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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Sul Corriere della Sera del 2 agosto, Lucrezia Reichlin, figlia di quell’Alfredo che fu tra le menti più fini della sinistra italiana (sic transit gloria patris), ci spiega con lieve sussiego che capire l’ascesa dei tassi americani non è un esercizio accademico perché i Treasury sarebbero la stella polare della finanza mondiale e il loro rendimento deciderebbe il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e perfino per le famiglie. È il classico ragionamento occidentalista condotto con categorie occidentaliste. E offre...
Il povero Massimo Giannini è stato subissato di sghignazzi e sberleffi per la sua frase sullo scontro con la Russia, da lui indicato come una occasione per forgiare nel fuoco della battaglia un vero progetto di difesa europea. Lo svolazzo retorico del “forgiare nel fuoco della battaglia”, ha catturato quasi tutta l’attenzione, mentre invece la questione è un po’ più insidiosa. In realtà la tesi dell’articolo pubblicato il 15 agosto scorso da Giannini sul quotidiano “la Repubblica”, è che la guerra in Ucraina avrebbe potuto rappresentare...
Mentre il segretario al tesoro USA Bessent promette sfracelli contro l'economia iraniana l'amministrazione USA, sempre più disperata, attinge al conto di tesoreria per riacquistare bond così da abbassare i tassi. Nel frattempo Deutsche Bank su autorizzazione cinese apre la prima camera di compensazione europea per lo Yuan Come avevo ipotizzato, nell'attuale situazione di stallo del conflitto con l'Iran, l'amministrazione di Washington ha puntato sulla guerra economica contro Teheran al fine di riuscire a piegare la volontà del regime degli...
C’è una scena che si ripete attualmente con regolarità nei piani strategici delle aziende. Un dirigente, con lo sguardo perso nel vuoto digitale, dichiara: “Dobbiamo investire nell’IA”. Seguono, come un rituale pagano, stanziamenti per software, automazioni, corsi di formazione tecnica. Tutto sacrosanto, tutto doveroso. E mentre l’intelligenza artificiale corre, sollevando polvere di dati e promesse, un silenzio imbarazzato cala sulla domanda successiva. Quella che nessuno osa formulare ad alta voce, per timore di apparire retrogrado: “E noi,...
La segretaria del Partito democratico ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al direttore del "Corriere della sera" in cui ha esortato il governo Meloni ad adottare, subito, un'imposta sugli extraprofitti energetici. Si tratta di una proposta molto interessante che, però, a mio parere, dovrebbe essere integrata da due ulteriori considerazioni. La prima riguarda la necessità, per avere un gettito davvero in grado di fare la differenza, di non limitare l'imposizione al settore energetico. L'adozione di una sovrimposta temporanea...
Sovranità, interesse nazionale, patria: parole che ricorrono ossessivamente nel lessico meloniano. Resta da capire quale sia il vero significato, quando dalla retorica si passa ai fatti. L’ultima crisi dell’acciaio a Taranto offre un rilevante banco di verifica. Riferendosi agli stabilimenti tarantini, Meloni ha assicurato che il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è ritenuto dal governo «obiettivo di rilievo nazionale». A ben vedere, però, le azioni del suo governo sembrano muovere in direzione esattamente opposta....
Il 4 agosto 2026, nel corso di una conferenza stampa ospitata al Senato, esponenti della maggioranza hanno presentato quella che il governo definisce la propria “Rivoluzione Welfare”: 52 miliardi complessivamente destinati, secondo quanto rivendicato, alle politiche sociali in meno di quattro anni, con l’obiettivo di superare finalmente “la logica dell’assistenzialismo”. Poco più di un mese prima, commentando l’approvazione del decreto Lavoro, la presidente del Consiglio aveva adoperato la stessa parola d’ordine: sostenere il lavoro e non la...
Domanda: e se alla fine il Melonellum saltasse del tutto? Sia chiaro, la nostra è solo un’ipotesi. Non una previsione, ma un’ipotesi che conviene considerare, che comunque ci aiuta a ragionare su certe dinamiche in atto. E forse è soltanto una suggestione, ma di quelle suggestioni che hanno un loro perché. Il 20 luglio scorso così concludevamo un articolo sul tema: «Davvero si voterà con il Melonellum (come sembrerebbe), oppure il trasversale “partito del pareggio”, che guarda ad una sorta di “Union Sacrée” in nome della guerra alla Russia,...
