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sinistra

Pianificabilità, pianificazione, piano

di Ivan Mikhajlovič Syroežin

Capitolo 3 - Condizioni strutturali e informative di realizzazione della pianificabilità (parte II)

tab312Introduzione di Paolo Selmi

Rimasi colpito da questa immagine sin dal primo momento che la vidi, per puro caso, oltre dieci anni fa, senza sapere chi l’avesse fatta e chi ritraesse. Mi colpiva la capacità avuta dal fotografo di riprendere, con discrezione esemplare (quel saper mettersi di lato senza dare fastidio, fino a confondersi con i soprammobili) e un sapiente uso della composizione fotografica (anche un profano capisce immediatamente che stiamo parlando di musica), della messa a fuoco selettiva (lessi poi che l’obbiettivo era stato aperto a f/4,5 sul volto del personaggio ritratto), e dei tempi lenti (1/15 sec., sempre seppi poi, utili a trasferire su sali d’argento la tensione dinamica della mano in primo piano), una scena per nulla semplice da “de-scrivere con la luce” (foto-grafia), come quella di un musicista al lavoro.

L’ho ritrovata qualche anno fa, sfogliando vecchi numeri del giornale Sovetskoe Foto1, raccontata dall’autore stesso, il fotografo Viktor Rujkovič. Il compositore ritratto altro poi non era che Vasilij Pavlovič Solov’ev-Sedoj (1907-1979), versatile autore di alcune fra le canzoni sovietiche più celebri del secolo scorso, nonché colonne sonore di film e balletti. Ebbene, l’autore di Podmoskovnye večera e Solov’i, in quell’immagine mi aveva colpito come sapesse scrivere e leggere le note al punto di ascoltarle senza sentirle, completamente immerso nella sua composizione al punto prefigurare e partecipare emotivamente alla sua esecuzione, vedendo i piani e i forti, cogliendo le sfumature di ciascuna parte, così come la visione d’insieme: il tutto, partendo da una semplice, “bidimensionale”, scrittura sul pentagramma, che tuttavia la sua mente sentiva già nell’aria come alla sera della prima.

La stessa capacità di visualizzazione o, meglio, di previsualizzazione, la ritrovai qualche anno più tardi in tutt’altro ambiente. Ansel Adams inaugurava la sua monumentale trilogia sulla fotografia teorizzando proprio come, nel momento dello scatto, il fotografo dovesse già prefigurare, avere in mente il prodotto finale, la stampa (in bianco e nero, ovviamente) che voleva ottenere:

The term visualization refers to the entire emotional-mental process of creating a photograph, and, as such, it is one of the most important concepts in photography. It includes the ability to anticipate a finished image before making the exposure, so that the procedures employed will contribute to achieving the desired result. […] Photography involves a series of related mechanical, optical, and chemical processes which lie between the subject and the photograph of it. Each separate step of the process takes us one stage further away from the subject and closer to the photographic print. […] If we understand the ways in which each stage of the process will shape the final image, we have numerous opportunities to creatively control the final result. If we fail to comprehend the medium, or relinquish our control to automation of one kind or another, we allow the system to dictate the results instead of controlling them to our own purposes. […] As we develop a deeper understanding of the controls available, we can go a step further and begin "applying" them mentally before making an exposure. Knowing the effects of the various stages of the process, we can attempt to see the subject as it will appear in the final print, as transforined by camera, film, and development controls. We can visualize several different interpretations of a single subject, and then carry to completion the one closest to our subjective, "artistic" intentions. Obviously, the more refined this ability becomes, the more subtle and precise the results will be. This is visualization at its most creative and effective.2

Ebbene, nel tradurre quest’ultima parte sulla pianificabilità, mi sono reso conto di come questa fase sia molto simile al lavoro di quel compositore e di quel fotografo. In entrambi i casi, la mente creava il piano e agiva secondo lo stesso, disponendo della totalità dei mezzi di produzione artistica disponibili: una differenza ENORME rispetto a quanto consentito a un “musicista” che non riesce ad andare oltre quattro suoni campionati, a un “fotografo” che non riesce ad andare oltre gli automatismi della sua macchinetta, piuttosto che a una semplice, capitalistica, “programmazione”. Allo stesso modo, sia il compositore opera scelte, sia il fotografo, quando parla di “previsualizzare diverse interpretazioni artistiche di un singolo soggetto e, quindi, portare a compimento quella più vicina alle nostre, soggettive, intenzioni artistiche”, ma anche il pianificatore, quando esamina tutte le variabili in suo possesso e tutti gli strumenti a sua disposizione, per creare un piano il più possibile proporzionato, in rapporto al criterio di realizzazione della legge economica fondamentale del socialismo, nonché il più possibile bilanciato, in rapporto alle limitazioni che influiscono sul grado di realizzazione di tale legge. A quest’ultimo punto, peraltro, il nostro Autore dedica l’ultima, importantissima, riflessione in chiusura di capitolo.

Ripartiamo, tuttavia, da dove ci eravamo lasciati la scorsa puntata. Avevamo seguito il nostro capocordata nella definizione dei concetti di zona, e della sua sottovoce sfera, lungo il percorso che partiva dalle materie prime (zona di partenza) e arrivava ai beni e servizi finiti (zona di destinazione), passando per la zona intermedia. Tale impostazione è necessaria a Syroežin per introdurre un percorso molto più complesso e, al tempo stesso, più concreto, che lo conduce a definire uno schema generale (genschema генсхема) dell’intero sistema economico sovietico. Non si tratta, quindi, di un discorso settoriale, applicato a una singola porzione di sistema, piuttosto che a un singolo ramo, isolato dagli altri, come era, per esempio, il diagramma che segue, che mette in relazione fonti e informazioni di diversa provenienza per creare meccanismi previsionali sempre più attendibili ed efficienti3:

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Tornando alla metafora del compositore, tale sforzo resterebbe confinato a un “semplice” metodo per singolo strumento, pianoforte o violino che sia. Non si tratta neppure di un semplice organigramma, o di un altrettanto semplice diagramma di flusso descrittivo di uno o più processi lavorativi interrelati fra loro: operazione, questa, assolutamente comune a qualsiasi modo di produzione complesso che necessiti di un sistema di controllo che fissi e gestisca funzioni e responsabilità (per esempio, il sistema di controllo della qualità ISO in tutte le versioni occorse negli ultimi decenni). Facendo sempre riferimento all’immagine di partenza, tale sforzo si limiterebbe a disquisire sul valore di una nota o di una pausa sul pentagramma.

Obbiettivo di Syroežin è tentare qualcosa di inedito fino ad allora e che, purtroppo, tale sarebbe restato anche dopo la sua scomparsa: descrivere un modo socialistico di produzione che si potesse definire maturo non solo per le tecnologie impiegate, non solo per la ricchezza prodotta ma, soprattutto, per la capacità di sfruttare al meglio e sempre di più i vantaggi connaturati al fatto di poter disporre, in modo razionale e pianificato, di tutte le leve dell’economia date dalla proprietà sociale dei mezzi di produzione.

Tradotto in parole povere, lo sfruttamento delle materie prime c’è anche nel modo primitivo di produzione e, in un balzo di millenni, nell’odierno modo capitalistico di produzione: cambia come, in base a quale logica, le si sfrutta. Stesso discorso per i prodotti finiti: cosa si produce lascia il posto, in un socialismo maturo, a come si produce. Leggendo, pertanto, queste pagine, insieme a rappresentazioni descrittive del reale che potremmo ritenere scontate, ci imbatteremo, spesso in punti del tutto inattesi, in riflessioni dell’Autore che ci restituiranno pienamente la cifra della enorme differenza qualitativa che intercorreva tra quel modo di produzione e quello che, dieci anni più tardi, avrebbe preso il sopravvento in tutto il globo, inondandolo di un pensiero unico che, nei successivi trent’anni, avrebbe disperso ogni traccia, ogni residuo di tale pericolosa presenza.

Persino i Paesi se-dicenti socialistici, oggi, parlano di economia “mista”, espressione tipica di quella falsa coscienza con cui mascherano la totale, capitalistica, innervatura del loro modo di produzione. Ebbene, così facendo, essi stessi abdicano di fatto alla possibilità di pianificare l’economia, a prescindere dal fatto che chiamino “piano” ciò che ormai “piano” più non è. Non c’è né pianificabilità, né pianificazione, né piano. C’è programmazione, quella si. Luciano Barca, nel suo Dizionario di politica economica, riassume in modo molto lucido la questione. Dopo aver doverosamente premesso che “nel mercato capitalistico l’offerta è determinata dalle decisioni dei capitalisti o, meglio, dei grandi gruppi monopolistici i quali impongono le grandi scelte che determinano tutte le altre”, egli aggiunge:

In regime capitalistico, il mercato riesce a garantire al sistema un equilibrio soltanto al prezzo di ridurre la quantità di ricchezza che viene accumulata rispetto a quella che sarebbe astrattamente possibile ove tutto il plusvalore fosse impiegato produttivamente. Pertanto, due dei problemi che un’economia di mercato lascia irrisolti sono, da un lato, quello di far corrispondere le scelte effettive ai bisogni reali della società e non alle esigenze di reddito dei capitalisti e, dall’altro, quello di aumentare la capacità accumulativa del sistema rendendolo capace di produrre più risorse e di occupare più forza lavoro. Lo strumento della programmazione dovrebbe in teoria contribuire a risolvere questi due problemi. La programmazione, cioè, dovrebbe essere lo strumento con cui lo Stato corregge le scelte determinate dal mercato facendo in modo che esso funzioni meglio (è, dunque, cosa diversa dalla pianificazione che, invece, sostituisce il mercato)4.

Barca quindi continua elencando i due tipi di “leve”, indiretta e diretta, con cui lo Stato “programma”: nel primo caso saranno vincoli e incentivi a tentare di indirizzare il sistema nell’impiego di una parte di risorse, che resterà SEMPRE residua, “per soddisfare quelle esigenze della domanda sociale che altrimenti resterebbero eluse”. Laddove la prima non dovesse funzionare, lo Stato potrebbe ricorrere anche alla seconda leva, riformando parte delle strutture capitalistiche esistenti e creando una domanda effettiva, fino ad allora assente, perché finalmente possa ripartire il ciclo di riproduzione capitalistica allargata. Riprendiamo il ragionamento di Barca (sottolineato mio):

Ciò che può indurre i capitalisti a mutare la qualità e la quantità della loro produzione, è che esista per tale produzione un mercato di sbocco di qualità mutata. Pertanto, […] occorre sostituire gradualmente, ma rigorosamente, alla domanda effettiva esistente una nuova domanda effettiva, socialmente, qualificata, e tale da assicurare, ovviamente, una “normale” remunerazione del capitale impiegato5.

Soluzione “riformistica”, “cinese” o finanche “russa” per intenderci, sicuramente migliore degli ecoincentivi, di quota cento, e del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, ovvero di sudditanza. Tuttavia, resta sempre il problema di fondo, che è anche la contraddizione di fondo del modo capitalistico di produzione, oggi come allora. Il “mercato di sbocco” viene creato, ma il Capitale non si accontenta di una “normale” remunerazione del capitale impiegato! Oggi i capitali cinesi piuttosto di andare nello Xinjiang, o in Tibet vanno nei paradisi fiscali! Altrimenti non ci sarebbero coefficienti di Gini da paura e redditi 18 volte maggiori! O il Capitale si supera, si abolisce, oppure avviene il contrario, con buona pace di tutte le pie, “riformistiche”, illusioni che hanno nei decenni obnubilato – magari sotto quintali di carta “nepistica” e bei preamboli (perché il “residuo” presuppone che ci siano sempre “due tempi”, di cui il primo finisce sempre troppo tardi, se non mai) – qualsiasi discorso realmente socialistico e rivoluzionario, al punto da renderlo “utopia”, anche quando utopia non era.

Pertanto, in entrambi i casi, valgono le parole profetiche pronunciate dalla relazione di minoranza del gruppo parlamentare comunista al progetto di “programma pluriennale di sviluppo” (1965-1969) elaborato in Italia dall’allora maggioranza di centro-sinistra (cfr. Camera dei Deputati, Atti, n. 2457, Disegno di legge presentato nella seduta del 16 giugno 1965, sottolineato mio):

I consumi sociali divengono un residuo che verrà o non verrà realizzato secondo quanto il mercato monopolistico, a valle delle proprie scelte, consentirà; il raggiungimento degli obbiettivi sociali viene fatto dipendere dal funzionamento di un sistema che di fatto li nega e, in funzione di ciò, si pongono alla società una serie di vincoli e si cerca di organizzare il consenso. I consumi sociali non vengono visti in rapporto ad una trasformazione della società, espressione di una diversa impostazione della vita degli individui dei gruppi, nel quadro di un sistema produttivo diverso da quello attuale, ma come qualcosa da aggiungere ai consumi oggi in atto: la spesa per essi diviene così una spesa addizionale, da sovrapporre ad una società e ad un sistema che marciano in altra direzione. Con il risultato di proporre una una soluzione, o irrealizzabile (in assenza di “residui”), o estremamente costosa e povera nei suoi risultati effettivi6.

Sono parole “profetiche” perché, dopo oltre mezzo secolo, tutto il mondo gira secondo questa logica. Tutto. Ecco quindi che ritorna l’esigenza di ripartire dall’enorme differenza strutturale rappresentata dal modo socialistico di produzione. Il Nostro Autore lo ribadisce a ogni piè sospinto, nell’illustrare lo schema generale con cui analizza, punto per punto, CEN (Complesso Economico Nazionale) per CEN, il funzionamento di un sistema economico dove le risorse sono impiegate razionalmente in funzione di obbiettivi sociali precisi, tesi a soddisfare immediatamente, ovvero senza alcuna mediazione mercantile e mercanteggiata, senza alcuna ipocrisia capitalistica dei due tempi, bisogni sociali sempre più crescenti e complessi. Il diagramma seguente l’ho redatto proprio seguendo la sua esposizione, per questo consiglio vivamente di stampare questa pagina e usarla come riferimento man mano che si procederà nella lettura del testo originale:

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La stella rossa è indubbiamente un bell’elemento coreografico (al punto che nessuno ha ancora osato tirarla giù dalla Torre Spasskaja a Mosca). Ma non solo: la sua forma suggerisce quella ramificazione diffusa di cui usufruisce la sfera infrastrutturale, e la sua posizione all’interno del diagramma il ruolo centrale che la sfera infrastrutturale ricopre nella sua funzione erogatrice, da un lato, e regolatrice, dall’altro. È una rivoluzione copernicana rispetto al modo capitalistico di produzione e che richiede, da parte degli economisti, uno sforzo notevole di elaborazione teorica, nell’analisi e nella gestione dei nuovi meccanismi che intervengono nella sfera economico-sociale, in virtù sia dei nuovi istituti qui presenti e pressoché inesistenti nei sistemi meno evoluti del passato, sia delle nuove possibilità create da tale, differente, architettura.

È nel cominciare a riscrivere sotto questa ottica la manualistica economica tradizionale, che vedo nel contributo del nostro Autore il maggior elemento di merito. Riprendendo il titolo di questi quaderni di appunti sulla sua monografia, con lui “osare l’impossibile” diviene, più propriamente, osare ciò che per il pensiero dominante è impossibile, ma che impossibile non è, perché storicamente non lo è stato e, volendo politicamente realizzarlo oggi, non lo sarà.

Entramo quindi nel merito di questo diagramma. Cosa sono i CEN, o Complessi Economici Nazionali (sottolineato mio)?

Per CEN [...] intendiamo un gruppo di elementi strutturali, uniti sulla base di un alto grado di connessione fra tutte le loro attività e tutte le funzioni economiche attinenti all’intero ciclo di elaborazione e realizzazione delle decisioni pianificate a loro collegate. Tale aggregato deve naturalmente esistere su scala nazionale e funzionare in quanto prima suddivisione amministrativa concreta (discendendo dalle suddivisioni teorico-sistemiche di “zona” e “sfera”) di quel gigantesco sistema economico che è il Paese.

