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Aspettando Rafah

di Enrico Tomaselli

irvsis.jpgNell’imminenza dell’attacco israeliano a Rafah, l’ultima città palestinese non ancora completamente distrutta, proviamo ad analizzare le tattiche dell’IDF alla luce della particolare natura della società israeliana, di cui l’esercito è uno specchio fedele. Tenendo presente il gioco delle parti che sempre si tiene tra Washington e Tel Aviv.

La guerra biblica che Israele sta conducendo contro i palestinesi, come era facilmente prevedibile, sta raggiungendo il suo limite, senza aver conseguito un solo obiettivo. Naturalmente la propaganda sionista – e quella occidentale di rincalzo – negano tutto il negabile: le ingenti perdite militari, la fuga dal paese degli israeliani con doppia cittadinanza, la crisi socio-economica conseguente alla guerra, la mancata liberazione dei prigionieri israeliani a Gaza, l’impossibilità di smantellare la rete di tunnel della Resistenza, e ovviamente il fatto che l’IDF non sia stato capace di infliggere a questa perdite superiori a un 20% della sua forza combattente.

Ma ovviamente negare la realtà non serve a trasformarla. E, per di più, non dura a lungo. Quello che è accaduto in questi sei mesi e mezzo è che l’esercito per mezzo secolo ritenuto uno dei più potenti al mondo (nonché “l’esercito più morale del mondo”, nelle parole degli attuali leader sionisti) ha perso l’onore; quello militare, dimostrandosi incapace di sconfiggere un nemico infinitamente inferiore per armamenti, e quello umano, comportandosi sempre più come una banda di criminali di guerra.

Per comprendere Israele, bisogna guardare alla sua storia e alla sua società, e l’Israel Defence Force è non solo un elemento fondamentale della società israeliana, ma ne è anche uno specchio.

In un certo senso, quella che tradizionalmente è una divisione ben presente nelle società occidentali (tra civili e militari), in quella israeliana è quasi inesistente, non solo per via del fatto che la leva (obbligatoria) sia lunga (tre anni) ed estesa ad ambo i sessi, ma perché la società stessa si percepisce come costantemente in armi. Che poi più che essere minacciata da nemici esterni, sia invece essa stessa una costante minaccia per i vicini e per la popolazioni della regione, è qualcosa che ha a che vedere con la percezione soggettiva – ben alimentata dall’ideologia sionista.

Questa osmosi tra esercito e società ha fatto sì che, storicamente, molti dei leader politici israeliani siano stati alti ufficiali dell’IDF, poiché – in una società guerriera – i successi militari diventano automaticamente un trampolino di lancio politico.

Nonostante che, per ragioni puramente propagandistiche, Israele tenda a rappresentarsi come una società estremamente omogenea (al punto da proclamarsi recentemente come “stato degli ebrei”), la realtà è assai diversa. Il primo mito da sfatare è che gli ebrei siano una razza, o quantomeno un’etnia, e non semplicemente i seguaci di una religione. In questo, proprio l’osservazione della società israeliana offre una chiara chiave di lettura. I cittadini israeliani di religione ebraica, infatti, appartengono ad almeno quattro diversi gruppi etnici. Anche se non è molto noto, vi è una comunità di origine etiope (i falascià), la cui immigrazione fu largamente favorita nei decenni passati, proprio per sopperire al gap demografico tra ebrei e arabi. E ancor meno nota – e del resto ancor più piccola – vi è una seconda comunità di ebrei di origine indiana.

Le due maggiori comunità ebraiche israeliane sono comunque quella ashkenazita (cioè gli ebrei di origine europea) e quella sefardita (gli ebrei di origine arabo nord-africana).

A queste due comunità corrispondono, per grandi linee, anche due diversi ruoli nella società, e due diverse visioni della stessa.

Tradizionalmente, le élite politiche israeliane appartengono alla comunità ashkenazita. E sono state a lungo espressione dell’ala socialdemocratica e (poi) liberal del sionismo. Mentre tra i sefarditi prevale un atteggiamento più conservatore.

Entrambe le comunità sono significativamente impegnate nella colonizzazione dei territori occupati, e a partire da questa realtà si è prodotto un processo sia di radicalizzazione politica (verso l’estrema destra) sia di radicalizzazione religiosa (verso un sionismo messianico).

Questa doppia radicalizzazione, inoltre, va a sommarsi a una maggiore prolificità dei coloni, rispetto agli israeliani urbanizzati, che quindi va a riflettersi in modo crescente sul diverso peso politico ed elettorale; in una popolazione abbastanza ristretta (gli israeliani di religione ebraica sono meno di otto milioni), basta poco per far pendere la bilancia da una parte piuttosto che da un’altra. E tutto ciò ha un riflesso immediato anche sulle forze armate, che come detto sono un esercito di leva.