C’è un’immagine dell’Unione Europea che i suoi apologeti vendono quotidianamente: quella di un faro di democrazia, dialogo, stato di diritto. Poi, però, basta aprire gli occhi o semplicemente riflettere oltrepassando la cortina fumogena della propaganda mainstream per scoprire il volto vero. L’ultima conferma arriva dalla Germania, il cuore pulsante dell’UE, l’ormai ex locomotiva d’Europa. Secondo quanto reso noto da Politico, i partiti del cosiddetto “establishment” starebbero già studiando un arsenale di misure straordinarie per impedire di...
Il libro di Alessandra Ciattini è un importante contributo al dibattito sulle grandi questioni che, dal 1989, hanno trasformato il mondo, non soltanto dal punto di vista geopolitico, con la fine della contrapposizione tra i due blocchi e l’affermazione di una fase dominata dagli Stati Uniti, ma anche sotto l’aspetto culturale e filosofico. È cambiato infatti il modo stesso di interpretare gli avvenimenti e le trasformazioni della società contemporanea. Per affrontare queste complesse questioni, l’autrice ha raccolto nel volume una serie di...
Il modo di produzione capitalista nella sua fase imperialista non solo esporta merci e capitali, ma impone e propaga sofisticati dispositivi di controllo sociale, occupazione territoriale e guerra ideologica. Nello scenario contemporaneo, subordinato alle direttive geopolitiche di Washington e alla dottrina dell'atlantismo militarista, assistiamo al consolidamento di una trama in cui il regime sionista di Tel Aviv opera non come un mero attore esterno, ma come un ingranaggio organicamente integrato nell'architettura di dominazione e...
Il leader del M5S, Giuseppe Conte, ha detto che “l’ideologia woke non serve alla sinistra perché il nemico vero da battere sono le diseguaglianze sociali”. Naturalmente lo ha dichiarato con quella cautela e quel cerchiobottismo tipici del democristiano qual è, nella sostanza. “Il Woke – ha spiegato – ha avuto anche aspetti positivi, ha spinto ad allargare il concetto di giustizia, ad adottare un linguaggio più rispettoso, ha contribuito a creare spazi simbolici e pratiche di riconoscimento che si sono diffuse nei luoghi di lavoro, nelle...
Ho letto con molto interesse l’articolo di Lucio Baccaro uscito giorni fa sulle pagine del Fatto quotidiano. Vi sono riassunte brillantemente le tesi di coloro che, nell’area del dissenso, si schierano contro il progetto europeo, privilegiando il ritorno allo Stato nazionale. Naturalmente, la sinistra (che oggi non è rappresentata dai socialisti europei o dal PD in Italia) si distingue dalle destre in quanto considera possibile il ritorno allo Stato nazionale senza dover necessariamente sfociare nel nazionalismo sovranista caldeggiato dalle...
Da “donatori” di soldi e armamenti a partner vincolati e vincolanti. La Ue sta utilizzando e si sta facendo utilizzare dall’Ucraina – il “porcospino d’acciaio voluto dalla Von der Leyen – per accelerare i passaggi verso un complesso militare-industriale integrato e la guerra in Europa come exit strategy dalla propria crisi. Un interessante servizio de Il Sole 24 Ore segnala come negli ultimi due anni, l’Unione europea ha dovuto trasformare la propria architettura regolatoria in uno strumento di politica industriale bellica. Il Regolamento...
Il confronto tra i peggiori è aperto, e per la traballante armata imperialista (“l’Occidente unito” di cui fantastica Giorgia Meloni) è il momento di rifarsi i conti. La notizia del giorno è il mandato di cattura internazionale emesso dal ministero della giustizia turco contro Netanyahu e altri dirigenti politici e militari di Israele. Formalmente è una segnalazione all’Interpol (una “red notice”) che riguarda anche il funzionario Afek Moskovitch per l’intervento armato contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla che tentava di portare...
