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controlacrisi

Le vere cause della crisi delle Banche Popolari

Domenico Moro e Marco Rosati

indexLa tragica vicenda del pensionato suicida di Civitavecchia e la disperazione di centinaia di obbligazionisti delle quattro banche (Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Etruria, Banca Marche e Cassa di Risparmio di Chieti) che, a seguito del Decreto “Salva Banche “ del Governo Renzi, hanno visto azzerati i loro risparmi costituiti da obbligazioni subordinate, hanno suscitato un forte dibattito politico ed economico. In assenza di una analisi più approfondita tale dibattito rischia di rimanere schiacciato nella cronaca mediatica e nella polemica funzionale alla Lega di Salvini, che, non a caso, ha immediatamente organizzato una manifestazione ad Arezzo, sede della Banca Etruria, a difesa dei risparmiatori danneggiati. Questa vicenda, a nostro avviso, non parla solo di speculazione finanziaria o di comportamenti perseguibili penalmente, ma soprattutto dei profondi cambiamenti che interessano ed interesseranno il sistema bancario italiano ed europeo da qui al 2019, data di nascita di quella Capital Market Union che è un altro pilastro della integrazione valutaria, economica e finanziaria dell'area Euro.

A maggio del 2015, nelle sue Considerazioni finali il Governatore di Banca d'Italia elencava chiaramente i cambiamenti epocali a cui sarebbe andato incontro il sistema bancario e finanziario italiano: dall'accelerazione delle aggregazioni delle banche popolari e di credito cooperativo, alla nascita di una o più bad bank per la gestione dei crediti deteriorati o in sofferenza, stimati in circa 350mld di euro; dalla velocizzazione delle procedure di recupero dei crediti, alla nuova funzione finanziaria di Cassa Depositi e Prestiti (che ricordiamo utilizza il risparmio postale) e infine al meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie, il cosiddetto Bail-in, appunto.

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marx xxi

La posta in gioco della guerra tra capitali: il risparmio italiano

di Pasquale Cicalese

bail in banche“..si deve concludere che la disciplina del bail in non è sostenibile. Una prima prova di una parziale applicazione di essa – solo cioè per quel che attiene alla risoluzione delle quattro banche, richiesta dalla Commissione Europea e che comporta il previo addossamento delle perdite ad azionisti e obbligazionisti subordinati - dovrebbe essere idonea a farci capire quel che può avvenire in un prossimo caso. La tutela del risparmio non viene in tal modo pienamente assicurata, in contrasto con l’art. 47 della Costituzione, e, con tale mancanza, può essere travolta anche la tutela della stabilità sistemica”.
Angelo De Mattia, “Le norme Ue sulle risoluzioni bancarie vanno riviste. Il bail in è contrario alla Costituzione”. Milano Finanza 15 dicembre 2015.

“Vedo invece un’Europa che cresce con contraddizioni e che quindi si muove un po’ a zig-zag con figli e figliastri, una specie di Europa matrigna”.
Antonio Patuelli, Presidente ABI (Associazione Banche Italiane), “Tempi lunghi per le fusioni”, Milano Finanza 16 dicembre.


Chi pensa che la vicenda delle quattro banche fallite sia una questione di truffe, malversazioni e raggiri si sbaglia di grosso. Non è solo questo, è ben altro. Ha a che fare con l’assetto europeo, con l’hausmanizzazione monetaria e con il predominio tedesco nell’eurozona.

Partiamo da una decisione presa circa due anni fa, vale a dire l’Unione Bancaria. Con questo nuovo assetto, la Vigilanza è passata alla Banca Centrale Europea, con l’eccezione, guarda caso, delle Sparkassen e delle Landesbanken tedesche, al vortice della crisi bancaria del 2009.

