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sinistra

"La pandemia della paura" di Kees van der Pijl

Introduzione di Daniela Danna

Kees van der Pijl: La pandemia della paura. Progetto totalitario o rivoluzione?, curatore Daniela Danna,Asterios, 2023

9788893132572 0 536 0 75.jpgIl libro che avete in mano è uno strumento preziosissimo per orientarsi nella società attuale, in quest’epoca di passaggio al “modo di produzione informatico”1 con la sua promessa – per le classi dominanti – non solo della sorveglianza totale sui lavoratori e cittadini sottoposti, ormai ritornati al rango di sudditi a cui possono in ogni momento essere “sospese” le libertà e i diritti fondamentali, ma anche del trattamento eugenetico di quella che Kees van der Pijl chiama la “biomassa di 7,5 miliardi di persone”, trattata con gli strumenti della zootecnia imponendo preparati sperimentali che ne possono modificare il genoma su scala planetaria. Chiarisco subito, come farà nei dettagli l’autore, perché non vi è mai stata una reale emergenza sanitaria Covid: gli stessi dati dell’Istituto Superiore di Sanità hanno sempre mostrato numeri bassissimi di deceduti solo per questa malattia, ad esempio il 3% di morti senza altre patologie e un’età media di tutti i classificati “morti Covid” di 81 anni al 30 marzo 20202, mentre le stime sulla letalità della malattia, come queste del CDC - Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitense del 10 settembre 2020, ne mostrano la sostanziale irrilevanza pandemica: nella fascia 0-19 anni: 0,00003 (0,003%); in quella 20-49 anni:

0,0002 (0,02%); 50-69 anni: 0,005 (0,5%) 70+ anni: 0,05 (5%)3.

Kees van der Pijl, l’autore del presente testo, è stato professore di Relazioni internazionali all’università di Amsterdam e a quella del Sussex, dove ha diretto il Centro per la politica economica globale. È attivo politicamente: è stato presidente della Resistenza Anti-Fascista olandese (AFVN/BvA), mentre ora è nel movimento per la pace e anti-lockdown.

Ha scritto 4 romanzi. Nella sua carriera accademica di scienziato politico ha pubblicato 14 monografie, nessuna dei quali purtroppo tradotta in italiano. Particolarmente importanti sono i tre volumi di Modes of Foreign Relations and Political Economy, in cui rivoluziona il campo di studi delle relazioni internazionali togliendo gli Stati dal focus dell’analisi per sostituirli con le comunità, che occupano uno spazio considerandosi estranee l’una all’altra. I “modi di relazioni estere” (ma van der Pijl sottopone a critica anche il concetto di “estero”), analoghi ai modi di produzione analizzati da Marx, corrispondono a diverse costellazioni delle forze produttive, ma non sono epifenomeni dell’economia: le relazioni estere riguardano l’occupazione di uno spazio territoriale e/o sociale, la sua protezione e l’organizzazione degli scambi con gli altri – gli outsiders.

Questa è dunque la prima apparizione di Kees van der Pijl in italiano, con un libro di cui molti hanno sentito il bisogno urgente: il testo originale è stato pubblicato in Olanda nel 2021, e poi tradotto in tedesco, inglese, francese, russo e polacco. Van der Pijl traccia con i particolari necessari e una grande capacità di sintesi la mappa del potere attuale a livello globale, che pretende di basare un nuovo consenso alle classi dominanti su un enorme inganno: l’emergenza sanitaria da Covid, in una fase storica in cui persino il consenso neoliberale (basato sull’individualizzazione, lo scambio dei diritti dei lavoratori con i “diritti civili”, e l’illusione della scelta del proprio destino) deve essere messo in soffitta per la crescente incapacità del capitalismo di soddisfare i bisogni della classe lavoratrice. Già il neoliberismo aveva infatti rotto il patto sociale tra capitale e socialdemocrazia, facendo arretrare la sicurezza sociale in tutto il mondo, dai paesi scandinavi ai “giganti dormienti” (allora) Cina e India, ad esempio con l’abbandono dell’assistenza sanitaria ai privati e alle loro logiche distruttive della salute, e con l’introduzione di quasi-mercati nell’assistenza sanitaria statale. Ora una commistione di ragioni politiche (soffocamento delle manifestazioni e rivolte in corso), economiche (rischio di crollo della finanza per aumento reale dei tassi di interesse, concretizzatosi già nel settembre 2019 e allora faticosamente sventato) e contingenti all’anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, hanno determinato il passaggio – probabilmente azzardato – alla società della sorveglianza tramite abbindolamento pandemico. Van der Pijl ricostruisce con precisione e in dettaglio la situazione e i passaggi della pandemia, appunto pianificata da anni e oggetto di esercitazioni ai massimi livelli della governance mondiale4. Premessa per l’implementazione di simili piani è la concentrazione del potere economico, anche questa puntualmente ricostruita dall’autore nella sua configurazione attuale, con una frazione di classe dominante costituta dal “triangolo” intelligence-informatica-media, alleatasi con i “biopolitici” delle case farmaceutiche, a indicare la direzione strategica. In particolare la sociologia – disciplina cui appartengo per mestiere, non per convinzione ideologica5 – ha da sempre rivolto l’attenzione all’importanza della disuguaglianza di classe e reddito e alla concentrazione del potere economico e quindi sociale, eppure in questi anni non è riuscita a trarne le dovute conseguenze: la pandemia è proprio il risultato dell’inaudita e sempre crescente concentrazione del potere economico e quindi anche politico, e non è “complottismo” riconoscerlo, né la critica (ormai considerata dissidenza politica) può essere silenziata come “disinformazione”6.