La caratteristica dell’esercito israeliano, quindi, è che questa sua forte connessione con la società lo plasma in molti sensi. Poiché infatti la società israeliana è piccola, necessita che le sue risorse umane siano pienamente impegnate nel farla crescere e prosperare; e ciò si traduce nel fatto che, mentre praticamente tutti i cittadini [1] prestano servizio di leva, sono molto pochi coloro che proseguono la carriera militare. Questo produce un fenomeno molto singolare, rispetto alle forze armate degli altri paesi. Mentre infatti in questi sia il corpo ufficiali che quello sottufficiali (cioè l’infrastruttura gerarchica) sono pressoché completamente formati da personale di carriera, nell’esercito israeliano sono prevalentemente di leva. Non è quindi raro trovare ufficiali, anche di grado elevato, molto giovani d’età. Questo comporta non solo un minore controllo lungo la catena di comando, ma ovviamente anche una minore esperienza a vari livelli di questa.

Il fatto che un numero crescente di giovani militari venga dalle colonie dei territori occupati, e siano quindi radicalizzati in senso politico e religioso, si riflette immediatamente sull’atteggiamento nei confronti del nemico palestinese, così come sul fatto che buona parte della linea gerarchica è coperta dai medesimi giovani, il che a sua volta si traduce nel fatto che gli ufficiali condividono questo atteggiamento, e non vi pongono freni.

Questo è ciò che Alastair Crooke [2] definisce “escatologia calda”, ovvero la manifestazione politica e militare di quella parte di società che si ritiene la vera interprete dell’ebraismo, e che tende ad applicare letteralmente e pedissequamente l’Antico Testamento come base normativa e comportamentale. In questo senso, quella che si sta profilando è una trasformazione della società israeliana in senso integralista, quasi prefigurando una sorta di ISIS ebraico.

Le conseguenze pratiche di tutto ciò, sul campo di battaglia, sono tutto sommato abbastanza evidenti.

Unità militari composte da soldati, sottufficiali e ufficiali giovani e giovanissimi, privi di esperienza di combattimento, ma al tempo stesso carichi di una forte ideologia politico-religiosa nazionalista, che si sono trovati catapultati in una situazione di guerra già di per sé estremamente complicata, stanno prevedibilmente reagendo nel modo sbagliato.

Uno degli aspetti interessanti di questo conflitto, è che si sta per certi versi sviluppando secondo uno schema già visto in Vietnam [3]. Quando gli strateghi del Pentagono cominciarono a rendersi conto che l’esercito americano, con tutta la sua potenza di fuoco, non riusciva ad aver ragione della guerriglia vietcong, cominciarono a pensare che dovessero provare ad applicare una diversa strategia. Poiché la direttiva politica era che bisognava vincere, e d’altra parte i generali non avevano alcuna voglia di andarsene da lì sconfitti, si immaginarono un approccio capace di snidare i guerriglieri, e avviarono il programma “search and destroy”, che consisteva nel dividere il territorio in settori, e procedere a ripulirli uno dopo l’altro. Il risultato fu che la catena di comando chiedeva risultati, e che questi finivano con l’essere espressi dal numero di vietcong uccisi. Per cui i vari reparti dell’US Army in pratica uccidevano tutti gli uomini dei villaggi, rubricandoli poi come guerriglieri. Esattamente quello che sta facendo l’IDF, che identifica come combattenti di Hamas praticamente tutti i maschi adulti che uccide quotidianamente.

A monte del problema strettamente militare, infatti, c’è quello politico. Colto in contropiede dall’attacco della Resistenza palestinese del 7 ottobre, Israele ha infatti reagito con rabbia e ferocia, ma senza alcuna strategia, cioè senza obiettivi conseguibili e senza una idea sul come conseguirli. Il tutto complicato dal fatto che il capo del governo teme di finire in carcere appena dovesse perdere l’incarico, ed ha quindi tutto l’interesse a tenere aperto il conflitto il più a lungo possibile. L’IDF si è così rapidamente trovato a combattere in una situazione per la quale non solo non era preparato, ma nella quale non ha un percorso chiaro da perseguire, e in cui invece – nonostante la preponderanza bellica e tecnologica di cui dispone – è l’insieme delle forze che compongono l’Asse della Resistenza a mantenere l’iniziativa strategica.

Di conseguenza, le perdite – sia di attrezzature che di personale – si sono fatte sempre più elevate, a fronte dell’inconsistenza di successi militari acquisiti. Il che, ovviamente, non poteva che produrre frustrazione nelle truppe sul campo. Inevitabile conseguenza, le unità di prima linea perdono il controllo, si abbandonano a saccheggi, a rastrellamenti indiscriminati, a torture ed esecuzioni sommarie.

