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"Il porto delle nebbie"
Potere contemporaneo, sinistra e 11 settembre
di Franco Soldani
Pubblichiamo in anteprima la Prefazione del nuovo libro di Franco Soldani "Il porto delle nebbie", casa editrice Faremondo Edizioni. Questa casa editrice appena nata fa riferimento alla associazione culturale Faremondo, che da tempo si distingue, tra le altre cose, per le sue inziative in favore della diffusione della verità sull'11 Settembre
La convinzione che il mondo sia profondamente cambiato dopo l’11 settembre 2001, è ormai "conventional wisdom", come amano dire gli economisti, presso l’opinione pubblica internazionale e persino per la comunità accademica dell’intero Occidente. Nondimeno, come tutte le "saggezze convenzionali" anche quella in causa è invece sostanzialmente falsa nella specifica accezione in cui è largamente diffusa e viene ritenuta fondamentalmente vera. Tuttavia, diversamente da altre verità fabbricate ad arte, la convinzione in oggetto è illusoria non perché non sia reale, bensì perché non è quello che si vorrebbe far credere. Il mondo odierno, in altre parole, è in effetti intimamente mutato rispetto al passato, ma per ragioni altrettanto essenzialmente differenti da quelle di solito additate.
Quella data, in effetti, non è affatto uno spartiacque tra epoche diplomatiche differenti della storia più recente del pianeta, né una sorta di segnavia politico tra diversi orientamenti dell’ amministrazione statunitense rispetto alle relazioni internazionali, come se l’apparente multilateralismo e il fittizio approccio cooperativo dei democratici ai problemi fossero stati sostituiti dall’aggressivo decisionismo militare e politico – illegale e sovversivo, si noti la cosa, dal punto di vista della stessa Costituzione statunitense e dell’ordinamento giuridico internazionale (duplice violazione che del resto comincia sin dagli anni ’50 del Novecento) – dell’attuale governo Bush.
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L'Italia del 2 Giugno
Mario Tronti
Con la scelta repubblicana cadeva, insieme alla monarchia succube del fascismo, l'intera conquista regia del paese. Un mito fondativo della nostra storia
Il 2 giugno è mito fondativo del nostro Paese. I miti di fondazione stanno all'origine di tutte le grandi realtà politiche moderne. La Costituzione americana a Filadelfia, l'incendio della Bastiglia a Parigi, la presa del Palazzo d'Inverno a Pietroburgo. Roma antica costruiva il suo percorso repubblicano sul mito di fondazione dell'urbe. Sono momenti in cui si raggruma la storia di un'epoca. Poi quei momenti o si coltivano e restano, oppure si tradiscono e si perdono.
C'è sempre un prima e un dopo. Il momento mitico del 2 giugno, la scelta repubblicana del popolo italiano, viene direttamente dalla epopea della Resistenza. Senza la Resistenza non ci sarebbe stata la Repubblica. Su questa idea-forza si è costruito un blocco storico di masse popolari politicizzate che ha realizzato conquiste sociali e ha espresso egemonia culturale. Questa è l'immagine vera della cosiddetta prima Repubblica, che ha fatto decollare un capitalismo moderno in Italia, anche attraverso le lotte e le conquiste dei lavoratori. La prima Repubblica per noi sono i primi tre decenni repubblicani: il meglio forse dell'intera nostra, non esaltante, storia patria.
Il 2 giugno rappresenta infatti una frattura storica: e come tale va letto. Non fu una buona idea definire la Resistenza secondo Risorgimento. La Resistenza è stata una lotta armata di popolo, esattamente quello che il Risorgimento non è stato. Con la scelta repubblicana cadeva, insieme alla monarchia succube del fascismo, l'intera conquista regia del paese. Con un colpo solo crollavano l'italietta liberale e l'italiaccia fascista. I partiti di massa diventavano i nuovi protagonisti della vita politica. Le classi dirigenti, oligarchiche e notabilari, dovranno aspettare i fasti della cosiddetta seconda Repubblica per ricomparire, un po' sgangherate, sulla scena.
Se prima del 2 giugno c'è la Resistenza, dopo il 2 giugno c'è la Costituzione. Senza Repubblica non ci sarebbe stata Costituzione. Pensate: ci saremmo tenuto un aggiornamento dello Statuto albertino! La Costituzione è il capolavoro della "nostra" prima, e sola, Repubblica. Purtroppo, questa parola indica oggi niente più che...un giornale.
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