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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Il presidente Xi accoglie il presidente Trump a Pechino. Meno di una settimana dopo, accoglie il presidente Putin: entrambi firmano una dichiarazione strategica congiunta che indica una ristrutturazione de facto del sistema delle relazioni internazionali. All'inizio di questa settimana, il Presidente Xi accoglie una delegazione pakistana di alto livello, tra cui il feldmaresciallo Asim Munir, il principale mediatore tra Iran e gli Stati Uniti. Tutto ciò è profondamente interconnesso. A parte gli accordi relativi al Corridoio Economico...
Alla fine (o all’inizio, le cose si toccano), dell’intelligenza artificiale si deve occupare il Papa. La politica non se ne occupa, o lo fa solo per vedere quanto può guadagnarci in termini di dominio, l’economia applaude i nuovi clamorosi profitti, i militari festeggiano che qualcuno possa ammazzare senza troppe remore o problemi etici, i lavoratori perdono il lavoro o vengono relegati in nuovi inquadramenti schiavistici, gli scienziati, in maggioranza, collaborano. Su una cosa sono tutti d’accordo: siamo all’inizio, e tra una ventina di...
Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera. Qualcuno della mia venerabile età, ma anche qualcuno con venti anni di meno, avrà pensato: “Oh che bello! Ricorderanno le lotte contro la nocività degli Anni Sessanta, contro il CVM, cloruro di vinile monomero, che ha portato alla morte centinaia di operai per angiosarcoma. Finalmente si rivaluta quella stagione di ribellione allo sfruttamento, di autonomia della classe, che il sindacato negli ultimi decenni aveva rimosso, anzi, ne aveva dannato la...
Vi è un equivoco, oggi molto diffuso, che rivela non soltanto povertà politica, ma anche una sorprendente ignoranza teorica: credere che l’egemonia culturale consista nell’occupazione degli apparati, nella sostituzione dei dirigenti, nella nomina di “propri” intellettuali nei luoghi chiave della produzione simbolica. È un errore grossolano: l’egemonia non è il risultato meccanico del potere politico, ma la sua precondizione. Non si governa per stabilire un’egemonia: si è legittimati a governare – in senso storico-politico e non solo in...
“Rossobruno” è l’appellativo con cui si cerca di squalificare qualcuno, sulle prime. Ma in realtà io credo che il suo uso abbia di mira qualcosa di più fondamentale: troncare sul nascere una possibilità, classificandola come qualcosa di ignobile e dividendo le persone che potrebbero riconoscersi in essa. Quale possibilità? Quella secondo cui giustizia sociale e tradizione non solo non si escludono ma viaggiano insieme. È la possibilità che nasca una cultura e un progetto politico di questa natura a fare paura. Va bene persino Vannacci, ma non...
L’Unione Europea nasce ufficialmente come progetto di pace e cooperazione economica tra Stati che, per secoli, si erano combattuti. Ma sotto questa rappresentazione idealistica ha sempre agito un’altra dimensione: quella geopolitica. La costruzione europea, infatti, non può essere compresa senza collocarla dentro gli equilibri strategici emersi dopo la Seconda guerra mondiale e, soprattutto, all’interno del sistema di potenza costruito dagli Stati Uniti durante la Guerra fredda. Oggi, con la crisi dell’ordine internazionale uscito dal 1989,...
Sono un campista… nel senso che amo i campi di calcio, o quelli di grano senza dormirvi sepolto? Oppure al contrario, che campo, nel senso che sono ancora vivo… Ma forse sono campista perché sono in un campo contro un altro, quindi parteggio, allora sono partigiano. Sì, ma di cosa? Beh, come comunista parteggio per la mia parte, che aspira al comunismo, il quale è per tutta l’umanità, anche se oggettivamente la classe che maggiormente ha interesse al comunismo è la classe operaia, il proletariato. Quindi il campismo conduce per contraddizioni...
Un recente articolo di Fausta Chiesa sul Corriere della Sera ha sottolineato il cambiamento degli “azionisti” di maggioranza che è avvenuto, nell’ultimo decennio, tra i detentori del debito pubblico estero statunitense. L’occasione è perfetta per uscire dai ragionamenti di bilancio e vedere come, invece, i trend sul debito federale seguano la frammentazione del mercato mondiale, le faglie della competizione globale e, in sostanza, girino intorno alla questione del dollaro come strumento imperiale. Da più parti si è spesso sentito che la Cina...
La prima enciclica di Leone XIV è un profondo e tempestivo atto di discernimento spirituale, antropologico e sociale. Il Pontefice affronta la rivoluzione algoritmica non rifiutandola ma ponendo una domanda centrale: come preservare l'essenza, la dignità e la relazionalità dell'essere umano di fronte a una tecnologia capace di replicare e talvolta direzionare il pensiero e le decisioni umane? Per inquadrare la sfida contemporanea, l'enciclica ricorre a due potenti immagini bibliche: 1) la torre di Babele, che rappresenta l'archetipo...
Ultimamente si sente riparlare di comunismo. Da parte di pochissimi intellettuali ovviamente, non da tecno-criminali o capi di stato, da Parlamenti, Congressi, Knesset o come li si voglia chiamare. Da chi, in altri termini, pensa ancora con il lascito storico da rileggere con profondità, indispensabile per capire tendenze già presenti di quello che si chiama futuro. “La potenza predittiva”, per riprendere le stesse parole di E. Brancaccio nel suo ultimo libro Libercomunismo, o per citare anche L. Canfora nel suo Comunismo, un’altra storia, è...
Leggendo in questi giorni post, interviste e commenti sulla Global Sumud Flotilla, due cose emergono drammaticamente: i) i social sono infestati da bot di Israele, che almeno dal 2010 si serve delle nuove tecnologie per indirizzare l’opinione pubblica; ii) la missione ha raggiunto il suo obiettivo strategico, i volontari hanno vinto. Electronic Hasbara. Già nel 2010 era chiaro che la guerra aveva acquisito un’ulteriore dimensione: i cyberspazio. L’arrembaggio della Mavi Marmora fu uno dei primi banchi di prova. Alcuni giornalisti come Amir...
