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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Nella narrativa della strategia della paura, che domina i media di regime, è evidente la volontà di perpetuare il conflitto orizzontale tra giovanissimi "violenti spaccavetrine", possibilmente di origine islamica, e "onesti piccoli negozianti" che ogni mattina con sacrificio e abnegazione alzano le saracinesche per sopravvivere. Ma è davvero così? Abbiamo cercato di individuare i centri commerciali della Milano da bere, in zona ZTL, che lamentano più danni al patrimonio. Abbiamo scoperto che si tratta di multinazionali, che non hanno sede...
Lo scorso weekend è stato caratterizzato da giornate di mobilitazione e conflittualità che, perlomeno in Italia, hanno assunto caratteri inediti. Gigi Roggero propone alcuni elementi di riflessione, anzitutto sottraendo quanto accaduto al provincialismo del dibattito italiano e ricollocandolo nel contesto delle metropoli globali, da Parigi a Londra, fino a Los Angeles, attraversate da forme di rivolta che si diffondono anche attraverso il contagio comunicativo dei social network. A partire da qui, pone una questione politica centrale: le...
Il diritto di manifestazione è una di quelle enunciazioni fumose che nessuna carta costituzionale si fa mancare. L’inghippo sta nel limitare il diritto al manifestare “pacificamente”, come se chi organizza una manifestazione avesse lui la gestione e il controllo dell’ordine pubblico; anzi, se si allestisce un servizio d’ordine allo scopo di impedire l’infiltrazione di provocatori, già per questo ci si mette fuori della legalità. Il controllo e la gestione dell’ordine pubblico spetterebbero esclusivamente alla polizia, che però è a sua volta...
Era il 5 settembre 2025 e i primi nove mesi di possesso del Pentagono avevano confermato la sua sensazione che la struttura di vertice delle Forze armate statunitensi mancasse di mordente. Nonostante gli show di bullismo del suo predecessore Austin, anche al Pentagono tirava la stessa aria euforica del Dipartimento di Stato: birra e chitarra rock con quattro amici al pub di Kiev. Vinceremo e chi perde paga le consumazioni. Bisognava segnalare al mondo, ma soprattutto alle forze armate stesse, che la musica doveva cambiare. Anche Trump aveva...
La legge di bilancio ipotizzata dal governo Meloni assommerebbe a circa 23 miliardi, praticamente nulla, visto che ben oltre la metà serve solo a rifinanziare le misure, come il taglio del cuneo fiscale, introdotte una tantum. E' chiaro, alla luce di ciò, che serve una concreta alternativa. Provo a spiegarmi meglio. La stesura della Legge di Bilancio rappresenta annualmente il momento di massima sintesi politica ed economica per il Paese, eppure la sua costruzione si rivela sempre più un esercizio di bilanciamento estremo, imbrigliata com'è...
Qualcosa si muove nella direzione di porre fine alla guerra in Ucraina. Non è detto che arrivi al traguardo, ma si muove… Il fatto accertato più evidente è la denuncia quotidiana che Zelenskij fa dopo ogni bombardamento: “i nostri alleati non ci hanno avvertito e dato il tempo di lanciare l’allarme”, ossia far scendere nei rifugi la popolazione e soprattutto i vertici di Kiev. “Gli alleati” in questione sono però uno solo: gli Stati Uniti. Il sistema di assistenza e sorveglianza satellitare è Starlink, che è indispensabile sia per guidare gli...
Come ogni volta quando ci sono scontri e violenze contro cose o persone nel corso di manifestazioni pubbliche, mentre da destra si invoca il pugno di ferro come panacea universale, da più parti a sinistra viene evocata la presenza di infiltrati della polizia o di altri settori dello Stato come causa degli incidenti. Oggi, inoltre, va di moda, specie a destra ma non solo, una versione modernizzata della teoria degli infiltrati: i disordini sarebbero dovuti alla guerra ibrida condotta da entità statali ostili, come hanno affermato in Italia il...
Napoli è una città che tende alla sineddoche, alla mise en abyme, alla generalizzazione: lo dimostra il suo stesso nome, perché nel chiamarsi “città nuova” tende a considerarsi città par excellence, sottolineando quella sua irriducibilità che in tanti nel corso del tempo hanno provato a rivendicare. Prendiamo un esempio paradigmatico: diceva Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista (1977) che l’uomo produttivo, ossia “il milanese”, preferisce la doccia perché consuma meno acqua, meno tempo e si lava meglio, campione di efficientismo. “Il...
