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lantidiplomatico

Antioccidentale

di Andrea Zhok

Chi difende oggi le ragioni dei paesi aggrediti a vario titolo dagli USA (la lista è infinita) viene frequentemente tacciato di essere “antioccidentale”. Etichettature del genere come altre simili (es.: “rossobruno”, “no-vax”, ecc.) hanno il grosso vantaggio di essere sufficientemente vaghe e confuse da pensare che chi le formula abbia in mente qualcosa, mentre di norma ha solo una marmellata di “sentito dire”.

Tecnicamente io credo che oggi un abitante del continente europeo che abbia rispetto di sé stesso DEBBA avere una disposizione “antioccidentale”, purché ci si intenda chiaramente sul termine.

L’Occidente non è un luogo geografico, né culturale. L’Occidente è una categoria di valore geopolitico che evita ogni riferimento a una specifica tradizione culturale. Al posto di tradizioni culturali ha una tradizione geopolitica radicata nelle varie forme dell’imperialismo anglosassone (dall'impero britannico a quello americano). “Occidente” è ciò che accomuna Europa e Commonwealth nella fase del trionfo capitalista. E ciò che accomuna queste aree del mondo è il fatto di essere state dominate negli ultimi due secoli da una politica asservita all’economia, e da un’economia asservita a oligarchie finanziarie. Il suo principale esito geopolitico è stato l’imperialismo di tipo talassocratico, cioè un imperialismo fondato sul dominio marittimo, che è dominio delle rotte commerciali, un dominio volto non ad “espandere una civiltà”, ma a espandere il proprio potenziale di sfruttamento di luoghi remoti – rimanendone estranei.

Un grave fraintendimento – presente tanto in chi parteggia per questo Occidente quanto, in parte, in chi lo contesta, è immaginare che essere “antioccidentali” significhi dichiararsi estranei alle tradizioni culturali e religiose dell’Europa. Questa è una sciocchezza clamorosa. È una sciocchezza innanzitutto perché il PRIMO nemico di OGNI tradizione culturale e religiosa, incluse tutte quelle europee, è l’Occidente.

L’Occidente – in quanto istanza di dominio a motore economico – è profondamente estraneo a ogni spiritualità, a ogni religione, a ogni forma filosofica o artistica. I personaggetti, spesso con investitura politica, che vaneggiano di “Occidente cristiano” non capiscono che l’Occidente è non semplicemente secolare o ateo, ma è fondamentalmente alieno da ogni concezione che travalichi il calcolo costi-benefici.

Se un politico occidentale deve spiegare alla propria popolazione che una guerra, una violazione del diritto internazionale, una strage sono una cosa cattiva si impegnerà a spiegare che ne subiremo un danno economico, e questo è quanto. Un argomento è di successo non se spiega che un’abiezione è un’abiezione, ma che “sarà un boomerang”, “finiremo per perderci”, “ci sta costando troppo”, ecc. Possiamo aver appena visto i cadaveri straziati di donne e bambini, ma questo lascia l’Occidente perfettamente freddo: lo scalda capire se questa cosa metterà in crisi le borse.

Per capire che cos’è oggi l’Occidente, l’Occidente reale, non quello onirico della “donna-madre-italiana-cristiana”, può essere utile esaminare tre esternazioni, di questi ultimi giorni, di leader occidentali.

 

1) Peter Hegseth, Segretario alla Difesa statunitense:

"L'America, a prescindere da ciò che affermano le cosiddette istituzioni internazionali, sta lanciando l'attacco aereo più letale e preciso della storia. Tutto accadrà alle nostre condizioni, sotto il nostro dettato. Nessuna stupida regola di guerra, nessuna trappola volta a costruire nazioni, niente esercizi sulla costruzione della democrazia, nessuna guerra politicamente corretta. Combattiamo per vincere, non intendiamo sprecare tempo o vite."

 

2) Il Cancelliere tedesco Merz

“Il diritto internazionale non si applica più efficacemente all'Iran” "Non è il momento per l'Europa di fare la predica agli Stati Uniti e a Israele sulla legalità delle loro azioni.” “Anni di sanzioni e condanne contro Teheran non hanno prodotto risultati tangibili. La posizione di debolezza dell'Europa non ha fatto che aggravare il problema.”

 

3) Il presidente francese Emmanuel Macron

ieri ha chiamato il Presidente della Repubblica iraniano Pezeshkian per chiedere all'Iran di “smettere di attaccare i paesi regionali".

 

Hegseth è la schietta voce degli USA nella loro essenza più profonda: basta con tutte le chiacchiere intorno alle regole internazionali, la costruzione di nazioni, l’esportazione della democrazia, le regole di guerra, noi facciamo quello che facciamo perché vogliamo farlo e possiamo farlo. Non c’è nessuna possibile simmetria tra noi e gli altri. Noi esprimiamo la nostra potenza e gli altri devono subirla. Si noti di passaggio che se uno va a prendersi i discorsi in Germania del noto imbianchino austriaco, nonostante egli sia considerato univocamente il Male, non troverà mai dichiarazioni in cui non ci sia almeno un tentativo di spiegare (capziosamente) le proprie istanze come “giuste”. Qui siamo oltre. Rispetto al presente, anche Hitler sembra politicamente corretto. (Va notato, peraltro, come Hegseth applichi la nozione di “politicamente corretto” spostandolo dalle parole alle armi da fuoco, senza accorgersi della differenza.)

