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lantidiplomatico

Russia: i missili su Teheran insegnano a comportarsi nelle trattative con gli USA

di Fabrizio Poggi

Alla luce dell'aggressione yankee-sionista all'Iran e in particolare delle modalità e dei tempi dell'attacco, vari osservatori in Russia si interrogano sia sul ruolo di “mediatore” apparentemente svolto dagli USA per addivenire a un accordo sul cessate il fuoco tra Ucraina e Russia, sia sulle più recenti notizie su una probabile fornitura di componenti nucleari a Kiev da parte di Francia e Gran Bretagna.

Su questo sfondo, non sorprendono certo le acclamazioni del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij per quanto compiuto da USA e Israele; ha detto anzi che «il regime iraniano ha deciso di diventare complice di Putin e gli ha fornito droni tipo “Shahed”; e non solo i droni stessi, ma anche la tecnologia per produrli, e ha fornito alla Russia altre armi». Zelenskij si è quindi accodato alla vomitevole omelia europeista, blaterando che «è giusto dare al popolo iraniano la possibilità di liberarsi del regime terroristico». Che, proclamato dal pulpito della “democrazia” nazigolpista, suona peggio di una beffa per le martoriate masse ucraine.

Ora, guardando ai missili che si abbattono su Teheran e ricordando che, secondo l'intelligence estera russa (SVR), Francia e Gran Bretagna pianificano di trasferire componenti nucleari a Kiev, il pensiero va direttamente al colpo che potrebbe essere pianificato contro la Russia. Naturalmente, scrive Dmitrij Popov su Moskovskij Komsomolets, il trasferimento verrà mascherato da uno “sviluppo tecnico ucraino”, come è stato, ad esempio, con i missili “Flamingo”.

Al momento, come chiarito dal SVR, si parla del trasferimento segreto di componenti, equipaggiamenti e tecnologie europee del settore all'Ucraina e l'opzione, sembrerebbe quella della testata francese di piccole dimensioni “TN75”, del missile balistico lanciato da sottomarino “M51.1”. Quando la notizia resa nota dal SVR è emersa, i diretti interessati si sono ovviamente affrettati a negarla e Zelenskij ha osservato sarcasticamente che «accetterebbe volentieri armi nucleari da chiunque, ma finora non ha ricevuto offerte del genere».

Ma, in realtà, cosa impedirebbe il trasferimento? Non certo un appello della Duma russa ai parlamenti dei paesi europei e nemmeno una risoluzione delle Nazioni Unite. Come mai, si chiede Popov, qualcuno pensa che sia impossibile il trasferimento a Kiev di armi nucleari? Si pensava allo stesso modo per i carri armati Leopard, o per i caccia F-16, considerati “linee rosse". Eppure sono stati consegnati gli uni e gli altri.

Ora, passando al famoso “nucleare iraniano” e all'aggressione yankee-sionista, si affaccia una particolarità del tradizionale modo di agire americano, che porta Washington a colpire coloro che, al momento, sono considerati più deboli e, dunque, non in grado di reagire o di trascinare gli yankee in una guerra di lunga durata.

Le vicende iraniane, afferma Aleksandr Nosovic su RIA Novosti, insegnano in qualche modo alla Russia come si debbano condurre trattative con gli americani. In sostanza, la guerra di USA e Israele è iniziata poche ore dopo che l'Iran aveva fatto delle concessioni nei negoziati con gli Stati Uniti a Ginevra. Ed è proprio per questo che è iniziata. Come dire: agli occhi degli yankee, chiunque arrivi a delle concessioni, si dimostra debole e lo si può dunque attaccare impunemente. A tarda notte, dopo la conclusione dei colloqui a Ginevra, il Ministro degli esteri dell'Oman Badr al-Busaidi aveva dichiarato alla stampa che erano stati compiuti progressi significativi nei negoziati tra Iran e Stati Uniti: «Il risultato più importante, credo, è l'accordo secondo cui l'Iran non avrà mai, in nessuna circostanza, materiale nucleare in grado di produrre una bomba. Questo rende la controversia sull'arricchimento meno rilevante, perché ora si parla di zero scorte». I rappresentanti di Teheran non solo hanno promesso di non costruire una bomba nucleare, ma hanno anche accettato di smaltire l'uranio arricchito. Dunque, rinunciando alle scorte di uranio arricchito, Teheran era giunta a una concessione strategica: rinunciava al programma nucleare. Ha fatto concessioni unilaterali, scrive Nosovic e, in sostanza, «ha capitolato al tavolo delle trattative. E poche ore dopo, è stato lanciato il primo attacco missilistico».

