Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 2442
Possono aspettare con calma, mentre Netanyahu si affanna e sbaglia
di Alastair Crooke - strategic-culture.su
Netanyahu è nel bel mezzo di una "campagna". Ma non è una campagna elettorale, perché non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere alle elezioni
In una piccola stanza poco illuminata di Gaza, era stato possibile distinguere prima la vecchia sedia a rotelle da museo e poi la figura accartocciata e avvolta in una coperta del paraplegico che la occupava. All’improvviso, dalla sedia a rotelle era arrivato uno stridio acuto; l’apparecchio acustico del suo occupante era impazzito e avrebbe continuato a strillare a intervalli regolari per tutta la durata della mia visita. Mi ero chiesto quanto potesse sentire l’occupante della sedia, con un apparecchio acustico così mal regolato.
Durante la discussione, mi ero reso conto che, disabile o meno, il suo stato mentale era più affilato di una lama. Era duro come il ferro, aveva un ottimo senso dell’umorismo e i suoi occhi brillavano in continuazione. Chiaramente si stava divertendo, tranne quando lottava con i fischi e gli strilli del suo apparecchio acustico. Com’era possibile che un tale carisma fosse racchiuso in una figura così esile?
Quest’uomo sulla sedia a rotelle e con l’auricolare sgangherato – lo sceicco Ahmad Yasin – era il fondatore di Hamas.
E ciò che mi aveva detto quella mattina è arrivato a sconvolgere il mondo islamico di oggi.
Mi aveva detto: “Hamas non è un movimento islamico. È un movimento di liberazione e chiunque, sia esso cristiano o buddista – persino io [Alastair Crooke] – avrebbe potuto farvi parte. Siamo tutti benvenuti”.
Perché questa semplice formula è così significativa e collegata agli eventi di oggi?
L’ethos di Gaza, a quel tempo (2000-2002), era prevalentemente quello dell’Islamismo ideologico. La Fratellanza Musulmana egiziana era profondamente radicata.
- Details
- Hits: 930

Palestina è il mondo
Per un sostegno incondizionato alla resistenza palestinese
di Assemblea Militante
Gli eventi drammatici che sono seguiti all’iniziativa della resistenza palestinese del 7 ottobre, il genocidio di massa operato dalla Stato israeliano sostenuto e finanziato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, hanno sollevato il velo sulla bestiale opera colonizzatrice con cui si sfrutta, si reprime e si incarcera la popolazione palestinese. Ha dimostrato, al contempo, che è possibile e necessario ribellarsi e che nonostante il regime di apartheid, il controllo militare di uno degli eserciti più armati del mondo e l’utilizzo dei coloni come truppe di avanguardia per occupare, uccidere ed espellere i palestinesi, non si è fiaccata la loro volontà di resistere.
Una gigantesca e vergognosa propaganda di guerra si è messa in moto per giustificare l’intensificazione dell’opera, già in atto da ben prima il 7 ottobre in forma diluita e costante, di genocidio, repressione ed espulsione dai propri territori della popolazione palestinese che è sotto gli occhi di tutti. Una propaganda che non ha risparmiato menzogne si è attivata per derubricare a “bestiale” atto terroristico la resistenza palestinese e l’iniziativa militare contro il dispositivo militare e civile che circonda la Striscia di Gaza per incarcerare la popolazione palestinese, che lì sopravvive sotto il totale controllo delle risorse vitali (acqua, elettricità, cibo) da parte israeliana.
Nei mesi precedenti all’iniziativa militare del 7 ottobre, un attacco senza precedenti dell’esercito israeliano e dei coloni aveva investito l’altro piccolo bantustan dove vengono schiacciati i palestinesi: la Cisgiordania. Morte e repressione sono state disseminate in quei territori per espellere i palestinesi costretti a vivere in piccole isole territoriali incomunicanti e a dipendere dai permessi dei check point con tanto di dispositivi elettronici di riconoscimento facciale per poter accedere a quei pochi terreni che sono stati loro lasciati o uscire dalle proprie case per procurarsi da vivere.