Tipo un nostro ministero quindi? Si e no. Si, se si pensa a una “suddivisione amministrativa concreta”, che si occupi attivamente delle problematiche del blocco socio-economico di riferimento. No, se si pensa che, in realtà, il suo campo d’azione poteva occupare il territorio di due interi ministeri (come il CEN “Commercio Estero” che occupava sia il Ministero della marina (mercantile) che quello del commercio estero). A proposito di commercio estero, non può non far riflettere come il suo ruolo sia del tutto marginale all’interno di un modo socialistico di produzione. Il suo ruolo per esempio, in esportazione, è limitato alla produzione di reddito destinato all’impiego immediato nella sfera degli investimenti di cui fa parte. Tale reddito può offrire varianti interessanti al pianificatore con cui risolvere determinati problemi di finanziamento o reperimento di risorse. Nulla più. Ogni riferimento a fatti, persone o Stati se-dicenti socialistici, folgorati su canali commerciali a senso pressoché unico che qualche bontempone chiama, per indorare la pillola, “Nuova via della Seta”, e che magari mezzo secolo fa erano altrettanto infatuati nel denunciare “imperialismi” da parte dell’URSS (oltre il danno, la beffa!), è puramente voluto.

Questo ci conduce a una prima conclusione operativa: ogni CEN deve condurre un’accurata attività di profilazione (профилирование) di tutte le attività concernenti il proprio blocco. La seconda, altrettanto importante, conclusione operativa, è che tutti i CEN debbano non solo essere interrelati fra loro, ma realmente dialoghino, costituiscano la base concreta, mi ripeto, reale, di scambio di dati che, come sottolinea Syroežin, possono essere di tre tipi: materiali, immateriali, energetici.

Questi scambi sono a volte immediati: abbiamo quindi le classiche 42 combinazioni date dai 6 CEN in entrata (zona di partenza) per i 7 CEN in uscita (zona di destinazione), ed è il caso dei risultati della filiera agricola (CEN 4. Flora e fauna terrestri) che nasce nei campi e finisce direttamente, dopo la raccolta e con mezzi dedicati, negli stabilimenti di lavorazione e produzione alimentare (CEN 1. Salute). Ben più spesso, invece, tali scambi sono mediati: la sempre maggiore divisione del lavoro data da un sempre maggiore grado di sviluppo delle forze produttive, genera la partecipazione di diversi CEN lungo la stessa filiera.

Tale partecipazione può coinvolgere 3 o più soggetti dei 13 CEN summenzionati: è il caso, per esempio, di una lavorazione di una materia prima in una filiera data con creazione progressiva di scarti che divengono a loro volta materia prima per la lavorazione in altre filiere (esempio classico, il legname, ma anche i suini di cui “non si butta via niente”, i bovini con impiego alimentare e nell’abbigliamento, imbottiti, parti autoveicoli, ecc.). Tale fatto non impensierisce assolutamente il nostro Autore, in quanto è la “maturità” del processo produttivo stesso a stabilire il percorso ottimale della filiera, gestendo il flusso delle risorse e individuando e procedurizzando la miglior combinazione di scelte economiche nel tempo e nelle condizioni date.

Ciò che attira maggiormente l’attenzione di Syroežin è, invece, ciò che egli chiama sfera interna (внутренняя сфера): nel grafico è stata posta fra gli interstizi delle zone e sfere strutturali, fra i blocchi stabili, costanti (устойчивые) dell’economia. Per esempio, nello spazio fra la sfera degli investimenti e le altre sfere e zone, “comprende quegli elementi strutturali (структурные элементы) che trasformano i risultati prodotti dalla sfera degli investimenti nelle condizioni interne, cogenti per il funzionamento di tutti i CEN: di partenza, di destinazione e infrastrutturali.” Volendo utilizzare una metafora corporea, la sfera interna è quella zona “cuscinetto” mobile, flessibile, che si pone come cartilagine fra zone rigide per favorirne il raccordo e il funzionamento combinato.

La sfera interna non è, pertanto, un vero e proprio CEN o insieme di CEN definiti, è quella parte che, nelle condizioni di autoorganizzazione di ogni singolo processo socioeconomico, è individuata come momento di raccordo decisionale e di transito di risorse materiali, immateriali ed energetiche, fra due o più entità aventi funzioni distinte e costanti. Potrebbe essere, autobiograficamente parlando, il mio lavoro da spedizioniere non tanto quando svolgo un semplice compito di trasporto con ritiro e consegna (CEN Trasporti), ma quando un soggetto qualunque mi chiama per organizzare un lavoro tanto occasionale quanto complesso, magari coinvolgendo il lavoro circostanziale e specializzato di quattro o cinque soggetti differenti che, altrimenti, non sarebbe possibile coordinare e mettere in comunicazione fra loro. Ebbene, se si entra in quest’ottica ciascuno, anche in questo mondo dominato ovunque da un unico modo di produzione, quello capitalistico, che ciascuno poi declina “con caratteristiche” locali, avrà modo di accorgersi della presenza di questi settori facilitanti (o, al contrario, se operativi in modalità viziose anziché virtuose, ostacolanti) il regolare funzionamento economico.

Il Nostro Autore, purtroppo qui, come in altri punti, avrebbe avuto bisogno di un vero curatore, in quanto il suo manoscritto – che ricordiamo fu pubblicato postumo – è ancora, in molte parti, sotto forma di bozza. Tuttavia, il sig. Abel Aganbegjan, all’epoca scelto perché faro illuminante del poi maledetto corso gorbacioviano, era allora troppo intento a cercare un modo per smantellare il proprio Paese (pardon, “ristrutturarlo”) per aggiustare quanto era ancora sotto forma di appunti, magari rinforzando l’apparato di note, o riscrivendo addirittura il testo e lasciando in nota (o in appendice) un originale che, in ultima analisi, era pure scomodo alla sua posizione politica di transizione al mercato (peraltro, nelle poche, quasi sempre inutili, note al testo di Syroežin, Aganbegjan non nasconde il proprio disappunto con le posizioni espresse in corpo testo e, più in generale, il fastidio con cui sta svolgendo un compito che, molto probabilmente, gli era stato assegnato dall’alto).

Pertanto, definizioni e chiarimenti dell’Autore, seppur presenti, restano tuttavia alla fine del suo paragrafo sulla sfera interna, in una posizione poco idonea a chiarire lo svolgimento degli argomenti nel corso del paragrafo stesso. Da essi apprendiamo che, nel sistema economico socialistico, la sfera interna può comprendere “sia un intero settore, sia un’unità produttiva industriale, sia rami di produzione e commercio al dettaglio o, comunque, unità produttivo-commerciali”. Poco prima scriveva, altrettanto chiaramente, che “le dimensioni e le interazioni che interessano i complessi economici di questa sfera interna dipendono unicamente, da un lato, dal grado di sviluppo dei CEN di partenza e di destinazione e, dall’altro, delle sfere degli investimenti e regolatrice.”

È importante, questo passaggio: più i CEN sono profilati correttamente, più il lavoro è diviso secondo schemi razionali, meno intervengono improvvisazione e adattamento estemporaneo, piuttosto che “emergenze continue”, meglio è non solo dal punto di vista dell’efficacia dell’azione economica, ma anche da quello di una riduzione al minimo di questi elementi della sfera economica interna il cui costo, sia in termini di dispersione di tempo che di risorse, come è piuttosto facile immaginare, è assolutamente al di fuori da ogni previsione iniziale, oltre che penalizzante di per sé sul calcolo economico finale.

Per questo Syroežin si sofferma sull’analisi del rapporto complesso tra le tre figure chiave del modo socialistico di produzione: fornitore поставщик, consumatore потребитель e pianificatore плановик. Entro tale rapporto è racchiuso il nucleo centrale di quel motore che darà poi l’impulso principale al movimento dell’intero sistema. Anche in questo caso, vale la pena sottolineare la diversità del modo socialistico di produzione. Senza possibilità di accumulazione privata nei termini capitalistici dello sfruttamento padronale del lavoro salariato e della rendita, e senza possibilità alcuna di sviluppare un mercato parallelo di merci accessibili secondo dinamiche selettive di classe, è il reddito netto (чистый доход) collettivo l’unico vero indicatore di ricchezza. E non è una cosa da poco. Significa che anche se sei il più egoista degli egoisti, il più avido degli avidi, il più arraffone degli arraffoni, in un sistema di questo tipo hai poca libertà di manovra: la tua ricchezza potrà arrivare fino a un certo punto, strutturalmente vincolato e comunque, anche nella peggiore delle ipotesi, non molto distante dal livello di ricchezza media pro capite, dopodiché se vorrai andare “oltre”, l’unico modo per ottenerlo è che tutti vadano “oltre” insieme a te. Il mio egoistico benessere dipende dal benessere collettivo: o si arricchisce tutti, o non si arricchisce. Tertium non datur. Lo spiega bene questo manuale dell’epoca:

Fonte di soddisfazione dei bisogni economici sono la ricchezza sociale (общественное богатство), il prodotto sociale complessivo (совокупный общественный продукт) e il reddito nazionale (национальный доход). Per ricchezza sociale si intende tutto l’insieme dei beni materiali, prodotti dal lavoro e accumulati dalla società. Il prodotto sociale complessivo include tutti i mezzi di produzione e oggetti di consumo, creati nella sfera della produzione materiale in un dato periodo (in genere un anno). Da esso traggono origine:

    • il fondo di ripristino (фонд возмещения) dei mezzi fondamentali consumati durante il processo produttivo, dei materiali, principali e ausiliarie, di tutte le materie prime, del combustibile e dell’energia;

          • il fondo di accumulazione (фонд накопления), ovvero di ampliamento della produzione;

          • il fondo di consumo dei lavoratori occupati nella sfera della produzione materiale e immateriale.

Così, è direttamente impiegata per l’ampliamento della produzione e per la soddisfazione dei bisogni individuali quella parte di prodotto sociale complessivo destinata, rispettivamente, alla creazione di nuovo valore e al reddito nazionale7.

Più avanti, è sempre lo stesso manuale a fornirci qualche ulteriore e interessante spunto di riflessione su cosa si intende per reddito netto in un modo socialistico di produzione, dati che è utile riportare integralmente (grassetto mio):

A testimoniare delle crescenti capacità di soddisfare i bisogni materiali e spirituali dei cittadini sovietici, è anzi tutto la crescita del reddito nazionale. Esso è aumentato dai 282 miliardi di rubli del 1970 ai 437 del 1980. Il reddito sociale lordo, nello stesso intervallo di tempo, è passato da 637 miliardi a 1061, la produzione industriale da 352 miliardi a 627, mentre quella agricola (produzione media annuale), da 100,4 a 123,7 miliardi. Circa 3/4 del reddito nazionale sono destinati al consumo. Se consideriamo le spese per la casa e per gli edifici a destinazione socio-culturale, allora la quota destinata al benessere della popolazione sale a 4/5 del reddito nazionale8.

I redditi reali operai, al netto delle ritenute sul salario e aggiungendo pensioni, contributi, sussidi, istruzione gratuita e tutti i benefit possibili che uno si può trovare sulla busta paga, nel 1979 erano aumentati di 7,3 volte rispetto al 1913. I redditi reali contadini, con lo stesso metro applicato al calcolo precedente, erano aumentati di 15,8 volte rispetto al 1913. Rispetto al 1940 l’incremento del reddito reale medio pro capite è stato di 5,6 volte. Una politica di partito tesa ad armonizzare i redditi reali della popolazione nazionale, ha permesso un avvicinamento sostanziale dei redditi colcosiani, operai e impiegatizi. Nel 1965 il reddito per membro famigliare dei primi era il 75% di quello dei secondi, nel 1979 era già l’89%. La crescita dei redditi reali si riflette concretamente nell’incremento del consumo dei prodotti alimentari di base, di beni di consumo industriali, nell’accesso crescente a oggetti appartenenti alla sfera della cultura, al miglioramento delle condizioni abitative, allo sviluppo del settore dei servizi, ecc.9

Il reddito reale di operai e impiegati nel 1979 è aumentato, su base individuale, di 3,9 volte rispetto al 1940, mentre quello dei colcosiani di 6,7 volte10.

A testimoniare dei crescenti mutamenti nella struttura dei consumi del lavoratore dell’industria e del colcosiano, ci sono i cambiamenti nella struttura dei loro bilanci familiari. Se nel 1940 la famiglia di un operaio spendeva per mangiare il 53,8% dell’intero bilancio familiare, e una famiglia colcosiana il 67,3%, nel 1979 tali quote erano scese, rispettivamente, al 31,8% e al 35,7%. Nel 1940 gli operai spendevano, per l’acquisto di tessuti, vestiti, scarpe, mobili, oggetti culturali e di uso quotidiano il 12,8% del loro bilancio familiare, mentre i colcosiani il 12,0%. Nel 1979 tale quota per entrambi era salita, rispettivamente, al 22,2% e al 21,8%. È incrementata, in modo parimenti significativo, anche la quota di reddito destinata al risparmio: fra gli operai è aumentata dal 4,7% al 6,6%, fra i colcosiani dal 6,3% all’8,9%. Ciò ha trovato espressione nell’incremento del numero di depositi nelle casse di risparmio (сберегательные кассы) e dell’ammontare degli stessi. Se nel 1965 il numero di conti aperti era 57,4 milioni per un totale depositato di 18,7 miliardi di rubli, nel 1979 i conti aperti erano 135,6 milioni per un totale depositato di 146,2 miliardi.11

Accanto a questo, occorre considerare che gli affitti (квартирная плата) in URSS non aumentano dal 1928 e, attualmente, non superano mediamente il 3% del reddito di una famiglia operaia12.

Quanto sopra esposto rifletteva, in modo del tutto coerente, anche quanto sancito nella stessa Costituzione sovietica del 1977: dopo aver premesso, a scanso di equivoci, che “fonte di crescita per la ricchezza sociale, per il benessere del popolo e di ogni singolo cittadino sovietico è il lavoro del popolo sovietico, libero dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo” (Art. 14. Источником роста общественного богатства, благосостояния народа и каждого советского человека является свободный от эксплуатации труд советских людей)13, si ribadiva che “lo scopo supremo della produzione sociale nel socialismo è un sempre più alto grado di soddisfacimento dei crescenti bisogni materiali e spirituali delle persone” (Art. 15 Высшая цель общественного производства при социализме — наиболее полное удовлетворение растущих материальных и духовных потребностей людей)14.

 Affermare questo, ancora oggi, non è per nulla scontato e definisce chiaramente concezione, conotati, scopo e campo di esistenza della capacità di accumulazione e consumo individuali in un modo socialistico di produzione. Già allora, per inciso, vi era chi affermava il contrario, e con conseguenze ben visibili ancora, soprattutto, oggi. Nell’ormai lontano 1985 il capo politico, de facto, del tuttora se-dicente Partito Comunista Cinese avrebbe infatti sdoganato il principio opposto a quanto appena esposto e avrebbe dato il via affinché le condizioni socio-economiche fossero modificate per la realizzazione concreta di tale principio. Parlando il 23 ottobre di quell’anno a una rappresentanza di imprenditori a stelle e strisce (in piena guerra fredda, mentre offrivano i territori della Mongolia interna e dello Xinjiang alla CIA per impiantare centri di ricezione dati e controspionaggio, mentre finanziavano i Mujaheddin in Afghanistan, eccetera), Deng disse: “La nostra politica è permettere ad alcuni, e una parte di territori, di diventare ricchi per primi, al fine di segnare la strada e aiutare le regioni arretrate, dal momento che è un dovere che le regioni più avanzate aiutino quelle più arretrate” (我们的政策是让一部分人、一部分地区先富起来,以带动和帮助落后的地区,先进地区帮助落后地区是一个义务。 )15 Aperte le gabbie, a distanza di 35 anni, i risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti: le differenze di reddito medio individuale su base regionale (che già soffre di suo di quella superficialità e di quell’approssimazione tipiche della “legge dei due polli” di Trilussa) sono del 400% fra la regione più ricca e quella più povera, l’1% dei cinesi più ricchi che è passato dal 11,5% del 2011 al 14% del 2015 di percentuale di reddito accumulato sul totale nazionale, mentre il coefficiente di Gini (quello che pone l’eguaglianza assoluta a zero e la diseguaglianza assoluta a 100) è stabile al 40% (2017, allo stesso livello della Bulgaria, fanalino di coda europeo (40,2%) mentre la pessima Italia “vanta” un già grave 33,1%)16. Questo inciso solo per meglio apprezzare le differenze fra un modo di produzione che, fino alla degenerazione gorbacioviana, rese impossibile qualsiasi accumulazione capitalistica e uno che, mascherandola per “socialismo con caratteristiche locali”, da quarant’anni non solo la favorisce, insieme alle logiche di produzione, distribuzione del reddito e consumo a essa connesse, ma a tale modo di produzione ha compiuto piena transizione.