Senza togliere al lettore il piacere intellettuale di seguire l’analisi di questi diversi motivi che si snoda nella chiara prosa di van der Pijl, anticipo solo che è per lui importantissima la minaccia rivoluzionaria percepita dalle classi dominanti: “il principale motore dello stato di eccezione per Covid [è] la minaccia di un nuovo ‘1848’”, elencando le mobilitazioni e i disordini culminati in moltissimi Paesi nell’autunno 2019 quali prove di una situazione prerivoluzionaria – da cui l’Italia è stata evidentemente esente. Il fatto che il nostro Paese non sia particolarmente incline alla protesta ha probabilmente pesato sul fatto di venire scelto per il riuscito esperimento del primo lockdown in una “democrazia” occidentale – solo la Cina aveva osato tanto, e solo in una parte del proprio territorio, a differenza del raggio nazionale dei famosi DPCM di Conte.

È una debolezza il fatto che oggi si debba governare con la frode: van der Pijl sottolinea come la verità non possa non venire a galla – eppure un altro grande inganno dà forma all’ideologia del capitalismo, prima e dopo la pandemia Covid. L’inganno primordiale è la crescita, il concetto-guida del capitalismo del dopoguerra, definita in modo tale da ignorare il degrado dell’ambiente e dell’essere umano che essa presuppone (senza parlare del ruolo delle religioni nel sostegno ai domini politici susseguitisi nel tempo e nello spazio, dall’antichità fino alle vestigia odierne, come brace sotto le ceneri). E qui arriviamo all’importante questione: che fare delle forze produttive, come considerarle? È il vecchio discorso sulla neutralità o meno della tecnologia. Per van der Pijl, come per il marxismo ortodosso, ma anche per l’analisi dei sistemi-mondo, si tratta di progresso umano le cui potenzialità sono incatenate dai rapporti di proprietà nel capitalismo. In particolare van der Pijl vuole usare l’intelligenza artificiale per realizzare una vera democrazia. Per molti altri, sulla scia di Alf Hornborg (che aderisce all’analisi dei sistemi-mondo), vi è una correlazione tra disuguaglianza e tecnologia, nel senso che ci si può permettere l’uso di strumenti che risparmiano tempo e fatica in una parte del mondo (il centro) solo per l’esistenza in altre parti (la periferia) di lavoro a buon mercato e risorse sfruttabili con poca spesa – ovvero solo in un mondo disuguale7. L’informatica in particolare è a mio parere un’infrastruttura di dominio non emendabile: la tecnologia non è neutrale ma progettata per scopi determinati, in questo caso la sorveglianza totale, di cui pure van der Pijl è ben consapevole. Chiama infatti “panottico elettronico” lo stato attuale, e ancora di più la direzione in cui va lo sviluppo dell’informatica, che vuole “collegare gli organismi umani all’intelligenza artificiale a beneficio dell’oligarchia” (p. 239). Tuttavia van der Pijl ripone grandi speranze in una rivoluzione anche informatica: “ciò che viene messo in atto mira a impedire un’applicazione democratica delle nuove tecnologie, che renderebbe possibile l’autodeterminazione per tutti” (p. 240), pur riconoscendo la problematicità sanitaria del 5G. Ma il suo tecnottimismo di fatto mette in secondo piano i danni alla salute e alla vita già dimostrati nel crescente uso di campi elettromagnetici8, perché dopo aver menzionato la questione non la discute realmente.