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senzasoste

Magari fosse truffa

Qualche punto fermo sulla crisi del sistema bancario italiano

nique la police

mercante di veneziaNon ci vuole molto a capire che questo paese è stato rovinato da Tangentopoli. Ma in un preciso senso: l’impatto mediatico delle inchieste della magistratura milanese dell’epoca ha fatto credere che i problemi italiani fossero risolvibili insistendo sulla sfera morale. Da allora si sono susseguiti, e continuano a farlo, movimenti di moralizzazione della vita pubblica anche molto diversi tra loro. Legati più o meno dallo stesso mito: l’idea che la moralizzazione fattasi regime, e processi con tanto di condanna, avrebbe riportato il paese in equilibrio. E si parla di movimenti spesso legati tra loro, ovviamente, dalla stessa modalità di fallimento non di rado risoltasi in parodia (la Lega di Bossi tra gioielli e titoli della Tanzania; il Prc di Bertinotti, genere moralizzazione di sinistra, col leader imprigionato nei pigiama party dell’alta società; l’Idv di Di Pietro affondata in pochi giorni dopo l’inchiesta di una trasmissione televisiva). Per entrare nelle criticità reali della società italiana molto più di Marco Travaglio, la politica di questo paese avrebbe dovuto affrontare Marc Abèles. Autore che ci spiega le complesse modalità a rete della dissipazione delle risorse comuni come avvengono dagli stati africani alla governance europea (mentre i movimenti di moralizzazione sono fermi all’idea generica della “casta”, a quella che non spiega niente delle “mafie” o, peggio, alla categoria banale dei “corrotti con i complici”). Già perchè il sovrapporsi di crisi sistemiche della società italiana, che ne vive diverse dalla caduta del muro di Berlino, genera complesse e aggressive reti di appropriazione di beni pubblici assai voraci, che si giocano la propria sopravvivenza, e capaci di infiltrarsi ampiamente dei movimenti legati ai processi di moralizzazione.

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effimera

Salvate le banche di famiglia (con i soldi della Bce)

di Andrea Fumagalli

renzi padoan2R439 thumb400x275Due fatti rilevanti hanno caratterizzato le ultime due settimane. Due fatti apparentemente distanti e decisamente di diverso spessore, ma accomunati, nella loro diversità, dalla stessa logica di potere e di dominio.

Nel CdM del 22 novembre, il governo del premier Renzi e della ministra Boschi ha dato il via libera al decreto, denominato “Disposizioni urgenti per il settore creditizio”, con l’unico scopo di salverà quattro istituti di credito già posti in amministrazione straordinaria: Cassa di risparmio di Ferrara, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio (il cui direttore era il padre della ministra Boschi), Banca delle Marche e Cassa di Risparmio della provincia di Chieti (cd. Decreto “Salvabanche”).

CariFerrara era stata la prima a essere commissariata, nel maggio 2013, dopo aver perso poco meno di 105 milioni di euro. Poi è stato il turno di Banca Marche, il cui commissariamento è arrivato ad agosto dello stesso anno, dopo due bilanci che hanno registrato perdite per 232 e 526 milioni di euro. Ma è con il fallimento di Banca Etruria e CariChieti (commissariate nel 2015 per “gravi perdite di patrimonio”) che si decide di intervenire a salvaguardia degli interessi del credito (e della famiglia Boschi?). Secondo gli analisti, il costo dell’operazione è pari a circa 730 milioni di euro e sarà a carico degli azionisti e dei possessori di obbligazioni subordinate delle quattro banche, cioè dei risparmiatori: coloro che avevano incautamente acquistato i titoli emessi dall’ente creditizio, consapevoli o meno che a fronte di rendimenti maggiori non avrebbero avuto alcuna tutela in caso di fallimento dell’istituto, essendone il rimborso subordinato a quello dei creditori ordinari (da qui la dizione di “obbligazioni subordinate”, a maggior intensità di rischio).

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keynesblog

Augusto Graziani, l’uomo che ha davvero capito la moneta

di Steve Keen

moneta romana antica procilius 1992453Cos’è la moneta e come viene creata? Queste dovrebbero essere due delle domande più semplici a cui rispondere in economia; dopo tutto, la moneta è l’unica cosa che tutti noi usiamo in un’economia; ma davvero sappiamo di cosa si tratta, e da dove viene?

Purtroppo conosciamo la moneta allo stesso modo in cui i leggendari ciechi di Hindustan sanno cos’è un elefante: colui che ha afferrato il tronco sa che è “come un albero”, mentre quello che ha afferrato la zanna sa che è “come una lancia “, e così via. La moneta è un elemento così sfaccettato e onnicomprensivo del nostro sistema – il proverbiale “elefante in salotto” [qualcosa così ovvia da non poter non essere vista, ndt] – che la nostra attitudine a fissarci su un suo singolo aspetto ci impedisce di sviluppare una comprensione corretta di cosa è realmente.