In questo contesto, Israele è costretto a spostare ancora una volta in avanti la resa dei conti con sé stesso (con i propri fallimenti militari e politici), e quindi – poiché il tentativo di allargare il conflitto contemporaneamente all’Iran e agli Stati Uniti è miseramente fallito – non ha molte altre chance a disposizione, se non quella di proseguire nell’operazione su Gaza. L’attacco a Rafah è l’ultima spiaggia, e da questo deve sortire qualcosa spendibile come un risultato capace di dare un senso a tutto quanto.

La quadratura del cerchio, però, è più complicata che mai. Washington ha dato il via libera, ma ha assoluto bisogno che l’operazione non si trasformi nell’ennesimo sterminio di massa; la scadenza elettorale si avvicina, e già il clima si sta infuocando nel paese, con le università e le comunità islamiche e nere in rivolta contro le politiche filo-israeliane dell’amministrazione Biden. Pensare di distruggere Hamas, dopo non esserci riusciti in quasi sette mesi, è una pia illusione. Le possibilità di liberare almeno un po’ di prigionieri sono decisamente scarse.

Oltretutto, è facilmente prevedibile che l’attacco all’ultima città della Striscia di Gaza non ancora del tutto rasa al suolo provocherà una reazione su tutti i fronti, da parte dell’Asse della Resistenza. C’è da aspettarsi un moltiplicarsi degli attacchi dal Libano, dall’Iraq, dalla Siria, dallo Yemen. E la Resistenza non ha soltanto l’iniziativa strategica, ma anche la capacità tattica di modulare la propria azione militare in modo tale da impedire l’escalation voluta da Tel Aviv, pur mantenendo una forte incisività. Tutto ciò porta purtroppo a prevedere che, per quanto il gabinetto di guerra vorrebbe evitarlo, l’unico risultato visibile che l’IDF potrà ottenere entrando a Rafah sarà quello di fare una nuova, grande strage di civili palestinesi.

Questo, ovviamente, è semplicemente orribile, e tragico. Il prezzo che il popolo palestinese sta pagando per il suo ostinato rifiuto a sottomettersi – cioè a farsi espellere dal proprio territorio – è enorme. Ma è importante comprendere che la questione è più ampia.

Per Israele, questo è ovviamente un passo verso la realizzazione del sogno di Eretz Israel. E per far sì che si realizzi, bisogna prima di tutto spezzare la resistenza del popolo palestinese, e trasformare in realtà quella che era la doppia menzogna fondativa di Israele: “una terra senza popolo per un popolo senza terra”. Doppia perché non solo quella terra un popolo lo aveva e ce l’ha, da migliaia di anni, ma perché non c’era neanche un popolo senza terra, ma i seguaci di una religione che intendevano abbandonare le terre in cui vivevano per appropriarsi di quella altrui (un caso tipico di colonialismo). Quindi il genocidio in atto è una misura di terrorismo di massa, che insieme alla distruzione sistematica di Gaza (non solo delle sue abitazioni e istituzioni, ma anche di tutto ciò che può costituire retaggio culturale e legame con la terra), e alla fame come arma, punta a spingere i palestinesi a un esodo di massa, una seconda – e più grande – Nakhba.

Ma per gli Stati Uniti non c’è solo il mantenimento di un presidio in Medio Oriente. Il conflitto israelo-palestinese è oggi anche un test, per comprendere come reagisce il resto del mondo alle proprie politiche egemoniche, portate all’estremo.

In questo senso, Israele gioca il ruolo del proxy esattamente come gli ucraini con i russi. E una delle cose che più interessano agli USA è che oggi “Israele è impegnato in uno sforzo deliberato e sistematico per distruggere le leggi e le norme esistenti sulla guerra” [4].

Nella percezione occidentale – o meglio, in quella che la narrazione propagandistica ha fatto sì che divenisse la percezione occidentale – la guerra è una questione sempre più tecnologica, e anche quando diventa ibrida è da intendersi come giocata su altri piani, diversi dal campo di battaglia e per ciò stesso meno sanguinosi. Ma la realtà – che tutte le guerre contemporanee ci restituiscono, dall’Ucraina alla Palestina, dal Sudan al Myanmar – è che invece sono ancora massicciamente fatte di uomini in carne e ossa, e che il fattore umano (la capacità di mobilitare e impegnare manpower) è ancora determinante. Per questo, la possibilità di liberare la guerra da quell’insieme di norme che cercano di circoscriverne gli effetti – si direbbe, di scioglierne i lacci che la tengono legata – diventa un terreno da esplorare con interesse, per chi vede nella guerra la prima e l’ultima risorsa con cui cercare di mantenere il dominio globale.

In questo senso, quindi, Rafah potrebbe essere visto anche come un grande esperimento, per capire se, cosa e come si può fare, spingendosi oltre.


