Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Verstand e Vernunft nei Grundrisse

di Salvatore Bravo

karl marx pablo lobatoL’introduzione nei Grundrisse di Marx (in tedesco: Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie 1857 1858) è un esempio vivo della pratica filosofica. Nell’introduzione Marx delinea il campo di ricerca ponendo tra parentesi certezze, valori e “metodologie ideologiche”, il cui scopo è eternizzare lo stato presente. La filosofia non può rinunziare alla ragione (Vernunft), in quanto è la pratica della stessa, essa coglie il complesso per definire il percorso argomentativo e logico che deve condurre alla verità. La Filosofia non è gnoseologia, teoria del rispecchiamento che legittima le scienze e l’economia analizzando limiti e possibilità della conoscenza scientifica, non è servile a nessun sapere, perché utilizza la ragione dialogica per rimettere in discussione dogmi, postulati e saperi cristallizzati in formule socialmente prospettiche. La filosofia non usa l’intelletto astratto (Verstand), il quale, invece, è delle scienze che devono separare per analizzare. Con l’intelletto l’essere umano cade nella ingenua rappresentazione dell’oggetto (Object), con la ragione il soggetto umano è consapevole che il sistema è la rappresentazione prodotta da una comunità (Gegenstand), per cui è trasformabile, ci si apre all’orizzonte della prassi.

 

Le robinsonate

La prima certezza da scardinare è che l’essere umano è un individuo, un atomo che si relaziona solo in funzione dei valori di scambio. Non solo, ma l’economia classica e l’empirismo inglese insegnano che esiste l’individuo quale postulato da cui ogni analisi economica e sociale deve partire. Postulato ideologico, poiché si parte dall’individuo competitivo ed acquisitivo per giustificare la naturalità del modo di produzione capitalista. il dio mondano è l’individuo che genera e distrugge, si occulta con l’astratto che l’individuo non è un miracolo della natura che è posto da se stesso in modo autotetico, ma è poligenetico, è interno al modo di produzione, vive, agisce e reagisce in esso. L’individuo astratto giustifica meriti e demeriti riferendoli unicamente a stesso, è isolato e narcisista, in questa maniera si vuole celare che non esiste l’individuo, ma egli è parte integrante di una comunità, è intenzionalità relazionale senza la quale il soggetto non esisterebbe:1

"La produzione dell’individuo isolato al di fuori della società — una rarità che può capitare ad un uomo civile sbattuto per caso in una contrada selvaggia, il quale già possiede in sé potenzialmente le capacità sociali — è un tale assurdo quanto lo è lo sviluppo di una lingua senza individui che vivano insieme e parlino tra loro. Ma è inutile indugiare più a lungo su questo punto”.

La fase regressiva in cui siamo, vera rivoluzione reazionaria ha riportato in auge in ogni campo la lettura individualistica dei fenomeni sociali ed economici. Le robinsonate sono il pane quotidiano del cittadino globale, sono la sua caverna, il paradigma che lo isola e favorisce l’autopercezione astratta. I diritti del cittadino globale sono formali, al punto che la sua condizione è simile a quella servile, deve obbedire al padrone: “lo vuole il mercato!”

La lettura della storia, dell’economia, della genetica rigettano l’approccio sistemico per prediligere il meccanicismo astratto. La storia è letta attraverso i grandi personaggi (storia evenemenziale) che muovono i popoli, ormai plebi; l’economia non valuta i costi sociali ed ambientali, ma si rifugia nella difesa della proprietà individuale nel mito distruttivo della produttività verso cui convergono la Destra come la Sinistra, mentre la genetica è il mezzo con cui si rifiutano le politiche sociali per appellarsi alle cause genetiche che causano crimini e malattie. La genetica diventa lo sgabello delle politiche statali dei tagli lineari: investire nel sociale è inutile, perché i soggetti sono naturalmente deviati.

 

La produzione

La produzione analizzata dall’intelletto è astratta, ovvero si colgono gli elementi invariabili nella storia dei modi di produzione per evitare l’analisi delle differenze che rivelano che l’individualismo proprietario non è una necessità storica, ma una sua possibilità e che dunque i sistemi si evolvono o involvono. L’analisi astratta non giustifica mediante processi di mediazione la proprietà privata, anzi si passa dall’appropriazione della natura alla proprietà, tutto avviene in modo semplice, meccanico e veloce2:

Ogni produzione è un’appropriazione della natura da parte dell’individuo, entro e mediante una determinata forma di società. In questo senso è una tautologia dire che la proprietà (l’appropriazione) è una condizione della produzione. Ma è ridicolo saltare da questo fatto ad una determinata forma della proprietà, per esempio alla proprietà privata. (Il che per giunta suppone una forma antitetica, Ia non - proprietà, anch’essa come condizione). La storia mostra piuttosto che la proprietà comune (per esempio, presso gli indiani, gli slavi, gli antichi celti ecc.) è la forma più originaria, una forma che, nella veste di proprietà comunale, svolge ancora per lungo tempo una funzione importante. La questione se la ricchezza si sviluppi meglio con questa o con quella forma della proprietà non è qui ancora in discussione. Ma, dire che non si possa parlare di una produzione e quindi nemmeno di una società in cui non esista nessuna forma di proprietà, è una tautologia. Una appropriazione che non si appropri nulla, è una contradictio in subjecto”.

