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aldogiannuli

Ora vi spiego perché l’onestà in politica serve a poco

Aldo Giannuli

Già vedo le facce esterrefatte di molti lettori che staranno pensando che sia impazzito, che stia facendo la difesa di ufficio dei ladri di regime ecc. Nulla di tutto questo. E se avrete la bontà di seguirmi, capirete in che senso sostengo che l’onestà non è affatto la cosa più importante in politica, ma solo un modesto prerequisito.  Sia chiaro che non sto affatto dicendo che rubare sia un peccato veniale o un trascurabile vizietto che si può benissimo sopportare. Assolutamente no. Rubare denaro pubblico è un gesto assolutamente odioso che delegittima la democrazia (spesso affetta dalla corruzione) e crea disfunzioni sistemiche anche gravi. Dunque, non è una bagatella da giustificare o sopportare, e cacciare i politici corrotti è un obbligo di primaria importanza. Ma, mentre la percezione di quanto sia cattiva la corruzione dei politici, non c’è affatto quella di quanto in politica sia pericolosa l’inettitudine (poco importa, se per impreparazione o stupidità). C’è poco da fare: il cretino fa tenerezza, si è convinti che, poverino, sbaglia in buona fede, per cui, pazienza se non ne imbrocca una, non lo fa apposta. Ed anche l’impreparato può contare su un certo tasso di comprensione: si ha sbagliato, ma imparerà. Insomma, pur di evitare un corrotto possiamo accontentarci di un cretino o un ignorante totale che non faranno grandi cose, ma neppure grandi disastri.

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contropiano2

Chi non salta è inutile

Dante Barontini

Guardando al calendario delle mobilitazioni in corso, o programmate, contro il Jobs Act e in generale gli effetti delle politiche di austerità, si viene colti da una strana sensazione. Sembra quasi che stia montando un “possente movimento”, come negli anni '70. Un movimento che, pur partendo da posizioni e quindi iniziative diverse, converge “oggettivamente” contro il comune nemico.

Non è così, lo sappiamo benissimo. Dietro le tante date sul calendario ci sono cose medie, piccole o piccolissime; che costano sforzi sovrumani di ristrette avanguardie sindacali e politiche, di lavoratori e studenti, di movimenti territoriali o settoriali. Che raramente convergono, più spesso si frammentano ulteriormente.

Lo stesso “nemico” non è affatto identificato con chiarezza. Per qualcuno è Renzi, per altri (sempre di più, per fortuna) è l'Unione Europea, per altri ancora – nella sinistra ex radicale – continua a essere “il pericolo che torni Berlusconi” (in modo da poter ritenere il Pd ancora “accettabile” come treno elettorale). E naturalmente non mancano dietrologi, astrologi e psicologi, che cercano il nemico in oscuri complotti anziché nelle forze materiali – evidentissime – che stanno rovesciando il mondo in cui tutti ci eravamo abituati a vivere.

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il ponte

Crisi della sinistra, crisi della democrazia

di Fabio Vander

Il primo week-end di ottobre ha presentato alcune novità nel dibattito a sinistra che meritano se non altro di essere segnalate.
Mentre il governo Renzi procede su una strada che è quella dell’attacco alle conquiste sindacali, ai diritti sociali, quando non alla rappresentanza del lavoro in quanto tale, le voci dall’opposizione non sono adeguate alla sfida e alle necessità.
Di certo non si può fare affidamento su una “sinistra” Pd allo sbando politico, ma ormai anche culturale e generazionale. Il Bersani che lunedì in direzione vota no allo Jobs Act e martedì assicura che la minoranza voterà comunque sì allo stesso, dà la cifra dello stato di un’intera classe dirigente. Ancor meno si può fare affidamento sui vendoliani. La manifestazione di sabato a piazza S. Apostoli è stata nulla di partecipazione e di idee. Pare di capire si contrappongano due proposte: quella di Vendola di una «coalizione dei diritti e del lavoro» e quella di Airaudo e Marcon (sul «manifesto» di sabato 4) di una “convenzione” che dovrebbe portare a «un campo nuovo della sinistra senza aggettivi».

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micromega

Una giornata storica per Taranto

di Antonia Battaglia

Una giornata storica per Taranto, questo 16 ottobre 2014. Una spaccatura netta tra passato e presente.

Un passato che sarà giudicato dal processo “Ambiente Svenduto”, del quale l’udienza preliminare di questo 16 ottobre è appunto l’inizio. Un presente che è quello del non rispetto delle norme, come attesta oggi la Commissione Europea che porta la procedura d’infrazione lanciata a due riprese (settembre 2013 e aprile 2014) contro l’Italia per lo stabilimento Ilva alla sua seconda fase, quella del “parere motivato”. Siamo ad un passo dal deferimento alla Corte di Giustizia.

Ma andiamo per ordine.

Il processo al passato. Esso vede 53 imputati, di cui 50 persone fisiche e tre società, appartenenti al Gruppo Riva, ancora proprietario dell’ILVA, fino a quando non ci sarà l’annuncio formale della vendita ventilata, ma non confermata, che vedrebbe l’Ilva in mano al Gruppo Marcegaglia e al colosso franco-indiano Arcelor Mittal.

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libernazione

Una capitale senza teatro (ma col tiramisù)

By Dracula Frizzi

Nell’inverno del ’45, prima di rifugiarsi a Zurigo, Wilhelm Furtwängler diresse a Vienna la seconda sinfonia di Brahms. Da qualche mese Albert Speer, l’architetto di Hitler, gli aveva confermato ciò che ormai era innegabile: la guerra dei nazisti era persa, prudente trovare un luogo in cui riparare.

