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Dittatura e stragi  o nazionalizzazioni e democrazia economica socialista?

Il Venezuela e l'ALBA

Fabrizio Verde intervista Luciano Vasapollo

«Siamo di fronte a due modelli di sviluppo che si scontrano»

f408f6fa87034ca5de76076e981a5d67Prima che l’intera attenzione mediatica e dell’opinione pubblica fosse fagocitata dal caso della nave della Guardia Costiera italiana ‘Diciotti’ ferma nel porto di Catania con 117 migranti a bordo, nel paese si era acceso un sano dibattito sull’opportunità delle nazionalizzazioni. Tema emerso perché settori dell’autodefinito governo del cambiamento avevano avanzato l’ipotesi di revocare la concessione delle autostrade alla società controllata dalla famiglia Benetton in seguito al crollo del ponte Morandi a Genova. I settori liberal liberisti sono immediatamente insorti. Agitando anche, a sproposito, lo spauracchio Venezuela. Insomma, nulla di nuovo per un paese dove il circuito mainstream utilizza quotidianamente fake news per deformare la realtà e cercare di conformarla ai propri interessi. Un classico esempio di post-verità.

Per questo abbiamo deciso di sentire un parere autorevole. Quello del professor Luciano Vasapollo, professore di Analisi Dati di Economia Applicata alla «Sapienza» Università di Roma, Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi; e professore all’Università de La Habana (Cuba) e all’Università «Hermanos Saíz Montes de Oca» di Pinar del Río (Cuba)

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Professore, dopo l’immane tragedia di Genova, potrebbe tornare una stagione di nazionalizzazioni?

Siamo ancora una volta di fronte a due modelli di sviluppo che si scontrano. Uno è lo sviluppo quantitativo basato sullo sviluppismo, quindi solo sul profitto. Questo crea danni all’uomo e all’ambiente. I danni si misurano nella maniera in cui vediamo. Facciamo l’esempio del ponte di Genova: si tratta di una strage di Stato.

Mi assumo la responsabilità piena di questa forte dichiarazione. Una strage compiuta da quello Stato che ha appoggiato le aziende e le multinazionali come Benetton che hanno agito come in quel famoso film ‘Prendi i soldi e scappa’. Perché la rete autostradale è stata costruita con le nostre tasse. Su questa rete ci sarebbe molto da dire, visto che l’Italia è una grande nave nel Mediterraneo dove ad esempio il trasporto delle merci si potrebbe fare via mare. Invece si è sventrato il paese con il sistema autostradale, già dagli anni 50’ con la Democrazia Cristiana, per permettere alla Fiat e all’Iveco tramite il trasporto su gomma di far soldi.

Questo sistema dell'assistenzialismo alle imprese partito negli anni 50' con i governi di centrodestra e centrosinistra. L'unica parentesi positiva è stata quelle delle nazionalizzazioni quando in Italia per cercare di creare un'ammortizzatore sociale contro lo sviluppo e l'avanzamento del movimento operaio, c'è stata una redistribuzione del reddito e della ricchezza. Pensiamo al fatto che oltre al lieve rialzo dei salari diretti e indiretti vi fu l'importante conquista dello Stato sociale, con la forza del movimento dei lavoratori. Scuola e sanità gratuita. Insomma, tutto lo Stato sociale.

Parallelamente a questo si è messo in funzione tutto un sistema 'irizzato', quindi un sistema bancario fortemente pubblico, tutto il sistema energetico con l'ENI, le telecomunicazioni e i trasporti. Questo passaggio molto importante non vorrei si dimenticasse perché le nazionalizzazioni hanno funzionato nel nostro paese. Le nazionalizzazioni hanno reso dei servizi efficienti.

 

Poi cosa è accaduto?

Poi è successo che il conflitto sociale e la forza del movimento operaio crescevano e quando l'ammortizzatore dello Stato sociale e delle nazionalizzazioni non sono più serviti, il grande capitale nazionale e transnazionale, e quindi anche gli Stati Uniti, hanno giocato in Italia l'arma del terrorismo e del fascismo. Ricordiamo la stagione delle stragi impunite, i tentativi di colpo di Stato. Non c'è un capitalismo buono e uno cattivo. Il capitalismo usa i suoi strumenti in funzione dei rapporti di forza. Quando i rapporti di forza erano positivi per i lavoratori il capitale ha dovuto concedere le nazionalizzazioni e lo Stato sociale, poi ha tentato l'arma repressiva.

