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criminitalia

Alcuni spunti di riflessione sul voto

di Riccardo Achilli

Per i cultori della materia, ci sarà più tempo per una analisi su matrici territoriali e sociali. Alcune cose sono però evidenti:

- Salvini ha perso e anche male. In Emilia-Romagna Bonaccini ha succhiato circa due punti percentuali al centro destra con il voto disgiunto, tutto voto di destra moderata e forzista che si trovava a disagio con gli estremismi verbali del capitano, ed apprezzava la buona gestione amministrativa di questi anni; un altro punto di voto disgiunto è arrivato dal M5s (differenza voto di lista - voto al candidato) ma Bonaccini avrebbe vinto anche senza il voto disgiunto. Di fatto, la Borgonzoni è avanti solo in provincia di Piacenza, che però è proiettata sulla Lombardia, in alcune zone della Romagna, dove è più forte il radicamento leghista ed in montagna, ponendo un tema di riequilibrio territoriale. Ma il cuore emiliano, la rete di città medie e piccole di pianura, ha retto;

- non è mai corretto fare paragoni fra elezioni diverse, ma la Lega perde voti rispetto alle europee, non è più il primo partito in Emilia-Romagna, la sua candidata arranca a sette punti e passa dal vincitore e persino nella trionfale cavalcata calabrese deve cedere lo scettro di partito leader a Forza Italia.

La sconfitta di Salvini non avrebbe potuto essere più rotonda. Ci accorgiamo che la Lega è stata in partita solo mediaticamente sui social. Perde persino nella simbolica Bibbiano. La politica è fatta di simboli, e simbolicamente Salvini si rivela un condottiero sconfitto. Di fronte alla crescita continua del partito della Meloni, che in Calabria ha gli stessi voti della Lega, e a tendenze dell'elettorato forzista a guardare altrove, che potranno essere capitalizzate dal partitino centrista di Renzi o da Calenda, la parabola di Salvini come condottiero di una destra unitaria si avvia al declino. L'uomo appare modesto politicamente ed intellettualmente, l'errore del Mojito agostano produce ancora effetti, l'aura comunicativa da vincitore si appanna. Tempo un anno e sarà marginale;

- le Sardine hanno fatto effetto, mobilitando un voto di sinistra deluso con un messaggio tutto in negativo, giocando sulla paura di un inesistente fascismo. Mentre non credo che i pesci ed i loro leader abbiano un futuro, essendo nati da una operazione in vitro di establishment, va riconosciuto che, in un Paese allo sbando, giocare sulle paure fa vincere sempre. Così come Salvini è cresciuto alimentando paure, le sardine hanno offerto una illusoria tranquillizzazione dalle paure di risorgente fascismo di una parte di elettorato, generalmente di età avanzata, rimasto prigioniero di schemi obsoleti e dalle paure, stavolta concrete, di emarginazione socio-economica e politica di segmenti giovanili sfruttati.

- Conte non canti vittoria. Paradossalmente, il suo governo è più fragile. Le forze centrifughe che stanno distruggendo il M5s si accelereranno, Renzi è sempre più vicino a mandare a gambe all'aria l'esecutivo. Ma non ci saranno elezioni anticipate, ci sarà un nuovo governo, forse a guida Draghi, forse Franceschini. Lo ha chiarito Mattarella. Niente voto prima del referendum, e poi arriveremo a ridosso della nuova legge di bilancio, e non si fanno le elezioni a ridosso della legge di bilancio. Salvini si consumerà all'opposizione. Il potere logora chi non lo ha, diceva Andreotti;

- i 5Stelle sono scomparsi dalla geografia politica. Zingaretti, con brutale franchezza, ha detto loro che oramai siamo in uno scenario bipolare, quindi possono solo sciogliersi progressivamente dentro il Pd, o gravitargli attorno come partito satellite, senza più autonomia, come Leu;

- dal punto di vista di una ricostruzione a sinistra, è interessante capire dove siano fuggiti i voti del M5s rispetto alle europee. In Emilia-Romagna sono andati al Pd, a sostituire parzialmente il voto operaio in fuga verso la Lega, in Calabria sono andati al civico Tansi, permettendogli di fare un buon risultato. Anche in Umbria si sono verificati alcuni flussi dal M5s al candidato civico, accompagnati da ben più rilevanti flussi verso la Lega. Se ne ricava che l'elettorato pentastellato è caratterizzato da fluidità assoluta. La teoria di uno zoccolo duro di elettori del M5s si è rivelata errata. L'elettore-tipo del M5s non ha radicamento perché è a-ideologico e fluttua, guidato da una domanda manichea di onestà (ed al Sud anche di assistenzialismo) e da una radicata propensione maggioritaria: dove il candidato di maggioranza non è toccato da scandali, l'elettore pentastellato vi si dirige. Ecco perché il voto a Bonaccini e non alla Santelli (legata a Berlusconi). Questo tipo di elettorato, privo di riferimenti ideologici, mobile, moralista, maggioritarista, difficilmente può essere rieducato ad una causa di sinistra o socialista.