Torniamo all’URSS. Appurato che l’unico modo, in un modo socialistico di produzione, di vedere qualche soldo in più in tasca a parità di mansione, è che aumenti la ricchezza sociale complessiva, resta il problema di come tale ricchezza sia ripartita fra i vari elementi. Ecco quindi che interessi particolari e interesse generale possono divergere, ammonisce Syroežin. Compito del pianificatore, ovvero dell’attuatore dell’infrastruttura regolatrice, sarà quindi quello di ripartire la ricchezza sociale sulla base sia della categoria del valore (quindi, per semplificare, delle ore lavoro), sia del grado di importanza di tale attività: tale, ulteriore, classificazione sarà stilata in base alla libertà di scelta, entro il sistema economico, da parte del soggetto sottoposto a valutazione. Un lavoro di tipo scientifico, per esempio, in grado di modificare rapporti sociali e di produzione in maniera determinante e rivoluzionaria, sarà per esempio valutato maggiormente, rispetto al lavoro di un impiegato o di un operaio generico. Anche la stessa attività di ricerca sarà, pertanto, oggetto di maggiori attenzioni da parte della sfera degli investimenti, proprio perché da essa dipende il successo di quel balzo in avanti nella produzione di beni e servizi, in direzione di una sempre maggiore e migliore soddisfazione dei bisogni sociali espressi dal cittadino sovietico. Ecco quindi che l’interrelazione fra fornitore, pianificatore e consumatore trova un ordine strutturale, ancora una volta, nella ridefinizione di ruoli e competenze, da un lato, e nell’iscrizione di ciascuno di essi entro un organigramma, che è anche scala valoriale allo stesso tempo e che esprime in modo limpido, trasparente, anche gli scostamenti in termini salariali.

È quella che, tecnicamente, si chiamava “ripartizione secondo lavoro” (распределение по труду), che teneva conto nella dinamica salariale fra chi aveva maggiori responsabilità e chi ne aveva meno, fra chi, per esempio nella produzione, si trovava sulle spalle l’organizzazione concreta del successo del raggiungimento degli obbiettivi di piano assegnati, e restava la notte in fabbrica a far quadrare conti, a rivedere approvvigionamenti e piani di produzione di fronte a imprevisti (per esempio, merce di rientro perché difettosa), a riorganizzare turni e personale sulle linee, e a chi invece timbrata uscita tornava a casa senza dover neppure passare le consegne e, come da suo diritto, peraltro, non ci pensava più fino al giorno dopo. A questo proposito, molto interessante è l’intervista da poco uscita con Nikolaj Ivanovič Ryžkov (per inciso, personaggio la cui attività politica successiva è stata – giustamente – molto discussa e discutibile), intitolata “Il mio percorso dalla Uralmaš al Gosplan dell’URSS”, dove ormai novantenne ripercorre i propri 25 anni alla Uralmaš (1950-1975) e riconosce che il momento più difficile non fu da direttore (1970-1975), ma da ingegnere capo (главный инженер, 1965-1970), “giorno e notte” (день и ночь) in fabbrica, come vero e proprio “cavallo da soma” (рабочая лошадка)17.

Proprio su questo punto, si chiude peraltro il ragionamento, l’analogia, iniziata in apertura di paragrafo a proposito di previsualizzazione musicale e fotografica. Syroežin, infatti, scrive (evidenziato mio):

Nel Capitale, Karl Marx svolge questa importante osservazione: “Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era già presente sin dall’inizio nella idea del lavoratore, che quindi era già presente idealmente”.

Ebbene, tale concezione ideale preliminare del risultato finale non è in alcun modo un gesto di predeterminazione univoca, ma il frutto, al contrario, di quel lato del lavoro che è segno distintivo in grado di unire tutti i tipi di attività umane: la creatività (творчество). È proprio grazie alla creatività che si è in grado di apportare innovazioni alla struttura stessa dei risultati finali di ogni attività socialmente utile, ovvero della composizione di tutti gli ingredienti di tipo naturale e tecnico che la determinano, ma non solo; grazie alla creatività, si crea e si ricrea continuamente tutta quella rete di relazioni fra beni e servizi prodotti e, all’interno di un singolo prodotto, la struttura delle specifiche per cui e delle finalità secondo cui deve essere realizzato.

L’ultima frase evidenziata è un inno alla ricerca scientifica, che prosegue qualche riga più tardi con un’importante affermazione, che è anche spiegazione del motivo di tale importanza: “nel socialismo, è proprio all’interno della sfera scientifico-tecnologica dell’economia che si concentra la forza motrice principale dell’economia sociale”. Ancora una volta, non è mettendo alla frusta la propria o altrui manodopera e inquinando indiscriminatamente, oppure depredando il sottosuolo di Paesi resi sempre più dipendenti e neocolonizzati, che in un Paese se-dicente socialistico può aumentare quantitativamente e qualitativamente il ciclo di produzione e riproduzione di beni e servizi. La sfera degli investimenti, libera di scegliere creativamente i percorsi di lavoro più innovativi e, al suo interno, la ricerca scientifica, hanno quindi l’enorme responsabilità di innovare e migliorare le interrelazioni economico-sociali, creando nuove ingegnerie e architetture economiche in grado di rispondere sempre meglio a istanze sociali in continua evoluzione e trasformazione.

Avere sotto controllo il processo, i processi e, creativamente, combinarli e ricombinarli per raggiungere i risultati attesi, è quindi conditio sine qua non per l’attuazione di quello che si voleva, ci si attendeva che fosse, un “socialismo maturo” ed è sotto quest’ottica che va valutato il lavoro in quanto tale. Da questo cardine, discendono quindi le seguenti valutazioni.

Qualsiasi considerazione è impossibile senza, lo ricordiamo, aver prima profilato a dovere tutti i CEN, ma non solo. Occorre anche creare una banca dati (информационная база) dei:

  • valori di ciascun risultato finale dei processi produttivi (non solo quindi il “prezzo” dato dal tempo di lavoro speso e delle materie prime impiegate, più il saggio medio di profitto assegnato all’azienda per la riproduzione allargata, ma una valutazione (оценка) che tenga conto anche di altre variabili legate al valore d’uso del prodotto combinato con l’effettivo impiego da parte del consumatore: è il sistema di quote dinamiche (система динамических нормативов) di cui, lo ricordiamo, la «quota dinamica» («динамический норматив»), è l’unità di misura che definisce i parametri entro cui raggiungere i risultati prefissati per offrire la migliore risposta all’istanza di soddisfacimento dei bisogni (definita tramite un continuo flusso di informazioni interne alla struttura economica stessa) nelle condizioni date.

  • interessi intercorrenti fra i vari soggetti economici. Tradotto nel concreto, occorre mappare le catene relazionali fra i vari soggetti coinvolti in una data filiera, fino a coprirle tutte. Questa ulteriore attività di analisi e monitoraggio servirà non solo a una maggiore conoscenza dei processi economici reali, ma a valutare il loro andamento in termini di maggiore o minore “convenienza” («выгода»).

Cosa si intende per convenienza in un modo di produzione autenticamente socialistico? Ovviamente non sarà – solo – il prezzo più basso, piuttosto che – solo – il dato quantitativo maggiore in termini di produttività, o resa. La risposta cominciamo già a intuirla: come nel caso di “lavoro produttivo” che Syroežin introdurrà qualche riga dopo dopo, occorre muoversi in un’ottica TOTALMENTE diversa da quella in cui ci siamo trovati imbevuti fino al capo sin dalla nascita. A fornirci una definizione puntuale è, ancora una volta, il nostro capocordata:

In un’economia socialistica matura, il criterio economico alla base delle scelte di convenienza degli agenti economici, ciò che così li spinge a migliorare qualitativamente le funzioni di sistema, non è solo il valore relativo (сравнительная ценность) di beni e servizi, ma anche il valore relativo rappresentato dai consumatori, e che è dato dall’andamento dei risultati finali, frutto a loro volta dello sviluppo sociale nel suo complesso.

La vulgata capitalistica vede in questa “innaturalezza” una distorsione cui si deve porre rimedio togliendo “lacci e lacciuoli” e lasciando al “libero mercato” il ruolo regolatore. Tuttavia, abbiamo appena visto che il mercato, nel sistema capitalistico, è drogato a monte, come ben spiegato da Barca citato in questa apertura di paragrafo quando parla di offerta “determinata dalle decisioni dei capitalisti o, meglio, dei grandi gruppi monopolistici”. Basta guardarsi intorno per vedere pezze sintetiche, buone per fare esperimenti coi bambini di elettrostatica, diventare maglieria smerciata in tutti i punti vendita della grande distribuzione mondiale, piuttosto che automobili imbottite di elettronica inutile e costosa anche se progettate per chilometraggi quotidiani ridotti. E che dire delle “offerte” tanto occasionali quanto scadenti, in termini di valore d’uso che, di cestone in cestone, girano l’Europa intera orientando con loro “prezzi ottici” la domanda prima dei consumatori del Nord Europa e poi, “a esaurimento scorte”, nel Sud? Ecco quindi che, davvero, in un sistema a proprietà sociale dei mezzi di produzione, dove il pianificatore svolge davvero un ruolo di regolazione e mediazione fra interessi di chi produce e di chi riceve, il consumatore ha per la prima volta l’occasione entrare attivamente, da protagonista, nella dinamica stessa dei consumi. Al pianificatore, quindi spetta il compito di “armonizzare ambito, principio, misura e funzione della convenienza” così come l’abbiamo appena definita.

Per fare ciò, egli si avvale di due indicatori molto speciali, con cui Syroežin chiude la prima parte del suo lavoro, sulla pianificabilità, e introduce la seconda, sulla pianificazione: proporzionalità (пропорциональность) e bilanciabilità (сбалансированность).

L’ultimo paragrafo si apre con un’esposizione esemplare di come questi termini erano ridotti, nella letteratura economica sovietica corrente, a due sinonimi di una medesima, fumosa, nozione di equilibrio all’interno del ciclo socialistico di produzione e riproduzione della merce: ancelle, anzi, ancella di una distorta legge del valore dove basta produrre tanto col minimo di spesa, subordinata a criteri economici puramente quantitativi, il cerchio di ogni visione alternativa si chiudeva definitivamente e lasciava campo libero al paradosso dei chiodi grossi che andavan meglio di quelli piccoli perché, col minimo sforzo, si raggiungevano le tonnellate da produrre per completare gli obbiettivi di piano.

Ebbene, ancora una volta Syroežin riafferma la validità delle sue tesi, del suo approccio strutturale alla questione, differenziando fra proporzionalità e bilanciabilità in quanto diversi aspetti della pianificabilità:

A nostro parere, se è vero che la pianificabilità rappresenta la proprietà oggettiva di funzionamento e sviluppo di un sistema economico socialistico, soggetto alla legge economica fondamentale di tale modo di produzione, allora proporzionalità e bilanciabilità costituiscono due tipi di manifestazione concreta, e quantitativa, di tale proprietà. A ciascuna di loro corrisponde uno dei due aspetti della riproduzione della merce del sistema socialistico: in rapporto al criterio di realizzazione della legge economica fondamentale e in rapporto alle limitazioni circa il grado di realizzazione di tale legge.

In chiusura di paragrafo, si precisa che bilanciabilità e proporzionalità rappresentano, rispettivamente, la determinazione quantitativa esterna e interna della pianificabilità. La bilanciabilità è ottimizzare le risorse disponibili per “far quadrare i conti”. Syroežin fa l’esempio del riutilizzo dei cascami di legno nelle varie repubbliche sovietiche. Nella steppa sconfinata del Kazachstan, dove non si butta via nemmeno un fuscello, il reimpiego era quasi del 100%. Lo stesso non si poteva dire delle regioni più ricche di legname della RSFSR. Prima reperire risorse, quindi, poi pianificare.

La proporzionalità è invece riuscire a ottimizzare i flussi materiali e immateriali, nonché catene e agganci trasversali fra gli stessi, lavorando quindi su composizione e proporzioni assegnate a ciascun blocco produttivo coinvolto in fase di pianificazione, al fine di avvicinare il più possibile la struttura dei prodotti a quella dei servizi da soddisfare. L’altro esempio citato da Syroežin, manco a farlo apposta ancora sul legname, ci parla di quanta cellulosa si riesce a ottenere dalla stessa quantità di legname tondo in URSS e in Paesi più avanzati. Non si tratta, soltanto, di macchinari più efficienti, ma di processi diversi, strutturati in base a diverse formule chimico-fisiche di trasformazione del semilavorato in prodotto finito. Individuare la serie “giusta”, nelle proporzioni “giuste”, al fine di ottimizzare la collimazione fra le due strutture, quella dei bisogni e quella dei prodotti, nonché coordinare il lavoro di pianificazione sulla base di tale, innovativa, architettura del processo produttivo considerato, è essenziale per liberare nuove risorse e reimpiegarle produttivamente in altri settori, oltre che per aprire nuove strade di attuazione al lavoro di ricerca proveniente dalla sfera degli investimenti.

Ecco che il Nostro Autore può finalmente concludere assegnando un significato preciso, non fumoso, a quella legge di sviluppo bilanciato e proporzionato (закон сбалансированного и пропорционального развития), che “costituisce la norma specifica di attuazione di quella proprietà oggettiva del sistema economico socialistico denominata pianificabilità”.

Tendere a ciò, puntare ad avere sempre il massimo di bilanciabilità e di proporzionalità nel proprio agire, è compito specifico di un’attività che, come abbiamo visto nelle pagine precedenti, è tratto specifico e distintivo del solo modo socialistico di produzione: parliamo di pianificazione (планирование), che raggruppa in sé il CEN «Pianificazione», il CEN «Finanze» e il CEN «Approvvigionamento tecnico-materiale». Di questo il Nostro Autore si occuperà nella seconda parte della sua monografia. Cominciamo, intanto, ad apprezzare lo spessore del lavoro da lui svolto fino ad adesso, per meglio definire e inquadrare la pianificabilità all’interno di un quadro imprescindibile di finalizzazione e indirizzo dell’intera attività sistemica lungo l’orizzonte temporale del piano e tramite lo strumento operativo della pianificazione. Queste pagine sono, a mio avviso, preziose perché ci parlano di un problema che ci riguarda tutti, la trasformazione e l’edificazione in senso socialistico della società e del mondo di domani, e ci forniscono preziose indicazioni concrete, sulla base di sessant’anni di esperienza, successi ed errori, maturati dall’unico Paese al mondo che si sia mai spinto così a lungo su questa strada: il Paese dei Soviet.

Cari compagni, buona lettura.

Paolo Selmi

 

* * * *

 

Pianificabilità, pianificazione, piano

di Ivan Mikhajlovič Syroežin

 

Capitolo 3 - Condizioni strutturali e informative di realizzazione della pianificabilità 

II: parte

 

3.3 I complessi economici nazionali

La terza fase di svolgimento di uno schema generale concettuale (dopo quella di “zona” e “sfera”, N.d.T), consiste nell’individuazione di Complessi Economici Nazionali (CEN, народнохозяйственные комплексы, abbr. НXК), intesi come organizzazioni strutturate a cui affidare l’ambito amministrativo, oltre che la gestione economica. I CEN costituiscono, nell’economia socialistica, quei primi blocchi di ampie dimensioni, sulla cui base realizzare il funzionamento e sviluppo pianificato della stessa.

