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seminaredomande

Fuori l'Italia dalla guerra!

di Francesco Cappello

Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra

P1140962 1140x641.jpgIl nostro è un territorio funestato dalla presenza militare statunitense (vedi nota [1]). Gli USA fanno di noi ciò che vogliono.

Gli iraniani difendendosi dall’attacco terroristico che stanno subendo hanno reagito distruggendo basi e porti militari in tutte quelle monarchie familiari arabe affiliate agli Stati Uniti utilizzate quale base di lancio verso il territorio iraniano.

Gli USA, in misure proporzionale alla distruzione di quelle infrastrutture militari, indietreggeranno ritirandosi presso i paesi del Mediterraneo come il nostro, la Grecia e gli altri. Abbiamo visto come gli iraniani siano riusciti a prendere di mira con successo gli inglesi a Cipro.

Noi dovremmo tirarci fuori dalla guerra e invece ci stiamo facendo coinvolgere sempre più pericolosamente.

 

L’Italia verso un decreto aiuti, l’ipotesi di sistemi anti droni e Samp/T al Golfo

L’Italia si prepara purtroppo a fornire supporto militare ai Paesi del Golfo colpiti dai missili iraniani. Il nostro solerte ministro della Guerra, Guido Crosetto, ha annunciato un pacchetto di aiuti – dispositivi anti-drone e possibilmente il sistema terra-aria Samp/T da varare con un decreto legge in coordinamento con i partner europei, su richiesta di Emirati Arabi Uniti e Kuwait.

Resta inoltre aperto il nodo cruciale delle basi italiane per eventuali azioni offensive americane contro l’Iran. Non a caso il ministro degli esteri Tajani ha tenuto a ribadire rivolto all’Iran che il supporto delle basi sul territorio italiano è solo di natura logistica e non cinetica come vorrebbe la richiesta americana e come moltissimi elementi fanno già sospettare che sia.

Sappiamo qual è stata la reazione spagnola a questa stessa richiesta e la relativa reazione di Trump. Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra!

La posizione ufficiale dell’Iran è stata formalizzata attraverso una lettera inviata al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Presidente del Consiglio di Sicurezza il 20 febbraio 2026. In tale documento, l’Ambasciatore permanente dell’Iran presso l’ONU, Amir Saeid Iravani, ha stabilito un nesso diretto tra l’utilizzo delle infrastrutture militari straniere e la risposta bellica iraniana. La citazione testuale contenuta nel documento ufficiale recita:

“Qualora l’aggressione militare contro il territorio iraniano dovesse concretarsi, tutte le basi, le strutture e le risorse della forza ostile nella regione e oltre, che vengano messe a disposizione per facilitare o lanciare tali attacchi, costituiranno obiettivi legittimi nel contesto della risposta difensiva dell’Iran.”

Secondo fonti non occidentali vicine alla diplomazia iraniana, questa formulazione è volutamente ampia per includere non solo le basi nel Golfo Persico, ma anche i nodi logistici e operativi nel Mediterraneo, come Sigonella e Niscemi al Sud (vedi nota [2]) o Aviano al Nord. Secondo le analisi prodotte da centri studi militari vicini al governo di Teheran e da osservatori indipendenti dell’area mediorientale, le basi in Italia considerate più “sensibili” e potenzialmente nel mirino di una ritorsione iraniana sono principalmente tre, a causa del loro ruolo strategico unico.

La base siciliana di Sigonella è identificata come il nodo critico principale. Gli analisti militari sottolineano che Sigonella non è solo una base logistica, ma il “cuore pulsante” della sorveglianza aerea nel Mediterraneo. La presenza dei droni Global Hawk e dei sistemi AGS (Alliance Ground Surveillance) della NATO rende questa base indispensabile per la designazione dei bersagli e la raccolta di intelligence in tempo reale. Per l’Iran, colpire o neutralizzare Sigonella significherebbe “accecare” le capacità di attacco di precisione degli Stati Uniti nel settore sud-orientale.

La base di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, viene monitorata con estrema attenzione perché ospita il 31st Fighter Wing della US Air Force. Gli esperti militari iraniani considerano Aviano come la principale rampa di lancio per i cacciabombardieri F-16 ed F-35 che potrebbero essere rischierati rapidamente verso il Medio Oriente. In diverse simulazioni tattiche pubblicate su media vicini alle IRGC (Guardie della Rivoluzione), Aviano viene citata come l’obiettivo primario per dimostrare la capacità dell’Iran di colpire il “Fianco Sud” dell’Alleanza Atlantica, qualora l’Italia permettesse il decollo di missioni offensive dal proprio suolo.

