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Internet: Nuova boccata d'ossigeno per l'egemonia degli Stati Uniti

 [La posizione cinese sulla rete internet da Chinadaily.com.cn. Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare]

monete usa cinaInternet è nato negli Stati Uniti. Nel 1969, l'Advanced Research Projects Agency (Agenzia per Progetti di Ricerca Avanzati - ARPA) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha sperimentato il primo PSN (rete di commutazione a pacchetto) al mondo per collegare quattro università degli Stati Uniti. Il mondo ha visto una notevole espansione delle dimensioni e del numero di utenti di Internet tra la fine degli anni 1970 e i primi anni del 1980. Nel settembre del 1989, l'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) è stata fondata, con una sovvenzione da parte del Dipartimento del Commercio statunitense, per amministrare i root server Internet. Negli ultimi 40 anni, gli Stati Uniti, con il vantaggio di essere il luogo di nascita della tecnologia, hanno dominato Internet in tutto il mondo.

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Il fatale premio geoogico chiamato Haiti

F. William Engdahl

  •  Il presidente diventa l’inviato speciale dell’ONU nell’Haiti colpita dal terremoto.
  • Un affarista e predicatore neoconservatore convertito americano sostiene che gli Haitiani sono stati condannati per aver fatto un letterale ‘patto con il diavolo’.
  • Le organizzazioni di soccorso venezuelane, nicaraguensi, boliviane, francesi e svizzere accusano i militari americani di negare il permesso di atterraggio agli aerei che trasportano i medicinali necessari e l’acqua potabile urgentemente necessaria per i milioni di Haitiani terremotati, feriti e senzatetto.

Dietro il fumo, le macerie e il dramma infinito della tragedia umana di questo disgraziato paese caraibico, si sta svolgendo un dramma per il controllo di quella che i geofisici credono che possa essere la zona più ricca del mondo di petrolio e di gas derivato da idrocarburi dopo il Medioriente, probabilmente di grandezza maggiore del vicino Venezuela.

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PRIORITA’ USA AD HAITI: BLOCCO AERONAVALE E OCCUPAZIONE MILITARE PER IMPEDIRE L’ESODO VERSO LA FLORIDA

di Lucio Manisco

Incapacità degli Stati Uniti d’America di gestire l’assistenza umanitaria ad Haiti? A questo interrogativo si rifanno le critiche mosse dai mass media al governo di Washington per il caos del dopo terremoto che in due settimane ha aggiunto qualche decina di migliaia di morti ai 200.000 del sisma.

I fatti, non le opinioni, dimostrano che le priorità degli Stati Uniti sono ben diverse, sacrificano anche se non azzerano gli intenti umanitari e si articolano su una mobilitazione di mezzi bellici senza precedenti in tempi di pace.

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La Grecia sul baratro, ostaggio tedesco

di Joseph Halevi

A Berlino e Francoforte (sede della Banca centrale europea, Bce), via Bruxelles, si sta preparando per la Grecia una tragedia economica da preoccupare perfino il Financial Times al punto da chiedere una discussione pubblica su come affrontare la situazione.

Molto giustamente Martin Wolf - sulle pagine del 20 gennaio - osservava che la Grecia è il canarino nella gabbietta portata dal minatore in galleria. A mio avviso la crisi greca mostra l'insostenibilità di tutta l'architettura comunitaria elaborata a Maastricht, formalizzata nel patto di stabilità firmato a Dublino nel dicembre del 1996 e istituzionalizzata nella formazione della «zona dell'euro». In realtà il sistema non ha mai funzionato. Si è trasformato in un meccanismo vincolante per alcuni - la maggioranza dei paesi - e non per altri.

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Il grande tradimento di Obama

di Matt Taibbi

Il presidente ha manipolato la formazione del suo team economico inserendo operatori di Wall Street con l'intenzione di trasformare la manovra di salvataggio finanziario in un enorme tradimento.