Cosa ci fa scegliere il termine «Complesso Economico Nazionale» per indicare l’aggregato amministrativo di maggiori dimensioni nella struttura dell’economia socialistica nazionale? Anzi tutto, il grado di maturità raggiunto dai risultati economici nazionali. Per CEN, quindi, intendiamo un gruppo di elementi strutturali, uniti sulla base di un alto grado di connessione fra tutte le loro attività e tutte le funzioni economiche attinenti all’intero ciclo di elaborazione e realizzazione delle decisioni pianificate a loro collegate. Tale aggregato deve naturalmente esistere su scala nazionale e funzionare in quanto prima suddivisione amministrativa concreta (discendendo dalle suddivisioni teorico-sistemiche di “zona” e “sfera”) di quel gigantesco sistema economico che è il Paese.

Come individuare i CEN è diretta conseguenza del criterio di autoorganizzazione del sistema nel suo complesso: a tal scopo, ci si orienterà quindi in base alla omogeneità e alla regolarità, sia dei bisogni soddisfatti, che delle condizioni esterne, di tale soddisfacimento, che non sono gestibili dall’uomo. È evidente che in ciascuno di questi blocchi agiranno diverse tecnologie per il raggiungimento dell’unico scopo che ne denota il campo di esistenza, ovvero non avremo un’unica base tecnologica per blocco. In questo consiste la complessità interna a ciascuno di questi aggregati economici.

I CEN non possono essere individuati in maniera arbitraria. Ogni zona e sfera avrà il «suo» gruppo di CEN, ciascuno dei quali soddisferà le condizioni particolari di tale zona e sfera e sarà classificato in base ai compiti particolari richiesti ai CEN dalla zona e sfera stessa.

Per quanto riguarda i CEN della zona di partenza, il criterio per distinguerli sarà dato dalla sottostruttura naturale, entro cui si trova ad operare l’attività economica. Il grado attuale di conoscenze di base e applicate, ci permette di individuare sei CEN di partenza. A nostro avviso, tale suddivisione cambierà soltanto con un radicale mutamento (balzo in avanti) nelle scienze naturali, che costituiranno l’allora patrimonio della società futura.

Il primo CEN è il «Cosmo» (Космос). Gli eventi e i processi aldilà dell’atmosfera hanno sempre interessato l’uomo, aiutandolo ad astrarre e a differenziarsi dalla natura e collocandolo sulla strada dello sviluppo sociale. Oggi assistiamo a un mutamento radicale nell’utilizzo degli eventi e dei processi che avvengono nel cosmo. In termini di costi e quantità di risorse e competenze dedicate a questo CEN, questo blocco occupa già una quota significativa all’interno dell’economia socialistica. Tuttavia, la definizione amministrativa di tale blocco e la sua gestione unitaria è ancora debole, ma in prospettiva sarà inevitabile una sua ristrutturazione in un unico organismo e in un’unica struttura organizzativa a esso collegata.

Il secondo CEN della zona di partenza è l’«Ambiente atmosferico» (Воздушный бассейн). Le dimensioni dell’utilizzo positivo e dell’impatto negativo, distruttivo, sull’ambiente atmosferico, richiedono da tempo un’organizzazione sistematica e olistica di tutti i processi economici che interessano l’ambiente atmosferico. In prospettiva, sarà necessario anche un apposito comitato nazionale per l’utilizzo e la tutela dell’ambiente atmosferico del Paese.

Il terzo CEN è l’«Oceano mondiale» (Мировой океан). Caratteristiche, significato e implicazioni dei rapporti economici con questa sottostruttura naturale, non hanno bisogno di commenti. Osserviamo solo che “cosmo”, “ambiente atmosferico” e “oceano mondiale” costituiscono un gruppo di CEN per cui non è richiesta un’organizzazione sistemica dell’attività economica su base locale. Infatti, i criteri generali (общественные критерии) per la elaborazione e realizzazione di decisioni pianificate complesse, in questo caso, prevalgono nettamente sui criteri regionali (региональные критерии).

Il quarto CEN della zona di partenza è la «Flora e fauna terrestri» (Сухопутная флора и фауна). È in questa sottostruttura che si fa più antica la storia dell’utilizzo pratico delle «ricchezze della natura» per il soddisfacimento dei propri bisogni. È in questo complesso che «trova il suo posto», appieno, la produzione agricola nazionale. Ma non solo. Molte altre attività economiche socialmente necessarie si basano unicamente sulle risorse di questa sottostruttura naturale, dall’allevamento di animali da pelliccia, alla silvicultura, alle attività venatorie, alla farmacopea naturale e via discorrendo. È, pertanto, noto il suo significato determinante per l’esistenza dell’intera società. Eppure, è proprio in questo aggregato economico che assistiamo a una pericolosa sovrapposizione di diverse forme amministrative che si intralciano fra loro.

Questo CEN è determinato su base regionale. Non è infatti possibile incontrare, lungo l’intera nazione, impatti identici sul territorio e sulle risorse componenti questo aggregato, da parte delle diverse forme di attività economica locali. Pertanto, solo linee guida generali e regole di politica economica comuni potranno assumere un carattere nazionale.

Il quinto, successivo, CEN, è la «Superficie d’acqua dolce» (Пресноводные акватории). Il nostro Paese possiede le maggiori riserve mondiali di acqua dolce del mondo. Nella rete idrica di laghi e fiumi esiste una perla unica al mondo: il Bajkal. Le forme di impiego economico di questo sistema e i tipi di impatto sullo stesso esercitati dalle attività produttive e domestiche sono molto diversi fra loro. L’adozione di basi legislative comuni sulla tutela e il corretto impiego delle risorse idriche ha creato un ambiente giuridico favorevole per una regolamentazione unica dei rapporti economici relativi a questa sottostruttura naturale; tuttavia, ancora non è stata intaccata quella molteplicità e dispersione di forme strutturali relative alla sua direzione pianificata. Pertanto, la creazione di una struttura direttiva unificata di impiego della rete idrica di acque dolci, aiuterebbe a individuare i problemi, contingenti e cronici, relativi alle attività economiche connesse.

Infine, il sesto CEN della zona di partenza è il «Sottosuolo» (Недра). È il nome stesso a definire i confini dell’ambito di competenza di questa sottostruttura economica. Oggi entro la stessa agisce, e in maniera del tutto scoordinata, una moltitudine di ministeri, a livello statale e di ogni singola repubblica, organismi locali e istituzioni tecnico-scientifiche. C’è sì una logica interna alla base della formazione di strutture amministrativo-gestionali, ma soggiace a criteri presi a prestito da altri settori. I processi decisionali relativi alla gestione e al controllo sono impostati in maniera inadeguata, e le esigenze di bilancio sono del tutto scollegate da quelle legate al grado di maturità economica dei risultati finali di tali attività. Il CEN «Sottosuolo», così come il CEN «Superficie di acqua dolce», è determinato su base zonale. Tuttavia, se nel secondo caso è la struttura dei grandi fiumi a determinare l’ambito di intervento di ciascun ente locale, nel primo caso manca un criterio naturale di delimitazione.

Esaminiamo ora un altro elemento: i confini economici di ogni CEN. Dove «comincino», appare chiaro. Assai più importante è stabilire dove essi «finiscano». In alcuni casi ciò è del tutto evidente. Per esempio, le centrali idroelettriche appartengono al CEN «Superficie d’acqua dolce». Risultato economicamente maturo dello sfruttamento del flusso delle acque fluviali è l’elettricità che nasce dalle turbine. Tale energia finisce quindi nella rete di distribuzione e, sia il suo successivo percorso, che la sua distribuzione, fanno capo ad altri criteri di analisi.

Più difficile è stabilire i limiti di altri CEN, come quello dell’«Ambiente atmosferico». Tuttavia, persino in questo caso la nozione di maturità dei risultati delle attività economiche ci aiuta a delineare i contorni di tali sottostrutture economiche e a determinarne la loro autonomia di bilancio.

Lo stesso problema si presenta per i CEN della zona di destinazione, al fine di delinearne i limiti all’interno della rete di interrelazioni economiche. Si tratta di sette aggregati. Criterio per la loro individuazione è, essenzialmente, l’omogeneità di bisogni sociali che sono chiamati a soddisfare, realizzando un gruppo altrettanto omogeneo e costante nel tempo di funzioni di importanza vitale per la società stessa. Due saranno i criteri, o ostanti (инварианты), secondo cui suddividere questi CEN in due sottogruppi: a) durata della vita sociale dell’individuo e b) insieme dei rapporti interpersonali. La missione dell’economia è garantire a queste due costanti libero sviluppo nel tempo e nello spazio. I beni e servizi materiali, energetici e immateriali da essa prodotti servono a questo scopo.

Il primo CEN della zona di destinazione è la «Salute» (Здоровье). Esso comprende tutti quei beni e servizi atti a prolungare l’attività vitale dell’individuo. A rendere possibile il funzionamento di questo importante complesso concorrono settori come la medicina, la trasformazione alimentare18, lungo tutti i comparti interessati a partire da quello di realizzazione dei macchinari per la trasformazione fino alla realizzazione dei prodotti finiti stessi, ma anche la ristorazione collettiva, le cure termali, l’educazione fisica e lo sport.

Il secondo CEN sono gli «Effetti personali» (Гардероб). Il suo funzionamento è determinato in base a parametri più sociali, che fisici. Vestiti, scarpe e tutto quanto compone il guardaroba formano l’immagine iniziale di un individuo nelle sue relazioni con gli altri, restituendo loro le prime informazioni socio-psicologiche di tale persona. Possono essere informazioni rigorosamente fissate da tradizioni o norme sociali. Oppure, come ai giorni nostro, possono essere mobili, modificarsi continuamente, espressione dei rapidi mutamenti all’interno della società e della mobilità dei valori sociali. Tuttavia, in termini strettamente sistemici, il rapporto fra tale funzione sociale e il CEN di riferimento resta invariato.

Il terzo CEN della zona di destinazione è l’«Habitat» (Жилище). Non comprende solo un tetto sotto cui stare, ma l’attività vitale di una società, la conservazione del potenziale creativo individuale, la riproduzione della popolazione, lo sviluppo e l’arricchimento della sfera emozionale delle persone. In altre parole, è il CEN che si occupa dei beni materiali collegati al normale esercizio di funzioni di ogni individuo, allo sviluppo della sua personalità e alla tutela di quest’ultima. In questo CEN è compreso un ampio spettro di beni, di consumo e non, e servizi, dal settore dell’edilizia a quello della tipografia. È qui inoltre che assistiamo a un altrettanto ampia gamma di differenze tecnologiche nella produzione e realizzazione degli stessi. Ciò che abbiamo classificato come unico complesso, in realtà, è attraversato da spesse e ampie barriere settoriali e compartimentali. Pertanto, anche se appare evidente come le attività produttive e i servizi di questo CEN debbano essere armonizzate fra loro, ciò in pratica spesso non accade.

Il quarto CEN sono i «Servizi e beni di interesse pubblico» (Благоустройство). A esso appartengono quei beni e servizi, insieme alle attività a essi collegati, che hanno a che vedere con il mantenimento, il rifacimento e lo sviluppo dei centri abitati.

Come i tre precedenti, anche questo CEN è «legato» al territorio, dal momento che è «legato» all’individuo. Ricapitolando, il CEN «Salute» è correlato alla scadenza della vita attiva dell’individuo, il CEN «Vestiario» alle sue informazioni socio-psicologiche iniziali, il CEN «Habitat» ai beni e servizi costruiti intorno alla sua persona e il CEN «Servizi e beni di interesse pubblico» alle infrastrutture che denotano il luogo in cui vive.

I tre CEN restanti della zona di destinazione non hanno una connotazione territoriale: essi sono il «Diritto» (Право), la «Difesa» (Оборона), e la «Cultura» (Культура). La costante che li accomunerà, pertanto, nel loro funzionamento, è l’intero complesso dei rapporti interpersonali.

Il CEN «Cultura» è il più complesso per definizione. Esso comprende, per esempio: preparazione dell’individuo alla sua vita sociale (educazione e formazione prescolastica e scolastica); strumenti di gestione e miglioramento dei rapporti interpersonali; miglioramento culturale (dall’arte all’ideologia e alla stessa propaganda); riproduzione di eventi culturali su scala di massa (editoria, pubblicistica, produzione e distribuzione cinematografica, mezzi di comunicazione di massa, biblioteche, club, teatri, ecc.).

Questa, in sintesi, è la struttura dei complessi in entrata (вход, input) e in uscita (выход, output) dell’economia nazionale (sociale). Saranno i CEN a costituire sia l’oggetto primario di qualsiasi attività di pianificazione, sia il centro principale di raccolta di qualsiasi dato statistico, già suddiviso quindi per complessi e loro sezioni e compartimenti. In questa configurazione, se è compito della sfera amministrativa di questi tredici CEN definire, per ciascuno di essi, le competenze economiche dell’economia nazionale nelle sue zone di partenza e destino, allora altrettanto necessari saranno forti centri di coordinamento (координационные центры), in grado di esercitare la necessaria capacità direzionale su ciascuno di questi CEN.

Prima di passare al loro esame, occorre considerare un’ultima categoria di CEN, simili per costituzione a quelli appena descritti, ma diversi per ragion d’essere e funzione: quelli delle zone di partenza e di destino, infatti, sono CEN di superficie, questi, invece, sono CEN in una zona protetta della struttura economica. I primi, a contatto con l’ambiente esterno, debbono con esso scendere a patti e costituiscono il punto di contatto fra esso e il sistema; i secondi, invece, si collocano nello strato «profondo» della struttura economica e hanno un grado decisamente maggiore di libertà. Ecco quindi che, in questa zona, i fattori principali che determineranno la struttura saranno la funzione stessa del sistema, la sua legge economica fondamentale, e la natura e composizione delle attività di ciò che costituisce la più alta sfera.

Nella società socialista al livello più alto (o più profondo) sta la sfera degli investimenti (инвестиционная сфера). Il criterio in base a cui definire i CEN dipende, in questo caso, da quale tipo di sviluppo, intensivo o estensivo, si voglia assegnare a un dato segmento economico, nonché da quale gamma di prodotti e servizi esso sia in grado di generare.

La struttura del flusso di merci e servizi dati dall’economia nel suo complesso può modificarsi in due modi. In primo luogo, la può modificare un movimento irregolare di elementi già esistenti. Ciò accade, per esempio, se si aumentano la produzione di mangianastri o l’ammasso di foraggio, e si lascia il resto invariato. In secondo luogo, la può modificare l’ingresso di nuovi elementi. Questo passaggio ha in genere una risonanza ben più ampia nella rete di interrelazioni economiche, con produzioni (o servizi) che scompaiono o vengono ridotte al minimo, e ristrutturazioni dei flussi mercantili relativi al comparto interessato da questo nuovo ingresso. Esistono quindi, da parte dei processi di investimento, due ordini di intervento sulle funzioni di sistema: a carattere estensivo (экстенсивно) e intensivo (интенсивно).

Nelle interazioni del sistema con l’esterno, nelle sue entrate ed uscite, i processi di investimento inseriscono quindi diverse possibili varianti, le quali riflettono l’insieme delle possibilità al momento attuabili dal sistema. In altre parole, la sfera degli investimenti è responsabile di attività che possono influire su beni e servizi in due modi: modificando la velocità di passaggio (скорость перехода) da un elemento all’altro del sistema, oppure agendo sul numero di alternative (число альтернатив) entro cui poter operare scelte.

Pertanto, sulla base dei criteri sopra descritti si possono individuare, nella sfera degli investimenti, quattro CEN.

Il primo CEN fornisce all’economia nazionale le condizioni necessarie a uno sviluppo intensivo e a possibili varianti di sistema da introdurre a ogni passo della sua dinamica. Dal momento che esso è fondamentalmente connesso al settore scientifico, lo chiameremo «Scienza» (Наука).

Il secondo CEN rende possibile uno sviluppo economico di tipo intensivo, velocizzando i passaggi da una fase di scelta all’altra nella conduzione economica del sistema nel suo complesso. A esso afferiscono tutte quelle attività scientifico-tecnologiche di ingegneria sperimentale e applicata (elaborazione di prototipi e progetti), che si basano sulle scoperte scientifiche combinandole fra loro (presentazione di opzioni economiche alternative). Chiameremo questo CEN «Lavori di ideazione e progettazione» (Проектно-конструкторские работы).