La prassi deve essere preparata dalla teoria, oggi prevale nella formazione l’astratto senza mediazione, non si insegnano i processi genealogici che formano i fenomeni sociali e storici, ma si parte in modo regressivo ed astratto da postulati che si autofondano e che sono assunti in modo acritico. L’arma su cui riposa il capitalismo assoluto nella sua fase speculativa è l’assenza di strumenti di lettura da parte degli offesi del mondo nella condizione attuale, senza di essi la rabbia e lo scandalo ricadono su stessi, perché non vi è consapevolezza strutturale dei fenomeni. Il fatalismo è il veleno con cui il capitalismo assoluto si appropria delle potenzialità dei popoli e dei soggetti umani. Il male ha nuovamente una lettura ontologica, per cui si sopporta l’insopportabile. Le istituzioni nei paesi democratici dovrebbero essere luoghi di emancipazione e partecipazione, invece sono luoghi dell’addestramento alla rinuncia ad un altro mondo possibile, la libertà è solo quantitativa ed acquisitiva: libertà del consumo, se si hanno i soldi, di volere l’illimitato. Le riforme della scuola formano alla sudditanza, alla sussunzione al mercato ed alla riduzione dei contenuti, trittico fatale per ogni processo di formazione delle coscienze. Nulla è impossibile, tutto può accadere, in quanto le variabili in essere sono imprevedibili, ma è pur vero che in tale maniera i processi divergenti sono meno probabili.

 

Metodo genetico-dialettico

Marx utilizzza il metodo genetico dialettico per ribaltare il mito dell’origine che fa da sostegno ideologico al potere costituito. Il metodo genetico dialettico svela le tracce hegeliane in Marx: i dati non sono assunti separatamente dal contesto, ma sono analizzate le forze in campo, la loro interconnessione, le loro contraddizioni, pertanto ciò che era codificato come soggetto si rivela come oggetto di forze che nella loro relazione anche conflittuale producono l’oggetto. Il denaro è l’effetto di una serie di variabili: divisione del lavoro, valore di scambio, il bisogno di valore. Marx riporta il trascendentale alla sua genetica storica, rimuovendo scissioni ed alienazioni che consentono le “fantasmagorie”, quindi la percezione che il denaro, il capitale sia una potenza autonoma, divinità terribile e terrena che automaticamente provoca sussunzione formale e materiale3:

Il bisogno dello scambio e la trasformazione del prodotto in puro valore di scambio avanzano nella medesima misura della divisione del lavoro, ossia col carattere sociale della produzione. Ma nella medesima misura in cui quest’ultimo si sviluppa, si sviluppa il potere del denaro, ossia il rapporto di scambio si fissa come un potere esterno ai produttori e indipendente da loro. Ciò che originariamente si presentava come mezzo per promuovere la produzione, diventa un rapporto estraneo ai produttori. Nella stessa proporzione in cui i produttori diventano dipendenti dallo scambio, questo sembra diventare indipendente da loro, e sembra crescere l’abisso tra prodotto in quanto tale e prodotto in quanto valore di scambio. Non è il denaro che produce queste antitesi e contraddizioni; è piuttosto lo sviluppo di queste contraddizioni e antitesi che produce il potere apparentemente trascendentale del denaro. (Da sviluppare l’influsso della trasformazione di tutti i rapporti in rapporti di denaro: dell’imposta in natura in imposta in denaro, della rendita naturale in rendita di denaro, della prestazione militare in truppa mercenaria, e in generale di tutte le prestazioni personali in prestazioni di denaro, del lavoro patriarcale, schiavistico, servile, corporativo, in puro lavoro salariato)”.

La metodologia dialettica nella ricostruzione dei processi genealogici di formazione dei fenomeni storico-sociali–economici promuove la prassi, ma specialmente “capire” strappa dallo stato depressivo a cui il fatalismo spinge. L’ipostatizzazione dei fenomeni sociali non ha solo una funzione ideologica, ma è anche un demotivante scientemente organizzato alla lotta, alla coscienza sociale e dialettica.