Note
1 – In Israele, almeno fino a ieri, le piccole comunità di ebrei ortodossi erano esentate dal servizio militare, ma una recente legge lo impone ora anche a loro, il che sta suscitando forti proteste da parte delle stesse. Da notare che anche tra queste comunità esistono differenze significative; ve ne sono infatti alcune fortemente sioniste, e altre che, in virtù della loro interpretazione della Torah, non solo ritengono il sionismo una aberrazione, ma addirittura negano il diritto di Israele ad esistere come stato, e conseguentemente sono filo-palestinesi…
2 – “Will zionism self destruct?”, Alastair Crooke, Strategic Culture
3 – Cfr. “Gaza: The Strategic Imperative”, intervista a Michael Hudson, riportata sul sito dello stesso.
4 – Ibidem
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Comments

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Alfred
Wednesday, 01 May 2024 22:23
Francesco, scusami
hai mai dovuto scegliere tra due mali?
Non ricordo se in pscicologia si chiama conflitto di repulsione repulsione, qualcosa del genere.
Vede, a volte nella vita succede. Credo sia successo pure a un cert winston nella seconda guerra mondiale dover scegliere tra un certo adolfo e un certo stalin.
Credo avesse sviluppato verso il partner scelto anche una certa ammirazione pur non avendo nessuna simpatia per lui e per quello che rappresentava.
Io non credo alle religioni e ai puri, gli umani spesso fanno quello che possono e non sempre coincide con la purezza ne' di comportamenti ne' di idee.Selmi rispondera' per se e se leggera', non mi sento cane da riporto e non rispondo di lui. Ogni volta che ho avuto qualcosa da dire ho commentato le sue cose, su altre ho sorvolaro. Sulla wagner ho insistito, per me erano mercenari, forse utili, ma certo non gente di cui fidarsi o andare fieri. Direi che farebbe bene a commentare da lui, a volte ricevere critiche aiuta anche chi ha fatto affermazioni peregrine a cambiare punto di osservazione.
Per quanto riguarda israele, lei crede che agli arabi stiano simpatici gli israeliani e insisteranno all'infinito? In primo luogo stanno facendo una cosa che lei condannerebbe ... stanno venendo meno a un atteggiamento intransigente per trovare una mediazione. L'instabilita' non li favorisce, ma se potessero credo a bibi darebbero un buffetto calzato sul fondo schiena.
In ogni caso a volte le situazioni cambiano e non si deve scegliere tra due mali. In quel caso temo che il povero israele .... avrebbe perso un treno interessante e vantaggioso
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Alfred
Wednesday, 01 May 2024 22:26
Non ne azzecco una, doveva andare in coda al commento di Francesco, scusate
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Francesco
Wednesday, 01 May 2024 21:31
Vedremo cosa accadrà, ci sono tante variabili in gioco. Ad esempio, Arabia saudita e Giordania pare abbiano contribuito a fermare i missili iraniani diretti in Israele, quindi l'intesa con le monarchie non è necessariamente fallita. Non me la sento di fare previsioni. Come agire verso Israele se potessi l'ho già scritto.

La mia obiezione era d'altro tipo. Pubblicare articoli che parlano di "asse della resistenza" - espressione che è di per sé una presa di posizione - senza nessun commento, dà l'idea di accettare un certo tipo di orientamento verso il quale chi è di sinistra radicale, anche comunista, dovrebbe avere qualche remora. Invece niente.

Questo vale a maggior ragione per gli interventi di Selmi sull'Ucraina - dovrei rivolgermi a lui ma colgo l'occasione qui( puoi fargli leggere se credi ). Ho letto, nei suoi commenti sugli eventi, che la pretesa degli ucraini di non esser più russi è "innaturale" - quando la concezione della nazione come immutabile fatto di natura sarebbe da destra "volkisch", non da comunisti. Ho letto mezzi elogi della Wagner( prima della sua rivolta ovviamente ), un corpo di mercenari dal nome significativo che ha usato le svastiche. Ho letto un compiaciuto commento su una retata della polizia russo contro dei "fighetti" che si davano ai bagordi a Mosca, con implicita ma chiara fiducia in uno statalismo militaresco che si suppone porti più austera equità nella società. Ho letto che con le elezioni russe gli abitanti "determinano il loro destino" - e non da ultimo, che gli ucraini passeranno dalla parte della Russia perché quest'ultima si mostra militarmente più forte: si capisce, se qualcuno si mostra più forte io passo dalla sua parte, se non voglio rischiare la vita per fermare un'invasione vuol dire che non è un'invasione.

Insomma signori, fate come volete, il sito è vostro. Sappiate soltanto, per quel che vale, che qualcuno vorrebbe vedere più senso critico, anche verso chi fa l'anti occidentale - perché tante volte sembra davvero venir meno.
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Lorenzo
Thursday, 02 May 2024 19:41
Caro Francesco, Carl Schmitt avrebbe detto che la forza della vita reale spinge irresistibilmente la sostanza ideale a riconfigurarsi secondo la logica del 'politico', quella del duopolio nemico-amico.

