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linterferenza

Venezuela: provare a ragionare fino allo stremo o cedere alla polarizzazione?

di Riccardo Paccosi

Un dubbio amletico sorge dalla disconnessione logico-retorica che si manifesta nel dibattito sul Venezuela: provare a ragionare fino allo stremo oppure cedere alla polarizzazione?

Dinanzi a una situazione di manifesta irrazionalità e dove le minime basi di logica e di linguaggio comuni vengono meno, cosa bisogna fare? Contrapporsi a questa situazione e, quindi, provare a ragionare a oltranza? Oppure è meglio comprendere che la partita è in tal senso persa, che dunque è meglio cedere alla polarizzazione scommettendo che, alla fine, il proprio punto di vista diverrà egemonico a discapito di quello avversario?

La domanda è legittima di fronte a un dato di evidente disconnessione logica con cui la retorica e l’ideologia rendono impossibile, in queste ore, una qualsivoglia discussione sul Venezuela.

Esiste, da tempo, un dibattito politico trasversale sulla natura del socialismo bolivariano: chi lo considera un modello regressivo (sinistra liberale e tutte le destre) e chi invece vi ravvisa elementi di alternativa, parziale ma comunque positiva, al modello liberista (marxisti e poco altro). Ebbene, si dà il caso che suddetto dibattito non abbia NULLA a che vedere con la contraddizione in corso in queste ore e riguardante lo stato venezuelano. In questo momento, il tema oggetto di controversia internazionale è di tutt’altra natura e il giudizio sul chavismo, negativo o positivo che sia, non c’entra assolutamente nulla.

In breve, Cina e Russia sul versante delle nazioni, marxisti, sovranisti e anti-imperialisti sul versante dell’opinione pubblica, stanno in queste ore ponendo il tema del diritto internazionale in contrapposizione al diritto degli Stati Uniti di fare ingerenza attiva sulle vicende di un altro paese.

Un principio che, riguardando per l’appunto la sfera del diritto, prescinde dalla tipologia di modello istituzionale dei singoli paesi, prescinde dalle caratteristiche dei loro governi, prescinde – ovviamente – dal giudizio politico che ciascuno di noi può avere su un certo governo o su un certo modello istituzionale.

D’altro canto, non occorre essere laureati in filosofia del diritto per arrivarci: nel mondo, esistono decine di paesi non democratici, altrettanti paesi in cui la maggioranza della popolazione versa nell’indigenza. Il diritto internazionale serve a impedire che qualcuno scelga un paese manifestante contraddizioni interne, allo scopo di dominarlo e di decretare la legge del più forte. Quando una nazione si arroga il diritto di aggredirne un’altra, infatti, la vigenza del diritto internazionale viene meno e ciò determina un precedente a-giuridico affinché diventi normale la legge di predazione da parte del paese più forte ai danni di quello più debole.

Queste banalità che ho appena descritto, fino a quindici anni fa erano per l’appunto delle banalità. Infatti, quando nel 2003 gli Stati Uniti decisero di aggredire l’Iraq, milioni di persone decisero di scendere in piazza contro l’aggressione americana – quantunque lo stato iracheno fosse evidentemente retto da una dittatura – al fine di far prevalere il principio del diritto internazionale contro il principio di predazione imperiale.

Un decennio dopo, le cose sono cambiate.

Improvvisamente, tutta l’opinione pubblica sedicente progressista si è convertita all’idea che gli Stati Uniti abbiano il diritto di scegliere un paese che, fra i tanti nel mondo, essi considerano dittatura e quindi di utilizzare strumenti di pressione militare diretta o indiretta per abbatterne i relativi governi.

Il punto – e qui veniamo al dibattito odierno – è che questo principio di “diritto imperiale” non viene enunciato dall’opinione pubblica liberale ma, semplicemente, occultato e rimosso.

In queste ore, se poni a un liberale il problema del diritto o meno degli Stati Uniti di far cadere governi di altre nazioni, egli ti risponde parlandoti di quant’è cattivo il governo venezuelano.

Se tu cerchi di spiegargli che il tema è un altro, che i problemi del diritto internazionale riguardano tutti i paesi – poveri e ricchi, totalitari e democratici – ti risponde nuovamente parlandoti di quant’è cattivo il governo venezuelano.

Se, stremato dalla fatica, tu gli dici “senti, va bene, facciamo finta ch’io sia d’accordo con te sul fatto che Maduro è uno stronzo: il diritto internazionale deve valere anche per gli stronzi, altrimenti cessa di essere diritto”, il liberale ti risponde parlandoti di quant’è cattivo il governo venezuelano.

Dunque, ci troviamo di fronte a un piano di disconnessione logico-linguistica che impedisce qualsiasi punto di contatto fra le diverse posizioni e, quindi, impedisce qualsiasi piano di dibattito.