Uno dei problemi, se non il problema principale, della sinistra italiana degli ultimi quarant’anni – per lo meno da quando il Partito Comunista, perso il faro dell’Unione Sovietica, individuò nell’Europa il nuovo sol dell’avvenire – è stata l’esaltazione fideistica dell'”Europa”. In nome dell’Europa, la sinistra italiana ha ingollato di tutto: l’impronta ordoliberale del trattato di Maastricht, la rinuncia alle partecipazioni statali e alla politica industriale, la deflazione interna, l’austerita come risposta (fallimentare) alla crisi dei...
Negli ultimi giorni diverse testate internazionali hanno dato spazio al lancio di “Gaza GenoLIE”, una campagna promossa da 40 organizzazioni per smontare le accuse di genocidio rivolte a Israele. L’iniziativa viene presentata ai lettori come una “analisi indipendente“, ma basta esaminare la composizione e i finanziatori del cartello per capire che non ci si trova di fronte a osservatori terzi. Dietro questa operazione si muove infatti una fitta rete di lobby politiche, gruppi di pressione finanziari e organizzazioni direttamente collegate...
C'è una contraddizione intrinseca in quanto scrivo. Cerco una forma leggera, colloquiale pur sapendo che i potenziali destinatari sono abituati ad altro linguaggio. Quello quasi gergale dell'area in cui pur mi riconosco. Che comunque esiste, e meno male... Se non altro a tener viva una fiammella. A volte, leggendo meravigliosi articoli, mi sembra che, tramite essi, si faccia un passettino verso la comprensione(la parola verità mi sembra un po' grossa..). Ma se la disquisizione, pur lucida, pur colta, ci stacca ulteriormente dagli altri, dalla...
Per un paese come l’Italia, la domanda su come si combatte l’inflazione da offerta non è un esercizio accademico. L’episodio del 2021-23 lo ha mostrato con chiarezza: uno shock originato fuori dai confini, nei mercati dell’energia e degli alimentari e nelle catene globali di fornitura, si è trasmesso ai prezzi interni ed è stato affrontato con l’unico strumento disponibile a livello di area, una restrizione monetaria rapida e severa. Ne è seguita una compressione della domanda e degli investimenti che ha colpito in modo asimmetrico proprio le...
Con il termine ”cleptocrazia” non si intende la semplice corruzione, bensì un sistema di corruzione legalizzata, un apparato di potere specificamente finalizzato alla predazione delle risorse pubbliche. Tutti i regimi manifestano aspetti e componenti di carattere cleptocratico, ma qui si tratta di capire quale tipo di regime possa essere considerato una cleptocrazia compiuta e integrale, cioè un sistema chiuso e automatico che non lasci spazio ad altre opzioni. Il termine “cleptocrazia” è stato applicato a regimi post-coloniali, come le...
Quando esce un nuovo libro di Luciano Canfora, sono uno di quelli che corre a leggere il suo lavoro e parto pregiudizialmente ben predisposto verso l’ultimo grande esponente di una prestigiosa scuola storica e filologica che ha avuto nel secolo scorso una lunga tradizione. In questo caso la sua ultima fatica, “Comunismo, un’altra storia”, edito da Feltrinelli qualche mese fa, è di particolare interesse per il taglio che l’autore dà a un tema così aperto, controverso e necessario, come quando si discute del socialismo-comunismo...
Era l’ultima settimana di marzo del 1999. Il 12 maggio, mia data di nascita, sarei dovuto andare in pensione dalla RAI. Ma il TG3, nella persona del direttore Ennio Chiodi, mi aveva già offerto un contratto di collaborazione di diversi anni, con quindi una buona prospettiva di sostentamento. Che si volatilizzò all’indomani della mia corsa a Belgrado per raccontare cosa vi stavano facendo, in nome della NATO e della sua soluzione finale per la Jugoslavia, i bombaroli di D’Alema premier e Mattarella vice. Attaccando, uccidendo e devastando un...
L’America sta considerando di usare l’atomica contro Teheran. A lanciare l’allarme è stata l’ex deputata Marjorie Taylor Greene che ha sottolineato: “Non sto facendo supposizioni, lo so”. Evidentemente qualche esponente dell’amministrazione Usa inquieto per questa deriva deve averla informata. D’altronde il recente mutamento della dottrina nucleare statunitense qualche allarme l’aveva suscitato. Ne aveva parlato la NBC spiegando che Elbridge Colby, numero due del Pentagono, stava mettendo a punto, e ne aveva parlato in un forum riservato, una...