 

La ragione tra similitudine e differenze

La ragione deve educare a cogliere e valorizzare le similitudine e le differenze, lo sguardo dev’essere fenomenologico, la realtà va osservata da più prospettive non per disperderla, ma per coglierla nella sua interezza. Il sistema di produzione capitalistico va studiato per trovarne la specificità, ma anche per capire per similitudine gli altri modi di produzione. La filosofia ha così un approccio qualitativo e non solo quantitativo4:

La società borghese è la più complessa e sviluppata organizzazione storica della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura, permettono quindi di penetrare al tempo stesso nella struttura e nei rapporti di produzione di tutte le forme di società passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui si trascinano in essa ancora residui parzialmente non superati, mentre ciò che in quelle era appena accennato si è sviluppato in tutto il suo significato ecc. L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L’economia borghese fornisce così la chiave per l’economia antica ecc. Ma non certamente al modo degli economisti, che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme di società vedono la società borghese. Si possono comprendere tributi, decime ecc., quando si conosce la rendita fondiaria.”.

L’astrazione è una metodologia parziale per studiare i fenomeni storici, essi necessitano di strumenti complessi che ne rispettino la differenza con i fenomeni naturali i quali possono essere riportati e ricondotti a semplice enumerazione quantitativa, mentre i fenomeni storici ed economici devono necessariamente considerare che l’umano non è riconducibile alla sola quantità5:

La produzione in generaIe è un’astrazione, ma un’astrazione che ha un senso, nella misura in cui mette effettivamente in rilievo l’elemento comune, lo fissa e ci risparmia una ripetizione. Tuttavia questo elemento generale, ovvero l’elemento comune che viene astratto e isolato mediante comparazione, è esso stesso qualcosa di complesso e articolato, che si dirama in differenti determinazioni. Di queste, alcune appartengono a tutte le epoche; altre sono comuni solo ad alcune. [Alcune] determinazioni saranno comuni tanto all’epoca più moderna quanto alla più antica. Senza di esse sarà inconcepibile qualsiasi produzione; salvo che, se le lingue più sviluppate hanno leggi e determinazioni comuni con quelle meno sviluppate, allora bisogna isolare proprio ciò che costituisce il loro sviluppo, ossia la differenza da questo elemento generale, mentre le determinazioni che valgono per la produzione in generale devono essere isolate proprio affinché per l’unità — che deriva già dal fatto che il soggetto, l’umanità, e l’oggetto, la natura, sono i medesimi — non venga poi dimenticata la diversità essenziale. In questa dimenticanza consiste appunto tutta la saggezza degli economisti moderni che dimostrano l’eternità e l’armonia dei rapporti sociali esistenti.”

 

L’analisi con lo scandaglio

L’interezza consente l’analisi con lo scandaglio con il quale si può mostrare la verità storica di un modo di produzione. Il capitale è il soggetto anonimo che muove il modo di produzione e aliena i soggetti, è la verità del modo di produzione capitalistico che ha posto il capitale come soggetto della storia, e non l’essere umano6:

La rendita fondiaria non può essere intesa senza il capitale, ma il capitale può ben essere inteso senza la rendita fondiaria. Il capitale è la potenza economica della società borghese che domina tutto. Esso deve costituire il punto di partenza così come il punto d’arrivo, e deve essere trattato prima della proprietà fondiaria. Dopo che entrambi saranno stati considerati separatamente, dovrà essere preso in esame il loro rapporto reciproco.”.

La pratica filosofica è rivoluzionaria, perché porta in luce la verità della propria epoca, discerne il contingente dall’eterno. Marx e la filosofia insegnano nell’alveo della tradizione filosofica che senza filosofia non vi è prassi, ma solo la coazione a ripetere automatica. L’espulsione della metafisica dai circuiti mediatici e della formazione è la verità della nostra epoca, la quale vorrebbe congelarsi nella palude del relativismo e nella inamovibilità delle gerarchie economiche e reddituali. La filosofia crea faglie, dove vige la continuità che si vorrebbe ininterrotta. I classici della filosofia, pertanto nel loro tramonto visivo dall’orizzonte della formazione e della politica rivelano la tragedia trasmutabile del presente.


Note
1 Karl Marx Grundrisse Della critica dell’economia politica edizione onlyne CriticaMente introduzione pag. 3
2 Ibidem pag. 6
3 Ibidem pp. 23 24
4 Ibidem pag. 17
5 Ibidem pp. 3 4
6 Ibidem pp. 19 20
Pin It

Comments

Search Reset
0
Luca Corradi
Saturday, 24 August 2019 12:14
Questo articolo è bello, non soltanto per aver espresso più chiaramente concetti tratti da letture anche molto difficili, ma anche per aver "rilanciato" nella riflessione marxista l'importanza della metafisica, o - come sarebbe meglio dire - della filosofia dei fondamenti (Grund). Temo che l'aver lasciato troppo da parte il problema dei fondamenti possa costituire uno dei motivi della confusione in cui versano attualmente larghe fette della "sinistra" (e di molta parte del mondo). Marx era un pensatore estremamente rigoroso, e il suo rigore è essenziale per qualunque pratica politica.Per parte mia, mi sto interesssando al problema, e sarei lieto di condividere con l'Autore Salvatore Bravo alcune idee.
Like Like Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit