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"Perchè sventolare la bandiera galileiana?"

di Il Chimico Scettico

Un recente articolo di Eros Barone su Sinistrainrete mi ha dato da riflettere. Di fatto Barone si pone il problema della meccanica quantistica da un punto di vista filosofico e ontologico e in questa chiave cita Bohm ed i potenziali quantistici per restituire oggettività alle particelle elementari. E' una questione assolutamente legittima, collocata in un contesto più ampio. Ma dal mio punto di vista è anche una questione al di fuori del dominio delle scienze sperimentali.

La struttura quantomeccanica dell'atomo, per esempio, è stata elaborata per risolvere i problemi insiti sia nel modello atomico di Rutherford che in quello di Bohr: un elettrone in un atomo non può avere una traiettoria, cioè non può orbitare intorno al nucleo, perché altrimenti perderebbe energia emettendo radiazione e finirebbe per collassare sul nucleo. Quindi in quel quadro fu usata la funzione d'onda al fine specifico della risoluzione di questo problema: il modo migliore per far quadrare le cose era levare di mezzo le traiettorie dell'elettrone sostituendole con geometrie di distribuzione di probabilità nello spazio attorno al nucleo, cioè con l'elettrone delocalizzato. Questo e altri aspetti della meccanica quantistica cento anni fa furono scioccanti (la famosa uscita di Einstein su Dio che non gioca a dadi con l'universo). Restava però il fatto che quando si parlava di estremamente piccolo, cioè di particelle, atomi, molecole, la meccanica quantistica era uno strumento eccellente non solo per descrivere i fenomeni, ma anche per prevederli. La meccanica bohmiana descrive i fenomeni noti bene quanto la meccanica quantistica, ma non è stata in grado di prevedere alcunché.

Dirac, che non si poneva problemi ontologici, con la sua equazione invece predisse il positrone. Pauling, nel 1931, armato di regolo calcolatore e tavole dei logaritmi, previde la possibilità di un legame chimico con un solo elettrone coinvolto, invece che due - dimostrata sperimentalmente nel 2024.

Al che forse sarebbe bene ricordarsi su cosa siano basate le scienze sperimentali e in particolare fisica e chimica: dato sperimentale, sua trattazione matematica, produzione di modello, conferma sperimentale del modello (o se volete teoria) e delle sue capacità predittive.

In breve, preoccuparsi di mantenere traiettorie e oggettività è del tutto giustificato e legittimo, ma poco fertile per la produzione di risultati scientifici. Per questo è stata la meccanica quantistica a rivoluzionare la chimica del XX secolo, archiviando definitivamente le traiettorie dell'elettrone (sulla rivoluzione della chimica quantistica nel XX secolo, qui): il boom della chimica organica degli anni '50-60, basato sulla retrosintesi, sarebbe stato impossibile senza orbitali e orbitali molecolari (metodo di Huckel, regole di Woodward-Hoffmann). Nessuno si è mai posto il problema della realtà degli orbitali ibridati (combinazioni lineari di funzioni d'onda per ottenere le geometrie richieste dai legami chimici). Gli orbitali ibridati sp2 e sp3 sono costrutti matematici (Pauling, 1931, ancora), ma caratterizzati da una estrema funzionalità. La "nuvola" di elettroni di un legame π (Mulliken, 1928) è oggettiva? Spiega reattività e spettri, nessuno si è mai posto il problema. La Atomic Force Microscopy ha "visto" i legami, ma si è dibattuto a lungo se sono stati visti perché ci sono e sono così o se fossero frutto di un artefatto sperimentale.

afm.jpeg

Comunque sia, l'AFM non ci dice se il legame è fatto come lo descriviamo teoricamente — se esiste una superficie nodale, per esempio, come la rappresentiamo con gli orbitali. Ci dice che c'è qualcosa lì, nella posizione prevista, in linea con la geometria prevista - e non è poco. E' un po' come l'immagine del buco nero al centro della nostra galassia.