Infine, la stazione MUOS di Niscemi, sempre in Sicilia, è considerata un obiettivo di alto valore strategico. Trattandosi di uno dei quattro nodi mondiali del sistema di comunicazioni satellitari ultra-veloci della Marina statunitense, la sua distruzione o il suo danneggiamento comprometterebbe la capacità del Pentagono di trasmettere ordini criptati alle proprie unità navali e sottomarine schierate tra il Mediterraneo e il Golfo Persico.

Tutte queste installazioni rientrano nella “gittata teorica” dei sistemi più avanzati iraniani se lanciati da piattaforme mobili o se la gittata dei missili iraniani Khorramshahr venisse estesa tramite la riduzione del carico bellico. Molti analisti militari (anche russi e indiani) concordano, infatti, sul fatto che la tecnologia iraniana permetterebbe di superare agevolmente i 2.000 km. Gli esperti indicano che se il Khorramshahr venisse equipaggiato con una testata più leggera (ad esempio 500-750 kg anziché 1.500 kg), la sua gittata potrebbe estendersi fino a 3.000 – 4.000 km, trasformandolo di fatto in un missile a raggio intermedio (IRBM).

I programmi per la messa in orbita di satelliti (come i razzi Simorgh o Qaem-100) utilizzano tecnologie duali. Secondo analisti indipendenti, questi vettori potrebbero essere riconvertiti in missili balistici intercontinentali (ICBM) capaci di coprire distanze superiori ai 5.000 km.

La distanza in linea d’aria tra l’Iran occidentale (es. provincia di Kermanshah) e la Sicilia, ad es. Sigonella/Catania o Niscemi è di circa 2.800 – 3.000 km.

Ritornando ai nostri. Crosetto ha rimandato la decisione al Parlamento, mentre la Lega chiede un sostegno esclusivamente logistico. Meloni riferirà in Parlamento. In questa nuova condizione, non è a caso che quei furboni degli americani, secondo l’accordo raggiunto il 6 febbraio 2026, hanno deciso di affidare il comando del Joint Force Command Naples non più a un ammiraglio statunitense, ma a un Generale italiano (a quattro stelle). Dalla sua fondazione (come AFSOUTH nel 1951), il comando di Napoli era sempre stato guidato dagli Stati Uniti. Per la prima volta, l’Italia assumerà la leadership operativa piena di questo quartier generale strategico. L’Italia si assume così la responsabilità diretta della pianificazione e della conduzione delle operazioni NATO in un’area cruciale che comprende il Mediterraneo, i Balcani e il Nord Africa. Questa decisione fa parte di un riequilibrio strategico interno alla NATO (chiamato spesso “europeizzazione” della difesa). Tutti e tre i comandi operativi principali (Napoli, Brunssum in Olanda e Norfolk negli USA) saranno ora guidati da europei. Gli Stati Uniti, manterranno ovviamente il comando supremo politico-militare (SACEUR). In altri termini, l’Italia non sarà più solo la “nazione ospitante” o il braccio destro degli americani a Lago Patria, ma diventerà la nazione guida per la sicurezza del fianco sud dell’Alleanza. Contenti?

Noi comuni cittadini italiani dovremmo opporci con tutte le nostre forze all’ulteriore pericolosissimo coinvolgimento del nostro Paese nelle guerre in corso. Vogliamo un’Italia neutrale, che non partecipi in nessun modo a guerre che non ci appartengono. Vogliamo un’Italia con una sua politica estera non subordinata agli interessi statunitensi, che si prodighi come mediatore di pace. Un’Italia che sappia liberarsi dalla presenza militare statunitense sul nostro territorio. Per la salvezza del nostro Paese dobbiamo chiedere con un’unica voce la sostituzione di qualsiasi classe dirigente guerrafondaia in Italia ed in Europa.