Furtwängler venne processato (e assolto) durante la fase di denazificazione della Germania: non fu mai iscritto al partito ma allo stesso modo non abbandonò mai la Germania, come invece tanti altri intellettuali dell’epoca, e continuò a dirigere fino a quando la situazione lo rese possibile. Disse durante il processo “…io mi sono sentito responsabile per la musica tedesca, ed è stato mio compito farla sopravvivere a questa situazione, per quanto ho potuto…Questo popolo, compatriota di Beethoven, Mozart e Schubert, doveva ancora vivere sotto il controllo di un regime ossessionato dalla guerra… Non potevo lasciare la Germania in quello stato di massima infelicità.”.

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comidad

Ebola: un'emergenza pro  FMI

Comidad

Il governo ha lanciato l'ennesimo allarme. In Italia si produce troppa energia elettrica e, dato che non c'è speranza in una rapida risalita dei consumi a causa della crisi, una centrale su quattro dovrà sparire. Ovviamente almeno la metà dei posti di lavoro del settore elettrico è a rischio. Appena sei anni fa ci era stato detto che senza la costruzione di centrali nucleari, il rischio sarebbe stato invece il black-out.
Stime sbagliate? Questa è la versione che ci viene imposta al momento. Persino il Fondo Monetario Internazionale si mette a fare l'autocritica, ammettendo di aver sbagliato le previsioni di crescita, offrendo un quadro molto più ottimistico di quanto i fatti avrebbero rivelato.

Qualcuno potrebbe rilevare il carattere ideologico di certe posizioni degli "organi competenti", che usano i loro errori passati per riconfermare la propria credibilità: visto che abbiamo sbagliato in passato, allora dateci ancora più retta per il futuro. Ma forse anche l'ideologia è un concetto sovrastimato; non c'è infatti la preoccupazione di provvedersi di una visione del mondo, ma soltanto di servirsi di volta in volta della pubblicità ingannevole più utile per ottenere certi vantaggi di business. Mentì il governo del 2008 per poter costruire le centrali nucleari, e mente il governo attuale, esagerando a proposito della sovrapproduzione di elettricità. Probabilmente i pubblicitari del governo stanno preparando la strada per spingere ad un'ulteriore privatizzazione dell'ENEL.

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megachip

La guerra nella guerra

Le donne di Kobane nuovo mezzo di propaganda

di Alessia Lai

Sono belle le combattenti curde. Figure romantiche, coraggiose, a difesa della loro Kobane contro i tagliatori di teste dell'Isis.

E quanto piacciono, ora, a tutti gli scribacchini d'Occidente che fino a ieri avevano descritto i fanatici islamisti come dei ribelli in cerca di libertà e democrazia.

Senza un minimo di vergogna oggi dipingono con toni ammirati, a tratti vergognosamente sdolcinati, le vite delle ragazze curde che hanno rinunciato a fare l'Università per andare a combattere. Università che frequentavano, magari, ad Aleppo, nella seconda città di quella Siria retta dal «crudele Assad» che, per inciso, tre anni fa, dopo anni di rapporti difficili con questa comunità, aveva dato ai curdi la cittadinanza siriana. Sembra poco, forse, per chi ha scelto fin dal principio della crisi siriana lo sport del tiro al presidente. A chi ha deciso di prendere le parti di una rivolta studiata a tavolino e poi alimentata dall'estero allo scopo di distruggere l'ultimo paese che nell'area si opponeva ancora fermamente alla ingerenze statunitensi, che rappresentava un mosaico irripetibile di culture e religioni.

Non si può certo dire che i curdi siriani fossero o siano alleati di Assad, col quale hanno avuto rapporti altalenanti e difficili, ulteriormente raffreddatisi negli anni di avvicinamento tra il presidente siriano e la Turchia.

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militant

Le verità di Barroso

di Militant

L’intervista di oggi sul Corriere dell’ex Presidente della UE Josè Manuel Barroso, fra molte sciocchezze, dice anche qualcosa di giusto e che dovrebbe essere compreso prima di tutto da chi vorrebbe opporsi al processo di  costruzione dell’Unione Europea. Alla domanda del giornalista sulla presunta imposizione delle politiche UE ai governi nazionali, Barroso risponde così: “Le regole che i governi devono seguire sono state scelte, e poi decise imperativamente, proprio da loro, nel Consiglio dei Ministri UE. Anzi, loro stessi le hanno poi rafforzate. La UE non ha imposto un bel niente e la UE non è Bruxelles. Ma un’unione collettiva di governi”. E’ esattamente ciò che diciamo da tempo, e non potrebbe essere spiegato più efficacemente. La visione politica ed economica dell’Unione Europea non è stata imposta dall’alto ai governi nazionali, che ora sbraitano contro di essa perché priverebbe i singoli Stati degli strumenti necessari alla crescita economica. La politica e l’economia UE, la visione del mondo del processo imperialista che contraddistingue l’accentramento europeista, altro non è che la volontà politica dei governi dei singoli Stati, governi sia di centrodestra che di centrosinistra.

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contropiano2

Economia globale nel caos, le borse cadono

Claudio Conti

Lo diciamo con cautela, ma va detto: «le cose si dissociano, il centro non può reggere». il centro (capitalistico) non tiene più insieme le infinite parti costituenti l'economia globale. Alcuni centri dispongono ancora di una forza di impatto notevole (poche banche centrali, le più importanti banche di investimento, alcuni fondi sovrani, un buon numero di imprese multinazionali) e sono tentate di usarla. Ma non sanno prevedere le conseguenze di ogni loro mossa.

