Nuova fase, vecchia via*
di Pierluigi Fagan
La profonda e complicata transizione occidentale all’era complessa, si mette alle spalle una fase e ne inizia un’altra.
Sul piano politico, sembra in declino la reazione degli scontenti che ha alimentato vari tipi di reazioni c.d. “populiste-nazionaliste”. Non perché queste abbiano perso il loro sostrato causale, bensì perché non sembrano aver dato sempre risposte efficaci. In più, tali reazioni, hanno mostrato duplicità ambigue per le quali se pure hanno ottenuto consenso di una certa massa su alcuni temi, altri su i quali non avevano ricevuto mandato chiaro, non sono stati apprezzati. Si è trattato di una risposta sì, ma confusa, di una reazione, un automatico riflesso della dinamica degli opposti (di “rimbalzo dialettico”).
Sul piano geopolitico, tra la recente postura individual-egoista americana, i timori di disgregazione europea e la Brexit, l’unica a non subire rimbalzo, sembra la Brexit. E’ da vedere se il poco tempo rimasto (31 dicembre 2020) permetterà un accordo in extremis o se “cause di forza maggiore” lasciate agire volutamente, porteranno all’esito ruvido voluto da Johnson, il quale -internamente- sembra si stia impegnando a recuperare consenso presso l’élite storica dei conservatori, sacrificando Cummings, varando un potente piano strategico sul militare ed adeguandosi al nuovo “principio speranza” del capitalismo occidentale a tinte verdeggianti.
Poiché la Brexit, secondo noi, ha sempre avuto ragioni geostrategiche quindi adattative e niente affatto “populiste”, non è soggetta a ripensamenti dovuti all’alternarsi di fasi, conviene ai britannici senza dubbio alcuno, quindi avverrà, vedremo come. L’UE è in perenne turbolenza da sempre, ma non sembra oggi attraversare la sua fase più scettica. Il da alcuni auspicato ritorno multilaterale americano avverrà, ma sarà da vedere meglio in che termini, a che fini, seguendo quali linee. Le forme vengono dopo i contenuti ed i contenuti strategici della presidenza Biden non sono stati del tutto esplicitati. Qualcuno potrà pensare che sebbene non esplicitati siano contenuti in qualche Libro Nero, ma potrebbe anche darsi che non siano stati esplicitati perché non ne esiste una definizione chiara e condivisa. Se la "coalizione Biden" era la tipica unione degli scontenti, soffrirà dei difetti tipici di questa forma: una idea chiara "contro", molte idee poco chiare e compatibili "per".
Sul piano economico e sociale invece, i problemi che hanno dato vita al sussulto “populista” (uso il termine per andar breve, non ho un buon rapporto con questa presunta categoria politica) non solo non sono scomparsi ma sembrano essersi aggravati. Le previsioni ancora precarie data l’imponderabilità della variabile vaccinale, dicono che probabilmente quasi nessuno paese occidentale recupererà i livelli di Pil ex ante Covid ancora lungo tutto il 2021. Il “pacchetto speranza” fatto di ICT, biotecnologie e trasformazione “ecologica” forzata, non sembra poter giustificare l’entusiasmo per una nuova “rivoluzione economica”. E’ una questione di numeri da mettere sotto i concetti. Nei fatti, sino a poco tempo fa, il volume economico complessivo da cui nelle nostre società dipende la stabilità del “contratto sociale”, era un dato di fatto, un fenomeno che dietro non aveva alcuna programmazione intenzionale complessiva. Semplicemente, abbiamo ereditato l’abitudine decennale e secolare sistematica a farci ordinare dal “produrre-acquistare” e per varie ragioni, tutto ciò “funzionava”. Dubito che la contrazione di crescita obiettiva dei vari sistemi economici occidentali, dovuta certo anche a precise scelte strategiche come la globalizzazione-finanziarizzazione senza criterio del ventennio 1990-2010, ma non riducibile interamente a queste, possa esser compensata da questi nuovi programmi la cui sintesi è da ultimo espressa nei piani The Great Reset del World Economic Forum. Se l’Occidente è davvero arrivato al culmine della curva di sviluppo da tempo e quindi è per forza di cose inclinato lungo il braccio discendente della curva, non saranno certo questi piani limitati di innovazione forzata a riequilibrare le cose. Il sempre più largo consenso all’idea di supportare la domanda con redditi senza lavoro (di base, di cittadinanza, sociali etc.) sembra correre in aiuto, ma i conti potrebbero non tornare anche e nonostante questa eventualità. Ma il tutto è un argomento molto complesso e lungo da indagare, dovremo ritornarci su.
