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La NATO e l’industria dell’intrattenimento: uno scandalo sulle conferenze segrete svela decenni di propaganda

di Redazione

Nuove rivelazioni di The Grayzone documentano un’infiltrazione sistematica dell’Alleanza nel mondo del cinema e della televisione, con agenti britannici in prima linea per influenzare la cultura popolare a fini geopolitici.

Documenti trapelati ed esaminati da The Grayzone hanno dimostrato come la NATO abbia cercato di infiltrarsi nel mondo del cinema e della televisione per decenni, con agenti dei servizi segreti britannici in prima linea. Il 3 maggio, The Guardian ha rivelato che l’Alleanza ha tenuto una serie di incontri segreti con registi, sceneggiatori e produttori televisivi in città che vanno da Parigi a Los Angeles, suggerendo che la NATO stia cercando di impiegare l’industria dell’intrattenimento nelle sue operazioni di propaganda mentre incombe una guerra in Europa.

Ad oggi, le “conversazioni” della NATO con gli sceneggiatori avrebbero “ispirato, almeno in parte” tre distinti progetti non dichiarati, già in fase di sviluppo. In occasione di un prossimo vertice a Londra, agenti della NATO incontreranno sceneggiatori legati alla Writers’ Guild of Great Britain (WGGB). In una corrispondenza via e-mail, il sindacato ha comunicato ai propri membri che l’evento verterà sulla “situazione di sicurezza in evoluzione in Europa e oltre”. Gli organizzatori sostengono che la NATO sia stata «fondata sulla convinzione che la cooperazione e il compromesso, la coltivazione di amicizie e alleanze, siano la via da seguire», aggiungendo che «anche se qualcosa di così semplice come quel messaggio dovesse trovare spazio in una storia futura», come risultato dell’incontro, «sarà già abbastanza».

"La collusione tra la NATO e l’industria dell’intrattenimento ha tuttavia una storia consolidata", sottolinea Kit Klarenberg nel suo approfondimento per The Grayzone. Negli ultimi decenni, scrive, l’Alleanza ha cercato segretamente di impiegare creativi del cinema e della televisione come specialisti di operazioni psicologiche. Uno dei principali promotori è stato Chris Donnelly, veterano del Ministero della Difesa britannico e agente dei servizi segreti militari, che ha guidato l’espansione della NATO nell’Europa centrale e orientale durante gli anni ’90. Donnelly ha successivamente sviluppato l’Integrity Initiative per coltivare il sostegno al conflitto con la Russia attraverso reti segrete di influenti opinionisti e agenti favorevoli alla guerra. Nascosta dietro un think tank apparentemente legittimo chiamato Institute for Statecraft, l’Integrity Initiative è diventata nota al pubblico solo dopo che testate indipendenti come The Grayzone hanno riportato email trapelate da Donnelly. In quei documenti, prosegue Klarenberg, Donnelly dichiarava: «Ciò di cui avevo bisogno negli anni ’90 e che non avevo» era una grande agenzia di pubbliche relazioni internazionale per «ampliare le attività di successo in modo da avere un impatto reale» e ottenere «un cambiamento comportamentale essenziale» nel pubblico. Propose quindi «campagne pubblicitarie in TV che promuovessero il cambiamento, una soap opera televisiva che affrontasse il problema della corruzione» e altri prodotti culturali apparentemente innocenti.

Donnelly ha ampliato la NATO – spesso contro una significativa opposizione pubblica – nell’ex Unione Sovietica, nel Patto di Varsavia e in Jugoslavia, penetrando nei governi, nelle forze armate e persino nelle istituzioni religiose dei paesi target. Attraverso la sua filiale Integrity Initiative, l’Institute for Statecraft ha costruito reti clandestine di giornalisti, accademici e agenti militari e dei servizi segreti in tutto il mondo occidentale, note come “cluster”. Queste reti potevano essere mobilitate per diffondere propaganda filo-NATO e incoraggiare l’antagonismo nei confronti della Russia.

L’Integrity Initiative ha svolto un ruolo non trascurabile nel gettare le basi della guerra per procura in Ucraina. Un saggio pubblicato sul sito web dell’Institute nel luglio 2014 dall’accademico Victor Madeira, legato all’MI6, esponeva apertamente questo obiettivo, dichiarando che “il boicottaggio economico, la rottura delle relazioni diplomatiche” e “la propaganda e la contropropaganda” avrebbero potuto produrre “un conflitto armato di vecchio stampo” con Mosca, “che la Gran Bretagna e l’Occidente avrebbero potuto vincere”.

