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poliscritture

Trump e il Tonto

Dialogando con il Tonto

di Giulio Toffoli

Trump per Tonto 7Negli ultimi due mesi del 2016 mi è capitato poche volte di incrociare il Tonto. Non si faceva vedere, mi raccontava di essere depresso; alcune piccole tragedie famigliari avevano scosso il suo normale ritmo di vita e non aveva proprio voglia di uscire dal suo guscio. Quando ci eravamo sentiti avevamo però convenuto che almeno tre avvenimenti avevano degnamente coronato quell’anno per molti versi infelice e su di essi, una volta che ci fossimo incontrati, avremmo dovuto necessariamente parlare.

Il primo ovviamente era l’inattesa elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, il secondo la morte di Fidel Castro e infine, più in piccolo ma con una valenza da non sottovalutare, l’esito del referendum in Italia.

Proprio negli ultimi giorni dell’anno ci è capitato di incontrarci nelle vie del centro. La prima volta eravamo in piazza Duomo. Lo vedo camminare rapido rapido con qualche pacchetto fra le mani e allora lo apostrofo, come lui ha fatto infinite volte con me: “Ma Tonto come va? Scappi …”.

Si è voltato e mi ha detto: “No, certo che no, son qui. Solo che sai questi giorni sono convulsi, nonostante tutto si va di fretta … Se vuoi ho però qualche minuto per te”.

Ci siamo avviati verso il solito bar e abbiamo trovato, pur nella ressa, un tavolino ben riparato. Siamo entrambi freddolosi e ci siamo seduti davanti a uno strano marchingegno fatto con i resti di una macchina da cucire Borletti di quelle di mezzo secolo fa.

Hanno eliminato la macchina e riadattato il tutto per consentire a due persone di sedersi in quello che si presenta come un vero e proprio tête à tête.

Ordinato un tè, ho attaccato senza indugio:

“Insomma Tonto, soddisfatto di vedere Trump seduto nella stanza ovale alla Casa Bianca?”

“Ma che fai … mi prendi per i fondelli? Fra i tanti farabutti che ci si sono seduti su quella sedia non è che Trump alla fine ci farà poi una cattiva figura. Sarà probabilmente nella media … Ma questo è un  discorso destinato al futuro. Solo quando sarà all’opera potremo giudicarlo. Non cercare di farmi diventare un fan di Trump. Ma se proprio vuoi parlare di questo argomento bisogna partire dall’inizio …”
“Ovvero …”

“Dal fatto che come mai prima la stampa, gli opinionisti di grido, i vari accademici più o meno accreditati e potremo aggiungere a questa lista una massa quasi infinita di altri ciarlatani di mezzo mondo non solo erano certi della vittoria della Clinton, ma per mesi hanno fatto campagna elettorale per lei. Una cosa mai successa prima. La Clinton è stata portata alle stelle, hanno cercato di santificarla ancora prima che avesse vinto senza alcun pudore. Obama lo hanno santificato appena dopo eletto con un incredibile premio Nobel per la pace. Con lei hanno puntato più in alto falsificando i dati, basti pensa alla prima candidata donna …, oppure nascondendo i fatti più o meno oscuri che girano intorno al clan dei Clinton, alla loro Foundation e alle e-mail che la signora ha variamente usato in modo più o meno irregolare nel periodo in cui faceva parte della amministrazione Obama.

Contro Trump è stata invece organizzata una vera e propria campagna di delegittimazione che è sostanzialmente iniziata il giorno stesso in cui si è presentato come candidato alla presidenza.

Pensa che la notte delle elezioni sono andato a letto con nelle orecchie le parole di un commentatore di una radio privata, così per dire, di sinistra che dava per certa, dati alla mano, la vittoria della Clinton. Mi sono messo l’anima in pace e ho fatto una bella dormita, fino a quando la mattina dopo ho scoperto che le cose erano andate diversamente.

Questo mi permette di dire che abbiamo una macchina dell’informazione che è per la maggior parte caratterizzata da un’opera massiva di manipolazione e di disinformazione. Insomma il caso Trump-Clinton sembra dimostrare che questa democrazia tanto decantata proprio non funziona …”

“In che senso – mi sono permesso di dire – affermi una cosa del genere? Sembri in  sintonia con Mario Monti che dopo le elezioni in Inghilterra, che si sono risolte con un successo degli euroscettici, ha detto che simili cose non possono essere sottoposte al giudizio del popolo, che evidentemente nella sua visione è troppo immaturo per decidere”.

