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linterferenza

Conflitto di classe e femminismo: una contraddizione insanabile

di Fabrizio Marchi

6791030 1459909Ho letto questo articolo di Lenny Benbara di Lenny Benbara (un intellettuale della sinistra francese vicino a France Insoumise) pubblicato sul blog di Senso Comune che è un gruppo politico che orbita nei paraggi di “Patria e Costituzione”, l’associazione recentemente fondata da Stefano Fassina.

L’articolo, per chi lo condivide (il sottoscritto, al contrario, per nulla…) ha un pregio, quello di fare uno sforzo sia teorico che politico per superare le divisioni e trovare una credibile sintesi fra le varie anime della sinistra, in particolare fra quella “sovranista”, quella marxista (quel poco che ne rimane) e quella cosiddetta “movimentista” (l’autore fa particolare ed esplicito riferimento ai movimenti femministi ed LGBT).

Benbara (ma mi pare di capire che gli amici e i compagni di Senso Comune sposino le sue posizioni, anche dalla lettura di precedenti articoli pubblicati sul loro blog) ritiene che la contrapposizione fra sinistra marxista ortodossa e quella “movimentista” (femminista, radical, ecologista, Lgbt ecc.) sia ormai destinata ad essere superata, così come ancor più deve essere superata quella fra la “sinistra “sovranista e populista” e quella “movimentista”. E questo non per ragioni meramente tattiche – spiega – ma di merito. Porre la “questione sociale” (cioè di classe) prima e sopra alle altre è sbagliato – soggiunge – così come sarebbe altrettanto sbagliato porre per prima e sopra all’altra quella del femminismo, dei diritti LGBT (che costituiscono il cuore e il mattone fondamentale dell’ideologia politicamente corretta, cioè l’attuale ideologia capitalista dominante, ma di questo Benbara non se ne avvede neanche…). Quindi si tratterebbe di superare quella che lui stesso definisce appunto una sorta di “gerarchizzazione” delle diverse istanze (diritti sociali, sostenuti dai “sovranisti-populisti” e anche dai marxisti, e diritti civili, sostenuti dai “movimentisti”), evitando però la mera sommatoria che sortirebbe solo l’effetto di impoverirle tutte, per lavorare a quella che lui definisce una sorta di “articolazione”.

Insomma, non si capisce – insiste – perché populismo e sovranismo (ma anche marxismo, anche se quest’ultimo appare residuale…) non dovrebbero marciare di pari passo e anzi coniugarsi – sia pure con le modalità che lui stesso paventa – con il femminismo e con tutta l’impalcatura ideologica della sinistra “movimentista” post sessantottina.

Del resto, lo stesso Benbara (per lo meno sotto questo aspetto è un pochino più avanti rispetto alla pressochè quasi totalità dell’intellettualismo di sinistra” corrente, completamente accecato quando si parla di femminismo e questioni di genere) è consapevole che queste tematiche possono essere fatte proprie anche da un punto di vista squisitamente reazionario e di destra. Cito testualmente dal suo articolo:” La questione LGBT può, infatti, essere risignificata anche in maniera reazionaria. Gli esempi non mancano: Geert Wilders nei Paesi Bassi non esita ad appropriarsi della difesa dei diritti LGBT spiegando allo stesso tempo che i musulmani costituiscono una minaccia esistenziale contro gli stessi; l’AfD pone in prima linea l’omosessualità di Alice Weidel, leader del partito, per opporsi alla minaccia dell’”invasione migratoria”, ecc.”.