- Details
- Hits: 1065
Un Vietnam israeliano?
di Giacomo Gabellini
Qualche giorno fa, il «Washington Post» ha rivelato che, a partire dallo scatenamento dell’Operazione Spade di Ferro, Israele ha lanciato contro la Striscia di Gaza oltre 22.000 bombe messe a disposizione dagli Stati Uniti, come si evince dai dati di intelligence di cui il Congresso ha recentemente autorizzato la divulgazione. Entro l’arco temporale in oggetto, Washington avrebbe fornito a Israele circa 15.000 ordigni (comprese le bombe anti-bunker da 2.000 libbre) e più di 50.000 proiettili di artiglieria. Un tipo di munizionamento smaccatamente incompatibile le cosiddette “operazioni chirurgiche”, ma perfettamente coerente con una campagna di bombardamenti a tappeto come quella che le forze israeliane stanno conducendo contro la Striscia di Gaza.
All’11 dicembre, il Ministero della Sanità di Gaza quantificava in oltre 18.200 morti e circa 47.000 feriti il numero delle vittime palestinesi mietute dagli attacchi israeliani, senza distinguere tra civili ed effettivi di Hamas. All’interno di un rapporto stilato dall’Israeli Defense Force, invece, si giudica “verosimile” un ammontare complessivo pari a circa 15.000 morti, tra cui “oltre 5.000” membri di Hamas. Un rapporto di due vittime civili per ogni miliziano di Hamas assassinato, che secondo il portavoce dell’esercito israeliano Jonathan Conricus certificherebbe il successo delle operazioni militari. A suo avviso, «qualora, come credo, i nostri numeri verranno confermati, si tratterebbe di un bilancio straordinariamente positivo e forse unico al mondo, se si confrontano questi dati con quelli afferenti a qualsiasi altro conflitto combattuto in territorio urbano tra un esercito e un’organizzazione terroristica incorporata nella popolazioni locale che utilizza i civili come scudi umani».
- Details
- Hits: 1180
Pietra: materiale sovente impiegato per la costruzione di cuori
di Alberto Bradanini
Nelle righe che seguono è assunta quale base di riflessione la coraggiosa analisi[1] della tragedia di Gaza da parte del politologo americano di scuola realista, John J. Mearsheimer
Solo un cupo cinismo che rispecchia l’esecrabile deficit di etica umana che permea una società asservita a una capillare manipolazione consente di obliterare l’immensità dei crimini contro l’umanità che Israele (e personalmente i singoli membri del governo/esercito israeliani) continuano a commettere a Gaza contro persone inermi, uomini, donne e bambini, che muoiono sotto le bombe della sola democrazia del Medio Oriente, come i media al libro paga amano definire lo Stato Ebraico dell’Apartheid. Ciò che si dipana ogni istante sotto lo sguardo impotente del mondo eticamente evoluto costituisce un massacro deliberatamente pianificato. Insondabile è la profondità della tragedia umanitaria che si abbatte sul corpo di persone innocenti[2]. Che tale condotta cada o no sotto la definizione di genocidio è una questione che va lasciato ai legulei giustificazionisti.
Di certo non saranno queste parole di esecrazione a fermare i responsabili di tali atrocità, impermeabili come sono a ogni umana empatia. La storia, tuttavia, resta implacabile, ogni accadimento viene registrato e alla fine rimbalza. Sebbene oggi appaia improbabile, non si può tuttavia escludere che i criminali impuniti vengano un giorno tradotti sul banco degli imputati.
In ogni caso, se non a quello degli uomini essi dovranno rispondere delle loro nefandezze al tribunale della storia. A quel punto, insieme agli aguzzini, vedremo allungarsi le ombre dei loro complici, in prima fila le oligarchie americane che tollerano tutto ciò e a seguire quelle europee (e nella sua nota posizione del missionario anche quella italiana). A fianco di costoro vedremo quindi sfilare la schiera degli indifferenti, non certo caratterizzata da umana partecipazione, che farà i conti con la lacerazione della coscienza o quel che di essa sarà rimasto.
- Details
- Hits: 1782
7 Ottobre: chi c'era dietro?
di Moreno Pasquinelli
Visto il prezzo inaudito che i palestinesi e Gaza stanno pagando è inevitabile porsi la domanda: perché HAMAS e gli atri movimenti della Resistenza palestinese hanno compiuto la devastante azione del 7 ottobre?
