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tempofertile

Hans-Werner Sinn, “La costituzione tedesca e la sovranità europea”. Cronache del crollo

di Alessandro Visalli

merkel esercito 15Avevo chiuso l’ultimo post[1] individuando come via di uscita dalla ordalia[2] chiamata dalla Germania un’uscita unilaterale della stessa, o la resa latina (con conseguente aggressione finale dei mercati ai più deboli). Certo ci sono anche una serie di possibilità di mezzo e di rinvii, ma rimandano solo l’inevitabile definizione della battaglia finale per l’Europa che è stata avviata.

Per rendere più chiaro il terreno di gioco e le poste designate interviene una delle voci più autorevoli della destra economica tedesca, ovvero Hans-Werner Sinn. In un breve articolo[3] su “Project Syndacate” diffida la Commissione dall’avanzare una procedura di infrazione verso la Germania, conferma la natura eminentemente politico-istituzionale dello scontro, e indica quale unica via di uscita la creazione di un’unione politica realmente indipendente, nella quale si parta dalla protezione militare e nucleare autoctona. Ovvero propone uno scambio di unione fiscale verso condivisione della capacità nucleare, e dei relativi eserciti, alla Francia.

Bisognerà richiamare un lontano antefatto. Quando terminò la Seconda guerra mondiale la Germania era distrutta fisicamente, umiliata moralmente, ed occupata militarmente da tutte le potenze alleate. Si avviò un lungo gioco egemonico e di confronto militare nel quale, fino al crollo sovietico, la posta principale era il controllo dell’Europa, per impedire che potesse passare nel campo avverso. Cruciale in questo gioco è sempre stato il controllo delle due potenze sconfitte, sia militarmente sia ideologicamente. Ovvero di Germania e Italia. Ma, ovviamente, soprattutto della prima. Non è affatto un caso che la “guerra fredda” abbia coinciso con la pace europea e con l’occupazione militare perdurante dei paesi di cui sopra citati. Ci sono alcuni corollari: l’Europa non è più da considerare il centro del mondo, dopo il “suicidio” determinato dalle due grandi guerre questo si è spostato fuori (inizialmente Usa e Urss, ed ora Usa e Cina, con la Russia a fare da terzo ballerino).

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sinistra

... E Mes-sia!

di Massimiliano Bonavoglia

giuseppe conte mes 1308149Con la sentenza del 5 maggio, la corte costituzionale tedesca ha sostenuto che la BCE, nell’attuare misure come il Q.E. voluto da Draghi dal 2015 che applicavano il whatever it takes, abbia infranto la misura della proporzionalità nel sostenere i Paesi dell’eurozona. Non solo, si è anche rivolta sia al governo tedesco, sia al parlamento tedesco, rilevando che queste istituzioni nazionali non hanno vigilato ed eccepito in merito, a difesa degli interessi nazionali. Non solo. Si è anche rilevato che la corte di giustizia europea non ha vigilato sull’operato della BCE e non ne ha limitato l’azione. Quindi riassumendo, in una articolata e complessa sentenza, la corte costituzionale tedesca, ossia il massimo organo giuridico nazionale di un paese europeo, anzi, del paese egemone in Europa, ha criticato diverse istituzioni nazionali e internazionali: il parlamento tedesco, il governo tedesco, la BCE e la corte di giustizia europea. Nessuna di queste quattro istituzioni, due nazionali, due europee, hanno fatto il proprio dovere secondo la corte costituzionale tedesca. Nonostante i numerosi trattati europei, dice la corte tedesca, la sovranità spetta ancora agli Stati nazionali che hanno solo conferito mandati con la sottoscrizione dei trattati, per spazi d’azione limitati che, qualora dovessero risultare violati da parte della azione della BCE, o del MES, che ne sostituisce l’azione di politica monetaria attraverso la politica economica di aggiustamenti macroeconomici per i Paesi in difficoltà, la corte costituzionale tedesca si riserva il compito di indagare e chiedere spiegazioni. Interessante che secondo la corte costituzionale tedesca, la sovranità appartiene ancora agli Stati della UE, non è stata ceduta a titolo originario, ma solo con un mandato, che in quanto tale è rivedibile. Si gettano le fondamenta per la Germanexit, in un conflitto istituzionale tra un Paese membro (e quale Paese!) e la Corte Costituzionale europea delegittimata e messa sul banco degli imputati. Lo stesso per la banca centrale europea.