Non sapendo cosa sia, diamo vita a “miti della creazione” riguardo la sua origine, scontrandoci poi su questi come bande di fanatici religiosi rivali. A un estremo troviamo persone come Paul Rosenberg, le quali sostengono che il nostro sistema monetario è basato sulla frode :

“Possiamo voi ed io scrivere assegni “emessi a nostro nome”? Ovviamente no. Dobbiamo sostenerli con un valore. La Fed non lo fa. E così, il potente dollaro USA non è sostenuto né da oro né da argento né da niente altro; è semplicemente un trucco contabile.” (da “That Couldn’t Possibly Be True”: The Startling Truth About the US Dollar).

All’altro estremo ci sono economisti mainstream come Paul Krugman, i quali sostengono che come si crea la moneta non è un grosso problema e che quindi quando si fanno modelli economici la si può ignorare

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senzasoste

Cronache della volatilità di borsa

La guerra finanziaria serve per guadagnare

di Redazione

1 immagine featureSul concetto di guerra finanziaria si potrebbero dire molte cose. Per non farla lunga limitiamo a parlare di chi non lo apprezza. Prima di tutto quelli per cui la vera crisi è sempre altrove. Ok, starà pure nel giorno stesso in cui hanno inventato il primo telaio a Manchester però avviene oggi nelle reti tecnologiche delle borse. E fa effetti oggi. E se non li capisci politicamente non ci sei. Poi ci sono gli analisti di borsa, quelli cauti sulle ipotesi di guerra finanziaria. Li comprendiamo: dover consigliare ai propri clienti il comportamento durante una guerra finanziaria è uno stress da guerra vera e non garantisce risultati. Ma come ha detto un analista mainstream ma furbo “mi preoccupa più un rimbalzo in positivo così forte il giorno dopo di un indice in rosso così marcato il giorno precedente”. Segno che la guerra finanziaria c’è e che le logiche prevalenti non sono quelle del commmercio ma del conflitto.

Ma dove si combatte? Entro quella che viene chiamata, in gergo, volatilità dei mercati. Funziona, a sommi capi, in questo modo: entro uno scenario di crisi, sempre propedeutica ad una guerra, un giorno le borse scendono, un altro risalgono. Quando fai i conti delle due giornate vedi che qualcuno avrà perso di brutto mentre c’è chi avrà guadagnato sul serio. Mentre i tg hanno detto che “la borsa recupera”, c’è stato uno scontro finanziario con morti e feriti. Uno scontro a somma zero, se non negativa. Il capitale è rimasto più o meno lo stesso. Comunque, nel complesso di rialzi e ribassi, l’allocazione delle risorse finanziarie segue la logica della guerra non quella del finanziamento efficiente alle risorse produttive. Il passaggio da competizione a guerra finanziaria è semplice: nella guerra qualcuno ci lascia la pelle. Come per Lehman nel 2008.

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economiaepolitica

L’organetto di Draghi IV

Quarta lezione: forward guidance e quantitative easing (2013-2015)

di Sergio Cesaratto

In questa lezione[1] ripercorreremo le vicende più recenti dell’euroarea sino al famoso quantitative easing

lautrec yvette guilbert 19841) 2013: L’anno della forward guidance

Col consueto ritardo, nel corso del 2014 la BCE ha raggiunto la FED nel portare il tasso di interesse a breve termine praticamente a zero, il cosiddetto “zero lower bound” (ZLB). Una volta raggiunto lo ZLB, la politica monetaria sembra diventare impotente nel tentativo di condizionare, diminuendoli, i tassi di interesse a lunga con l’obiettivo di sostenere la domanda aggregata. Se inoltre, come nell’Eurozona, si manifestano segnali concreti di deflazione, i tassi reali a lunga tenderanno, a parità di tassi nominali, ad aumentare. Una maniera per diminuire i tassi reali a lunga è attraverso la promessa di mantenere i tassi a breve a zero per un periodo indefinito di tempo tollerando una ripresa dell’inflazione, che diventa anzi un obiettivo desiderato con lo scopo di far diminuire i tassi reali attesi a lungo termine. La diminuzione attesa dei tassi può anche determinare un deprezzamento della valuta che stimola la domanda aggregata e l’inflazione[2]. L’impegno a mantenere i tassi allo ZLB si chiama la “forward guidance” ed è stata adottata dalla FED dal 2008 e dalla BCE nel luglio 2013. Così Draghi nella conferenza stampa dopo la riunione del Governing Council della BCE:

Looking ahead, our monetary policy stance will remain accommodative for as long as necessary. …’The Governing Council expects the key…’  – i.e. all interest rates – ‘…ECB interest rates to remain at present or lower levels for an extended period of time’.

