È morto Dio
In morte di Diego Armando Maradona
di Michele Castaldo
Rendo omaggio, da umile amante del calcio, al più grande calciatore e personaggio che la storia moderna ha messo sotto i nostri occhi. E ad alta voce dico: non solo il grande genio calcistico ma anche l’uomo, quell’uomo che il perbenismo borghese vorrebbe oscurare perché espressione dello spirito ribelle degli schiavi di tutto il mondo e in modo particolare dei popoli dell’America latina e di quella Napoli che tanto ad essa somiglia.
Eccoli sfilare uno a uno i suoi detrattori, a inneggiare alla sua classe calcistica, ma a criticare le sue sregolatezze, a infangare il personaggio sul piano umano per infangare le ragioni sociali che impersonava: la voglia di riscatto non solo attraverso il calcio ma anche attraverso i suoi impulsi di ribellione, lo spirito degli oppressi, denunciando a modo suo l’azione cruenta dell’imperialismo Usa e occidentale e l’uso del calcio come strumento ulteriore di dominio del grande capitale nei confronti di milioni di diseredati che volgono tuttora nei confronti di questo ambiente la speranza della propria liberazione individuale.
Epperò, cari signori, come non ricordare il linciaggio nei suoi confronti durante i campionati mondiali del ’90, quando rimproveravate a Diego di non essere riconoscente all’Italia che lo aveva arricchito, quasi a chiedergli perciò un impegno minore in campo.
Certo, scandalizzò benpensanti della stampa italiana ed europea la dichiarazione di Diego, in prossimità della partita al San Paolo – oggi “Diego Armando Maradona” - che disse: «perché i napoletani dovrebbero tifare per l’Italia se ovunque andiamo ci dicono che siamo sporchi, che abbiamo il colera e invocano il Vesuvio a farci lavare»? Ecco l’animo del plebeo ribelle nel quale i napoletani si rivedevano. E che fosse un ribelle verace fu dimostrato dal fatto che in occasione del suo matrimonio il signor Ferlaino, presidente del Napoli calcio, da vero borghese, non andò al suo matrimonio, quando il 7 novembre 1989 sposò Claudia Villafane, sancendo così la distanza che separa lo schiavo dalla nobiltà borghese.
Dovrebbero cercare l’angolo più buio per nascondersi e invece, eccoli ancora una volta a sparar sermoni popolari nei confronti di uno schiavo ribelle che non sapeva tenere a freno la lingua, come tanti altri “campioni” servili al dio-capitale e ai potentati economici che col pallone giostrano miliardi, sfruttando la fame dei tanti e la fama dei pochi arrivati nella casta degli eletti attraverso un massacro sociale di milioni di ragazzi sudamericani e africani attratti dal mercato degli schiavi del pallone. Con tutto quello che gli gira intorno, come ci ricordò Carlo Petrini, ex giocatore del Milan e della Roma, morto a 64 anni, a causa di un tumore al cervello, che nel 2000 denunciò per primo la corruzione, le scommesse e le pratiche dopanti all’interno del mondo del pallone italiano. Denunce e inchieste che spesso, davanti alle morti improvvise e inspiegabili di altri giocatori, ritornano attuali.
C’è stato chi, come l’ex calciatore del Milan e della nazionale Costacurta, ha trovato il coraggio di ricordare che «per fermare Maradona era necessario dargli molti calci, e tutti i difensori dovremmo chiedere scusa per quanti calci gli abbiamo dato». Meglio tardi che mai verrebbe da dire, ma a che serve?