Ma qui c’è già la prima contraddizione. Nel momento in cui l’autore dice che “Geert Wilders non esita ad appropriarsi della difesa dei diritti LGBT”, presuppone il fatto che la “questione LGBT” (ma anche quella femminista…) sia di sinistra a prescindere e che la destra li abbia solo scippati, diciamo così. Dovrebbe invece spingersi più in profondità (ma non può farlo, perché altrimenti dovrebbe recitare il De profundis per quella “sinistra” a cui lui appartiene…) e interrogarsi sulle ragioni per le quali anche una destra ultrareazionaria e razzista faccia sue, peraltro con grandissima disinvoltura e senza nessun attrito con il suo tradizionale sistema valoriale e ideologico, le tematiche femministe e LGBT, e quindi domandarsi se non sia il caso di ripensare l’intero paradigma (quello in base al quale, appunto, l’ideologia femminista e LGBT sarebbe di sinistra per definizione…). In altre parole, se non sia giunto il momento di riflettere sul fatto che forse quelle tematiche non sono di Sinistra a prescindere, soprattutto se consideriamo che quelle stesse, oltre che dalla destra ultrareazionaria e razzista sono da tempo (se non da sempre…) state sposate dallo schieramento liberale, neoliberale e neoliberista dominante e, naturalmente, anche da tutte le sinistre, nessuna esclusa, sia quella liberale e radicale (che è parte organica dello schieramento neoliberale ed oggi anche europeista) che quella “antagonista”.

Troppo facile, alla luce di tutto ciò, alla luce cioè della evoluzione vissuta da quelle ideologie che le hanno portate ad avere nella trasversalità politica e quindi nel conseguente ed oggettivo interclassismo (l’esatto contrario del concetto di classe), il loro tratto fondamentale e distintivo, rifugiarsi nell’ottica dello scippo. E’ comprensibile per chi ha l’annoso problema di buttare l’acqua sporca e di salvare il bambino. Il punto è che a volte diventa veramente difficile se non impossibile salvare quel bambino, soprattutto in considerazione di ciò che è diventato da adulto, che è quello che conta veramente…

E qui passiamo al secondo (grave) errore dell’autore. Scrive subito dopo Benbara:” In altre parole, anche le istanze più intrinsecamente progressiste nella nostra immaginazione possono essere oggetto di un’operazione egemonica d’incorporazione parziale da parte dell’avversario, in maniera tale da donargli un contenuto reazionario ex post. Questo è dunque il caso di qualsiasi tipo di istanza: la questione sociale, la democrazia, il femminismo, l’ecologia, la sicurezza, l’antirazzismo, ecc. Ognuna può essere oggetto di una appropriazione e risignificazione di tipo reazionario”.

Quanto dice vale sicuramente per il femminismo, la democrazia, la sicurezza, l’ecologia e l’antirazzismo, ma NON per la questione sociale, cioè di classe. La questione di classe, quindi la lotta di classe, non sarà MAI patrimonio né tanto meno elemento costitutivo di qualsiasi destra, sia essa reazionaria, liberale o neoliberale (quindi neanche della “sinistra” liberale e neoliberale, ovviamente…). Nessuna destra, sia essa reazionaria o liberale, potrà mai scipparla alla Sinistra (con la maiuscola e senza virgolette) per la semplice ragione che non ha nessun interesse a farlo, dal momento che ne è apertamente nemica. Al contrario, la deve negare e per quanto possibile rimuovere od occultare. Viceversa, è la questione di classe, quindi la contraddizione e il conseguente conflitto di classe (che poi sia latente o palese, evidente o rimosso, è altra questione…) che sono costitutivi della Sinistra. E’ così e NON potrebbe essere altrimenti.

La vera questione, dunque, non è quella di capire come coniugare la questione sociale con il femminismo, o il sovranismo/populismo con l’ideologia LGBT. Il problema è aprire una riflessione vera per capire se il femminismo (mattone fondamentale dell’ideologia politicamente corretta) sia una ideologia costitutiva della Sinistra di classe oppure sia – come io penso – fondamentalmente funzionale ed organico alla narrazione ideologica neoliberale e capitalista attualmente dominante. Naturalmente, data la complessità del tema, non posso che rinviare alla lettura delle centinaia di articoli che ho pubblicato in tema (ma non solo io, fortunatamente…) o al limite del mio ultimo libro “Contromano. Critica dell’ideologia politicamente corretta”, dove la questione è ampiamente sviscerata (così come nelle recensioni al libro).