Si potrebbe dire che sì, protoni ed elettroni, quelli che "vediamo" tramite i loro fenomeni, sono oggettivi. Ma sono oggetti assolutamente identici al concetto che ne abbiamo? Sommamente incerto, visto che quanto al protone, se aumentiamo la risoluzione, ci perdiamo in un "mare protonico" fatto oltre che di quark di gluoni e particelle virtuali che costituiscono gran parte della massa del protone stesso. Eppure la chimica con il protone ha una familiarità atavica: H+, pH, eccetera.

Se porsi il problema dell'oggettività e dell'ontologia è legittimo in ambito filosofico, la meccanica quantistica non è nata in ambito filosofico/ontologico. Per esempio il numero quantico di spin è venuto fuori perché in presenza di campo magnetico le line spettrali splittavano (una ne generava due, significando due ulteriori sottolivelli energetici). Da questo punto di vista tutto quello che ha fatto Bohm è stato un lavoro di resistenza a una rivoluzione scientifica, mirato a ripristinare le traiettorie. E' una questione di pavimento ontologico, per così dire. Una traiettoria significa conoscere posizione e verso in funzione del tempo di qualcosa che si muove: è percepita prevedibile, deterministica. Ma in realtà tutto quanto è stato fatto, studiato e scritto in materia di sistemi a dinamiche non lineari (la maggioranza di quelli che ci circondano) dice che in realtà nella maggioranza dei casi le traiettorie di un sistema nel suo spazio delle fasi non sono prevedibili se non per piccoli intervalli (una questione di coefficienti di Lyapunov). In poche parole l'attaccamento alle traiettorie è psicologico, anche quando si sa (o si dovrebbe sapere) che in realtà e in genere non è che qualsiasi traiettoria sia prevedibile a priori.

E questo secondo me è uno dei motivi per cui le finestre di popolarità delle teorie del caos sono state molto strette e la meccanica quantistica fa discutere o viene malamente storpiata sui social media: il pubblico ha bisogno di un pavimento ontologico su cui poggiare i piedi, ha bisogno di certezze, non di incertezze e complessità. Ma nel processo scientifico i risultati più notevoli sono stati ottenuti senza pavimento e senza rete di sicurezza ontologica (Heisenberg, Schroedinger, Dirac). Bohm arriva dopo la rivoluzione quantistica per "costruire senso", con un impatto sul processo scientifico non nullo, ma molto limitato.

Da un certo punto di vista, pensando alla meccanica bohmiana, mi sono ricordato che Prigogine negli anni '80-90 dedicò una buona dose di lavoro in senso esattamente opposto, per desimmetrizzare rispetto al tempo la meccanica quantistica. In breve per Prigogine la meccanica quantistica era troppo piattamente deterministica e non includeva l'irreversibilità e la freccia del tempo, quindi allo scopo usò spazi di Hilbert Rigged (The Arrow of Time in Rigged Hilbert Space Quantum Mechanics, Robert C. Bishop, 2005). Lavoro concettualmente affascinante ma, come nel caso di Bohm, piuttosto infruttifero (e lo dico partendo da una immensa ammirazione per Prigogine). Per usare parole dello stesso Prigogine il processo scientifico è un fecondo dialogo tra l'intelletto e la natura. Aggiungerei che quando si sente la necessità di proiettare sulla natura esigenze umane, apparentemente, il dialogo diviene meno fecondo.

Il titolo di questo post viene da Riccardo Giacconi (L'universo a raggi X, 1985), e lo trovo profondamente significativo. Se dovessi individuare, da un punto di vista non sociologico/politico, quale sia il discorso sulla "scienza" degli ultimi venti anni, direi che si tratti del parziale oblio di quello che, 400 anni fa, marcò la differenza tra una filosofia della natura largamente speculativa e quella galileiana. E tocca riproporre ricontestualizzato il "provando e riprovando":

Chi fa sua l'espressione di Dante "provando e riprovando" fu il celebre Galileo Galilei, padre della scienza moderna e rappresentante della rivoluzione scientifica del XVII secolo. Lo scienziato reinterpreta le parole di Beatrice come quell'elemento che insieme alle necessarie dimostrazioni si trova alla base del metodo scientifico: le sensate esperienze. Da questo momento in poi l'espressione entrerà per sempre a far parte del mondo della scienza, infatti il termine "riprovando" otterrà un duplice significato: al concetto di disapprovazione viene aggiunto quello di riprova e verifica di un'ipotesi.

