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nicol.forcheri

“Flat tax”, “reddito di cittadinanza”, immigrazione e austerity

Chiarimenti sui temi caldi del momento

di Nicoletta Forcheri

horatier davidUna campagna denigratoria basata sulle solite fake news è stata scatenata da una opposizione fittizia che non fa onore alla democrazia e che, arrampicandosi sugli specchi, ha passato al setaccio l’intervento di insediamento alle camere di Conte, pur di trovare appiglio, non su quanto è stato detto, ma addirittura sulle parole non pronunciate (“mancava Nazione o Patria, mancava Scuola, mancava Pace, mancava Banca”!), per scagliarsi in un processo alle intenzioni tanto più veemente quanto più periclitante laddove il concetto era stato comunque compiutamente espresso, anche in assenza della parola.

Sulle espressioni presenti, però, ce ne sono 2 che richiedono chiarimenti: flat tax e reddito di cittadinanza. Queste espressioni sono ingannevoli, e per onor del vero, questa volta non sono i giornalisti che le hanno stravolte, sono gli uffici stessi dei partiti, rispettivamente Lega e M5S ad averle ideate e propagandate! Come dire, un modo per prestare il fianco alle facili accuse di “populismo”, parola per la verità completamente sdoganata dal Premier Conte. Chapeau!

Ma sono espressioni improprie in quanto “il reddito di cittadinanza” dei pentastellati è un semplice sostegno al reddito dei lavoratori disoccupati e suboccupati, conformemente a quanto avviene in tutti i paesi europei tranne in Grecia, sarebbe quindi meglio chiamarlo “assegno di disoccupazione” e assegno di “integrazione al reddito dei suboccupati”, del resto sancito dalla Costituzione.

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La “flat tax”, invece, più che una vera e propria flat tax è una semplificazione e un alleggerimento fiscale definito da Conte, durante il discorso al Senato:

“una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni che possa garantire la progressività dell’imposta, in piena armonia con i principi costituzionali”.

Non una flat tax propriamente detta e confido che tale riforma sarà fatta nel rispetto pieno del dettato della Costituzione in quanto non sono certo queste due forze politiche che hanno tentato di deformarla, anzi, esse si sono strenuamente contrapposte al referendum indetto nel 2016 dal PD di Renzi, che ha fatto un clamoroso autogol facendo scoprire e accelerando i futuri punti di intesa tra le due formazioni adesso al governo.

In Italia, con l’utilizzo di espressioni propagandistiche errate, si devia dal punto del dibattito, lo si strumentalizza, nel caso della flat tax, a favore di finte idee di sinistra, che la spacciano per anticostituzionale, e troppo vantaggiosa per gli alti redditi, mentre per il reddito di cittadinanza, a favore di finte idee di destra che la spacciano per assistenzialismo. In ambo i casi mentono perché la flat tax si dovrebbe chiamare “riforma e semplificazione fiscale” o tassa semplificata, mentre il reddito di cittadinanza, “sostegno al reddito di disoccupati e suboccupati”.

Altro punto che sta provocando le reazioni iraconde degli amici di Soros, è la volonta manifestata da questo governo di porre fine al business dell’immigrazione e di riaccompagnare a casa i clandestini già espulsi. Il premier Conte, oltre al superamento del Trattato di Dublino, ha chiarito:

“Cambia che metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà”

Apriti cielo! Questa semplice dichiarazione ha provocato le ire più funeste di personaggi come la Boldrini, o di altri intellettuali buonisti che evidentemente non sanno, o non si interessano a cosa succeda negli altri paesi europei. In questi giorni, ad esempio, Austria e Germania si sono unite per mandare l’esercito al Brennero e fermare i flussi di migranti dall’Italia, in puro stile orbaniano, da tutti criticato, ma da tutti imitato, tranne che dall’Italia, l’unico paese su cui vige il tabu e il divieto omertoso di far valere i suoi diritti di non essere invasi da milioni di immigrati clandestini, o di non mettere a repentaglio la sicurezza pubblica del paese, né più né meno degli altri paesi europei. Questa volta, è cambiata l’aria, se è vero che la Merkel ha subito recepito il messaggio, dichiarando per la prima volta che l’Italia è stata lasciata sola.

