Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

La Sassonia è il mondo

di Algamica*

OIP 13Chiediamo scusa al lettore se siamo costretti a essere pedagogici e didascalici, nel commentare cosa sta accadendo in Europa, la cui la Sassonia è solo un anello dell’insieme della catena.

Visto che tale regione si trova in Germania citiamo un famoso filosofo tedesco vissuto a cavallo dei secoli diciottesimo e diciannovesimo, quell’Hegel che insieme a tante rozze cialtronerie definì un sintetico concetto tra padrone e schiavo come doppia schiavitù. Era nato in un momento dove la rivoluzione industriale si avviava per il suo apogeo, dunque sull’onda di uno straordinario movimento ascendente di sviluppo.

Detto rapporto di doppia schiavitù, in una fase che tendeva a superare la schiavitù, per introdurre un nuovo rapporto di subordinazione, quello del proletariato rispetto al proprietario dei mezzi di produzione, che assumeva la connotazione di borghese. Si delineava così un diverso rapporto che definiamo di complementarietà. Dunque di subordinazione sì, ma di complementarietà, con la finalità del profitto, se riferito al singolo capitalista, ma con una finalità di sviluppo, di ricchezza e di progresso, se riferito all’insieme del complesso industriale che cresceva.

Una finalità, quella dell’insieme delle industrie che si sviluppavano, che non aveva niente di nuova coscienza sociale da parte dei borghesi, come certi personaggi alla Weber erano portati a far credere. Si trattava di un processo del tutto impersonale, con leggi impersonali legate allo scambio.

Tralasciamo anche volutamente, in queste note, una delle questioni più infami, ovvero l’operato dell’uomo bianco in agricoltura che usava il suo simile, l’uomo nero come schiavo, al pari delle bestie. Lo facciamo per poter meglio focalizzare la questione delle questioni: la complementarietà nel percorso storico del modo di produzione capitalistico che in quanto moto ha una fase di nascita, un’altra straordinariamente ascendente, e un’altra declinante. È nella legge della fisica.

 

Nella fase ascendente

È del tutto naturale che in una fase ascendente un rapporto complementare non può essere a senso unico, ad esclusivo interesse del capitalista o borghese che dir si voglia, perché l’operaio, detto proletario perché vende la sua forza lavoro, è subordinato sì, ma non cretino, dunque è portato a chiedere, visto il rapporto di complementarietà, una quota parte maggiore di quello che viene prodotto con l’impiego della sua forza lavoro. Non solo, ma le singole industrie devono destinare allo Stato una quota di plusvalore estratto nel rapporto di produzione, che provvederà a soddisfare le crescenti questioni sociali che si pongono, come scuola, sanità, servizi civili di ogni sorta e così via. Cresce, perciò la produzione e crescono nuovi interessi, nuove industrie e con esse tante altre attività commerciali. Si estendono i consumi e cresce il benessere. Con nuovi consumi nascono nuove classi sociali, più professori, più università, più scuole, più medici, più ospedali, e cresce la popolazione, in un entusiasmo collettivo pur se variamente articolato.

E nasce, cresce e si sviluppa, la democrazia, in modo particolare parlando dell’Occidente, dell’Europa e degli Usa, e pazienza se a spese di altri popoli e di altri continenti. Ma non è questa la sede per approfondire detto argomento. Che vuol dire partecipazione attraverso partiti alla vita politica di una nazione. Con le altre classi si sviluppa prioritariamente l’associazione dell’agente più importante nella complementarietà, la classe da cui viene estorto in modo diretto il plusvalore, quella proletaria. Che avendo interessi, in un certo qual modo in comune si determina quel tipo di rapporto per cui il tutto è diverso dalla somma delle sue parti, e abbiamo cosi le formazioni sindacali.

Siamo al primo abc della storia.

Attenzione però, perché tale movimento generale determina nell’uomo specie (quello bianco in modo particolare) un atteggiamento ingenuo, quello di ritenere che tal sistema possa e debba durare in eterno. Questa illusione nasce da una errata comprensione di cosa sia realmente quello che viene definito capitalismo, e che Marx definì modo di produzione capitalistico, e che noi molto sommessamente aggiungiamo moto storicamente determinato. Una definizione che distingue nettamente da quello che comunemente si definisce come modello sociale – e peggio ancora – inventato in Occidente. Una vera e propria aberrazione perché niente nasce da niente ma tutto ha una trascendentalità causale.