Il terzo CEN si basa su uno sviluppo di tipo estensivo per realizzare su di esso un ampliamento della gamma di scelta economica disponibile al pianificatore. «Commercio estero» (Внешняя торговля) è il termine più adeguato per questo CEN. In effetti, aumentando la produzione di determinati articoli (prodotti) oltre le esigenze di sistema19 (movimento economico di tipo estensivo) ed esportando tali eccedenze oltreconfine, l’indotto crea nuovi elementi che arricchiscono la conduzione economica di nuove opzioni alternative. Dal punto di vista organizzativo, il CEN «commercio estero» comprende non solo il Ministero del commercio estero, ma anche – data la sua natura specifica – il Ministero della marina: la maggior parte delle merci esportate, infatti, viaggia via mare.

L’ultimo CEN della sfera degli investimenti è l’ «Istruzione superiore» (Высшая школа): i laureati che usciranno da università e politecnici favoriranno uno sviluppo di tipo estensivo del sistema economico, oltre che accelerare la transizione su grande scala a gradi di sviluppo più evoluto. L’intero sistema di alta formazione genererà specialisti dall’alto grado di conoscenza tecnica e scientifica su ampia scala (movimento estensivo), uniformando progressivamente metodologie e tecniche avanzate, in linea con le scelte di indirizzo economico compiute a livello nazionale, favorendone la realizzazione e limitando il più possibile il pericolo di intoppi. A questo proposito, anche questo complesso non è immune da difetti. Per esempio, i politecnici oggi solo in parte preparano gli studenti a lavorare in un sistema di rapporti interpersonali molteplici, dove essi siano in grado di restare al passo con lo sviluppo diversificato, intersettoriale, di tali relazioni20.

Abbiamo finora considerato, come campo d’esistenza della nostra analisi strutturale, l’intero sistema economico nazionale. Riducendo di scala il campo d’esistenza, il ciclo individuato si ripeterà nuovamente. Così, se per esempio considereremo soltanto la sola sfera degli investimenti, anche in essa sarà possibile individuare ancora una zona di partenza, una di destinazione e una intermedia.

Occorre prestare attenzione affinché, riducendo la scala, non si mescolino erroneamente oggetti di un CEN con quelli di un altro. Per esempio, limitando il campo di osservazione alla sfera degli investimenti, ogni tipo di attività considerato, lungo tutto il percorso di analisi, deve restare associato al suo CEN e non mescolarsi agli altri tre.

Passiamo ora alla sfera infrastrutturale. In economia, sono comunemente definiti infrastrutturali quei tipi di attività (e i conseguenti elementi) che svolgono un ruolo di «sostegno» (опор) nelle relazioni fra gli elementi deputati direttamente alla produzione di beni e servizi. Ecco perché sono definite infrastrutture i trasporti, le telecomunicazioni, la logistica e le reti di distribuzione energetica. Tuttavia, da un punto di vista sistemico, la lista non si può ridurre a questi elementi soltanto.

È pur vero che, a livello infrastrutturale, le connessioni fra i vari elementi sono garantite da componenti di tipo materiale (ovvero i trasporti e la logistica), energetico (le reti di distribuzione energetica) e di scambio di dati immateriali (come le telecomunicazioni ma non solo). L’irregolarità di distribuzione (неравномерность распределения) fra i vari elementi del sistema economico, nello spazio e nel tempo, cresce sempre più coll’avanzare della complessità sociale. La situazione tiene fino a un certo punto, ovvero fino a quando l’intera struttura economica collassa su sé stessa.

La prima irregolarità storicamente e logicamente fu quella di tipo materiale (вещественная неравномерность), conseguente alla comparsa della produzione di merci. In presenza di tale irregolarità di comunicazione fra le parti, nacquero il commercio e il trasporto per garantirla. Con lo sviluppo dell’economia monetaria e il rafforzamento del sistema mercantile, crebbe anche l’irregolarità nello scambio di dati immateriali (информационная неравномерность) sotto forma di grandi capitali: tale fu il prologo alla nascita dell’attività bancaria. La sempre maggiore differenziazione all’interno del lavoro concreto, culminante con la nascita di un sempre maggior numero di mestieri e professioni, portò anche a un incremento dell’asincronia fra i vari cicli produttivi di beni e servizi. Tale discrepanza generò scarsità da un lato ed eccedenze dall’altro, e la contestuale nascita della logistica e delle reti di approvvigionamento tecnico-materiale.

È pur vero che, aumentando la connettività di tutte le basi tecnico-materiali del sistema economico, si riduce anche il rischio di arrivare al punto di rottura di ogni irregolarità, sia essa materiale, energetica o di scambio di dati. Contestualmente, tuttavia, si riducono anche i margini per qualsiasi tipo di spontaneismo in economia21. Con la transizione a un socialismo maturo, l’alto grado di interdipendenza di tipo tecnico, economico e organizzativo, fra tutti gli elementi del sistema economico riduce sempre più l’ampiezza di quegli scostamenti dati da irregolarità, senza compromettere l’integrità del sistema stesso. Il socialismo, inoltre, aggiunge anche una condizione più alta: soddisfare i bisogni direttamente, in quanto tali, senza dover ricorrere a mediazioni e a forme a posteriori o indirette di redistribuzione del reddito. Questo significa che restrizione a connessioni operative fra i vari elementi non saranno solo le già citate irregolarità fra i vari elementi strutturali, ma anche le irregolarità nel consumo, le disuguaglianze di reddito e grado di benessere fra regione e regione, fra gruppi sociali, etnie, ecc.22

Appare chiaro, a questo punto, come solo la proprietà sociale dei mezzi di produzione e la pianificabilità dell’economia, intesa come necessità oggettiva di una scelta consapevole della sua traiettoria, a cura di tutte le forze creative della società, permettano di affrontare con successo questo nuovo compito storico.23

Il socialismo è la risposta costruttiva a un sistema economico sempre più complesso, perché in possesso di una sottostruttura a esso peculiare, il cui compito è quello di riconoscere le irregolarità «minacciose» per il sistema e agire sulle leve funzionali degli altri elementi per circoscriverle e limitarle sempre più, fino a eliminarle. Questo tipo particolare di elementi strutturali non è dato altro che dagli organi di direzione economica pianificata (органы планомерного руководства хозяйством). Sono loro a dotare il sistema economico socialistico di questo tipo particolare di servizi, ovvero i servizi di pianificazione e coordinamento. È ora necessario sottolineare il duplice ruolo di questi organi.

In quanto elementi preposti ai servizi di pianificazione e coordinamento, oggettivamente necessari alla società, essi non si differenziano qualitativamente da tutti gli altri elementi del sistema, e traggono ragion d’essere esattamente come gli altri componenti della sfera infrastrutturale, ovvero nascono in risposta a uno squilibrio del sistema economico per porlo sotto controllo e regolarlo. Tuttavia, a differenza degli altri elementi, essi dispongono di una risorsa loro peculiare: il potere, ovvero la possibilità oggettivamente garantita e soggettivamente riconosciuta di cambiare obbiettivi e compiti degli elementi del sistema a parità di risorse impiegate. Si tratta di una procedura di emergenza, da impiegare solo quando non sia possibile altrimenti, che si avvale delle riserve di pianificabilità economica di sistema per proteggerne il funzionamento da interferenze interne ed esterne di forte entità. Infatti, in condizioni di normale operatività di pianificazione e stimolazione economica, non c’è bisogno di intervenire con manovre correttive se non in caso di forti necessità di ristrutturazione dei bisogni sociali, come nel caso di calamità naturali, oppure di inaspettati balzi in avanti nella sfera degli investimenti, come nel caso di scoperte scientifico-tecnologiche epocali, tali da rimettere tutto in discussione24.

Ecco come la sfera infrastrutturale nel socialismo, a differenza del capitalismo, è dotata di una marcia in più, data dagli organi di direzione economica pianificata.

Inoltre la pianificabilità, in quanto necessità oggettiva di compiere scelte consapevoli e di prospettiva di sviluppo sistemico integrale, secondo criteri strutturali di autoorganizzazione economica ha, fra le proprie attività, una freccia in più al proprio arco. Si tratta di una costruzione di modelli economico-sociali libera da vincoli di mercato o di breve o media scadenza, ma all’interno di un disegno complessivo. Tale capacità di passare liberamente dal prototipo di un dato bene o servizio alla sua diffusione in scala, costituisce l’anello di congiunzione fra il passato e il futuro della struttura economica. Usando un’immagine, «caricandosi» di progetti riguardanti nuovi elementi o elementi da riprogettare della struttura economica, in un intervallo di tempo dato, la costruzione di modelli economico-sociali compie un vero e proprio «viaggio nel tempo» per «scaricarsi», in un successivo intervallo di tempo, con i prodotti finiti della propria progettazione, determinando una importante differenziazione fra progetto, prototipo e prodotto.

La sfera infrastrutturale quindi previene il raggiungimento, da parte del sistema economico, del punto di rottura, di non ritorno, dove le irregolarità crescono fino a esplodere. Tuttavia, con il crescere delle basi materiali, essa stessa cresce fino ad assumere un ruolo autonomo e a generare, essa stessa, delle irregolarità date dal sorgere dei propri specifici interessi. Eppure tale squilibrio, in una sfera normale di relazioni, assume una connotazione positiva, dal momento che le contraddizioni fra sfera infrastrutturale e le altre componenti economiche sono esse stesse, in tale senso, legge di autoorganizzazione interna al sistema economico25.

Di conseguenza, la sfera infrastrutturale, nella sua forma economica matura, adempie a due funzioni: regolatrice (регулирующий) ed erogatrice (обеспечивающий). È anche una doppia responsabilità: quella di essere sia “binario” entro cui incanalare il movimento del sistema economico, sia linfa vitale di tale andamento. Nel primo caso gli elementi sono disposti in modo tale da limitare la funzionalità di altri elementi economici, al fine di eliminare distorsioni e deviazioni dalla corsa prescelta.

Nel secondo caso, gli elementi sono disposti in modo da creare canali di erogazione materiale, immateriale ed energetica fra tutti i componenti del sistema secondo un’architettura tale da consentire il raggiungimento dei risultati voluti. Perché ciò possa accadere, occorre che il complesso infrastrutturale sia in grado di agire indisturbato da qualsiasi squilibrio o irregolarità di sistema. Qualora il suo potenziale di erogazione si dovesse rivelare insufficiente a raggiungere gli obbiettivi prefissati, ecco che il complesso infrastrutturale corre ai ripari e si trasforma da erogatore a regolatore, modificando l’architettura generale della distribuzione delle risorse. Il ripristino delle funzionalità compromesse dal mancato raggiungimento degli obbiettivi di piano avviene, in altre parole, limitando l’erogazione ad altri elementi economici che fino ad allora aveva approvvigionato, fino a raggiungere un punto di equilibrio e a ripristinare l’anomalia in accordo al disegno prefissato. Da qui deduciamo un’ulteriore funzione della sfera infrastrutturale: quella compensativa (компенсирующий) fra i diversi CEN. Per esempio, un’insufficienza nei trasporti può essere parzialmente, temporaneamente, compensata agendo sulla logistica e sulla politica di approvvigionamento tecnico-materiale.

Da quanto accennato, appare chiaro come la composizione della sfera infrastrutturale sia fortemente condizionata dalla sua duplice missione regolatrice ed erogatrice, nonché dalle irregolarità materiali, immateriali ed energetiche, anch’esse in una duplice veste: di oggetto prima e prodotto poi del funzionamento dell’infrastruttura stessa.

In base a questo possiamo classificare i CEN della zona infrastrutturale di tipo regolatore. Alle irregolarità di tipo materiale è preposto il CEN «Pianificazione» (Планирование), il quale comprende, come da definizione, il sistema degli organi di pianificazione, ma anche gli organi di direzione economica, preposti al monitoraggio dei gradi di attuazione del piano e al coordinamento degli sforzi per il suo completamento. Anche il costituendo Sistema nazionale unico di raccolta ed elaborazione dati economici26, è da intendersi in questo CEN.

Alle irregolarità di tipo energetico, è invece preposto il CEN «Approvvigionamento tecnico-materiale» (Материально-техническое снабжение). Fare fronte a esse significa, essenzialmente, riuscire ad appianare perdite e scompensi di questo tipo grazie alle riserve e alle scorte energetiche immagazzinate a tal scopo: il discorso non va solo all’energia propriamente detta, ma anche a capitale fisso e capitale mobile, mezzi di produzione e forza lavoro. Oggi va detto che non esistono veri e propri depositi di risorse, e tale CEN funziona maggiormente in modalità preventiva, ovvero risparmiando e ottimizzando il consumo di lavoro e risorse.

Alle irregolarità di tipo immateriale, è preposto il CEN «Finanziamenti» (Финансы). Finché questo CEN sarà vincolato a una rigida equivalenza fra i risultati locali ottenuti e l’incremento di ricchezza del sistema27, vi sarà sempre contraddizione fra le sue reali potenzialità di impiego e il suo grado effettivo di attuazione. Eppure, anche in queste condizioni, esso oggi esercita un’influenza fondamentale sulla composizione dei beni e servizi pr odotti. A tale proposito, ricordiamo come l’infrastruttura regolatrice determini gli articoli da mettere in linea e ne armonizzi le proporzioni delle quantità per ciascuno di essi, mandando in produzione quei prototipi che la sfera degli investimenti ha provveduto a formare.

Passiamo ora ai CEN della zona infrastrutturale di tipo erogatore. Cominciamo dalle irregolarità economiche di tipo energetico, a cui è interamente preposto il CEN «Trasporti» (Транспорт). Integra il corrispondente della zona infrastrutturale di tipo regolatore, ovvero il CEN «Approvvigionamento tecnico-materiale», nel senso che mentre quest’ultimo si occupa di fare fronte a situazioni di squilibrio, il primo è deputato all’erogazione normale di servizi di trasporto sia di cose e persone (via terra, ferrovia, mare, aereo e condotte di gas e liquidi), sia alla gestione normale della rete di distribuzione delle utenze domestiche (gas, acqua ed elettricità). In particolare, questo aspetto è importante in quanto consente di considerare l’intero settore nel suo complesso e mantenere una precisa contabilità dei flussi di risorse nelle varie, interconnesse fra loro, fasi di produzione, distribuzione e consumo, mantenendo sotto controllo entrate e uscite per ciascuno e stilando totali e subtotali precisi.

Alle irregolarità di tipo immateriale, è preposto il CEN «Comunicazione» (Связь) il quale, fra tutti i CEN della zona infrastrutturale descritti nel presente sistema, è forse quello di più chiara comprensione.

Infine, alle irregolarità di tipo materiale, è preposto il CEN «Dal prototipo alla produzione» (Строительное производство). I suoi prodotti costituiscono l’anello di congiunzione fra i flussi di prototipi della sfera degli investimenti e il flusso di prodotti costituenti beni e servizi.

La sfera infrastrutturale costituisce la zona costante dello schema generale dell’economia socialistica, riflettendo quella parte di divisione sociale del lavoro (movimento dello sviluppo tecnologico, sviluppo delle reciprocità sociali e dei meccanismi di autoorganizzazione dell’economia) che non varia nel tempo, proprio a causa della legge fondamentale del socialismo e al ruolo fondamentale svolto dall’autoregolamentazione economica secondo un criterio di tipo strutturale. Tutti gli altri tipi di attività non considerate fino ad ora, costituiscono quella sfera economica, interna e mobile, denominata produttivo-manutentiva (производственно-эксплуатационная).

 

3.4 La sfera economica interna

Nell’economia attuale, raramente accade che i risultati delle attività dei CEN di partenza giungano a quelli di destinazione senza una lavorazione intermedia. Di rado accade come nel caso dei prodotti agricoli (zona di partenza), trasportati dal campo all’industria di trasformazione e produzione alimentare (zona di destinazione). Sei CEN di partenza sono collegati a sette CEN di destinazione formano quarantadue connessioni (filiere цепочка), contenenti ciascuna diversi gradi di lavorazione industriale. Ogni filiera infine si compone di industrie appartenenti a settori diversi.

L’attuale suddivisione economica per settori corrisponde alle fasi di maturazione dei risultati economici finali, definite in base a criteri puramente quantitativi, anziché strutturali. A nostro parere è anche a causa di ciò che si spiega la presenza di disarmonia (рассогласованность) e disunione (ведомственность) in economia.