Qualche parola chiara e schietta va detta anche su alcune feroci critiche mosse a Diego dal punto di vista personale. Lo si è criminalizzato perché faceva uso di cocaina. Ma come, in un mondo di cocainomani additate al pubblico ludibrio Maradona che avrebbe fatto perciò scandalo? In un mondo dove per i giovani che aspirano a diventare calciatori si sviluppa un commercio come al mercato delle vacche, avrebbe dato cattivo esempio Maradona che si faceva del male? Quanta ipocrisia! Piuttosto si dovrebbe dire che mentre in tanti, e in troppi, hanno fatto del male a Maradona, e non solo sui campi di calcio, Maradona ha fatto del male solo a sé stesso, mentre ha sollevato lo spirito di milioni di persone umili. Scrivere come fa Fulvio Bufi sul Corriere della sera: «Racchiusi in album azzurri e biancocelesti, ma anche in un album nero che forse è pure quello più doppio», è espressione di volgare rabbia. La rabbia dei tanti che hanno sofferto il fatto che Maradona, nonostante fosse «fragile, ma scaltro, geniale e intelligente», non si faceva imprigionare e per questo ha pagato duramente e con la sua vita. E giocava meglio di tutti, nonostante, non grazie alla cocaina. Signori, se un uomo è tanto amato dalla povera gente, fatevene una ragione! E a Napoli è amato profondamente perché si è calato nell’animo dei napoletani, e tutto il fango che cercate di sputargli addosso non scalfisce minimamente quel sentimento.
È stato sbattuto il mostro in prima pagina perché «Maradona frequentava i camorristi napoletani». Ma ci vuole un bel coraggio, da parte di chi utilizza il potere camorristico, a denunciare chi fu usato dalla camorra a Napoli, chi – come Maradona – ha denunciato recentemente che c’è un traffico mafioso intorno ai giovani calciatori africani. Ma come, voi, da carnefici sostenitori di questo sistema calcistico e sociale, scambiate la vittima, Maradona, per il carnefice, la camorra e tutti i traffici “leciti” e illeciti che orbitano intorno al calcio come recentemente denunciato dalla trasmissione televisiva Report.
A differenza di tanti che operano i distinguo tra il fuoriclasse del calcio e l’impenitente personaggio per prendere quel che serve e buttare l’impenitente, noi ammiriamo tanto più l’uomo nel suo insieme perché nonostante sia salito lì dove nessun’altro è salito come lui, ha usato la sua fama al servizio di chi è oppresso e sfruttato. Lo ha fatto a modo suo, senza la spocchia intellettualistica del perbenismo, ma parlando con parole semplici contro la mafia calcistica e condannando l’azione criminale degli Usa nei confronti dei popoli latinoamericani.
Diciamo perciò: è morto un uomo, un genio irraggiungibile, unico, che metteva sempre la gamba per difendere un compagno, che usava la sua genialità non per sé stesso ma per il gruppo; in un mondo di eroi patinati lui è l’anti-eroe per eccellenza, sconfiggibile solo dal logorio della società in disfacimento che lui combatteva, con il pallone, attraverso un pallone e senza pallone. Amato dai guaglioni ‘e mez’a via di Napoli e dell’America Latina.










































Comments
Una sola, pignolesca puntualizzazione (nell' accordo sostanziale) da parte mia:
i leader anticapitalisti (e socialisti: Fidel, Raoul, Diaz Canel; e antiiperialisti: Chavez, Maduro) non mi pare abbiano considerato Maradona "socialista" ma solo antiimperialista (d' altra parte in un paese a sovranità economica e politica limitata e ampiamente depredato da imperialismi del "suo" più forti, come ritengo sia l' Argentina, fra nazionalismo e antiimperialismo la differenza c' é senz' altro, ma non é facilissima da identificarsi; i suddetti leader potrebbero essersi sbagliati, ma oggettivamente é molto difficile valutare e discernere).
Con questo intervento finisco per parte mia questa polemica decisamente troppo lunga relativamente all' importanza dell' occasione che l' ha innescata
Era una battuta, ma con un fondo amaro di verità. Quando ti trovi in difficoltà, e la nostra area politica lo è, la tentazione è anche quella di aggrapparsi a finti idoli, allo stars system, a coloro che mentre fatturano milioni si atteggiano a ribelli.
Prima del 1989, Maradona sarebbe stato considerato per quello che era, oggi, dopo trent'anni di neoliberismo, anche la sinistra, tutta, è cambiata, in peggio: non è più in grado di parlare a nome dei lavoratori, dei precari, degli operai. Ne conosco diversi di coloro che dovrebbero essere gli elettori di un vero partito socialista e nessuno considera Maradona uno di loro e sai perchè? Perchè continuano a guardare al portafoglio, alle condizioni di vita, ai morti sul lavoro, cioè continuano, più o meno consapevolmente, a guardare allo star system che prospera nella società capitalista per quello che.