Con il solito senso del “servizio”, o del servitore, la stampa italiana ha dato conto delle lamentazioni e delle richieste del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, al Festival dell’economia di Trento. Pura trascrizione del ragionamento, senza alcuna domanda sulle scelte degli imprenditori italiani, come se lo sguardo indagatore della stampa fosse programmato per fermarsi ai cancelli delle fabbriche o ai portoni degli uffici. Come se ci si potesse occupare degli effetti di una crisi senza nulla voler sapere delle cause. Vediamo un...
La sera del 23 maggio l’Ucraina è stata nuovamente colpita da un attacco combinato su larga scala probabilmente con oltre 700 tra missili balistici, da crociera e droni russi. Si è trattato forse dell’attacco più massiccio che ha colpito l’Ucraina e ha visto l’impiego, per la terza volta dall’inizio della guerra, di missili balistici ipersonici Oreshnik (nella foto sotto), questa volta dotati di testate indipendenti esplosive. Secondo l’aeronautica ucraina l’attacco ha coinvolto 600 droni da combattimento e 90 missili (111 secondo altre...
Mi sono imbattuto casualmente in questo video, di cui consiglio vivamente la visione integrale: https://www.youtube.com/watch?v=F5R-gbGKqLM&t=92s. Ne ho tratto un articolo molto sintetico su un singolo aspetto, cioè le proteste di Tienanmen come momento di accesa lotta di classe; tuttavia, gli aspetti che il video mostra sono molti e tutti molto interessanti. “Interessante” non è sinonimo di “vero”, ma sappiamo che la verità è un traguardo al quale possiamo solo approssimarci confrontandone tutti i frammenti. Tienanmen oltre la propaganda: la...
La diplomazia potrebbe fallire nel Golfo Persico. L’ultima proposta statunitense chiede sostanzialmente la capitolazione iraniana, contraddetta dalla resistenza militare della leadership e di un popolo sceso in piazza in milioni contro gli attacchi stranieri, difendendo con i propri corpi le infrastrutture civili minacciate. Washington imporrebbe la rinuncia iraniana a ogni compensazione, il trasferimento dell’uranio arricchito negli USA e la possibilità per il Paese di avere una sola struttura nucleare operativa; in cambio rilascerebbe meno...
Il gesto di rannicchiarsi a terra, appoggiandosi sulle ginocchia e coprendosi nel contempo la testa, è senza dubbio un’azione protettiva. Può anche assumere il significato d’un atto di preghiera: ci si genuflette davanti alla divinità e si tocca ripetutamente la terra con il capo appoggiandovi la fronte in segno di riverenza. Nelle fotografie diffuse dall’esercito israeliano sul web dopo l’assalto alle barche della missione umanitaria “Flotilla”, e il trasferimento degli arrestati su navi o in terraferma, si vedono le persone disposte in...
0. Il pomeriggio di sabato 16 maggio la nostra città è stata ferita. 1. Su quel pavimento della via Emilia che conosciamo bene non è stato lasciato solo del sangue di persone innocenti. Insieme ad esso, un terrore già visto come modus operandi, e l’orrore che la sua insensatezza comporta. Ma anche il coraggio di pochi, e la solidarietà popolare di tanti. Senza distinzioni. Odio, amore, vita, morte: tutto mischiato. Nella consapevolezza che su quella strada, in quel momento, ci poteva essere chiunque di noi. Dei nostri amici, dei nostri...
Il lettone Valdis Dombrovskis, Commissario Europeo per l'Economia (con deleghe anche alla Produttività, l'Attuazione e la Semplificazione) nella Commissione von der Leyen, ha dichiarato, a margine delle pessime previsioni sull'andamento dell'economia Ue nel 2026 e nel 2027, che l'unica strada è quella dell'austerità: poca spesa pubblica, poco debito e "cautela". Per capire la follia di queste posizioni è utile fare riferimento proprio ai numeri forniti dalle "stime di primavera" della Commissione von der Leyen. La "crescita" nel 2026 sarà...
Al di là delle polemiche sulle Indicazioni nazionali per i Licei, con le loro deplorevoli e intenzionali omissioni e con i vari cortocircuiti e incongruenze disciplinari che le caratterizzano, la scuola di Valditara non si muove di un millimetro dalla visione generale che negli ultimi decenni ha egemonizzato il mondo dell’istruzione. Anzi, rincara la dose. Nella Premessa alle Indicazioni, infatti, dopo aver celebrato il valore eminentemente formativo dell’istruzione, dopo aver esaltato retoricamente la storia e la funzione dei licei in un...
Il quadro disegnato nella relazione del freddo burocrate Vice-presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis delinea tutta la tragedia in cui sprofonderanno le popolazioni europee nei prossimi anni. L’Unione Europea come braccio armato dell’imperialismo statunitense decadente si configura sempre più come un’entità indebitata, intrappolata in uno scenario di stagflazione e capace di identificare come unica prospettiva la guerra. L’impulso economico del PNRR è stato pari a zero, poiché un lustro dopo la sua approvazione il Pil europeo...
La narrazione sulle magnifiche sorti della “Melonomics” scricchiola ogni giorno di più. Le ultime previsioni della Commissione Ue situano l’Italia all’ultimo posto nella classifica della crescita cumulata fino al prossimo anno. Nel 2026, in particolare, il Pil italiano aumenterà di appena lo 0,5 percento, contro una media Ue dell’1,1 percento e paesi come la Spagna che potrebbero sfiorare il 3 percento. L’inflazione, al contrario, schizzerà al 3,2 percento, al di sopra della media europea. Evidentemente, le glorie del governo Meloni in campo...
"Persino Victoria Nuland, ex sottosegretaria di Stato americana per gli affari politici e referente per l'Ucraina nell'amministrazione Obama, ha affermato che i negoziati di Istanbul sono falliti quando delle 'persone al di fuori dell'Ucraina' hanno messo in discussione l'accordo" Ai negoziati di Istanbul dell’aprile 2022 Russia e Ucraina avevano concordato la pace, poi la Nato spinse Kiev a proseguire la guerra. A quanto avvenne allora abbiano dedicato varie note, ma il nuovo libro di Richard Sakwa, The Russo-Ukrainian War: Follies of...