I dati diffusi stamattina in Europa mostrano un avvitamento ulteriore della crisi economica che a questo punto ha per epicentro la Germania. Non che gli altri partner vadano meglio (anzi...), ma la Germania dell'austerità per tutti - quella che per prima "aveva fatto le riforme strutturali" e iniziato a impoverire programmaticamente la propria popolazione - è il baricentro dell'economia del vecchio continente. I suoi spostamente condizionano tutto l'immenso e disarticolato corpaccione. E l'Unione Europea dei tecnici può solo aggravare gli squilibri. L'Unione Europea è quel super-stato ancora in cantiere che ha tra le figure-chiave un imbecille dotato di forbici e sprovvisto di visione strategica come Jyrki Katainen, incaricato di guidare il team della Commissione che deve in questi giorni esaminare le "leggi di stabilità" nazionali.

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huffington post

E se la sinistra si riappropriasse della parola "socialismo"?

Luigi Pandolfi

Dal 'patto degli apostoli' in poi, anche a dispetto delle reali intenzioni dei promotori, si è aperta una nuova discussione pubblica a sinistra sul chi siamo e sul che fare. Si potrebbe dire: ancora? Ma la sinistra è anche questo: pensiero, riflessione, spirito critico, "analisi reale della situazione reale" avremmo detto un tempo. E menomale, aggiungerei. Sull'argomento è intervenuto, tra gli altri, anche Tonino Perna con un editoriale su Il Manifesto, che, dal mio punto di vista, ha posto una questione seria, dirimente, su cui vale la pena soffermarsi e riflettere: l'uso distorto che oggi si fa della parola 'sinistra' (vale anche per le parole 'riforma', 'cambiamento') impone una grande opera di "tessitura culturale", uno sforzo immane non soltanto per redimere il significato di parole fraudolentemente usurpate in questi anni, ma anche per darsene di altre che, inequivocabilmente, siano in grado di "costruire la visione del futuro desiderabile e credibile", alternativo alla (falsa) ineluttabilità del modello sociale ed economico neoliberista oggi dominate.

C'è una parola, non nuova, abusata nella sua versione aggettivale e accantonata, perfino esecrata, nella sua variante sostantivale, quale orizzonte storico da perseguire ed ambizione collettiva, che immediatamente dà il senso dell'alterità rispetto allo stato di cose presenti.

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militant

La cessione di sovranità

Militant

Mai come in questi giorni l’ormai inflazionata espressione “cessione di sovranità” assume tutto il suo rilievo. Da mesi il governo discute della legge di bilancio, l’ex legge finanziaria, tramite la quale impostare la previsione economica del prossimo anno. La legge che determina dove reperire risorse economiche e come allocarle, quante e quali tasse pagare, il livello dei finanziamenti alla pubblica amministrazione e alle imprese statali e così via. Insomma l’atto che determina la natura politica di un governo. A seconda di come verranno redistribuite le risorse, dove verranno reperiti i fondi, come e quanto verranno finanziate le attività pubbliche, si specifica la differenza qualitativa fra le varie formazioni politiche. Questo processo politico è però terminato nel momento in cui i governi nazionali hanno devoluto alle istituzioni tecnico-economiche della UE le decisioni in merito a come impostare le varie leggi di bilancio degli Stati. In queste ore la Commissione Europea sta valutando la nostra legge di bilancio. Se convincerà i commissari, questa potrà essere approvata poi dal Parlamento. Se invece non dovesse convincere, la legge dovrà essere riscritta da capo. Per di più, se dovesse piacere alla Commissione, questa non potrà più essere cambiata dal Parlamento, che dovrà approvarla così com’è, e semmai litigarsi le briciole economiche, purché il tutto avvenga a saldi invariati.

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lastampatop

“È vietato rassegnarsi, il mondo si può cambiare”

Claudio Gallo intervista Diego Fusaro

Partendo dal mito della caverna di Platone, Diego Fusaro invita con Il domani è nostro a credere in un futuro migliore

Bisognerebbe smettere di chiamare Diego Fusaro «giovane filosofo», nonostante abbia soltanto 31 anni. Dopotutto ha ormai diversi libri di successo alle spalle, come il bestseller filosofico Bentornato Marx! e Il futuro è nostro, appena uscito da Bompiani. Seguace indipendente di Hegel, Marx e Gramsci, docente all’Università San Raffaele di Milano, critica radicalmente la nostra società, senza risparmiare «la falsa coscienza» della sinistra. Un atteggiamento che nel mondo della fine della storia conferisce un caratteristico sentore di zolfo. 

 

«Il futuro è nostro» parte dalla caverna di Platone per dire come il singolo non deve rinunciare a desiderare un mondo più vero e più giusto, un’aspirazione che si realizza compiutamente nella dimensione sociale. Ma non ci aveva spiegato Popper che Platone era una specie di proto-nazista? 

«Si può essere liberi solo se libera è la società. L’essere liberi, con buona pace delle retoriche neoliberali, non è questione meramente individuale. Metafora dell’unione inscindibile di verità e liberazione, la caverna di Platone ci insegna che il compito della filosofia non arresa all’esistente è affrancare l’umanità dalle catene ideali e materiali, dalle ideologie e dalla schiavitù che domina in un mondo che continua a proclamarsi libero.

