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sinistra

Manifestazione del 5 aprile: quo vadis?

di Ugo Boghetta

Finalmente, dunque, c’è stata una vera espressione di quello che gran parte degli italiani pensano: no alla guerra, no al riarmo.

La manifestazione del 5 aprile ha surclassato di gran lunga quella guerrafondaia del 15 marzo. Non solo era molto più numerosa, ma lì c’era il popolo vero, mentre in Piazza del Popolo si sono ritrovati i funzionari della pletora di organizzazioni della galassia del PD. Galassia che, per altro, sul riarmo ha posizione diverse e anche opposte.

Tanta partecipazione dà una grande responsabilità al M5S. Movimento che in questi tre anni è stato inopinatamente acquattato. Sarebbe utile che invece da ora in avanti si tenesse alto il livello dello scontro in Parlamento e soprattutto nel paese.

Tuttavia un primo elemento salta agli occhi. Conte ha tuonato contro il riarmo ma ha poi parlato di difesa comune europea: se non è zuppa è pan bagnato. Come spesso accade i politicanti attuali pronunciano slogan ambigui. Conte crede alla difesa comune andando oltre il noto per quanto blando euroscetticismo del M5S, oppure semplicemente lo afferma sapendo che la difesa comune non si farà mai!? Per il momento bisogna prendere per buono il no al riarmo.

In secondo luogo, la situazione politica partitica è complicata dal bipolarismo forzato dalla legge elettorale maggioritaria che vede, ad esempio, due partiti: M5S e Lega, su posizioni analoghe rispetto al riarmo ma su fronti elettorali opposti.

Per quanto riguarda il centrosinistra o campo largo è anche in atto uno scontro nel PD che probabilmente salirà di tono fra la destra di Gentiloni-Bonaccini e la cosiddetta sinistra di Schlein. Uno scontro che tuttavia rimane tutto nel campo europeista e del riarmo seppur visto in modi diversi.

Per il M5S si profilano tre scenari. La Schlein tiene e concordano un programma politico avanzato e radicale nei contenuti seppur realistico. Fanno un accordo pasticciato e interpretabile alla bisogna. Nel Pd vince Gentiloni e il M5S non fa alcun accordo e va alle politiche da solo.

Nel primo caso il M5S continua a svolgere il ruolo di partito scomodo. Nel secondo caso si ripresenta la solita minestra riscaldata. Nel terzo caso si apre una prospettiva per l’alternativa. In effetti, Conte dal palco del Circo Massimo ha parlato di alternativa anche se rimaniamo ancora nell’ambito degli slogan vuoti.

La situazione comunque è fortemente mutevole. Il cambio di fase stressa il sistema politico poiché non appare adeguato e allineato alla bisogna. Le collocazioni possono cambiare. I pesi possono cambiare anche alla luce di una situazione sociale narcotizzata ma sempre più profondamente malata.

Tuttavia sarebbe un grave errore pensare che la piazza del 5 aprile sia tutta pentastellata. Quella manifestazione è stata grande perché ha visto la partecipazione di tanti che pentastellati non sono. Magari li hanno votati qualche volta anche obtorto collo. Nella manifestazione erano visibili anche tante micro-organizzazioni autonome. Fra queste, ha avuto il battesimo del fuoco Ottolina/multipopolare.

Ovviamente la prima cosa che viene da pensare è di unire queste realtà come polo alternativo o parallelo al M5S. Sembra una buona idea ma non funziona così. È l’esperienza storica che lo dimostra. A differenza di quello che diceva Totò la somma non fa sempre il totale.

Siamo in tempi in cui la direzione della prospettiva, la cultura politica, la progettualità devono avere un loro profilo unitario di massima altrimenti non si cresce. A ogni curva ci si divide. Del resto bisognerà pur chiedersi perché non contiamo nulla e dove stiamo sbagliando. Si vedono infatti comportamenti che assomigliano a quei giocattoli che cambiano direzione quando toccano qualcosa ma poi quando finiscono in un angolo e insistono a sbattere sempre nello stesso punto. E non si schiodano. Meno armi e più sanità oppure Fuori l'Italia dalla Nato sono slogan tanto giusti quanto soporiferi come una ninna nanna.

Il tutto rischia di finire in un pacifismo astratto e inadatto rispetto a un cambio di fase così radicale.

Alcune questioni dovrebbero essere preliminari. Ad esempio, si dovrebbe stare fuori da ogni campismo (Trump, Putin, Brics). In secondo luogo, ci si dovrebbe concentrare sul nostro paese e il suo interesse nazionale popolare indagando quali ceti sociali possono essere unificati anche in riferimento alle politiche di riarmo e al suprematismo unionista. La posizione della Lega, ad esempio, non è solo vicinanza culturale alla Russia putiniana ma anche l’espressione di interessi delle piccola e media industria del nord.

La lotta al riarmo, l’interesse nazionale popolare, la rottura del blocco bellicista europeo pongono la questione della neutralità del paese altrimenti rimangono vaghi auspici. Inoltre, a differenze delle contigue e neutrali Austria e Svizzera, il peso dell’Italia necessita di una politica attiva e cooperativa nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. L’Italia potrebbe essere un punto di riferimento che forse altri paesi stanno aspettando. In buona sostanza si tratta di alimentare il multipolarismo anche all’interno del fronte occidentale.

Questo è il momento, (se non ora quando?), in cui se ci sono delle forze nazionali, costituzionali e socialiste dovrebbero battere un colpo. L’importante non è quanto lungo possa essere il primo passo ma la sua direzione.

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