Fu quella la rivoluzione scientifica del XVII secolo: prima la filosofia della natura si basava largamente su speculazioni, con uno scarso riferimento alla sperimentazione, poi l'esperimento divenne centrale. La misura e la trattazione matematica cambiarono tutto e lo fecero con Galileo, Newton, Boyle.

Sicuramente questo mio approccio risente della mia educazione. Vengo da una scuola che affiancava a "shut up and calculate" un prosaico "don't trust the math, trust the data".

Alla fine le scienze sperimentali si confrontano con la materia e i fenomeni naturali. Se parliamo di esseri viventi, si può addomesticare o addestrare un singolo animale. Ma una popolazione di animali in senso ecologico non è addomesticabile. E anche la materia inanimata generalmente non collabora con entusiasmo ai tuoi tentativi di predirne o modificarne il comportamento. La simbiosi tra trifoglio e batteri del genere Rhizobium trasforma l'azoto atmosferico in ammoniaca con qualche frazione di watt e un poco di acqua. L'essere umano per realizzare la stessa trasformazione in un impianto chimico usa processi largamente energivori, alte temperature, alte pressioni e catalizzatori a base di metalli di transizione.

Perché davvero, come diceva Eraclito, la natura ama celarsi.

PS: Chi scrive ritiene che questa sia anche una posizione politica rispetto al discorso pubblico sulla scienza. In due anni di COVID abbiamo visto modelli matematici dell'epidemia smentiti dai dati nel giro di due settimane, o un mese, che rimanevano "modelli corretti", nonostante la falsificazione.