Chi è nemico del mio nemico è anche mio amico. E siccome un comunista non fucsia e non piddino è naturalmente nemico dell'impero del capitalismo di rapina e delle multinazionali d'assalto, gli amici di Sinistrainrete si identificano con chi lo combatte.

In ciò agevolati dal fatto che l'impero americano è più potente, russi e palestinesi si trovano schiacciati sulla difensiva ed è quindi più facile apparentarli ai poverelli afflitti del vangelo cristiano e ai proletari sfruttati di quello marxista.
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green
Wednesday, 01 May 2024 09:54
Per me è molto difficile continuare a leggere questo ring comunista, perchè purtroppo si sta dimostrando sempre più antisemita.
Ho sempre pensato fin da piccolo che il PC fosse dalla parte del giusto.
Ormai ho 50 anni, e il comunismo mi ha tradito negli ultimi 4 anni in maniera allarmante.
Mi piace ancora ascoltare qualche parola critica sull'economia, ma sembra che per quanto riguarda la politica ormai l'intero universo spezzettato in mille sottogruppi, evidentemente pieni d'odio l'uno con l'altro, ha perso non solo l'orizzonte critico, ma proprio quello morale.
L'antisemitismo fenomeno irrazionale fin dall'antichità oggi si esprime nell'automatica condanna di Israele.
Fino a poco prima di questa guerra davo per scontato anch'io questa cosa.
Ma poi amici razionalisti mi hanno fatto capire quanto questa idea sia parte di una strategia ideologica molto più ampia.
Questa strategia è propria dell'intero mondo musulmano, ed è conosciuto come islamismo-politico.
Esso fa affidamento proprio sull'antismetismo dell'occidente, già visto all'opera ai primi del novecento e che condurrà sotto gli occhi silenti di tutti all'olocausto.
Ecco mi piacerebbe che il comunismo diventasse liberale.
Che cominciasse a mettere in dubbio il suo collettivismo d'accatto, senza strumenti econimici, storici e morali.
Il comunismo è proprio ciò che l'islam sta cavalcando, che siano i movimenti studenteschi, le future elite dell'america, o che siano le sovvenzioni della cina, la pratica delle democrazie occidentali si sta rivelando disastrosa.
Consiglio un ripasso di storia all'intero ring.
E' evidente che non si conoscono i fatti.
Il primo e più evidente male è che non si parla MAI di hamas, che sia il ring di quattro comunisti come noi (ma il mio è liberale, e non vedo nemmeno l'ombra di questa necessario passo in avanti dalla comunità intellettuale, che questo ring speravo tanto da imparare: l'esatto opposto) o che sinao i mass media, che tutto sono tranne che sionisti.
Ma sul serio...
Voler tenere i piedi in due staffe l'una del bene, della democratica israele, e un del male, dell'islamismo politico, fa solo danni.
I comunisti ad oggi la tengono solo dentro la staffa del male dell'islamismo politico.
Dall'esterno è alluncinante.
Ma credo ancora nell'intellettualità.
E proverò a dire qualcosa anche qui. Mi rifiuto di credere che tutti i comunisti sia pro-islam.
C'è sempre una eccezione, e per ora sono solo io.
Saluti.
Vediamo anche se bannate o meno.
Sarà comunque interessante.
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Alfred
Wednesday, 01 May 2024 14:37
Il primo e più evidente male è che non si parla MAI di hamas,