A me se i leaders anticapitalisti hanno dato l'investitura di socialista a Maradona, io credo più per puntellarsi mediaticamente che per reale convinzione, non basta per farne un idolo. Un socialista che fattura con le multinazionali, con i soldi nei paradisi fiscali, vedasi Dubai o Macao, è un ossimoro.
Io credo che la definizione migliore di Maradona l'abbia data Lula: ha definito Maradona un sovranista sudamericano. Per me essere un sovranista sudamericano non significa essere un socialista e d'altronde la biografia di Maradona parla chiaro, visto che è stato anche un nazionalista argentino e un peronista liberista.
Rendiamo omaggio al Maradona atleta , genio del calcio, e riprendiamo a occuparci del socialismo seriamente, lasciando perdere il mondo dello stars system, il nuovo oppio dei popoli scriverebbe Marx.
Qui nessuno, per fortuna, ha posto censure!
I politicamente corretti si dividono in due schiere: quelli che demonizzano Maradona per le grosse cazzate che ha fatto nella vita extrasportiva onde poter parlar male di un antiimperialista amico di Fidel, Chavez e Maduro (che oggettivamente prestava il fianco a queste strumentalizzazioni) e indirettamente giovare all' imperialismo); e quelli che lo divinizzano in ossequio ai principi della società dello spettacolo e del "panem et circenses!" (anche l' autore, credendo, anche secondo me a torto, di "fare cosa di sinistra", si unisce alla divinizzazione acritica).
Per parte mia concordo con te che il Diego Armando ha fatto sia buone cose nella vita (e ottime nel calcio), sia cose spregevoli.
Le Malvinas sono argentine e con la loro occupazione i britannici dimostrano ancor oggi che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Rimangono politicamente feccia imperialista.
Con il mio intervento volevo solo evidenziare le enormi contraddizioni dell'uomo Maradona, tipico rappresentante di quel finto socialismo, mediaticamente a sinistra, ma con il portafoglio ben posizionato a destra, che è il miglior alleato della destra, che infatti ha ridacchiato divertita nel vedere quanto la sinistra stia cadendo in basso.
Comunque, mi autoepuro prima che lo facciano altri, perchè oramai la critica al rivoluzionario della Coca Cola è diventata lesa maestà.
Non vedo in che senso intenderesti obiettare a me tutto ciò che scrivi prima (casomai all' autore dell' articolo!), dato che da tutto quello che qui ho scritto appare inequivocabile che vi concordo.
Va beh, che poi contrattasse fino all'ultimo i cachet con svariate multinazionali, come per esempio la Coca Cola, nota affamatrice in giro per il mondo, non conta? Che poi spalleggiasse il liberista Menem non conta? Che poi firmasse contratti con capitalisti vicini al narcotraffico in Messico non conta? Che poi a Napoli flirtasse con i camorristi non conta? Che facciamo gli abboniamo tutto?
Aggiungo due ultime cose:
1) Maradona da Napoli voleva andarsene nel 1989, e litigò con Ferlaino per questo. E sai perchè voleva andar via? Per i quattrini, alla faccia del legame con Napoli. -Tapie l'avrebbe ancor di più ricoperto d'oro.
2) La Guerra per le Malvinas fu voluta dalla sanguinaria giunta militare argentina; paradossalmente una vittoria l'avrebbe rinforzata, così come una vittoria italiana nella seconda guerra mondiale avrebbe rafforzato Mussolini. Quindi quella sconfitta dovrebbero quasi benedirla in Argentina, vista che almeno li ha liberati da una dittatura, e che dittatura. Che dici, ci mettiamo dentro anche un Maradona un po' nazionalista e filofascista?
Correggo un errore:
naturalmente alla fine del terzo capoverso non intendevo puramente e semplicemente identificare l' atteggiamento degli ipocriti moralisti che celano "pudicamente" l' antiimperialismo di Maradona con quello degli acritici suoi divinizzatori; i quali ultimi invece ne negano ben altri, autentici difetti, comunque pretendendo che ne fosse privo (infatti per definizione un dio non può che essere perfetto").