 

Merz è la voce di quell’Europa che si ritiene primariamente Occidente: la voce del doppio standard diventato seconda natura.

Anche Merz non si accorge minimamente di quello che dice e della sua portata. Parla dell’inutilità di aver comminato sanzioni all’Iran per anni (inutilità per quale fine? Per ricondurli alla vostre regole?), e sostiene che vista la loro inutilità si può passare ai bombardamenti, e che NON SAREMO NOI A “FARE LA PREDICA”. Cioè, per capirci: prima ricattate un paese per decenni perché, a VOSTRO insindacabile giudizio, avrebbe violato le VOSTRE “regole internazionali”. Poi con quelle regole decidete di pulirvi il deretano e ai vostri compagni di merende che le violano non fate neppure una “predica” (figuriamoci delle sanzioni). Il deflagrante doppio standard manco viene notato.

L’Occidente è quel luogo dove anche i doppi standard hanno doppi standard.

 

Infine Macron, che è la voce dell’Europa pienamente trasformata in Occidente, ma che continua a recitare la parte di essere legata alla tradizione europea, di avere qualcosa nell’anima di diverso dalla trimestrale di cassa.

Macron, modello di steatopigia facciale, come al solito sceglie di dimenticare tutti gli antecedenti e di far cominciare la storia dal punto desiderato: “Sì, sì, dai paesi del Golfo partono attacchi al vostro paese, sì, sì, sono basi extraterritoriali di un paese che vi sta bombardando senza preavviso e senza dichiarazione di guerra, per la seconda volta in 9 mesi, sì, sì, le loro truppe sono stanziate in hotel per preservarle dai colpi sulle basi,… bla bla bla chemmenefotte a me…, MA INSOMMA, SMETTETELA DI ATTACCARE I PAESI REGIONALI!.

* * * *

Ecco, la morale conclusiva è molto semplice. Oggi un cittadino europeo, un cittadino che si ritenga decente, passabilmente umano, o addirittura animato dall’amore della propria tradizione culturale e/o della religione e/o delle arti, non ha altra opzione che essere, e dichiararsi, antioccidentale.

L’Occidente non è l’Europa, non è l’Italia, non è il Cristianesimo, non è Dante, Cervantes, Bach, non è niente di tutto questo.

L’Occidente è il nome di un movimento storico e geopolitico degenerativo, un movimento che forse vincerà tutte le battaglie, ma perderà l’ultima guerra.

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Comments

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vive bataille
Saturday, 14 March 2026 14:39
C'è chi afferma che la legge del valore di scambio è andata scemando, e con essa i profitti. Aspettiamo ancora di vedere i risultati della sua sostituzione con quella roba chiamata socialismo di scambio egualitario, quel significante finalmente arroccato al posto del capitale e del padrone.
Per ora l'anglo sistema predatorio è saldamente e tendenzialmente nelle coscienze e nelle povere nostre misere tasche .
L' unica speranza è che i signori del plus godere le prendano di santa ragione adesso , là intorno ai mari medio orientali.
Poi forse si potrà iniziare a chiederne conto , prima di tutto con le piazze piene di umanità che ne ha i coglioni stracolmi.
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jimmie
Friday, 13 March 2026 19:55
Quoting Lorenzo:
Trump, Hegseth e Merz altro non fanno che dar voce alla politica volta a costruire uno stato mondiale americano- e quindi plutocentrico, che è stata portata avanti da tutti i governi statunitensi a partire dal crollo dell'Unione sovietica.

Ciò che prima veniva teorizzato nei programmi e nelle linee di indirizzo strategiche, ma solo implicato a mezza bocca nei discorsi dei politici, viene ora enunziato ad alta voce: la fine del sistema degli stati sovrani fondato a Westfalia e la sua sostituzione con un governo mondiale che rivendica la propria sovranità sull'intero pianeta. Il passaggio dal diritto internazionale al diritto basato sulle regole (decise a Washington ed echeggiate a Bruxelles).

E' lo stesso identico processo che è stato portato avanti dai nascenti stati nazionali fra il Cinquecento e il Seicento.

E' anche il destino che era stato puntualmente, esattamente previsto per la Germania e l'Europa dai nazionalsocialisti in caso di propria sconfitta: l'asservimento al capitalismo di rapina anglosassone, largamente infiltrato dalla finanza giudaica, e la conseguente trasformazione in un popolo di iloti meticci, castrati della propria storia e della propria identità.

Avete esultato per la disfatta della Germania perché non soddisfaceva la vostra religione umanista; vi siete compiaciuti del crollo dell'Unione sovietica perché non soddisfaceva il vostro bisogno postsessantottino di emancipazione individuale; ora godetevi la (scontata) volontà di potenza dei loro conquistatori.