Il sequestro illegale e la detenzione violenta degli attivisti della Global Sumud Flotilla da parte di Israele ha riacceso l’attenzione internazionale sulle azioni indiscriminate del governo Netanyahu, in particolare in relazione alla questione di Gaza. Nel drammatico quadro mediorientale contrassegnato dal pericoloso stallo nel Golfo Persico e dalla devastazione israeliana del Libano, l’enclave palestinese, per certi versi la scintilla dell’attuale crisi regionale, era sprofondata nell’ombra. A partire dal 28 febbraio, data di inizio...
Milioni di persone in tutto il mondo considerano la rivoluzione cubana un esempio importante di sovranità, resistenza e solidarietà internazionale. Si può discutere il giudizio sul percorso di Cuba, ma un fatto rimane inoppugnabile: la rivoluzione ha infranto le catene del dominio straniero che avevano ridotto l’isola, secondo la ben nota espressione, a un “bordello dell’emisfero occidentale”. Con la sua rivoluzione Cuba ha invece dimostrato al mondo intero che anche una piccola nazione può opporsi al potere imperialista senza arrendersi o...
L’adozione del linguaggio religioso nella retorica bellica è diventato una caratteristica ormai ricorrente dell’amministrazione Trump, che ha trasformato la politica estera e l’azione militare degli Stati Uniti in una sorta di impegno messianico. Il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha descritto il conflitto con l’Iran come una “missione religiosa” da “nuovi crociati”, una “guerra santa” in nome della quale non esita a invocare la “provvidenza onnipotente di Dio”. Naturalmente, la politica americana non è nuova ad appelli di questo tenore....
Sarebbe uno spettacolo ridicolo e grottesco, se non ci fosse di mezzo un genocidio. Il tweet con la condanna di Ben Gvir e la richiesta ufficiale di scuse pubblicato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che per la prima volta prende le difese di attivisti italiani, è stato estraniante. Lì per lì sembrava di essere finiti in un universo parallelo, in cui l’Italia è un Paese sovrano. Poi è arrivato il post del ministro Tajani, che ha condiviso su Facebook il vergognoso video di Ben Gvir con gli attivisti della Global Sumud Flotilla...
Lo schieramento di 8.000 soldati pakistani, di uno squadrone di caccia JF-17 Thunder (Nella foto) e di un sistema cinese di difesa aerea HQ-9 (derivato dal russo S-300)in Arabia Saudita è molto più di un rafforzamento militare temporaneo. È il segnale di una trasformazione profonda degli equilibri strategici nel Golfo. Per decenni, la sicurezza saudita è stata costruita intorno a un pilastro quasi esclusivo: la protezione americana. Oggi quel pilastro non scompare, ma viene affiancato da nuove garanzie, nuove dipendenze e nuovi attori. La...
Capita a volte, nella storia, che gli eventi si raggrumino in una strettoia a imbuto configurando una sorta di lente attraverso cui diventa possibile cogliere la prospettiva d’insieme. Per molta gente, gli anni dal 2019 a oggi hanno svolto questo ruolo; essi hanno reso palesi aspetti cruciali del cosiddetto Occidente che altrimenti sarebbero sfuggiti allo sguardo distratto o forse poco acuto dei più: dalla matrice economica neoliberista con la sua rapace violenza fino alla marcata piegatura verso la biopolitica e la sorveglianza tecnologica...
Come scrive Luca Taddio introducendo il volume Esplorando l’infinito, coniugando rigore matematico e incanto dell’immaginazione, Escher sfida la percezione dello spettatore, «celebra l’enigma della visione: invita chi guarda a smarrirsi nei labirinti della percezione, a seguire scale che non portano in nessun luogo, a contemplare superfici che si trasformano e a indagare oggetti impossibili dove l’infinito sembra sfidare il finito» (p. 7). La potenza dell’inatteso delle opere di Escher deriva l’onirico e l’incanto dal rigore delle geometrie...
Hanno avuto la risonanza voluta dal loro autore i guaiti del ministro degli esteri lituano Kestutis Budrys all'indirizzo della regione di Kaliningrad, con l'incitamento alla NATO a «radere al suolo» le installazioni militari là dislocate. Passati i latrati, è il caso di chiedersi se questi siano qualcosa di più serio che non le mosse di un botolo che, finché si sente protetto dal guinzaglio, abbaia a squarciagola, salvo andarsi poi a rimpiattare tra le gambe del padrone, non appena avverta la propria nullità di fronte a un avversario più...
Il recentissimo caso fantavirus dimostra come ci sia in giro una gran sete di “normalità”, cioè di quelle finte emergenze sanitarie che si auto-alimentano attraverso l’effetto sponda tra l’allarmismo mediatico e i movimenti di denaro. Non per niente le Borse e i media (le prime “gazzette”) sono nati e cresciuti praticamente insieme nel corso del XVII secolo, in base al meccanismo per cui si droga il mercato azionario drogando l’informazione, e viceversa. Un’ulteriore variabile è il capitalismo “filantropico”, cioè il capitalismo delle...
Sparare su imbarcazioni a vela, con a bordo soltanto civili, che trasportano medicinali e altro materiale sanitario per una popolazione sottoposta a genocidio, è ovviamente un crimine contro l’umanità. Farlo in acque internazionali significa che chi spara è certo dell’impunità grazie alla immonda complicità delle potenze che dovrebbero controllare il mare teatro dell’azione criminale. L’”Europa” resta muta e complice, disinteressata sia al proprio braccio di mare che, sopratutto, ai propri cittadini. In qualche caso addirittura consenziente,...
Con il rientro di Alessandro Mantovani e del parlamentare cinquestelle Dario Carotenuto si capisce molto meglio quel che è successo durate e dopo l’assalto pirata della marina israeliana alla Sumud Flotilla. E anche come era stata organizzata l’operazione di “hasbara” per gestire con il minimo costo possibile – per Tel Aviv – l’evidente e clamorosa violazione di qualsiasi diritto (del mare, internazionale, umano). Andiamo con ordine. Tutti gli attivisti a bordo delle imbarcazioni, dopo l’assalto condotto anche sparando proiettili di gomma –...
Questa non è l’analisi di una campagna militare sul campo, ma l’autopsia filosofica e ideologica di una guerra di aggressione. Se le armi distruggono i corpi, sono le narrazioni e le dottrine politiche a legittimare i conflitti, plasmando la percezione pubblica. Smontare i meccanismi di questa guerra delle idee significa comprendere come la metafisica e la propaganda si trasformino in decisioni geopolitiche letali. Al cuore della moderna instabilità mediorientale non vi sono solo interessi energetici, ma una profonda radice teorica che...