Note
[1] L’Italia non è uno Stato sovrano nel senso classico del termine, ma si è trasformata in una sorta di portaerei immobile e iper-tecnologica nel cuore del Mediterraneo, una piattaforma logistica dove il tricolore sventola, spesso solo come cortesia diplomatica, su una realtà di occupazione consensuale che ha radici profonde nell’esito del secondo conflitto mondiale. Con oltre dodicimila soldati americani stabilmente accasati sul suolo italico, il nostro Paese rappresenta il secondo avamposto del Pentagono in Europa, una cifra che lievita esponenzialmente se si considerano i circa sedicimila civili e familiari che gravitano attorno a una rete di installazioni che si stima superino ampiamente i cento siti, tra basi dichiarate, stazioni radar segrete e depositi di munizioni.
Questa presenza trasforma la penisola in un bersaglio primario senza che il Parlamento abbia una reale voce in capitolo sulle operazioni che da qui partono. Si pensi alla base di Aviano, dove il 31° Fighter Wing mantiene uno stato di allerta permanente: non si tratta di una semplice caserma, ma di un trampolino di lancio per il potere aereo statunitense verso l’Est Europa e il Medio Oriente. Qui, la questione della sovranità si fa drammatica quando si tocca il nervo scoperto delle testate nucleari B61, stimate in decine di unità, che rendono l’Italia complice di una strategia di deterrenza atomica decisa interamente a Washington e che rende il nostro paese oggetto di ritorsione nucleare in caso di conflitto atomico. Il concetto di doppia chiave, spesso sbandierato dalla difesa ufficiale, è una finzione giuridica per coprire il fatto che i codici di attivazione e la volontà politica di distruzione restano un’esclusiva d’oltreoceano.
Scendendo verso sud, il panorama si fa ancora più cupo per chi difende l’autodeterminazione nazionale. La Sicilia è stata di fatto annessa alla strategia bellica globale americana tramite il MUOS di Niscemi e la stazione di Sigonella. Quest’ultima non è più soltanto il “vivaio” della Sesta Flotta, ma il cervello operativo da cui decollano i droni Global Hawk e Reaper per missioni di assassinio mirato o sorveglianza in Africa e nel Sahel. È una guerra invisibile e remota che l’Italia ospita e supporta tecnicamente, esponendosi a ritorsioni asimmetriche e terroristiche per conflitti che non ha mai dichiarato. A questo si aggiunge l’anomalia di Camp Darby in Toscana, una città sotterranea di esplosivi e mezzi corazzati che funge da polmone per ogni intervento militare statunitense nel quadrante mediorientale, rendendo il porto di Livorno e le ferrovie locali ingranaggi di una macchina bellica straniera.
Il costo di questa ospitalità non è solo strategico o morale, ma anche economico e sociale. Mentre la narrazione ufficiale parla di indotto, un’analisi attenta dei flussi finanziari rivela che il contribuente italiano partecipa indirettamente al mantenimento di questa struttura con centinaia di milioni di euro annui tra esenzioni fiscali sui carburanti, affitti demaniali mai riscossi e spese di sicurezza esterna. A ciò si somma l’odioso vulnus della giurisdizione: lo status dei militari USA, regolato da accordi spesso secretati e risalenti alla Guerra Fredda, garantisce una protezione legale che scavalca i tribunali italiani, lasciando ferite aperte nella memoria collettiva. In definitiva, la presenza esorbitante di truppe e mezzi descrive un Paese che ha barattato la propria autonomia strategica per una “protezione” che è in realtà una servitù militare, trasformando l’Italia nell’ingranaggio più prezioso e, allo stesso tempo, più sacrificabile dell’impero americano.Desideri che approfondisca l’impatto ambientale di queste basi sul territorio italiano o preferisci analizzare come siano cambiati gli accordi segreti negli ultimi anni?
[2] Ecco la lunghissima lista delle installazioni militari che infestano l’isola come puntualmente documentato dal movimento NO MUOS:
complessivamente quattro tipi di basi militari:
Basi e infrastrutture concesse in uso agli USA, in base agli accordi segreti del 29 giugno 1951 e del 20 ottobre 1954. In base a tali accordi, e solo in teoria, le installazioni sono poste sotto comando italiano e i comandi USA detengono il controllo militare su equipaggiamento e operazioni.
Basi NATO, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.