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sollevazione2

La sentenza della Corte tedesca. Chi ha orecchie per intendere, intenda

di Vadim Bottoni

1 COMANDAMENTO 600x391La Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe il 5 maggio ha emesso una sentenza che ha prodotto uno scossone nelle testate d’informazione internazionali, da Bloomberg al Financial Times, che l’hanno etichettata come “dichiarazione di guerra” o “bomba” verso le istituzioni dell’UE. I media nostrani sembrano invece ancora un po’ balbettanti, ma tant’è che la Corte tedesca ha inviato un vero e proprio diktat alla BCE per giustificare, entro tre mesi e alla luce di principi che vedremo poi, la parte più rilevante del famigerato Quantitative easing (più correttamente PSPP), avviato circa cinque anni fa.

Ci stiamo riferendo a quella misura di politica monetaria non convenzionale che agli occhi di molti aveva “minimamente” reso la BCE assimilabile alle Banche centrali degli altri paesi avanzati e che oggi, in piena crisi economico-sanitaria, rappresenterebbe l’ultimo baluardo di sostegno alle economie dei paesi del sud Europa.

Avviato nel 2015 il PSPP è un consistente programma di acquisto da parte della BCE di titoli emessi da Stati sovrani dell’Eurozona per contrastare il sentiero deflattivo segnato dal crollo della domanda aggregata imputabile, in gran parte, all’austerità imposta ai Paesi periferici dell’Eurozona, oltre che a un rallentamento generale dell’economia post-crisi.  Alcuni dubbi accompagnarono tale misura, infatti diversi analisti sottolinearono tanto il ritardo nell’implementazione di una operazione considerata indispensabile quanto la criticità della mancata condivisione dei rischi, per volere innanzitutto della Germania: per tale criticità la grandissima parte dei rischi derivanti dall’acquisto titoli avrebbe dovuto essere sopportata dalle stesse banche centrali nazionali e quindi ricadere sui singoli Stati membri, nonostante il cosiddetto sistema unico delle Banche centrali che vede al vertice la BCE.

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tempofertile

Verso lo scontro finale? Germania, Ue e cronache del crollo

di Alessandro Visalli

selva di teutoburgoEra atteso, la parte dominante della società tedesca, quella che vive delle rendite derivanti dall’enorme surplus commerciale che l’euro ha contribuito in modo decisivo a regalare in questi anni, non sopportava più di vedere messi a rischio, e comunque annullati, i suoi rendimenti. La rudimentale visione delle interconnessioni e delle relazioni causali che l’opinione pubblica tedesca ha non riusciva a comprendere che la disperata compressione della domanda interna, imposta a tutta Europa dalla ortodossia ordoliberale, produce come effetto sia i surplus commerciali (e quindi il flusso dei profitti) sia la necessità di annullare i tassi ed il costo del denaro per sostenere disperatamente il sistema sull’orlo del crollo. Quindi non riusciva a capire che gli odiati tassi negativi, che distruggevano le rendite finanziarie degli anziani compatrioti, mettevano in costante sofferenza gli istituti di credito e assicurativi del paese, erano il verso della necessaria moneta con la quale i lavoratori privilegiati dei settori di esportazione e le grandi fabbriche di successo, orgoglio del paese, ottenevano i loro successi.

Hanno quindi deciso di rompere il giocattolo.

Ma quando i tedeschi fanno una cosa, tendono a farla fino in fondo, radicalmente, non sono come noi latini, che teniamo sempre un’aria sfocata, lasciamo che tutto resti indeciso e siamo pronti a cambiarlo. Quindi al livello più alto possibile, quello che non ha appello possibile, hanno rotto tutto.

La Corte Costituzionale ha dichiarato niente di meno che la gerarchia delle fonti europea va rovesciata e che la Banca Centrale Tedesca deve rispondere a loro, invece che al sistema della Bce alla quale appartiene da quando la Germania stessa ha firmato il Trattato di Maastricht.

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acacciadiguai

L’Europa spiegata semplice

di Giovanni Dall'Orto

banconote 777x437Parlando con amici di quanto stanno discutendo i giornali rispetto a MES, monetizzazione del debito, eurobond, sentenza della Corte Costituzionale tedesca, mi sono reso conto del fatto che i termini della questione tendono a sfuggire a molti, perché i giornali, intenzionalmente, non vogliono presentare il problema nei suoi termini. Che sono semplici, ma che vengono resi complicati per non fare crollare la favola bella dell’euro e del “più Europa”.