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sollevazione2

Legge di stabilità 2015: confindustriale, liberista e recessiva

di Leonardo Mazzei

renzi2bmerkel2b1 001E' noto come Mussolini usasse spostare di continuo i pochi ed inefficienti carri armati di cui disponeva per far credere a tutti, e ad Hitler in particolare, di avere un esercito ben più potente della misera realtà che la guerra dimostrerà ben presto.

Passano gli anni, l'Italia non è in guerra, ed al posto del fascista romagnolo c'è solo un fiorentino in odore di massoneria. E, tuttavia, certi vizi paiono davvero immortali. Al posto dei carri armati ci sono ora i miliardi di una manovra economica che ha la stessa credibilità dell'esercito mussoliniano.

Allora Hitler non si fece certo impressionare dal suo alleato italiano, tanto ambizioso quanto subordinato nei fatti. Vedremo ben presto quale sarà la risposta di Angela Merkel, ma il «cambiareverso» all'Europa è ormai soltanto un ricordo a cui nessuno più crede.

 

L'allievo ha superato il maestro

 Il prestigiatore Renzi, fin dal liceo chiamato non casualmente «il bomba», ha da tempo superato il maestro Berlusconi. Con la differenza che mentre al puttaniere di Arcore interessava soprattutto la moltiplicazione dei capelli, a lui piace spararle grosse con gli annunci sui miliardi. Che a tal fine conta e riconta più volte.

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dinamopress

Democrazia della catastrofe

di Augusto Illuminati

Il populismo neo-liberale o democrazia del pubblico è la categoria politologica dominante dell’ultimo decennio, indicante il rapporto diretto fra leadership e consenso mediatico. In Italia se n’è inventata una variante: la gestione del fallimento, della caduta associata di occupazione, consumi e felicità.

Prima Berlusconi e poi Renzi –con il significativo intermezzo dei governi tecnici che hanno esonerato il Premier dai fastidi di una campagna elettorale– hanno risolto la crisi universale della sovranità e della rappresentanza con il dissolvimento del sistema dei partiti di massa che ne era stato il supporto e con l’accelerato svuotamento delle istituzioni parlamentari mediante due strumenti: la delegittimazione del prestigio con la corruzione e impopolari privilegi, l’inceppamento dei meccanismi con il ricorso permanente a maxi-emendamenti e voti di fiducia sulle leggi. Ne è seguito il crollo della partecipazione popolare al voto, la ridondanza delle assemblee, l’accentramento del potere decisionale nel governo, il cui rapporto con gli elettori ha assunto un carattere vieppiù plebiscitario e mediatico, fondato su stile personale del leader, annunci e promesse non verificabili per contenuti e tempistica.

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aldogiannuli

Doria, De Magistris, Pisapia, Marino

Ma che disastro che sono questi sindaci “arancione”!

Aldo Giannuli

Poco più di tre anni fa, ci fu l’affermazione di una schiera di nuovi sindaci che conquistavano comuni in buona parte amministrati dalle destre, dopo aver battuto nelle primarie i candidati del Pd. E che comuni! Milano, Roma, Napoli, Genova, Cagliari. Spesso erano militanti di Sel o appoggiati da Sel, in qualche caso ex dipietristi come De Magistris. Vittorie che suscitarono molte speranze di una sinistra diversa, meno legata agli apparati e più legata alla società civile, e, perciò stesso, più credibili ed in grado di battere le destre. Fu proprio quella tornata di amministrative che aprì la strada al crollo berlusconiano. A distanza di tre anni il bilancio è desolante.

De Magistris, dopo aver sgovernato Napoli, è caduto proprio sul terreno della legalità che ne era l’originaria bandiera, Doria si rivela un inetto che ha lasciato che restassero inerti i cantieri per la messa in sicurezza di Genova, la Roma di Marino è una catastrofe senza precedenti e di Pisapia tutto quello che si può dire è che è una Moratti con più tasse. A salvarsi probabilmente è il solo Zedda a Cagliari, nonostante un’inchiesta penale –ancora in corso- per un caso del tutto minore.

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vocidallestero

Stanco di questo mondo guidato dal mercato? Sarebbe sano

di Georges Monbiot

Sul The Guardian il commento a un bel libro di psicologia sociale sulla lotta per l'identità in una società basata sul mercato:  la truffa del neoliberismo è che ha eroso proprio quegli stessi valori che avrebbe dovuto premiare

Essere in pace con un mondo inquieto: questo non è un obiettivo ragionevole. Può essere raggiunto solo attraverso un disconoscimento di ciò che ti circonda. Essere in pace con se stessi all'interno di un mondo inquieto: questa, al contrario, è un'aspirazione onorevole. Questo spazio è per chi si sente in contrasto con la vita.  Invita a non vergognarsi. 

Sono stato spinto a scrivere da un libro notevole, appena pubblicato in inglese, di un professore belga di psicoanalisi, Paul Verhaeghe. "What About Me? The Struggle for Identity in a Market-Based Society" è uno di quei libri che, collegando fenomeni apparentemente distinti, permette improvvise nuove intuizioni su ciò che ci sta accadendo e perché. 

Verhaeghe sostiene che siamo animali sociali e le nostre identità sono formate da norme e valori che assorbiamo da altre persone. Ogni società definisce e plasma la propria normalità - e la propria anormalità - secondo le narrazioni dominanti, e cerca di fare in modo o che le persone la rispettino o di escluderle se non lo fanno.