E perche', di grazia, si dovrebbe partire da hamas?
E perche' non si dovrebbe partire dal sionismo (osteggiato dagli ebei religiosi, in alcuni casi anche oggi, vedi neturei karta e affini, l'ebraismo e' una religione, che fosse una razza lo ha deciso hitler e veda lei se essere definiti da hitler sia una cosa cui attenersi) e della sua natura coloniale?
perche' gli ebrei dopo la seconda guerra mondiale sono stati spinti come una mandria in palestina dai popoli che li hanno sottosti a sterminio e non sono stati invece alloggiati in uno stato autonomo a cavallo tra germania e italia a eterna memoria di quello che avevano fatto i nazifascisti?
Non sarebbe stato piu logico?
Invece l'europa e' stata ben felice di mandarli a colonizzare terre che non era le sue, ma erano densamente popolate dai palestinesi. Dove, peraltro gli ebrei vivevano da millenni in pace con i locali.
Tuttora tra palestinesi ci sono persone di religione islamica, cristiana ed ... ebraica. Una cosa che nessuno dei sionisti dice e' che i samaritani sono di religione ebraica e sono parte dei palestinesi, sempre vissuti in palestina considerandosi palestinesi con la loro specifica religione. Oggi continuano a vivere insieme ai palestinesi e hanno anche passaporto israeliano.
non risulta cje i samaritani ( per quel che so) abbiano mai subito pogrom da parte dei palestinesi.
Le faccio una domanda a proposito di democrazia
Secondo lei e' piu democratico uno stato in cui vivono cittadini con diversi credi religiosi e analoghi diritti o e' piu democratico una stato per una sola etnia (definita, bianca, ariana ebraica o in qualdiai altro modo) in cui i diritti sono piu ampi per l'etnia dominante (quella cui e' riservato lo stato) e minori o piu restrittivi per altri gruppi umani non compresi nel gruppo con pieni diritti?
Si faccia la domanda, si dia la risposta ricordandosi che sinora i palestinesi non hanno mai dichiarato di voler dare maggiori diritti ai palestinesi di religione mussulmana piuttosto che a quelli di religione cristiana o samaratina (ebraica), mentre israele ha messo per iscritto leggi che dicono che israele e' stato degli ebrei, per gli ebrei. Se non sa cosa vuole dire si chieda cosa succede a palestinesi ed ebrei che vogliano sposarsi. Se lo chieda e vada a cercare su internet cosa prevedono le leggi israeliane in merito. Trova notizia di queste leggi che disciplinano la vita comune di persone che osano sposarsi con cittadinanze diverse (isreliana palestinese o altri stati mussulmani). Dall' ansa https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/stati/israele/2012/01/12/visualizza_new.html_43252184.html
A amnesty international https://www.amnesty.it/apartheid-israeliano-contro-i-palestinesi/
Noti covi di sinistra comunista trinariciuta.
Prima di hamas le comunita' palestinesi erano le piu laiche dell'intero medioriente, il libano era considerato la svizzera del medio oriente. Grazie alla falsa (si legga amnesty international) democrazia di israele e ai sostegni coloniali di popoli che hanno perseguitato gli ebrei per centinaia di anni i sionisti sono riusciti a fare i disastri geopolitici e i massacri che vediamo ancora in atto.
Tutto questo non ha niente a che vedere con l'ebraismo, si tratta di colonialismo prono all'imperialismo occidentale e autentica iattura per chi davvero e' ebreo e non smette di gridare not in my name.
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Ascanio Bernardeschi
Wednesday, 01 May 2024 13:37
Non capisco cosa c'entri accusare ogni volta di antisemitismo che si oppone a una determinata e criminale politica statuale. Mi sare anche rotto un po' le scatole
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Alfred
Wednesday, 01 May 2024 09:12
Lei e' disposto a riconoscere buone intenzioni di cui io dubito, cito
Unità militari composte da soldati, sottufficiali e ufficiali giovani e giovanissimi, privi di esperienza di combattimento, ma al tempo stesso carichi di una forte ideologia politico-religiosa nazionalista, che si sono trovati catapultati in una situazione di guerra già di per sé estremamente complicata, stanno prevedibilmente reagendo nel modo sbagliato.

Esattamente quello che sta facendo l’IDF, che identifica come combattenti di Hamas praticamente tutti i maschi adulti che uccide quotidianamente