Una delle questioni cruciali, nell’ambito di un conflitto cinetico, è la gestione dell’escalation. E chi ha modo di controllarla, ha automaticamente in mano un potentissima leva per condizionare il conflitto. Appare abbastanza evidente che, nella guerra russo-ucraina, lo sforzo maggiore da parte russa è stato proprio cercare di gestire l’escalation da parte del blocco NATO, cosa che ha fatto però prevalentemente cercando di contenerla. Nel corso dei trascorsi 51 mesi di guerra, sono innumerevoli le linee rosse varcate dalle forze ucraine e...
Nel 1600 Aquisgrana aveva 14.000 abitanti, quando in identico periodo Napoli, prima della pestilenza del 1656, ne contava 400.000. Da notare che la storia illustre dell’amena cittadina lotaringica riporta a quando Carlo Magno vi trascorse certi periodi e poi Ottone di Sassonia ne fece il luogo rituale di incoronazione della scombiccherata confederazione che fu il Sacro Romano Impero. Mentre Napoli, che conta tutt’ora il quintuplo dei residenti di Aquisgrana, e che nel ‘600 era la più grande città europea, è sempre rimasta fuori dai sacri...
La missione della Global Sumud ha svelato i crimini del governo Netanyahu anche ai chi fino a oggi non voleva vedere Mancano solo il conte Dracula e i nazisti del XXI secolo a condannare il ministro israeliano Ben Givr e la sua parata aggressiva, con tanto di camicia nera, a uso del suo elettorato contro gli attivisti e le attiviste della Flotilla portati in Israele dall’esercito di Tel Aviv. Per il resto le parole di condanna di quelle immagini che tutti abbiamo visto provengono da ogni angolo dello spettro politico. Dalla tribuna più...
Conoscete bene quel refrain “odio dire che ve l’avevo detto, ma l’avevo detto”… Fin dall’inizio del genocidio dei palestinesi di Gaza – ben prima dei raid dei coloni in Cisgiordania (con l’appoggio esplicito dell’Idf), due anni prima della guerra all’Iran e dell’ennesima invasione del Libano, quando ancora della Sumud Flotilla si cominciasse a parlare o ad essere attaccata in acque rigorosamente internazionali… – avevamo spiegato che il sionismo genocida e impunito sarebbe stata la prima causa del risorgere dell’antisemitismo così come...
Forse può risultare ai più ambizioso intitolare questa raccolta di interventi organizzati in varie iniziative e convegni negli ultimi anni dal giornale online “L’Interferenza” Per un nuovo pensiero strategico, ma per essere onesti con noi stessi e con i lettori, in realtà questo è il fil rouge che ha reso necessaria questa pubblicazione. Il nostro non è un tentativo di inflazionare ulteriormente gli scaffali delle librerie con l’ennesimo istant book della politica, della geopolitica o delle questioni di genere, ma la ricerca affannosa di una...
Una mattina dell’ottobre-novembre 1990, a Palazzo Chigi, il ministro del Tesoro Giuliano Amato, presiedendo la conferenza delle Regioni spiegò che se non avessimo fatto immediatamente una riforma della sanità in grado di ridurne la spesa, il Fondo Monetario Internazionale non ci avrebbe prestato i 15.000 miliardi indispensabili per pagare almeno gli stipendi pubblici. Cosa era accaduto? Era accaduto che, nei dieci anni precedenti, il nuovo SSN universalistico e gratuito non era stato supportato da stanziamenti finanziari adeguati. Avevamo...
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Grillo: anomalia o laboratorio?
Nicola Casale
Riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo di Nicola Casale su Grillo e il Movimento 5 Stelle. Ci sembra riesca a individuare alcuni nodi e ambiguità di questo fenomeno, andando al di là di una rappresentazione troppo lineare, prevalente a Sinistra, che non ne coglie tutti gli aspetti.
Con Un Grillo qualunque (Castelvecchi Editore) Giuliano Santoro fornisce utili elementi per comprendere il “fenomeno Grillo”. La ricostruzione della storia professionale come personaggio televisivo (Grillo sostiene di essere un prodotto della rete, ma in realtà fa un uso beceramente televisivo di Internet, manipolando le emozioni, p. 157) sottolinea il rapporto con la tv di Antonio Ricci, da cui Grillo ha preso molto, in particolare dal Gabibbo, alfiere dei sentimenti popolari contro i potenti. La ricostruzione della storia politica evidenzia la base eclettica su cui si è formato, attingendo un po’ ovunque, dagli umori popolari, come quelli formatisi dal basso e raccoltisi in Genova 2001, e da quelli artificiosamente pompati dall’alto contro la “casta”.
Su questa base Santoro delinea caratteristiche e contenuti del grillismo. Che si possono sintetizzare, mi pare, nel modo seguente: è un populismo che evoca un “noi” contro i vizi che appartengono a “loro”, la “casta”, con caratteri di antipolitica in quanto propone di sostituire alla democrazia rappresentativa la “democrazia diretta”, in realtà una democrazia im-mediata, senza “corpi intermedi” tra rappresentanti e rappresentati, con connessione diretta tra seguaci e leader. Il brodo di coltura nel quale si è sviluppato il rifugio nella rappresentazione, di cui Grillo è parte, è “la crisi di sovranità, l’incapacità della rappresentanza di governare i fenomeni economici e sociali… come la globalizzazione e la fine del lavoro salariato novecentesco e la sua scomposizione nelle mille facce del diamante produttivo postfordista” (p. 158).
Grillo, poi, giunge alla fine del berlusconismo, e ne assume in eredità alcuni caratteri: il fastidio per tutto ciò che è pubblico (Anche lo spazzino viene visto come membro della Casta, in quanto dipendente pubblico a tempo indeterminato, p. 147), l’idea simile a quella dell’Uomo Qualunque che la politica può essere cambiata solo insufflando nel sistema gente che “non c’entra nulla”, come un Berlusconi talmente ricco da non aver bisogno di rubare, o un comico, a sua volta già benestante, ma più genuino dei politici ipocriti.
