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Profughi sgomberati a Roma: partita la campagna elettorale del governo

di Fabrizio Marchi

sgombero afp 2408.jpg 997313609Lo sgombero dei profughi (che siano rifugiati politici o immigrati per ragioni di mera sopravvivenza è, per quanto mi riguarda, del tutto irrilevante) che occupavano dal 2013 l’edificio di Via Curtatone, di proprietà di una immobiliare, la Idea Fimit, è una chiara operazione elettorale.

Era scontato infatti che la suddetta operazione, avvenuta in pieno centro di Roma, condotta peraltro anche con una certa dose di “teatralità”, diciamo così, da parte della polizia, sollevasse un grande polverone mediatico. E molto probabilmente era proprio quello che si voleva. Si potevano concordare delle soluzioni prima dello sgombero e non è stato fatto. Il balletto e il rimpallo delle responsabilità fra i vari enti, Comune, Regione, Governo, e fra le varie forze politiche dopo lo sgombero e le polemiche che ne sono seguite, è ridicolo.

Il governo Gentiloni – quindi il Partito Democratico – ha deciso di dare un segnale alla “pubblica opinione”, cioè alla “pancia” del paese e di fare concorrenza alla Lega di Salvini, al centrodestra nel suo complesso e anche al M5S che ormai da alcuni mesi a questa parte, specie dopo la debacle della ultime elezioni amministrative, ha dato anch’esso una sterzata a destra, specie in tema di immigrazione.

Anche il PD (con l’eccezione dei cespugli alla sua “sinistra” che servono da specchietto per allodole, cioè per i gonzi che ancora credono che esista in questo paese una reale dialettica tra forze politiche di destra e di presunta sinistra …), ha scelto di cavalcare l’ostilità diffusa nel paese nei confronti degli immigrati. Essendo il partito di governo, lo fa giocandosi la carta della legalità. E cioè “buonismo” ideologico politicamente corretto da una parte, e “rispetto della legalità” dall’altra. Per cui si fanno entrare i migranti perché siamo “buoni e accoglienti” e poi però li bastoniamo o li ributtiamo in un “centro di accoglienza” (leggi detenzione) se occupano uno stabile per avere un tetto sopra la testa e non dormire per la strada.

Naturalmente siamo di fronte ad un gigantesco paradosso perché è evidente che il fenomeno dell’immigrazione, per le sue dimensioni e per la sua qualità (cioè la drammaticità delle condizioni che lo determinano e lo caratterizzano), produce inevitabilmente delle “infrazioni alla legalità”. E’ ovvio, quindi, che siamo in presenza di una contraddizione strutturale (la contraddizione strutturale del diritto liberale…) che non può essere risolta, per lo meno nell’attuale contesto politico e giuridico.  Perché è ovvio che se non ho un tetto dove dormire e l’alternativa è il “barbonaggio”, vado ad occupare una casa o un edificio sfitto. Per la legge ho commesso un reato perché ho occupato un immobile non di mia proprietà, ma per quanto riguarda la mia condizione ho soltanto dato una risposta concreta ad un bisogno primario, diciamo pure ad un diritto elementare, quello di non vivere per la strada come un animale randagio (curioso che siamo spesso più sensibili ai bisogni degli animali, e ci preoccupiamo di trovargli una sistemazione qualora vengano abbandonati, piuttosto che a quelli dei nostri simili…). Come si esce da tale contraddizione? Sulla base del diritto liberale non se ne può uscire per ragioni, come ripeto, strutturali, nelle quali non mi addentro perché questo è un articolo di giornale e non un trattato di filosofia politica e giuridica. Ma credo che ci siamo capiti…

E’ bene ricordare che gli sgomberi di case occupate ci sono sempre stati, con tutto il loro risvolto di violenza e tragedie. Vorrei ricordare che in tutta Italia ma in particolare a Roma, negli anni ’70, il movimento di lotta per la casa e per l’occupazione delle case sfitte (degli enti privati o pubblici) era una delle punte di diamante del più ampio movimento di classe che caratterizzava quegli anni. Tornando indietro nel tempo, abbiamo avuto pagine storiche da questo punto di vista, penso all’occupazione delle case a San Basilio, storica borgata romana, che vide gli occupanti ingaggiare una vera e propria battaglia (fra le altre…) con la polizia terminata con la tragica morte di un giovane di 19 anni, Fabrizio Ceruso, colpito dai proiettili sparati dalle forze dell’ordine.