Quello che è avvenuto a Genova dimostra che lo sviluppismo quantitativo questo provoca. Essenzialmente il profitto e la logica che è stata imputata a Berlusconi, ma che di Berlusconi non è, perché gli artefici primari sono quelli che hanno voluto l'ingresso nell'Unione Europea, quindi tutta la diaspora dopo il Partito Comunista. I governi Prodi, D'Alema e i successivi. I Democratici di Sinistra, il Partito Democratico e via discorrendo. Che hanno la responsabilità di aver portato il paese al massacro sociale all'interno dell'Unione Europea.

 

Qual è la logica che sottende le privatizzazioni?

Socializzare le perdite e privatizzare i ricavi. Così è stato fatto anche con il sistema autostradale. Costruito con le nostre tasse, dopodiché la gestione è stata data alle multinazionali. Estranee al settore. Il loro settore produttivo era quello dell'abbigliamento. Invece Benetton, come tanti altri, vede la rendita. C'è differenza tra rendita e profitto. Non c'è più bisogno di rischiare per fare profitto, ma la rendita. Io mi metto al casello, ho una rendita di posizione, chiunque passa di lì mi paga, altrimenti per fare il tratto di strada di un'ora ci mette quattro ore. Quindi una rendita assicurata. Le responsabilità non solo esclusivamente dei democristiani o di Berlusconi, il PD ha delle responsabilità enormi perché tutte le concessioni fatte, tutti processi di privatizzazione e liberalizzazione portano la targa Bersani. A me sinceramente veniva da ridere quando in campagna elettorale si diceva: esiste un partito di estrema sinistra, che supera a sinistra il PD sull'asse Bersani-D'Alema. Quest'ultimo è stato il presidente del consiglio e il ministro che ha massacrato per gli interessi delle multinazionali del petrolio. Per portare sull'Adriatico i canali, le condutture, per aprire le strade alle grandi multinazionali energetiche. D'Alema ha la responsabilità del bombardamento, del massacro e del genocidio del popolo jugoslavo. Bersani porta lo scettro del re delle privatizzazioni in questo paese. Perché a un certo punto tutte le imprese nazionalizzate le si rendono di proposito non efficienti - dalle Poste ad Alitalia - per poi procedere con le privatizzazioni.

 

Quali sono le alternative?

Questo è un modello. L'altro modello è quello che vediamo in Venezuela. Con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti. Un modello in cui abbiamo uno sviluppo non quantitativo, ma qualitativo, perché al centro si mette la persona. I governi di Chavez e Maduro invece di dare l'82% delle rendite petrolifere alle multinazionali del petrolio e lasciare il 18% al paese, mette a disposizione del Venezuela l'85% delle rendite. Per le infrastrutture e gli investimenti sociali. Per una scuola gratuita, per dare al popolo un'abitazione, il lavoro, un sistema fognario, l'energia elettrica. Alle multinazionali resta solo il 15%. Nessuna multinazionale, ENI compresa, decide di andare via dal Venezuela, pertanto significa che quelle di cui godevano erano super-rendite. Questo è un sistema di qualità. Basato sulla democrazia economica e basato sulla democrazia redistributiva. Quella che noi chiamiamo democrazia socialista dove attraverso le missioni sociali si è cercato di dare una dignità, un'identità e uno sviluppo autocentrato. Vedete, sviluppismo quantitativo da una parte, invece tentativo di avere uno sviluppo autodeterminato, a democrazia economica partecipativa. Uno sviluppo autocentrato con le decisioni popolari e la democrazia popolare.

 

In Italia si è creato un clima da stadio dove vi sono due tifoserie che si affrontano.

Non sono un tifoso di calcio. Insegno politica economica internazionale. Rivendico di essere un marxista. Dove il marxismo non è soltanto una collocazione politica, ma un metodo scientifico. Poi sono un dirigente politico, culturale e sindacale. Per cui faccio riferimento a quelli che sono i programmi e le iniziative portate dalle organizzazioni alle quali faccio riferimento e mi onoro di appartenere: dal Cestes dell'USB affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale fino alla Rete dei Comunisti e poi di quella che è una rete di intellettuali e artisti, marxisti e progressisti, che ho fondato insieme a molti altri dietro direttiva di Chavez e Fidel Castro nel 2004.