Un tempo storico del rapporto degli uomini coi mezzi di produzione. In quanto tale possedeva una straordinaria forza propulsiva tale da espandersi con le stesse caratteristiche, e a macchia d’olio per il resto del mondo.

È altresì da considerare un altro fattore estremamente interessante di tale moto, quello che stimola l’uomo a dare sempre il massimo delle sue potenzialità in qualsiasi ruolo è collocato. Sicché si sviluppa necessariamente insieme al processo di concorrenza fra aziende e merci, anche lo spirito concorrenziale fra gli uomini fino al punto che anche in una fase di straordinaria crescita di ricchezza in parti del mondo, come in Occidente, si producevano fenomeni fra quanti meno forti, meno furbi, meno intelligenti ecc. dunque ultimi, di estrema povertà, anche nelle più ricche città. Non c’è bisogno di citare esempi, basta guardarsi intorno.

 

Illusione dolce chimera sei tu

In un processo di portata storica come quello di cui stiamo ragionando, in cui tutto procede a gonfie vele, crescono illusioni di ogni sorta. E crescono a tal punto da accecare di bagliore anche menti eccelse, certo, più interessate a sostenerne le ragioni, come ad esempio Hegel o Weber e tanti altri che partendo dall’Occidente si poteva giustificare ogni tipo di azione nei confronti di altri popoli “arretrati” e trascinarli verso il benessere, la ricchezza ecc.

Si trattava, in modo particolare in Occidente, di una illusione che facendo leva sulla forza del moto sentiva di poter dettare legge dappertutto per civilizzare il resto dell’umanità rimasta allo stato brado. A riguardo si sprecano scrittori e saggisti al servizio della civiltà occidentale, profumatamente pagati, eletti, incoraggiati ecc.

La potenza di tale moto sviluppava alcune tremende illusioni, le precisiamo per meglio chiarire il concetto:

  1. Che detto moto potesse durare in eterno, chiamando a raccolta quanti si offrivano volentieri al banchetto;
  2. Che lo strumento della democrazia avesse potuto fornire anche alla classe oppressa e sfruttata, cioè il proletariato, la possibilità di disarcionare dal cavallo la borghesia al potere; ne fece le spese a riguardo lo stesso Engels in vecchiaia.
  3. Che sviluppando il principio del libero arbitrio, illudendo, così gli oppositori del sistema, si sarebbe potuto gestire diversamente il modello capitalistico, in modo particolare per i paesi in via di decolonizzazione negli altri continenti. Si trattava di una illusione, lo diciamo non a caso, che coinvolse addirittura personaggi sorti in aperta opposizione al “dominio” della borghesia, come Marx e Engels, nonostante l’avessero definita una classe rivoluzionaria. Non solo, ma Engels in vecchiaia addirittura arriva a ipotizzare la presa del potere della classe proletaria per via democratica.

Non ce ne vogliano i tanti canuti marxisti ancora in circolazione, ma questa è una fase non solo di chiarezza ma anche di bilancio definitivo su una serie di concezioni teoriche che si sono rivelate sbagliate. E lo vogliamo dire con le parole non nostre ma di Bauman « Sarebbe disonesto e fuorviante rivendicare a posteriori di aver visto giusto già a suo tempo. » lui che criticò l’Urss e che aggiunge «e sarebbe disonesto, ingiusto e tutt’altro che illuminante accusare di confusione chi era prigioniero di vicende storiche che accadevano a grande velocità » in Paura liquida pp. 209/210, per la Laterza pubblicato nel 2006

Purtroppo, nonostante la storia ci avesse messo sotto gli occhi, il naso e dentro le orecchie le verità del moto, piuttosto che il modello capitalistico, l’uomo specie, non ha saputo capire di cosa si trattasse veramente, ed ha proseguito nella convinzione di tutte e tre le illusioni menzionate. Le quali illusioni, come più avanti vedremo, stanno producendo una tendenza che non esclude nessuno per le cause che produrrà.

 

Fine di una illusione e delle illusioni

Siamo così al dunque, ovvero al momento trascendentale di una fase storica che ne causa un’altra e un’altra ancora.