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cambiailmondo

Renzi continua a sbagliare (e anche i mercati lo sanno)

di Alfiero Grandi

renzi-continua-a-sbagliareL’aspetto curioso ed inquietante della situazione è che, sia mettere in discussione seriamente la politica di austerità dell’Europa, che tuttora è dominante, sia limitare l’iniziativa per tentare di ottenere qualche miliardo di margine, sempre premettendo dichiarazioni impegnative sul rispetto del 3 % da parte dell’Italia, cambia poco agli occhi dei mercati e delle “signorie” che decidono quando è il momento del pollice verso e quindi puntano su un aumento dello spread.

La convinzione che bastasse attaccare l’articolo 18, aumentare la precarietà attraverso il tempo determinato, mettere nell’angolo i sindacati per tenere a bada i mercati finanziari e ammorbidire le risposte dei conservatori europei è semplicemente destituita di fondamento.

Del resto la Grecia ha provato a convincere i mercati che la cura da cavallo subita l’ha già messa nelle condizioni migliori per togliersi di dosso l’ipoteca della troika, ma si è trovata immediatamente sotto attacco, al punto da fare fibrillare anche altri paesi europei.

I mercati sanno benissimo che ciò che fa la differenza è la ripresa economica perchè solo così il debito pubblico può essere garantito, e ripagato, mentre purtroppo l’Italia è in recessione da anni e non si vede la famosa luce in fondo al tunnel di montiana memoria.

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manifesto

Manovra chiara

Alfonso Gianni

Legge di stabilità . L’ottimismo dell’esecutivo si basa sui numeri ballerini di alcuni capitoli

Già lo aveva detto Mario Dra­ghi qual­che set­ti­mana fa: «La sola poli­tica mone­ta­ria non basta di fronte alla gra­vità della crisi». Poi aveva aggiunto che ci vogliono riforme pro­fonde per rilan­ciare la cre­scita. Que­sta seconda parte dell’affermazione è stata giu­sta­mente letta come una ulte­riore pesante intro­mis­sione della Bce nell’ambito delle scelte di poli­tica eco­no­mica dei sin­goli paesi e, nel caso nostro, come una mano d’aiuto al governo Renzi impe­gnato a distrug­gere ciò che resta del diritto del lavoro.

Così è rima­sta un poco in ombra la prima parte dell’asserto dra­ghiano. Forse per­sino il pre­mio Nobel a Jean Tirole pare esserne una conseguenza.

Lo stu­dioso fran­cese è stato pre­miato per i suoi lavori sui modi di imbra­gare i mer­cati dove ci sono posi­zioni domi­nanti, senza met­terne in discus­sione le fon­da­menta e, per quanto riguarda il mer­cato del lavoro, la stessa Voce​.info si è com­pia­ciuta di sot­to­li­neare le affi­nità tra la pro­pria pro­po­sta (rap­porto di lavoro a tutele cre­scenti) e le affer­ma­zioni di Tirole. Più o meno come la slab­brata legge delega su cui, con un evi­dente strappo costi­tu­zio­nale, il governo Renzi ha posto la que­stione di fidu­cia al Senato.

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vincitori e vinti

La più grande riduzione di tasse della storia umana

di Paolo Cardenà

ed-io-pago-totc3b2"Quella contenuta nella Legge di Stabilità è la più grande riduzione di tasse mai fatta da un governo nella storia della Repubblica in un anno, un grandissimo messaggio che va al cuore degli italiani e delle italiane". Matteo Renzi in conferenza stampa, il 15 ottobre 2014.

Da Italia Oggi del 17 ottobre 2014:

Aumento dell’Iva spalmato su tre anni per l’aliquota del 22% e in due per quella del 10%. Ritocchi alle accise di benzina e gasolio e il taglio delle detrazioni da 3 mld, contenuto nella legge di Stabilità 2014, e pronto a scattare dal 1° gennaio 2015, rinviato di un anno, dal 2016 e nella misura di 4 mld. È questa una delle sorprese delle bozze di legge della Stabilità 2015. Gli effetti vanno a iscriversi nell’articolo 45, quello rubricato:

«Ulteriori misure di copertura», che prevede tra l’altro una sforbiciata al fondo per la riduzione della pressione fiscale.

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ilsimplicissimus

La manovra pagata con la salute

Anna Lombroso

spending-review-disegno“La manovra è insostenibile per le Regioni a meno di non incidere sulla spesa sanitaria, che rappresenta l’80% della spesa regionale, o sui servizi fondamentali, dal trasporto pubblico alle politiche sociali”.  Il giorno dopo la presentazione della Legge di Stabilità, perfino il presidente della conferenza delle Regioni, il renziano Sergio Chiamparino, torna all’attacco del governo. Avvertendo  che i “18 miliardi di tasse in meno” annunciati dal premier sono finanziati per 4 miliardi con tagli  alle Regioni, con 1,2 miliardi  di tagli ai Comuni, con 6 milioni di tagli allo Stato.  Non è un’ipotesi di scuola dei gufi:   nelle bozze della manovra che circolano in queste ore c’è una clausola ‘taglia-sanità’ in base alla quale se le Regioni non troveranno un accordo per ripartire i 4 miliardi di spending review a loro carico interverrà il governo “considerando anche le risorse destinate al finanziamento corrente del Servizio sanitario nazionale”.  E le ripercussioni si avranno sull’assistenza,  sulle borse di studio, sui trasporti, sulle mense scolastiche e sulle imposte locali.

