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goofynomics

Fake wars

di Alberto Bagnai

E così è accaduto l'evitabile.

LaStampa.itNon che ci fossero molti dubbi. Non mi soffermo sulla cronaca: siete più informati di me, e a me informarmi interessa poco, per il semplice motivo che ogni giorno di più ho riprova di quanto desolante sia il panorama dell'informazione. Il casus belli resta dubbio, come lo fu in decine di occasioni precedenti, e quello che permetterebbe ex ante di capire quanto poi tutti capiscono ex post è una virtù apparentemente rara: un minimo di orecchio musicale.

Fa anche sorridere questo modo di fare la guerra: ci si mette d'accordo prima su quale obiettivo colpire e su quali missili tirare giù, si spendono un po' di soldi così, for the sake of show, o per quello sport tipicamente maschile che consiste nel misurarselo. Naturalmente per riparare le strade i soldi non si possono spendere: però per tirare qualche fischiabbotto sì. Si chiama keynesismo bellico, e in fondo è sempre esistito. Fare la guerra per finta con le armi vere è stato a lungo considerato una pratica nobile, e aveva anche allora un certo indotto economico, anche se, ogni tanto, le cose andavano storte, creando problemi veri. In questo caso, per esempio, se a qualcuno saltassero i nervi (ma non salteranno), potremmo morire. Ora, questa, mi rendo conto, è una prospettiva poco piacevole per il weekend, ma mi preoccupa poco, non tanto perché è anche poco probabile, ma soprattutto perché quello che mi sbigottisce, più che la prospettiva eventuale di una fine prematura, è la constatazione desolante di quanto siano imbecilli i nostri cosiddetti simili!

Come si fa, come si fa, dico, a prendere per oro colato certe messe in scena, o, almeno, a non sospettare, dopo tanti precedenti, che certi fatti riportati come assodati dai giornali (ma non dalle fonti ufficiali) possano essere una messinscena?

Evidentemente la maggioranza dei nostri cosiddetti simili non ha condiviso il percorso che qui abbiamo affrontato grazie all'associazione a/simmetrie, l'unico esperimento di think tank che ha cercato di raccogliere in un luogo di elaborazione e di scambio reciproco competenze nei due rami così strettamente interconnessi dell'economia e della comunicazione. La prossima tappa del nostro percorso è questa qui:

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Ci vedremo a Roma, fra esattamente una settimana, per presentare la seconda edizione del libro di Marcello Foa, vicepresidente di a/simmetrie e esperto di comunicazione, in compagnia di Vladimiro Giacché, che da un'altra prospettiva, e con un altro testo, anch'esso alla seconda edizione, ha affrontato, ben prima di certi cialtroni che ancora per poco vedremo aggirarsi sui social o nel cosiddetto palazzo (dal quale gli elettori li hanno scalzati), questo tema cruciale per la nostra democrazia.

Nei due libri che ho citato ci sono tutti gli anticorpi per difendersi dalle insidie di chi fabbrica menzogne al servizio dei governi (nessuno escluso), e da chi le convalida atteggiandosi a tuttologo indipendente. Li considero una lettura imprescindibile per chi voglia dare un contributo serio alla vita politica del paese, a qualsiasi livello intenda farlo. Purtroppo, per avere la presenza de laggente (voi), ho dovuto scegliere una data nella quale lacasta (noi) sono nei loro collegggi. Molti colleghi hanno espresso il rammarico di non poter partecipare. Organizzeremo altre presentazioni...

Ne approfitto per ricordarvi una cosa. Il dibattito sulle fake news, quello vero (non quello orchestrato dai pagliacci che vogliono imporci la loro censura fascista con la scusa che sui social si dicono le parolacce!), in Italia esiste, esattamente come quello sull'euro, solo perché esiste a/simmetrie. Io ora ho, per qualche tempo, una diversa opportunità di portare una voce di ragionevolezza nel dibattito, e, come avete visto, ne sto approfittando. Ma questa opportunità è soggetta a scadenza: non so quanto durerà, né come terminerà. Se volete mantenere in vita il dibattito, dovete mantenere in vita a/simmetrie.

Potete farlo in molti modi, e ce n'è uno, in particolare, che non vi costa nulla: devolvere all'associazione il vostro 5x1000.