Basi italiane “precettate” per l’assegnazione alla NATO, cioè messe a disposizione del blocco militare d’Oltre Oceano, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.
Basi promiscue (USA, NATO e Italia), in base agli accordi segreti di cui sopra e in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.
Acireale (CT) – US Navy Air Station (residenza di militari USA) – Department Of the Navy – Housing Department – Via Barbagallo – Ctr. Pennisi – Santa Maria La Stella. Di recente la sede residenziale è stata chiusa.
Augusta (SR) – Porto-base utilizzato dalla Marina USA (VI Flotta) – Deposito di munizioni – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Pontile per l’attracco di sommergibili nucleari, con missili Polaris. Probabili gallerie sottomarine per sommergibili con penetrazione nell’entroterra costiero.
Birgi (TP) – Aeroporto utilizzato da velivoli USAF con copertura NATO – Aerei Awacs – Base aerea per missioni dirette nel Kosovo e in Serbia. Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Dopo l’espulsione dalla Libia delle unità militari USA (e britanniche), l’aeroporto civile di Birgi fu trasformato con piste per i B-52.
Caltagirone (CT) – Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.
Catania – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti – Infrastruttura della NATO. Comando Operativo Aeronavale NATO e Base della Military Police USA. US Naval Air Facility Customs – Via Cardinale Dusmet, 131.
Cava Sorciaro (SR) – (Comune di Augusta) – Deposito di armamenti per le forze navali della NATO e della VI Flotta USA del Mediterraneo.
Centuripe (EN) – Stazione di telecomunicazioni USA- NATO.
Falconara Sicula (CL)(Comune di Butera) – Installazioni che mantengono il ponte radio fra le basi spagnole della VI Flotta USA e le unità in navigazione nel Mediterraneo.
Favignana (TP) – Centro di telecomunicazioni.
Isola delle Femmine (PA) – Deposito di munizioni USA-NATO.
Lampedusa isola – (AG) – (116 miglia da Porto Empedocle) – Base aerea di attacco USA per il Mediterraneo. Installazione per la navigazione Loran. Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di comunicazioni NSA.
Lercara Friddi (PA) – Deposito di testate nucleari.
Marina di Marza (RG) – Stazione di telecomunicazioni USA- NATO, inserita nel sistema di Niscemi.
Marsala (TP) – Stazione controllo e comunicazione (difesa aerea) della NATO.
Marzameni (SR) – Base di avvistamento radar capace di intercettare bombardieri e missili in avvicinamento a 2500 chilometri.
Messina (ME) – Infrastruttura della NATO.
Monte Lauro (SR) – Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.
Motta Sant’Anastasia (CT) – Stazione di telecomunicazioni USA-NATO. US Naval Air Station – Ctr. Fontanazza.
Niscemi (CL) – Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy), coordina le attività dell’esistente stazione di telecomunicazione navale del presidio ed è indispensabile per le comunicazioni interne alla marina USA.
Palombara (SR) – Centrale operativa di combattimento aeronavale dipendente dal Comanda Navale della NATO.
Palermo (PA) – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Il personale militare americano è stato ridotto.
Pantelleria isola (TP) – (77 miglia da Trapani) – Base aerea e radar NATO, centro di telecomunicazioni dell’US Navy (Comando flotta USA).
Paternò (CT) – U.S. Naval Air Station – (residenza di militari USA) – Department Of The Navy Housing Department – Via Vittorio Emanuele, 424 – tel. 095-854854 (Fax).
Priolo Gargallo (SR) – (Comune di Priolo) – Strutture di supporto.
Punta Raisi (PA) (km 5 da Cinisi) – Aeroporto (base saltuaria) utilizzato dall’USAF.
Rafforosso (PA) – Deposito di testate nucleari.
Sigonella (CT) – Importante stazione aeronavale con appoggio a Catania; reparti operativi e di supporto USA, dotata di aerei antisommergibili. È la principale base terrestre dell’US Navy nel Mediterraneo centrale, utilizzata come supporto logistico della VI Flotta (circa 3.400 militari e civili americani). Oltre ad unità della US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una; caccia F-18. Fino al 2006 erano di stanza qui anche gli elicotteri navalizzati CH-53E Super Stallion, che però la difesa statunitense ha deciso di richiamare nella base di Norkfolk in Virginia.
Siracusa (SR) – Infrastruttura della NATO.
Trapani (TP) – Infrastruttura della NATO.
Vizzini (CT) – Deposito vari di munizioni dell’USAF.
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