Ecco, quando si arriva a questo punto, uno come me che tenta – talvolta riuscendo, talvolta no – di mantenere civile e razionale, su facebook, il confronto fra posizioni diverse, finsice con l’avere dei dubbi.

Ha senso continuare nel tentativo di ragionare quando i fondamenti e i codici comuni di comunicazione risultano invalidati?

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Comments

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Aldo Zanchetta
Tuesday, 12 February 2019 11:15
Il tema Venezuela giustamente e finalmente chiama gente a esprimersi su questo episodio centrale della politica mondiale. Resta quasi assente ogni valutazione sulla presenza nel paese degli "chavisti critici", cui il governo Maduro ad oggi ha negato di poter costituirsi in partito con riconoscimento per partecipare alle elezioni.
Ci si avvia o allo scontro militare o a un negoziato fra "cupole" che passa al di sopra delle teste della gente, come è stato il negoziato fra il governo colombiano e le Farc (e i risultati si vedono, purtroppo).
Fra gli "chavisti critici", di cui Marea socialista o la Piattaforma per il rispetto della Costituzione" sono ed es due componenti, ci sono nomi illustri di intellettuali che furono simpatizzanti di Chavez, conservando però uno spirito critico che lungi da essere anti-chavista voleva essere un contributo ad evitare certi errori che come si vede sono costati caro. Perchè ignorarli?
Aldo Zanchetta

PS Scrivo dopo aver letto in questi giorni decine e decine di articoli da fonti diverse. Ma scrivo senza ancora aver letto questo articolo e gli interventi che ha suscitato. Potrò farlo solo in serata e sarò lieto se sarò smentito.
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G. N. De Martini
Friday, 08 February 2019 06:30
Benzi, buongiorno. Faccio mio l'invito rivoltole da Mario Galati
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daniele benzi
Thursday, 07 February 2019 15:51
proprio così, ma non dimentichi la più importante: volutamente ignorante per intossicazione ideologica.
Arrivederci....
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G. N. De Martini
Thursday, 07 February 2019 13:38
Benzi, le rispondo al di fuori del solito orario perché mi è stata segnalata la sua piccatissima risposta. Vediamo:
lei mi taccia, nell'ordine, di essere: subdolo; ipocrita; viscido; allocco e asino. Esagerato! Io l'avevo definita permaloso e infantile, niente di così trascendentale.
Ma lei, al solito, non controlla i suoi nervi. Si calmi, si rilassi, faccia una doccia fredda ( visto che si trova in Brasile). E si faccia una ragione del fatto che non siamo tutti cretini e sprovveduti, pur vivendo in Italia e pur non appartenendo a quella privilegiata classe cosmopolita che può permettersi di gironzolare senza meta e senza affanni materiali per il globo terracqueo e pretende, per ciò stesso, di dare lezioni ai comuni mortali
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daniele benzi
Thursday, 07 February 2019 11:50
Immaginavo De Martini, e prendo pure atto del fatto che dopo essersi civilizzato, senza scadere adesso nell'insulto che a volte le è consono, ha riadottato il tono subdolo e ipocrita proprio dei viscidi.

Avevo iniziato a tradurre l'articolo che in questo momento più di ogni altro sta facendo discutere le sinistre radicali in Brasile. (http://passapalavra.info/2019/01/125118/) La volevo informare De Martini attraverso la voce della gente di qui, come nel caso del Venezuela del resto.

Ma essendomi reso conto che il dibattito nella sinistra italiana è drammaticamente peggiorato negli ultimi 15 anni da quando vivo all'estero, e che quelli come Lei si comportano come i turisti allocchi che si recano all'estero solo per vedere confermati i propri stereotipi o, meglio, fanno come gli scecchi, che vanno sempre e solo dallo stesso lato, ho pensato che non ha molto senso. Lo sto traducendo quindi in spagnolo e in inglese, per farlo circolare in paesi dove il dibattito è molto più aperto che in Italia.
Buone cose
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G. N. De Martini
Thursday, 07 February 2019 08:20
Benzi buongiorno. Provo disagio a infierire su chi è già oggetto di sbertucciamenti e attacchi praticamente ...ma che dire? La risposta di "Sinistra in rete", che lei trova bieca e censoria, mi vede totalmente d'accordo. Le riconosco, anzi, una cortesia e una pazienza quasi esagerate, un tono pacato e civilissimo che lei non pare invece apprezzare. Lei vorrebbe, solo in virtù della sua decennale presenza in America Latina, essere considerato l'unica e incontestabile fonte di verità. E se qualcuno si azzarda a contraddirla, si inalbera come un bambino viziato a cui si neghi un capriccio. Chi non è d'accordo con lei è un censore, un reazionario e , forse, un agente al soldo di Maduro ( o di Cabello?). Suvvia, Benzi, cerchi di essere un po più modesto, meno permaloso e disponibile al confronto e all'eventuale critica. Nel suo lungo peregrinare nel Continente americano, vedo che ora è approdato in Brasile. Come ci si trova? Ci racconti un po di questo straordinario Paese, di Lula in carcere e dell'opposizione azzerata per via giudiziaria. Ci parli di Jair Bolsonaro, della violenza criminale, della miseria e della corruzione, della fine della speranza di un popolo. Conto su di lei.
(P.S.: sul Venezuela ci aggiornerà Salvini, che si sente ogni giorno con Guaidò)
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daniele benzi
Wednesday, 06 February 2019 12:54
Buongiorno a lei De Martini. Vorrei conoscere la sua opinione su questo punto (e anche quella di Fabrizio Marchi se fosse ancora in ascolto...).