Ricordate: la libertà non è gratis. Non è detto che costi sempre la vita (anche perché, con buona pace di Catone, della libertà, da morto, te ne fai poco...), ma almeno una firma su un modulo che tanto dovete firmare credo di potervela chiedere. Se poi, oltre a quella, vorreste anche offrire non tanto a me (che ora lo prendo alla buvette al prezzo di 80 centesimi di euro - gli strabilianti privilegi della casta!), ma allo staff di a/simmetrie un caffè a settimana (non al giorno!), visto che qui siete 4518, raccoglieremmo 234936 euro. Sono più di quelli che abbiamo raccolto e che ci sono comunque riusciti ad arrivare a fine anno nel 2017, ma questo solo perché stiamo operando a ranghi ridotti, e in particolare non abbiamo ancora riassunto un ricercatore.

Ma di questi progetti vi parlerò in modo più organico con calma. Ora devo partire verso il profondo Nord, dove ho tanti amici, e domani sarò a Verona al Vinitaly, inaugurato dal presidente Alberti Casellati, in compagnia della mia nuova amica lacasta, e per trovare alcuni vecchi amici: amici di prima del 4 marzo, per capirci, i quali oltre alla lungimiranza hanno anche un'altra virtù: fanno il vino buono!

Qualcuno di voi so già che lo incontrerò. Gli altri... sarà per un'altra volta!

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Comments   

#14 gianluca 2018-05-09 16:23
Giuliano Ferrara è più di sinistra di Bagnai, un "economista" cresciuto dalle ceneri di un grande partito conservatore, il PCI, che oggi scrocca un posto in parlamento per avallare le più importanti riforme neoliberiste presentabili in questo momento, ovvero flat tax e smantellamento beni pubblici. La critica che fa all'UE è da destra, in difesa di un moloch che gli operai dovrebbero considerare una nemesi, lo stato sovrano. Chi pensa che Bagnai sia di sinistra non ha mai letto Marx. Chi fa incontri pubblici con Bagnai oggi può essere considerato nella migliore delle ipotesi un lassalliano, nella peggiore un nemico di classe. A seconda dei gusti. Nella sostanza Bagnai è un feticista del mercato, un ultrareazionario che pensa di sistemare qualcosa tornando indietro confortato dalla fiducia dogmatica nell'economia di mercato.
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#13 Erno 2018-04-18 00:41
@Andrea , gli operai ( i proletari marxiani : che non sono coloro che sulla carta d'identità sono qualificati come "operai" , ma sono coloro che vivono solo grazie alla propria forza lavoro senza accumulare capitale oltre la sopravvivenza propria e dei propri figli ) sono la maggioranza del genere umano , ma , da un bel po' , non si trovano più negli stati dell'ex primo mondo .