Anche la previsione marxiana dell’automa che mette in movimento la macchina anch’essa completamente automatizzata della produzione – il celeberrimo frammento sulle macchine, menzionato nel libro – è in fondo la fantasia di sostituire la natura con i nostri meccanismi (che qualcuno però dovrà pur produrre…), un mito che oserei paragonare al transumanesimo, con la sua adorazione delle macchine9. Vi è una contraddizione anche tra l’abolizione del denaro evocata da van der Pijl nell’ultimo capitolo, quello che indica la direzione per superare gli Stati di emergenza, e la necessità, che l’autore prevede, di stabilire e governare dei tassi di interesse nel debito e nel credito. Per una visione alternativa considero importanti ancora una volta le riflessioni di Hornborg sulle implicazioni per il nostro rapporto con la Natura del denaro come “equivalente universale” che deve generare interesse10.

In sintesi, questo libro fondamentale per comprendere il presente rivela i retroscena – fatti e personaggi – del grande gioco Covid a livello sopranazionale, e rappresenta la migliore sintesi politica ed economica di quanto è accaduto, mettendo in luce particolari inediti negli altri lavori che ne condividono la linea di analisi, e aprendosi alla discussione politica delle alternative.


Note
1 DanielaDanna:Il modo di produzione informatico. Note all’inizio della Grande Reclusione. Aprile 2020, Edizioni XXD 2022. “http://www.danieladan- na.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/09/Il-modo-di-produzione-informatico.pdf”.
2 Il numero assoluto dei morti solo da Covid era di 210. ISS: Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia Dati al 30 marzo 2021 (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Report- COVID-2019_30_marzo_2021.pdf).
3 Vedi anche i libri di medici (Karina Reiss e Sucharit Bhakdi: Corona, Falso Allarme?: Fatti e numeri, Nuova Ipsa 2020; Mauro Rango: Guarire il Covid-19 a casa: manuale per terapia domiciliare personalizzata, Movimento Ippocrate 2020; Peter C. Gøtzsche: Vaccini: verità, bugie e controversie: alcune osserva- zioni sulla pandemia di Coronavirus del 2019, Fioriti 2020; Peter R. Breggin e Ginger R. Breggin: COVID-19 and the Global Predators. We are the Prey, Lake Edge Press 2021), analisti di sinistra (Sonia Savioli: Il giallo del coronavirus. Una pandemia nella società del controllo, Arianna Editrice 2020, vedi anche l’ultimo suo lavoro Il mercato della malattia. Indagine sull’industria della salu- te, Arianna 2022) e anche di destra (Operazione Corona: colpo di stato globale. Analisi bio-medica, economica e politica della più grande truffa della storia dell’umanità a cura di Nicola Bizzi e Matteo Martini, Aurora Boreale 2020).
4 Gli ingranaggi statunitensi sono stati invece messi a nudo da Robert F. Kennedy nel suo: Il vero Anthony Fauci. Bill Gates, Big Pharma, e la guerra globale contro la democrazia e la salute pubblica, Byoblu 2023.
5 Condivido l’approccio di Immanuel Wallerstein (e di Marx prima di lui) sull’unica scienza sociale, ad esempio: Comprendere il mondo. Introduzione all’analisi dei sistemi-mondo, Asterios 2006.
6 L’unica iniziativa collettiva di tale disinformazia nelle scienze sociali in Italia è stato il convegno Tutta un’altra storia. Scienze sociali e gestione pandemica: un invito al dibattito, Napoli 23-25 aprile 2022 (tuttaunaltrastoria.info, con tutti gli interventi). Vedi il mio La scienza sociale storica e biofisica, Asterios 2023.
7 Alf Hornborg:Global Magic: Technologies of Appropriation from Ancient Rome to Wall Street, Palgrave 2016.
8 Martin Blank: Overpowered: the dangers of electromagnetic radiation and what you can do about it, Seven Stories Press 2014; Maurizio Martucci: Manuale di Autodifesa per Elettrosensibili, Terra Nuova Edizioni 2018; Francesca Romana Orlando e Fiorenzo Marinelli: Wireless. L’inchiostro nell’acquario, Libreria editrice fiorentina 2019.
9 Vedi l’evidenziazione della considerazione sempre positiva delle macchine da parte di Marx ed Engels in Christophe Bonneuil e Jean-Baptiste Fressoz: La Terra, la storia e noi: l’evento antropocene, Treccani, 2019.
10 Ad esempio Alf Hornborg: Nature, Society, and Justice in the Anthropocene: Unraveling the money-energy-technology complex, Cambridge University press
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