La forward guidance soffre di un problema di incoerenza temporale, in quanto i mercati possono non fidarsi dell’impegno della banca centrale di mantenere i tassi di interesse a breve bassi per contrastare la deflazione temendo che invece li rialzi appena l’inflazione dia minimi segni di ripresa.

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economiaepolitica

L’organetto di Draghi III

Terza lezione: LTRO, Target 2, OMT (2011-2012)

di Sergio Cesaratto

Pubblichiamo alcune lezioni preparate da Sergio Cesaratto per economiaepolitica.it, dedicate alla BCE e alla politica monetaria. La serie, intitolata l'”Organetto di Draghi”, prevede quattro lezioni: 1) Moneta endogena e politica monetaria; 2) La BCE di fronte alla crisi; 3) LTRO, Target 2, Omt; 4) Forward guidance e Quantitative easing

Hand Painted font b Famous b font Oil font b Paintings b font Pino A MothersSappiamo che nel periodo 2008-2011 la BCE ha espanso il proprio bilancio allo scopo di tenere sotto controllo i tassi di interesse a breve termine (si rimanda a riguardo alla seconda lezione)1. Nel 2010-11 essa ha anche acquistato titoli sovrani dei paesi periferici dell’Eurozona ufficialmente per assicurare la trasmissione della politica monetaria. Abbiamo anche imparato che l’eccesso di liquidità rimane depositato presso l’Eurosistema in particolare nella deposit facility. In questa lezione vedremo come il contagio della crisi a Spagna e Italia abbia costretto nel 2012 la BCE a ulteriori e più eclatanti misure che hanno ulteriormente espanso il suo bilancio. Cominceremo con l’occuparci di uno strano meccanismo monetario chiamato Target 2 che occupò la scena nel 2011 e 2012.

 

1) 2011: Lo strano caso di Target 2

Nel 2011 Werner Sinn (2011), il più influente economista tedesco, sollevò un polverone mediatico e accademico sostenendo che la BCE stava effettuando un salvataggio silenzioso (stealth bail out) dei paesi periferici attraverso un arcano meccanismo chiamato Target 2.

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economiaepolitica

L’organetto di Draghi II

Seconda lezione: la Bce, la crisi e il raddoppio del bilancio (2008-2011)

di Sergio Cesaratto

Pubblichiamo alcune lezioni preparate da Sergio Cesaratto per economiaepolitica.it, dedicate alla BCE e alla politica monetaria. La serie, intitolata l'”Organetto di Draghi”, prevede quattro lezioni: 1) Moneta endogena e politica monetaria; 2) La BCE di fronte alla crisi; 3) LTRO, Target 2, Omt; 4) Forward guidance e Quantitative easing

Henri de Toulouse Lautrec 018Nella lezione precedente abbiamo introdotto il concetto di endogenità della moneta – cioè l’idea che normalmente è il mercato a determinare l’ammontare di liquidità creata dalla banca centrale – e in connessione a ciò, abbiamo spiegato come quest’ultima attui a politica monetaria1. In sintesi la banca centrale soddisfa le esigenze di liquidità del sistema in maniera tale che nel mercato monetario prevalga il tasso di interesse a breve termine che essa ha fissato come obiettivo. Questo tasso fa poi da punto di riferimento a tutti i tassi di mercato a più lunga scadenza.

 

Il bilancio della BCE

Andiamo dunque al bilancio della banca centrale, quello che nelle sue dichiarazioni più recenti Draghi vuole portare a 3 trilioni. Col termine bilancio traduciamo l’inglese “balance sheet”. In italiano dovremmo dire “stato patrimoniale”, ma il termine bilancio ci sembra meno minaccioso per il lettore. Il bilancio di una banca centrale racconta ciò che essa fa (o non fa). Più precisamente, dovremmo parlare di bilancio dell’Eurosistema che consolida (somma) i bilanci delle singole banche nazionali dei paesi membri dell’Euroarea2.

Come forse ricorderete, la BCE crea liquidità in cambio di “attività” (assets)  – come valute straniere o titoli forniti a garanzia della liquidità ricevuta3.

