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sinistra

Di che colore è il tempo che viene con i "gilet gialli"?

di Judith Balso

Ciò che il movimento dei gilet gialli ci insegna sullo stato della Francia, sullo stato dello Stato e sullo stato delle attuali questioni politiche

gilets jaunes facebook twitter internautes dénoncentNell'attuale deserto di ogni condivisione di una vera intellettualità politica, i "movimenti" sono attesi come la salvezza, coccolati come il possibile segno di un sollevamento generale, da parte di tutti coloro che sono rivoltati dallo stato di questo mondo. Perché quelli e quelle in Francia che non hanno conosciuto nessuna grande lotta si vivono attualmente come una sorta di "generazione sacrificata", che la storia avrebbe privato di qualsiasi evento politico – il che acuisce in loro il desiderio di trovare una positività in situazioni in cui le persone dichiarano di muoversi e agire contro un'oppressione.

Questa soggettività richiede una prima discussione.

Da un lato, di questi tempi, non sono gli eventi politici che mancano, è il pensiero politico che manca. O meglio, se i movimenti che sorgono sono alla fine così deboli, è perché il pensiero della politica è debole. I più grandi movimenti recenti lo hanno dimostrato: l'Egitto, la Tunisia, le cui forti insurrezioni sono ricadute sotto il controllo dei “partiti dell'ordine”, o persino dell'esercito; la Grecia è stata ammanettata dall'Europa e condotta alla rinuncia da quelli stessi (Syriza) che fingevano di mantenerla in piedi; anche qui in Francia, il movimento contro la legge sul lavoro è stato cieco sullo stato delle questioni al punto da rivendicare ... la legge delle 35 ore, che era stato il cavallo di Troia della flessibilità generalizzata e della distruzione dei diritti del lavoro.

D'altra parte, nessun movimento è in grado da solo di creare una nuova politica. Un movimento rivela lo stato delle politiche esistenti ed è da esse attraversato. Può quindi aprire una nuova congiuntura per tutte queste politiche, ma di per sé non crea una nuova politica. Questo è vero anche per movimenti molto grandi, come quello del maggio 68 in Francia, o come quelli della Primavera araba.

In queste condizioni, la domanda diventa non più a favore o contro i gilet gialli, ma quale congiuntura si apre con questo movimento? Secondo me, quella che si apre è una congiuntura pericolosa e non ci si deve accontentare di parole vuote. Proverò ad elencare alcuni per dire come la vedo.

* * * *

I- Che cosa ci dice questo movimento sulla situazione in Francia

L'attuale situazione in Francia è segnata dalla povertà che colpisce milioni di persone , anche se questo paese è ancora (principalmente grazie alle risorse che ricava dal suo saccheggio dell'Africa) una delle prime potenze mondiali.

Molti di coloro che hanno avviato questo movimento hanno reali motivi di rabbia. Ecco perché siamo toccati da alcune delle loro parole. Il punto di innesco è stato l'aumento dei prezzi del carburante. Ma più profondamente, ciò che è all’opera è il fatto di lavorare duramente senza essere in grado arrivare a fine mese, a causa di salari troppo bassi. C’è anche il fatto che ovunque i servizi pubblici (ospedali, poste, strade, treni ...) sono abbandonati o rarefatti, e non sostituiti; a cui si aggiunge la percezione che il governo Macron ha deciso di ignorare questa situazione e di disprezzare tutte le persone che la subiscono.

È anche vero che molte persone in questo paese si trovano in una situazione di ancora maggiore povertà e miseria, e che sono ancora meno "contate": lavoratori e operai delle pulizie, della ristorazione, degli alberghi, della sicurezza, dell’edilizia e dei lavori pubblici; i dipendenti dei supermercati e delle piattaforme di commercio in rete; le famiglie dei quartieri poveri; i giovani nati qui e che sono stabilmente senza lavoro; i giovani che arrivano ... Come ha detto un amico maliano, operaio edile da 20 anni: "Per noi, sul cantiere, è ogni giorno 'gilet giallo'. "

Ma di queste persone, che sono la base operaia e popolare fondamentale di questo paese, il movimento dei "gilet gialli" fino ad oggi nel migliore dei casi ignora l’esistenza. Nel peggiore dei casi dubita della legittimità della loro presenza in Francia - a giudicare dall'attuale sviluppo al suo interno di tesi “complottiste” di estrema destra.