Pubblichiamo la traduzione di un’analisi che ci è sembrata tra le migliori delle lotte degli studenti delle scuole francesi, anche se ormai la situazione si è andata via via sviluppando fino alla grandiosa manifestazione di sabato 17 ottobre, sulla quale abbiamo raccolto le prime impressioni di chi l’ha vissuta. Era stata indetta da tempo e aveva come ragione di fondo l’aggravarsi della condizione di vita a seguito dell’inflazione. Nel frattempo però scoppia, inattesa e soprattutto imprevedibile nelle modalità e nella composizione, la lotta...
Sopprimiamo la tentazione di dire “l’avevamo detto”. Quando una classe dirigente senza leve economiche del comando si trova ad affrontare un’insorgenza sociale di grandi dimensioni l’unica cosa che viene in mente è il ricorso alla polizia. Anzi, addirittura all’esercito… Succede anche dopo il lungo weekend tra Milano, Torino e Bologna, ma in questo momento è Milano l’epicentro politico della “nuova ondata sociale”, misconosciuta, sottovalutata, e ancora negata da chi si rifiuta persino di capire da dove sia venuta fuori. Hanno solo un...
Ieri il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si è recato in Iran dove si è incontrato con il suo omologo Abbas Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian. In agenda impedire la ripresa di una guerra di larga scala da parte di Israele e Stati Uniti. Non è la prima volta che la Russia tenta chiudere la pericolosa/disastrosa querelle iraniana, ma stavolta è diverso perché Lavrov giunge a Teheran sull’onda della telefonata tra Putin e Trump di venerdì 9 ottobre, nella quale i due presidenti hanno parlato anche del conflitto iraniano e perché...
Ma cosa si aspettavano, che una massa di giovani relegati nelle periferie delle cittadelle del lusso, ridotti a eccedenze produttive o a manovalanza precaria, potessero accettare un presente di miseria con l’ascensore sociale non bloccato, ma sbarrato con violenza e un futuro fatto di nulla con la guerra, senza reagire? Chi ha fatto questi calcoli, che non sono calcoli ma diktat dettati dai vertici del potere imperialista finanziario e multinazionale, li ha proprio sbagliati: ma il pilota automatico si sa, non è come le city car di ultima...
19 ottobre. Che ansia, che tormento agita le fragili cristiane coscienze delle cancellerie euro-atlantiste, al pensiero di come il loro pupillo, personificazione del vallo euroliberale che si erge contro le “autocrazie asiatiche”, sia stato lasciato solo e indifeso dalle sconsiderate decisioni della Casa Bianca. L'impellente imperativo è quello di sostituire l'infido alleato yankee nel sostegno alla junta nazigolpista di Kiev e assumere, con ciò stesso, l'impegno a fare da muro alla “postura” - un termine che, nella nuova lingua liberale, fa...
Prevengo i commenti. Ma perché perdi tempo con Veneziani? Perché ne parli? Per un motivo semplice: l’egemonia. Vi ricordo che queste persone indottrinano anche chi governa; questi discorsi ve li ritroverete in Valditara e Meloni. Vi ricordo che queste persone, alla fine, approvano tagli e finanziarie. Il ruolo degli “intellettuali” è svuotare di senso le rivendicazioni materiali. Leggasi: arrampicarsi sugli specchi e dare la colpa a tutti/e tranne che a se stessi. «La rivendicazione economica è fuorviante», sentenzia Marcello Veneziani dalle...
“Ricostruire la base produttiva europea” è la frase che circola in ogni documento della Commissione europea. È un riflesso verbale che non impegna nessuno. Non dice quali industrie, con quali soldi, in quanto tempo, contro quali interessi. È una formula di copertura, non un programma. Il suo uso più recente è nel braccio di ferro con Pechino. Bruxelles ha scoperto, con dieci anni di ritardo, che il deficit commerciale con la Cina corre al ritmo di 1 miliardo al giorno. Minaccia salvaguardie sulle auto ibride, quote sull’acciaio, condizioni...
Parliamo delle vetrine, quel velo ideologico del commercio che ci fa salivare come cani di Pavlov al suono della campanella, quella nebbia di cristallo dove si vede e non si vede la reificazione che si incontra/scontra con l’ideologia borghese che critica il sistema finché qualcuno non lo tocca e lo mette sul serio in discussione. Insomma quel vetro che segna il limite tra chi ha e chi non ha, o meglio tra chi è e chi non è. La dinamica del velo che frena la pulsione, lo squarcio dietro al quale non si vuol vedere ciò che quel vetro nasconde:...