Purtroppo, dal mio punto di vista almeno, neanche sinistra in rete vuole pubblicare il mio articolo, con questi argomenti:

DB: Ciao sinistra in rete, scusami nuovamente per il disturbo, ma mi hanno appena comunicato dall'Italia che il direttore di Carmilla ha censurato e tolto dalla rete il mio pezzo.Vedete un po' voi se lo volete pubblicare come sinistra in rete così com'è, cioè senza nessuna introduzione o disclaimer da parte vostra, altrimenti cercherò qualche altro sito disposto a farlo.
Grazie come sempre e scusami di nuovo per il disturbo,
daniele

Sinistra in rete: Caro Daniele, la nostra valutazione non è cambiata. Molte delle cose che sostieni nel tuo articolo sono condivisibili, altre dipendono dal punto di vista, qualcuna mi lascia perplesso, ma meriterebbe un approfondimento. La questione però non è in questo momento "il Venezuela", ma la vera e propria aggressione che gli Usa e i suoi alleati stanno portando avanti nei confronti dell'ennesimo paese non allineato ai loro interessi. Mescolare i due argomenti ha un solo significato, ossia ritrarsi dal sostegno per un paese aggredito e dalla totale condanna dell'aggressore (che gli imperialisti facciano il loro mestiere non significa che lo debbano fare senza essere disturbati).
Spero che avremo modo di continuare il discorso sul "socialismo bolivariano" in contingenze più favorevoli.

DB: Grazie sinistra in rete, scusa ma non avevo capito che la vostra linea editoriale é marxista-leninista piuttosto ortodossa da quello che vedo e, quindi, in momenti critici preferite censurare voci alternative.
Grazie ancora per la disponibilita e buon lavoro.

Sinistra in rete: Caro Daniele, Sinistrainrete non è un contenitore indifferenziato, cerca comunque di mantenere un orientamento e non direi proprio che questo orientamento possa essere definito "marxista-leninista", qualunque cosa possa voler dire questa locuzione. Resta il fatto che pubblicare un'analisi come la
tua in tempi normali può avere il significato politico di rimettere (utilmente) in discussione aspetti controversi della "rivoluzione bolivariana", pubblicarla nel bel mezzo di un tentativo di colpo di stato gestito dagli Usa ha un senso completamente diverso. O no?

DB: Cara sinistra in rete,

tu o voi, ignoro, siete i padroni del sito, quindi gli unici autorizzati a decidere cosa pubblicare e perché.
Marxista-leninista in questo caso vuol dire semplicemente questo: sul Venezuela decido di non pubblicare la voce chiaramente molto molto informata di un compagno, che fra le altre cose fa riferimento esplicito alla posizione politica di altri compagni venezuelani e latinoamericani (dove tra l'altro, paradossalmente, il dibattito in questi giorni è molto più aperto che in Italia!), perchè in questo momento delicato non avrebbe senso. Invece pubblico qualsiasi contributo, alcuni dei quali francamente scandalosi e/o di una evidente mediocrità, perchè sono più consoni alla linea editoriale e più utili in questo momento.
Ecco, al mio paese un argomento di questo tipo si chiama censura.
*****
Cosa ne pensa della posizione di sinistra in rete?

Andando al suo commento, Maduro non è per nulla "lo stereotipo del fessacchiotto latino-americano dei film hollywoodiani, pancia e baffoni compresi". Altrimenti non sarebbe stato messo dov'è, dopo aspre lotte interne, direttamente da Chávez insieme a un secondo presidente ombra, proprio così, una persona che ha gli stessi poteri forse anche maggiori di Maduro, che si chiama Diosdado Cabello, leader del cosiddetto "partito militare".

Rispetto alla metafora del fuoco, la mia visione invece è la seguente: Maduro e soprattutto Cabello sono anch'essi dei delinquenti, ed hanno appiccato il fuoco non meno degli altri delinquenti come L. López, M. Corina Machado, ecc. aizzati dai loro sponsor delinquenti a Washington o, per essere più precisi, a Miami, che adesso cercano solo di impossessarsi della casa già da tempo in fiamme, sapendo che i portinai non hanno più scampo...