La foia guerrafondaia dei media occidentali supera ormai per cialtroneria ed estremismo qualsiasi idiozia possa uscire dalla tastiera di Trump. La dimostrazione solare è arrivata ieri da un presunto scoop del Financial Times – giornale attendibile “fino ad un certo punto” sui temi economici, ma inevitabilmente esposto come tutti alla stupidaggine quando copre temi geostrategici – che è stato ripreso, modificato, manipolato fino alla falsificazione da tutti i media italioti. Sia stampati che in video. Andiamo con ordine perché è bene cogliere...
Caro Carlo, non lo facevo così disattrezzato il nostro amico Moreno. Come tutti i marxisti dovrebbero sapere, Lenin scriveva: «Non si può comprendere a pieno Il Capitale di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita tutta la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!». Ora, o si pensa che Lenin non fosse marxista o bisogna prenderlo sul serio, perché le riflessioni di Lenin avevano sempre un fondo e un intendimento politico. Concetti fondamentali di Hegel...
E’ simile a quella del Dr. Jekill e Mr. Hyde, emblematico racconto di Stevenson, la vicenda del più sfrenato dei nostri moderati, Paolo Mieli, già fondatore de La Classe, forse il primo foglio rivoluzionario del movimento ’68-’77, poi direttore del Corriere della Sera e colpevole della sua degenerazione da grande e autorevole portavoce della borghesia sedicente illuminata a capofila di una stampa degenerata in voce del padrone con il pugnale tra i denti. Il padrone essendo un poliziotto picchiatore, un generale guerrafondaio e un padrone alla...
Il forum dove il Complesso Militare Tecnocratico decide guerra, energia e algoritmi doveva riunirsi a Ferragosto in Irlanda. Un data-leak ne ha svelato invitati e agenda: la mobilitazione irlandese ha costretto i padroni dell'algoritmo a sparire Se pensavate che il destino del pianeta venisse deciso ancora nelle ovattate sale di Davos, tra una omelette al caviale e una conferenza sulla sostenibilità aziendale, o negli incontri riservati e ormai un po’ ripetitivi del Gruppo Bilderberg, siete rimasti drammaticamente indietro. Quelli sono stati...
I governi criminali di Israele e Venezuela hanno concordato di istituire un meccanismo di coordinamento per facilitare i servizi consolari ai propri cittadini residenti in entrambi i paesi, dopo 17 anni senza relazioni diplomatiche. L'accordo prevede anche il mantenimento della cooperazione tecnica nelle attività di emergenza e di recupero a seguito dei terremoti che hanno colpito il Venezuela a giugno. Caracas ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009, durante l'amministrazione dell'allora presidente Hugo Chávez. Entrambi...
Questo contributo intende raccogliere e rilanciare le sollecitazioni teoriche di Giovanni Russo Spena, elevando la critica dell’estrattivismo sociale a paradigma interpretativo della contemporaneità. Attraverso la decostruzione dei dispositivi normativi e biopolitici della legge Bossi-Fini, si analizza come il razzismo istituzionale operi quale tecnologia di governo per frammentare la forza lavoro e attutire la crisi del capitalismo stagnante. Rifiutando sia le derive etno-nazionaliste sia l’utilitarismo della retorica liberale, l’analisi si...
Di sicuro, qualcuno dirà che si tratta della classica “scoperta dell’acqua calda”. Come dargli torto? Nondimeno, averlo messo nero su bianco, con la rilevanza delle fonti e l’autorevolezza del sigillo impresso, aiuterà almeno i più onesti a riconoscere il carattere fondamentale del terribile conflitto che dura non da quattro anni, ma da dodici. L’onestà consiste nell’accettare l’ingrato compito di snidare e contrastare i propri pregiudizi cognitivi e nel provare a guadagnare un rapporto più diretto con il reale: una sfida che nessun essere...