La sorpresa sta già nel fatto che ci si riesca a sorprendere. Anche ieri “Milano centro” è stata attraversata da gruppi di giovani che alla fine si sono scontrati con la polizia. La quale – dopo che evidentemente erano stati monitorati i social più utilizzati per la giornata di sabato – fin dalla mattina aveva cominciato a filtrare l’accesso al centro sulla base di due criteri piuttosto indicativi: chi indossava felpe con cappuccio e chi si porta dietro un colore di pelle un po’ diverso. Scene tra il comico e il tragico, con proteste...
“Il tempo”, scrive in L’evoluzione creatrice (1907) il più geniale filosofo della scienza del ventesimo secolo, Henri Bergson, “è invenzione”. In effetti, così prosegue il filosofo francese, “non appena ci si ritrova in presenza della durata vera, si vede che essa significa creazione”; una creazione che coincide con la “vita del reale”. Si tratta di una vita, è questo il punto forse più attuale del libro di Bergson, che evidentemente è molto più ampia di quella che ancora chiamiamo in senso assai più ristretto “vita”. Si tratta di una vita...
Che la libreria Feltrinelli, antico emblema della cultura antagonista italiana, venga devastata, durante una rivolta giovanile, possiede una sua ironia dialettica. Sono vent’anni che evito quelle librerie. Avete visto cosa espongono in vetrina? La conoscenza definitivamente sussunta nell’industria culturale, l’antagonismo convertito in valore di scambio. Adorno e Horkheimer hanno perso, e noi con loro. Del resto, è piuttosto facile mercificare Che Guevara sulle magliette e poi indignarsi quando una generazione, sottoposta a decenni di...
E’ difficile sottovalutare la portata dell’ingresso in campo degli studenti italiani avvenuto ieri in modo così clamoroso da costringere persino alcuni telegiornali Rai a metterlo come prima notizia. Mentana e La7, i presunti “progressisti” dell’”informazione indipendente”, sono invece riusciti nell’impresa di far peggio della Rai. In entrambi i casi le fumose “tensioni tra studenti e polizia” non sono riuscite stavolta a nascondere la portata della mobilitazione. E pure gli “incappucciati” che si muovono esattamente come i governi europei...
«Vedo nuvoloni all’orizzonte», avverte Giorgetti. Omettendo che le danze sue e di Meloni stanno contribuendo non poco a incupire i cieli. Dopo vari tentativi falliti, a fine 2026 il deficit pubblico dovrebbe finalmente andare sotto il fatidico 3% del Pil. Ma il ministro ammette che negli anni successivi il disavanzo oltrepasserà di nuovo la soglia. L’uscita dalla procedura di infrazione dunque si allontana. Scomodo lascito per il governo prossimo venturo. È uno dei pochi punti fermi della manovra di bilancio, per altri versi ancora avvolta...
Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia. Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope....
La Guerra fredda non è stata solo una questione di missili, spie e sbarramenti militari. Quello che la storiografia ufficiale spesso dimentica — o finge di non vedere — è che la battaglia più feroce e decisiva si è combattuta direttamente dentro le teste delle persone. Gli Stati Uniti non si sono accontentati di dominare il mondo con la forza delle armi e il peso del dollaro: hanno voluto plasmare le categorie stesse con cui le società occidentali interpretano la realtà, ridefinendo da cima a fondo ciò che è desiderabile, accettabile o anche...
Nel Landtag della Sassonia-Anhalt in Germania si è verificato un passaggio politico fondamentale che potrebbe segnare una svolta duratura per l’intero panorama politico tedesco e che, forse, potrebbe insegnare qualcosa anche nel resto d’Europa. Con l’approvazione di una mozione presentata dal BSW insieme all’AfD – rispettivamente il partito della sinistra patriottica fondato da Sahra Wagenknecht e il partito nazionalista di destra accusato di “fascismo” – il parlamento regionale ha formalmente impegnato il governo del Land a farsi promotore...
L'establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l'Europa. La falsa élite che attualmente governa in molti Paesi europei e nell'Unione Europea a Bruxelles è determinata a scatenare una guerra contro la Russia. Sfortunatamente per loro i cittadini su cui governano non hanno alcun interesse al riguardo e i leader stanno quindi conducendo una massiccia campagna propagandistica per far cambiare loro idea. Stanno seguendo la linea tracciata da Hillary Clinton che dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2016 contro Donald Trump...
CANDELA (FOGGIA) – Il sit-in è cominciato questa mattina alle cinque. Gli agricoltori e gli autotrasportatori che presidiano il casello autostradale per Napoli e Pescara con tir e trattori stanno accanto a due pattuglie dei Carabinieri e della Polizia stradale. Nessun ostacolo alle autovetture. Non vengono fatti passare solo i mezzi pesanti. Ma se qualche camionista insiste, lo lasciano andare. «Deve essere una protesta efficace – dicono i manifestanti -. Non dobbiamo permettere che il problema, che è economico e sociale, diventi un problema...