C’è chi fornisce una risposta terribile: l’attacco di HAMAS sarebbe stata un’operazione sotto falsa bandiera.
Il teorema si regge su due gambe: il falso mito della potenza militare israeliana e dell’infallibilità della sua intelligence, e una concezione sbagliata della relazione causa-effetto.
Per ciò che concerne i miti ogni ragionamento oppositivo risulta vano; impossibile convincere chi crede che i miti, per quanto degni d’attenzione possano essere, sono come minimo improbabili se non frutto di fantasia.
Riguardo alla concezione della relazione causa-effetto, salta agli occhi il meccanicismo per cui, visto l’effetto una soltanto la causa. In verità, nel mondo reale, tanto più quello storico-sociale, abbiamo sempre un concorso di cause per cui diversi e spesso imprevedibili possono essere gli effetti. Il ragionamento del cospirazionista si può esprimere in questi termini: se la reazione del soggetto A va a buon fine, se ne deve dedurre che il soggetto B, il quale ha compiuto l’azione, è oggettivamente funzionale, se non addirittura soggettivamente al servizio, di quello che ha reagito. La fallacia della deduzione è evidente: solo le azioni politiche che ottengono un successo indiscusso sarebbero genuine e prive di zone d’ombra mentre, se si concludono con una sconfitta, dietro ci sarebbe lo zampino del diavolo.
- Details
- Hits: 2018
Morte e distruzione a Gaza
di John J. Mearsheimer
Traduciamo questo scritto a futura memoria sul massacro di Gaza di John Mearsheimer: “Non credo che qualsiasi cosa io dica su ciò che sta accadendo a Gaza influenzerà la politica israeliana o americana in quel conflitto. Ma voglio che sia messo a verbale in modo che quando gli storici guarderanno indietro a questa calamità morale, vedranno che alcuni americani erano dalla parte giusta della storia.” [Roberto Buffagni]
Non credo che qualsiasi cosa io dica su ciò che sta accadendo a Gaza influenzerà la politica israeliana o americana in quel conflitto. Ma voglio che sia messo a verbale in modo che quando gli storici guarderanno indietro a questa calamità morale, vedranno che alcuni americani erano dalla parte giusta della storia.
Quello che Israele sta facendo a Gaza alla popolazione civile palestinese – con il sostegno dell’amministrazione Biden – è un crimine contro l’umanità che non ha alcuno scopo militare significativo. Come afferma J-Street, un’importante organizzazione della lobby israeliana, “la portata del disastro umanitario in atto e delle vittime civili è quasi insondabile”[1].
Permettetemi di approfondire.
In primo luogo, Israele sta massacrando di proposito un numero enorme di civili, di cui circa il 70% sono bambini e donne. L’affermazione che Israele stia facendo di tutto per minimizzare le vittime civili è smentita dalle dichiarazioni di alti funzionari israeliani. Ad esempio, il portavoce dell’IDF ha dichiarato il 10 ottobre 2023 che “l’enfasi è sui danni e non sulla precisione”. Lo stesso giorno, il Ministro della Difesa Yoav Gallant ha annunciato: “Ho tolto tutti i freni – uccideremo tutti quelli contro cui combattiamo; useremo ogni mezzo”[2]
Inoltre, è chiaro dai risultati della campagna di bombardamenti che Israele sta uccidendo indiscriminatamente i civili. Due studi dettagliati sulla campagna di bombardamenti dell’IDF – entrambi pubblicati da riviste israeliane – spiegano in dettaglio come Israele stia uccidendo un numero enorme di civili. Vale la pena citare i titoli dei due articoli, che riassumono sinteticamente ciò che ciascuno di essi ha da dire:
- Details
- Hits: 1076
Il crepuscolo del giardino occidentale
di Danilo Ruggieri
Gli ultimi due anni segnano uno spartiacque con il prima, con il mondo che abbiamo conosciuto. Qualcuno potrebbe obiettare, a ragione, che il movimento della storia è un processo in cui i cambiamenti sono spesso lenti e contraddittori, in cui le accelerazioni e i salti di qualità sono rari, sono l’eccezione che conferma la regola. La storia si muove attraverso tendenze, alcune principali e strategiche, che rispondono alle contraddizioni profonde che muovono le relazioni sociali tra gli uomini e altre e molteplici concause, spesso contingenti nel tempo e nello spazio.