Nella ricerca puntigliosa che i governi dell’Unione in ubbidienza ai comandamenti dell’imperialismo finanziario effettuano allo scopo di estendere i ceti chiamati a pagare una crisi della quale non hanno nessuna responsabilità –  malgrado venga attribuita a deficit di bilancio conseguenza di una “dolce vita”, di un consumismo dissipato e parassitario, del vivere al di sopra delle proprie possibilità, perfino sottoponendosi a tac e risonanze sibaritiche  – il bersaglio preferito è quello che era stato chiamato il modello sociale europeo: sanità pubblica, previdenza sociale, sostegni al reddito in caso di disoccupazione, che oggi vengono presentati come lussi da estirpare in nome della necessità e come fossero una doverosa  e imprescindibile espiazione.

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altrenotizie

Renzi, il regalo ai soliti noti

di Fabrizio Casari

renzipadoanLa legge di stabilità 2015 presentata dal Presidente del Consiglio è sotto la lente di Bruxelles, dopo aver già ricevuto il plauso di Confindustria e le sviolinate delle corazzate mediatiche che scrivono sottovento. Eppure, dalla lettura della bozza, anche solo focalizzandosi sui titoli, non si capisce da dove arrivi tanta soddisfazione. O, meglio, si capisce benissimo. Detto che una quota parte della manovra è a deficit, emergono diversi aspetti poco rassicuranti.

Si dirà che si deve mettere ordine nei conti. Ah sì? Beh, viene previsto il debito pubblico in aumento, al 133,4% del PIL. Ci sono 835 miliardi di spese e 786 di entrate. Vengono scaricati sulle Regioni 7 miliardi da reperire, con ovvio aumento delle tassazioni locali, per pagare lo sconto Irap di 5. Investimenti pubblici in calo, TFR in busta paga ma con quasi certo aumento dell’aliquota.

Sembra una manovra di ordinaria ingiustizia sociale in un quadro normale. Eppure il Paese è in deflazione e la disoccupazione ha assunto i livelli di un dramma nazionale. Il tessuto sociale appare slabrato e i fondamentali atipici (e positivi) dell’economia italiana, in primo luogo la sua capacità di risparmio, non riescono più a sostenere una devastazione sociale che ha incaricato il tessuto familiare di sostituirsi al welfare. In questo contesto, non si vedono proprio le scelte che “cambiano il verso”.

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vincitori e vinti

La legge di stabilità che destabilizzò il futuro

di Paolo Cardenà

10647003 10204959346894326 8181241530589166962 nLa Legge di Stabilità varata ieri dal Governo e ora al vaglio di Bruxelles, dal lato delle entrate, tra le altre cose, sembrerebbe che preveda l'aumento della tassazione sul risultato di gestione dei fondi pensione, spacciando questa misura per una tassazione delle rendite finanziarie. Cosa che ovviamente non è, in quanto si tassano parte dei flussi di reddito futuri, e non rendite finanziarie.

Quindi, al netto del fatto che si tratta di previdenza complementare, ossia di una parte integrativa del reddito che si avrà (?) in età pensionabile, l'aumento della tassazione sui fondi pensione, con redditi in calo che potranno essere in parte compensati dalla possibilità di ricevere il TFR in busta paga, infliggerà un duro colpo alla previdenza complementare.

Quella adottata dal governo è anche  una soluzione in netto contrasto con le politiche di walfare introdotte nell'ultimo ventennio che, stante l'impossibilità da parte dell'ente previdenziale pubblico di poter erogare assegni tali da  garantire "adeguati" flussi di reddito in età pensionabile, hanno comunque cercato di favorire lo sviluppo del secondo pilastro previdenziale, assoggettandolo ad  un trattamento fiscale "privilegiato".

La scelta, quindi,  è aggravata anche  dal fatto che si cerca di rimandare a domani quelli che sono i problemi di oggi, contraendo un debito con il futuro. Ossia quando si faranno più intensi gli squilibri prodotti da fattori demografici che giocano drammaticamente a sfavore dell'Italia. (Sul tema  TFR potete leggere  questo post, ma anche questo).

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il grande bluff

Il gioco delle tre carte della Legge di Stabilità (in "Cazzaro style"...)

Stefano Bassi

rrrrr3 001Guardate...
come vi ho già spiegato ormai l'ItaGlia è in una situazione senza via di uscita,
il punto di non ritorno ormai è stato superato
e non esistono più soluzioni collettive ma solo soluzioni personali/di gruppo.
Dunque sia il "Polo Magico" del Cazzaro sia il "Polo Magico" del (M5S)No-euro
sono solo (pericolose) illusioni, sono solo dei paravento dietro ai quali sceglie di nascondersi chi non vuol vedere, chi spera che tutto rimanga come prima (in primis il suo orticello) e chi non vuole adattarsi.
vedi il mio post: Another Brick (l'ultimo e definitivo) in The (itaGlian) Wall

Detto questo anche la finanziaria immaginaria del Cazzaro rientra nel solco del quadro sopra descritto:
è il solito barcamenarsi nel vicolo cieco di uno Stato itaGliano ormai fallito e sempre più insostenibile.
La coperta è ormai troppo corta
e ciò che la mano destra concede, la mano sinistra poi ti toglie...

Le Regioni lanciano l’allarme: la Legge di Stabilità è insostenibile. In arrivo rialzo tasse e tagli ai servizi
Il primo ad ammetterlo è lo stesso Padoan in un’intervista a Radio Anche’io: "Può darsi che a fronte dei tagli previsti dalla Legge Stabilità le Regioni aumentino il prelievo fiscale".
A rilanciare la polemica è il Presidente della conferenza delle regioni Chiamparino avvertendo che i 4 miliardi di tagli alle Regioni rischiano di peggiorare i servizi ai cittadini oppure di aumentare le tasse locali...............