E ogni tanto rileggetevi il canto terzo dell'Adelchi:

Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all'addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de' pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell'arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d'amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz'orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durâr;
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D'un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All'opere imbelli dell'arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.

Quoting Lorenzo:
Trump, Hegseth e Merz altro non fanno che dar voce alla politica volta a costruire uno stato mondiale americano- e quindi plutocentrico, che è stata portata avanti da tutti i governi statunitensi a partire dal crollo dell'Unione sovietica.

Ciò che prima veniva teorizzato nei programmi e nelle linee di indirizzo strategiche, ma solo implicato a mezza bocca nei discorsi dei politici, viene ora enunziato ad alta voce: la fine del sistema degli stati sovrani fondato a Westfalia e la sua sostituzione con un governo mondiale che rivendica la propria sovranità sull'intero pianeta. Il passaggio dal diritto internazionale al diritto basato sulle regole (decise a Washington ed echeggiate a Bruxelles).

E' lo stesso identico processo che è stato portato avanti dai nascenti stati nazionali fra il Cinquecento e il Seicento.

E' anche il destino che era stato puntualmente, esattamente previsto per la Germania e l'Europa dai nazionalsocialisti in caso di propria sconfitta: l'asservimento al capitalismo di rapina anglosassone, largamente infiltrato dalla finanza giudaica, e la conseguente trasformazione in un popolo di iloti meticci, castrati della propria storia e della propria identità.

Avete esultato per la disfatta della Germania perché non soddisfaceva la vostra religione umanista; vi siete compiaciuti del crollo dell'Unione sovietica perché non soddisfaceva il vostro bisogno postsessantottino di emancipazione individuale; ora godetevi la (scontata) volontà di potenza dei loro conquistatori.

E ogni tanto rileggetevi il canto terzo dell'Adelchi:

Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all'addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de' pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell'arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d'amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz'orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durâr;
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D'un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All'opere imbelli dell'arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.

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Ottimo!!! E' un grande piacere leggere (e leggendo riconoscendo) che lo spirito di un'ideologia in apparenza sommersa e succube della legge del presente, sia rimasta presente e attiva sotto la metaforica cenere. jimmie moglia Portland, Oregon www.yourdailyshakespeare.com
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Lorenzo
Friday, 13 March 2026 04:24
Trump, Hegseth e Merz altro non fanno che dar voce alla politica volta a costruire uno stato mondiale americano- e quindi plutocentrico, che è stata portata avanti da tutti i governi statunitensi a partire dal crollo dell'Unione sovietica.

Ciò che prima veniva teorizzato nei programmi e nelle linee di indirizzo strategiche, ma solo implicato a mezza bocca nei discorsi dei politici, viene ora enunziato ad alta voce: la fine del sistema degli stati sovrani fondato a Westfalia e la sua sostituzione con un governo mondiale che rivendica la propria sovranità sull'intero pianeta. Il passaggio dal diritto internazionale al diritto basato sulle regole (decise a Washington ed echeggiate a Bruxelles).

E' lo stesso identico processo che è stato portato avanti dai nascenti stati nazionali fra il Cinquecento e il Seicento.

E' anche il destino che era stato puntualmente, esattamente previsto per la Germania e l'Europa dai nazionalsocialisti in caso di propria sconfitta: l'asservimento al capitalismo di rapina anglosassone, largamente infiltrato dalla finanza giudaica, e la conseguente trasformazione in un popolo di iloti meticci, castrati della propria storia e della propria identità.

Avete esultato per la disfatta della Germania perché non soddisfaceva la vostra religione umanista; vi siete compiaciuti del crollo dell'Unione sovietica perché non soddisfaceva il vostro bisogno postsessantottino di emancipazione individuale; ora godetevi la (scontata) volontà di potenza dei loro conquistatori.

E ogni tanto rileggetevi il canto terzo dell'Adelchi:

Udite! Quei forti che tengono il campo,
Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
Son giunti da lunge, per aspri sentier:
Sospeser le gioie dei prandi festosi,
Assursero in fretta dai blandi riposi,
Chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
Le donne accorate, tornanti all'addio,
A preghi e consigli che il pianto troncò:
Han carca la fronte de' pesti cimieri,
Han poste le selle sui bruni corsieri,
Volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
Cantando giulive canzoni di guerra,
Ma i dolci castelli pensando nel cor:
Per valli petrose, per balzi dirotti,
Vegliaron nell'arme le gelide notti,
Membrando i fidati colloqui d'amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
Per greppi senz'orma le corse affannose,
Il rigido impero, le fami durâr;
Si vider le lance calate sui petti,
A canto agli scudi, rasente agli elmetti,
Udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
D'un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
All'opere imbelli dell'arse officine,
Ai solchi bagnati di servo sudor.
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Alfred
Thursday, 12 March 2026 21:46
Sto invecchiando, mi capita di essere d' accordo con Zhok...
C'e' qualcosa che non va bene, devo rileggere, si, devo assolutamente rileggere
Ma non ora
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