A mio avviso, nonostante il mainstream anglosassone abbia fin dagli anni novanta raccontato con varie pubblicazioni e centri di orientamento culturale che il movimento storico fosse finito in una sintesi definitiva e pacificata, in quanto il regno del male, il comunismo, era stato seppellito dalla forza di attrazione del bene personificato dal modello capitalistico occidentale; nonostante una gigantesca manovra di diversione, falsificazione e revisione della storia a partire, guarda caso, proprio dalla lettura della Rivoluzione francese, oggi la storia si rimette in marcia e anche a passi veloci. Alla fine si dimostra una legge generale della storia umana che i fatti sono più duri della testa. Questo lo dico senza alcun credenza assoluta nell’oggettività matematica dei fatti che sono soggetti anche essi a un campo specifico della lotta di classe, la lotta delle idee, delle ideologie, delle narrazioni, delle interpretazioni. Certo la storia non si ferma e questo, è chiaro, e non porta con sé inevitabilità e necessità, ma solo possibilità. In questo, forse, dobbiamo iniziare a fare pulizia con un certo positivismo che ha albergato per molti anni anche nelle fila del movimento marxista occidentale.
- Details
- Hits: 1295
Nemici giurati, falsi amici e veri alleati della causa palestinese
di Tendenza internazionalista rivoluzionaria
Tocca a noi internazionalisti militanti, nemici irriducibili di ogni potere borghese, dire un’amara verità: se il genocidio di palestinesi in corso a Gaza potrà andare avanti per mesi fino a rendere totalmente inabitabile quel territorio per i suoi abitanti, come ha programmato il boia Netanyahu, questo potrà succedere solo ed esclusivamente per le armi e i dollari amerikani, il petrolio azero, arabo, brasiliano, russo, la complicità degli stati e dei luridi mass media italiani ed europei, e infine per il cinismo degli altri falsi amici della causa palestinese (Turchia, Cina, Iran) che stanno alla finestra a guardare impassibili l’orrendo “spettacolo”, studiando come poter trarre profitto dal sangue versato dai palestinesi.
Con tutte le differenziazioni e le contraddizioni del caso, contro i palestinesi, il popolo più proletarizzato e irriducibile del mondo, si è venuta a saldare un’alleanza di fatto delle più grandi potenze del capitale.
Ad aiutare Israele a portare avanti la sua azione genocida, non c’è solo l’“Occidente collettivo”, nemico giurato della libertà delle masse palestinesi, con gli Stati Uniti del capo-killer Biden in testa. C’è la banda dei Brics, vecchi e nuovi. C’è la Russia, storica grande amica di Israele e soprattutto della sua destra ultra-sionista, disposta a prendere verbalmente le distanze dal massacro solo per darne la colpa a Washington, e proteggere con questo escamotage i gangster al potere in Israele. C’è il Brasile, grande fornitore di petrolio a Tel Aviv. C’è l’India che, a mattanza in corso, ha concluso un accordo di fornitura di manodopera a Israele per sostituire decine di migliaia di proletari palestinesi da licenziare e da sprofondare nella disoccupazione e nella povertà. Ci sono tutti i paesi arabi che – al di là delle frasi di circostanza – non hanno mosso un solo dito per bloccare, e neppure ridurre, le forniture di petrolio essenziali per lo sterminio.
- Details
- Hits: 1124
L’ombra della guerra si allunga in Sudamerica?
di Paolo Arigotti
La storia del Venezuela è molto tormentata, il canale di Nova Lectio le ha dedicato un paio di video di approfondimento circa due anni fa[1]. Assai meno conosciuta, invece, è quella di un altro paese ai suoi confini, la Guyana, per meglio dire la Repubblica cooperativa della Guyana, per distinguerla da quella francese, uno dei territori d’oltremare, residuo dell’immenso impero coloniale di un tempo, e il Suriname, ex Guyana olandese, indipendente dal 1975.