“Sì, e allora lasciamo che decidano lor signori. Quella che mi si palesa davanti è l’immagine di una democrazia oligarchica. Scusami il bisticcio di parole, ma penso che tramite l’uso delle tecniche della manipolazione di massa, con un sistema che ricorda l’uso del bastone e della carota, una minoranza gestisca i giochi e di volta in volta, quando lo crede necessario, chiama il “parco buoi” a dare l’assenso a ciò che già è stato deciso nelle segrete stanze.

No. Il mio discorso era diametralmente opposto, ovvero segnalava come una casta, ampia e ben organizzata, di padroni e di loro servitori abbia ormai in mano gli strumenti per costruire una realtà fittizia e venderla alle più larghe masse come vera, manipolando nei fatti l’opinione pubblica o ciò che ne rimane. Non siamo forse nell’epoca della post-verità?”

“Vabbè … per tornare a noi, questo vuol dire che trovi positiva l’elezione di Trump?”

“Posto in questi termini il tuo discorso mi sembra fuorviante. Non sono io che posso trovare positiva o negativa la scelta che è stata fatta a favore di Trump, quella è una questione interna del popolo statunitense. Io semplicemente guardo i due contendenti, cerco di valutarne le proposte e cerco di capire perché la scelta sia caduta su Trump.

Ed allora mi sembra interessante partire dalla Clinton. Aveva dalla sua una lunga esperienza di governo, aveva un establishment democratico che la appoggiava toto corde, perfino una parte significativa di quello repubblicano era dalla sua parte. Non solo, aveva l’appoggio del presidente uscente. Insomma nulla sembrava impedirle di raggiungere la sua meta.

Allora ti chiedo: perché ha fallito? Questa mi pare la domanda giusta …

Guardiamo l’altro fronte. Trump è un homo novus, estraneo ai giochi della casta che nelle sue due varianti, repubblicana e democratica, gestisce il potere a Washington. Si presenta come un vero e proprio outsider.  Ha i soldi, ha ovviamente degli appoggi, ma rispetto al ceto che governa è un marziano. Ciò nonostante è riuscito a vincere l’uno dopo l’altro tutti i candidati che la macchina del partito repubblicano gli ha messo di fronte per contrastarlo. Il fior fiore dei suoi uomini di punta. Li ha surclassati e poi ha vinto le elezioni. Come ha detto di recente Bernie Sanders: “Ha sfidato, battendolo, l’establishment repubblicano; poi ha sfidato vincendo l’establishment democratico e infine ha vinto pure contro l’establishment dei media. Bisogna ammetterlo, è stata davvero una impresa straordinaria”.

 E’ evidente che c’è qualche cosa su cui val la pena di pensare …”.

“Ma ha ottenuto qualche cosa come due milioni di voti in meno della Clinton. Questo non lo metti nel conto?”.

“Anche questa espressione di una cultura da leccapiedi mi ha fatto davvero sorridere. Per decenni tromboni di ogni colore ci hanno ammorbato affermando che gli Stati Uniti sono una fra le più vecchie e solide democrazie, forse fin la prima, con delle istituzioni che se non sono perfette poco ci manca. Hanno raccontato, come fosse una virtù, che quasi nulla è stato mutato dalla fondazione della nazione e che il testo è ancora uguale a quello approvato sullo spirare del XVIII secolo.  Ora invece scoprono che c’è qualche cosa che non va … Ma, aggiungerei di più, questi sepolcri imbiancati vanno cercando ogni possibile pretesto per screditare il vincitore. Dalla patetica idea che bisogna ricontare i voti, a quella non meno criminale di poter manipolare l’elezione, proprio come si dice da noi, in zona Cesarini tramite lo spostamento del voto di un certo numero di grandi elettori repubblicani a favore della Clinton, secondo un modello che ben si avvicina all’idea di un colpo di stato istituzionale. Ed infine, summa di tutto ciò, non manca l’impegno di tutti i media e di parte dell’establishment che cercano di dimostrare che dietro l’elezione di Trump vi sia la mano dell’Impero del Male versione 2.0, nella figura di quel malvagio di Putin, incarnazione di ogni asiatica astuzia manipolatoria. Talché si arriva a ipotizzare, da parte di alcuni media e di molti potentati messi all’angolo dalla elezione di Trump, ma forse sarebbe più giusto dire si spera  in un impeachment  del presidente ancora prima che si sia insediato, cosa che se non fosse comica farebbe pensare a scenari che fino a tempi recenti erano caratteristici degli Stati del sud America.