"Se uno sciame di droni e di missili ipersonici da pochi milioni è in grado di incapacitare una portaerei da 11 miliardi di dollari, i rapporti di forza sono cambiati. Hormuz oggi lo dimostra". C’è un’immagine che riassume lo stato presente della potenza americana meglio di qualsiasi statistica. Nessuna portaerei degli Stati Uniti naviga oggi dentro il Golfo Persico. Le due dispiegate contro l’Iran, la Lincoln e la Bush, stazionano nel Mare Arabico, a oltre mille chilometri dalla costa iraniana, fuori da uno specchio d’acqua che per...
Da una cronaca sulla fine dell’impero romano: Il cittadino romano medio non si era accorto che l’Impero era crollato finché, un giorno, strade e ponti cessarono di essere riparati. Vale per l’impero statunitense, versione finale intestata al Trump che, a scopo di esorcismo, blatera di un’ “Età dell’Oro”. Nel Mar Rosso, a tener testa agli yemeniti che fanno saltare i trasporti di idrocarburi sauditi, non c’è più una portaerei, né americana, né altra, Nel Golfo Persico, ad assicurarci che Hormuz è nostro, delle tre che Trump vi aveva collocato...
Banca d’Italia ha diffuso a metà agosto le statistiche su finanza pubblica, fabbisogno e debito aggiornate al giugno 2026. Dati utili per comprendere chi ha in mano un debito da oltre 3.200 miliardi, il ruolo dei fondi finanziari statunitensi e l’impatto di rendimenti dei titoli di Stato sempre più “competitivi” ma molto onerosi per il Paese. Il tutto mentre il debito globale, pubblico e privato, è fuori controllo. L’analisi di Alessandro Volpi * * * * L’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulla finanza pubblica ha certificato un nuovo e...
Fino a qualche decennio fa Carl Schmitt era un argomento da specialisti, ma da un po’ di tempo è diventato un autore “popolare”, anche se conosciuto sempre per le solite citazioni. In questa epoca di emergenzialismo cronico, ha avuto particolare diffusione una citazione tratta da un testo del 1922, in cui Schmitt afferma che il sovrano è colui che può decidere lo stato di eccezione, cioè sospendere la legge per adottare le misure atte ad affrontare un’emergenza. Circa cinquanta anni dopo, Michel Foucault disse che la scienza politica non ha...
Il governo criminale di Israele e Venezuela hanno concordato di istituire un meccanismo di coordinamento per fornire servizi consolari ai loro cittadini residenti in entrambi i paesi, dopo 17 anni senza relazioni diplomatiche. L’accordo prevede inoltre il mantenimento della cooperazione tecnica nelle operazioni di emergenza e recupero dopo i terremoti che hanno colpito il Venezuela a giugno. Caracas ha interrotto le relazioni con Israele nel 2009, durante il governo dell’allora presidente Hugo Chávez. Entrambi i governi hanno inoltre...
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Grillo: anomalia o laboratorio?
Nicola Casale
Riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo di Nicola Casale su Grillo e il Movimento 5 Stelle. Ci sembra riesca a individuare alcuni nodi e ambiguità di questo fenomeno, andando al di là di una rappresentazione troppo lineare, prevalente a Sinistra, che non ne coglie tutti gli aspetti.
Con Un Grillo qualunque (Castelvecchi Editore) Giuliano Santoro fornisce utili elementi per comprendere il “fenomeno Grillo”. La ricostruzione della storia professionale come personaggio televisivo (Grillo sostiene di essere un prodotto della rete, ma in realtà fa un uso beceramente televisivo di Internet, manipolando le emozioni, p. 157) sottolinea il rapporto con la tv di Antonio Ricci, da cui Grillo ha preso molto, in particolare dal Gabibbo, alfiere dei sentimenti popolari contro i potenti. La ricostruzione della storia politica evidenzia la base eclettica su cui si è formato, attingendo un po’ ovunque, dagli umori popolari, come quelli formatisi dal basso e raccoltisi in Genova 2001, e da quelli artificiosamente pompati dall’alto contro la “casta”.