La sfera interna dell’economia comprende quegli elementi strutturali (структурные элементы) che trasformano i risultati prodotti dalla sfera degli investimenti nelle condizioni interne, cogenti per il funzionamento di tutti i CEN: di partenza, di destinazione e infrastrutturali. Questo genera ulteriori filiere rispetto alle 42 precedentemente citate. Certamente, la stessa azienda può benissimo lavorare all’interno di diversi progetti, appartenenti a diverse filiere economiche. Tuttavia, in ciascuna filiera, interviene il concetto di maturità economica del risultato (экономическая зрелость результата), che indica in maniera univoca quali debbano essere gli elementi materiali, immateriali ed energetici da impiegare volta per volta nel corso delle attività di tale azienda.

Un’ulteriore studio della sfera interna dell’economia ci porta all’analisi dei rapporti fra i CEN dell’infrastruttura e gli altri blocchi. Abbiamo già sottolineato come, l’infrastruttura possa svolgere un ruolo regolatore, limitando le attività e le interazioni reciproche di tutti gli altri elementi e dei loro gruppi. Nel fare ciò, l’infrastruttura regolatrice (Pianificazione, Approvvigionamento tecnico-materiale, Finanziamenti) svolge un ruolo oggettivamente necessario per le attività vitali della società socialistica. Al contrario, l’infrastruttura erogatrice (Trasporti, Comunicazione, Dal prototipo alla produzione) diviene suo malgrado «portatrice di limitazioni», e solo in condizioni di carenza di potenziale di erogazione.

In tutte le interazioni che si compiono in economia, gli elementi dell’infrastruttura regolatrice giocano un ruolo specifico. Infatti, essi emergono come indispensabile terza parte di ogni rapporto di fornitura, dal momento che i loro servizi sono usufruiti sia dal fornitore che dal fruitore finale, traendone ciascuno un diverso grado di convenienza.

Consideriamo ora la struttura di interazioni relative agli interessi economici, operanti all’interno dell’economia socialistica, legati alla formazione e redistribuzione del reddito netto, essendo quest’ultimo il motore dell’economia stessa. Questi interessi sono tre:

  • l’interesse del detentore unico dell’economia nazionale (“pubblico”, ovvero insieme di tutte le aziende a proprietà sociale dei mezzi di produzione);

  • l’interesse di chi si trova a dirigerne una parte (ovvero i dirigenti di ciascun elemento, gruppo, complesso)

  • l’interesse del proprietario privato (individuale, in quanto unica proprietà privata dei mezzi di produzione consentita, e comunque non in regime di accumulazione capitalistica).

Ebbene, in assenza di forme di economia “mista”, ovvero del crescere parallelo e in compresenza di un settore capitalistico, i tre interessi convergono e coincidono nella necessità di incrementare il reddito netto (чистый доход) dal momento che, a prescindere dal metodo di ripartizione, la soddisfazione di ciascuno di loro sarà tanto maggiore, quanto maggiore sarà il reddito netto da spartire28. Tuttavia, se nella fase di formazione del prodotto netto (на фазе формирования чистого пордукта) c’è concordia, è nella fase di ripartizione del reddito netto (на фазе распределения чистого дохода), determinante per la direzione da impartire allo sviluppo economico, che gli interessi divergono. Gli usufruttuari, in quanto detentori, della ricchezza sociale sono interessati a tutta una serie di beni e servizi, che varia a seconda della porzione di spesa sociale loro assegnata e prelevata dal totale della ricchezza accumulata. Tuttavia, gli amministratori di un singolo elemento della catena economica, sono interessati ad altro: per loro è importante la varietà di risorse disponibili, ivi incluse le risorse temporaneamente indisponibili perché assegnate ad amministratori di altri comparti economici. Ecco perché, non potendo disporre di ciò che vogliono, spesso gli amministratori finiscono col creare all’interno degli spazi da loro gestiti, veri quanto inefficaci “doppioni”, riuscendo a diversificare la produzione, ovvero a disperdere la loro capacità produttiva su articoli non previsti dal piano, impiegando così in modo infruttuoso parte del potere decisionale concesso loro.

Passando, infine, ai proprietari individuali, essi naturalmente sono interessati all’aumento del reddito netto nazionale in quanto, a prescindere del regime di ripartizione dei redditi in vigore, a ciò corrisponderà anche un aumento della quota loro spettante. Tuttavia, avere banalmente più soldi, per loro non significherà nulla fino a che non potranno spenderli, ovvero finché l’economia nazionale, non vedrà adeguatamente tutelati e soddisfatti gli interessi dei detentori della ricchezza sociale, ovvero del popolo, e sarà quindi in grado di produrre quei beni e servizi cui tutti loro potranno accedere29. Pertanto, i loro interessi appaiono chiaramente subordinati ai primi.

I tre agenti coinvolti nel rapporto di fornitura (fornitore поставщик, consumatore потребитель e pianificatore плановик, così chiameremo l’elemento appartenente all’infrastruttura regolatrice), sono oggettivamente condizionati in relazione al funzionamento dell’intero sistema e alle sue limitazioni operative. Infatti, la quantità di reddito netto accumulato dal sistema, costituisce il limite assoluto di manovra entro cui si possono strutturare i risultati economici. Di conseguenza, in ciascun rapporto di fornitura si pone oggettivamente la necessità di confrontare gli interessi delle parti in causa con il limite assoluto di cui sopra. Così, i risultati frutto di tale rapporto di fornitura, ricevono una prima determinazione quantitativa (equivalenza эквивалентность) in termini di quantità di reddito netto. D’altro canto, il rapporto di fornitura deve anche confrontarsi con il funzionamento del sistema socialista nel suo intero complesso, ovvero sia in rapporto alla struttura dei risultati, che alla struttura dei bisogni. Ecco quindi emergere una seconda determinazione quantitativa, sempre oggettivamente determinata, dei risultati (un’altra equivalenza).

Base di calcolo della prima determinazione quantitativa sarà la categoria di valore (категория стоимости), mentre della seconda determinazione quantitativa sarà la categoria di variazione (категория разнообразия) e della misura della libertà di scelta (мера свободы выбора) in essa racchiusa. È sulla base di queste determinazioni, pertanto, che si sviluppano i rapporti monetario-mercantili (товарно-денежные отношения). Ciascun organismo dell’infrastruttura regolatrice offre servizi di «produzione di limitazioni» (производству ограничении) che combinano in modo diverso questi due canali, creando diverse varianti di pianificazione. Di conseguenza, gli elementi dell’infrastruttura regolatrice dovranno eseguire valutazioni diverse verso gli elementi del consumo e a quelli della fornitura.

In conclusione, la struttura della sfera interna dell’economia non si può definire “stabile”. Essa si compone

  • di complessi economici nazionali specializzati nel servire singole filiere di CEN, questi si “stabili”, con transizioni economiche mancanti, ma anche

  • di complessi economici intersettoriali, ovvero che servono diverse filiere di CEN e, infine,

  • di complessi economici specifici, che ha senso definire secondari, in quanto sono costituiti da gruppi di aziende che servono unicamente la sfera interna dell’economia, favorendo i contatti fra quei complessi economici.

Le dimensioni e le interazioni che interessano i complessi economici di questa sfera interna dipendono unicamente, da un lato, dal grado di sviluppo dei CEN di partenza e di destinazione e, dall’altro, delle sfere degli investimenti e regolatrice. Per questo, è estremamente importante saperne prevedere le trasformazioni di scala e di funzione, dovuti ai continui miglioramenti tecnologici apportati dai piani di realizzazione a opera della sfera degli investimenti.

Ad agire come complesso economico nazionale della sfera interna, in quest’ottica, può esserci sia un intero settore, sia un’unità produttiva industriale, sia rami di produzione e commercio al dettaglio o, comunque, unità produttivo-commerciali. Le sue dimensioni dipendono, in ultima istanza, dal grado tecnologico e di organizzazione che i «curatori» della sfera economica degli investimenti saranno in grado di imprimere all’intero comparto.

 

3.5 Dati immateriali e pianificabilità

La pianificabilità accede alle informazioni economiche per mezzo di diversi canali. Il primo è la banca dati (информационная база) di tutte le valutazioni dei risultati finali dell’economia nazionale. Per fare ciò occorrono criteri fondamentali di classificazione, in grado di individuare i vari tipi di risultati. Il metodo più adeguato è il sistema di quote dinamiche (система динамических нормативов), di cui parleremo più dettagliatamente in seguito30.

Il secondo canale grazie a cui la pianificabilità usufruisce dei dati immateriali è la banca dati degli interessi che interagiscono fra loro in economia. Al fine di creare un sistema dove la tutela degli interessi particolari sia armonizzata a quella dell’interesse generale, dato dalla legge fondamentale del modo socialistico di produzione, occorre anzi tutto stabilire in cosa consista la convenienza nelle decisioni tese a tutelare questo o quell’interesse.

Il termine «convenienza» (выгода) va ben oltre quelle caratteristiche che normalmente determinano una scelta, come redditività, efficienza, ecc. La convenienza trae origine mettendo diverse alternative di scelta economica a confronto fra loro. In questo senso, la convenienza è caratteristica universale di qualsiasi processo decisionale.

Nel meccanismo economico attuale, sono i beni e i servizi prodotti a occupare

  • l’ambito della convenienza, mentre è il loro apprezzamento relativo, ovvero nato dal loro reciproco confronto, a costituire

  • il principio per la determinazione della convenienza stessa. Il principio di convenienza, a sua volta, si esplica in una

  • misura determinata (per esempio, produzione lorda, commercializzata o netta). La misura della convenienza, infine, non è fine a sé stessa, ma è legata a una

  • funzione della convenienza, ovvero al rapporto di dipendenza fra valutazione economica di una data alternativa, e possibilità concreta di riproduzione di tale elemento economico. A dare forma a tale funzione della convenienza, sono infine le innovazioni produttive su scala industriale, a opera dei collettivi di lavoro.

Il dovere principale dell’infrastruttura regolatrice è armonizzare ambito, principio, misura e funzione della convenienza.

Ecco perché si pone la questione fondamentale della costituzione di una banca dati, in grado di svolgere un ruolo determinante nella sfera degli investimenti all’interno dell’economia socialistica.

Nel Capitale, Karl Marx svolge questa importante osservazione: “Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era già presente sin dall’inizio nella idea del lavoratore, che quindi era già presente idealmente31.

Ebbene, tale concezione ideale preliminare del risultato finale non è in alcun modo un gesto di predeterminazione univoca, ma il frutto, al contrario, di quel lato del lavoro che è segno distintivo in grado di unire tutti i tipi di attività umane: la creatività (творчество). È proprio grazie alla creatività che si è in grado di apportare innovazioni alla struttura stessa dei risultati finali di ogni attività socialmente utile, ovvero della composizione di tutti gli ingredienti di tipo naturale e tecnico che la determinano, ma non solo; grazie alla creatività, si crea e si ricrea continuamente tutta quella rete di relazioni fra beni e servizi prodotti e, all’interno di un singolo prodotto, la struttura delle specifiche per cui e delle finalità secondo cui deve essere realizzato.

Eccoci giunti a un momento particolarmente cruciale: nel nostro sistema socialistico il progresso scientifico tecnologico apre la strada a molteplici strade di sviluppo, tutte oggettive e realizzabili, dal momento che, nel socialismo, è proprio all’interno della sfera scientifico-tecnologica dell’economia che si concentra la forza motrice principale dell’economia sociale32, oltre che per il fatto stesso che, proprio e anzi tutto nel progresso scientifico tecnologico, è racchiusa una forza nascosta in grado di modificare composizione e rapporti sociali in risposta ai bisogni sociali a cui è applicata.

Per il socialismo è produttivo (производителен) qualsiasi lavoro che racchiuda in sé elementi di creatività (элементы творчества), ovvero entro cui il lavoratore possegga obbiettivamente possibilità di scegliere

  • la composizione (состав) delle operazioni da compiere,

  • l’ordine (порядок) della loro esecuzione e

  • la ripartizione dei tempi di lavoro (распределения времени) fra le stesse33.

Queste tre proprietà sono segni distintivi di qualsiasi lavoro dove si realizza in misura maggiore o minore la libertà di scelta del lavoratore, ovvero dove gli si offre la possibilità di creatività nel processo della propria attività socialmente utile. L’economia non esiste al di fuori delle attività delle persone che in essa vi operano. La loro attività è strettamente correlata ai criteri in base ai quali essi intraprendono decisioni economiche e le mettono in pratica. Considerando le proprie capacità insite, le interrelazioni possibili con altri elementi strutturali, analizzando l’ambiente circostante, qualsiasi agente economico in qualsiasi modo di produzione mette a confronto le alternative a lui disponibili e sceglie quelle più convenienti.

La convenienza, quale criterio quantitativo di paragone fra le diverse alternative a disposizione dell’agente economico nell’esercizio delle sue funzioni, è presente storicamente in tutte le economie e i modi di produzione. La differenza quindi non consiste nell’assumere o meno decisioni in base alla convenienza, ma su cosa tale criterio si fondi, su quale determinazione quantitativa, su quale principio strutturale. La base effettiva del principio di convenienza, attivo nel sistema economico di riferimento, è data dai rapporti di proprietà e dalla struttura di interessi a loro inerente.

In un’economia socialistica matura, il criterio economico alla base delle scelte di convenienza degli agenti economici, ciò che così li spinge a migliorare qualitativamente le funzioni di sistema, è non solo il valore relativo (сравнительная ценность) di beni e servizi, ma anche il valore relativo rappresentato dai consumatori, e che è dato dall’andamento dei risultati finali, frutto a loro volta dello sviluppo sociale nel suo complesso.

Così, ciascun agente economico, a secondo dell’attività da lui condotta, ne valuta costi e benefici ponendosi come consumatore, piuttosto che come fornitore. In quanto consumatore, (потребитель) egli propende per quelle azioni che gli creano le condizioni più favorevoli alle proprie attività in acquisto o, più genericamente, in ingresso o input (по входу)34. La sua capacità di tutelare i propri interessi e la propria partecipazione ai risultati finali del processo economico, è collegata a quei beni e servizi in grado di migliorare il processo produttivo da lui condotto, liberando il proprio tempo di lavoro e a garantendogli maggiore libertà di scelta nei processi decisionali. A prescindere dalle basi su cui egli compirà le proprie valutazioni, ci sono prodotti che sono vantaggiosi per il consumatore e altri che non lo sono, in grado di aiutarlo o di intralciarlo nell’impiego del proprio potenziale. Analizzando i beni in ingresso, il consumatore inevitabilmente analizza anche il lato quantitativo della propria partecipazione all’andamento economico. In ultima analisi, i mutamenti nella composizione dei beni e servizi in ingresso, cambiano le possibilità di tale elemento dell’economia di formare il reddito netto del sistema, dal momento che essi rientrano nel rapporto fra spese e introiti.

In quanto, invece, fornitore (поставщик), l’agente economico ha a che fare con le uscite (с выходами) dei propri beni o servizi e su esse valuta possibili azioni alternative esercitando così la propria libertà di scelta. La dinamica effettiva dei meccanismi economici, anche in questo caso, lo pone in condizione di scegliere cosa e quanto produrre o eseguire e, dal momento che il criterio è ancora perlopiù di tipo quantitativo, allo stato attuale la precedenza è data alle produzioni che è più facile produrre in maggior quantità. Questo, ovviamente, produce distorsioni che rendono questa forma di messa a confronto fra beni da produrre, piuttosto che servizi da eseguire, inadeguata ai rapporti economici reali del socialismo (неадекватна реальным экономическим отношениям социализма).