Dobbiamo quindi introdurre altri criteri oltre a quelli della rabbia contro la povertà per poter decidere su cosa sta lavorando il movimento in corso . Un movimento di rabbia popolare non è in linea di principio un movimento progressista, ma può sfociare su prese di posizione e azioni del tutto reazionarie.

È bene dare un'occhiata ad alcune situazioni storiche vicine per convincersene: il "movimento 5 stelle" in Italia - che ora è al potere insieme a un’estrema destra fascista (la Lega Nord) - s ' è presentato inizialmente (nel 2009) come un movimento popolare estraneo a qualsiasi forma di rappresentanza, anti "sistema", portatore di una "democrazia diretta", con un'ideologia anti-globalizzazione, anti-Europa, anti-corruzione, né destra né sinistra , anti-partiti ecc. ... Le 5 stelle (anche quelle gialle) che si riferiscono a problemi legati all'acqua, all'ambiente, ai trasporti, all'energia e allo sviluppo. Ma molto rapidamente, l'M5S si è dichiarato ostile all'immigrazione, agli stranieri già presenti nel paese e a quelli che vi arrivano.

Si potrebbe anche ricordare che gli operai tedeschi che hanno portato Hitler al potere avevano buoni motivi di rabbia: colpiti duramente dalla crisi del 29, la disoccupazione di massa, e l’umiliazione nazionale dei risarcimenti ai sensi del trattato di Versailles, dopo la sconfitta della Germania nella guerra del 14-18.

 

II- Ciò che questo movimento ci insegna sullo stato attuale dello Stato

Sotto il nome di "Repubblica", si è sviluppata a ritmo sostenuto fin dagli anni '80 la figura di uno Stato a poco a poco separato da ogni impegno al servizio di un bene comune. Attraverso massicce chiusure di impianti industriali, privatizzazioni e distruzione di servizi pubblici ha avuto luogo e continua senza sosta una profonda trasformazione dello Stato, che lo rende uno stato "separato": uno stato che ritiene di non dover render conto della popolazione del paese, e che è costantemente in guerra contro la parte povera di essa.

"Repubblica" contro lepénismo è una creazione degli anni di Mitterrand - il governo che concedeva a Le Pen di essere colui che "poneva i veri problemi", per poi far accettare, brandendo il pericolo lepenista, delle misure che distruggevano qualsiasi figura dello Stato al servizio dell'interesse generale e per realizzare la messa al bando dei più poveri.

L'elezione di Macron è destinata a completare questa trasformazione, mettendo a capo dello Stato un personaggio la cui base di massa è estremamente ristretta, ma il cui sostegno viene direttamente dall'oligarchia finanziaria, dai grandi padroni e dalle grandi istituzioni bancarie.

Il movimento dei "gilet gialli" esiste, in un certo senso, in forma speculare a queste condizioni dell'elezione di Macron - portato al potere in un rifiuto e nell'assenza dei tradizionali intermediari del potere statale (partiti, istituzioni, insediamenti locali ecc.) .

In ciò che richiedono i "gilet gialli" - aumentare i salari, le pensioni, le tasse più basse, tassare i più ricchi, salvaguardare i servizi pubblici - non c'è nulla di rivoluzionario o di straordinario in sé. In un altro periodo, questo movimento avrebbe avuto degli intermediari nel dispositivo esistente di partiti, sindacati, associazioni, rappresentanti eletti e così via . La situazione di violenza e di crisi duratura deriva dal fatto che questi intermediari non esistono più perché lo stato non è più disposto a tenere conto di questi bisogni: le persone stanno sperimentando che lo stato in realtà non li include in alcun modo nel suo dispositivo.

Ecco perché dichiarano a loro volta di non avere più fiducia nei partiti, sindacati, associazioni, rappresentanti eletti, ecc ...

Ma d'altra parte, c'è tra i gilet gialli, come nella maggior parte dei movimenti precedenti che combattevano tra l’altro sulla "difesa del servizio pubblico", una grave sottovalutazione della trasformazione dello stato con cui abbiamo a che fare trattare oggi.

Non è solo la fine dei servizi pubblici a essere in gioco, ma si tratta di uno stato deliberatamente, e senza dubbio irreversibilmente, sbarazzatosi da tutti i compiti positivi nei confronti della popolazione. L'attuale governo è un'espressione particolarmente odiosa e vuota di questa figura.