Su questa base Santoro delinea caratteristiche e contenuti del grillismo. Che si possono sintetizzare, mi pare, nel modo seguente: è un populismo che evoca un “noi” contro i vizi che appartengono a “loro”, la “casta”, con caratteri di antipolitica in quanto propone di sostituire alla democrazia rappresentativa la “democrazia diretta”, in realtà una democrazia im-mediata, senza “corpi intermedi” tra rappresentanti e rappresentati, con connessione diretta tra seguaci e leader. Il brodo di coltura nel quale si è sviluppato il rifugio nella rappresentazione, di cui Grillo è parte, è “la crisi di sovranità, l’incapacità della rappresentanza di governare i fenomeni economici e sociali… come la globalizzazione e la fine del lavoro salariato novecentesco e la sua scomposizione nelle mille facce del diamante produttivo postfordista” (p. 158).
Grillo, poi, giunge alla fine del berlusconismo, e ne assume in eredità alcuni caratteri: il fastidio per tutto ciò che è pubblico (Anche lo spazzino viene visto come membro della Casta, in quanto dipendente pubblico a tempo indeterminato, p. 147), l’idea simile a quella dell’Uomo Qualunque che la politica può essere cambiata solo insufflando nel sistema gente che “non c’entra nulla”, come un Berlusconi talmente ricco da non aver bisogno di rubare, o un comico, a sua volta già benestante, ma più genuino dei politici ipocriti.
Altri elementi che Grillo riprende da Berlusconi sono, scrive Santoro, la retorica di destra della meritocrazia e l’elogio del modello di governo privatistico. Peraltro, aggiunge, Grillo non disdegna di civettare con temi di una destra ancora più estrema, come, per esempio, con lo Scec (Sconto che cammina o Solidarietà che cammina), che nasce da analisi economiche vicine al signoraggio, che individuano i guasti del capitalismo nell’assenza della “sovranità monetaria” e non nello sfruttamento dell’uomo e della natura, riecheggiando i motivi delle destre estreme, da sempre ossessionate dal tema dell’usura e del governo del mondo a opera dei banchieri con riferimenti più o meno espliciti ai pregiudizi antisemiti.
Il successo di Grillo e del suo guru telematico Casaleggio rappresentano, sottolinea Santoro, un modo efficace di riabilitare l’ideologia del mercato di fronte al fallimento storico del neoliberismo, in quanto la rete consentirebbe di instaurare una concorrenza perfetta tra le idee, tra le quali i singoli sceglierebbero, “inter-attivamante”, sulla base del proprio “stato di grazia” o giudicandone il tasso di verità.
Nelle conclusioni Santoro avverte che sarebbe schematico sostenere che Grillo sia la semplice prosecuzione di Berlusconi con altri media, mentre, rispetto a questo, fa un passo avanti, in quanto riesce, con l’utilizzo sapiente della tecnologia (rete/tv) ad approcciare la realizzazione dell’utopia tecnocratica della destra di costruire una macchina che possa trasformare i molti nell’uno, distruggendone la diversità.
Il libro fornisce una trama di lettura del grillismo argomentata e stimolante: un rilancio del neoliberismo che si associa ai semi di un nuovo totalitarismo. Non di meno lascia, a parere mio, sullo sfondo alcuni interrogativi essenziali per comprenderne appieno la portata e gli effetti che sta producendo nel panorama politico e per chiedersi se il grillismo rappresenti una dinamica reale o solo un’invenzione mediatica. Se sia, insomma, in grado di lasciare il segno al di là delle sorti del capo e dell’involucro in cui è contenuto.
La prima domanda riguarda le componenti sociali maggiormente attratte dal M5S. Un Grillo qualunque affronta, in più riprese, l’argomento per rilevare che i settori più coinvolti sono giovani laureati, spesso con lavori precari o imprenditori di sé stessi, che si percepiscono, per lo più, come progressisti. La collocazione maggioritaria degli aderenti è, dunque, nel cosiddetto “lavoro cognitario”. Pure la base elettorale è costituita in buona parte dalle stesse figure, anche se nel suo crescere attira sempre più un elettorato di più varia composizione sociale, deluso dal centro-destra e, meno, dal centro-sinistra.