Fino ad ora, per quel che ne so, nessuno è però arrivato a predire al presidente una breve futura esistenza. Certo che se fossi al suo posto cercherei un solido appoggio da parte di San Gennaro o di qualche altro santo capace di prevenire una morte più o meno accidentale”.

“Questo cosa vuol dire, che Trump ha ragione? E la povertà del suo programma politico dove la metti?”

“Non sono io a dire che ha ragione, è il popolo americano che lo ha votato secondo le regole del gioco che stanno alla base della cosiddetta democrazia statunitense. Poi vediamo cosa intendi tu quando parli di povertà del suo programma …”
“Negheresti che Trump abbia espresso posizioni razziste?”

“Forse è il caso di capirci. La società statunitense era e resta profondamente razzista e neppure la presidenza Obama è riuscita a modificare questo suo aspetto di fondo. Fatta la tara del can can mediatico ciò su cui dobbiamo fermare la nostra attenzione è, credo, il volto profondo della società statunitense, che è quello che la casta dei politicanti ha totalmente perso di vista. Quella USA è una società dominata da un durissimo darwinismo sociale che ha sempre generato e genera  fenomeni di emarginazione di larghe proporzioni. Ad una minoranza di superricchi corrisponde una condizione di sopravvivenza che interessa decide e decine di milioni di individui. Una massa depoliticizzata e spesso profondamente delusa. Obama ne ha sostanzialmente tradito le speranze, i politicanti non offrono alcuna fiducia e, questo è il fenomeno nuovo, la povertà non interessa più i soliti esclusi, ma lambisce fasce sempre più ampie di popolazione che dal secondo dopoguerra in poi avevano visto migliorare la loro condizione di vita. Si tratta di operai e contadini, uomini, donne e giovani che si vedono ridotti a una condizione di potenziale lumpenproletariat.

In questa situazione è quasi naturale che scatti un doppio razzismo etnico e sociale. Trump non ha fatto che quello che fanno tutti i politici, ha promesso ad alcuni sicurezza e migliori condizioni di vita, evidentemente con ciò riaffermando differenze e certo non ponendosi come paladino degli emarginati. Non lo vedo per nulla diverso dalla più parte dei suoi colleghi, forse solo un poco meno ipocrita”.

“Allora per te non è neanche xenofobo?”

“Questa è l’accusa più divertente fra tutte. Lui che è mezzo tedesco e che ha sposato una donna slovena?

Insomma, diciamocelo con onestà, la società statunitense è per sua essenza un tale miscuglio di genti che parlare di xenofobia è profondamente vero e falso insieme. Falso perché, se si esclude una risibile minoranza di indigeni, adeguatamente massacrati alla fine di XIX secolo, quello statunitense è un melting pot come pochi al mondo, che ha tagliato ogni legame con le sue radici profonde. Probabilmente non c’è gruppo etnico presente su questo pianeta che non abbia un suo corrispondente più  meno ampio in quello stato. Non solo, la logica economica che domina quel paese ha usato, decennio dopo decennio, l’afflusso di masse di immigrati per poter rispondere al bisogno di forza lavoro da immettere nella macchina produttiva. I nuovi venuti erano nella maggior parte dei casi forza lavoro senza alcuna qualificazione e che cercava una qualche forma di difesa nel mantenimento della identificazione etnica originaria. La dinamica economica del capitale ha avuto come inevitabile esito quello di contrapporre non solo individuo ad individuo, in una gara per la sopravvivenza senza fine, ma spesso anche i diversi gruppi identitari l’uno in contrapposizione con agli altri. Questo conflitto è stato di volta in vota assopito nei momenti in cui la macchina economica ha operato a pieno regime per poi esplodere, in modi più o meno duri, nelle fasi di naturale crisi del ciclo capitalistico. Trump ha semplicemente espresso le posizioni di quei settori della società statunitense colpiti dalla crisi di inizio XXI secolo e dalla concorrenza della forza lavoro immigrata irregolare. Ciò evidentemente può sembrare contrario ad astratti principi di cosmopolitismo, ma risponde alle richieste di quella parte della popolazione statunitense povera o impoverita che vede nella concorrenza degli immigrati un ulteriore fattore di potenziale impoverimento.