Una buona giornata
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G. N. De Martini
Wednesday, 06 February 2019 08:58
Di nuovo buongiorno, caro Benzi. Iniziamo subito dal fattaccio del suo articolo , prima pubblicato e poi rimosso: ridicolo e vergognoso. Se l'articolo non era condiviso dal giornale, non doveva essere pubblicato e basta: non è un obbligo dare visibilità a qualcosa che non si condivide. Se il direttore di un giornale " di sinistra" riceve un articolo sul Venezuela di Maduro da parte di Mike Pompeo, non mi pare sia tenuto a pubblicarlo in nome del "pluralismo". Se lo fa sbaglia e si copre di ridicolo. Se poi lo rimuove, il ridicolo diventa insostenibile e resta solo la vergogna.
Io leggo i suoi commenti con una sorta di ammirato rammarico: mi piace il suo stile e apprezzo l'evidente passione politica che li sostiene. Sono convinto che lei sappia molto più di me quale sia la realtà di un Paese (nel quale d'altronde ha vissuto) e nel quale io, nel mio incolpevole provincialismo, non ho mai messo piede.
Però vedo e sento. E cerco di capire: con i mezzi che ho a disposizione e con l'esperienza di una vita. E quando vedo e sento che gli Stati Uniti parlano delle " sofferenze del popolo venezuelano", drizzo le orecchie e mi preparo al prossimo colpo di stato e ai certissimi massacri che ne seguiranno, schierandomi senza il minimo dubbio dalla parte dell'ennesimo "crudele tiranno" del momento.
Fosse anche uno come Maduro, che sembra lo stereotipo del fessacchiotto latino-americano dei film hollywoodiani, pancia e baffoni compresi, ma che tanto fesso non dev'essere, se ha la furbizia di fare un appello al "compagno Francisco", professandosi "profondamente cristiano" ( l'ho visto, come vede). Non suscita il mio entusiasmo, mi creda, ma sto assolutamente dalla sua parte. E mi perdoni se uso l'abusatissima metafora del fuoco, ma se un gruppo di delinquenti cerca di dar fuoco con tutti i mezzi al palazzo dove abito, non perdo tempo a redarguire il portinaio cialtrone che non lava le scale e non fa funzionare l'ascensore: cerco di fermare i delinquenti e, se possibile, di farli fuori
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daniele benzi
Tuesday, 05 February 2019 12:58
Non si preoccupi De Martini, è da più di dieci anni che in molti paesi ingaggio polemiche, a volte furiose, con i compagni della sinistra marxista-leninista latinoamericana che, come in Italia come ho scoperto con sorpresa da quando ho riniziato a bazzicare alcune pagine web, continuano a coltivare impenitenti il vizietto autoritario della censura e, quando non è possibile o si è totalmente privi di argomenti, dell'insulto.

Intanto ho il dispiacere di comunicarle che una nota rivista on-line di sinistra "plurale", così si vende e così mi avevano detto, dopo aver messo in rete il mio articolo, dopo poche ore ha deciso di censurarlo e toglierlo dal web per decisione del suo direttore.

Sul punto specifico, le ripeto, legga con attenzione il materiale che le ho mandato (purtroppo, o grazie a dio di questi tempi, devo andare a lavore anch'io). Soprattutto, si renda conto che non è una posizione fissa, rigida, di principio, ma semplicemente la ricerca di una via alternativa al dialogo e alla negoziazione per una uscita non violenta al conflitto in corso.

Nel frattempo, immagino che abbia visto che, come già più volte in passato, il compagno Maduro stia implorando anche i buoni offici del compagno Papa Francisco...

Una buona giornata
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G. N. De Martini
Tuesday, 05 February 2019 08:22
Benzi buongiorno. Chiedo scusa per il ritardo della risposta ma, purtroppo, alla posta elettronica posso dedicare solo le prime ore del mattino. E ancora scusa per non averLa riconosciuta nell'autore di quell'articolo che avevo, è vero, aspramente commentato: ricordo perfettamente i contenuti ma dimentico facilmente i nomi, non se l'abbia a male.
Nel concreto però, e senza fare polemiche personali, le ho chiesto cosa vogliate davvero nell'attuale situazione : dimissioni di Maduro e correlativa presa del potere dell'"autoproclamato"Guaido' ? Indizione di nuove elezioni ( legislative e presidenziali) da parte di Maduro ? Sua liquidazione "manu militari"? E guardi che lo chiedo con vera curiosità e senza intenti polemici. Se ne avrà tempo e voglia, le sarò grato se vorrà rispondermi
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