Barack Obama si è candidato a presidente proponendosi come un uomo del popolo, opponendosi a Wall Street mentre l'economia mondiale sprofondava durante il crollo fatale del 2008. Ha propagandato un piano fiscale che tassava fortemente i ricchi, ha stracciato il NAFTA (North American Free Trade Agreement, ovvero il Trattato del Libero Commercio dell'America del Nord, ndt) poiché colpiva la classe media, ha attaccato violentemente John McCain per aver appoggiato un progetto economico fallimentare, che stava dalla parte dei ricchi banchieri "alle spese dei lavoratori americani".

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Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema: tappeto rosso al nazismo sionista a Gaza.

Paolo Barnard

- Dedicato ai morti di Gaza del dicembre 2008, gennaio 2009.

“Il Nazismo ha distrutto il giudaismo fisicamente, il Sionismo l’ha distrutto spiritualmente”, Leibele Weisfisch, Rabbino, 1992

Giorgio Napolitano è un ignorante complice morale di crimini contro l’umanità in Palestina. Massimo D’Alema è un consapevole complice diretto di crimini contro l’umanità in Palestina. L’occupazione israeliana dei territori palestinesi è un insulto permanente a sei milioni di morti nei campi di sterminio nazisti.

L’organizzazione umanitaria americana The Middle East Children Alliance ha completato di recente un sopralluogo a Gaza, colpita nel dicembre del 2008 dal peggiore atto di terrorismo indiscriminato compiuto da Israele su quelle terre dal 1948, e ha intervistato decine di bambini palestinesi chiedendogli quali erano i loro bisogni più urgenti. La risposta della maggioranza di quei bimbi è stata questa: “Poter bere un bicchier d’acqua la mattina”.

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La vittoria di Morales: una speranza per tutti. Verso il Buen Vivir

Giuseppe De Marzo

Allalla Bolivia! Chi l'ha detto che non si può cambiare? Chi l'ha detto che non si può mettere in atto un processo di trasformazione sociale profondo e radicale? Chi l'ha detto che non si possono conquistare nuovi diritti? Chi l'ha detto che i movimenti sociali non possono incidere veramente e guidare processi di cambio? Chi l'ha detto che non si può partecipare alla politica ed essere protagonisti del proprio futuro? Chi l'ha detto che bisogna sempre e solo essere realistici e pragmatici, anche quando questo si traduce in un arretramento verso il baratro? Chi l'ha detto che è troppo tardi?

Chi ha detto tutto questo oggi vive male, forse malissimo, la straordinaria vittoria del "Buen Vivir" in Bolivia, rappresentata dal primo presidente indigeno dell'America del Sud, Evo Morales Ayma. Una vittoria con oltre il 63% dei voti, al primo turno: da far tremare i polsi ai teorici del consenso plebiscitario di casa nostra, sempre impegnati a sbandierare sondaggi inverosimili che hanno come unico scopo l'autoconvincimento (o l'autorimbambimento?).

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altrenotizie

Honduras, la farsa elettorale

di Fabrizio Casari

La farsa elettorale in Honduras è andata regolarmente in onda. Presenti i candidati, gli osservatori internazionali, i paesi amici e le urne, hanno declinato l’appuntamento solo il 65-70% degli elettori. E’ l’astensione più alta nella storia del Paese. Cosa volete che sia? Non si può avere tutto. E’ stato eletto Porfirio Lobo, con più del 56% dei voti quando lo scrutinio era già concluso nella metà dei seggi. Lobo avrebbe sconfitto Elvin Santos, candidato liberale. Le differenze tra i due? Solo nome e cognome, non si perda tempo nel carcare altri elementi quali idee o programmi. Il fantoccio Micheletti  ha assicurato che cederà il potere “senza nessun condizionamento”. Ci mancherebbe altro: non di cessione di potere si tratta, nel caso di specie, ma esclusivamente di subentro di compare.