Ribadisco che in assenza di nuovi argomenti rispetto a quelli che ho già criticato non replicherò, non per questo ovviamente accosnentendo
Moralismo =/= etica.
e
assenza di ipocrisia =/= amoralità o relativismo etico.
Ipocriti moralisti sono i commentatori politicamente corretti che qualificano come le "peggiori scelte personali" di Maradona, che l' avrebbero portato ad essere "un poco di buono", o più spesso (in quanto più funzionale alla società dello spettacolo e al panem et circenses come formidabili strumenti di potere), a tacerle "pudicamente", il suo antiimperilismo e l' amicizia con Fidel, Chavez e Maduro; come fanno peraltro anche i suoi divinizzatori acritici.
E' invece del tutto evidente e non passibile di alcun dubbio che io, in questa polemica fin troppo lunga, non ho mai inteso queste scelte come "cattive" o come le sue "peggiori", ma anzi le ho sempre chiarissimamente approvate, considerate giustissime e degne di ammirazione; ma invece ne ho sempre biasimate e additate come pessime, apertamente e senza ipocriti moralismi "verso un defunto", due ben diverse: e cioé la caduta nella tossicondipendenza (di cui non credo fosse contento, nè men che meno fiero lui stesso, se ha deciso di cercare di disintossicarsi; e Cuba gliene ne ha offerto la possibilità, come l' avrebbe offerta a qualsiasi Pinco Pallino che l' avesse chiesta) e soprattutto la frequentazione e l' amicizia con notori camorristi.
Maradona non é stato "vittima" di queste scelte in quanto impostegli a forza da altri, ma invece ha operato queste stesse scelte sbagliate e degne di biasimo lui stesso liberamente; ed essendo (quando le ha compiute) ricchissimo e popolarissimo, a mio modesto parere l' ha fatto (lui, liberamente, non costretto da nessuno) senza alcuna giustificazione né "attenuante".
Non sono io che pretendo di liquidare semplicisticamente, manicheisticamente Maradona come un "poco di buono" (ma quando mai?! Rileggi per favore quanto ho scritto), ma casomai sei tu che pretenderesti di divinizzarlo (in perfetta sintonia con un certo andazzo corrente popolare -diffuso soprattutto in Argentina e a Napoli- ma non per questo eticamente giusto, né tantomeno politicamente progressivo).
A me risultava (ma potrei sbagliarmi; non conoscevo che molto superficialmente il caso di Petrini) che Zeman sia l' unico che nell' ambiente calcistico ha avuto il coraggio di denunciare la larghissima diffusione e l' ipocrita nascondimento del doping, nel football come in tutto lo sport professionistico odierno; e non era malato di cancro in fase terminale.
Per concludere per parte mia definitivamente questa polemica (in assenza di nuovi argomenti da parte tua diversi da quelli che ho già criticato, mi asterrò dal rispondere ulteriormente, con la precisazione che in questo caso "chi tace NON acconsente") sono costretto ad invitare te a fare lo sforzo di collocare nelle giuste caselle le questioni piuttosto che pretendere di negare i difetti (senza virgolette; impiegando le quali implicitamente ribadisci, se mai ce ne fosse stato bisogno, la sua divinizzazione acritica da parte tua) del personaggio.
mi permetti il seguente rilievo critico: quando scrivi:
«per cercare di giustificarne le peggiori scelte personali (innegabili)» stai sullo stesso terreno - mò ci vuole volente o nolente - di quanti ritengono che le "scelte personali" portano Maradona a essere un poco di buono. Mentre un comunista cerca di definire il ruolo oggettivo della persona nei contesti determinati. Maradona è stato una vittima di un meccanismo infame e non un artefice della sua persona. E' stato una vittima del sistema calcio, come del sistema del capitale che produce mafia e camorra. Una povera vittima che a differenza di altri ha rappresentato la voce latente di un mondo che non ha voce e non trova voce. Non a caso ho fatto l'esempio di Petrini che ha parlato e motivato le ragioni dello scandalo nel calcio solo quando si è ammalato di cancro ed è divenuto cieco ed è morto. Dei contenuti del suo libro nessuno ha osato riprenderli. Mentre solo Maradona ha denunciato continuamente la mafia nel calcio.