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economiaepolitica

L’organetto di Draghi

Prima lezione: moneta endogena e politica monetaria

di Sergio Cesaratto

Pubblichiamo alcune lezioni preparate da Sergio Cesaratto per economiaepolitica.it, dedicate alla BCE e alla politica monetaria. La serie, intitolata l'”Organetto di Draghi”, prevede quattro lezioni: 1) Moneta endogena e politica monetaria; 2) La BCE di fronte alla crisi; 3) LTRO, Target 2, Omt; 4) Forward guidance e Quantitative easing.

Amedeo Bocchi Nel parco 1919 e1426252132995Si è fatto un gran parlare nelle scorse settimane – e invero se ne discuteva da un po’ di tempo –  di una misura che la BCE ha adottato il 22 gennaio 2015 nota come Quantitative Easing (QE). Di cosa si tratta? Cosa intende Draghi quando parla di riportare il bilancio della BCE a 3 trilioni (3000 miliardi) di euro? Come si colloca il QE rispetto a ciò che la BCE ha fatto dal 2008 per fronteggiare la crisi? Poteva e può fare di più? In questa mini serie di articoli proveremo a darci qualche risposta inoltrandoci nel terreno un po’ esoterico della politica monetaria.

Nella prima delle nostre quattro lezioni vedremo da cosa dipendono domanda e offerta di liquidità emessa dalla banca centrale in relazione al suo obiettivo di un certo tasso di interesse a breve termine. Entreremo insomma subito al cuore della politica monetaria, politica che potete identificare con la determinazione del tasso dell’interesse, una variabile che ha grande influenza sull’attività economica.

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paolo s labini

“Dobbiamo riappropriarci della sovranità monetaria perduta”

C. Rossitto intervista Tonino Perna

Un’intervista a Tonino Perna di Concetto Rossitto su La Civetta press in occasione del terzo convegno di Siracusa Resiliente. L’economista: “Ci sono state ben sette crisi finanziarie dal 1987 ad oggi. La prossima, che potrebbe scoppiare quest’anno, sarà più catastrofica del 2007”

513703909 cb09f489f3Prof. Perna, si sta cercando di ovviare all’attuale crisi attraverso l’immissione di cospicue dosi di moneta nei sistemi economici. Lo sta facendo da tempo l’America di Obama e ora lo fa anche la BCE di Draghi. Lo sta facendo Abe in Giappone (che però punta anche su un aumento della spesa pubblica, al contrario di quanto impone la troika). Lei crede che siano interventi risolutivi? Semplici palliativi? O scelte pericolose?

Sono interventi di pura somministrazione di oppiacei che prolungano l’agonia di un modello socio-economico fallimentare. Sono flussi di denaro che finiscono solo in minima parte nell’economia reale, mentre servono a capitalizzare le banche e far crescere i titoli di Borsa fino a che non scoppia la prossima bolla finanziaria. Ricordo che ci sono state ben sette crisi finanziarie dal 1987 ad oggi. La prossima, che potrebbe scoppiare entro il prossimo autunno, sarà ancora più catastrofica del 2007.

 

Una maggiore quantità di denaro fresco può rappresentare una boccata di ossigeno per le banche, che forse hanno in pancia prodotti tossici e rischiano parecchio. Ma quella nuova massa monetaria si trasferirà all’economia reale o rischia di finire (del tutto o in massima parte) nel buco nero della finanza speculativa? Non sarebbe preferibile scoraggiare la turbofinanza per far rifluire risorse monetarie già esistenti verso l’economia reale?

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orizzonte48

L'OCSE e l'illusione finanziaria al servizio dell'imminente neo-welfare bancario

(l'ingiustizia sociale, no?)

di Quarantotto

tasi 620x3501. Vi propongo un fresco indizio a pistola fumante:

Da http://www.independent.co.uk

 670783 tn

"I paesi sviluppati con maggiori disparità?? di reddito

Uno studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico dimostra come la disparità di reddito ostacoli la crescita economica e rovini il tessuto sociale.

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campoantimp2

La bisca

Lo Stato italiano scommette in derivati e perde decine di miliardi

di Leonardo Mazzei

cardsharpsSolo negli ultimi 4 anni il debito pubblico italiano è salito di 16,95 miliardi di euro per le scommesse perse sui contratti derivati compiute dal Ministero dell'Economia nelle bische del capitalismo-casinò. C'è di peggio: le perdite future sono ad oggi calcolate in 42,06 miliardi (fonte: il Sole 24 Ore). Perché queste scommesse? Perché queste perdite? Chi sono gli scommettitori? Qual è il volto dei biscazzieri?