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Eros Barone
Wednesday, 18 March 2026 23:06
Nel medioevo alcuni filosofi si domandavano quanti angeli potessero stare sulla capocchia di uno spillo, oggi c’è chi si domanda se Bohr sia stato un realista o non lo sia stato affatto, oppure sia stato un realista nei confronti delle entità, ma un antirealista nei confronti delle teorie. C’è poi chi, a cominciare da Bohr e Heisenberg, ha utilizzato Kant per conferire una veste filosofica decente alla meccanica quantistica. In questo senso Giulio Bonali ha fatto molto bene, criticando le posizioni vetero-positivistiche del Chimico Scettico, a distinguere la teoria scientifica dalle interpretazioni filosofiche della medesima (indipendentemente dal fatto che a sviluppare tali interpretazioni siano stati dei fisici o dei filosofi). E però ai fini di un discorso correttamente impostato su una chiara distinzione tra la teoria scientifica e l’interpretazione filosofica di tale teoria, che è poi quello che si dovrebbe fare in questa sede, non interessa tanto stabilire le percentuali di realismo di vario tipo presenti nel pensiero di Bohr o i suoi legami con la filosofia trascendentale, quanto sottolineare che la “logica della complementarità”, di cui Bohr fu un propugnatore, è una filosofia accondiscendente verso le contraddizioni, che si compiace di concetti ambigui. Secondo questa filosofia il mondo è “un mondo diviso”, al contempo classico e quantistico, e gli oggetti che lo abitano sono al contempo cubi e sfere, onde e particelle. Dopodiché, l’assurdità è il prezzo da pagare, sempre secondo questa filosofia, per la limitazione intrinseca delle nostre capacità cognitive, che non ci permettono di rappresentare con immagini chiare e non contraddittorie quello che accade nel mondo. In realtà, il problema di questa filosofia è di essere una filosofia legata a categorie di pensiero obsolete che hanno oscurato per lungo tempo la vera novità concettuale della meccanica quantistica. Ne è un esempio la non località quantistica, che, nel quadro tradizionale, ha faticato ad emergere e ad essere compresa. Questa filosofia ha un tratto in comune con altre filosofie moderne di tipo idealistico: la distorsione di un principio semplice, ma molto importante, un principio che Einstein così riassunse: «Il pensiero è necessario per capire il dato empirico, e i concetti e le categorie sono necessari come elementi indispensabili del pensiero». Nel caso della filosofia che è emersa dalla visione ortodossa, la distorsione di questo importante principio consiste nel ritenere che le categorie della fisica classica siano le sole in grado di garantire la comprensibilità del mondo fenomenico, anche a costo di generare antinomie. Ma se l’utilizzo delle categorie classiche porta ad antinomie, sembrerebbe abbastanza naturale adottare nuove categorie, cioè sviluppare nuove teorie fisiche, invece di concludere che il mondo quantistico ci è inconoscibile o che possiamo, al più, darne una rappresentazione simbolica; oppure concludere, sempre sulla base di queste antinomie, che occorra abbandonare la logica classica. Si tratta di conclusioni affrettate e immotivate, così come probabilmente furono quelle che l’idealismo classico trasse dalle famose antinomie kantiane. Come ho avuto modo di osservare in un altro intervento, posizioni quali quelle di Bohr e di Heisenberg hanno dato la stura ad un ampio spettro di punti di vista, da una sorta di strumentalismo ontologicamente neutro all’estremo soggettivismo. Moltissimo è stato detto e scritto, a partire dalla prefazione di Osiander al “De revolutionibus orbium coelestium” di Copernico, riguardo ai limiti e difetti di una scienza tesa unicamente a “salvare i fenomeni”. La paleontologia, in effetti, non si limita ad occuparsi di ossa trovate sotto terra, ma da queste inferisce quali animali c’erano sulla Terra milioni di anni fa. Occuparsi di ossa sotto terra è semplicemente lo strumento per raggiungere questo scopo. Perché mai la funzione del fisico dovrebbe essere profondamente diversa da quella del paleontologo? Infine, per quel che riguarda le varie forme di soggettivismo in circolazione, secondo cui la realtà è un’illusione e l’unica cosa che realmente esiste è l’‘osservatore’, vi è ben poco da dire. Di certo, in questo modo si risolve il “paradosso del gatto” eliminando imprecisione e vaghezza alla radice. Sfortunatamente, questa soluzione è molto simile a quella terapia che cura il mal di testa tagliando la testa del paziente.
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Giulio Bonali
Wednesday, 18 March 2026 10:26
«Gli scienziati credono di liberarsi dalla filosofia ignorandola o insultandola. Ma poiché senza pensiero non vanno avanti e per pensare hanno bisogno di determinazioni di pensiero e accolgono però queste categorie, senza accorgersene, dal senso comune delle cosiddette persone colte dominato dai residui di una filosofia da gran tempo tramontata, o da quel po’ di filosofia che hanno ascoltato obbligatoriamente all’ università, o dalla lettura acritica e asistematica di scritti filosofici di ogni specie, non sono affatto meno schiavi della filosofia, ma lo sono il più delle volte purtroppo della peggiore; e quelli che insultano di più la filosofia sono schiavi proprio dei peggiori residui volgarizzati della peggiore filosofia».

Ritengo che l' attualità di questa considerazione del vecchio Englels (nella Dialettica della natura) venga ancora una volta confermata dal presente articolo del Chimico scettico, di cui vorrei criticare alcune affermazioni particolari concrete e in generale l' impostazione teorica generale, seguendone il testo.