Fa lo sforzo di collocare nelle giuste caselle le questioni piuttosto che legarti ai "difetti" del personaggio.
Michele Castaldo
Quando mai avrei "preteso che Maradona fosse comunista o anche solo marxista"?
Quando mai avrei negato che Maradona sia" intervenuto positivamente [a suo modo, da grande calciatore, ovviamente, N.d.R] in una serie di contraddizioni, fra le quali spicca - è questa la questione - il rapporto degli europei e il loro ruolo storico nei confronti dei popoli dell'America latina"?
Quando mai avrei negato il suo antiiperialismo e in particolare la sua sacrosanta rivendicazione della argentinità delle isole Malvine contro l' imperialismo britannico? Anzi!
Quando mai arei preteso di "discutere di Maradona come teorico politico del comunismo o simili sciocchezze"?
Quando mai avrei preteso di fare un "qualsiasi raffronto della vita di Maradona con le grandi (pretese) teorie", e quando mai avrei accondisceso moralisticamente "all'USO che ne fanno tuttora gli ambienti borghesi europei nei confronti di uno [ex-, N.d.R]schiavo "arricchitosi" in Europa e non riconoscente per questo, ma che anzi denunciava continuamente gli intrighi del mondo del calcio e per finire va a Cuba da quel dittatore di Fidel Castro a criticare l'imperialismo degli Usa nei confronti dei popoli latinoamericani. Anzi!
MAI ! ! !
Invece ho solo criticato come reazionaria, oltre che molto stupida a mio modesto parere, la pretesa "divinizzazione" di Maradona, con conseguenti acrobatiche arrampicate sugli specchi per cercare di giustificarne le peggiori scelte personali (innegabili).
Tutto qui.
Quindi se qualcuno é "alla coda, volenti o nolenti, del perbenismo borghese e piccoloborghese, cioè i padroni del vapore, che mette in luce le debolezze dell'individuo [che però era tutt' altro che un povero disgraziato per lo meno dall' età di diciotto anni; anzi!, N.d,R.]) per rimuovere la causa prima cui tendono le potenze occidentali in declino", questo non sono di certo io.
Che anzi ho denunciato e denuncio l' uso, per loro assai proficuo, che i padroni del vapore fanno delle tragicomiche divinizzazioni di protagonisti a vario titolo della società dello spettacolo. Ultimo, in ordine di tempo, ma solo per ora, Maradona.
nel 2017 in occasione del 100° della Rivoluzione russa ho pubblicato Marx e il torto delle cose, dove faccio lo sforzo di mettere a confronto i fatti con le idee che ad essi si riferiscono rispetto sia alla Comune di Parigi che alla doppia Rivoluzione russa 1905-1917. Mi ritengo - a torto o a ragione - un comunista e cerco di relazionarmi ai fatti separandoli dalle idee per meglio comprenderli.
Maradona non era e non poteva essere un comunista e tantomeno un marxista. Dunque non lo possiamo esaminare partendo dal nostro punto di vista, ovvero di una teoria complessiva sul capitalismo e le soluzioni proposte dai teorici del Comunismo (trattandosi tra l'altro di una vera e propria Torre di Babele di cui questo sito ne esprime una ampia campionatura).
Molto più modestamente stiamo parlando di un uomo che la storia moderna - si cari compagni, la storia moderna - ha messo sull'alto del pennone quale simbolo discusso di una serie di contraddizioni, fra le quali spicca - è questa la questione - il rapporto degli europei e il loro ruolo storico nei confronti dei popoli dell'America latina. Ci piaccia o meno ma di questo si tratta.