Altri elementi che Grillo riprende da Berlusconi sono, scrive Santoro, la retorica di destra della meritocrazia e l’elogio del modello di governo privatistico. Peraltro, aggiunge, Grillo non disdegna di civettare con temi di una destra ancora più estrema, come, per esempio, con lo Scec (Sconto che cammina o Solidarietà che cammina), che nasce da analisi economiche vicine al signoraggio, che individuano i guasti del capitalismo nell’assenza della “sovranità monetaria” e non nello sfruttamento dell’uomo e della natura, riecheggiando i motivi delle destre estreme, da sempre ossessionate dal tema dell’usura e del governo del mondo a opera dei banchieri con riferimenti più o meno espliciti ai pregiudizi antisemiti.
Il successo di Grillo e del suo guru telematico Casaleggio rappresentano, sottolinea Santoro, un modo efficace di riabilitare l’ideologia del mercato di fronte al fallimento storico del neoliberismo, in quanto la rete consentirebbe di instaurare una concorrenza perfetta tra le idee, tra le quali i singoli sceglierebbero, “inter-attivamante”, sulla base del proprio “stato di grazia” o giudicandone il tasso di verità.
Nelle conclusioni Santoro avverte che sarebbe schematico sostenere che Grillo sia la semplice prosecuzione di Berlusconi con altri media, mentre, rispetto a questo, fa un passo avanti, in quanto riesce, con l’utilizzo sapiente della tecnologia (rete/tv) ad approcciare la realizzazione dell’utopia tecnocratica della destra di costruire una macchina che possa trasformare i molti nell’uno, distruggendone la diversità.
Il libro fornisce una trama di lettura del grillismo argomentata e stimolante: un rilancio del neoliberismo che si associa ai semi di un nuovo totalitarismo. Non di meno lascia, a parere mio, sullo sfondo alcuni interrogativi essenziali per comprenderne appieno la portata e gli effetti che sta producendo nel panorama politico e per chiedersi se il grillismo rappresenti una dinamica reale o solo un’invenzione mediatica. Se sia, insomma, in grado di lasciare il segno al di là delle sorti del capo e dell’involucro in cui è contenuto.
La prima domanda riguarda le componenti sociali maggiormente attratte dal M5S. Un Grillo qualunque affronta, in più riprese, l’argomento per rilevare che i settori più coinvolti sono giovani laureati, spesso con lavori precari o imprenditori di sé stessi, che si percepiscono, per lo più, come progressisti. La collocazione maggioritaria degli aderenti è, dunque, nel cosiddetto “lavoro cognitario”. Pure la base elettorale è costituita in buona parte dalle stesse figure, anche se nel suo crescere attira sempre più un elettorato di più varia composizione sociale, deluso dal centro-destra e, meno, dal centro-sinistra.
Quali i motivi dell’attrazione? In generale in questi strati va crescendo un senso di frustrazione che deriva dalla convinzione di possedere un bagaglio di conoscenze e di competenze che non è possibile valorizzare pienamente. Quali maggiori opportunità di valorizzazione prospetta Grillo? Essenzialmente due. La prima: la politica ha bisogno di onestà e competenze, che, secondo Grillo, mancano del tutto alla “casta” che ne detiene le leve. La seconda: anche l’economia ha bisogno di competenze; la “casta economica”, costituita da dinosauri abbarbicati sulle loro rendite, non le ha ed è incapace di imprimere all’economia quella scossa di novità che, invece, le competenze dei giovani cognitari sarebbero in grado di infondere.
I lavoratori cognitari attratti dal M5S, dunque, sono poco interessati a un percorso rivendicativo di “sicurezze” analoghe a quelle dei “lavoratori garantiti”, che, peraltro, vanno sparendo anche per questi. Ma poco interessati lo sono anche alla rivendicazione di un “reddito di cittadinanza” (che Grillo, ad ogni conto, inserisce nel suo programma). La loro rivendicazione è di natura essenzialmente politica, di potere: via le “caste” che bloccano politica, economia e società, e spazio alle competenze!
È importante rilevare come gli argomenti e le formulazioni usati da Grillo tentino una fusione dei due principali movimenti che hanno interessato questo strato nell’ultimo decennio. Uno è quello innestatosi sulle contestazioni alla globalizzazione da Seattle ’99, che ha dato vita, in tutto il mondo, a mobilitazioni su temi specifici in cui le competenze messe in moto dal basso sovrastavano quelle provenienti dall’alto, dimostrandone spesso la natura esclusivamente propagandistico-affaristica (un esempio su tutti: No Tav). In questo movimento hanno un ruolo importante la cooperazione e il fine. La cooperazione è un meccanismo potente di produzione di una competenza che tutte le travalicava, tanto come risultato (non produce mera sintesi), quanto come generalizzazione (questa sì inter-attiva, in cui l’esperto non porta solo le sue conoscenze, ma va anche ad apprendere da chi esperto non è) in un ambito molto più esteso degli “esperti”. Il fine è non quello individuale (uso delle competenze per il successo del singolo nel mercato), ma il perseguimento di uno scopo superiore, di una collettività che trascende i confini della comunità in lotta.
Il secondo movimento è quello su cui Berlusconi ha costruito le fortune politiche, interpretando, con gli eccessi inevitabili per innestarla in Italia, l’ideologia che costituisce il tratto unificante del “neo-liberismo”: l’individuo proprietario. Nella realtà l’individuo davvero proprietario è chi possiede capitali, nell’ideologia ogni individuo è proprietario di un capitale, costituito dalle proprie conoscenze e competenze. Questo è un capitale solo potenziale, che, però, come nella fiaba di Bill Gates e Steve Jobs, può trasformarsi in accumulazione di capitale reale. Competenze, conoscenze, e una buona dose di cinico individualismo, per sfruttare al massimo le opportunità che il mercato offre. L’individuo proprietario è in lotta feroce contro tutti gli altri per affermare la propria primazia, misurata in quantità di denaro accumulato, di ricchezze a disposizione e di femmine sciupate, e si aggrega con gli altri individui solo per scongiurare l’avvento del “comunismo”, cioè di politiche che limitino lo spazio della libertà individuale, che è, in ultima istanza, la possibilità di competere spietatamente l’uno con l’altro e di sfruttare senza condizioni i “perdenti”.