1 - "il modo migliore per far quadrare le cose era era levare di mezzo le traiettorie dell' elettrone sostituendole con geometrie di probabilità nello spazio intorno al nucleo, cioé con l' elettrone delocalizzato".
Questa NON E' quanto afferma la teoria scientifica della MQ, bensì quanto afferma l' interpretazione filosofica conformistica (e a mio parere irrazionalistica) "di Copenhagen" della MQ stessa.
Bohm e altri hanno dimostrato che una diversa interpretazione non affatto "delocalizzante l' elettrone" é non meno compatibile con la teoria (non meno scientificamente fondata, irreprensibile dal punto di vista della scienza).
Pretendere che la scienza dimostri l' interpretazione conformistica e confuti quelle alternative é del tutto falso.

2 - "la meccanica bohmiana descrive bene quanto la MQ i fenomeni noti, ma non é stata in grado di prevedere alcunché"
Anche qui si confonde indebitamente la MQ, che "prevede bene i fenomeni noti", con la sua interpretazione filosofica conformistica, per contrapporre non quest' ultima, come sarebbe giusto e corretto, bensì la teoria scientifica stessa all' interpretazione anticonformistica e razionalistica di Bohm, che é invece del tutto falso e scorretto (tra l' altro fra i fondatori della MQ che hanno previsto fatti sperimentalmente osservati non ci sono affatto solo Bohr e Heisenberg ma anche Einstein, de Broglie e Schroedinger, avversari dell' interpretazione conformistica e propugnatori variamente convinti di sue alternative razionalistiche).
Inoltre Bohm ha aperto in maniera decisiva il percorso di ricerca attraverso cui Bell (altro razionalista anticonformista) ha previsto la possibilità ipotetica della non-località relativa alle particelle-onde entangled, poi confermata sperimentalmente da Aspect e altri (falsificando l' ipotesi contraria, parimenti considerata dallo stesso Bell).

3 - La MQ non ha affatto "archiviato definitivamente le traiettorie dell' elettrone", come dimostrato da Bohm; ancora una volta a pretendere di farlo é solo l' interpretazione filosofica conformistica della teoria scientifica, con la quale ancora una volta il Chimico scettico la confonde indebitamente, falsamente.

4 - la MQ ovviamente "non é nata in ambito filosofico"; ma altrettanto ovviamente questo non impedisce affatto di criticarla filosoficamente, esaminandone significato e condizioni di verità ontologiche, eventuali motivi di interesse etici, estetici, politici, ecc. (cose che ovviamente sono state fatte da svariati filosofi e scienziati, sia conformisti-irrazionalisti, sia anticonformisti-razionalisti).
E pretendere che solo i primi abbiano il monopolio della compatibilità delle loro tesi con la teoria scientifica, ancora una volta é falso e scorretto.

5 - la M Q, affermando che "in realtà nella maggioranza dei casi le traiettorie di un sistema nello spazio delle fasi non sono prevedibili se non per piccoli intervalli", non impone affatto la conclusione che "non esiste una realtà oggettiva, sussistente in modo indipendente dalla presenza di osservatori".

conoscibile =/= reale

L' indeterminazione quantistica "impedisce" di CONOSCERE determinati elementi di realtà, ma non ne impedisce affatto L' ESISTENZA REALE, anche a prescindere da eventuali osservazioni, dal momento che per essere eventualmente conosciuto, qualcosa necessariamente deve essere (anche) reale, ma per essere reale non necessariamente deve essere (anche) conosciuto (o forse il Chimico scettico crede che l' homo erectus, dal quale la scienza biologica ci dice che é derivato l' homo sapiens, non esisteva prima che quest' ultimo ne venisse a conoscenza, lo scoprisse, così rendendo impossibile l' esistenza dell' homo sapiens stesso, se non per via letteralmente "creazionistica-miracolosa-soprannaturale"?).