Iniziamo dal denaro. Quasi tutti coloro che conosco parlano di “Stato che stampa denaro” o che “non deve stampare denaro se no abbiamo l’inflazione come la Germania di Weimar”.

Ma il denaro non viene “stampato” dallo Stato. Il denaro viene “creato“. Dalle banche. Il cosiddetto “circolante”, cioè monete, e banconote effettivamente a stampa, costituisce solo una piccola parte di tutto il denaro esistente (non ricordo più esattamente quanto, l’ultima volta che ne avevo letto era una percentuale sotto il 10%).

Capire il concetto è in realtà facile. Quanto denaro liquido possedete in tutto? E quanta parte di esso ha forma fisica di banconote e monete, e quanta invece è una semplice registrazione di un numero sul vostro conto corrente di una banca o ufficio postale? O di un credito presso un’assicurazione? O di un investimento? Ecco, quello è tutto denaro “non stampato”. Ma che esiste. Ed è il 90% del denaro. In pratica, il denaro “stampato” “dallo Stato” è l’eccezione, non la regola. Il denaro è oggi, per la gran parte, una scrittura contabile, un’annotazione in un computer.

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contropiano2

La bomba è l’Italia. La crisi dell’UE è imminente

di Wolfgang Streeck*

bomba iralia crisi“Noi vorremmo sapere… per andare dove dobbiamo andare… per dove dobbiamo andare?”

La battuta di Totò resta inarrivabile come sintesi del dibattito politico nella “sinistra” italiana, soprattutto quando si tratta di affronatre le coordinate fondamentali della realtà in cui ci troviamo a vivere. Ossia su struttura e gerarchia dei poteri (economici, politici, militari), stato della crisi capitalistica, ruolo dello Stato e quel “piccolo vincolo esterno” rappresentato dalla stratificazione di Trattati e istituzioni che costituiscono l’Unione Europea.

Senza un briciolo di chiarezza su questo mondo – certamente complesso – si è condannati a brancolare nel buio della regione. Tra patetici tentativi di usare le antiche categorie per nuovi fenomeni, o all’opposto di buttare a mare un patrimonio di idee e chiavi di lettura che non si riesce ad utilizzare.

Di base, quel che manca è lo studio della realtà empirica. Che è complicata, praticamente inaffrontabile con le risorse solo individuali e anche di piccoli gruppi. Ma camminare su un terreno sconosciuto espone ogni momento a rischi enormi, e a figuracce frequenti.

La scorsa settimana, solo per quanto riguarda l’ultimo (e persino il meno potente) dei “poteri forti” prima nominati, l’Unione Europea, si sono registrati due momenti importanti. Il primo è stata la sentenza della Corte Suprema tedesca, che ha dato tre mesi di tempo alla Bce per “giustificarsi” sulle politiche monetarie troppo “lassiste” degli ultimi anni.

Il secondo è stato l’”accordo” raggiunto nell’Eurogruppo per imporre il Mes (Meccanismo Europeo di Statbilità) come unico – al momento – strumento finanziario a disposizione dei governi per far fronte ai costi e ai danni della pandemia. Abbiamo smontato più volte la menzogna spudorata sull’”assenza di condizionalità”, e quei contributi rimandiamo senza tornarci.

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orizzonte48

La sentenza di Karlsruhe del 5 maggio e l'evocazione del MES

Cosa vuole veramente la Germania?

di Quarantotto

AFP 1R01FK ktAC 1020x533IlSole24Ore WebCome già avvenuto per il precedente post, pubblichiamo un brano, del libro di prossima pubblicazione, concernente la più stretta attualità; si tratta di un estratto di alcune delle complessive considerazioni che derivano dall'analisi del contenuto e degli effetti della sentenza della corte costituzionale tedesca del 5 maggio 2020 (compiuta dopo la sua pubblicazione).

La parte qui riprodotta riguarda più direttamente il merito economico di tale effetti.

Ma, come vedremo, una disamina logicamente rigorosa fa emergere l'abile strumentalità (tattica), della presa di posizione ostentata con la sentenza, rispetto a un più ampio obiettivo: quello di restaurare la German dominance nell'Unione europea.