La posizione di Benbara è quindi viziata all’origine. Oserei dire che è anche decisamente vetusta, anche se lui crede dire chissà cosa di progressista e futurista. Cito di nuovo l’autore:” Proporre un progetto di paese, patriottico, popolare, pluralista ed inclusivo è fondamentale per far convergere verso lo stesso orizzonte trascendente e positivo l’insieme di queste aspirazioni. A seguire, c’è la designazione dell’avversario comune e del suo mondo: l’oligarchia, le élite, il vecchio mondo, ecc.”,

“Il vecchio mondo”, dice Benbara. Invito a riflettere su questa espressione perché è altamente significativa del modo di pensare e di interpretare la realtà da parte della stragrande maggioranza del ceto intellettuale di “sinistra”. Invitando a combattere il “vecchio mondo”, individuato come controparte insieme alle elite e alle oligarchie (capitaliste), anche Benbara (come quasi tutti gli intellettuali di “sinistra”) dimostra di non avere capito nulla (mi scuso per la perentorietà dell’affermazione e per la presunzione ma è ciò che penso…) dell’evoluzione del sistema capitalista che si è disfatto o ha messo in panchina il “vecchio mondo” (Il famoso e vecchio “Dio, Patria e Famiglia”) per assumere appunto il “nuovo”, cioè l’ideologia neoliberale e politicamente corretta attualmente dominante di cui il femminismo (ma non solo…) è parte integrante e organica. Le elite e le oligarchie capitaliste che giustamente Benbara (e noi con lui…) vorrebbe combattere non se ne fanno più nulla del “vecchio mondo” che anzi considerano da tempo obsoleto e superato al fine della perpetrazione del loro dominio di classe. Ostinarsi ad individuare nel “vecchio mondo”, cioè nel vecchio sistema valoriale/ideologico vetero borghese, l’attuale ideologia dominante del capitale, equivale a combattere l’attuale sistema dominante capitalista con lo stesso approccio, con le stesse categorie e con gli stessi strumenti che potevano essere efficaci per combattere il sistema feudale.

Siamo, quindi, di fronte ad un paradosso di proporzioni macroscopiche in cui pressochè tutta la sinistra è ancora immersa, tranne rari e sporadici casi di singoli soggetti o associazioni. Si comincia, ultimamente, ad avvertire qualche balbettio, ma sono ancora pochissimi quelli che hanno colto la questione e l’hanno analizzata con lucidità. Uno fra questi pochissimi (oltre, immodestamente, al sottoscritto) è il mio amico Alessandro Visalli che, non a caso, fra gli altri, ha scritto questa recensione del mio libro: http://tempofertile.blogspot.com/2018/11/fabrizio-marchi-contromano.html in cui la questione viene lucidamente affrontata.

Sono però convinto che la questione si aprirà, inevitabilmente, perché non potrà non aprirsi. Si tratta di accelerare questo processo superando resistenze, paure, armatura ideologiche arrugginite e dogmatismi. Stupisce (ma solo fino ad un certo punto…) che queste resistenze persistano anche in quella sinistra cosiddetta “sovranista” che pure sostiene di voler rompere con quella “sinistra” che ha sposato la narrazione neoliberale. Noi ci augureremmo che queste resistenze e queste paure fossero superate anche in quella parte di sinistra cosiddetta “antagonista” che ancora ha un suo radicamento di classe, pur fra tante difficoltà e contraddizioni. Ci vuole, però, coraggio. Senza di questo non si va da nessuna parte.

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Comments   

#1 GIOVANNI DAVIDE LOCI 2018-12-27 13:02
a me pare molto più viziata questa risposta, in cui si individuano troppi carattri fissi retrivi (sintomo di ipostatizzazione) e si ritiene la destra un blocco coerente senza riflettere sul suo carattere sincretico e contraddittorio. il classico tipo di analisi che porta all'irrilevanza politica, dato che implica un netto rifiuto di qualsiasi tipo di operazione di riappropriazione culturale e un inardimento dell'universo valoriale e immaginativo della sinistra. d'altra parte la destra le operazioni di riappropriazione le fa ed ha gioco facile a farle perchè non ha contendenti
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