La partita di calcio Argentina-Inghilterra dei Campionati del mondo in Messico a 40° all'ombra veniva vissuta dal popolo argentino come momento di rivalsa per la sconfitta ad opera degli inglesi delle isole Falckland. Gli europei, e gli italiani in primis, tendevano a rimuovere proprio quella questione. E Maradona nell'occasione disse: stiamo combattendo non con i fucili ma col pallone. In questa frase ce n'è a iosa di materiale per riflettere, ma si tratta di voler riflettere. Poi lui riesce nell'impresa di fare due gol uno di pugno - ovvero della furbizia dello scugnizzo, del ragazzo di strada - e l'altro di super asso del calcio. E vinsero, gli argentini, contro la potenza europea che aveva inventato il calcio moderno.
Certo, un conto è vincere come potenza economica e militare, ma tutt'altra cosa è vincere una partita di calcio, ma per quanto magra possa apparire tale soddisfazione, è tanto più significativa.
Chi volesse discutere di Maradona come teorico politico del comunismo o simili sciocchezze scambia Peppe 'o russo pe 'o filobus. Maradona ha rappresentato la voglia di riscatto a CONDIZIONI DATE, cioè per quello che era possibile fare, del popolo argentino. Niente di più niente di meno.
Il raffronto perciò non va fatto con le grandi (pretese) teorie, no, ma co l'USO che ne fanno tuttora gli ambienti borghesi europei nei confronti di uno schiavo "arricchitosi" in Europa e non riconoscente per questo, ma che anzi denunciava continuamente gli intrighi del mondo del calcio e per finire va a Cuba da quel dittatore di Fidel Castro a criticare l'imperialismo degli Usa nei confronti dei popoli latinoamericani.
Questa è la questione. Se lo si vuole capire, bene, altrimenti si è alla coda, volenti o nolenti, del perbenismo borghese e piccoloborghese, cioè i padroni del vapore, che mette in luce le debolezze dell'individuo di un povero disgraziato per rimuovere la causa prima cui tendono le potenze occidentali in declino.
Michele Castaldo
O cadáver do indigente
É evidente que morreu
E no entanto ele se move
Como prova o Galileu
Grazie
Sono un compagno, comunista mai pentito da quando avevo vent’ anni, divenuto tale soprattutto grazie alla formidabile esperienza del Cile di Unidad Popular, che ha cambiato la mia vita.
Credo che il nazionalismo sia declinabile e di fatto declinato in molte maniere quasi tutte più o meno reazionarie, mentre tutt’ altra cosa é la lotta all’ imperialismo, anche per l’ indipendenza e sovranità nazionale in pace e senza indebite pretese verso tutte le altre nazioni e gli altri popoli diversi dai propri.
Credo che Maradona fosse un antiimperialista (“garantiscono” fra l’ altro in merito le amicizie di autentici eroi della lotta di liberazione di popoli -ma non solo- come Fidel, Chavez e Maduro).
E di questo, al di là dei grossi limiti ed errori della sua vita, soprattutto privata, e dell’ insopportabile “divinizzazione pagana”, per me di evidente natura e con evidentissimi effetti reazionari, gli va dato merito (per la cronaca, non sono credente di nessuna religione da quando avevo quindici anni, ma l’ attribuire natura divina a un ...calciatore, per quanto eccelso, semplicemente mi fa venire il vomito: come canta Vasco Rossi, é più forte di me!).
Pur rendendomi conto di aver avuto la fortuna (immeritata: trattasi di “culo allo stato puro”) di non aver mai dovuto subire certe esperienze durissime e difficilissime da superare positivamente, e dunque un po’ vergognandomi di parlare di queste cose da persona che non le ha mai provate sulla sua pelle, non credo proprio che a Napoli, malgrado lo strapotere della camorra, si sia ineluttabilmente destinati (in violazione del proprio libero arbitrio) a frequentarne da amici i caporioni; per lo meno se si ha la fortuna di essere straricchi e popolarissimi (ho fiducia che non mi propinerai la sciocchezza diffusissima secondo cui la popolarità e la ricchezza, come l’ essere “figlio d’ arte”, sarebbero svantaggiose e renderebbero la vita più difficile anziché più facile; con la quale si sono sempre giustificate le peggiori nefandezze perpetrate dei propri “idoli” acriticamente venerati).