La fusione disegna un individuo proprietario che aspira a buon diritto ad arricchirsi, ma il cui vero successo non consiste nella quantità di ricchezze e donne accumulate, quanto piuttosto dal riconoscimento che gli deriva dal mettere le competenze al servizio del “bene comune”. Il buon amministratore deve essere competente, e, proprio per questo si auto-riduce anche lo stipendio. In politica e in economia appare un nuovo principio: meno ricchi, se del caso, ma socialmente più utili, e, dunque, più accettabili.
Siamo davanti a una specie di mutazione genetica. L’individuo proprietario non scompare, ma la sua ansia di accumulazione deve fare i conti con la nuova realtà della crisi che non legittima più l’aspettativa di arricchimento generalizzato. Lo stesso Berlusconi è costretto, in qualche misura, a tenerne conto, e dal registro di sciupa-femmine transvola in quello di morigerato fidanzatino.
Per valutare a fondo le implicazioni della mutazione, si dovrebbe abbandonare il luogo comune coltivato a sinistra che Berlusconi sia un’“anomalia italiana”. La sua ideologia e la sua politica rientrano alla perfezione in quelle mondiali promosse a partire dagli ‘80 allo scopo di chiudere il ciclo di compromesso tra capitale e lavoro, inducendo la massa di lavoratori a non considerarsi più classe organizzata in sindacati e partiti, ma individui proprietari che affrontando il mercato, liberi dalle “costrizioni collettive”, avrebbero raggiunto un benessere maggiore di quello strappato con le lotte a padroni e stato. Questa ideologia ha svolto una grande opera di seduzione nei confronti di classi medie, piccoli accumulatori, giovani forniti di “competenze” e, in parte minore, del proletariato, che vi ha aderito più per necessità che per convinzione.
La crisi ha fiaccato la carica seduttiva, e lasciato sul terreno sconcerto, delusione, paura del futuro. Una parte di questi ceti cova una rabbia profonda contro le politiche di austerità, e teme che, prima o poi, vi verrà coinvolta in misura superiore. Berlusconi sta cercando di riprenderne la testa per riorganizzarla in modo da resistere e cercare di ridurre i danni, e, soprattutto, per dirottare il più dei sacrifici sulle spalle del lavoro dipendente. Un’altra parte si va disponendo ad accettare un ridimensionamento delle aspettative di guadagno, ma esige in cambio la creazione di un ambiente in cui avere maggiori opportunità e, quindi, un maggiore riconoscimento sociale nei termini di potere che Grillo interpreta. Allo stato delle cose tra i due settori c’è rilevante distanza, ma il procedere dello scontro e della crisi produrranno molto probabilmente spinte al riavvicinamento. Il problema va al di là dell’individuo-Berlusconi e dell’individuo-Grillo, che in quanto tali possono anche uscire di scena, ma riguarda, appunto, le dinamiche sociali in atto e il loro sviluppo in un quadro generale che, tra tante incertezze, offre una solida certezza: non si tornerà più in una situazione in cui ciascuno possa coltivare l’aspettativa di facile arricchimento.
E le dinamiche sociali ci raccontano di un blocco proprietario che ha tenuto la scena negli ultimi vent’anni, composto da possessori di piccoli capitali investiti nell’industria, nel commercio e nei servizi, in cui è confluito il grosso del “ceto medio” e una parte di possessori di capitale cognitivo, tutti attratti dalla prospettiva di surfare l’onda d’affari tenuta in movimento dall’illimitato crescere del valore degli attivi finanziari, che tutti loro provvedevano ad alimentare, affidandogli i guadagni nella speranza di moltiplicarli velocemente. Questo blocco ha tratto il massimo beneficio dall’affermarsi della globalizzazione e della ideologia del merito misurato dal successo nel mercato, ed ha accompagnato, ricevendone contropartite più o meno reali, l’assalto alle “rigidità anti-mercato” dei lavoratori dipendenti, di coloro che al mercato possono portare solo la nuda forza-lavoro, priva di capitali e competenze particolari. Questi all’inizio hanno provato a resistere, poi hanno progressivamente abbandonato la resistenza, anche perché le organizzazioni sindacali e politiche su cui si fondava la loro forza si sono lasciate fagocitare sempre più nell’ideologia del mercato. Dissoltosi il fronte politico-sindacale del lavoro dipendente, per molti lavoratori l’unica speranza restava quella di adeguarsi al mainstream dell’individuo proprietario o di andare a caccia della vincita a una lotteria (oppure di un figlio al Grande Fratello, una figlia velina o … amante di qualche decrepito riccone).
I colpi della crisi strappano il velo dell’arricchimento facile, ma iniziano a mettere in discussione anche la conservazione dello status raggiunto. Per meglio dire: chi lo ha raggiunto, teme di perderlo; chi possiede le potenzialità per raggiungerlo teme di non riuscire ad agguantarlo. Si percepisce che gli alleati naturali dell’ultimo ventennio (grandi imprese, banche, istituzioni finanziarie e politiche della globalizzazione) hanno diretto il gioco a proprio interesse e ora pensano a salvare solo sé stessi, mandando in malora tutti gli altri. Questo impone una domanda esistenziale: possono i piccoli accumulatori conservare il proprio status, la propria natura, senza o contro grande capitale e grande finanza? In tutta evidenza, no. Da un punto di vista politico non è la prima volta che questi ceti sociali, aggrediti nelle loro speranze di futuro migliore e persino di presente dignitoso, elaborano un’istanza “di potere” per sé o, almeno, di aspirare a condividerlo. Come sempre l’istanza è destinata a rimanere, nel suo obiettivo, frustrata: l’economia capitalista non è mossa dalle competenze, ma dai capitali. Chi li detiene decide quali competenze valorizzare, come valorizzarle e a quali condizioni. Ciò non toglie, tuttavia, che possa prender forma il desiderio di riformarli, ovverossia di ridurne gli appetiti per stornare qualche briciola a proprio vantaggio.