Stabilito che il modo di produzione capitalistico è un movimento storico e che si è sparso a macchia d’olio e che ha agito secondo leggi proprie, cioè leggi impersonali e in quanto tali non gestibili da libero arbitrio. In che modo? Diffondendo sì il moto e il modo, senza avvedersi che avrebbe agito da apprendista stregone, sviluppando cioè in ogni parte del pianeta mezzi di produzione che operando in un tempo diverso dal precedente sono risultati più funzionali, più agguerriti, dunque producendo a costi minori. Sicché alcuni enormi paesi, come Cina e India, che si sono liberati dal colonialismo, sono diventati feroci concorrenti dei paesi occidentali, producendo a costi molto più bassi e invadendo i loro stessi mercati.

Siamo alla seconda abc della storia, ovvero a leggi che non consentono un riservato dominio, spaziale e ancor meno temporale. Dunque nessun paese poteva essere escluso prima né può essere escluso oggi dagli stessi meccanismi del moto. Pertanto sono astrattezze inconcludenti quelle di quanti pensano a un modo diverso di fare capitalismo, o peggio ancora di rapporti dello scambio fra paesi fuori dalle leggi del capitalismo. Poi, come si sa la fantasia umana vola ovunque tanto non paga, dunque lasciamola volare.

Cosa ha prodotto il tasso di sviluppo del processo di industrializzazione in tante aree del mondo che sono state coinvolte dal moto nei confronti dei paesi originariamente capitalistici? Ha prodotto una perdita di competitività in tutto l’Occidente e una grave crisi, perciò nel tessuto produttivo, in modo particolare nella produzione manifatturiera. Un processo, questo che ha impoverito e continua a impoverire milioni di operai dell’industria nei maggiori paesi occidentali, fra questi Usa e Europa, nella quale spicca la famosa Germania una potenza industriale con una classe operaia un tempo orgogliosa e fiera.

Una classe operaia che era socialdemocratica non per vocazione ideologica, come credevamo da marxisti, ma perché cresceva l’accumulazione e lei poteva contrattare sempre migliori condizioni. Valeva per la Germania, com’è valso per l’Italia fino a un certo punto. Siamo così alla questione fondamentale su cui chiamiamo a riflettere quanti si interrogano seriamente su questa fase e le tendenze che si sviluppano.

Precisiamo ulteriormente il concetto, perché il chiodo entri bene nel cervello: nessuna classe è rivoluzionaria in quanto tale, perché essa è l’espressione di un rapporto determinato, sicché si comporta in un modo in un momento del moto, e in un altro modo in un diverso momento del moto. Dunque l’idea che possa divenire da classe per il capitale a classe per sé, e rivoluzionaria, come alludeva Marx, non è deterministicamente corretta. E precisiamo in modo ulteriore il perché: il proletariato non ha nessun potere di autonomia (come non ce l’ha neppure la cosiddetta borghesia tra l’altro) e nessuna possibilità di averla. Perché nelle diverse fasi del moto è e resta un girasole, ovvero ha un rapporto col capitalista, col capitale e col capitalismo come ce l’ha il girasole col sole da cui prende energia.

Siamo così alla terza abc del modo di intendere il determinismo storico e le sue cause, nullificando ogni ipotesi soggettivistica ad esso estranea perché fumisticamente ideologica. Vale per tutte le classi e non soltanto per il proletariato proprio perché nel moto sono tutte complementari.

Pertanto il rincorrere l’ideale di una Europa unita e democratica per darle un peso maggiore nella contrattazione per lo scambio con le grandi potenze è illusorio, vuol dire mentire innanzitutto a sé stessi oltre che agli altri. Sicché un Romano Prodi – cristiano, credente e fervente – ci fa la figura del ciarlatano. Il perché è presto detto: l’economia ha leggi proprie che sottomettono la volontà dell’uomo, compresi quelli cristiani, credenti e ferventi.

 

Quando i rimedi sono peggiori dei mali

In che modo l’uomo, in modo particolare in Occidente, cerca di porre rimedio ai disastri provocati dalle leggi del moto? Attivando meccanismi che a loro volta causano un danno maggiore, come la nuova tratta dei neri, variamente organizzata attraverso canali “legali” e “illegali” sia per ridurre il costo della mano d’opera, dunque contrapponendo ai lavoratori locali quelli stranieri ad un costo inferiore, per un verso, sia per far fronte alla crescente denatalità nei singoli paesi occidentali per l’altro verso.

