sinistra

Lavoratori e classe operaia mondiale

di Karlo Raveli

manif fernandesHo trovato nell’interessante articolo di Curcio ‘Capitalismo digitale. Controllo, mappe culturali e sapere procedurale’ diversi ingredienti importanti per una riscoperta del SENSO e del POTERE politico del concetto marxiano di classe. Come strumento teorico necessario e forse indispensabile per poter finalmente transitare a una tappa storica decente dell’umanità, prima che si autoestingua nel crescendo attuale di brutalità ecologiche e sociali.

Tra questi elementi ne sceglierò qui di seguito solo un paio, attorno ai temi della proprietà e dell’alienazione. Per tentare di scoperchiare ancora una volta il corpo mummificato di quella “classe lavoratrice” (che NON È una classe) intrappolata nei feretri teorici di tutte le ideologie marxiste lavoriste. Cioè di coloro “per i quali oggi arranchiamo nella difficoltà di non applicare, in una maniera ingenua o pigra, le chiavi interpretative che si sono sviluppate nell’Ottocento e nel Novecento”.

Infatti tra tutti i bei mattoni posti in risalto dall’articolo, almeno un paio rimettono in evidenza – quasi involontariamente direi – due dei TRE pilastri essenziali del discorso originale marxiano sulla classe: l’appropriazione privata dei beni comuni – da parte di esigue minoranze al potere – ed i processi d’alienazione con cui riproducono i loro valori e sistema. Mentre che il terzo pilastro della concezione marxiana di ‘classe operaia’ è il lavoro salariato, lo sfruttamento, il furto sistemico del plusvalore dell’attività altrui, come sappiamo a dismisura. Cioè quel pilone che la tradizione riformista, marxista, lavorista, evangelista, sindacalista, terzinternazionalista…. ha utilizzato per delimitare una classe inesistente, illusoria: quella del solo settore lavoratore salariato dell’integrale Classe Operaia.

 

La proprietà

Cominciamo dal primo pilastro fondamentale, la proprietà. Basilare da un punto di vista storico, tanto per cominciare, visto che si va via via disponendo sotto varie forme “private” fin dalla più o meno famosa “rivoluzione” neolitica. Assieme tra l’altro all’altrettanto nefasto PATRIARCATO – e questo rapporto proprietà-patriarcato non è solo Marx a scordarlo qualche volta… -.

Scrive infatti Curcio nell’articolo ‘Capitalismo digitale. Controllo, mappe culturali e sapere procedurale’, poco dopo il paragrafo che inizia con “Guardiamo ora la microfisica del potere”, le due seguenti riflessioni legate precisamente all’espropriazione e privatizzazione proprietaria:

“Siamo dentro una situazione in cui delle imprese, proprietarie dei brevetti e degli strumenti che utilizziamo (“ricevono” = espropriano) un patrimonio di informazioni che hanno la caratteristica di essere trasformazioni del (nostro) atto; in una parola, ‘dati’. Che non sono (più) nostri. Noi abbiamo fatto una produzione di un dato e l’abbiamo consegnata ai proprietari del dispositivo, i quali l’hanno inserita nei loro armadi e a questo punto hanno un patrimonio di migliaia di dati ogni giorno, su cui faranno operazioni di varia natura: di ricerca, commerciali, economiche, li venderanno ecc.”

E più avanti la seconda:

“Se guardiamo questo meccanismo da un punto di vista di classe (…) ci troviamo quindi (...) all’interno di un panorama in cui oggi nel mondo miliardi di persone stanno producendo gratuitamente plusvalore per aziende capitalistiche, che sono proprietarie non solo delle tecnologie ma anche dei dispositivi tecnologi”, ecc.

Sennonché e purtroppo, leggendo entrambi i frammenti al completo, risulta in modo chiaro come l’autore resti pur sempre prigioniero (potremmo anche aggiungere: fin dai “vecchi tempi”) delle categorie lavoriste del sistema, della produzione capitalista e del saccheggio del plusvalore.

Cioè: la prima questione determinante per la concezione della classe, la PROPRIETÀ, viene di fatto elusa come tale. Ed ecco allora che la classe si riduce, o si può in sostanza ridurre, al suo solo settore o figura collettiva dei lavoratori, o dei produttori salariati di valore.

Mentre che la classe operaia è ben altro! Come scrivevo all’inizio: quantomeno nel SENSO e POTERE del concetto originale marxiano di classe. E non dei molti derivati marxisti; certo appoggiati su determinate prescrizioni politiche congiunturali di Marx per il secolo XIX, oggi indifendibili.

(Quindi dobbiamo pur saper superare l’alienante sinonimia dei due termini, lavoratore ed operaio !!!!!!!).

 

Le alienazioni

Passiamo ora all’altro pilastro marxiano fondamentale del concetto di classe, l’alienazione.

E lo farò a partire da questo eccellente frammento di Curcio che troviamo poco dopo, a metà articolo:

(Il potere) “riesce a costruire delle rappresentazioni delle situazioni, tali che le persone dominate le facciano proprie, ecco che i dominati non confliggeranno più con il potere, ma utilizzeranno le sue stesse rappresentazioni per spiegarsi la propria situazione e accettarla.Da qui noi leggiamo la funzione della scuola, degli intellettuali, degli apparati culturali, dei giornali, dei catechismi, delle scuole di partito ecc., perché ogni gruppo di potere deve costruire delle rappresentazioni che in qualche misura facciano presa sulle persone”

(…) “ogni gruppo di potere deve costruire delle rappresentazioni che in qualche misura facciano presa sulle persone; con McLuhan poi il ragionamento si è allargato ai media, come base della trasformazione dei modi di vedere e di concettualizzare la realtà.”