Il metodo da seguire, lo ricordiamo, non deve essere quantitativo, ma strutturale: il fornitore deve esercitare la propria scelta in rapporto alla struttura complessiva dei bisogni e della rete di soddisfazione degli stessi, ovvero in rapporto al consumatore. Pertanto, dal punto di vista dei risultati finali, va bene quel fornitore che non intralcia il consumatore nel suo pieno utilizzo di potenziale creativo e abbia sempre in mente il buon andamento complessivo dell’economia. Una mancata fornitura esprime sempre un deficit fra il potenziale messo in opera dal fornitore e i bisogni del suo consumatore. Dati i mezzi limitati, occorrerà quindi che il fornitore faccia delle scelte precise privilegiando, in fase di piano di produzione, alcuni ordini a scapito di altri, che saranno messi in coda. Tuttavia, il metodo che dovrà seguire, il principio su cui dovrà basare la propria libertà di scelta, dovrà anzi tutto privilegiare il valore relativo dei consumatori (сравнительная ценность потребителей). A prescindere quindi dai deficit produttivi, su cui nel caso occorrerà intervenire a posteriori, è importante che siano fornite ai consumatori quelle produzioni che loro reputano più convenienti, nei termini di quanto appena descritto. Ciò, naturalmente, potrà accadere non affidandosi alla buona volontà dei fornitori, ma se si interverrà strutturalmente sui loro interessi limitandoli dall’esterno, con disincentivi (антистимул) diretti come ammende e sanzioni (наказание). Sarà invece la convenienza stessa ad agire sui consumatori come incentivo diretto (прямое стимулирование).

Arriviamo così all’ultima questione riguardante i dati immateriali alla base del processo di pianificabilità: la questione delle valutazioni e degli stimoli che regolano la sfera economica interna. Per ultimo, ma non da ultimo in ordine di importanza, verrebbe da dire, in quanto la sfera interna dell’economia rende possibili quelle filiere di interrelazioni (tecnologiche ed economiche) da cui dipende il funzionamento e lo sviluppo degli elementi stabili appartenenti alla struttura economica.

All’interno della sfera economica interna, il minimo comune multiplo è dato dalla relazione «fornitore – pianificatore – consumatore» («поставщик – плановик – потребитель»), in quanto prima molecola delle interrelazioni economiche tipiche del sistema economico socialistico. È in questo quadro di passaggio continuo di dati immateriali, che si colloca e trova una sua soluzione la questione delle valutazioni e degli stimoli. In particolare, essi non saranno più utilizzati per l’aumento quantitativo della produzione ma per contribuire, agendo sull’organizzazione e sulla composizione della struttura sociale, a una ristrutturazione rapida e flessibile del sistema economico in rapporto a bisogni sociali in continua evoluzione.

Si ribadisce, ancora una volta, che un’autentica comprensione della pianificabilità, sia sul piano economico, che su quello strategico, oltre che delle condizioni per la sua realizzazione, è impossibile senza aver prima definito il ruolo effettivo dell’infrastruttura regolatrice e senza aver individuato in maniera precisa e univoca i blocchi economici cui abbiamo accennato: avendo assolto a questi compiti avremo compiuto il grosso del lavoro di definizione della traiettoria di sviluppo che vorremmo imprimere al sistema economico.

Pertanto, per costruire la base di dati immateriali della pianificabilità, occorre prima valutare qualitativamente le funzioni dell’infrastruttura regolatrice. Per fare ciò, occorre considerare, questa volta dal punto di vista quantitativo, alcuni segni distintivi della pianificabilità, che esercitano un’influenza decisiva sull’infrastruttura regolatrice. Non stiamo parlando, ancora una volta, di volumi produttivi, ma di proprietà organiche al funzionamento dell’intero sistema: parliamo di proporzionalità (пропорциональность) e bilanciabilità (сбалансированность).

 

3.6 Proporzionalità e bilanciabilità

Per determinate difficoltà, presenti nella pratica della pianificazione, occorre passare al vaglio un aspetto sostanziale della pianificabilità, che fino ad adesso non è stato ancora approfondito e, conseguentemente, non è stato ancora posto al servizio della edificazione socialistica. Si tratta, per l’appunto, dell’ancor poco studiato ambito dell’equilibrio (равновесие) e disequilibrio (неравновесие), che spesso troviamo mescolato a casi esemplificativi di sproporzione fra vari dati quantitativi di sviluppo economico, piuttosto che a studi generici sulla legge di sviluppo economico pianificato e proporzionale.

Ancora non si è riusciti, negli studi attualmente disponibili, a distinguere chiaramente fra bilanciabilità (сбалансированность), proporzionalità (пропорциональность) e ottimalità (оптимальность). Al contempo, si fa strada l’idea di collegare la proporzionalità di sviluppo del sistema economico, con il bisogno di individuare una qualche unità di misura quantitativa al suo interno, in grado di esprimere il grado maggiore o minore di prossimità dei beni e servizi prodotti alla struttura dei bisogni sociali. Si considera allora, come riferimento per uno sviluppo economico pianificato, non la sola proporzionalità (пропорциональность), ma la proporzionalità ottimale (оптимальная пропорциональность ). La sua determinazione quantitativa è quindi ottenuta tramite la valutazione della priorità dei bisogni (приоритет потребностей)35.

Per farlo, ovvero per valutare urgenza, priorità, e differenziare così fra i vari bisogni, si ricorre alla legge del valore. A questo punto, il passo successivo è sostenere che “la proporzionalità non è un obbiettivo fine a sé stesso, ma un mezzo per raggiungere i risultati economici migliori con il minor dispendio possibile”36, che la legge del valore diviene un automatismo per determinare meccanicamente la priorità di scelta dei bisogni da soddisfare e, pertanto, sulla base di tale scala di priorità, comparare le strutture dei beni e servizi prodotti e quelle dei bisogni, tornando così , in ultima analisi, al valore salvifico dei dati quantitativi dei risultati economici.

In base a tali assunzioni, alla proporzionalità e alla bilanciabilità non resta ovviamente che il ruolo marginale di meccanismi secondari di coordinamento del funzionamento economico, soggetti a limitazioni (с ограничениями) non avendo, di fatto, alcun modo di agire sui criteri di scelta e decisione economica. Ciò comporta che, nell’analisi delle diverse caratteristiche e direzioni cui conducono una data proporzionalità e e una data bilanciabilità, interviene a mescolare le carte e, in ultima analisi, a costituire ostacolo insormontabile, quella stessa determinazione quantitativa con cui si misura il grado di realizzazione della legge fondamentale del socialismo. Questo crea confusione fra i due termini, che divengono uno sinonimo dell’altro, piuttosto che una parte, una forma di espressione dell’altro. Nella letteratura scientifica corrente si riconosce che esiste un rapporto diretto fra proporzionalità e bilanciabilità nel processo di riproduzione della merce in quanto tale, tuttavia questo ostacolo insormontabile impedisce di individuare ed evidenziare correttamente le contraddizioni interne fra di loro37.

A nostro parere, se è vero che la pianificabilità rappresenta la proprietà oggettiva di funzionamento e sviluppo di un sistema economico socialistico, soggetto alla legge economica fondamentale di tale modo di produzione, allora proporzionalità e bilanciabilità costituiscono due tipi di manifestazione concreta, e quantitativa, di tale proprietà. A ciascuna di loro corrisponde uno dei due aspetti della riproduzione della merce del sistema socialistico: in rapporto al criterio di realizzazione della legge economica fondamentale e in rapporto alle limitazioni circa il grado di realizzazione di tale legge.

Secondo questo approccio, la proporzionalità esprime la determinazione quantitativa del legame che intercorre fra le interazioni interne all’economia e il grado di realizzazione delle funzioni economiche stesse. Questa nozione di proporzionalità si sta gradualmente facendo strada e rafforzandosi all’interno della comunità scientifica nazionale. In altre parole, la proporzionalità dello sviluppo riceve un’espressione quantitativa all’interno dei rapporti economici fra blocchi definiti e costanti entro il margine di tempo considerato, individuati tramite un esame strutturale di quanto emerso in fase di pianificabilità. I rapporti fra questi blocchi devono accelerare, il più possibile, la convergenza fra le due strutture cardine: quella dei beni e servizi prodotti e quella dei bisogni sociali. Diciamo “accelerare”, perché dalla presenza, maggiore o minore, di «lacune» (зазор) tra gli elementi che si concatenano lungo la filiera produttiva di ogni risultato economico, dipende la velocità di avanzamento del bene o servizio prodotto lungo la filiera stessa. Ebbene, per stabilire le priorità di interazione fra tali blocchi secondo criteri propriamente detti di proporzionalità, occorre procedere non secondo i bisogni di ciascun blocco, ma in base alle possibilità maggiori o minori di ognuno di stimolare e attirare gli altri blocchi in difesa dei propri interessi economici. Per fare ciò, occorre individuare tali interessi, così come scaturiscono dalla attività economica e relazionale di ciascun blocco lungo una data filiera produttiva. A tale proposito, infine, occorre svolgere un importante lavoro di profilazione (профилирование) delle attività di ciascun blocco, individuato a livello di schema generale dell’economia.

A questo punto sorge il problema dell’esistenza di un unico sistema di relazioni, che consenta di avere sempre uno scostamento il più ridotto possibile fra le due strutture -B ed -R, ovvero dei bisogni e dei risultati, in qualsiasi condizione di bilanciabilità ci si trovi. A differenza della proporzionalità, la bilanciabilità esprime la determinazione quantitativa data dal rapporto fra le interazioni esterne del sistema, in entrata e in uscita, e i limiti dati alla sua realizzazione funzionale dalle condizioni di proporzionalità fissate. Queste interazioni esterne si svolgono nello spazio, entro quindi condizioni, oggettive (naturali) o soggettive (determinate dal piano di produzione), e nel tempo, ovvero dall’inizio alla fine del completamento degli obbiettivi di piano: in quest’ottica, un dato bene o servizio prodotto è da intendersi, lungo il suo iter di realizzazione, come insieme di interazioni che intercorrono fra ciclo di riproduzione precedente e successivo della filiera considerata.

La bilanciabilità deve verificarsi lungo tutti gli ordini di grandezza dell’economia reale: se vi è bilanciabilità a livello di sistema economico nazionale, ciò non significa affatto, per esempio, che vi sia automaticamente entro tutti i CEN che lo compongono. La massima bilanciabilità si raggiunge quando si eliminano tutte le lacune fra disponibilità teorica ed effettivo impiego degli ultimi ritrovati tecnico-scientifici nel processo di pianificabilità. In un socialismo maturo, bilanciabilità significa minimizzare gli attriti in qualsiasi fase del processo di produzione e riproduzione di beni e servizi, ovvero fluidificarne l’andamento. Bilanciabilità significa, conseguentemente, il massimo di risparmio materiale, energetico e di dati immateriali nei vari passaggi che si incontrano lungo le varie direttrici di sviluppo del sistema economico nel suo complesso.

Consideriamo ora due esempi per meglio chiarire la differenza fra bilanciabilità e proporzionalità. Nella sua rassegna «Il legno e la carta», A. Nikitin scrive: “Prendiamo, per esempio, l’indicatore di quanta carta e cartone si riescono a produrre da mille metri cubi di legname tondo: da noi 25 tonnellate, mentre in Paesi con una filiera più sviluppata dalle 80 alle 150 tonnellate”38. Cosa ci mostra questo indicatore? Assolutamente, per quanto detto finora, la proporzionalità. Già il legname tondo è il risultato di un’attività economica data e, da un punto di vista economico, gode già di una certa maturità, visto che partecipa a diverse filiere produttive, non solo la cartiera. In altre parole, come semilavorato esistono diverse alternative di destinazione, a seconda del prodotto finito da creare. Concentrandosi poi sulla filiera della carta, esistono diversi modi di produrla dalla cellulosa del legno, non solo integrandola in proporzioni variabili con altri prodotti, per esempio derivati dal riciclaggio, ma anche impiegando diverse tecniche produttive (chimica, meccanica, ecc.) con diverse rese di impiego e quindi diverse proporzioni non solo di materie prime, ma anche di risorse impiegate nel processo produttivo: tutto questo discorso non può che interessare la concezione stessa di proporzionalità nel processo produttivo alla luce dell’influenza che la composizione di diverse risorse in entrata infine scelta, esercita a sua volta sull’intera filiera e sulle filiere a essa collegata, fino a impattare in modo più o meno positivo e significativo sull’intero sistema. Questo è il socialismo maturo, questa è la corretta visione della legge economica fondamentale del socialismo.

Consideriamo ora un altro esempio. Nel servizio giornalistico «Lo spirito d’iniziativa è il sale dell’economia», N. I. Rogovskij nota: “Nelle foreste più ricche di risorse della RSFSR, il grado di riciclo (утилизация отходов) dei cascami dell’industria del legno oscilla fra lo 0% e il 43%, in Ucraina si attesta all’84%, in Bielorussia al 25% mentre, nello stepposo Kazachstan, arriva quasi al 100%!”39 È chiaro qui che si parla di bilanciabilità. In questo caso, la lacuna da colmare è tra sostanza estratta dalla natura in entrata nel CEN «Flora e fauna terrestri» e utilizzo della stessa per le lavorazioni successive. È chiaro che ciascuna Repubblica ha non solo diverse esigenze di cascami del legno, ma un diverso grado di disponibilità degli stessi. Ecco che in Kazachstan, a causa dell’enorme bisogno di legname a fronte della scarsità dello stesso, questa sproporzione (диспропорция) genera il grado massimo di bilanciabilità delle condizioni di funzionamento del sistema economico.

Così, bilanciabilità e proporzionalità rappresentano, rispettivamente, la determinazione quantitativa esterna e interna della pianificabilità. Ideale della bilanciabilità è la minimizzazione delle lacune fra le condizioni tecnico-materiali in entrata e uscita dal sistema, mentre la proporzionalità ideale è data dalla velocità massima di convergenza fra le due strutture dei beni e servizi prodotti e dei bisogni serviti dall’economia. Sono entrambi stati ideali e quindi impossibili da realizzare pienamente, tuttavia per una speciale attività socialmente utile, tipica del sistema economico socialistico, divengono obbiettivo a cui tendere ed espressione del grado di misura del proprio successo. Tale attività è definita e concentrata in un gruppo specializzato di elementi strutturali dell’economia sociale, ovvero nell’infrastruttura regolatrice. Chiameremo tale attività pianificazione (планирование), anche se essa interessa i risultati socialmente utili non di uno, ma di ben tre CEN dell’infrastruttura regolatrice: il CEN «Pianificazione», il CEN «Finanze» e il CEN «Approvvigionamento tecnico-materiale». La pianificazione emerge quindi come elemento guida del sistema di autoorganizzazione dell’economia socialistica.

Infine, quanto finora esposto e argomentato ci permette di avanzare una formulazione sulla natura della legge di sviluppo pianificato e proporzionale. Abbiamo fondati motivi per considerare che, nell’economia sociale del socialismo, agisca oggettivamente una legge di sviluppo bilanciato e proporzionato (закон сбалансированного и пропорционального развития), che costituisca la norma specifica di attuazione di quella proprietà oggettiva del sistema economico socialistico denominata pianificabilità.