Inoltre per considerare questo tipo di strumento alla stregua di una "rendita finanziaria" ci vuole una bella faccia da c.... (ma quella non scarseggia di certo...).

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gustavopiga

Il piu’ grande taglio delle tasse della storia dell’uomo sarà recessivo

Qualche chiarimento sulla c.d. manovra

di Gustavo Piga

Non è una manovra che aumenta il deficit di 11 miliardi. Il deficit si riduce, non aumenta. Non è questione da poco, anche perché dicendo che aumenta sembra che abbiamo ottenuto una grande vittoria sull’Europa. Una piccola vittoria l’abbiamo ottenuta nel senso che il deficit sì diminuisce, ma di meno di quanto inizialmente previsto. Mi direte: ma allora come fa il Premier a dire che aumenta il deficit di 11 miliardi. Oh, è un vecchio trucchetto della politica. Ma andiamo per ordine. Che il deficit diminuisca, in valore sia assoluto che percentuale di PIL non lo dico io: lo dice la Nota di Aggiornamento del DEF inviata in Europa (e ancora da scrutinare da parte della Commissione europea). Più precisamente mentre il deficit 2014 si chiude al 3% di PIL e con un valore di circa 48,8 miliardi di euro, quello del 2015 di Renzi è programmato chiudersi – ha deciso il Governo – al 2,9% di PIL, 47,7 miliardi. 1 miliardo in meno, altro che 11 in più. E da dove esce fuori 11 direte? Oh semplice, dal famoso valore “tendenziale” del deficit 2015, che il Governo ha stimato al 2,2% di PIL. Siccome il deficit come abbiamo detto nel 2015 sarà del 2,9% di PIL, la differenza, 0,7% di PIL sono circa 11 miliardi. Ma che cosa è questo tendenziale? Semplice, è il valore al quale avrebbe teso “naturalmente” il deficit 2015 se non fosse stato deciso da Renzi invece che andava rifiutato e modificato, con la sua manovra, appunto, al 2,9% programmatico.

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senzasoste

La finanziaria di Renzi? Serve per allargare il terzo mercato obbligazionario al mondo. Quello del debito italiano

di Redazione

renzi euro vespaCercare una logica nella bozza, anzi nelle bozze, di finanziaria del governo Renzi significa sicuramente uscire dal surreale politicismo italiano. Di un tipo di surreale per cui si pensa che ogni mossa del governo viene fatta per rispondere alla Camusso, a Bersani, a Berlusconi e ora magari anche a Luxuria nuova re-entry nel set della politica istituzionale. Anche le metafore antropromorfiche abbondantemente usate pure per la politica europea –la Merkel, Juncker, Draghi- ci spiegano poco. La finanziaria è ragion di stato, anzi di governance europea e di mercati globali, e quindi solo gli esempi che vanno ben al di là della metafora dei rapporti tra persone ci fanno effettivamente capire quale posta in gioco ci sia nelle mosse del governo. Allo stesso tempo pensare che le mosse del governo siano razionali, entro un’idea di politica che viaggia tra i poli opposti dal mito del razionalismo statuale al complottismo, è non tenere conto delle forze instabili che si giocano non solo in ogni finanziaria ma in ogni atto dove ci siano amministrazione, politica istituzionale e santificazione dei media. Si tratta quindi di capire che logica stia uscendo dalla finanziaria Renzi senza pensare che che questa sia frutto di chissà quale superpiano. Sia esso preparato a Roma a Bruxelles e a Londra. Allo stesso tempo niente di quello che si sta, anche sconbinatamente muovendo, è per motivi banali. Ma andiamo per gradi. Prima di tutto parliamo di cifre.

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sollevazione2

Davvero pensate che Renzi ubbidirà alla Merkel?

di Piemme

renzi2b-stati2buniti 001Non è detta l'ultima, altri ritocchi sono ancora possibili, ma ora sono finalmente chiari i contorni della Finanziaria (Legge di stabilità) che il governo sottoporrà al vaglio della Commissione europea e quindi delle Camere. Essa ci consente di capire con più chiarezza quale sia la politica economica renziana, dunque di dare un giudizio più oculato sul "renzismo".

Sentiamo intanto qual è quello della Confindustria:

«Dietro e davanti l'annuncio del premier Matteo Renzi di una legge di stabilità da 30 miliardi senza aumenti fiscali; la spending review per 16 miliardi; l'abbattimento dell'Irap per 6,5 miliardi; il taglio per 3 anni dei contributi per chi assume a tempo indeterminato; la possibilità di ricevere il Tfr in busta paga ci sono questi numeri e questa impostazione. Mix che se confermato in modo chiaro nel testo di legge può segnare la svolta attesa. Oppure, in caso contrario, aprire una finestra sul burrone». [Guido Gentili. Il Sole 24 Ore del 14 ottobre]

Nella speranza che si eviti il "burrone", il grande capitalismo italiota,è dunque deciso a sostenere la mossa di Renzi di spostare al 2017 il pareggio di bilancio —in barba all'impegno assunto di rispettare le clausole stringenti del Fiscal compact. 
Appoggio dunque a Renzi nel caso di uno scontro con la Commissione europea, che ha la facoltà di bocciare la legge di stabilità entro due settimane dalla loro ricezione nel caso essa violi gli impegni europei. Uno scontro che molto probabile avverrà, almeno a sentire gli ammonimenti di Katainen, Dijsselbloem e Wolfgang Schauble.