Ora davanti alla scelta di uno sviluppo autodeterminato a democrazia socialista non è che i capitalisti ti regalano qualcosa. Pertanto l'attacco al Venezuela è un attacco pesantissimo. Perché dobbiamo ricordare che il Venezuela è il 5° produttore di petrolio ma il 1° paese con le maggiori riserve di petrolio. Quindi conquistare il Venezuela vuol dire conquistare il petrolio. Rimettere le mani sull'America Latina, dove con tanti colpi di Stato più o meno bianchi, come contro Dilma Rousseff e Lula in Brasile, quello in Paraguay, si sta cercando in una fase di guerra espansionistica economica, quindi di crisi capitalistica, di rimettere le mani sulla regione. Quindi i provvedimenti presi da Maduro sono i provvedimenti minimi che avrebbe dovuto prendere per uscire dalla crisi. Quindi quella che viene chiamata svalutazione del Bolivar, o l'ancoraggio del Bolivar al Petro, significa cercare semplicemente di sottrarsi alla speculazione sui mercati di cambio. Perché c'è una speculazione, una guerra economica che è la guerra commerciale, poi c'è una guerra finanziaria internazionale, poi una guerra monetaria sui mercati di cambio. Contro il Venezuela è stato scatenato tutto questo fino all'attentato a Maduro. Fascisti e narcotrafficanti contro la Rivoluzione Bolivariana. Per sottrarsi a tutto questo si prova innanzitutto a legare la moneta alle riserve di petrolio e non al dollaro o l'euro, quindi alla speculazione e gli attacchi dell'imperialismo statunitense e di quello dell'Unione Europea. Guidato da governi di centrosinistra dove il PD è fonte principale.

 

Ha fatto riferimento alle misure implementare da Maduro in Venezuela per far fronte alla guerra economica e le dure sanzioni statunitensi. Riusciranno queste a risollevare l’economia venezuelana?

Abbiamo la possibilità con delle manovre di uscire fuori dalla tenaglia della speculazione internazionale. Non sarà facile. I provvedimenti presi da Maduro sono quelli giusti. Provvedimenti anti-inflattivi, per la redistribuzione del reddito e delle merci, per rendere il commercio più autodeterminato, legare la moneta alla criptovaluta Petro invece che al dollaro o l'euro. Ma se la speculazione internazionale ti attacca in un momento in cui le rivoluzioni e i paesi progressisti sono una minoranza senza appoggi internazionali, ovviamente diventa difficile trovare una soluzione.

Pertanto a chi afferma, come Casini, che chi vuole le nazionalizzazioni in Italia vuol dire che vuole rendere il paese come il Venezuela, dico che ha ragione. Noi che difendiamo non da tifosi, ma da politici che hanno a cuore le sorti del paese e del popolo, vogliamo processi di nazionalizzazione in Italia proprio come in Venezuela. Perché l'unico modello razionale è quello di democrazia economica a carettere socialista con la pianificazione, e non il cosiddetto liberoscambio che è il regno estremo del profitto.

 

Intanto continua imperterrita la disinformazione a reti unificate contro il Venezuela.

Approfitto di questa considerazione anche per rispondere a chi ha pubblicato delle foto dove viene mostrato che per acquistare beni di prima necessità come un pollo vi è bisogno di una montagna di denaro, che questa si chiama inflazione. Il problema non è tanto quanto denaro ci vuole per comprare un pollo, ma la capacità d'acquisto. E la capacità d'acquisto è intaccata dalla guerra economica che vuole l'oligarchia venezuelana e le forze reazionarie, imperialiste e delle multinazionali. Addirittura si è speculato contro il Venezuela con il terremoto. In Venezuela vi è stato un sisma di potenza 7,3 che per fortuna non ha prodotto vittime. Ho letto e sentito che si è affermato come il terremoto abbia colpito un paese già ridotto alla fame e piegato a causa della dittatura del governo Maduro. Dove c'è un problema umanitario. Nessuno guarda dentro casa sua.

 

Appunto. In Italia?