Il desiderio prende le sagome e le parole di Grillo, Berlusconi, e, nel Nord, della Lega. Gli umori raccolti e le classi di provenienza sono analoghi (nel caso della Lega con forte partecipazione operaia), ma le direzioni, al momento, sono diverse. La Lega s’è fatta paladina della piccola imprenditoria e dei lavoratori produttivi del Nord ed ha sempre messo sotto accusa il grande capitale e la grande finanza. Berlusconi è stato a lungo sodale di entrambi, anche se in svariati momenti ne ha preso le distanze per farsi interprete degli interessi dei piccoli capitalisti e degli aspiranti tali. Grillo raccoglie soprattutto le istanze di coloro che non sono neanche dei piccoli capitalisti, ma che sono convinti di detenere le potenzialità per divenirlo o per aspirare a una condizione di ceto medio dignitoso. Di ottenere, insomma, più di quanto abbiano ora. Il problema è che hanno la strada sbarrata da un sistema economico/politico che non è disposto a lasciargli spazi, se non alle sue condizioni, scarsamente appaganti. Da qui deriva il carattere “anti-sistema” (che Berlusconi non ha, o non ha più) diverso da quello che la Lega alleva ancora: non si vuole secedere in una piccola patria al riparo (illusorio) dall’oppressione di grande capitale e grande finanza, ma si vuole contendere a questi il potere, o, almeno, se ne vuole assumere una parte al loro fianco in modo da poterne condizionare le scelte.
L’obiettivo non è di quelli facili. Non si ha a che fare con gentili signori che si lascino convincere con un argomentare forbito. Conoscono solo le ragioni dei rapporti di forza. Per togliergli il potere, anche solo in parte, bisognerebbe scatenargli contro una società intera o quasi. È ciò che Grillo si propone di realizzare. Il suo discorso, infatti, attrae in modo significativo lavoratori cognitari (in quantità crescente dopo le disillusioni dell’individuo proprietario modello Berlusconi), ma, tende a farsi progressivamente discorso generale, sia perché include lavoratori dipendenti, pensionati, donne, e, naturalmente, i piccoli imprenditori (“eroi”, a cui dedica la sua “copertina dell’anno”), sia perché tende ad elaborare un programma che si proponga come alternativa generale, valida per tutti, di sistema, appunto.
Cosa può tenere insieme uno schieramento così composito? Grillo lo esprime con chiarezza (p. e. in un post del 3.1.13 sul suo blog): riconoscersi come “comunità di interessi” contro i “parassiti della Nazione”, politici, grande finanza e grande industria.
Ancora una fusione tra un tema emerso nel movimento “no global” (agire per la comunità e non solo per sé stessi) e un tema che la globalizzazione sembrava aver riposto nell’archivio della storia. Il nazionalismo di Grillo in comune con ogni nazionalismo ha il fatto di essere la logica conclusione di ogni discorso che si dichiara “né di destra, né di sinistra”, ma di diverso rispetto ai nazionalismi propagati oggi (a destra e sinistra) ha il carattere di proporsi come nazionalismo “dal basso”, in diretta polemica con la retorica patriottarda dei Napolitano, Monti, Casini, Bersani e Berlusconi. Se dietro il patriottismo di costoro si celano gli interessi dei “parassiti della Nazione”, occorre un nuovo nazionalismo per salvare la “vera” Nazione, quella costituita dalle genuine forze produttive, scacciando dalla scena i parassiti.
Anche su questo piano si potrebbe fare un raffronto con il leghismo, che Santoro, per altri piani, fa nel suo libro. Lì era la creazione della Padania a evocare il fronte dei produttori contro “Roma ladrona” (che non era solo la capitale politica, ma anche la rappresentante del parassitismo finanziario, della grande industria assistita, ecc.), qui è il salvataggio dell’Italia a richiedere un analogo schieramento.
Nazionalismo dal basso, comunità dei produttori contro i “parassiti della Nazione” che risiedono sul suolo patrio, ma anche contro quelli che ne stanno fuori. Nel delineare un programma a tutto tondo, Grillo, infatti, non tralascia neanche le questioni internazionali. Qui ce ne sono per i “tedeschi” e i “francesi” (le parole, si sa, sono pietre, e non è per caso che si parla di “tedeschi” e “francesi” e non, tanto per dire, delle banche tedesche e francesi) che –sostiene Grillo- hanno insediato Monti per rimandare il rischio di default dell’Italia e potersi, nel frattempo, sbarazzare dei titoli del debito pubblico italiano in loro possesso. Ce ne sono anche per gli Usa che vanno facendo guerre per i loro interessi di potere economico, politico e finanziario, cui la casta italiana (alla quale Grillo contrappone l’argomento “di sinistra” della Costituzione che bandisce la guerra) puntualmente regge la coda “svendendo gli interessi nazionali”. E ci sono abbozzi di politica estera “indipendente” (da Usa, Germania, Francia e GB) nei giudizi positivi sulla tendenza nazional-popolare di alcuni paesi dell’America Latina, sull’Iran, e persino in alcuni attacchi alle politiche d’Israele.
Ancora una volta fusione eclettica di argomenti di “sinistra” e di “destra” per fondare un programma “né di destra, né di sinistra”, e, dunque, “veramente” nazionale e nazionalista.
Ognuno di questi argomenti meriterebbe un approfondimento maggiore di quello che si può fare con semplici chiose a una recensione. Mi limito, però, a una sola ultima domanda: quali prospettive ha il M5S?
La risposta a questa domanda non si può, anzitutto, trovare analizzando le vicende interne al M5S, su cui, però, almeno una cosa va detta. Queste vengono spesso banalizzate con la descrizione di un’accoppiata Grillo-Casaleggio impegnata a impossessarsi delle coscienze e della militanza di migliaia di persone per costruire i propri successi politico-economici. Non è così. Grillo sta cercando, a modo suo, di risolvere un problema che inizia a porsi per tutte le forze politiche e sociali: la questione del partito. Gli ultimi vent’anni di ideologia anti-partito hanno prodotto l’attuale situazione di conflitto politico confusionario, utile per disarticolare gli assetti politico-sociali legati al compromesso capitale-lavoro, ma del tutto inutile in una situazione come quella attuale di accumulazione esplosiva di difficoltà in ogni campo e settore. Nessuna politica che abbia un serio spessore si può attuare se non è sorretta da un’organizzazione compatta, militante, capace di farsene portatrice in tutti i gangli sociali. Berlusconi paga tutte le conseguenze del suo partito leggero capace di attrarre solo affaristi. La Lega paga (in misura minore) la mutazione nelle stesso senso berlusconiano impressa alle sue strutture rappresentative e militanti. Nel centro e a sinistra le difficoltà sono simili, come si vede nell’accozzaglia senza radici solide (sul piano della prospettiva politica generale) che sta raccogliendo Monti, e nei contorcimenti di un Pd sull’orlo continuo dell’esplosione e con la mina-Renzi ormai ben piazzata nel proprio seno, e pronta a deflagrare non appena il Pd manifestasse qualche mal di pancia verso l’agenda-Monti. Per quanto possa sembrare strano, Grillo “l’anti-partito” sta cercando di fare un partito serio, su cui si possa contare nei frangenti difficili. Lo fa partendo dalle sue debolezze: non ha (o non ha ancora) un solido background politico-ideologico-teorico su cui compattare il corpo militante, e, dunque, lo fa nell’unico modo possibile, accentrando su di sé tutte le decisioni importanti, a partire dal tentativo di stretto controllo sulle candidature.