Quanto al “panem et circenses” credo che non ci sia peggior condizione di quella dello schiavo contento di esserlo, magari in gioia ed allegria per i successi della “propria” squadra di calcio (non molto diverse, come effetto allucinogeno, dalle illusioni nella beatitudine eterna offerte dalle religioni).
Si può essere felici ed entusiasti delle giocate di Maradona (o, per quanto mi riguarda, delle insuperabili imprese sportive di Eddy Merckx; che é sempre stato in ottimi rapporti col re del Belgio, e quindi é sicuramente un reazionario; ed anche -ma di certo non solo!- per questo mi guardo bene dal divinizzarlo!), anche nella consapevolezza che si deve lottare contro chi ci sfrutta ed opprime e saldamente fonda il suo potere (non solo, ma) anche sull’ “oppio calcistico, sportivo in generale, dello spettacolo più in generale ancora” e sul relativo “divismo”; e dunque evitando di cadere nelle peggiori forme di “divinizzazione indebita”, ed anzi denunciandole come biecamente reazionarie.
@Alfonso.
Tranne John Lennon, non conosco purtroppo nessuno dei musicisti da te citati.
Ma, nonostante la grandezza (di diversa natura, in diversi campi) di Hegel e di Totò (ma che dire di di David Hume e di Friederich Engels o rispettivamente di Stan Laurel ed Oliver Hardy o di Eduardo De Filippo? E di tanti altri?), il mondo per fortuna va avanti anche dopo la loro scomparsa (e grazie anche al loro lascito immortale; comunque DI GRANDI UONIMI, NON CERTO DI DEI!).
é dal 1492 che gli europei hanno sfruttato quelle terre di ogni ben di dio, e si è perciò sedimentato nei popoli dell'America latina un odio viscerale per questa ragione. Sicché il nazionalismo argentino è divenuto nel corso dei secoli qualcosa di molto diverso dal nazionalismo degli europei: un "nazionalismo" antimperialista quello argentino, un nazionalismo nazista e razzista quello europeo, e per quel che direttamente ci riguarda italiano.
Maradona ha rappresentato lo spirito, a livello calcistico, perché in quel modo lo poteva esprimere, di quel nazionalismo antimperialista e lo ha portato alle estreme conseguenze politiche, con i suoi livelli culturali dati, facendosi tatuare il Che sul proprio corpo e abbracciando Fidel, il campione dell'antimperialismo di quell'area.
Quanto alla camorra vanno dette due brevissime verità: a) fra Maradona e i camorristi: lui il minacciato, il ricattato e l'utilizzato, e chi conosce Napoli conosce anche certi meccanismi; b) sicché chi attacca Maradona per i "suoi" rapporti con la camorra in realtà mette in secondo piano la forza, ovvero la camorra, uno dei grandi poteri costituiti, e assegna la facoltà di libero arbitrio all'individuo circuito da quella forza. Mostra così di non capire i ruoli impersonali che giocoforza operano nella società capitalistica.
Il mio tentativo è quello di collocare nelle giuste caselle i ruolo che il capitalismo assegna.
Quanto a panem et circens, beh, meglio un povero allegro e gioioso piuttosto che povero e turbato. E Maradona sapeva offrire la gioia a chi ama il calcio.
Semplice.
Michele Castaldo
Frequentazioni non affatto subita obtorto collo e probabilmente giustificabili (in generale, anche se ovviamente bisognerebbe considerare i singoli casi particolari) da parte di chi viva nella miseria, ma non certo, secondo il mio modesto avviso, da un calciatore di primissimo livello strapagato.
Quanto al "popolo napoletano", o meglio, ai miei compatrioti napoletani (che non costituiscono un popolo diverso dall' italiano), non dubito che, come in qualsiasi altra città del mondo, accanto alla plebaglia soggiogata anche grazie al "panem et circenses (per esempio quelli che hanno esposto allo stadio un' enorme scritta "Maradona, the king". Sic! Da antiimperialista, in particolare implacabile nel imputare alla Gran Bretagna la obbrobriosa sottrazione delle isole Malvine alla sua patria argentina, credo che l' abuso dell' inglese -da parte di Italiani di Napoli- per celebrarlo l' abbia fatto rigirare nella bara) esistono ottimi lavoratori e sfruttai coscienti della loro condizione; e che non cadono affatto nella bufala reazionaria che in questi giorni ho sentito ripetere spesso, secondo cui gli scudetti e Maradona "avrebbero riscattato la città dai suoi molti e gravi problemi e torti che subisce"; mentre invece, sempre secondo la mia modesta opinione di non napoletano, contribuisce a potenziarli; essere coscienti della qual cosa non ha di certo impedito loro, ovviamente, di gioirne giustamente moltissimo, ma nei limiti del buon senso.