Lei crede?
Crede davvero che siano impreparati e facciano cose sbagliate? O che uccidano tutti i maschi palestinesi (anche in culla e anche femmine) perche' potenziali hamas?
Capisco che ci si vada con i piedi di piombo per evitare accuse di antisemitismo, ma non si fa un favore agli ebrei ( quelli che gridano not in my name e che stanno andando in galera come antisemiti nelle universita' usa) evitando di dire che piuttosto che sbagli sembrano autentiche ( espresse ai vertici: nemici uguali a bestie) scelte sia incitate che promosse.
Non sbagli, non inesperienza, Scelte. Punto
Che dovranno essere giudicate come crimini di guerra. Punto.
Affamare (con coro di supporter civili) e' scelta, uccidere a sangue freddo ( e non oggi) bambini e genitori e' scelta, non solo come esercito, ma individuale. Non riconoscerlo, urlarlo, condannarlo vuole dire dare dei coglioni ai refusenik, ebrei israeliani che piuttosto che fare quello ce fa l'idf si fanno la galera.
Ammiro gli irlandesi che non dimenticheranno mai il dominio inglese e che trovano repellenti gli sterminatori e affamatori di popoli. Unici europei ad affiancarsi al Sudafrica nel tentativo di perseguire penalmente questi criminali.
Perche' sono criminali e il fatto che rivendichino la religione ebraica e' strumentale come non smettono di ricordarci i neturei karta, Finkelstein e tantissimi altri ebrei sia laici che religiosi.
Non nel nome degli ebrei, non nel nome dell'umanita', che ne rispondano nei tribunali e nel dirlo sento che non sara' sufficiente
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Francesco
Wednesday, 01 May 2024 19:08
Sarebbe il caso di dire quale soluzione si ritiene insieme accettabile e fattibile, riguardo alla Palestina e in generale al medio oriente. Posso sbagliarmi al riguardo: articoli di questo tipo danno l'idea di parteggiare per una vittoria dell'Iran/alleati( Hezbollah, Houti e altri: l' "asse della resistenza" ) sugli Usa/più o meno alleati( monarchie arabe, curdi )e per la soppressione di Israele come Stato.
Qualcuno dà l'idea di credere che ci sia una specie di fronte per l'emancipazione dell'umanità rappresentato da chiunque contrasti l' "Occidente", da Putin - con il quale qui concordate in tutto e per tutto sull'Ucraina - in giù; Tomaselli è uno di costoro.
A scanso di equivoci, io contro Israele metterei in atto un blocco commerciale se non una spedizione militare e spingerei per la creazione di uno Stato palestinese - ma so che non accadrà. Tomaselli è in effetti più realista o meno irrealista, se auspica una vittoria iraniana in medio oriente e fa propaganda per questo. Che sarebbe un miglioramento per l'area, invece, ho forti dubbi.
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Alfred
Wednesday, 01 May 2024 20:28
Faccio un piccolo esercizio del solito cinismo.
Non mi importano le parti in causa, le loro idee i loro alti principi.
Da sempre (e sono stato preso a male parole) ho sostenuto che l'ucraina aveva convenienza a stare neutrale, rispettando le minoranze e ottenendo il piu possibile dalla russia.
La Russia avrebbe dato molto pur di non sostenere una guerra e non entrare in conflitto con l'Europa che era un buon mercato e gli permetteva di bilanciare la Cina. Oggi scopriamo (ma lo sapevamo gia dai russi, solo che c'e' gente che crede che i russi mentano per dna) dai giornaloni ammereggani che in effetti anche agli ucraini non dispiaceva, ma dispiaceva a boris e alla nato. Quindi a breve l'ucraina non esistera' piu, quando lo prospettavo c'erano persone che mi odiavano e lo dicevano. Oggi qualcuno di quelli che voleva andare in prima linea quando mi vede evita di affrontare l'argomento. Confermo che non ho nessuna simpatia per Putin e mi dispiace per le popolazioni coinvolte
Cosa poteva fare il povero israele in alternativa a un massacro ...vediamo, .. hum poteva lottare per il prossimo nobel per la pace e ottenere in cambio parecchie cose. Sul premio nobel esagero visti i precedenti tipo piombo fuso, ma sul rinunciare a un genocidio in cambio di parecchie cose dal mondo arabo o che gli sta intorno ho pochi dubbi.
Questo e' un articolo di panorama, panorama, non un giornale antisionista
https://www.panorama.it/arabia-saudita-israele-usa-bin-salman
Non dice cosa doveva fare bibi, ma cosa si continuava a muovere durante la mattanza come proposte nel mondo intorno e probabilmente non solo in quello degli accordi di abramo. Se la classe politica israeliana fosse stata meno pavloviana (sempre gli stessi riflessi pistoleri da destra e sinistra) si sarebbe dovuta interrogare sul suo presente (le sue forze umane e militari) il contesto (parecchio evoluto in pochi anni tra brics e situazioni economiche industriali di paesi amici e nemici, non trascurando i gravosi impegni di parecchi in ucraina) piu varie ed eventuali.
Poi si sarebbero dovuti chiedere nella peggiore delle ipotesi cosa potevano perdere attaccando manu militari gaza, ad es. le vite di quanti soldati, il tempo necessario, la chiusura dell'economia, la reputazione, l'esodo di grossa parte della popolazione, il rifiuto di altri a combattere e varie ed eventuali, cose parecchio prevedibili.
Fatto questo in un'oretta ci si poteva interrogare sul vantaggio delle alternative.
Ad es. siamo stufi di queste reiterazioni e stiamo vedendo i nostri sponsor con il fiato corto sull'ucraina, quanto e per quanto tempo potrebbero sostenerci nella peggiore delle situazioni? Forse e' meglio evitare di scoprirlo.
Visto che bisogna reagire allora cosa fare? Una telefonata allo sponsor e a quelli dell'Abramo e vedere a fronte di quale cessione da parte nostra (quello che i sauditi propongono da anni a fronte di un riconoscimento di israele e non solo, per esempio) e della rinuncia gandhiana e propagandata (il marketing di una nazione non ha prezzo) a radere al suolo Gaza cosa ci danno? come merci di nazione favorita, materie prime a basso costo e altri gadget utili alla piccola e miseranda nazione che scordiamo sempre di essere in assenza di grandi sponsor.
La racconto cosi, ma si potrebbe fare di meglio. Non so se le cose sul piatto avrebbero soddisfatto le parti ne se la trattativa sarebbe stata possibile, ma provandoci (e nascondendo i tratti piu venali della cosa) avrebbero dato almeno un segno di essere usciti dal riflesso pavloviano ed entrati a buon diritto nel bazar mediorientale. Se si giocavano bene le carte potevano diventare la nazione trainante dell'area con tutti i vantaggi.
Ovviamente i palestinesi avrebbero dovuto patecipare e acconsentire.
Che dite, se avessero giocato diversamente dal solito gli avreste dato almeno un premio per la buona volonta'?
Invece agiscono uguale a sempre senza neanche avere sentore che le condizioni del mondo e anche gli atteggiamenti degli ebrei nel mondo (che loro rappresentano sempre meno) non ne vogliono sapere del fascismo sionista, non necessariamente per amore dei palestinesi, ma perche' proprio non piace, deve stare nelle fogne anche quando si ammanta di ebraismo.
Comunque adesso la frittata e' fatta, israele seguira' la sua china, in discesa. Incolpera' i palestinesi? io direi che farebbero meglio a guardare la pochezza delle
L classi dirigenti, se hanno un neurone sicuro che non lo stanno usando.
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Alfred
Wednesday, 01 May 2024 20:48
Ps vorrei aggiungere una cosa sulla miopia di istaele e di chi lo sostiene, acriticamente e pensando il mondo intorno come immutabile
In questo articolo Gianandrea Gaiani pone una domanda iortante, per Israele, per noi Tutti
https://www.sinistrainrete.info/geopolitica/27947-gianandrea-gaiani-da-israele-un-blando-attacco-all-iran-ma-la-vera-sfida-e-con-l-occidente.html