In generale l' atteggiamento del Chimico scettico mi sembra decisamente positivistico-scientistico: la scienza serve perché funziona praticamente (a quanto pare), cercare di coltivarla ANCHE come fine a se stessa, per un interesse eminentemente teorico, per un' esigenza di "curiosità" gratuita é un' inutile perdita di tempo.
Posizione che un coerente democratico tollerante come me si guarda bene ovviamente dal' impedire (ma che nemmeno ha il diritto di impedire concezioni alternative, per lo meno in democrazia).
Inoltre ciascuno ha il diritto di considerare buone, giuste, interessanti, intelligenti certe convinzioni, grette, meschine, stupide, becere certe altre.
Per la cronaca segnalo che personalmente preferisco di gran lunga coltivare la conoscenza della realtà (in generale; e quella -scientifica- del mondo fisico-materiale che secondo me non la esaurisce) anche come fine a se stessa (come tanti altri fini a s se stessi, per esempio godere della musica, della poesia e delle altre arti), e non solo come mezzo pratico per conseguire altri fini; e inoltre preferisco sottoporre a critica (filosofica) razionale tutto, comprese le conoscenza scientifiche, sapere quanto più possibile di com' é il mondo in cui vivo e di come sono io, piuttosto che disinteressarmene, oltre naturalmente che sapere come conseguire questo o quest' altro scopo, .
Ovviamente (credo sia pleonastico affermarlo) non ho nulla contro chi invece preferisce non coltivare questi ed altri interessi (non sapendo cosa si perde!) e ritiene la conoscenza un mero strumento pratico e basta: de gustibus...