Finalmente, con questo governo e Salvini a ministro dell’Interno, si cominciano a poter porre le vere domande e a sollevare le giuste questioni. Ad esempio si può cominciare ad affermare, come Salvini, l’ovvietà: “Tutta l’Africa in Italia non ci sta”.

Oppure ci si può chiedere che cosa fare e come fare con i 600.000? 1 milione ? di clandestini in giro per l’Italia, senza documenti, e come fermare gli sbarchi e o meglio “le deportazioni di massa”?

In tutti i paesi del mondo, se ti scade il visto, di due cose l’una: o finisci in galera o vieni accompagnato alla frontiera. In Belgio – che è Europa!! – se un italiano arriva senza lavoro, senza denaro e senza casa, dopo 6 mesi gli consegnano il foglio di via, oppure finisce clandestino – invisibile – senza alcun diritto o aiuto sociale. O hai una casa di proprietà o un reddito mensile congruo allora ti puoi iscrivere. Se sei un clandestino in Olanda, extra comunitario, vieni espulso senza si e senza ma. Il ragionamento è uno di tipo “sicurezza pubblica”, ancora di competenza esclusiva degli Stati membri: si accettano solo persone autosufficienti, che non rischiano di pesare poi sulla collettività. Buon senso. Se la cosa è fuori luogo per un europeo, nella capitale dell’Europa e dopo il tanto parlare di “cittadinanza europea”, per le migrazioni da altri paesi, e in assenza di reciprocità, potrebbe essere una condizione sine qua non, soprattutto in assenza di sovranità monetaria e in situazioni di ristrettezze e depauperamento crescente degli indigeni nel paese di accoglienza, come in Italia.

Provate ad andare in Nigeria, da dove proviene la maggior parte dei migranti sedicenti profughi, che scappano tra l’altro allo sfruttamento del franco africano, e mettiamo che vi scada il visto. Per testimonianze raccolte, la rischiate grossa, di finire in gattabuia.

Quindi la domanda è: ma è politicamente giusto e sensato non richiedere per lo meno la reciprocità di trattamento in materia di politica di visti e di soggiorno? L’altra domanda è: chi è che spinge l’immigrazione?

Su Agorà, oggi, Antonino Galloni ha parlato di “ideologia dell’accoglienza”: si, esiste l’ideologia di gender, come quella dell’accoglienza. Quell’ideologia, che è un mix di credenze e di timori conformisti inculcati dal mainstream ai benpensanti manipolati perché diventino acriticamente a favore dell’accoglienza a tutto spiano, a tutti i costi e costi quel che costi, portati così a chiudere gli occhi su tutto il resto: la tratta di umani e di bambini, i fenomeni di sfruttamento, la scomparsa dei bambini, il fatto che ONG che battono bandiera estera vanno a prelevarli complici con gli scafisti, il fatto che sbarcano tutti in Italia e non in Spagna, il fatto che è frutto di qualche accordo con l’Europa in cambio di qualche – quale? – flessibilità sul bilancio, il fatto che ci sono troppe incognite su questo fenomeno che sta diventando biblico.

https://youtu.be/wZn4UqyP3AA

Flussi di migranti in Italia, flussi finanziari (derivati, debito pubblico, multinazionali, flussi di cassa infrasocietari) e di materia grigia dall’Italia. Questo è il segnale del nostro declino a cui questo governo si accinge a porre rimedio agendo sulla domanda interna e su iniziative anti austerity.

Il fenomeno dell’immigrazione di massa, è chiaro che non è spontaneo ma spintaneo. Basta passare in rassegna i fondi ricevuti dalle ONG straniere e non che costeggiano il Mediterraneo alla ricerca di migranti da soccorrere fino all’altra sponda, per vedere quanti ne provengono da Soros, la opensocietyfoundation.org. Non proprio un benefattore, se si ricorda che fu lui a speculare contro la lira e la sterlina agli inizi degli anni novanta, provocando quel prelievo su tutti i conti italiani dell’8×1000 per venire in aiuto alla Lira, fatta uscire dal serpente monetario dei cambi, da Amato. Guarda caso è sempre Soros che finanzia sia l’ideologia di gender sia il “diritto etnico” dei rom, che a Bruxelles sono chiamati “les gens du voyage”, i nomadi insomma, propugnando una sorta di diritto non più territoriale, ma “etnico”. Niente di più perfido.