Questa nazione grande più o meno 100mila kmq quadrati in meno rispetto all’Italia (all’incirca 214mila contro i 301mila nostrani), con una popolazione di poco più di 800mila abitanti – il 40 per cento dei quali ancora nel 2017 viveva in condizioni di povertà – si affaccia sull’oceano Atlantico e confina con Venezuela, Brasile e Suriname. Il suo territorio è costituito in buona parte da foresta amazzonica ed è ricco di giacimenti petroliferi, ma anche di altre risorse naturali come gas, oro, diamanti, acqua e legname, con un sottosuolo e una piattaforma continentale in buona parte ancora da sfruttare.
La sua storia è molto articolata. Tra le curiosità che vogliamo citare, forse poco conosciuta, è che in conclusione di una delle diverse guerra combattute nel ‘600 tra inglesi e olandesi, i Paesi Bassi riacquistarono una serie di territori perduti, compreso quello corrispondente all’attuale Suriname, cedendo in cambio all’Inghilterra la città di Nuova Amsterdam, che poi sarebbe stata ribattezzata New York in onore del Duca di York.
La colonia britannica della Guyana sarebbe stata formalmente costituita nel 1831. Furono i nuovi padroni ad avviare la bonifica del territorio e impiantarvi colture intensive, a cominciare dalla canna da zucchero, che favorì l’industria dei derivati di rum e melassa.
- Details
- Hits: 1332
Nella striscia di Gaza si sta consumando un genocidio?
di Paolo Arigotti
Una premessa importante.
Nessuno qui ha la benché minima intenzione di avallare e/o giustificare una serie di azioni criminali, di qualunque provenienza, ma soltanto di fare un ragionamento per quanto possibile fondato sui fatti e sul diritto.
Naturalmente il focus si concentra su quanto sta avvenendo, sotto gli occhi del mondo, in Terra Santa, e tenteremo di capire se possa, o meno, essere corretto parlare al riguardo di “genocidio”.
Caitlin Johnstone, giornalista australiana, ha scritto di recente che: “Se decidessi di commettere un genocidio, mi assicurerei di uccidere più donne e bambini possibile per eliminare le generazioni future delle persone che sto cercando di spazzare via. Ora che si penso, immagino che farei sostanzialmente quello che Israele sta facendo a Gaza”[1].
Il contributo, ripreso e pubblicato in un articolo[2] dell’Ambasciatore Alberto Bradanini, ci porta dritti alla questione.
Il cosiddetto mainstream subito dopo l’attentato terroristico del 7 ottobre, attribuito ad Hamas, ha sposato senza riserve la tesi secondo cui la reazione dello stato ebraico possa essere avallata per il principio che “Israele ha diritto di difendersi”: potremmo citare numerosi interventi in questa senso, ma preferiamo lasciar perdere, rimandando – per chi lo desidera – ai singoli contributi.
Il diritto alla difesa legittima è, in via di principio, indiscutibile, essendo previsto anche dall’art. 51[3] della Carta delle Nazioni Unite: il problema non riguarda il principio, ma la sua applicazione, che deve necessariamente essere valutata rapportandola al caso concreto.
- Details
- Hits: 1729
Patto di Abramo, BRI e IMEC: le caratteristiche economiche della questione palestinese
di Francesco Schettino
Introduzione
Gli eventi del 7 ottobre e quelli che sono avvenuti nelle settimane appena successive sono stati senza dubbio caratterizzati da un livello di violenza senza precedenti. Per quanto l’attacco palestinese sia stato sicuramente enfatizzato e strumentalmente caricato di brutalità con notizie che al momento non sono state in gran parte verificate (parliamo di stupri, decapitazioni di bambini israeliani ecc.)[1], di certo, per mano di Hamas, degli altri gruppi che hanno organizzato l’attacco e dello stesso esercito israeliano[2] che è intervenuto, molto sangue è stato sparso[3]. Nelle settimane immediatamente successive, la rappresaglia contro Gaza e Cisgiordania è stata estremamente violenta determinando una quantità di vittime che al 27.11.2023 è così contabilizzata secondo l’Osservatorio per i diritti umani Euro-Med: il 61% delle vittime non sono uomini adulti. 8.176 sono bambini e 4.112 donne. Peraltro, delle 20.000 morti accertate, il 92% sono civili e più dell’80% della popolazione di Gaza (circa 1,7 milioni di abitanti) è stata sfollata dalle proprie case e vive in luoghi non sicuri e pieni di enormi difficoltà, in primis il reperimento di cibo. In altri termini nei primi 50 giorni di aggressione israeliana quotidianamente, in media, sono stati uccisi 167 bambini e 377 civili. Si immagini che in una situazione per alcuni versi simile, quella del conflitto ucraino-russo, in meno di 2 anni di guerra sono stati uccisi meno di 10.000 civili.