È un po’ di tempo che non riesco a occuparmi dei conflitti in corso in Europa e in Medio Oriente, in quanto ho voluto privilegiare lo spazio mediatico e il controllo della narrativa, il soft power, che ha oggi un ruolo essenziale nell’orientamento della politica interna e internazionale. Gli storici che dovranno un giorno soffermarsi sulla guerra suicida europea, sullo sterminio del popolo ucraino, come sul genocidio palestinese, sottolineeranno le responsabilità dei giornalisti e degli accademici che sono riusciti a normalizzare la guerra e...
Prima le sanzioni finanziarie contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, e contro alcuni giudici della Corte penale internazionale. Poi, il 26 agosto, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nella sua lista nera anche Autistici/Inventati, il collettivo italiano che dal 2001 offre servizi digitali ad attivisti e associazioni. Una decisione che ha costretto Banca Etica a sospendere e poi chiudere il conto dell’associazione, per non incorrere a sua volta nelle sanzioni....
Negli ultimi anni, a livello comunicativo, mediatico e sui social, si assiste a quella che con una certa approssimazione potremmo definire una spirale inflattiva dell'analogia coi regimi autoritari del XX secolo. Sia ben chiaro che chi scrive, anche e non solo per tradizione familiare, non ha nessuna simpatia, o per meglio dire nutre una profonda avversione, per quei sistemi politici, all’origine di derive autoritarie e repressive e di atrocità di vario genere, ma qui quello che vorremmo cercare di porre in evidenza è una riflessione sul...
Tra le quattro principali nazioni dell’Europa continentale negli ultimi trenta anni l’Italia è stata sicuramente la più stagnante, a fronte di paesi come Germania, Francia e Spagna, che hanno invece presentato un quadro di maggiore dinamicità economica e salariale. La cronicità della stagnazione italiana spiega anche perché non stia subendo le stesse fibrillazioni sociali che oggi attraversano gli altri tre maggiori paesi europei. Ma non va neppure sottovalutata la capacità dell’oligarchia nostrana di surrogare il conflitto sociale reale con...
Alberto Deambrogio: Nel tuo articolo apparso su Machina, tu utilizzi l’analisi di Fernand Braudel per scardinare l’idea che il capitalismo coincida con la logica della concorrenza o con una semplice estensione dell’economia di mercato, definendolo invece come una strategia monopolistica e statale di puro potere e centralizzazione. Molta sinistra ha sicuramente considerato importanti le teorie ordo-capitaliste o la critica al neoliberismo inteso come “iper-concorrenza”, concentrando rivendicazioni sulla regolazione del mercato. Se accettiamo...
Trump aveva chiesto a Zelensky di cessare gli attacchi alle raffinerie russe “una mezza dozzina di volte negli ultimi mesi a causa dell’impennata dei prezzi del gasolio. Ciò che ne è seguito era prevedibile: Zelensky ha esitato; Trump ha concluso l’accordo” con Putin. Così David Ignatius, sul Washington Post, ha ricostruito quanto avvenuto sabato scorso. Insomma, la decisione di Trump era meditata e la svolta repentina è dovuta ai ripetuti niet dell’alleato. La frustrazione ha spinto il presidente americano a forzare e, per piegare la...
L’immigrazione occupa ormai da tempo un ruolo cruciale nell’agenda politica, domina le campagne elettorali e incide sul loro esito. Serve infatti a movimenti e partiti per suscitare il clima di allarme sociale necessario a procacciarsi il consenso di una opinione pubblica che si sente minacciata sotto diversi punti di vista. I fantasmi agitati dal marketing della paura sono numerosi, ma quello prevalente, e che fa da cornice giustificativa alla volontà di mettere al bando categorie di persone ritenute inammissibili perché inassimilabili, è di...
Nell’annus horribilis 2026, in cui l’imperialismo ha arrestato legittimi presidenti come Maduro in Venezuela e massacrato guide spirituali e religiose come Khamenei, l’Occidente collettivo continua a ergersi a giudice dei “diritti umani”. Sembrerebbe grottesco, non fosse tragico. Se si approfondisce il tema però emergono tutte le ramificazioni della vicenda che rientrano pienamente nella visione colonialista che l’Occidente mantiene verso il resto del mondo, considerato semplicemente come un’entità indistinta da giudicare, processare e...