C'è di più. Operazioni militari come quella attuale vengono pianificate per mesi. Ne consegue che i negoziati fossero una cortina fumogena per un attacco su larga scala. Osiamo azzardare, scrive RIA Novosti, che i negoziati con gli Stati Uniti avrebbero avuto più successo per l'Iran se non avesse mostrato debolezza; se l'obiettivo era di evitare la guerra, sarebbe stato molto più probabile raggiungerlo difendendo con fermezza i propri interessi e dimostrando la volontà di abbandonare il tavolo e prepararsi alla guerra se gli interessi dell'Iran non fossero stati rispettati.

In Medio Oriente, Trump è interessato a una sola piccola guerra: uno spettacolo lampo con un effetto dirompente a livello di pubbliche relazioni; se la delegazione iraniana avesse chiarito a Kushner e Witkoff, che invece di un veloce spettacolo, come in Venezuela, gli americani avrebbero avuto in Iran una guerra seria e prolungata, Trump avrebbe esitato ad attaccare.

Rapportando tutto questo alla situazione con l'Ucraina, per tre anni l'Occidente ha cercato di sconfiggere la Russia sul campo per mano ucraina. Chiarito che ciò era impossibile, Trump ha dato il via ai negoziati, in corso da un anno. Finora, gli USA, che hanno fornito aiuti militari a Kiev, hanno agito da "mediatori" tra Russia e Ucraina, ma è evidente come questo sia un gioco. Nel corso dei negoziati, le richieste di Moskva riguardo alla sistemazione dell'Ucraina dopo il conflitto sono rimaste immutate e «se qualcuno pensava che il principio stesso dei negoziati presupponesse flessibilità e concessioni, l'Iran ha dimostrato nei fatti come gli americani trattino chi si mostra debole».

Sulla stessa lunghezza d'onda, Moskovskij Komsomolets titola che «è tempo di svegliarsi: i colloqui con gli USA si concludono sempre coi missili sulla capitale». Sembra proprio una tendenza. Ricordiamo la vicenda del Venezuela: gli Stati Uniti stavano negoziando un compromesso e il Venezuela era disposto a scendere a patti. E poi, di colpo, un'operazione militare per catturare Maduro; qualcuno avrebbe «potuto immaginare che gli americani stessero semplicemente prendendo tempo per preparare un'azione militare?». Poi l'Iran: Trump stava negoziando con l'Iran, che aveva già accettato seri compromessi. E poi, di colpo, anche qui, hanno iniziato a volare i missili. Ora si scopre che USA e Israele stavano preparando l'operazione da mesi e la data era già stata fissata mentre a Ginevra era in corso il dialogo: qualcuno «avrebbe potuto immaginare che gli americani stessero semplicemente prendendo tempo?». Anche perché gli stessi israeliani avevano detto alla Russia di «non essere interessati a uno scontro militare con gli iraniani», così che ora il Ministero degli esteri russo afferma che «gli israeliani stavano inviando falsi segnali alla Russia». E allora, si interroga retoricamente Popov: ci stanno davvero «ingannando di nuovo»?

Quindi, a proposito della tendenza e del conflitto in Ucraina: gli americani stanno negoziando con la Russia e questa, a differenza di quanto afferma Nosovic, starebbe offrendo dei compromessi. Dunque, se sul tappeto ci sono davvero delle concessioni, è possibile anche solo supporre che possano volare altri missili? Non sarebbe forse il caso, dice Popov, di fiutare come si deve e più accuratamente il vero "spirito di Anchorage"? Trump sta «divorando i nostri alleati uno a uno e ha già annunciato l'imminente inghiottimento di Cuba. Sta facendo a pezzi il Sud del mondo e ci sta cullando con favole di prospettive senza precedenti per la cooperazione russo-americana. Forse è ora di svegliarsi?».

Forse è il caso di dare il vero significato alle parole di Dmitrij Medvedev a proposito dell'eventuale «trasferimento diretto di armi nucleari a un paese in guerra», cioè dei componenti nucleari anglo-francesi all'Ucraina. Se si dovesse verificare un tale scenario, ha detto Medvedev, «non c'è dubbio che la Russia sarebbe costretta a usare qualsiasi arma nucleare, comprese quelle non strategiche, contro obiettivi in Ucraina che rappresentano una minaccia per il nostro paese. E, se necessario, contro i paesi fornitori che stanno diventando complici di un conflitto nucleare con la Russia».

In quel caso, i missili volerebbero verso altre capitali.

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https://ria.ru/20260301/iran-2077484546.html

https://www.mk.ru/politics/2026/03/01/nam-pora-prosnutsya-peregovory-s-ssha-vsegda-zakanchivayutsya-raketami-po-stolice.html

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