come dire che chi presta del denaro deve offrire anche degli interessi a chi lo richiede. Se le aspettative inflazionistiche sono in diminuzione o gli agenti si aspettano una deflazione, il costo del denaro può risultare non sufficientemente basso per tirare fuori l’economia da una recessione. In altri termini, quando il tasso d’interesse nominale raggiunge lo zero, un incremento dell’offerta di moneta non è efficace.
- Details
- Hits: 2864

Scenari dell’euro. Democrazia e sovranità nazionale
di Enrico Grazzini
La casa brucia e gli abitanti cercano disperatamente l'acqua per spegnere l'incendio, mentre i filosofi dibattono su come sarebbe bello avere una nuova meravigliosa abitazione. Come spegnere l'incendio della crisi europea? Quali scenari attendono i cittadini europei? Quali potrebbero essere le possibili risposte della sinistra alla crisi?
La sinistra dovrebbe adottare la proposta del filosofo Jurgen Habermas, che di fronte alla drammatica crisi dell'euro e al grave deficit democratico dell'Unione Europea, propone la fuga in avanti dell'unione politica [1]? O invece dovrebbe promuovere il progetto del sociologo Wolfgang Streech, che di fronte al fallimento di questa UE propone un passo indietro, cioè il ritorno alla sovranità nazionale e il recupero della sovranità monetaria da parte dei paesi europei [2]? Chi ha ragione? Chi suggerisce – come più o meno fanno le forze socialiste e di centrosinistra in Europa – di tentare di riformare questo sistema dell'euro per allentare l'austerità che strangola la UE; o chi invece, come Frederic Lordon su Le Monde Diplomatique, propone il ritorno alle monete nazionali mantenendo però l'euro come moneta comune verso le valute extraeuropee, come il dollaro e lo yen [3]?
In questo articolo suggeriamo che quest'ultima sia la soluzione più realistica, meno dannosa e più credibile, anche nei confronti di un'opinione pubblica sempre più contraria a questo euro e a questa Europa che impone in maniera autoritaria politiche di austerità a senso unico.
- Details
- Hits: 3934
Politica monetaria della BCE e dinamiche finanziarie
È possibile un “occupy BCE?”
di Andrea Fumagalli
La decisione della BCE di abbassare il tasso d’interesse di rifinanziamento (Tre) è stata salutata come una “decisione storica”, precondizione per poter avviare una politica di crescita economica per l’Europa. E soprattutto è stato rilevato come tale politica monetaria sia volta ad acquisire una propria autonomia decisionale rispetto alle dinamiche finanziarie, sino al punto di poter aprire uno spazio per una nuova governance economica europea. L’opposizione della Germania e dei paesi suoi alleati potrebbero confermare questa ipotesi. Ma è proprio così? E che spazi, se fosse così, si potrebbero aprire per le iniziative dei movimenti? Con questo articolo, scritto da A. Fumagalli, ma anche frutto di un dibattito collettivo interno ad Effimera (con la partecipazione di O. Costantini, G. Giannelli, S. Lucarelli, C. Marazzi e C. Vercellone), si cerca di fare il punto della situazione.
* * * * *
La Banca Centrale Europa in questi giorni è stata al centro dell’iniziativa economica e, seppur in modo minore, di un dibattito che ha interessato il pensiero critico eterodosso all’interno dei movimenti, pro e contro Euro.
Page 62 of 77











