Quel movimento, che ha coinvolto decine di migliaia di persone in tutto il paese e forse più, era formato da cittadini italiani e non stranieri. Oggi che, a distanza di quarant’anni, le condizioni sono mutate, una gran parte degli occupanti delle case sono immigrati, né potrebbe essere altrimenti. Del resto, sono sempre le fasce socialmente più deboli a vivere in prima persona e prima di tutte le altre le contraddizioni del sistema. E affermare questo non ha nulla a che vedere con il “buonismo” ipocrita e politicamente corretto. E’ un punto di vista di classe che si fonda su un’analisi oggettiva. E cioè che a pagare per quelle contraddizioni sono comunque e sempre i soggetti socialmente più deboli, siano essi autoctoni o stranieri.

Ora, cosa succede? Succede che i padroni del vapore (che non sono i personaggi politici che vediamo in tv, cioè i vari Renzi, Salvini, Alfano, Meloni, Gentiloni, D’Alema ecc., quelli sono solo funzionari a stipendio…), che sono dei gran furboni e che la lotta di classe, dall’alto, l’hanno sempre fatta e sempre la faranno (perché sono sempre provvisti di coscienza di classe, a differenza dei ceti subordinati), sono stati talmente abili da riuscire a spostare completamente la conflittualità (di classe) che dovrebbe rivolgersi, dal basso, contro di loro che stanno in alto, nei confronti di chi sta ancora più in basso. L’ostilità diffusa, nutrita dalla maggioranza degli italiani (quindi non solo delle fasce sociali alte e medio alte ma soprattutto di quelle basse e medio basse) nei confronti degli immigrati è il risultato di questa astutissima e intelligentissima strategia di depistaggio ideologico che, in totale assenza di coscienza di classe e di un soggetto politico adeguato in grado di spiegare alla gente come stanno le cose e di fargli individuare la reale controparte,  ha portato la maggioranza delle persone a credere che la causa o una delle cause della loro condizione di disagio sia appunto l’immigrazione. Non quindi il capitalismo, le banche, la finanza, le multinazionali, le superpotenze imperialiste che fanno le guerre (che, fra le altre cose, sono anche una delle principali cause dell’immigrazione…), l’Unione Europea governata dal capitale finanziario che decide in tutto e per tutto delle nostre vite, ma gli immigrati.

Anche l’ideologia politicamente corretta è costretta ad adeguarsi, da questo punto di vista. E anche in questo caso siamo di fronte ad una enorme ma solo apparente contraddizione. Perché? Perché da una parte il sistema capitalista favorisce e promuove la libera circolazione dei capitali e delle merci (e quindi anche degli esseri umani, considerati anch’essi come merci) perché ha necessità di un esercito di lavoratori permanente e soprattutto di un esercito di lavoratori “di riserva” permanente, cioè di lavoratori disoccupati o precari che premono su quelli occupati e che agiscono, loro malgrado, come strumento di ricatto sui primi. Dall’altra – due piccioni con una fava – il fatto che questo esercito industriale di riserva sia oggi costituito da lavoratori stranieri, fa sì che questi ultimi vengano visti come degli “invasori”, come gente che viene a “togliere” lavoro agli autoctoni, ad occupare spazi, case e a spartirsi gli avanzi di una già misera torta di cui non avrebbe diritto (il “diritto” di essere sfruttati a casa loro, occupati e bombardati, però ce l’hanno, o meglio lo subiscono…). Nel momento in cui è praticamente assente un forza politica in grado di spiegare questa situazione alle masse autoctone, è evidente che queste diventano facile preda della propaganda neopopulista di destra (e non solo) che sta diventando ed è ormai già diventata uno dei mantra ideologici dell’attuale fase storica. Tutte le principali forze politiche lo hanno ben compreso, ivi compreso il maggior partito di governo, cioè il PD. Hanno cioè compreso che quella fra loro che riuscirà a cavalcare con più sagacia politica la questione dell’immigrazione sarà anche quella maggiormente premiata dall’elettorato o da una parte dell’elettorato.