Un obiettivo che in realtà non esige neppure l'integrale recepimento da parte della BCE.

La Germania, infatti, alzando la posta in gioco nella contesa sulla flessibilità di applicazione delle regole dell'eurozona, si pone in una situazione win-win: da adesso in poi, la BCE e la Commissione dovranno assolvere un onere della prova molto più rigoroso riguardo alla necessità di interpretazioni flessibili ed "evolutive" del quadro normativo dell'eurozona.

E questo appesantimento delle cautele imposte per poter legittimare le varie forme di tolleranza nell'allentamento della morsa deflazionistica, rafforzandosi la priorità di un pronto ritorno alla logica del consolidamento fiscale, è già una vittoria per la Germania.

Quantomeno nel suo impatto sulla visione che, già di suo, possiede la classe politica italiana.

...

f) In coerenza con l’anomalia di quanto appena evidenziato, risulta pure il passaggio della pronuncia relativo alla specificazione degli effetti di politica economica il cui “proporzionale” accertamento sarebbe mancato da parte della BCE e che la CGUE sarebbe stata metodologicamente incapace di rilevare.

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effimera

La Covid19 Economics e il trionfo europeo dei Chicago Boys

di Sargent Pepper

Effimera è venuta in possesso di alcune lettere scritte da un conservatore americano lobbista a Bruxelles e amante dei Beatles – che, per rispetto della privacy, abbiamo ribattezzato con uno pseudonimo: Sargent Pepper. Sono lettere indirizzate a un suo anziano collega ricoverato in una casa di riposo … In tempi di corona virus i postini a volte si disfano della corrispondenza per evitare luoghi pericolosi come le case di cura lombarde, ove è facile rimanere contagiati. Hans Iacob Stoer l’ha trovata e ora Effimera pubblica la traduzione del testo apparso a Gottingen in lingua inglese, traduzione del prof. Ferrante Pallavicino

St Peppers “See the worst thing about doing this
Doing something like this
Is I think that at first people sort of are a bit suspicious
‘You know, come on, what are you up to?’

The Beatles, A day in the life, 1967

1. Caro XXXXX è difficile immaginare il futuro quando si resta a casa a guardare dalle finestre.

È ancora più difficile quando si è in preda ad un bombardamento mediatico che ripete incalzante ritornelli insopportabili.

Fra questi ce ne sono alcuni che abbiamo costruito con dovizia proprio noi: i Chicago Boys.

Ed io sono uno di loro che, come tanti, ha trovato lavoro in Europa. Faccio parte di quel mondo di confine fra i funzionari di Bruxelles e le Università in cui si insegnano soprattutto le nostre teorie economiche. Teorie economiche che dominano la vostra visione politica. È ciò di cui mi hai chiesto di parlare durante la nostra ultima telefonata, e allora, sperando che possa mantenere vivo il tuo antico senso critico, parliamone, ricorrendo alle nostra amatissima carta da lettere.

 

2. Siamo in deflazione da molto tempo, soprattutto in Europa: siamo cioè in una situazione di diminuzione generale del livello dei prezzi. La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè deriva da un freno nella spesa di consumatori e imprese.

Qualche dato: l’inflazione della zona euro a marzo è calata di mezzo punto percentuale rispetto al mese precedente, scendendo dall’1,2% allo 0,7%: cibo, alcol e tabacco hanno il tasso annuale più alto (2,4% rispetto al 2,1% di febbraio), seguono i servizi (1,3% dall’1,6% del mese precedente), i beni industriali non energetici (stabili allo 0,5%) e l’energia (-4,3% dal -0,3% di febbraio).

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economiaepolitica

Dal coronavirus al debito

di Alessandro Somma

Come l’emergenza sanitaria consolida le relazioni di potere tra Paesi europei

Debito CoronavirusRapporto di debito e governance europea

Se dal punto di vista formale il rapporto di scambio è una relazione tra pari, lo stesso non può dirsi per il rapporto di debito. Esso è sempre una relazione tra diseguali: tra un creditore egemone e un debitore subalterno, il primo interessato a protrarre nel tempo lo stato di soggezione per assicurarsi un regolare flusso di denaro, ma anche e soprattutto per mantenere a lungo il controllo sul secondo. Questo vale per le persone, ma non solo per esse: pure le comunità politiche, inclusi evidentemente gli Stati, utilizzano il debito per esercitare potere. E anche in questo caso il rapporto debitorio costituisce un dispositivo di governo della produzione e riproduzione di soggettività[1], quelle individuali esattamente come quelle collettive.

