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“Dimissioni!”, l’urlo che sale dalla società

di Sergio Cararo

E’ stato un voto nettamente politico quello per il NO, con cui la maggioranza del paese ha respinto la controriforma costituzionale voluta dal governo Meloni sull’ordinamento giudiziario.

E lo è stato non solo per le caratteristiche sociali e geografiche di chi ha votato NO, ma lo è anche per il segnale tutto politico che ha inviato sia al governo che al cosiddetto “campo largo” dell’opposizione. Su questo invitiamo a leggere con attenzione il grafico in coda a questo articolo.

Se si guarda alla composizione sociale del voto, quello giovanile è stato decisivo sia per l’aumento dell’affluenza che per il risultato. Tra studenti e studentesse il NO arriva a punte del 63%.

E’ il segno che la “generazione Gaza” – quella che ha riempito le piazze dell’indignazione in autunno – ha voluto concretizzare alla prima occasione questo suo ripudio politico e morale del governo in carica sia sui problemi interni che internazionali. E’ il segno di uno spirito critico attivo, magari ancora indeterminato nei suoi sbocchi politici, ma che sa riconoscere con certezza l’avversario principale da battere.

Anche se si guarda al voto degli italiani all’estero, il NO prevale tra quelli costretti ad emigrare in Europa (soprattutto giovani), e il SI in quelli integrati, conservatori e magari benestanti nei paesi “extracomunitari”.

Il dato interessante – e decisivo – di questo referendum è che la politicizzazione, e la conseguente polarizzazione, sono state la carta vincente, una vera rivelazione delle potenzialità di cambiamento esistenti nella società.

Sbagliava dunque chi nei mesi scorsi ha cercato di depoliticizzare il referendum, temendo la sconfitta, e ora insiste nello stesso atteggiamento suicida tappandosi la bocca sulla richiesta di dimissioni della Meloni.

Era fin troppo evidente che il tema dell’ordinamento giudiziario non aveva le caratteristiche, “nel merito”, per animare una battaglia di chiarezza di cui, al contrario, c’era estrema necessità di fronte alle scelte antipopolari, liberticide e guerrafondaie dell’esecutivo.

Il basso profilo scelto dalle forze dell’opposizione parlamentare vedeva infatti i pronostici dare in vantaggio il SI sostenuto dalla destra, ma anche da un pezzo dello stesso “campo largo”.

Bene hanno fatto invece le forze che hanno dato vita al “NO sociale”, che ha politicizzato e articolato – socialmente, appunto – la battaglia referendaria, arricchendola di contenuti e indicando sin da subito la sua alterità al governo.

E’ stata infatti la politicizzazione e la polarizzazione che hanno spinto ad un aumento dell’affluenza alle urne – in controtendenza rispetto all’aumento sistematico dell’astensionismo – facendo materializzare un palese e crescente ripudio verso il governo Meloni che da mesi andava maturando nel paese.

Alla luce del risultato referendario ci sentiamo di dire che quella che si apre è la fase del coraggio e della coerenza politica.

La pavidità dei leader del centro-sinistra, o dello stesso Landini, che li spinge a non chiedere le dimissioni del governo alla luce del risultato referendario, è emblematica dell’inadeguatezza del “campo largo” a rappresentare la necessità di cambiamenti sostanziali, sia in materia di giustizia sociale e libertà politiche, sia in politica internazionale, cominciando dunque a “sganciare” il paese da tutti quegli automatismi e obbedienze che ci stanno trascinando nella recessione economica o nelle avventure belliche in Europa e in Medio Oriente.

E quando sono le nuove generazioni a dare indicazione in questa direzione, il senso di autoconservazione del ceto politico – di destra o di “sinistra” – rischia di produrre danni seri.

E’ tempo che emerga e si materializza una ipotesi di alternativa politica e sociale al cupo quadro dell’esistente.

Referendum analisi sociale del voto.jpg

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Comments

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Michele Castaldo
Thursday, 26 March 2026 19:30
Piano con l'alternativa, cari compagni, peggio ancora di governo. Siamo su un crinale da guerra civile con le nuove generazioni che sono chiamate a confrontarsi e bruciare ogni illusione democratico-parlamentare da percorrere.
È l'alba della nuova fase.
Michele Castaldo
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