 

III- Ciò che questo movimento ci insegna su se stesso

È necessario considerare, nel caso dei "gilet gialli", ciò che li costituisce non solo come un assortimento di rabbie individuali (il che costituirebbe da solo un insieme inconsistente), ma come un movimento collettivo.

Iniziamo con il nome che viene dato loro, o che essi si danno, come un nome che merita rispetto: "movimento cittadino" ( mouvement citoyen ). Questo è un nome sospetto, bisogna dirlo con forza. Dichiararsi un "cittadino" oggi significa iscriversi nell’ '"ordine repubblicano" – il che ha necessariamente come contenuto di escludere tutta una parte della popolazione di questo paese: non solo tutti coloro che non votano, ma tutti coloro che, nati altrove, vivono e lavorano qui e sono sempre stati una componente importante della popolazione di questo paese. Escluderli è altamente problematico per un movimento che intende esprimere, o anche essere, "il popolo".

La popolazione reale di questo paese non può essere ridotta alla sua origine nazionale. In altre parole: il popolo in Francia non può essere definito "francese", perché è da lungo tempo multinazionale. Ora, "cittadino" è una parola dietro la quale c’è necessariamente "nazionale", e perciò è vicina al nazionalismo, al razzismo e all'odio contro i non-cittadini. Ricordiamo che è il movimento "Je suis Charlie" dopo gli attentati contro Charlie Hebdo che ha riportato in strada le bandiere tricolori come emblema nazionalista e di segregazione.

Ora, per i "gilet gialli", i nomi di "popolo" e di "cittadino" vanno di pari passo con la presenza di bandiere tricolori della Marsigliese come unici simboli ostentati di questo movimento. Ciò accentua ulteriormente la dimensione esclusiva e il linguaggio per lo meno equivoco di questo movimento che osa dichiarare: "noi siamo il popolo francese".

La simpatia dell'opinione che li circonda è anche legata al loro rifiuto di qualsiasi rappresentante ufficiale (partiti o sindacati), ma anche al loro rifiuto di dotarsi di qualsiasi organizzazione propria. Questo movimento si dichiara in effetti contrario alla creazione di qualsiasi figura politica organizzata, si rifiuta di creare e proporre uno o più nuovi luoghi politici, aperti a tutti, identificabili da tutti.

Questo rifiuto di organizzarsi su basi proprie non è un aspetto positivo, ma, al contrario, il più problematico di questo movimento.

Una conseguenza immediata è che non sono in grado di prescrivere nulla allo stato stesso: si aspettano che lo stato faccia un "gesto forte", in un crescendo di aspettative su ciò che dovrebbe essere questo gesto, ma in una totale incapacità di determinare collettivamente in cosa tale o tali gesti dovrebbe consistere.

In queste condizioni, non è solo che lo stato non sa con chi parlare – comunque questo è un problema suo! – ma che tutti noi non sappiamo con chi parlare, e neppure che cosa significa parlare nella situazione attuale.

Perché parlare di una situazione subita da parte dello stato o da un padrone è una cosa seria, che richiede molto tempo ed esame prima di poterne trarre delle vere conseguenze. La rivolta, la rabbia, non sono sufficienti. Sono sufficienti per distruggere, non per costruire. Per affermare e costruire, c’è bisogno di un luogo, anche di più luoghi, pazientemente costruiti e pensati, dove questo lavoro possa essere fatto, e dove tutti possano sperimentare e mettere alla prova la capacità e la novità.

Finché tali luoghi non esistono, la rabbia non ha un colore chiaro e i movimenti che la esprimono sono confusi e senza chiarezza. Possono in qualsiasi momento essere utilizzati per degli scopi a loro estranei.

 

IV- Perché, ciò che accade quando tali luoghi non esistono è che sono all’opera una o più direzioni invisibili

Basta vedere l'estrema porosità dei "gilet gialli" all'intervento di forze organizzate di ogni tipo: black blocks, estrema destra violenta, provocatori di varia origine, saccheggiatori e oggi "complottisti" xenofobi ... La volontà esplicita "gilet gialli" di non costituire nulla che sia un'emanazione organizzata del movimento stesso, aggiunta all'assenza di ogni possibile inclusione nello stato di questa rabbia multiforme, apre a una situazione pericolosa.