L’Unione europea ha elevato il rapporto di debito a paradigma delle relazioni tra gli Stati membri. Lo ha fatto alimentando politiche monetarie e di bilancio concepite ad arte per riservare ad alcuni Paesi lo status di creditori e imprigionare altri nel ruolo di debitori. Certo, tutti gli Stati sono debitori, se non altro perché l’indebitamento sovrano si è imposto come espediente attraverso cui il capitalismo ha guadagnato tempo: ha consentito di finanziare il welfare e di rimandare così la sua crisi in quanto ordine in costante frizione con la democrazia[2]. Non tutti sono però debitori allo stesso modo: alcuni Paesi sono capaci di controllare la produzione della disciplina monetaria e di bilancio e di utilizzarla per rendere cronica e irreversibile la condizione di inferiorità degli altri Paesi[3].

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sinistra

L’Unione Europea uccide più del covid-19

di Massimiliano Bonavoglia

Fentanyl 4 casi anche in Emilia Romagna. Ma a uccidere e ancora l eroina articleimageL’indice S&P, che era precipitato da 3390 a 2190, sembra segnare una parziale ripresa del tonfo dovuto al COVID-19. Questa risalita viene tuttavia definita una Bull trap, ossia una falsa ripartenza da un interessante articolo di Chris Vermeulen che, comparando l’attuale pattern grafico (schema di andamento) con quelli degli ultimi 150 anni, conclude che l’attuale ripresa sia solo apparente, una bull trap, ossia una trappola che ingabbierà il toro (che in finanza rappresenta il valore in salita). Come mostra il grafico, prima del ritorno alla sensatezza di un mercato impazzito, sarà molto probabile un nuovo minimo su S&P500.

Se questa funesta previsione fosse vera, saremmo legittimati a pensare che il peggio per i mercati internazionali deve ancora arrivare. Gli ultimi interventi delle banche centrali (FED BCE e non solo) hanno adottato il Quantitative Easing, ossia l’allentamento quantitativo volto ad agevolare innanzitutto gli Stati nazionali entrati già nel 2019 in recessione, riduzione dei tassi di interesse, acquisto di titoli di Stato, di titoli finanziari, di corporate bonds (ossia titoli di grandi aziende mediante gli ETF) eccetera. Tutto questo prima del blocco forzato che oggi si estende a circa quattro miliardi di persone nel mondo, che ha fermato le produzioni globali e rallentato di due terzi i consumi. Per un sistema economico fondato essenzialmente su consumi, produzione di beni e obsolescenza programmata, questa situazione è indubbiamente preoccupante per la sopravvivenza del sistema stesso, oltre che degli esseri umani. Basta guardare gli indici del petrolio, che hanno segnato un nuovo minimo nonostante gli sforzi dell’OPEC di limitare le produzioni, per compensare il calo vertiginoso della domanda.

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fattoquotidiano

“L’Italia deve dire no al Mes. Senza di noi la Ue si scioglie”

di Alessandro Di Battista

L’ex deputato del M5S: “Proveranno a farci indebitare e a metterci all’angolo, ma abbiamo carte da giocare, come il rapporto con la Cina”

variant med 1200x630 obj20127316Caro direttore,

l’emergenza COVID-19 e l’inconsistente reazione dell’Europa – sopratutto se paragonata agli interventi economici cinesi, britannici e nordamericani – ha trasformato in euroscettici anche i più ferventi fanatici dell’Unione. Tuttavia non vi è nulla di puro nelle loro conversioni. Politici e commentatori senza spina dorsale seguono il vento e prendono posizione solo dopo aver letto l’ennesimo sondaggio commissionato e, spesso, pagato con denaro pubblico. Oggi, per la stragrande maggioranza degli italiani, l’Unione europea è un’organizzazione inutile per non dire dannosa. Per questo una schiera di sepolcri imbiancati da sempre trombettieri del sistema inizia a usare termini che fino a poche settimane fa utilizzavano solo quelli che lorsignori accusavano di populismo.