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sole24ore

Nei pollai degli immigrati che hanno costruito Dubai

Angelo Mincuzzi

DUBAI - Rajendra fa segno di togliersi le scarpe, infila la mano in una finestra e apre la serratura bloccata dall'interno. La porta si spalanca su uno sgabuzzino di tre metri per tre. Lungo le pareti sei letti a castello di metallo nero. E nient'altro. Nessun armadio, nessuna sedia, nessun tavolo. Ci siamo tolti le scarpe, ma non c'è pavimento da calpestare. A Sunafur, estrema periferia di Dubai, poco dopo l'aeroporto e al confine con l'emirato di Sharjah, 200mila persone come Rajendra vivono in un buco come questo. Sunafur è il villaggio degli invisibili, il luogo delle non-persone, dove la sera migliaia di pullmini della Tata e della Daewoo scaricano le mani che hanno costruito Dubai.

«Sono arrivato qui dal Nepal, tre anni fa – racconta Rajendra –. Sono aiuto elettricista e guadagno 900 dhiram al mese, circa 180 euro. Faccio undici ore di lavoro al giorno, sei giorni su sette, trenta giorni di ferie ogni anno, e a fine mese riesco a mandare 500 dhiram alla mia famiglia in Nepal».

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Nobel a Obama: disarmo impossibile se non chiude l'Impero

di Gian Carlo Caprino*


bomba atomica nagasakiL'assegnazione del premio Nobel per la Pace a Barack Obama ha sorpreso tutti per due fondamentali motivi:

Barack Obama, al di là delle sue intenzioni buoniste enumerate nei suoi vari discorsi, non ha ancora compiuto alcun fatto concreto per la Pace mondiale. Si tratta quindi di una sorta di "cambiale in bianco" che la reale Accademia norvegese ha stipulato nei confronti del Presidente USA; Obama ha ereditato, dalla precedente amministrazione, due guerre non risolte (quella in Iraq e quella in Afghanistan), alle quali non sembra voler dare una soluzione in  senso innovativo e pacifico. Addirittura, per l'Afghanistan, si ipotizza l'invio di altre decine di migliaia di soldati per battere il "terrorismo". Niente di nuovo, quindi, rispetto all'epoca di Bush.

Forse la ragione principale dell'assegnazione del Nobel risiede nella sua dichiarazione, approvata alla unanimità in sede di Consiglio di Sicurezza, sulla sua intenzione di dar luogo ad un processo politico-diplomatico che porti, nel tempo, al bando delle armi nucleari nel mondo intero.

In realtà si tratta di pie intenzioni, probabilmente dettate da una buona dose di demagogia, perché Obama sa benissimo che la distruzione degli arsenali nucleari è strettamente legata ad una profonda revisione e riduzione degli armamenti convenzionali (cioè, tutto ciò che non riguarda il nucleare), principalmente da parte degli USA..

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ernesto testata online2

Un premio di consolazione

di Atilio Borón*

Il Nobel della Pace a Obama

barak obamaCon un’insolita decisione, il Comitato Nobel di Norvegia ha messo fine alla ricerca durata sette mesi tra i 250 pretendenti al Premio Nobel della Pace, conferendolo a Barack Obama. La decisione del Comitato norvegese ha provocato le più diverse reazioni a livello internazionale: dallo stupore ad una risata fragorosa. Le dichiarazioni del presidente di questo organismo, Thorbjorn Jagland, è stupefacente: “E’ importante per il Comitato dare un riconoscimento alle persone che lottano e idealiste, ma non possiamo fare questo tutti gli anni. Talvolta dobbiamo addentrarci nel regno della realpolitik. In fin dei conti è sempre un misto di idealismo e realpolitik ciò che può cambiare il mondo”. Il problema con Obama sta nel fatto che il suo idealismo si pone sul piano della retorica, dal momento che nel mondo della realpolitik le sue iniziative non potrebbero essere più in contrasto con la ricerca della pace.