Rivelando però subito dopo e di nuovo (con: “oggi questo discorso lo possiamo prendere e buttare alle ortiche”) che l’aspetto d’ALIENAZIONE nel cui contesto dobbiamo inquadrare questi fenomeni, viene a sua volta sussunto dalle leggi e dal più stretto ambito dello sfruttamento (del lavoro, si dice…). Quando invece tutte queste forme, meccanismi e processi d’alienazione – moltiplicati oggi dalle nuove tecnologie! - SONO PREVI, PREVENTIVI, rispetto al terzo pilastro di definizione marxiana della classe: la necessità/soluzione personale del lavoro salariato.

Perché senza alienazioni, e naturalmente proprietà capitaliste, non si spiega questo terzo costituente, l’ammissione della condanna allo sfruttamento salariato!

Allora Curcio, certo che questi stessi nuovi strumenti d’alienazione sono ormai indispensabili anche “sul lavoro”, nelle nuove o vecchie macchine produttive plusvaloriste; ma guai a lasciar cadere tutte e tre assieme le chiavi marxiane di definizione della situazione di classe:

proprietà, alienazione e poi sfruttamento del lavoro più o meno salariato.

Proprio perché – ora partendo dalla pratica politica - solamente assumendo (per le lotte, ma certo!) tutte le componenti della CLASSE OPERAIA (oltre ai suoi SETTORI lavoratori la disoccupazione ed i mondi in espansione della precarietà e dei migranti, e poi dei o delle “riproduttrici della specie...” e delle cure, di gran parte degli autonomi, pensionati, studenti e ricercatori e un lungo eccetera OPERAIO) possiamo intendere e colpire pienamente il senso, valore e potere dell’appropriazione dei beni comuni naturali, artificiali, “virtuali”…, primo pilastro; e poi del secondo: tutte le manifestazioni dell’alienazione umana, nuove (digitali) ed antiche.

Parlo di intendere e logicamente di sviluppare appieno nelle lotte. Ed ecco quindi oggi (lasciandoci dietro le ideologie marxiste lavoriste) la vera chiave della lotta di classe, costituzionale del sistema: la necessità di una nuova “direzione strategica” di tutti i possibili movimenti (quindi anche l’ecologia, la lotta antipatriarcale, linguistico-culturale (*), ecc.) di questa dimensione operaia generale. Che è poi ormai una grandezza MONDIALE COERENTE, di CLASSE OPERAIA MONDIALE; all’interno di ciò che chiamavamo proletariato mondiale. Ma senza confonderle. Pur con tutte le sue infinite estensioni e composizioni statali (quasi 200), nazionali (più di 5000 !), regionali, particolari o generali. Da studiare e muovere in modo prassistico per il superamento di questa violenta preistoria capitalista dell’umanità.

Sviluppandone le contraddittorietà - orizzontali e verticali - verso una coerenza operaia il più possibile perspicace rispetto agli spazi, il tempo e l’informazione. Oggi un sogno o previsione di Marx realizzabile, proprio grazie al generale sviluppo del sistema, ogni volta mondialmente più omogeneo. Quindi per approfondire e sprigionare politiche globali o combinate di lotta di classe antagonistiche al Capitale; non integrabili come il lavorismo ed il produttivismo, o il femminismo dei ‘diritti’ e l'ambientalismo assistenziale ed ogni riformismo sistemico, votocratico e partecipativo.

Ciò che tra l’altro ci permetterà di superare il tremendo tranello delle sociologie sistemiche e sinistrose che includono ed annullano nelle cosiddette “classi medie” molti settori di classe operaia. Cioè veri e propri settori operai alienati (ipotecati) alle massime quote, soprattutto. In gran parte intimamente ed individualmente capitalizzati all'interno del sistema. Magari come cooperativisti. Con il ‘cuore’ nei risaputi spezzoni di proprietà, casa, auto, mode, vacanze tropicali... Quindi nell’ AVERE contro l’Essere; umano e di classe.

Allo stesso tempo che finalmente, con questa marxiana pulizia, riusciamo ad assegnare alle crescenti figure precarie della classe il ruolo centrale di lotta che potrebbero assumere. Proprio come manifestazioni odierne molto coerenti della condizione operaia generale. Una insicura tangibilità sociale instaurata dalla politica neoliberista fin dagli anni 80, poi aggravata dalla posteriore e ancor più aggressiva offensiva che ci obbligano a denominare “crisi”. Un’altra eccelsa e suggestiva alienazione!

Infatti: più operaio di un precario non c’è nessuno! Ed ecco rotta la sinonimia e riproposto come soggetto chiave l’operaio in sè e per sè, potenziale operatore di comunismo.

Riuscendo quindi a trasformare questa dura tattica neoliberista anti-operaia, la dilagante precarietà, in un’arma principale per rivolgervisi contro. E cavare finalmente la tomba del Capitale, una buona volta.


(*) Vedi per es.: “Clase obrera e internacionalismo indígena”. 

[n.d.r. per comprendere meglio il senso di questo articolo si consiglia di leggere i seguenti interventi di Karlo Raveli:
Verso la metamorfosi completa dell'“operaio” sociale
Ilva: (ri)sorge il paradigma radicale
Con il laburismo italiano vince Marchionne... Ma forse non in Egitto
Precarietà operaia: leva decisiva per l'affossamento del capitalismo?
Predicando nel deserto laburista]

Aggiungi commento

Saranno eliminati tutti i commenti contenenti insulti o accuse non motivate verso chiunque.


Codice di sicurezza
Aggiorna