«Che Europa è se non c’è solidarietà adesso?» si domanda Romano Prodi. Francamente la solita Europa, l’unica che conosciamo, quella che ha strangolato la Grecia per depredarla. Fino al 2057, infatti, 14 dei principali aeroporti greci (tra cui Corfù, Creta, Zante, Rodi, Mykonos e Santorini) saranno gestiti dalla Fraport, un colosso dei trasporti tedesco con sede a Francoforte i cui azionisti principali sono il Land dell’Assia, la holding della città di Francoforte, Lufthansa e la merchant bank americana Lazard. Anche l’aeroporto di Atene è saldamente in mano teutonica, o meglio lo sarà fino al 2046, quando scadrà la concessione ad AviAlliance, società aeroportuale con sede a Düsseldorf. Gli aeroporti greci hanno permesso alla Fraport, tra il 2017 e il 2018 di aumentare i ricavi del 18,5%. «Non vi è nulla di male, è la logica del profitto» potrebbe obiettare qualcuno.

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tempofertile

Nascita della Nato e della Comunità Europea, un parto gemellare

di Alessandro Visalli

unnamed878r4eCi sono eventi noti, raccontati in tutte le salse e tranquillamente pacifici. Tra questi la connessione tra il progetto di unificazione europea e la necessità atlantica di tenere unito il fronte contro l’Unione Sovietica.

Poi ci sono dei documenti storici che ce li fanno guardare da vicino.

Questo documento messo a disposizione, con alcune esplicative carte, da Limes è di questo genere.

Il 3 aprile 1949 i vertici politico militari degli Stati Uniti e i ministri degli esteri dei paesi dell’Alleanza Atlantica si incontrano, su invito del Presidente Truman, per discutere della geopolitica di contrasto alla minaccia sovietica. L’occasione è la firma del Patto Atlantico. Vi presero parte il presidente americano Harry Truman, il segretario di Stato Dean Acheson, il segretario alla Difesa Louis Johnson e i ministri degli Esteri del Patto Atlantico: Carlo Sforza (Italia), Ernest Bevin (Gran Bretagna), Robert Schuman (Francia), Dirk U. Stikker (Olanda), Paul-Henry Spaak (Belgio), Halvard Lange (Norvegia), Lester B. Pearson (Canada), Gustav Rasmussen (Danimarca), José Caeiro de Mata (Portogallo). Nella riunione, di cui è disponibile oggi il verbale[1], il presidente americano detta con una certa decisione l’agenda del dopoguerra ai suoi sconcertati interlocutori. La minaccia è ben definita, si tratta del comunismo. Non solo quello della schiacciante forza militare sovietica[2] ma per la “forza sociale dinamica ed egualitaria” che “si nutre degli squilibri economico e sociali del mondo” e che rappresenta il “problema-base”, come dirà il presidente nel suo preambolo.

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albertomicalizzi

Sfatiamo gli equivoci e prendiamo coraggio!

di Alberto Micalizzi

bce98tt5Una serie di equivoci di fondo sul funzionamento dell’Unione Europea sta creando un’enorme confusione tra i non addetti, lasciando che i nostri rappresentanti agiscano nello spazio compreso tra ignoranza e malafede.

 

Equivoco N. 1 – La BCE non è una banca centrale

Pochi hanno compreso che il sistema bancario europeo non ha una banca centrale. Affinché la BCE fosse tale, dovrebbe poter fare due cose esplicitamente vietate dai trattati istitutivi:

i) Il prestito di ultima istanza agli Stati mediante l’acquisto diretto dei titoli di Stato, così come fa la Banca d’Inghilterra, la FED americana o la Bank of China.

ii) Perseguire l’obiettivo della crescita economica, anziché quello della stabilità dell’inflazione.

Dunque, cos’è la BCE? E’ una stanza di compensazione tra banche commerciali finalizzata prioritariamente al buon funzionamento del mercato interbancario. Andrebbe ridenominata “Organo di armonizzazione del mercato interbancario”.

 

Equivoco N. 2 – Il Quantitative Easing è uno strumento per il mercato interbancario

Un altro equivoco strutturale riguarda il Quantitative Easing (QE), che potremmo italianizzare chiamandolo “agevolazione creditizia”.

Si crede che la BCE attui l’agevolazione creditizia a favore delle banche affinché queste portino liquidità all’economia reale (famiglie e imprese). Sbagliato.