Così facendo alimenta l’odio da parte dei lavoratori bianchi nei confronti degli immigrati che vengono offerti a un costo inferiore. Si produce così un razzismo operaio vero, non inventato dai Vannacci, ma dalle leggi impersonali del moto.

Il tutto viene speso dalla socialdemocrazia liberale e liberista come carità pietosa e pelosa nei confronti di “poveri affamati che fuggono da fame e guerre”, mentre dietro c’è un traffico in rapporto con società finanziarie che ne finanziano l’impresa del singolo lavoratore subordinandolo al pagamento per mesi o anche per anni, minacciando i propri familiari rimasti in patria.

Non solo, ma per condizionarne un comportamento di totale asservimento si organizzano vere e proprie campagne per la « sicurezza » che sarebbe turbata dallo straniero di colore, dal musulmano e via infamando. Facendo così scattare anche fra le file operaie quel risentimento di natura razzista. Inutile nasconderselo, stiamo solo descrivendo i fatti quali cause di produzione di fenomeni.

Siamo così alla quarta abc dove cerchiamo di mettere a fuoco un altro dei fenomeni che accumulandosi come cause genera uno spostamento a destra dell’insieme dell’asse sociale che prende il nome di destra politica che si estende a macchia d’olio allo stesso modo di come si era esteso il modo di produzione capitalistico.

Tale spostamento dell’asse sociale mentre si compone in maniera confusa e contraddittoria a destra, al lato opposto si produce solo velleitarismo ideologico privo di nerbo, anche, o forse soprattutto perché viene a mancare quel famoso polo di riferimento, il proletariato che nella fase ascendente polarizzava per le ragioni sopra dette e che nella crisi viene letteralmente diluito.

Abbiamo così la rappresentazione plastica in tutto l’Occidente, partendo dagli Usa col movimento MAGA e per tutta l’Europa della nascita e crescita di movimenti e partiti nazionalisti votati alla necessità di una difesa degli interessi nazionale in termini complementari, ovvero di un accorpamento che tende – e tenta – di sopravvivere nella spietata concorrenza ed evitare il tracollo totale.

Siamo così alla AFD in Sassonia, contro cui si sparano fulmini e saette da parte del democraticume liberale come causa del problema piuttosto che leggerlo come effetto di problemi molto più gravi che lo hanno generato: le leggi del moto e l’uomo meschino che le ha assecondate.

Attenzione bene: distinguiamo sempre sul piano storico differenze fondamentali, come nel caso che stiamo esaminando tra il fascismo e il nazismo degli anni ’30 del secolo scorso coi movimenti di destra e/o di estrema destra in Occidente di questa fase.

Quei fascismi e nazismi del secolo passato si sviluppavano in una fase di straordinaria crescita dell’accumulazione capitalistica, tanto in Germania quanto in Italia. Anche allora, anzi a maggior ragione allora erano complementari le classi al loro interno, ma puntavano all’espansionismo e al colonialismo, mentre i partiti di destra o di estrema destra che sorgono in questa fase nascono da una batosta storica subita dall’Occidente sulla via di un declino indecoroso.

E per evitare di parlare di fumo, come tanti, basta ascoltare quello che dicono sia in Sassonia (Germania) che in Italia, riportato dal generale Vannacci, in alcuni tratti « …l’economia locale che è crollata dopo la decisione di non comprare più gas dalla Russia, rompendo un legame centrale per la loro economia » o ancora « E poi in tutta Europa la gente è stanca di questa Ue che spende per mandare armi all’Ucraina, e che non fa nulla sul piano dei rimpatri dei migranti ». O ancora: « Quando sostengo che bisogna comprare gas dalla Russia sono solo realista ». Il che è vero, e se è vero per l’Italia, figurarsi per la Germania che è al confine. È con queste cose che bisogna fare i conti. Altro che ideologia e chiacchiere sulla democrazia e il diritto. La democrazia, come abbiamo detto in apertura è qualcosa di concreto, cioè estensione di benessere per più classi che si organizzano in partiti o anche in sindacati, come successe sì in Occidente ma a spese di popoli dominati dal colonialismo e dall’imperialismo.

Un altro aspetto ci preme porre all’attenzione di chi si interroga in questa fase: non deve meravigliare che in Sassonia si possa organizzare un governo tra la AFD e il partito definito rossobruno della signora Wagenknecht, il BSW di origine per così dire marxista con riferimento alla classe operaia. Si tratta della ricerca di quella famosa complementarietà a livello politico. Sono i fessi che si scandalizzano insieme agli ideologisti che pensano di organizzare le persone per ideologie piuttosto che leggere nelle leggi oggettive della storia i fattori che fanno da causa per i loro movimenti.