Il piano di cui parla Galloni, ad Agorà, è un documento redatto per il Consiglio europeo, Progetto Europa 30, del 2010. Ecco l’estratto di cui parla:

documentoconsiglioeuropeo

Tratto da http://www.consilium.europa.eu/media/30765/qc3210249itc.pdf

Dice che entro il 2050 ci sarà un calo netto di 68 milioni di lavoratori in Europa, a causa della denatalità, e che quindi, ci sarà bisogno di importare 100 milioni di migranti.

Niente di più falso, in quanto con la robotizzazione e l’automatizzazione, saremo sempre più ridondanti come lavoratori, e saremo sempre più liberi dal “bisogno di maggiori unità di forza lavoro”. Ciò ci porrà di fronte alla necessità, invece, di cambiare il paradigma della creazione monetaria e della redistribuzione dei redditi, cosa di cui, fuori Italia si sta parlando sempre di più sia con organizzazioni come Positive Money, sia negli uffici di qualche nerd fanatico di crypto (peccato però che siano più attratti dai coin nei loro wallet che dal dibattito moneta bene comune per tutti), sia con il referendum Moneta Intera in Svizzera dove, in questi giorni, si chiede alla popolazione chi deve stampare la moneta a corso legale (la banca centrale o le banche commerciali?).

E, sempre in tema di immigrazione, è inutile lanciare frasi del tipo “bisogna aiutarli a casa loro”, quando sappiamo che l’aiuto allo sviluppo è un’enorma truffa, poiché sono fondi maneggiati soprattutto da banche francesi (BNP) che indebitano ancora di più le popolazioni africane, con alti tassi di interesse, strozzandole. L’unico modo di aiutarli a casa loro è parlare del giogo monetario in cui sono strette, ma è difficile sollevare la questione se noi stessi abbiamo il tabu di parlare del nostro giogo monetario, sempre più simile a quello africano.

Con il franco africano, e basi militari in loco che intervengono per colpi di stato, siluramenti e false flags, non appena un presidente definito dittatore accenni a volere rimettere in discussione il giogo francese, la Francia mantiene un sistema di sfruttamento immondo delle sue (ex) colonie africane (14 paesi africani + Comore) e come se non bastasse, interferisce persino in Stati che non sono mai state sue colonie, come la Libia, arrivando persino a finanziare il terrorismo considerato “moderato” come Al Nusrah in Siria.

Non solo, ma se il problema è proprio la natalità in Europa e in particolare in Italia, allora perché in tutti questi anni si sono fatte solo politiche di denatalità? Ah si, dimenticavo che la denatalità viene da lontano, dalla rivoluzione sessuale lanciata da Rockefeller negli anni sessanta con controllo delle nascite, pillole, aborti, femminismo sfrenato, vaccini, AIDS (che è una sindrome NON dovuta al virus, ma a ossidazione, vaccinazioni, parassitosi, droghe e farmaci, secondo il ricercatore che scoprì il virus), e tanto altro che è stato fatto per ridurre la natalità (e la fertilità). La ciliegina finale? Dopo il credit crunch, 30 anni di ideologia dell’austerity.

E qua arriva il punto che più di tutti fa fremere le finte opposizioni burattini della finanza internazionale che ha deciso di farci “morire di austerity” (cfr. libro di L. Bini Smaghi): le politiche anti austerity. Riduzione delle tasse, aiuti al reddito, aumento delle spese di investimenti produttivi, nessun aumento dell’IVA, abolizione di spesometro e redditometro.

Loro ci vogliono far morire di austerity, perché “L’austerity fa crescere” (cfr. Libro di de Romanis). Forse non si sono accorti che oramai sono datati. Il loro gioco è venuto a galla, e tutti possono rendersi conto di quanto gli argomenti dei sacerdoti dell’austerity siano insensati e irrazionali, di quanto mentano per propinarci lo stecchetto, di quanto siano in mala fede.

Solo che per completare il quadretto, manca un punto: i termini del paradigma monetario, la sovranità monetaria. Quella che stanno votando in queste ore al referendum svizzero, di Moneta Intera.

Errata corrige del TG svizzero: “Dopo la settimana scorsa, questa precisazione su Moneta Intera, le banche commerciali non prestano i soldi dei depositi, ma creano la moneta elettronica con un gioco di scritture contabili, quando erogano credito o quando comprano attività.”

A quando un dibattito pubblico e politico a 360 gradi in Italia?

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