- Details
- Hits: 991
La violenza imperialista d’Israele, la sua crisi politica e morale e la lotta di Resistenza del popolo palestinese
di Massimiliano Calvo*
“La realtà ci dice che Israele si sta logorando, che è in atto un costante processo di deterioramento della connessione sociale, che lentamente ma inesorabilmente l’entità sionista occupante si sta disgregando. Hanno trovato sulla loro strada un popolo che è Resistente da sempre, da ancor prima della Nakba del 1948, da fine ‘800 con le occupazioni inglesi e francesi, dalle quali è derivata la mentalità coloniale dei sionisti”
Il 7 ottobre 2023 la Resistenza Palestinese, per la prima volta dalla Nakba del 1948, quando i 2/3 del popolo palestinese fu cacciato e deportato dalla sua terra, ha attaccato l’entità sionista occupante il territorio palestinese. Mai prima di allora i guerriglieri avevano agito se non in risposta ad azioni di uccisioni e repressioni del popolo effettuate dall’esercito occupante.
La Lotta di Liberazione della Palestina prende forme finora sconosciute.
Si tratta di una novità assoluta che ha colto di sorpresa i soldati sionisti ed ha evidenziato alcuni fattori che smascherano la falsità dell’idea di invincibilità dell’esercito sionista, che evidenziano la sua vulnerabilità, che mostrano al mondo la codardia dei suoi soldati e che fotografano nitidamente la similitudine tra esercito sionista e nazisti ucraini quando, in risposta alle azioni di guerriglia della Resistenza Palestinese, assassina e massacra in maniera indiscriminata la popolazione civile, a Gaza come in Cisgiordania, nella totale e complice indifferenza dei governi degli stati dell’Occidente.
- Details
- Hits: 887
Terrorismo e terroristi: il punto
di Michele Castaldo
Articolo pubblicato nel gennaio del 2015 e che ripropongo
Dopo l’ubriacatura della retorica democratica contro il terrorismo cerchiamo di ragionare su quanto è accaduto e sulle prospettive del futuro.
Il mondo democratico inorridisce di fronte all’azione criminale del terrorismo islamista? Non esageriamo. I mezzi di informazione, che in Occidente assolvono al ruolo di strumenti di propaganda contro i popoli del sud del mondo e la loro povertà, gareggiano a chi la spara più grossa sull’episodio di Parigi, cioè sull’uccisione di alcuni giornalisti (satirici) da parte di alcuni militanti dell’estremismo islamico che intendevano in questo modo interpretare il senso di profonda offesa, e perciò di vendetta, della maggioranza degli islamici nei confronti di un giornale satirico di un paese imperialista con le sue vignette contro il loro credo religioso.
Diciamolo in maniera brutale: ma volete che su oltre un miliardo di uomini e donne che credono nell’Islam, in Allah, Maometto, il Corano e cosi via e che si sentono continuamente scherniti da alcuni giornalisti o scrittori occidentali non ne sorgano alcuni disposti al sacrificio pur di cancellare l’onta del continuo disprezzo e della presa in giro? E non vi pare di chiedere troppo alla …divina provvidenza? Si tratta di semplice buon senso che la stragrandissima maggioranza dei commentatori, in Italia e fuori, non ha. Se n’è accorto addirittura l’ex direttore del Financial Times che scrive:
« Anche se il magazine [Charlie Hebdo, ndr] si ferma poco prima degli insulti veri e propri, non è comunque il più convincente campione della libertà di espressione" [...] "Con questo non si vogliono minimamente giustificare gli assassini, è solo per dire che sarebbe utile un po' di buon senso nelle pubblicazioni che pretendono di sostenere la libertà quando invece provocano i musulmani ».