C’è un bambino che dorme. Stringe un orsetto senza un occhio, ha una coperta troppo corta e la certezza – che solo i bambini possiedono – che domani esisterà. Questa certezza è la cosa più preziosa che abbiamo. E siamo disposti a spegnerla per un pezzo di terra. Non è sempre stato così. Per secoli l’Europa, con tutte le sue colpe e tra errori e roghi, ha elaborato un’idea altissima e fragilissima: che ogni uomo valga in quanto uomo. Che la vita non sia proprietà del sovrano, della nazione, dell’esercito, della storia; che la vita non sia...
Prima c’è stato un articolo giovedi 8 ottobre del giornale Politico.eu a rivelare che l’Unione Europea “di fronte all’escalation delle operazioni ibride russe” si stia preparando all’eventualità che, prima o poi, queste azioni provochino delle vittime in Paesi Ue o Nato. Una riunione di diplomatici della Ue svoltasi a porte chiuse, senza telefonini e senza assistenti, ha valutato il rischio di attacchi gravi, “capaci di provocare vittime su larga scala”. Se diversi cittadini di Paesi membri dell’UE o della NATO venissero uccisi in quello che...
Pochi giorni fa, dopo l’ennesima notte di bombardamenti su Kiev, il cancelliere tedesco Merz s’è recato in segreto da Zelensky. Un precedente analogo risale al 2022, quando Boris Johnson intervenne per impedire un accordo con la Russia, minacciando il presidente ucraino proprio mentre sembrava disposto ad accettare una soluzione negoziale. Merz sarebbe intervenuto per scongiurare il collasso psicologico di Zelensky e rilanciare un sostegno occidentale sempre più incerto. Ha promesso il proseguimento del riarmo tedesco e 1,3 miliardi di euro...
Alberto Deambrogio: Nel tuo libro riprendi la tesi di Raniero Panzieri sulla non-neutralità della tecnologia, nata negli anni della catena di montaggio e del boom industriale. Se Panzieri oggi potesse osservare la transizione digitale e i moderni algoritmi di intelligenza artificiale applicati al mondo del lavoro, quale aspetto dell’odierno capitalismo delle piattaforme lo sconvolgerebbe di più e quale, invece, considererebbe la logica evoluzione di quanto aveva già previsto? Massimiliano Amato: Credo che Panzieri non si stupirebbe affatto...
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Un mese di conflitto: nessuna exit strategy dall’inferno di Gaza
di Roberto Iannuzzi
Tutti gli scenari post-bellici nella Striscia appaiono problematici, mentre il prolungarsi della campagna militare mantiene alto il rischio di escalation
A poco più di un mese dallo scoppio della guerra, l’inferno di Gaza non sembra avere vie d’uscita. Sicuramente non per i residenti di questa prigione a cielo aperto, sottoposta a uno dei più violenti bombardamenti della storia contemporanea. Ma apparentemente nemmeno per coloro (Israele, USA) che dovrebbero disegnare i futuri assetti dell’area.
I raid dell’aviazione di Tel Aviv sono in corso dal 7 ottobre, dopo che 1.200 - 1.400 israeliani erano rimasti uccisi nell’attacco terroristico senza precedenti condotto da Hamas quel giorno. Israele ha sganciato oltre 25.000 tonnellate di bombe su un’esigua lingua di terra, lunga 41 km e larga da 6 a 12 km.
In questo spazio ristretto – una delle aree più densamente popolate al mondo – vivono circa 2 milioni e 300 mila palestinesi (circa metà dei quali hanno meno di 18 anni), impossibilitati ad uscirne a causa di un blocco terrestre, aereo e navale in atto dal 2007.
I bombardamenti hanno provocato finora circa 11.000 morti fra i residenti della Striscia, in gran parte civili – per il 70% anziani, donne e bambini. Le stime sono fornite dal ministero della sanità di Gaza, controllato da Hamas ma ritenuto affidabile da organismi internazionali come l’ONU e da osservatori come Human Rights Watch.
E’ anzi probabile che il bilancio delle vittime sia molto più elevato, a causa dei numerosi cadaveri tuttora non estratti dalle macerie.
Secondo l’ONU, coloro che hanno dovuto abbandonare le loro case, e sono ormai sfollati all’interno della Striscia, ammontano a 1,5 milioni. Sulla base di immagini satellitari, si stima che circa un terzo degli edifici nella parte settentrionale della Striscia siano danneggiati o distrutti.
In tutta Gaza, compresa la parte meridionale, almeno 38.000 edifici sono stati colpiti, fra il 13 e il 18% del totale.