Sul piano culturale, tutti i decennali punti di crisi del sistema occidentale, non sembrano mostrare alcuna inversione di tendenza, anzi. Né si vedono nuove èlite particolarmente visionarie e coraggiose, ma anche solo “capaci” anche perché la continua restrizione delle condizioni di possibilità non può produrne. Né si vede crescere l’intelligenza collettiva, anzi. La “questione Covid”, in particolare, ha mostrato livelli di sregolazione ed immaturità intellettiva molto chiari che la nuova convenzione sociale data da Internet, sembra aver peggiorato, amplificandone il rumore. Qui segnalo la convinzione errata maturata dentro una mentalità tipicamente moderna per la quale la tecnica, ovvero la “forma”, determinerebbe il contenuto. Le tecniche amplificano e de-amplificano quello che trovano, una canzonetta pop non diventa l’Arte della Fuga di Bach solo perché la passiamo dentro il più perfetto apparato hi-fi tecnicamente realizzabile. Cultura, intelligenza e mentalità occidentale sono state lungamente sabotate in vario modo negli ultimi quaranta anni (’80-’20), più mezzi per esprimersi creano solo chiasso stupido, “rumore” appunto.
Negli Stati Uniti d’America, è ora la volta di un funzionario di sistema che ha 78 anni. Per dire, quando divenne presidente, Clinton aveva 47 anni. Se nel 1997, la “fase” era speranzosa, oggi sembra semplicemente aggrapparsi alla speranza di potersi replicare ancora una volta o evitare si replichi quella avversaria, non vedo nessun “entusiasmo” perché non vedo alcun serio “progetto viabile”. La precedente élite colpita da una piccola ondata popolar-conservatrice, ora subentra alle mancate promesse di questa, ma si ripropone più per demeriti degli sfidanti che per meriti propri. Un “entusiasmo artificiale” viene prodotto non mi pare con grande convinzione da chi spera in un ritorno della “Terza Via Progressista”, verde, digitale, bio-cognitiva, multilaterale per dire “globale 2.0”. Biden o chi dietro o attorno lui in USA, Starmer (Labour liberale) in UK, il Macron della lunga e significativa intervista a Le Grand Continent (che ha fatto rumore), il “Summit delle democrazie” nuovo soggetto che supera i G7-8-?, tenteranno di riproporre una “Internazionale progressista”? Probabilmente. Ma con quale “speranza concreta” cioè attinente non solo ai registri narrativi?
In effetti, non c’è alcuna Terza Via, ce ne sono solo due: quella elitista conservatrice e quella elitista progressista. Credo la fase storica chieda a gli occidentali di ripensare profondamente il loro modo di stare al mondo nato quattro secoli fa (o prima, il concetto di “nascita” dei periodi storici è fuorviante, sono sempre lunghe transizioni da un modo ad un altro che durano secoli). Ma alla domanda, non seguono -al momento- risposte. Tre punti profondamente critici vedo in questo passaggio: 1) il ruolo che il “produrre ed acquistare” potrà continuare ad avere nell’ordinare le nostre società (le “nostre” non quelle asiatiche o africane che sono ad un altro punto della curva di sviluppo); 2) la partizione Pochi vs Molti che anima il formato politico-sociale da millenni; 3) il livello cultural-intellettivo medio che la fase storica richiederebbe di aumentare mentre va costantemente diminuendo. Il tutto in un mondo sempre più “complesso”, qui come sinonimo di “difficile”.
La Via per adattarci all’era complessa, non sappiamo ancora neanche come cercarla, se c’è.
* Post dall’oggetto ambizioso, trattato non all’altezza delle ambizioni, ma si sbaglia per poi riprovarci, magari dopo ampie discussioni
[Carattere "dao" qui da noi, per una vecchia convenzione di traslitterazione oggi superata, la Wade-Giles, detto "Tao", la Via]











































Add comment