Lo so che il problema è complesso e scottante e non ho intenzione di sollevarlo. Voglio solo farti notare che c’è il rischio di affrontarlo da un punto di vista sbagliato, lo definirei ideologico. Negli USA nessuno, davvero nessuno, se si escludono minoranze risicate di intellettuali, mette in discussione la logica di inclusione/esclusione che domina quella società. Intendo dire che l’immigrato irregolare che ottiene la cittadinanza non fa della sua esperienza uno strumento di una lettura critica delle fondamenta di quella società.  Semplicemente trova la sua nicchia e in essa si muove per guadagnarsi da vivere accettando pienamente le regole del gioco che prima ne facevano un emarginato e poi gli concedono una specie di privilegio. Se poi diventa ricco meglio per lui … Il ceto politico è pienamente corresponsabile di questa realtà e ha fatto ben poco per mutarla. Trump è forse semplicemente più esplicito degli altri nel riconoscere che alla fondamenta del patto sociale statunitense vi è un principio di esclusione”.

“E cosa ne dici dell’accusa di sessismo e di irridere a coloro che presentano degli handicap?”

“Direi che taccio e mi vergogno sempre più di una società, ma qui non ci sono confini, dove il gioco politico si serve di tanta bassezza. A questo livello l’ipocrisia giunge al suo zenit e non c’è più nulla da dire se non che la politica spazzatura seguita dal giornalismo spazzatura usa il sistema di sbattere il mostro in prima pagina … sapendo che vera o falsa che sia, ciò che conta è l’impatto che la notizia ottiene sul lettore, considerato poco più o poco meno di un idiota. No, su questo terreno non ti seguo …”.

“Insomma, dal tuo punto di vista le critiche rivolte a Trump sono del tutto senza fondamento?”

“Credo di non aver detto questo … Ho semplicemente sottolineato come corrispondano alle reazioni scomposte di un establishment che è ferito e furente perché qualcuno gli ha rotto le uova nel paniere. La successione era già stabilita, i giochi fatti, la politica di egemonia tramite l’uso di guerre locali impostata, la criminalizzazione della Russia già ampiamente implementata ed ecco uscire uno qualunque, un  Trump, che lancia la sua sfida e come in una partita a poker  guarda il bluff e vince.

Certo tutto è da ridefinire e non so quanto il quadriennio di Trump, se arriverà vivo e vegeto alla fine, sarà un elemento di discontinuità rispetto alle politiche dei decenni successivi a Reagan, ma credo sia una bella scommessa.

La Clinton ci annunciava un quadriennio caratterizzato da una politica liberista in economia  e aggressiva dal punto di vista militare, costellata da future guerre e da un pericoloso confronto con la Russia e potenzialmente con la Cina. Un clima tragico da guerra guerreggiata …

Trump non possiamo dire cosa vorrà fare in modo chiaro, sia perché una cosa sono le dichiarazioni un’altra l’attività di governo, sia perché credo si trovi alle prese con tante ma tante grane da chiedersi se ne valeva poi la pena di sedere nella stanza ovale. Evidentemente si deve trattare di uno di quei capitalisti che amano il rischio più della vita stessa. La posta è fra le più alte: il governo del suo paese e il ridisegno della politica mondiale.

Qualche segnale farebbe pensare che almeno a livello internazionale non sia portato a puntare sull’uso della strategia bellica costi quel che costi e questo non può che essere un bene. A livello interno sembra deciso a difendere l’economia nazionale anche con l’uso di strumenti di contenimento delle importazioni. A cosa possa portare questo mix è difficile da dire, si tratta davvero prevedere il domani e neppure il grande Nostradamus saprebbe darci delle risposte. Non ci rimane che attendere e sperare che il buon senso abbia a prevalere sui disegni dei guerrafondai che hanno la loro sede a Washington”.

Con queste parole il Tonto si è alzato e come fa di solito mi ha mandato un cenno di saluto aggiungendo:

“Il conto lo paghi tu … o se vuoi puoi inviarlo alla Clinton Foundation perché ti rifondano, è una organizzazione filantropica così attenta ai destini del mondo che può darsi ti venga in soccorso … “.

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