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coniarerivolta

Il sogno europeo condannato a morte dall’Eurogruppo

di coniarerivolta

marmotta“Amarti m’affatica, mi svuota dentro”. Dovrebbe essere questo il ritornello che da anni riecheggia negli animi di migliaia di elettori di sinistra, impegnati nella costruzione del sogno europeo. Un sogno a cui la realtà, e non il virus, ha in questi giorni inferto il colpo finale. Chi ha seriamente la volontà di spostare le condizioni di vita delle classi subalterne su un sentiero di progresso e uguaglianza non può che prendere atto di come la miseria delle scelte politiche di queste ore, ed in particolare le recenti risultanze dell’Eurogruppo, sia certificata dal marchio CE. Un Eurogruppo che è stato chiamato a pronunciarsi, vale la pena ricordarlo, in un contesto sanitario, quello della Covid-19, che neanche la generazione che ha vissuto l’ultimo conflitto mondiale aveva mai visto, con ormai 50mila morti in Europa, di cui 20mila solo in Italia.

Alla questione sanitaria però, con sempre più cogenza, si stanno affiancando le questioni economiche e sociali. Questioni che, per definizione, sono questioni politiche, e che pertanto non possono prescindere dal contesto istituzionale, quello dell’Unione Europea, nel quale ci troviamo ad agire, e che oggi più che mai ci impone di fare i conti con la storia. Il progetto europeo, infatti, ha radici profonde, e si sostanzia quasi subito come un progetto di unione monetaria. Questo processo, che fino all’inizio degli anni ’80 aveva visto l’opposizione delle sinistre italiane, è l’unica gamba di un soggetto volutamente zoppo. In barba a tutti i rapporti specialistici che suggerivano di avviare la fase di unificazione partendo dalla politica fiscale (tra cui il Rapporto Werner, un report della Commissione Europea del 1977 e il Rapporto Delors), le classi dominanti e i loro rappresentati politici hanno scientemente sviluppato la sola unione monetaria.

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lantidiplomatico

"Il ceto politico italiano deve affrancarsi dalla servitù del vincolo esterno"

L'Antidiplomatico intervista Alberto Bradanini

L'ex diplomatico è attualmente presidente del Centro Studi sulla Cina contemporanea dichiara all'AntiDiplomatico: "Per non sprofondare nell'abisso di un paese sottosviluppato, occorre recuperare immediatamente (almeno in parte) la sovranità monetaria"

c5531da2663fcfb0c34ff41b175f758f"I chimerici Stati Uniti d’Europa. Tale futuribile istituzione politica non è alle viste, perché semplicemente è assente il sottostante, vale a dire un popolo europeo. I popoli non nascono da un qualunque Eurogruppo". A dichiararlo all'AntiDiplomatico prima del vertice Ecofin di oggi e in vista del Consiglio europeo di giovedì che dovrebbe decidere una strategia europea alla crisi è Alberto Bradanini*, ex ambasciatore italiano a Pechino e Teheran. E l'Ambasciatore Bradanini non ha dubbi su quello che l'Italia dovrebbe fare per uscire dall'armageddon economico che si profila. "Il ceto politico italiano è chiamato ad affrancarsi dalla servitù del vincolo esterno, mettendo al centro il perseguimento di un diverso destino per il nostro Paese. Occorre recuperare immediatamente (almeno in parte) la sovranità monetaria e quanto più possibile quella istituzionale-democratica". E per farlo l'ex diplomatico italiano avanza una proposta precisa: "Emettere biglietti di Stato a corso legale circolabili solo in Italia (che come fatto negli anni ‘60 e ’70) legalmente compatibili persino con i trattati europei (art. 128 comma 1, del TFUE)".

Abbiamo chiesto poi all'Ambasciatore Bradanini, attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea, un giudizio sul ruolo che ricoprirà Pechino dopo la crisi, una riflessione sulla mancanza di solidarietà dai nostri alleati nel momento di maggior emergenza per il nostro paese dalla Seconda Guerra Mondiale e, infine, un commento sulle sanzioni criminali che gli Stati Uniti continuano ad imporre in una fase di lotta globale alla pandemia. "L’impero ideocratico messianico fondamentalista, quello americano, non ha alcuna pietà per i popoli che soffrono. Solo s’interessa all’espansione del proprio potere. Le nazioni che resistono alla sottomissione vengono attaccate politicamente, economicamente e quando serve anche militarmente."