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Comments

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Fabrizio Marchi
Friday, 31 January 2020 15:26
Quoting Eros Barone:
Giuseppe Del Zotto pone un problema interessante di analisi politica: la cause e le ragioni del crescente successo di FdI. Le ragioni: questi settori apertamente reazionari oggi godono del sostegno di una parte delle masse popolari grazie allo sfruttamento, in chiave non solo xenofoba (cfr. Lega) ma apertamente e coerentemente nazionalista, della mobilitazione contro l'immigrazione. Una politica contro l'immigrazione che, alimentando la trasversalità interclassista del conflitto sociale in una lotta tra italiani e stranieri, si rivela pienamente funzionale all'egemonia del capitale. Peraltro, un'uscita dalla crisi politica nella direzione della creazione di un blocco nazionalista-reazionario appare, nell'immediato, alquanto improbabile, ma ciò non esclude che in uno scenario futuro, di fronte all'inasprirsi congiunto della crisi
economico-finanziaria e della situazione internazionale, possa rappresentare una possibilità concreta. In questo senso merita attenzione anche la crescita relativa, dovuta all'interscambio tra protezione istituzionale e consenso elettorale, di FdI e dell'arcipelago costituito dai movimenti di estrema destra e apertamente neofascisti (Casa Pound, Blocco Nazionale ecc.). Sebbene oggi lo Stato borghese non abbia la necessità di servirsi di questi progetti politici, è sempre possibile che, in un più aperto contesto di lotta di classe, i movimenti neofascisti possano tornare ad essere, per riprendere un'efficace similitudine dell'Internazionale Comunista, "il cerchio di ferro che serve a tenere unita la botte sfasciata del capitalismo". La linea che impronta questo coacervo di forze di estrema destra tendente a polarizzarsi su FdI, è infatti quella di raccogliere consensi e basi di massa tra i settori operai e popolari maggiormente colpiti dalla crisi economica e sociale: settori che, a causa del disarmo ideologico e dell’abbandono politico delle periferie metropolitane da parte della sinistra revisionista e riformista, sono anche potenzialmente sensibili al richiamo del “sole nero degli oppressi” rappresentato dalla mitologia populista, razzista e ultranazionalista del fascismo e del nazismo. Così, l’odio per l’Unione Europea non viene alimentato per il carattere imperialista, capitalista e ultraliberista di tale conglomerato, ma per il suo carattere "mondialista" ed "omologante", quindi antitetico all’identità nazionale, laddove l’obiettivo che viene perseguito non è il cambiamento del sistema economico-sociale e il rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi, ma la preservazione, per l’appunto, dell’identità nazionale concepita nei suoi aspetti più conservatori e più reazionari. Infine, dal punto di vista della storia politico-sociale, bisogna sottolineare che nel nostro paese è sempre esistita - e oggi ritrova uno spazio crescente - un'area neofascista e/o anti-antifascista, divergente dal
cripto-secessionismo della Lega: area che si riconosce nella tradizione risalente al MSI e ad Alleanza Nazionale, e si estende in modo omogeneo a tutta la penisola (Centro, Nord e Sud).

