
Dalla piazza di Roma. Una nota dolente
di Algamica*
La mobilitazione di sabato 14 marzo a Roma, dove sono confluite alcune sigle dell’estremismo di sinistra in piazza, contro il governo Meloni e le misure repressive varate, il No al referendum e un No alla guerra, è stata segnata da un episodio di una certa gravità nei confronti di una delegazione di iraniani presenti in piazza con le loro bandiere e i loro cartelli contro l’attacco che il loro paese sta subendo in questo periodo da tutte le forze occidentali, in modo particolare da USA e Israele.
Si è notata una precisa direttiva, da parte di tutte le componenti, politiche e sindacali, di marginalizzare la presenza della delegazione iraniana costringendola alla coda del corteo. O altrimenti detto: umiliandola.
La qual cosa non ha segnato certamente un bel messaggio nei confronti di un popolo e di una nazione aggredita violentemente dall’imperialismo.
Vorremmo soltanto far notare – visto che molti organizzatori del corteo fanno ancora riferimento ideologico agli anni ’70 – che in quegli anni in occasione delle manifestazioni veniva offerta la testa del corteo al settore sociale più colpito del momento.
Dunque una fabbrica attaccata dalla ristrutturazione, un gruppo di operai licenziati, quando non la difesa di arrestati e così via.
Sicché è risultato molto singolare l’atteggiamento avuto in piazza sabato 14 a Roma relegando la delegazione iraniana in coda al corteo.
Non siamo abituati a fare dietrologia, ma viene facile da pensare che se un popolo viene duramente represso, come nel caso dei palestinesi, gli si rende omaggio e lo si difende, se invece si difende, come sta facendo l’Iran, nei confronti dell’Occidente, va relegato in coda al corteo.
Domandiamo: qual’è la natura del messaggio che in questo modo si manda all’establishment occidentale italiano, indipendentemente dalla consapevolezza? Cari “compagni” ci sono le cose dette e quelle non dette, e quelle non dette molto spesso sono molto più gravi di quelle dette che si leggono dagli effetti.









































Comments
fa bene attenzione, circa lo scoraggiamento, perché potresti essere sorpreso, raccontandoti due semplici "storielle":
Nel gennaio 1917, Lenin era esule in Svizzera, e invitato a una assemblea di giovani socialisti sulla rivoluzione in Europa si espresse nel modo seguente """ Circa la rivoluzione in Europa, ormai sono tempi difficili, per la Russia, beh, manco a parlarne""".
L'8 marzo, che in Russia era ancora febbraio, scoppiano le manifestazioni delle donne contro lo zarismo e la guerra, poi scendono in sciopero le fabbriche tessili e infine quelle metalluruche e siderurgiche. Insomma scoppia la Rivoluzione.
Se ci togliamo dalla testa che le rivolte e le rivoluzioni scoppiano per coscienza rivoluzionaria delle masse e che invece scoppiano per fattori dovuti alla crisi del modo di produzione capitalistico, capiremo anche che in Occidente c'è stato una straordinaria mobilitazione contro il genocidio del popolo palestinese e che non tarderà a svilupparsi all'improvviso un movimento contro la guerra di gran lunga superiore a quello del 2003, quando fu distrutta l'Iraq.
La storia non la fanno i rivoluzionari, ma la produce il modo di produzione capitalistico in crisi e i rivoluzionari VENGONO SEMPRE SORPRESI DALLA RIVOLUZIONE, come successe con Lenin nel 1917.
Tutto qua, caro compagno Massimo.
Michele Castaldo
a suo tempo, lo stesso complice silenzio durante l'aggressione alla Libia e alla Siria, che pretese! erano governati da due "dittatori" e l'Iran da un'autocrazia "sanguinaria". Analoga situazione si riproporrà per Cuba, strangolata e affamata dalle sanzioni USA.
Conclusioni: questo è un paese che non ha più nessuna prospettiva, con un'economia a rischio e un'unità nazionale in pericolo. Non si tratta di fare i facili profeti di sventure, basta guardare con occhio lucido la realtà e i fatti. La situazione è molto più grave di quanto si pensi, e non c'è all'orizzonte nessuna opposizione intelligente -critica, nessuna proposta politica alternativa all'attuale sistema.
Regna il caos la confusione e quando poi sarà troppo tardi la disperazione.
Massimo