Questo movimento crea una congiuntura confusa e torbida, che dà riparo all'incontro di tutti i tipi di opposizioni in conflitto con l'attuale governo - con solo il punto comune degli slogan di "dimissioni di Macron" e della dissoluzione dell'Assemblea nazionale . Si si fanno utilizzare, lungi dalle loro richieste iniziali, in un crescendo di esagerazioni che puntano a una sola cosa: le dimissioni dell'attuale governo.

Dopo il discorso di Macron del 10 dicembre, tre nuove posizioni hanno iniziato a smascherarsi, provenienti da "gilet gialli", che vengono ora sbandierate come rappresentanti di questo movimento che aveva detto di non volere rappresentanti: 1) la preoccupazione non sarebbe per le "classi lavoratrici", ma per gli strati intermedi schiacciati dalla tassazione! 2 °) la rabbia deriva dal fatto che gli stranieri che arrivano stanno ricevendo quello che i francesi non ricevono, 3 °) il popolo starebbe nuovamente prendendo in mano il paese, e questo deve continuare con dei referendum di iniziativa popolare.

Ciò comincia a rivelare in modo preciso e inquietante come l’estrema destra sia all’opera nella manipolazione di questo movimento. Ed è prevedibile che l'estrema destra lepénista continui a lavorare sotto banco con il movimento delle mani in modo che da mantenere e amplificare il disordine.

I Repubblicani (ex RPR) stanno lavorando nella stessa direzione, sperando di sbarazzarsi di Macron.

Da parte sua, la sinistra tradizionale - PC, PS, CGT, France Insoumise, sindacalisti vari – fa a gara per inseguire e cercare di acchiappare i "gilet gialli", con la speranza che ricavarne comunque qualcosa, in modo piuttosto avventurista, possa essere l'occasione di una rivincita elettorale su Macron.

L'estrema sinistra oggi ha la sua parte di responsabilità. Giocare all’"insurrezione" (una versione apolitica e miserabile dell'insurrezione) è tutto: è sufficiente fare la guerra con la polizia e contro gli emblemi dello stato e del capitalismo. Alcuni pensano di rifare il maggio 68 nelle strade di Parigi. Nel 1968, una parte della gioventù rivoltosa capì rapidamente che il suo compito mettersi al "servizio del popolo". Oggi, questa parte della gioventù ribelle non ha altra visione se non cavalcare, come può, una rabbia senza chiarezza. Triste regressione senza via d'uscita.

 

V- Cosa fare in questa situazione?

Il governo Macron potrebbe non rivelarsi incapace di far fronte a questa crisi. "Riformare" lo stato è una cosa, costituire una valida figura collettiva di questo paese è un altra. Anche se questo movimento giungesse immediatamente a concludersi, possiamo pensare che l'estrema destra tenga ormai un filo per farne nascere degli altri.

L'assenza di qualsiasi presa su uno Stato separato, la progressiva distruzione di tutto ciò che sosteneva la vita collettiva, e ancor più la paralisi collettivo del pensiero di fronte a questa situazione sono i fattori che stanno aprendo la strada in Europa alla destra fascisteggiante . Questa congiuntura, devastata su larga scala dall'esistenza ormai di uno Stato ormai separato, che si concepisce come se potesse esistere assolutamente senza il popolo, e contro di esso, ci pone l'urgenza di costruire e condividere una nuova intellettualità politica.

Uno dei compiti più urgenti di questa intellettualità deve essere il riesame di tutto ciò che è esistito sotto il nome di "servizi pubblici" per ridefinirne i principi per oggi e proporne delle forme rinnovate. Perché le sconfitte della vana difesa del "mantenimento del servizio pubblico" sono un disastro che alimenta gradualmente le politiche più reazionarie, e che fa balenare soluzioni basate su una reazione nazionalista antieuropea e fascistoide. L'Italia ne è l'esempio più recente, non l'ultimo.

Se lo Stato è ora, e lo è senza dubbio irreversibilmente, questa figura separata dalla popolazione che il movimento dei “gilet gialli" rivela e sperimenta, sta noi di impegnarci seriamente a lavorare per pensare quali luoghi nuovi, basata su quali nuovi principi, e quali nuove istituzioni al servizio della vita collettiva dovranno imperativamente emergere, sostenuti da una capacità politica della gente.

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