- Details
- Hits: 6743
Le ragioni del profitto sulla linea di sangue tra Israele e Gaza
di Andrea Pannone
In questo articolo Andrea Pannone ragiona sulle cause strutturali del conflitto palestinese, guardando alle logiche che muovono gli interessi materiali ed economici delle potenze occidentali, Stati Uniti in primis. L'autore ci spiega come la nuova natura degli Stati nazionali sia inseparabile dagli interessi dei maggiori gruppi economico-finanziari. In questo contesto sono proprio i settori della difesa e militare ad essere maggiormente integrati a questo sistema, che si avvia ad essere uno dei principali settori trainanti dell'economia.
* * * *
Leggendo in queste settimane commenti e articoli dei media mainstream sul nuovo drammatico conflitto tra Israele e palestinesi, è difficile non riconoscere un (più o meno) intenzionale processo di allontanamento dalla comprensione delle sue reali cause, peraltro non dissimili da altri conflitti bellici attualmente in corso su scala planetaria, pur nelle loro specifiche manifestazioni geografiche, storiche e culturali. Il punto è perfettamente sintetizzato da Emiliano Brancaccio in un post su Econopoly: «Più che occuparsi di comprensione dei fatti, i “geopolitici” di grido paiono affaccendati in una discutibile opera di persuasione, che consiste nel suscitare emozioni e riflessioni solo a partire da un punto del tempo scelto arbitrariamente. Essi ci esortano a inorridirci e a prender posizione, per esempio, solo a partire dalle violenze di Hamas del 7 ottobre 2023, mentre suggeriscono di spegnere sensi e cervelli sulla trasformazione israeliana di Gaza in un carcere a cielo aperto, o su altri crimini e misfatti compiuti dai vari attori in gioco e anteriori a quella data. Inoltre, come se non bastasse l’arbitrio del taglio temporale, ci propongono di esaminare i conflitti militari come fossero mera conseguenza di tensioni religiose, etniche, civili, ideali. Quasi mai come l’esito violento di dispute economiche».
- Details
- Hits: 1038
Lo scorpione israeliano pungerà la rana statunitense?
di Alastair Crooke
Netanyahu sta preparando la scena per intrappolare l'amministrazione Biden, facendo in modo che gli Stati Uniti abbiano poca scelta se non quella di unirsi a Israele
L’allegoria è quella dello scorpione che ha bisogno della rana per poter attraversare un fiume in piena, facendosi trasportare sulla schiena della rana. La rana diffida dello scorpione, ma accetta con riluttanza. Durante la traversata, lo scorpione punge fatalmente la rana mentre nuota con lui sulla schiena. Entrambi muoiono.
Si tratta di un racconto dell’antichità che intende illustrare la natura della tragedia. La tragedia greca è quella in cui la crisi al centro di ogni “tragedia” non nasce per puro caso. In senso greco, la tragedia è quella in cui qualcosa accade perché deve accadere, per la natura stessa dei partecipanti, perché gli attori coinvolti lo fanno accadere. E non hanno altra scelta se non quella di farlo accadere, perché questa è la loro natura.
È una storia che è stata raccontata da un ex diplomatico israeliano di alto livello, esperto di politica statunitense. La sua versione della favola della rana vede i leader israeliani impegnati a scrollarsi disperatamente di dosso la responsabilità per la disfatta del 7 ottobre, con un Gabinetto che tenta in tutti i modi di trasformare (psicologicamente) la crisi da disastro colpevolizzabile a epica opportunità da presentare al pubblico israeliano.
La chimera che viene presentata è che, tornando indietro alla vecchia ideologia sionista, Israele possa trasformare la catastrofe di Gaza – come ha sostenuto a lungo il ministro delle Finanze Smotrich – in una soluzione che, una volta, per tutte “risolva unilateralmente la contraddizione intrinseca tra le aspirazioni ebraiche e palestinesi – ponendo fine all’illusione che sia possibile qualsiasi tipo di compromesso, riconciliazione o spartizione“.
Page 17 of 85
















