Dal 9 ottobre, Israele ha imposto un assedio totale alla Striscia, tagliando i rifornimenti di cibo, acqua, elettricità, carburante, medicine ed altri beni essenziali. Da allora, in un mese sono entrati nella Striscia appena 526 camion di aiuti attraverso il valico di Rafah con l’Egitto. Tali aiuti, già di per sé scarsi, in minima parte raggiungono il nord di Gaza.
Prima del 9 ottobre, una media di 500 camion di rifornimenti al giorno faceva il proprio ingresso in questa enclave palestinese, 100 dei quali trasportavano cibo. Secondo l’Oxfam, è entrato a Gaza appena il 2% delle derrate alimentari che venivano abitualmente consegnate in precedenza.
Rischio di pulizia etnica
Il 12 ottobre, in previsione della propria offensiva di terra, Israele ha ordinato l’evacuazione in tempi ristrettissimi di tutta la parte settentrionale della Striscia, un’area abitata da oltre un milione di palestinesi, che include Gaza City. L’ONU ha denunciato che un’evacuazione di simili proporzioni avrebbe avuto conseguenze umanitarie disastrose.
A causa della mancanza di farina, acqua e carburante, nessuna panetteria nel nord è più funzionante. Da una settimana neanche le bottiglie d’acqua vengono più distribuite. A causa della sospensione delle forniture mediche, gli ospedali del nord eseguono operazioni chirurgiche senza anestesia.
Serbatoi idrici, pozzi, e sistemi fognari sono stati bombardati. Gli impianti di dissalazione sono stati chiusi a causa della mancanza di carburante. Anche ospedali, scuole e luoghi di preghiera sono stati colpiti. L’OMS ha messo in guardia sul crescente rischio di epidemie a causa del collasso del sistema sanitario. Oltre a diverse infezioni respiratorie, più di 33.000 casi di diarrea sono stati registrati da metà ottobre, in gran parte in bambini sotto i 5 anni.
L’ordine di evacuazione forzata del nord di Gaza, i violentissimi bombardamenti, e l’esistenza di almeno due piani israeliani – uno di un think tank vicino al premier Benjamin Netanyahu, e l’altro del ministero dell’intelligence – per il trasferimento della popolazione di Gaza nel Sinai egiziano, hanno suscitato allarme a livello internazionale sul rischio concreto di una imminente pulizia etnica.
Per il momento, tali piani sembrano essere perlomeno rinviati a causa della durissima opposizione manifestata dai paesi arabi, ed in particolare dall’Egitto. Ma la prospettiva non può essere definitivamente esclusa nel caso in cui la già drammatica situazione all’interno della Striscia dovesse precipitare ulteriormente.
Accerchiamento
Nel frattempo, le forze armate israeliane stanno procedendo ad una manovra di accerchiamento di Gaza City (considerata la roccaforte di Hamas) nella regione settentrionale dell’enclave, dove però si trovano tuttora centinaia di migliaia di persone che non sono evacuate, o perché impossibilitate da malattie o ferite, o perché temono che, se decidessero di andarsene, non farebbero mai più ritorno alle loro case.
Tre divisioni israeliane sono penetrate nella Striscia da nordovest, da nordest e dalla zona mediana dell’enclave. Esse usufruiscono di copertura aerea fornita da elicotteri, droni e caccia. Secondo ufficiali e riservisti che hanno preso parte a precedenti operazioni a Gaza, in quest’occasione l’esercito israeliano sta impiegando una potenza di fuoco enormemente superiore.
Hamas al momento non sta tentando di bloccare l’avanzata delle forze avversarie. I miliziani del gruppo compiono operazioni di disturbo, utilizzando armi anticarro, droni e cariche esplosive contro i mezzi corazzati israeliani.
I vertici militari di Tel Aviv stimano di aver eliminato fra i 1.500 e i 2.000 miliziani, oltre ad una quindicina di ufficiali al livello dei comandi tattici. Ma le strutture di comando e controllo di Hamas appaiono funzionanti. E man mano che i combattimenti si intensificano, il rischio di causare vittime civili cresce ulteriormente.
In analoghe operazioni americane in Iraq e Afghanistan vi era un rapporto di 1 a 10 fra le vittime militari e quelle civili: per ogni miliziano ucciso, si registravano dieci morti fra i civili.
Solo quattro giorni fa, il generale israeliano in congedo Giora Eiland ha espresso pessimismo sui progressi dell’operazione di terra: “Non vi sono segni che Hamas stia cedendo”, ha affermato. “Li vediamo compiere operazioni coordinate e complesse con droni, mortai, missili anti-tank. Non si tratta di poche persone che lottano per la loro vita, ma di un sistema funzionante. Possono muovere le loro forze di luogo in luogo, controllano almeno l’80% del sottosuolo, e sanno come rispondere rapidamente a ciò che facciamo”.