Sottoscrivo in toto.
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Eros Barone
Wednesday, 29 January 2020 23:04
Giuseppe Del Zotto pone un problema interessante di analisi politica: la cause e le ragioni del crescente successo di FdI. Le ragioni: questi settori apertamente reazionari oggi godono del sostegno di una parte delle masse popolari grazie allo sfruttamento, in chiave non solo xenofoba (cfr. Lega) ma apertamente e coerentemente nazionalista, della mobilitazione contro l'immigrazione. Una politica contro l'immigrazione che, alimentando la trasversalità interclassista del conflitto sociale in una lotta tra italiani e stranieri, si rivela pienamente funzionale all'egemonia del capitale. Peraltro, un'uscita dalla crisi politica nella direzione della creazione di un blocco nazionalista-reazionario appare, nell'immediato, alquanto improbabile, ma ciò non esclude che in uno scenario futuro, di fronte all'inasprirsi congiunto della crisi
economico-finanziaria e della situazione internazionale, possa rappresentare una possibilità concreta. In questo senso merita attenzione anche la crescita relativa, dovuta all'interscambio tra protezione istituzionale e consenso elettorale, di FdI e dell'arcipelago costituito dai movimenti di estrema destra e apertamente neofascisti (Casa Pound, Blocco Nazionale ecc.). Sebbene oggi lo Stato borghese non abbia la necessità di servirsi di questi progetti politici, è sempre possibile che, in un più aperto contesto di lotta di classe, i movimenti neofascisti possano tornare ad essere, per riprendere un'efficace similitudine dell'Internazionale Comunista, "il cerchio di ferro che serve a tenere unita la botte sfasciata del capitalismo". La linea che impronta questo coacervo di forze di estrema destra tendente a polarizzarsi su FdI, è infatti quella di raccogliere consensi e basi di massa tra i settori operai e popolari maggiormente colpiti dalla crisi economica e sociale: settori che, a causa del disarmo ideologico e dell’abbandono politico delle periferie metropolitane da parte della sinistra revisionista e riformista, sono anche potenzialmente sensibili al richiamo del “sole nero degli oppressi” rappresentato dalla mitologia populista, razzista e ultranazionalista del fascismo e del nazismo. Così, l’odio per l’Unione Europea non viene alimentato per il carattere imperialista, capitalista e ultraliberista di tale conglomerato, ma per il suo carattere "mondialista" ed "omologante", quindi antitetico all’identità nazionale, laddove l’obiettivo che viene perseguito non è il cambiamento del sistema economico-sociale e il rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi, ma la preservazione, per l’appunto, dell’identità nazionale concepita nei suoi aspetti più conservatori e più reazionari. Infine, dal punto di vista della storia politico-sociale, bisogna sottolineare che nel nostro paese è sempre esistita - e oggi ritrova uno spazio crescente - un'area neofascista e/o anti-antifascista, divergente dal
cripto-secessionismo della Lega: area che si riconosce nella tradizione risalente al MSI e ad Alleanza Nazionale, e si estende in modo omogeneo a tutta la penisola (Centro, Nord e Sud).
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Giuseppe Del Zotto
Wednesday, 29 January 2020 14:53
Tutti abbiamo visto come si comporta Salvini, che cosa vuole e promette, il disegno è chiaro,plateale ed è comprensibile che i suoi voti siano aumentati. Mi sono sfuggiti però i motivi perchè il partito della Meoni che non fa azioni eclatanti continui a crescere.Perchè? grazie
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Eros Barone
Tuesday, 28 January 2020 21:11
I risultati di queste elezioni dimostrano semplicemente che Zingaretti non fa abbastanza schifo da far vincere Salvini anche in Emilia Romagna. Il M5S è un 'partito-marmellata' che si sta decomponendo e il cui colaticcio fluisce in tutte le direzioni. La Lega (non è un vero partito ma) un 'sindacato' di padroncini e di operai asserviti, la cui sorti sono integralmente determinate, per un verso, dall'andamento dei tassi di profitto e dei livelli salariali nei territori su cui insiste e, per un altro verso, dal monopolio della paura nei confronti di ceti rancorosi ed egoisti. Fratelli d'Italia è un solido partito neofascista, la cui crescita è legata ad un certo grado di egemonia ideologica e culturale che è in grado di esercitare verso la propria area di riferimento. Il PD è un 'partito operaio borghese' che rappresenta, là dove storicamente è radicato e governa da decenni, un blocco di interessi che comprende in primo luogo le organizzazioni economiche, bancarie e finanziarie della Lega delle Cooperative. Il Partito che fu comunista e che oggi si denomina “democratico” è la principale filiale di questo blocco, all'interno del quale l’ufficio del sindaco è una sorta di seconda sede dell’azienda, mentre a Roma non mancano i deputati che ne pèrorano gli interessi. Le Coop, è vero, evitano di commettere discriminazioni o reati clamorosi e assicurano servizi abbastanza puntuali, piazzando molti cartelli che vietano l’accesso alle aiuole ai cani, anche se tenuti al guinzaglio. Sennonché chi non conosce l’industria emiliano-romagnola probabilmente non si rende conto che le grandi cooperative sono gestite come tutte le altre aziende: i soci ingaggiano sul mercato un 'manager' che ha lo scopo di far guadagnare il massimo alla società (e di farsi pagare ovviamente in proporzione). E poiché in tempi lontani le cooperative erano la proprietà di lavoratori privi di capitale, la legge prevede che gli utili debbano essere reinvestiti nell’azienda e non divisi tra i soci; in compenso, lo Stato evita di infierire con le tasse. Un bel principio, solo che i commercialisti provvedono egualmente a dividere gli utili tra i soci, mentre le cooperative hanno un ottimo vantaggio in termini fiscali sulle aziende private. Sicché il 'manager' della Coop oggi vende in Thailandia e compra in Uruguay, investe a Wall Street e riceve delegazioni di indiani e cinesi tutti i giorni. Col bel risultato di far inferocire gli imprenditori privati del posto, che non sempre a torto sostengono che la Coop rovina loro la piazza. Ho cercato qui di abbozzare un discorso sul complesso PD-COOP-UNIPOL-CGIL, che dovrebbe essere ripreso più estesamente e approfondito in modo organico. Si tratta, comunque, di indicazioni sufficienti a far capire perché, come ho detto all'inizio, Zingaretti non fa ancora abbastanza schifo da far vincere Salvini anche in Emilia Romagna.
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