Il nostro governo è molto contraddittorio. Dal punto di vista sociale si propongono le nazionalizzazioni, anche di settori strategici e industrie decotte come l'Ilva. Noi sosteniamo questa nazionalizzazione. Dall'altra parte invece ci sono ministri e forze di governo eversive, non solo sovversive. Che non hanno a cuore le sorti del paese né buone relazioni internazionali. Pensate ad esempio alla nave ferma a Catania dove si stanno commettendo reati contro il diritto internazionale e addirittura la nostra Costituzione. Abbiamo settori di governo che si muovono in chiave anticostituzionale. Se lo facesse un cittadino qualunque sarebbe già accusato e forse già arrestato. Vedete quant'è contraddittoria questa fase. Il problema è scegliere da che parte stare.

 

Intanto noi de l’AntiDiplomatico insieme ad altri siamo oggetto di una campagna infamante.

L'AntiDiplomatico e riviste storiche del movimento operaio italiano che io difendo come Marx XXI, Socialismo 2000, Contropiano, vengono attaccati e infamati con l'accusa di rossobrunismo, di essere fascisti, perché vogliono le nazionalizzazioni, uscire dall'euro. Io penso che Contropiano, un giornale storico della sinistra di classe come Marx XXI e lo stesso l'AntiDiplomatico dimostrano tutti i giorni da che parte stare.

Noi proponiamo - parlo per me e l’area a cui faccio riferimento - un'uscita dall'euro che non è certo quella di Salvini, Casapound o Alba Dorata. Noi individuiamo nella borghesia transnazionale europea il nemico. Il massacro sociale voluto dai governi di centrodestra e centrosinistra. Noi vogliamo uscire dalla gabbia dell'Unione Europea e dell'Euro da sinistra. Con un'alleanza delle forze popolari, di classe, dell'area mediterranea e non solo per dare uno sviluppo autodeterminato. Se questo significa seguire esempi come Cuba o il Venezuela dicessero quel che vogliono. Noi vogliamo sottrarci alla macchina del profitto dell'Unione Europea e delle multinazionali. Quindi nulla a che fare con l'uscita da destra. Davanti all'imperialismo di Stati Uniti e alla guerra non strizziamo l'occhio a nessuno, ma c'è una nuova geopolitica dove paesi come l'Iran, la Russia, la Cina, il Sudafrica giocano il loro ruolo nello scacchiere internazionale. Nessuno pensa che la Russia di Putin sia l'Unione Sovietica o che la Cina sia il sol dell'avvenire, però dobbiamo tener conto che gli Stati Uniti e l'Unione Europea non hanno più la leadership internazionale perché devono fare i conti con questi paesi. Paesi sotto sanzione ed embargo come il Venezuela e Cuba fanno bene ad avere scambi commerciali con soci, non alleati politici, come i cinesi, i russi, l'India e il Brasile.

Poi per favore non si venga a parlare a noi di antifascismo. La nostra storia politica parla per noi, sin dagli anni 60'. Abbiamo dimostrato che uno dei nostri valori primari è l'antifascismo militante. Inoltre tra i fascisti sarebbero da annoverare non solo quelli che utilizzano la simbologia fascista, ma bensì chi si muove e opera da fascista, come alcuni settori del governo. Per cui prima di parlare si guardasse alla contraddizione interna del governo tra i partiti che vogliono le nazionalizzazioni e altri che invece vogliono il razzismo, l'estremismo e il fascismo.

 

Quale opposizione per questo governo?

Fatemi dire che questo paese non ha opposizione. Perché il PD è il primo colpevole di tutte le leggi liberticide, le privatizzazioni e le concessioni alle multinazionali. Questo è un paese che attualmente è senza governo ed opposizione. L'unica opposizione è quella delle strade, l'opposizione è quella dei pochissimi mass-media liberi e indipendenti, e quella di sindacati come l'USB, dei movimenti sociali e di forze come Potere al Popolo che cercano di organizzarsi e darsi una prospettiva. Una prospettiva che insieme a Eurostop e altri movimenti indichiamo nell’uscita da Euro e NATO, per la creazione di un’ALBA euromediterranea, che abbia come modello l’esperienza latinoamericana. Quindi nazionalizzazioni, sviluppo autodeterminato e democrazia economica a carattere socialista.

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