La metro di Gaza
Eiland faceva riferimento al sistema di tunnel sotterranei che si estendono per centinaia di chilometri sotto la superficie della Striscia, una rete costruita nell’arco di decenni.
I tunnel di Gaza cominciarono ad essere scavati ben prima dello scontro tra Fatah e Hamas che portò quest’ultimo a prendere il potere nella Striscia nel 2007. Essi erano inizialmente rudimentali gallerie, utilizzate per il contrabbando o per compiere imboscate in territorio israeliano.
Dopo l’imposizione dell’embargo israeliano a Gaza nel 2007, i tunnel cominciarono a svilupparsi enormemente, in particolare quelli costruiti da Hamas a scopo militare, che avevano muri in cemento, sistemi di ventilazione e reti di comunicazione.
Questa rete di tunnel, a cui si aggiunsero veri e propri bunker, alcuni dei quali scavati anche a 50 metri di profondità (allo scopo di resistere ai bombardamenti più violenti), è divenuta famosa come “la metro di Gaza”.
Israele sostiene che alcuni fra i bunker più importanti si trovino proprio sotto l’ospedale al-Shifa, il più grande della Striscia, e fa capire che presto o tardi neanche questa struttura ospedaliera sarà risparmiata dalle operazioni militari.
Ad ogni modo, la conoscenza di questa estesa e sofisticata rete di tunnel, da parte delle forze armate israeliane, sembra essere tuttora alquanto limitata. Ma a Tel Aviv vi è la crescente consapevolezza che Hamas l’abbia concepita con l’obiettivo di resistere all’interno di questi tunnel per mesi.
Il fattore tempo
In questa devastante guerra asimmetrica, mentre l’obiettivo dichiarato di Israele è quello di assassinare o catturare l’intera leadership del gruppo palestinese, di uccidere i responsabili dell’attacco del 7 ottobre, e di distruggere il potenziale militare dell’organizzazione e la sua capacità di governare la Striscia, per Hamas l’obiettivo è semplicemente resistere: emergere dai tunnel con una struttura ancora funzionante infliggerebbe un ulteriore colpo al prestigio militare di Israele già intaccato dall’attacco del 7 ottobre.
L’estrema violenza della campagna israeliana obbliga Tel Aviv a una corsa contro il tempo: si tratta di debellare Hamas prima che le pressioni internazionali, provocate dall’orrore per la drammatica situazione umanitaria di Gaza, giungano al punto di spingere Washington, il principale protettore di Israele, a ritirare il proprio appoggio all’operazione, obbligando il governo israeliano a capitolare.
Washington sostiene Israele non solo politicamente, ma con l’invio di armi e con lo schieramento di un’impressionante forza navale nel Mediterraneo al fine di scongiurare l’intervento nel conflitto degli alleati regionali di Hamas (Hezbollah e altre milizie filo-iraniane).
Ma a causa del doppio standard applicato alle due crisi internazionali nelle quali sono impegnati (Gaza e Ucraina), gli Stati Uniti vedono franare la propria credibilità soprattutto di fronte a quei paesi del sud del mondo che la Casa Bianca vorrebbe sottrarre alla sfera di influenza di Cina e Russia.
Americani ed israeliani si trovano in una situazione paradossale: per gestire la Striscia nella fase post-bellica, stanno cercando la cooperazione dei paesi arabi, quegli stessi paesi – primo fra tutti l’Egitto – dei quali si stanno alienando le simpatie portando avanti una azione militare così distruttiva.
Il governo israeliano, dal canto suo, deve anche fare i conti con le pressioni delle famiglie degli ostaggi in mano a Hamas e alle altre organizzazioni armate della Striscia. Tali famiglie in massima parte preferirebbero un negoziato con i rapitori ad un’operazione militare devastante e rischiosa nella quale i loro cari potrebbero finire uccisi.
Per il momento gli Stati Uniti, pur dichiarandosi favorevoli all’introduzione di “pause umanitarie”, si sono detti contrari ad un cessate il fuoco. Ma il segretario di stato Antony Blinken ha dovuto subire critiche e umiliazioni da parte dei partner regionali di Washington in occasione dei suoi ripetuti viaggi in Medio Oriente.
Ad eccezione di Qatar e Turchia, i regimi della regione non vedono di buon occhio Hamas. La loro irritazione nei confronti di USA e Israele non è dovuta tanto all’angoscia per ciò che avviene in Palestina, quanto ai timori per ciò che potrebbe accadere in casa loro se il conflitto dovesse prolungarsi.