In ultimo, per arrivare a un punto di coagulo di una situazione implosiva senza precedenti nella storia, ovvero la questione dell’inquinamento complessivo sia dell’ambiente sociale che quello di altre specie della natura, che i cambiamenti climatici paurosamente contribuiscono ad aumentare.

Si potrà, non senza ragione, colpevolizzare il proletariato che si lascia trascinare mansueto verso un recupero del produttivismo che tanti guai ha prodotto nelle realtà maggiormente industrializzate, la Sassonia ne è un esempio eclatante, ma Napoli, Taranto e Seveso, per citare solo alcune realtà, non sono da meno. Mentre il liberismo democratico e di sinistra si bea, insieme all’intellettualume da strapazzo di fare proposte alternative.

Qui bisogna essere onesti: non si può chiedere a una parte del tutto, cioè la classe operaia o il proletariato genericamente inteso, di svolgere un ruolo che non può per le ragioni sopra dette, perché è complementare, non dispone di libero arbitrio come si augurerebbero i cosiddetti intellettuali da quattro soldi. Un esempio lampante lo abbiamo in questi giorni sotto i nostri occhi: le lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori dell’Italsider di Taranto, a cui è posta l’alternativa: morire di fame o morire di cancro insieme ad altri abitanti della zona.

Siamo così alla quinta abc condotta sui fatti. E allora? Si faccia avanti chi crede di poter proporre un “che fare”, senza raccontare bufale.

 

Conclusioni

Non siamo affatto scandalizzati per i risultati elettorali in Sassonia e neppure allarmati perché il movimento storico del modo di produzione capitalistico è entrato in una fase di grandi sconvolgimenti economici, sociali e dunque politici per la crisi di produzione di valore cui è giunto, mentre, paradosso dei paradossi, sta andando incontro a una decrescita demografica proprio quando necessiterebbe di una maggiore crescita per consumare le merci in sovrapproduzione.

Sarà stato certamente un caso, ma i funerali a Mladic, ritenuto eroe nazionale da parte di una popolazione serba che ha dovuto subire cannoneggiamenti da parte degli occidentali, compreso il governo del “comunista” D’Alema, la dice lunga sulle turbolenze nel vecchio continente.

Che la Germania o l’insieme dei paesi europei possano generare dal proprio interno tante IDF non lo possiamo escludere a priori. Che i governi di destra e/o di ultra destra possano porre un freno al declino dell’Occidente è da escludere a priori. Che si possa sviluppare oltremodo una accelerazione della concorrenza fra i paesi europei è nell’ordine delle cose. E che questa possa generare nuove e vecchie povertà – a differenza degli anni trenta del secolo passato – è certo. Che all’interno dei paesi occidentali possa scattare la caccia all’uomo nei confronti degli immigrati è messo nel conto. Che il tutto possa promettere una ripresa dell’accumulazione capitalistica in Europa è sognare a occhi aperti. Dunque ci sarebbe il buio oltre la siepe? O poveri sciocchi! Sono passati cento anni dagli anni trenta del secolo scorso e del famoso romanzo, e l’Africa non è più un gigante dormiente e il suo risveglio sta avvenendo solo a scapito di un sistema già in crisi con epicentro l’Occidente. Per cui i sognatori che difendono un sistema infame, ovunque ideologicamente posizionati, in modo particolare in Occidente, avranno un brutto risveglio

C’è, in ultimo, un fattore che non viene preso in considerazione dagli analisti professoroni sempre “bene informati”, che è costituito dal caso, cioè il terzo fattore causale, insieme alla causa e alla temporalità che comprendono il determinismo storico. E non si tratterebbe di un caso come quello del 1914, perché la storia non passa invano e non si ripete mai allo stesso modo, questo lo pensano i fessi.

Da parte nostra ci corre solo l’obbligo di ricordare che le rivoluzioni non sono programmate né programmabili e che sono sempre improvvise, anonime, violente, tremende e sorprendono nel sonno i rivoluzionari che le immaginano secondo i propri dettami ideologici.


* Alessio Galluppi e Michele Castaldo
Pin It

Add comment

Submit