Spesso si parla dello Stato biscazziere, colui che gestisce il gioco d'azzardo nazionale traendone benefici economici non piccoli. Ma c'è anche un altro Stato, quello che nella bisca ci va come un giocatore qualunque per farsi spennare dal biscazziere di turno. In questo caso la bisca è quella globale del capitalismo-casinò, mentre il biscazziere è normalmente un signore ben vestito che rappresenta gli interessi di qualche grande banca d'affari, solitamente americana.

In queste bische non si va per giocarsi qualche spicciolo, ma per concludere affari miliardari, con la firma di contratti derivati. Ora, cos'è un derivato? Come dice la parola, il derivato è un prodotto finanziario il cui prezzo deriva dal valore di qualcos'altro, il cosiddetto "sottostante". La sottoscrizione di un derivato altro non è che l'accettazione di una scommessa sull'andamento di quest'ultimo.

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lastampatop

Fu davvero BlackRock a ispirare il "cambio di scena" del 2011 in Italia?

Maria Grazia Bruzzone

La RocciaNera negli opachi intrecci fra fondi di investimento e megabanche che si stanno comprando tutto

blackrock building2Il nuovo Limes su Chi ha paura del Califfo? è in edicola, puntualissimo e subito ripreso da tv e social media.  Meno attenzione è stata data al numero precedente dedicato a Moneta e Impero (l’impero del dollaro, naturalmente) che proponeva, fra gli altri, un pregevole pezzo su “BlackRock, il Moloch della finanza globale”: un “fondo di fondi” americano con 30mila portafogli e $4,100 miliardi di asset ($4,652 secondo l’ultimo dato SEC, dic 2014) che non solo non ha rivali al mondo, ma è una delle 4-5 ‘istituzioni’ che ricorrono tra i maggiori azionisti delle principali megabanche americane, come vedremo. E non solo di queste: era anche il maggior azionista  di DeutscheBank - la banca tedesca che nel 2011 ritirò per prima i suoi capitali investiti in titoli italiani, spingendo il nostro paese sull’orlo del ‘baratro’ e nelle braccia del governo Monti - rivela Limes – nonché grande azionista delle prime banche italiane,   e di altre imprese.   Sull’ influenza politica della RocciaNera non solo a Wall Street ma nella stessa politica di Washington insiste del resto l’articolo (di Germano Dottori, cultore di studi strategici alla Luiss).  

Ma chi è, cos’è BlackRock, a cui l 'Economist ha dedicato una copertina? Come si colloca nel paesaggio finanziario globale?  

  

IL CONTESTO.  E’ quello della finanziarizzazione e globalizzazione dell’economia.  

Il valore complessivo delle attività finanziarie internazionali primarie è passato dal 50% al 350% del Pil globale dal 1970 al 2010, raggiungendo i $280mila miliardi – solo il 25% del quale legato agli scambi di merci. Mentre il valore nozionale dei ‘derivati’ negoziati fuori dalle Borse ( Over The Counter) a fine giugno 2013 aveva raggiunto i 693mila miliardi di dollari.   Una gran parte sono legati al mercato delle valute. E al Foreign Exchange Market o Forex, si scambiano mediamente 1.900 miliardi di dollari al giorno. Fin qui Limes.  

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orizzonte48

Il trilemma di Rodrik e l'applicazione Varoufakis

Welcome into the ordoliberalist game!

di Quarantotto

10001. Vi ricordate il trilemma di Rodrik (formulato già nel 2007)?

 http://stephanewald.tumblr.com/post/4637642778/the-eur-trilemma

In realtà esso è un ragionamento di tipo logico-deduttivo che prefigura delle alternative, cioè delle relazioni di "incompatibilità" tra formule di organizzazione generale della società ("globalizzazione", sovranità nazionale e preservazione della democrazia), in un contesto internazionalizzato.

Si tratta, quindi, della individuazione dei limiti "reali" degli spazi d'azione politica dei governi, data la compresenza, nel mondo contemporaneo, di diverse modalità istituzionalizzate di interazioni tra Stati - generalmente attraverso trattati internazionali di natura economica- che ormai plasmano e vincolano la realtà socio-economica.

Il trilemma di Rodrik svolge, perciò, la funzione di una "actio finium regundorum" che toglie attendibilità alle fantasie o "sogni" circa il fatto che, date queste stesse tendenze ormai istituzionalizzate, un futuro radioso ci attenda.