Quei pochi ancora rimasti nei paesi dell'ex primo mondo come l'Italia , si dividono in due categorie asimmetriche : A) la maggioranza di loro non vota , perché non ha diritti politici .
B) i rimasugli che hanno diritto al voto , votano per lo più movimenti neofascisti perché la chiusura , la xenofobia e l'egoismo sono lo specchio di una società marcia .
Una Sinistra non esiste , ma anche se esistesse non prenderebbe voti , perché una società marcia può solo votare per idee marce .
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#12 Mario Galati 2018-04-17 13:32
Se le cose insegnate da Bagnai conducono ad aderire ad una forza piccolo borghese reazionaria venata di razzismo, lascio immaginare la loro qualità.
Ma tutto questo non ha nulla a che fare col finanzcapitalismo, la moneta e l'"economia", la "scienza economica". Vero?
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#11 andrea 2018-04-17 07:31
Le teorie economiche ( politiche ) da approfondire si chiamano KEYNESISMO E NEOLIBERISMO.
Il capitale che occorre studiare oggi e' il CAPITALE FINANZIARIO.Probabilmente oggi Marx si occuperebbe di quello.FINANZCAPITALISMO ( Gallino docet ) e CREAZIONE DELLA MONETA ( Galloni, Della Luna, Saba, Ioppolo, Auriti )
Quanto a sedermi in un banco per ascoltare Bagnai lo farei volentieri.Oggi fortunatamente esistono delle alternative: si possono ascoltare i suoi video su Byoblu.Oppure leggere i suoi libri.Cosa che naturalmente ho fatto.Imparando molto.
Queste cose a sinistra non sono state comprese.
E questa e' la ragione del fallimento totale, potremmo dire dell' estinzione totale dei partiti di sinistra in europa.
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#10 Eros Barone 2018-04-16 14:48
Ricordo ad Andrea che il nostro è un "presente storico" e, in quanto tale, pieno di problemi del passato non risolti (da qui la necessità di analizzare, discutere e chiarire questioni come quelle inerenti all'internazionalismo, all'imperialismo e al giudizio su Togliatti).
Riguardo agli importanti quesiti che egli pone, rispondo, in via preliminare, tratteggiando un'analisi della composizione politica della classe operaia odierna, che conduce a individuare in essa: 1) una minoranza di lavoratori che si riconosce nella politica dei vertici dei sindacati confederali, 2) una minoranza che ha rotto con essi, creando nuovi sindacati di base, 3) una vasta area di lavoratori che vive in modo conflittuale la propria collocazione all’interno dei sindacati confederali, 4) una massa crescente di lavoratori che sono rifluiti nel purgatorio infernale del qualunquismo (M5S) e del leghismo e costituiscono una potenziale base di massa della mobilitazione reazionaria. L’unica differenza rispetto al periodo del primo dopoguerra, in cui i liberali tenevano la scala ai fascisti, è che ora sono i fascisti a tenere la scala ai liberali. Ma dietro a queste maschere c’è un unico volto: quello del capitale che, come scrive Marx, “nasce con una voglia di sangue in faccia e trasuda fango e sporcizia da tutti i pori”.
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#9 Mario Galati 2018-04-16 11:47
Conoscere l'economia significa conoscere la società nella storia, a meno che Andrea non ritenga che si tratti di una "disciplina" a sè stante (la qual cosa non ha nulla a che fare con la concezione materialistica della storia). Se ritiene che ci siano gli specialisti, come Bagnai, che conoscono l'"economia" e hanno il diritto di ergersi in cattedra, si metta pure in un banco a recepire la lezione.
Presumo che Andrea abbia le idee chiare circa i fondamenti economici da conoscere, visto che vi fa riferimento. In tal caso potrebbe esplicitarli, senza limitarsi a rimandi o ad allusioni.
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#8 andrea 2018-04-16 10:51
continuare a dibattere su internazionalismo, imperialismo e Togliatti puo' essere sicuramente interessante.Anche un dibattito sulle grotte di Lascaux potrebbe esserlo.
Oggi pero' vorrei che mi spiegaste altre cose.Per esempio :
perché gli operai votano in massa Lega e 5 stelle ?
Cosa direbbe in proposito Togliatti ? E Lenin che opinione avrebbe sull'argomento ?
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#7 andrea 2018-04-16 10:25
il problema , cari Galati e Barone, e' la conoscenza dei fondamenti dell'economia.Dalla quale derivano, anche e soprattutto, le nostre convinzioni politiche.
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#6 Francescozucconi 2018-04-15 22:39
A parte che Ci sarebbe da essere onorati di essere anche solo associati al massone, e tenente, cresciuto sui campi di battaglia, degli arditi quale era Giuseppe Bottai, il quale, a dirla tutta, insieme a Grandi ha chiuso l'operazione fascismo mostrando un coraggio ineguagliato... Non e' che in certi momenti storici accade che i piccoli borghesi operosi, siano intellettualmente più lungimiranti e onesti di qualsivoglia avanguardia operaia?
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#5 Eros Barone 2018-04-15 15:30
Solo una precisazione. Ho paragonato Bagnai a Bottai (due cognomi isosillabici ed omeoteleuti!), in quanto non ritengo che l’attuale senatore leghista sia stato mai alcunché di diverso da un nazionalista borghese, fautore di uno Stato autoritario e neocorporativo di stampo neokeynesiano. Il paragone con Bombacci lo accredita, invece, di un’ispirazione socialcomunista che, al netto del massimalismo parolaio, è del tutto inappropriata a qualificarne l’identità politico-ideologica. Bagnai non è mai stato un comunista e il suo passaggio alla Lega esprime, sul piano politico-ideologico, una continuità di percorso all’interno del medesimo campo borghese e piccolo-borghese. In verità, come attesta l’antico adagio latino, “extrema de antefactis judicant”. Sorprende, semmai, che un certo numero di frequentatori di questo sito, a causa forse della scarsa familiarità con la critica marxista dell’ideologia, non se ne siano accorti. Ad ogni modo, in tema di metempsicosi ed anastomosi politico-ideologiche, merita senz’altro attenzione il terzetto Giacché-Foa-Bagnai reclamizzato dall’articolo soprastante: un terzetto che può essere definito, per dirla con Gadda, un esempio da manuale della tri-unità fra una “tesi vana”, un’“antitesi barocca” e una “sintesi ruffiana”.
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