Nessuna proposta credibile
Vi sono poi divergenze fra Washington e Tel Aviv sui possibili scenari post-bellici. Il premier israeliano Netanyahu ha recentemente dichiarato che Israele dovrà assumersi la responsabilità della sicurezza a Gaza, “perché abbiamo visto cosa succede quando non ce l’abbiamo” (salvo poi tornare parzialmente sui propri passi).
Dal canto suo, la Casa Bianca ha più volte ribadito di essere contraria ad una rioccupazione di Gaza, per i rischi e i costi che ne deriverebbero. Alla riunione dei ministri degli esteri del G7 a Tokyo, Blinken ha cercato di rassicurare la platea mediorientale ed internazionale affermando che gli elementi chiave di una soluzione per la Striscia dovrebbero includere: “nessun trasferimento forzato dei palestinesi da Gaza, né ora né dopo la guerra, […] nessuna rioccupazione di Gaza dopo la guerra, nessun tentativo di sottoporre Gaza ad un embargo o ad un assedio, e nessuna riduzione del territorio di Gaza”.
L’amministrazione Biden preferirebbe vedere il ritorno nella Striscia dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) del presidente Mahmoud Abbas. Ma l’ANP è debole e corrotta, da tempo sull’orlo del collasso perfino in Cisgiordania, e certamente sarebbe vista a Gaza come uno strumento nelle mani di USA e Israele.
Lo stesso Abbas, pur offrendo a Blinken la propria disponibilità a prevedere un ritorno dell’ANP nella Striscia, ha chiarito che ciò sarà possibile solo “nel quadro di una soluzione politica complessiva”, ovvero di un percorso finalizzato alla soluzione dei due stati – un’ipotesi irrealizzabile, sia per l’opposizione del governo Netanyahu, sia per la massiccia presenza di insediamenti e coloni israeliani in Cisgiordania, dove i palestinesi sono ormai costretti a vivere in 167 enclave separate fra loro.
Nessun orizzonte rassicurante
Le stesse parole pronunciate a Tokyo da Blinken non costituiscono una garanzia: i fatti sul terreno sono altri.
Israele sta effettivamente spopolando la parte settentrionale di Gaza, concentrando la popolazione nel sud. E la prospettiva di un ritorno a casa dei residenti del nord potrebbe non concretizzarsi. L’area settentrionale potrebbe essere parzialmente annessa o trasformata in una zona militare.
Col passare del tempo, la pressione demografica al confine con l’Egitto potrebbe crescere a tal punto da provocare la ridislocazione di almeno una parte della popolazione nel Sinai.
Hamas, una vasta e complessa organizzazione che ha un’ala militare, un’ala politica e un’ala amministrativa (per citare solo le sue componenti più estese e radicate) forse cambierà a seguito della perdita di numerosi combattenti e del licenziamento di molti amministratori, ma probabilmente non svanirà.
Se Hamas non sarà smantellata, o considerevolmente ridimensionata, la Striscia potrebbe essere sottoposta ad un embargo ancora più duro di quello subito fino allo scoppio dell’attuale conflitto.
Lo stesso panorama politico interno in Israele è profondamente lacerato. Vi sono divisioni nell’apparato militare e nell’establishment politico. Netanyahu è fortemente impopolare. Ciò aggiunge incognite al quadro complessivo.
Un’occupazione militare di Gaza, secondo alcune stime, potrebbe richiedere il dispiegamento di 40.000 soldati per diversi anni. Ciò avrebbe l’effetto di “saturare” le capacità dell’esercito israeliano e costituirebbe un peso enorme per l’economia di Israele.
Una gestione internazionale della Striscia appare altrettanto problematica, visto che i paesi limitrofi non vogliono assumersi questo compito temendo un trasferimento di fatto della questione palestinese sulle loro spalle.
Che Israele si assuma la responsabilità di Gaza o meno, i bisogni della popolazione della Striscia saranno immensi, richiedendo un imponente piano di ricostruzione.
In tutti questi scenari, talvolta incompatibili fra loro, la Striscia rimarrà una polveriera, un concentrato di povertà e disperazione ancor più di quanto non lo sia stata in passato, e una permanente fonte di instabilità.
E prima ancora che alcuni di questi scenari si concretizzino, il prolungarsi e l’inasprirsi delle operazioni belliche (il cui esito, bisogna ricordarlo, rimane incerto) continua a mantenere elevato il rischio di un’escalation al confine settentrionale con il Libano, e di una propagazione del conflitto a livello regionale.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
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