La risposta a quella domanda non si può dare, inoltre, guardando solo alle vicende italiane, ma ponendo un’altra domanda: quante possibilità ci sono che una ventata di nazionalismo si affermi sul piano mondiale? Che è come chiedersi: anomalia italiana o Italia laboratorio per una tendenza più generale?
Se si guarda con attenzione nelle maglie sempre più aggrovigliate della crisi si può vedere che il nazionalismo sta risorgendo un po’ ovunque e va assumendo caratteri progressivamente più aggressivi. Anche Obama è riuscito nel primo mandato a ricostruire le condizioni di un nuovo nazionalismo dalle ceneri del fallimentare nazionalismo bushiano, e, ora, comincia a utilizzarlo in modo assertivo contro la Cina, trattata sempre più alla stregua di un avversario e, in prospettiva, di vero e proprio nemico.
Al crescere del nazionalismo consegue, di regola, l’esplodere di conflitti inter-statuali, che possono prima o poi degenerare in scontro armato generalizzato. Può lo sbocco della crisi attuale essere un nuovo conflitto generalizzato a scala mondiale? Se sì, Grillo è già (inconsapevolmente) sull’onda.
Le condizioni che non si tratti di anomalia italica ma di laboratorio per la costruzione di un “nazionalismo popolare” ci sono. Non c’è bisogno di indagare nella testa di Grillo per cercarne il riscontro (né è detto che sia lui, dopo aver gettato i semi, a raccoglierne i frutti). Non è lui a produrre la dinamica, tuttalpiù se ne fa interprete. Le forze che si muovono nel sottosuolo hanno una potenza che travalica la sua capacità di elaborazione anche se associata a quella di un Casaleggio. A lui va, piuttosto, il merito di saperle ascoltare, di farsi travolgere dagli umori “dal basso” per raccogliere ovunque, da sinistra e destra, e per indirizzare verso l’azimut per antonomasia “né di sinistra né di destra”: la sacra patria delle genti umili e lavoratrici che rivendicano la dignità contro i parassiti, finendo, per lo più, per divenire massa di manovra nelle mani dei parassiti interni contro quelli esterni e, soprattutto, contro le genti umili e lavoratrici delle altre nazioni.
Questa analisi genera una serie di altre domande: la tendenza è inarrestabile? È irreversibile che i “ceti medi” e il lavoro cognitario debbano essere massa di sostegno a una tendenza del genere? No, in entrambi i casi. La tendenza può essere arrestata dall’emergere di un movimento anti-capitalista e, dunque, internazionale e internazionalista. Lo stesso che potrebbe aiutare i ceti medi e il lavoro cognitario ad impostare su una base diversa la loro resistenza: non più la difesa del proprio status all’interno del sistema capitalistico contro il rischio di proletarizzazione, ma la lotta contro il sistema e, dunque, contro l‘esistenza stessa della condizione proletaria per chiunque.
Per articolare le risposte bisognerebbe, però, esaminare i movimenti delle altre classi e delle altre soggettività sociali e politiche. Occorrerebbe uno spazio eccessivo, e, in ogni caso, un lavoro collettivo di elaborazione e proposta.
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Annotiamo/sintetizziamo schematicamente alcuni punti del contributo di Nicola che ci sembrano colpire nel segno (e che ci auguriamo possano essere spunto per ulteriori riflessioni/approfondimenti):
1- La questione della composizione del Movimento 5 Stelle: quanto è determinante, quanto conta la mancata promozione/avanzamento nella scala sociale di questi strati di ceto medio che si riconoscono così in una ideologia del "merito" (un aspetto che ci sembra anche emergere nel recente contributo di Giuliano Santoro su DinamoPress http://www.dinamopress.it/news/il-grillo-qualunque-e-il-fascismo - dove però non si coglie, ci sembra, l'ambivalenza insita in questa composizione che testé ritroviamo nei 5 Stelle). Una parte del consenso alla lista di Grillo proviene anche da pezzi di classe operaia (come già fu per la Lega Nord). Convincente la lettura sulla fusione tra istanze del fu movimento no globale cultura dell'individualismo proprietario.
2- La questione che Nicola pone della forma-partito (se a qualcuno non piace la formula, si può parlare più estensivamente di "forma organizzativa"). Ci sembra il passaggio più interessante e politicamente produttivo: tutta una serie di arresti, difficoltà, debolezze e limiti del fenomeno-Grillo e del Movimento 5 Stelle fanno emergere la questione irrinunciabile del come (e con quali forme) ci si organizza. Tante critiche da Sinistra si fermano a una critica ideologica (spesso inconsapevole) che riproduce il ritornello liberale: l'orrore per il populismo, la mancanza di democrazia interna, ...etc. Cacciata dalla finestra come residuo mostruoso del Novecento, l'urgenza di una teoria (e pratica) dell'organizzazione si ripresenta oggi in tutta la sua urgenza: efficacia, potenza, velocità di risposta... ma anche dibattuito interno, circolarità tra 'alto' e 'basso', traduzione politica tra i 'livelli' (su questo il M5S è - per ora - un vero disastro!).
3- La dimensione nazional-popolare (finanche nazionalista) del Movimento 5 Stelle e il suo collocarsi "oltre la Destra e la Sinistra". Una dimensione che si riversa bene nella vulgata anti-eurpeista - meno, ci sembra, sul rischio di foraggiare sentimenti belligeranti (vedi le posizioni nette su F35 e spese militari) - e nelle dichiarazioni sull'immigrazione. Si potrebbe forse parlare di una sorta di 'peronismo' senza l'elemento militare.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
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