La serie ‘McMafia’ e l’influenza dei servizi segreti

Nel febbraio 2018, la scrittrice statunitense Martha Bayles ha inviato un’e-mail a Donnelly proponendo una serie televisiva sulla Russia degli anni ’90, citando la coproduzione USA-Regno Unito McMafia come esempio di successo. Bayles riteneva che ci fosse un “forte appetito” per opere su quel periodo traumatico, insistendo tuttavia sulla necessità di «evitare ogni accenno di propaganda» per non destare sospetti. L’obiettivo finale era «una risposta basata sull’intrattenimento alla propaganda e alla disinformazione russe».

Nel gennaio 2018, la BBC ha intervistato Euan Grant, membro dello staff dell’Istituto di Donnelly, riguardo all’«impatto del denaro russo sospetto» su Londra. Grant, che si definiva esperto di «criminalità organizzata transnazionale geopolitica», ha lavorato a stretto contatto con alti funzionari dell’MI5 e dell’MI6. Si vantava di “fornire materiale di base” a giornalisti e creativi, tra cui autori di narrativa e giornalisti della BBC, del Financial Times e del Guardian, alimentando la produzione di contenuti sul presunto “impatto dell’influenza russa”. Tra i contatti figurava Misha Glenny, creatore di McMafia, al quale Grant avrebbe offerto un “possibile contributo” per la seconda serie, consentendo alla NATO di “contribuire” alla sceneggiatura.

I file trapelati mostrano che Grant ha ideato un progetto dedicato dell’Istituto per contrastare la presunta “destabilizzazione russa”. Egli sosteneva che la trasmissione di programmi televisivi e film popolari sulla criminalità organizzata russa rappresentasse una miniera di propaganda per l’apparato militare-intelligence britannico. Gli agenti dell’Integrity Initiative avrebbero potuto segretamente organizzare articoli nazionali sui programmi per massimizzare l’impatto internazionale.

Dal 2016 in poi, Londra ha sfruttato la cultura popolare per «avere un impatto positivo sul modo in cui gli individui target percepiscono i valori del Regno Unito/UE/euro-atlantici». Negli Stati baltici, la propaganda segreta britannica ha denigrato i russofoni, dipingendoli come «individui suscettibili ai messaggi negativi allineati al Cremlino». I servizi segreti hanno reclutato influencer di lingua russa come risorse filo-NATO, collaborando con emittenti statali per sviluppare pilot televisivi e diffonderli attraverso canali social. Un appaltatore britannico, Zinc Network, si vantava di aver dimostrato un «chiaro cambiamento comportamentale» nel pubblico di riferimento.

La NATO ha inoltre integrato la sua guerra culturale con un esercito online di bot e troll, ingaggiando l’agenzia M&C Saatchi per reclutare una «rete locale di influencer e sostenitori online» al fine di «seminare conversazioni online» su temi «euro-atlantici», infiltrandosi persino in discussioni in occasione di date simboliche come il Giorno della Vittoria del 6 maggio.

Non è chiaro quali produzioni culturali occidentali recenti siano il risultato diretto di questa ingerenza. Tuttavia, conclude The Grayzone, drammi storici come Chernobyl (HBO, 2019) – scritto da un ideologo anti-russo e contenente numerose falsità politicizzate, al punto che il New York Times lo ha accusato di “imporre una narrazione semplicistica” – e la serie Litvinenko (ITVX, 2022) sollevano seri interrogativi.

Molti membri della Writer’s Guild of Great Britain invitati al prossimo vertice di Londra hanno espresso preoccupazione. Uno sceneggiatore irlandese ha definito l’incontro “oltraggioso”, equiparabile a utilizzare le arti per promuovere la guerra. Un altro sceneggiatore veterano ha temuto che i partecipanti potessero essere “indotti a credere di possedere ora una conoscenza segreta”.

Come dimostrano i documenti trapelati, i tentativi della NATO di infiltrarsi nell’industria cinematografica non sono una novità. La guerra per procura in Ucraina è stata il risultato diretto del bombardamento a tutto campo della NATO sulle percezioni delle popolazioni occidentali, con il cinema e la TV che hanno fornito un megafono ideale per il risentimento anti-russo. Ora, mentre l’Europa prepara formalmente i propri cittadini a una guerra più ampia, la NATO sta apertamente arruolando le arti per portare il suo copione di lunga data a una conclusione apocalittica.

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