.... ma la domanda che invece dovremmo porci è un’altra: cosa accadrebbe se russi e cinesi intercettassero droni e missili israeliani o statunitensi diretti a colpire l’Iran?

Voi vi siete posti la domanda? Credete che bibi ci pensi?
Non lo so, ma temo di no. Eppure porsi domande del genere oggi e' necessario e rispondere pavlovianamente da 75 anni (si sono chiesti gli israeliani quanto i palestinesi o altri stati sfruttino o possano sfruttare questa loro previdibilita'?) e' rischioso, forse mortale. Il microbo territoriale del medio oriente che si immedesima in david, conta sulle forze celesti e invoca il dio della vendetta forse ogni tanto dovrebbe porsi questa e altre domande, darsi qualche risposta. Adesso sembra stiano invocando manipoli di sionisti da mandare nel mondo a punire quelli che dissentono e secondo loro sono tutti antisemiti, anche se ebrei praticanti. Direi che se spendessero meglio forze e cervelli eviterebbero una fine ingloriosa.
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Francesco
Wednesday, 01 May 2024 21:54
Vedremo cosa accadrà, ci sono tante variabili in gioco. Ad esempio, Arabia saudita e Giordania pare abbiano contribuito a fermare i missili iraniani diretti in Israele, quindi l'intesa con le monarchie non è necessariamente fallita. Non me la sento di fare previsioni. Come agirei verso Israele se potessi l'ho già scritto.

La mia obiezione era d'altro tipo. Pubblicare articoli che parlano di "asse della resistenza" - espressione che è di per sé una presa di posizione - senza nessun commento, dà l'idea di accettare un certo tipo di orientamento verso il quale chi è di sinistra radicale, anche comunista, dovrebbe avere qualche remora. Invece niente.

Questo vale a maggior ragione per gli interventi di Selmi sull'Ucraina - dovrei rivolgermi a lui ma colgo l'occasione qui( puoi fargli leggere se credi ). Ho letto, nei suoi commenti sugli eventi, che la pretesa degli ucraini di non esser più russi è "innaturale" - quando la concezione della nazione come immutabile fatto di natura sarebbe da destra "volkisch", non da comunisti. Ho letto mezzi elogi della Wagner( prima della sua rivolta ovviamente ), un corpo di mercenari dal nome significativo che ha usato le svastiche. Ho letto un compiaciuto commento su una retata della polizia russo contro dei "fighetti" che si davano ai bagordi a Mosca, con implicita ma chiara fiducia in uno statalismo militaresco che si suppone porti più austera equità nella società. Ho letto che con le elezioni russe gli abitanti "determinano il loro destino" - e non da ultimo, che gli ucraini passeranno dalla parte della Russia perché quest'ultima si mostra militarmente più forte: si capisce, se qualcuno si mostra più forte io passo dalla sua parte, se non voglio rischiare la vita per fermare un'invasione vuol dire che non è un'invasione.

Insomma signori, fate come volete, il sito è vostro. Sappiate soltanto, per quel che vale, che qualcuno vorrebbe vedere più senso critico, anche verso chi fa l'anti occidentale - perché tante volte sembra davvero venir meno.
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