Siamo quindi di fronte al più grande dei capolavori: i padroni del vapore hanno convinto i subordinati che la causa del loro disagio sono altri soggetti ancora più subordinati di loro. La guerra fra poveri è ancora in potenza ma è già in parte in atto anche se non è ancora scoppiata apertamente (ma è tutt’altro che un’ipotesi fantapolitica e qualora scoppiasse, sarebbe una tragedia, il punto più basso che potremmo toccare…). Di più e di meglio, non potevano fare. Preposte a veicolare questo messaggio sono, per definizione, tutte le forze di destra e centrodestra dello schieramento politico (cioè del “partito unico” istituzionale e trasversale che finge di dividersi fra destra e sinistra ma si tratta solo di lobby in competizione fra loro per la spartizione del potere politico) che sanno di avere gioco facile su questo terreno e che praticamente parlano ormai solo di come contrastare l’immigrazione, in modo più o meno truculento. E’ su questo terreno che il centrodestra, laddove ritrovasse un minimo di unità (il guitto Salvini sta accentuando le sue posizioni xenofobe ma al contempo sta ammorbidendo le sue già false posizioni antieuropeiste…), potrebbe riuscire vincente. Il M5S sta facendo altrettanto, anche se rispetto alla destra il suo cavallo di battaglia resta ancora la lotta alla “casta”. Il PD si sta adeguando, giocandosi la carta del partito dell’“accoglienza e della legalità”, anche quando quest’ultima assume i connotati securitari e repressivi (un colpo al cerchio e uno alla botte, per capirci, così da mantenere l’elettorato di “sinistra”  recuperando però anche a destra…)

Di fatto, una rincorsa a destra, una competizione a tre per riuscire a conquistare la “pancia” di una buona parte del “corpo elettorale”.

Chi se la sente di spiegare tutto ciò? Praticamente nessuno. La “sinistra radical” non lo può fare perché non ne ha la credibilità, essendo imbevuta di ideologia politicamente corretta, quella stessa ideologia che la porta ad assumere atteggiamenti “buonisti” verso gli immigrati ma ad essere al contempo prona al capitale (è esattamente la funzione che deve esercitare l’ideologia politicamente corretta); quella stessa ideologia che la rende sempre più invisa alle masse popolari anche se non lo hanno ancora capito e credo che mai lo capiranno.

Alcuni gruppi minoritari, a sinistra, hanno addirittura scelto di cavalcare o intercettare, a loro modo, il diffuso sentimento popolare contro gli immigrati. Ma è, a mio parere, un tentativo, disperato e fragilissimo, legato alla situazione contingente, di togliere spazio alla destra, necessariamente vincente su quel terreno, e di dare una risposta immediata (cosa assolutamente impossibile per tutti…) ad una emergenza o meglio, a quella che viene considerata come l’”emergenza per eccellenza”. La mia modesta opinione è invece che l’ “emergenza per eccellenza” sia oggi costituita dalla guerra imperialista preventiva e permanente in atto su scala planetaria, sia pure con modalità diverse (dalla Siria al Venezuela, dalla Libia al Donbass, dallo Yemen al Mali, dalla Palestina alla Grecia e via discorrendo) dalla caduta del muro di Berlino in avanti e tra le prime cause che generano il fenomeno dell’immigrazione. Una guerra permanente di cui il sistema capitalista ha necessità, così come ha necessità dell’immigrazione per le ragioni che ho sommariamente spiegato prima.

Ma spiegare tutto ciò alla gente, allo stato delle cose, me ne rendo conto, è estremamente difficile e non si raccolgono frutti immediati, anzi. E tuttavia non c’è alternativa se si vuole costruire in prospettiva qualcosa di autentico, senza scimmiottare la destra da una parte e senza ovviamente aderire all’ideologia politically correct dall’altra, quella stessa che ha creato il suo antagonista, cioè il populismo di destra (con venature razziste e neofascitoidi) oggi largamente egemone, soprattutto a livello culturale, fra i ceti popolari. Bisogna armarsi di tanta pazienza e di tanta tenacia e capire che per chi è animato dalla volontà di costruire una nuova e moderna (nel senso della capacità di interpretare la realtà)  soggettività politica di classe anticapitalistica, i tempi sono oggi molto, molto lunghi e non ci sono scorciatoie. Mi piacerebbe dire che così non è ma non mi è possibile. La realtà va sempre vista per quella che è e non per quella che vorremmo che fosse.

Felice di ricredermi…

P.S. alcuni amici hanno sostenuto che in gran parte i profughi sgomberati non sarebbero eritrei e che si spaccerebbero come tali perchè questo gli consentirebbe di mantenere lo status di rifugiati, pur non avendone diritto. Anche se fosse, la questione è del tutto irrilevante, sia perchè si tratterebbe comunque di soggetti socialemente deboli (nessuno emigra per amore dell’avventura esotica ma sempre per necessità), sia perchè la pressochè totalità o quasi delle persone non ne sa nulla dell’Eritrea, dell’Etiopia e della Somalia e tanto meno dei governi che ci sono in quei paesi.

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