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coordinamenta

"Ebola"

di Elisabetta Teghil

Non sapremo mai la verità su ebola per quanto riguarda il numero dei decessi e dei contagiati. Forse la verità la conosceremo soltanto fra venti o trent’anni.

Però una cosa è sicura: ebola è un virus micidiale, una malattia estremamente contagiosa che nasce e si sviluppa in condizioni di degrado ambientale e igienico, frutto della povertà estrema e diffusa.

Guinea, Liberia, Sierra Leone, Nigeria, i paesi più colpiti, destabilizzati economicamente, socialmente, militarmente dalle potenze occidentali che hanno importato il neoliberismo a forza di colpi di Stato, guerre neocoloniali, fittizie rivolte interne artatamente provocate, conflitti interetnici….per lo sfruttamento spietato e di rapina delle risorse locali con la distruzione di ogni economia di sussistenza, attraverso governi compiacenti e corrotti mandati appositamente al potere.

Un esempio per tutti quello della Liberia dove nel 2005 è stata eletta la prima donna presidente in Africa, Ellen Johnson Sirleaf, rieletta nel 2012. Un governo tra i più corrotti dell’Africa Occidentale, spietatamente neoliberista, lei economista della Banca Mondiale e della Citibank.

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ilsimplicissimus

Addio Ilva: il bacio mortale di Mittal

ilsimplicissimus

Possiamo tranquillamente dare l’addio all’Ilva. La speranza di veder rifiorire il grande complesso di Taranto tramonta definitivamente con la sempre più vicina vendita all’Arcelor Mittal, l’affossatore della siderurgia europea, che la Ue ha sconsideratamente lasciato in balia di qualunque pescecane. Qualcuno, disinformato o pagato dalla disinformatia nazionale, osa persino vaneggiare di una ristrutturazione del complesso in modo da renderlo una fabbrica normale e non una sorta di Bopal italiana. Ma sono illusioni da quattro soldi: i veleni dell’Ilva ce li terremo tutti per il poco tempo che la fabbrica continuerà a funzionare.

Come dovrebbe essere noto, Mittal, tycoon indiano la cui fortuna nasce dalla svendita delle acciaierie dell’ex impero sovietico e poi cresciuto grazie ai capitali finanziari anglo statunitensi che detengono il controllo reale della omonima multinazionale, è a capo di una di quelle nefande corporation che vive della massimizzazione dei profitti nel breve periodo (“l’orizzonte delle imprese di Mittal è il singolo trimestre” come denuncia il parlamentare europeo Lambert)  e nell’acquisizione di aziende che vengono depredate di clienti e commesse per poi spostare la produzione dove più conviene o in alternativa abbassare drasticamente salari e manodopera.

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paroleecose

Il nemico di classe*

di Stefano Guerriero

Il bel film Class enemy, diretto dallo sloveno Rok Biček e uscito in questi giorni nelle sale italiane, sembra fatto apposta per far discutere, con i suoi assunti problematici e controcorrente.

Come in una pièce teatrale, quasi tutto accade dentro una scuola, che nonostante le suppellettili invidiabili per qualsiasi istituto italiano, nonostante il decoro, diventa subito un luogo claustrofobico. Il nemico di classe è il nuovo insegnante di tedesco, il professor Zupan (Igor Samobor, veramente bravo), che sembra apparentemente non interessarsi al lato umano del suo mestiere, non si preoccupa di essere affettuoso e comprensivo con gli studenti, come fanno invece tutti gli altri intorno a lui. Considera anzi la condizione di studente un privilegio di cui essere all’altezza, specie al di fuori degli anni dell’obbligo, e l’adolescenza l’età in cui si inizia a trattare ed essere trattati da adulti. Ma questo lo spettatore lo capisce via via, all’inizio è portato a solidarizzare con la classe, che lo considera uno spietato nazista.

Catalizzatore degli eventi è il suicidio di Sabine, la studentessa che al suo primo incontro con Zupan aveva posto la domanda basilare e inevasa di qualsiasi adolescente (“perché si vive?”), senza ottenere risposta (troppo bello se il senso della vita si potesse trovare in una semplice risposta). In seguito il professore la riprende duramente per la sua scarsa preparazione in tedesco: non impegnarsi per lui vuol dire non sapere cosa si vuole fare e essere, cosa inaccettabile.

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kelebek3

Satana, il guastatore delle migliori passioni

Miguel Martinez

Satan the Waster è il nome che Violet Page – meglio nota come Vernon Lee – diede nel 1919 alla stesura definitiva, e molto più lunga, di un breve testo sulla guerra che vi abbiamo presentato qualche giorno fa.

Mi prometto (promessa da marinaio) di ritornarci, perché credo che questo testo, scritto quasi un secolo fa, sia ancora insuperato come analisi del rapporto tra le passioni umane e i grandi delitti, il ballo tra il bellissimo e sempre cieco Eroismo e la Morte.

Infatti, Vernon Lee va molto oltre la banale critica agli orrori della guerra; va all’essenza, cioè alla demoniaca perversione di quanto vi sia di migliore negli esseri umani: ecco il concetto del guastatore.

In questi giorni mi sono preso il tempo di guardare alcuni video sulla guerra in Siria. Dove i paesaggi hanno qualcosa di familiare e i visi sono indistinguibili da quelli italiani, per cui non si corre il rischio di perdersi nell’esotico.

Innanzitutto i video che riguardano l’ISIS.