Niente di
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Eros Barone
Tuesday, 17 March 2026 23:10
L’attuale divaricazione disciplinare ha posto fine a quell’unità organica di fisica e filosofia, che si era espressa nella tradizione della “filosofia naturale” durata fino a tutto il Settecento. Ciò nondimeno, fisica e filosofia intrattengono ancora oggi, non meno che all’epoca di Galilei, Cartesio e Newton, relazioni profonde e complesse, di cui occorre tenere conto quando ci si interroga sui fondamenti e sulla filosofia della fisica. Orbene, sono persuaso che il rapporto tra fisica e filosofia debba essere inquadrato, come sostengono sia i filosofi della scienza che i fisici filosoficamente più avvertiti, in modo duplice. A mio modesto avviso, il metodo più appropriato per articolare la relazione tra filosofia e fisica è allora di tipo bidirezionale. Ciò significa che da una parte le teorie fisiche più consolidate possono essere utilizzate per ‘saggiare’ teorie filosofiche tradizionalmente rivali sulla natura dello spazio, del tempo, della materia e della causalità; dall’altra, il rigore concettuale della migliore tradizione filosofica può essere impiegato per ‘interpretare’ le teorie fisiche. Non c’è bisogno di aggiungere che in tale compito, eminentemente filosofico, sono stati coinvolti e sono tuttora coinvolti anche i fisici. In altre parole, interpretare ad esempio il formalismo significa, da questo punto di vista, connetterlo, almeno parzialmente, a elementi di realtà (‘elementi’, non ‘aspetti’) sempre più profondi, che si ritengono esistere indipendentemente da esseri coscienti. Il punto di partenza, che ritengo ad un tempo fondamentale e fondativo, è quindi decisamente realistico: ecco perché le formule matematiche di cui la fisica si avvale fin dai tempi di Galilei non servono solo a predire il corso futuro degli eventi – come ritiene il Chimico Scettico quando afferma che “la meccanica bohmiana descrive i fenomeni noti bene quanto la meccanica quantistica, ma non è stata in grado di prevedere alcunché” -, né a costruire congegni tecnologici sempre più sofisticati, ma anche e soprattutto a spiegare il mondo, uno scopo che costituisce l’obiettivo ultimo e più nobile della scienza. Se questa è la convinzione più profonda che anima fisici e filosofi curiosi l’uno del campo dell’altro, se si ritiene che il metodo bidirezionale sia quello più appropriato per articolare la relazione tra filosofia e fisica, credo allora che non si possa far di meglio che citare una lettera di Einstein a Schrödinger, datata 1935: «La vera difficoltà sta nel fatto che la fisica è un tipo di metafisica; la fisica descrive “la realtà”. Ma noi non sappiamo cosa sia “la realtà”, se non attraverso la descrizione fisica che ne diamo di essa».
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Il chimico scettico
Wednesday, 18 March 2026 12:23
Una precisazione: io faccio fatica a ritenere la teoria dell'orbitale molecolare strumentale o utilitaristica, indipendentemente dalle sue ricadute. In fondo la chimica organica ha fatto a meno per più di un secolo della chimica quantistica, che non è correlata né alla sintesi dell'aspirina né alla scoperta della penicillina. Il fruttifero o meno, in quanto ho scritto, si riferisce alla previsione di fenomeni naturali o alla genesi di nuove teorie. So che Bohm ha reso possibile il teorema di Bell, ma è fuori dal mio campo.
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Giulio Bonali
Wednesday, 18 March 2026 15:28
O parli solo di cose "del tuo campo", o in caso contrario, se parli delle considerazioni teoriche di Bohm, come fai, allora non puoi negare che essa non é meno scientificamente fertile di previsioni empiricamente verificate (quantomeno) delle tesi filosofiche dei sostenitori dell' interpretazione filosofica conformistica. Inoltre gli anticonformisti Einstein, Schroedinger e de Broglie (avversi all' interpretazione conformistica sia pure in varia misura, il primo e il terzo più decisamente e inflessibilmente del secondo) hanno proposto tesi inedite -nuove conoscenze- empiricamente verificate non meno dei conformisti, così contribuendo non meno di loro alla fondazione e allo sviluppo della teoria scientifica della MQ.
E comunque non é corretto confrontare l' interpretazione filosofica anticonformistica con la teoria scientifica, cui NON si contrappone affatto, anziché all' interpretazione filosofica conformistica, cui si contrappone.
Se, come mi par di capire da questa replica (e non dall' articolo), come me ami la conoscenza scientifica anche di per sé, come un valore o un bene etico e non solo come una formidabile batteria di strumenti pratici, allora ne sono contento.
In caso contrario non ho niente da obiettare, sarebbe una tua insindacabile (da chichessia) preferenza soggettiva.
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AlsOb
Monday, 16 March 2026 20:48
Bohr, ovviamente.
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AlsOb
Monday, 16 March 2026 20:45
Questi appassionati pensieri sulla metodologia e sui successi della scienza sperimentale in generale, ancorché largamente condivisibili, contengono alcuni elementi di confusione e pasticcio. Infatti il tema in discussione faceva sostanzialmente riferimento alla profonda crisi dei fondamenti delle teorie deterministiche di fisica di Newton, Young, Maxwell e altri, sostituite dalla QM, che, apparentemente, chiarisce preziosi dettagli, senza essere in grado però di “spiegare” il mondo.
La questione di partenza è quella posta da Einstein, per il quale un oggetto dovrebbe considerarsi reale quando esiste indipendentemente dal fatto di essere osservato o meno, come per esempio la luna. La QM sembra invece concludere che non esiste una realtà oggettiva, sussistente in modo indipendente dalla presenza di osservatori. Sorge il dubbio se un elettrone davvero esista nel luogo specificato prima della sua misurazione. Bhor si limitò a dire che né elettroni né atomi possono supporsi reali prima di una eventuale loro misurazione. Ovviamente, molti dei suoi filosofemi ebbero facile presa, perché la QM dal punto di vista pragmatico e applicativo è stata uno straordinario successo, tutta la rivoluzione e industria elettronica, per esempio, si basò su di essa e pertanto le riflessioni filosofiche al contorno erano ritenute secondarie e trascurabili.
Il realismo scientifico, con i suoi schemi epistemici, anche puramente formalistici, lontani dal senso comune e intuizione, non si identificava più necessariamente con il realismo oggettivo. Di qui la sensazione di incompletezza teorica avanzata da Einstein, che però non seppe proporre alternative, anzi, in qualche caso oscillò tra i concetti di realtà epistemica e oggettiva e su alcuni dettagli corroborò la QM.
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