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peacerep

Cosa si nasconde dietro la guerra in Afghanistan?    

di Enrico Piovesana

Le miniere d'uranio? Il gasdotto trans-afgano? Il posizionamento geostrategico? O forse il controllo del narcotraffico?

aereiPerché, esattamente otto anni fa, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno invaso e occupato l'Afghanistan? Quali interessi si celano dietro le spiegazioni ufficiali di questa guerra? Le ipotesi avanzate in questi anni sono molteplici, ma nessuna abbastanza convincente. Tranne una, che però è alquanto difficile da dimostrare.

Risorse energetiche.
Secondo un rapporto pubblicato nel dicembre del 2000 sul sito Internet dell'Eia, l'agenzia di statistica del dipartimento per l'Energia degli Stati Uniti (e poi rimosso), l'Afghanistan viene presentato come un paese con scarse risorse energetiche (mai sfruttate) che, secondo i dati risalenti ancora al tempo dell'occupazione sovietica, consistono in riserve petrolifere per 95 milioni di barili (concentrati nella zona di Herat), giacimenti di gas naturale per 5 trilioni di piedi cubi (nell'area di Shebergan) più 400 milioni di tonnellate di carbone (tra Herat e il Badakshan).

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Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere.

di Paolo Barnard

 
bandierafinitaE così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.

Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla?

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selvasblog08

La resistenza verso l'insurrezione civile generalizzata

Tito Pulsinelli

Il Brasile porta il caso al Consiglio di sicurezza dell'ONU - 300 persone rinchiuse nello stadio - La resistenza si trasforma in insurrezione civile generalizzata - Gli USA devono scegliere tra Zelaya e i gorilla

micheletti 3 scimmieI militari hanno occupato l’area attorno all’ambasciata del Brasile dove si trova il Presidente Zelaya. Hanno sloggiato le case adiacenti ed hanno piazzato sui tetti cecchini con il volto coperto. La sede diplomatica continua ad essere privata di luce ed acqua.
Da New York, Lula ha ammonito i golpisti, mettendoli in guardia ed esigendo il rispetto della vita di Zelaya e delle istallazioni. Ha replicato seccamente alla delirante ingiunzione dei golpisti di consegnare Zelaya o concedergli asilo politico.

Più tardi, Zelaya ha rivelato che i militari hanno in animo di approfittare delle ore notturne per assaltare l’ambasciata ed assassinarlo, spacciando il crimine come un “suicidio”. Il Brasile porterà questo caso di fronte al consiglo di sicurezza dell’ONU giovedì, per sollecitare un intervento decisivo che metta fine alla sfida dei gorilla honduregni contro la “comunità internazionale” che –già tre mesi addietro- aveva coralemente condannato i golpisti e teso un cordone sanitario per isolarli diplomaticamente.

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arianna

Enduring Freedom fino al 2050

di Pepe Escobar

And it's one, two, three
what are we fighting for?
Don't ask me, I don't give a damn
next stop is Vietnam*
Country Joe and the Fish, 1969

guerra Dopo otto lunghi anni, ora più che mai l'invasione e la parziale occupazione dell'Afghanistan da parte degli Stati Uniti va a pieno ritmo, grazie alla “nuova strategia” del Presidente Barack Obama.

Questa strategia – che secondo il capo del Pentagono Robert Gates “sta funzionando” - prevede che gli Stati Uniti e l'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) mettano in scena delle mini-Guernica, ispirandosi al bombardamento di Guernica, Spagna, compiuto dagli aerei tedeschi e italiani nel 1937 e rappresentato nel quadro di Pablo Picasso.

Prevede anche che il Generale Stanley McChrystal – ex sicario numero uno del Generale David Petraeus in Iraq – vada all'assalto di Washington per chiedere (serve altro?) altri 45.000 soldati.

Aggiungeteci 52.000 soldati americani e niente meno che l'impressionante cifra di 68.000 mercenari a partire dalla fine di marzo – senza tener conto della NATO – e presto ci saranno più americani a voltolarsi nel pantano afghano di quanti fossero i sovietici al culmine della loro occupazione negli anni Ottanta. In soli 450 giorni le truppe di Enduring Freedom più NATO sono passate da 67.000 a 118.000 unità.