Per la cronaca: sono concittadino di Cabrini, ma non sono tifoso né della Cremonese né della Juventus, né di nessun altra squadra; sono uno sportivo praticante e che inoltre apprezza lo spettacolo sportivo, anche calcistico, pur disprezzando profondamente la società dello spettacolo ed essendo ben consapevole che "panem et circenses" sono ottimi strumenti di potere).
PS grazie Michele per la tua nota, e scusami se ho rotto il silenzio che osservavo, ma a Beto, questa piccola risposta la dovevo
si capisce da quel che scrivi che non sei di Napoli e non conosci quella meravigliosa città. Ma non è questa la questione.
Quello che ho cercato di dire un questa nota - da comunista innanzitutto, da appassionato di calcio nonostante tutto, e di tifoso del Napoli e in modo particolare di QUEL NAPOLI, è che esistono schiavi - perché i calciatori sono schiavi, e i milionari sono pochissimi a fronte di un mercato schifoso da vacche grasse intorno a milioni di ragazzi, dunque schiavi alla Pelè e alla Platinì che si fanno paladini di un mondo sporco o col silenzio, come Pelé, oppure scalando alte sfere della corruzione e dell'arrivismo, come l'uomo dal sorriso beffardo alla Platinì. Poi c'è stato uno SCHIAVO - milionario quanto si vuole . che dal punto più alto dove era arrivato si è comportato da SCHIAVO RIBELLE. Caso raro se non unico.
Quanto alla camorra bisogna distinguere tra il ruolo soggettivo dell'alta mafia e dell'alta camorra che è presente nelle alte sfere e chi fragile come Maradona è costretto a subirne la frequentazione.
Quando Cabrini dice che se Maradona avesse giocato nella Juve oggi sarebbe ancora vivo, a questo signore gli andrebbe ricordato che tal Jon Charles, centravanti delle zebre fiattine morì alcolizzato e senza un centesimo, e che fu fatta una colletta per - non i funerali - ma il funerale.
In certe occasioni il silenzio gioverebbe. Ma i cretini non conoscono questa nobile legge.
Chiaro?
Michele Castaldo
Aggiungerei sommessamente che se la situazione di quelli che hanno bisogno di autentici eroi é più o meno tragica, la situazione dei popoli che hanno bisogno di pseudoeroi (addirittura da alcuni definiti "dei") é farsesca.
Maradona era un antiimperialista: onore a QUESTO merito e affanculo i reazionari politicamente corretti che, applicando la vecchia tattica del "panem et circenses", farsescamente pretenderebbero di divinizzarlo, e dunque sono costretti a censurane questa sua caratteristica positiva!
Accanto alla quale ne aveva comqqnue per davvero anche non poche altre di certamente negative (come la caduta nella tossicodipendenza e l' amicizia con notori camorristi) che per i reazionari politicamente corretti di cui sopra non sono che "peccati veniali", mentre il suo antiimperialismo, essendo per loro "mortalissimo", "sacrilego", sono costretti a celarlo (altrimenti il "panem et circenses" non funzionerebbe a dovere).
P. S.: Se anche vari moralisti più o meno ipocriti, come me, censurano ipocritamente queste sua qualità, per parte mia non utilizzo affatto il potere camorristico e per il poco che posso cerco di combattere il capitalismo; con tutto questo penso che chi, per una sua libera scelta, si fa "usare" dalla camorra, si comporta malissimo, che si chiami Maradona o Pinco Pallino; ma un Pinco Pallino che fatica a sbarcare il lunario ed é privo di popolarità é più scusabile del popolarissimo e strapagatissimo Maradona).