Continua

Qui il primo capitolo, qui il secondo, qui il terzo

Note
1Viktor Rujkovič, “Ritratto di compositore (Портрет комозитора)”, Sovetskoe Foto, 1960, n° 4, pp 18-19.
2Ansel Adams, The Camera, Boston, New York Graphic Society, 1980, pp. 1-2.
3Dis. 14 “Schema principale di lavoro del sottosistema di previsione e diagnostica dei problemi «Radar». Jurii Ilič Černjak, L’analisi sistemica nella gestione economica (Системный анализ в управлении Экономикой), Moskva, Ekonomika, 1975, p. 183.
4Luciano Barca, “Programmazione”, Dizionario di politica economica, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 119.
5Ibidem, p. 120.
6Relatori BARCA, LEONARDI, e RAFFAELLI, di minoranza, Relazione della V commissione permanente (bilancio e partecipazioni statali), Camera dei Deputati, Atti, n. 2457, A-quater, presentata alla Presidenza il 29/09/1966, p. 9.
7Источником удовлетворения экономических потребностей является общественное богатство, совокупный общественный продукт, национальный доход. Общественное богатство представляет всю совокупность материальных благ, созданных трудом и накопленных обществом. Совокупный общественный продукт включает в себя все средства производства и предметы потребления, созданные в сфере материального производства за какой-либо период (обычно за год). Он образует фонд возмещения потребленных в процессе производства основных средств, основных и вспомогательных материалов, сырья, топлива, энергии; фонд накопления, т. е. расширения производства; фонд потребления работников сферы материального и нематериального производства. Таким образом, непосредственно для расширения производства и удовлетворения личных потребностей используется та часть совокупного общественного продукта, которая представлена вновь созданной стоимостью или национальным доходом. I. K. Smirnov, Tutto per il bene dell’essere umano (Все для блага человека), Leningrad, Lenizdat, 1981, p. 5.
8О возросших возможностях удовлетворения материальных и духовных потребностей советских людей свидетельствует прежде всего рост национального дохода. Он увеличился с 282 млрд. в 1970 году до 437 млрд. рублей в 1980-м. Валовой общественный продукт за этот же период возрос с 637 млрд. рублей до 1061 млрд. рублей, продукция промышленности — с 352 млрд. рублей до 627 млрд. рублей, а продукция сельского хозяйства (среднегодовое производство)—с 100,4 млрд. рублей до 123,7 млрд. рублей. Около трех четвертей национального дохода использовано на потребление. Если же учесть затраты на жилищное и социально-культурное строительство, то непосредственно на народное благосостояние направлено четыре пятых национального дохода. Ibidem, p. 25.
9Реальные доходы рабочих с учетом заработной платы без налогов, с добавлением пенсий, пособий, бесплатного обучения и других выплат и льгот в расчете на одного работающего были в 1979 году в 7,3 раза больше, чем в 1913 году. Реальные доходы трудящихся крестьян с учетом тех же льгот и выплат увеличились по сравнению с 1913 годом в 15,8 раза. По сравнению с 1940 годом реальные доходы в расчете на душу населения увеличились в 5,6 раза. Целенаправленная политика партии в области регулирования реальных доходов населения страны обеспечила существенное сближение доходов колхозников, рабочих и служащих. В 1965 году уровень первых по отношению ко вторым в расчете на члена семьи составлял 75%, а в 1979 году стал составлять 89%. Рост реальных доходов конкретно выражается в увеличении потребления основных продуктов питания, непродовольственных товаров промышленного производства, обеспеченности предметами культурно-бытового назначения длительного пользования, в улучшении жилищных условий, в росте разного рода услуг и т. д. Ibidem, p. 28
10Реальные доходы рабочих и служащих в расчете на одного работающего в 1979 году увеличились по сравнению с 1940 годом в 3,9 раза, а реальные доходы колхозников— в 6,7 раза. Ibidem, p. 32
11O прогрессивных изменениях в структуре потребления рабочего промышленности и колхозника свидетельствуют и изменения в структуре их семейных бюджетов. Если в 1940 году семья рабочего расходовала на питание 53,8% совокупного семейного дохода, а семья колхозника— 67,3%, то в 1979 году соответственно 31,8 и 35,7%. В 1940 году на приобретение тканей, одежды, обуви, мебели, предметов культуры и быта рабочие расходовали 12,8% семейного бюджета, а колхозники — 12,0%. В 1979 году расходы у рабочих по этой статье выросли до 22,2%, а у колхозников — до 21,8%. Значительно увеличилась накапливаемая часть доходов: она возросла у рабочих с 4,7% до 6,6%, а у колхозников — с 6,3 до 8,9%. Это нашло выражение в увеличении количества вкладчиков и вкладов в сберегательные кассы. Если в 1965 году число вкладов составляло 57,4 млн., а их общая сумма—18,7 млрд. рублей, то в 1979 году число вкладов увеличилось до 135,6 млн., а их сумма — до 146,2 млрд. рублей. Ibidem, p. 33
12При этом следует иметь в виду, что квартирная плата в СССР остается неизменной с 1928 года и не превышает в среднем 3% доходов в семьях рабочих. Ibidem, p. 36.
13Costituzione (Legge fondamentale) dell’URSS (Конституция (Основной Закон) Союза Советских Социалистических республик), Мosca, 1977, p. 10.
14Ibidem.
15Deng Xiaoping, “Permettere ad alcuni di diventare ricchi prima” (邓小平:让一部分人先富起来), http://cpc.people.com.cn/GB/34136/2569304.html
16Cfr. Paolo Selmi, Riportando tutto a casa. Appunti per un nuovo assalto al cielo, Besnate, SamIzdat, 2018, pp. 63-64. https://www.academia.edu/37305627/Riportando_tutto_a_casa._Appunti_per_un_nuovo_assalto_al_cielo
17N.I. Ryžkov e E.Ju. Spicyn negli studi dell’Università Pedagogica Statale di Mosca (MPGU): “Il mio percorso dalla Uralmaš al Gosplan dell’URSS” (Н.И.Рыжков и Е.Ю.Спицын в студии МПГУ. "Мой путь: от Уралмаша до Госплана СССР"), Kanal MPGU, 01/03/2019 (https://www.youtube.com/watch?v=eiITwlk1HcQ). Altri interessanti dettagli sono riportati nel primo incontro fra Ryžkov e Spicyn, datato 15 ottobre 2018: N.I. Ryžkov e E.Ju. Spicyn negli studi dell’Università Pedagogica Statale di Mosca (MPGU): “Il mio cuore è nel Donbass e all’Uralmaš(Н.И.Рыжков и Е.Ю.Спицын в студии МПГУ. "Мое сердце в Донбассе и на Уралмаше") Kanal MPGU, 15/10/2018 (https://www.youtube.com/watch?v=bLFrcp_Nv0c).
18A proposito di differenze fra modi di produzione notiamo, per esempio, come in questo campo noi tendiamo a unire agricoltura e alimentare in un’unica categoria, l’agro-alimentare. In questo caso, strutturalmente, i due comparti sono distinti (partenza e destinazione), proprio perché il criterio seguito segue una logica diversa, che articola razionalmente classificando i settori secondo funzioni e meccanismi analoghi, rendendo più facile delimitare campi d’azione e competenza e pianificare lavorazioni. N.d.T.
19Non posso fare a meno di notare come i cosiddetti Paesi sedicenti socialisti attuali, Cina in testa, si siano sviluppati e crescano con una dinamica esattamente opposta! Che, di socialismo, non ha nulla. Prima i container che escono e i dollari che entrano ai capitalisti locali, poi i consumi locali! Ampia materia su cui riflettere. Questa è la lezione dei sovietici al resto del mondo. Questo è il loro lascito. Con un’economia e standard economici e di prodotto che oggi, a quasi mezzo secolo dalla pubblicazione di questo libro, farebbero sorridere. N.d.T.
20Una scuola tecnica che prepari ingegneri, specialisti che siano in grado di rapportarsi a trecentosessanta gradi con l’ambiente circostante! Che non lavorino col paraocchi e a compartimenti stagni! Che abbiano magari anche una formazione di tipo umanistico! Questo si lamenta non essere ancora totalmente realizzato… era un altro mondo, decisamente. N.d.T.
21È questo un passaggio logico fondamentale. Il capitalismo, lo abbiamo visto storicamente nel secolo scorso, è sistema imperfetto per eccellenza in quanto, sin dalla fase di accumulazione primitiva di capitale, genera sproporzioni: non solo in termini di ricchezza accumulata (i 26 faraoni che guadagnano da soli come l’altra metà più povera del pianeta del rapporto Oxfam 2019), ma anche in termini di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi. A questo si ovvia calmierando in due maniere: bastone e carota, poliziotto cattivo e poliziotto buono. In assenza di un movimento di classe organizzato e di una contestuale coscienza di classe, la ricetta sembra funzionare perché il punto di rottura è continuamente spostato a piacimento e convenienza del capitale, rimasto detentore dell’unica ideologia vincitrice ed realmente esistente, quella borghese capitalistica, sia essa nella variante statunitense, europea, russa, sudamericana, cinese, indiana, sudafricana, maghrebina, ecc. Anzi, l’attuale tendenza in corso di una sempre maggiore accumulazione da un lato e un sempre maggiore impoverimento dall’altro, mostra come il capitalismo più neppure si ponga il problema di una razionalizzazione, piuttosto che di una produzione, una distribuzione e un consumo “sostenibili”. Gli unici due punti di rottura, che nessuna menzogna globale può nascondere, ma solo sotterrare sotto cumuli di illusioni, sono la barbarie capitalistica sempre maggiore, valvola di sfogo della crescente sottoproletarizzazione dell’umanità intera, e il collasso ambientale del pianeta su cui viviamo, ridotto a pattumiera, degno habitat dell’essere antropomorfo che così lo ha ridotto. A questo, Syroežin sembra non stancarsi mai di ripeterle, non si risponde con il ritorno a un socialismo di tipo comunitaristico-primitivo. I rapporti sociali sono troppo complessi perché lo possa reggere. Occorre un socialismo maturo, sorretto da una matura coscienza di classe. N.d.T.
22In altre parole, l’ingiustizia sociale e qualsiasi tipo di anomalia è intollerabile, a differenza del modo capitalistico di produzione che si comporta esattamente nel sistema opposto. N.d.T.
23Sottolineato e grassetto degli ultimi due paragrafi miei, per sottolineare la crucialità del passaggio logico affrontato. N.d.T.
24Anche in questo caso, il grassetto è mio, a significare come per l’Autore la pianificabilità non sia data da manovre improvvise, arbitrarie, diciamolo pure, raffazzonate quando non improvvisate. Naturalmente, in caso di emergenza bisogna essere pronti a tutto: ma la vita non è una continua emergenza, il grano non è una battaglia, il cittadino sovietico non deve dormire col moschetto sotto il letto. Nessuno strappo improvviso, nessuna rottura, ma un incedere continuo, coerente nel complesso e armonico fra le parti, tipico di una precisa architettura economica di pace, di sviluppo, di progresso, di eguaglianza e giustizia, di tutti e per tutti: questo continua a ripeterci a ogni piè sospinto. N.d.T.
25È questo un altro snodo focale. Nel momento in cui la sfera infrastrutturale interviene nel ciclo economico, così come quando raddrizza il piano inclinato creatosi, allo stesso modo anche per crearlo artificialmente, consapevolmente, al fine di condurre il sistema economico a un grado qualitativamente migliore di sviluppo, sia in termini di innovazione tecnologica, che di autoorganizzazione, ecco che tali interventi diretti, tali – temporanei – squilibri generati non sono negativi. Il loro carattere finalistico, pianificato, garantisce l’estrema trasparenza dell’operazione (legge di autoorganizzazione interna, arriva il nostro a definirla) da qualsiasi arbitrarietà ed eccesso di scompensi. L’esatto opposto di quanto accadde durante la cosiddetta “perestrojka”! Ecco un altro nodo focale importante di cui tener conto nelle analisi future. N.d.T.
26Qualcosa, purtroppo, rimasto sulla carta. Verrebbe da pensare a cosa sarebbe successo se, seguendo questo progetto, oggi, si riuscisse a unificare in maniera telematica l’intero sistema di raccolta ed elaborazione dati, classificarli, incrociarli, estrapolarne tendenze e misurare qualità, entità e localizzazione dei bisogni, immediati e non. N.d.T.
27Leggi scarsa flessibilità nella concessione di credito e nell’utilizzo di altre leve (monetarie, fiscali, ecc.) di possibile impiego nella sfera degli investimenti. N.d.T.
28È questo un altro concetto chiave. Il reddito netto è il centro su cui convergono tutti gli interessi economici, collettivi e personali, in assenza di mercato e di accumulazione capitalistica. Sulla nozione di reddito netto occorrerà lavorare in fase di introduzione [N.d.T]
29Anche in questo caso, un Paese con supermiliardari da un lato e migranti irregolari baraccati ai margini delle grandi metropoli, può dirsi tutto fuorché socialista [N.d.T].
30In particolare, tale sistema, ideato dallo stesso Syroežin, è spiegato dettagliatamente nel suo manuale: I. M. Syroežin, Perfezionamento del sistema di indicatori di efficacia e qualità (Совершенствование системы показателей эффективности и качества), Moskva, Ekonomika, 1980, pp. 93 e segg.
31Am Ende des Arbeitsprozesses kommt ein Resultat heraus, das beim Beginn desselben schon in der Vorstellung des Arbeiters, also schon ideell vorhanden war. Karl Marx, Das Kapital, Bd. I, Dritter Abschnitt, “Die Produktion des absoluten Mehrwerts”, Fünftes kapitel, “Arbeitsprozeß und Verwertungsprozeß”, Berlin/DDR, Dietz Verlag, 1968, p. 193. Testo italiano (trad. Maria Luisa Boggeri) da Karl Marx, Il Capitale, Critica dell’economia politica, Libro I, Terza sezione “La produzione del plusvalore assoluto, V capitolo “Processo lavorativo e processo di valorizzazione”, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 212.
32Chiaramente, dal momento che solo nelle versioni autoproclamatesi “socialistiche” successive alla sovietica, dalla Cina in avanti, il capitalismo e la sua legge fondamentale, che vede nel profitto il motore principale di tutto, hanno preso piede fino a prendersi tutto il resto del corpo. N.d.T.
33Chiedere per credere a un capitalista cosa significhi per lui “lavoro produttivo” e confrontarlo con questa descrizione. Ancora una volta, la logica completamente diversa, diametralmente opposta, del modo socialistico di produzione rispetto a quello capitalistico salta all’occhio anche dei più distratti. Appare chiaro il ruolo fondamentale dato dalla proprietà completamente sociale dei mezzi di produzione e, pertanto, dall’abolizione completa del Capitale, inteso marxisticamente come rapporto sociale. Abolito il Capitale, un lavoro diviene produttivo secondo criteri diametralmente opposti a quelli con cui oggi lo si valuta in OGNI parte del globo, ivi compresi quei Paesi se-dicenti socialistici. N.d.T.
34Non è detto che vi sia trasferimento di denaro. N.d.T.
35V. Dunaeva, “La legge dello sviluppo pianificato e proporzionale dell’economia nelle condizioni di un socialismo maturo (Закон планомерного, пропорционального развития народного хозяйства в условиях зрелого социализма)”, Voprosy ekonomiki, 1981, n. 1, p. 126.
36Ibidem, p. 120.
37Ciò perché uno sviluppo può essere proporzionato ma non bilanciato, così come l’opposto: torna in mente l’esempio della filiera dei pomodori; in entrambi i casi sopra citati i risultati ottenuti non saranno all’altezza delle esigenze di un socialismo maturo, perché non riusciranno a soddisfare appieno i bisogni sociali a essi correlati. Il crescente grado di complessità metterà i due termini necessariamente in in contraddizione, e sarà allora che il decisore dovrà operare delle scelte, individuando quelle ottimali ad avvicinare la struttura dei risultati a quella dei bisogni. N.d.T.
38A. Nikitin, “Il legno e la carta” («Лес и бумага»), Pravda, 13 ottobre 1980.
39N. I. Rogovskij, “Lo spirito d’iniziativa è il sale dell’economia” (Предприимчивость — соль экономики), EKO, 1980, n° 5, pp. 58-59.
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Comments   

#1 Paolo Selmi 2019-03-29 14:50
Ancora un grosso GRAZIE a Tonino per la preziosa ospitalità e collaborazione, oltre che per la pazienza con cui ogni due, tre mesi rammenda e ricuce grafici, immagini, tabelle per cercare di adattarle all'impaginazione del sito.

Con questa fatica si conclude la PRIMA parte del libro di Syroezin, quella sulla PIANIFICABILITA'. Per comodità l'ho raccolta in un unico file pubblicamente disponibile qui:
https://www.academia.edu/38614456/La_semina_e_il_raccolto._Ricerche_analisi_e_traduzione_integrale_di_Pianificabilit%C3%A0_pianificazione_piano_di_Ivan_Michajlovi%C4%8D_Syroe%C5%BEin_I_parte

Ora si entra nella II parte, quella sulla PIANIFICAZIONE. Le ho solo dato una scorsa, perché la lettura (so che non si deve fare così, ma il tempo è quello che è, purtroppo) precede di poco la traduzione, ma già promette bene. Spero solo di tenere il passo del péloton, come si dice nel ciclismo, perché oggi anche un'andatura "blanda" di 40 di media è per me, tra lavoro e impegni familiari, già l'andatura di gara. Di andare in fuga, purtroppo, non se ne parla. Fuor di metafora, spero di continuare a mantenere tempi di traduzione, analisi, studio e rielaborazione accettabili. Il "fondo atletico", per fortuna, non manca.

Ancora grazie a tutti e a tutti buona lettura!
Paolo Selmi
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