Quali i motivi dell’attrazione? In generale in questi strati va crescendo un senso di frustrazione che deriva dalla convinzione di possedere un bagaglio di conoscenze e di competenze che non è possibile valorizzare pienamente. Quali maggiori opportunità di valorizzazione prospetta Grillo? Essenzialmente due. La prima: la politica ha bisogno di onestà e competenze, che, secondo Grillo, mancano del tutto alla “casta” che ne detiene le leve. La seconda: anche l’economia ha bisogno di competenze; la “casta economica”, costituita da dinosauri abbarbicati sulle loro rendite, non le ha ed è incapace di imprimere all’economia quella scossa di novità che, invece, le competenze dei giovani cognitari sarebbero in grado di infondere.
I lavoratori cognitari attratti dal M5S, dunque, sono poco interessati a un percorso rivendicativo di “sicurezze” analoghe a quelle dei “lavoratori garantiti”, che, peraltro, vanno sparendo anche per questi. Ma poco interessati lo sono anche alla rivendicazione di un “reddito di cittadinanza” (che Grillo, ad ogni conto, inserisce nel suo programma). La loro rivendicazione è di natura essenzialmente politica, di potere: via le “caste” che bloccano politica, economia e società, e spazio alle competenze!
È importante rilevare come gli argomenti e le formulazioni usati da Grillo tentino una fusione dei due principali movimenti che hanno interessato questo strato nell’ultimo decennio. Uno è quello innestatosi sulle contestazioni alla globalizzazione da Seattle ’99, che ha dato vita, in tutto il mondo, a mobilitazioni su temi specifici in cui le competenze messe in moto dal basso sovrastavano quelle provenienti dall’alto, dimostrandone spesso la natura esclusivamente propagandistico-affaristica (un esempio su tutti: No Tav). In questo movimento hanno un ruolo importante la cooperazione e il fine. La cooperazione è un meccanismo potente di produzione di una competenza che tutte le travalicava, tanto come risultato (non produce mera sintesi), quanto come generalizzazione (questa sì inter-attiva, in cui l’esperto non porta solo le sue conoscenze, ma va anche ad apprendere da chi esperto non è) in un ambito molto più esteso degli “esperti”. Il fine è non quello individuale (uso delle competenze per il successo del singolo nel mercato), ma il perseguimento di uno scopo superiore, di una collettività che trascende i confini della comunità in lotta.
Il secondo movimento è quello su cui Berlusconi ha costruito le fortune politiche, interpretando, con gli eccessi inevitabili per innestarla in Italia, l’ideologia che costituisce il tratto unificante del “neo-liberismo”: l’individuo proprietario. Nella realtà l’individuo davvero proprietario è chi possiede capitali, nell’ideologia ogni individuo è proprietario di un capitale, costituito dalle proprie conoscenze e competenze. Questo è un capitale solo potenziale, che, però, come nella fiaba di Bill Gates e Steve Jobs, può trasformarsi in accumulazione di capitale reale. Competenze, conoscenze, e una buona dose di cinico individualismo, per sfruttare al massimo le opportunità che il mercato offre. L’individuo proprietario è in lotta feroce contro tutti gli altri per affermare la propria primazia, misurata in quantità di denaro accumulato, di ricchezze a disposizione e di femmine sciupate, e si aggrega con gli altri individui solo per scongiurare l’avvento del “comunismo”, cioè di politiche che limitino lo spazio della libertà individuale, che è, in ultima istanza, la possibilità di competere spietatamente l’uno con l’altro e di sfruttare senza condizioni i “perdenti”.
La fusione disegna un individuo proprietario che aspira a buon diritto ad arricchirsi, ma il cui vero successo non consiste nella quantità di ricchezze e donne accumulate, quanto piuttosto dal riconoscimento che gli deriva dal mettere le competenze al servizio del “bene comune”. Il buon amministratore deve essere competente, e, proprio per questo si auto-riduce anche lo stipendio. In politica e in economia appare un nuovo principio: meno ricchi, se del caso, ma socialmente più utili, e, dunque, più accettabili.
Siamo davanti a una specie di mutazione genetica. L’individuo proprietario non scompare, ma la sua ansia di accumulazione deve fare i conti con la nuova realtà della crisi che non legittima più l’aspettativa di arricchimento generalizzato. Lo stesso Berlusconi è costretto, in qualche misura, a tenerne conto, e dal registro di sciupa-femmine transvola in quello di morigerato fidanzatino.
Per valutare a fondo le implicazioni della mutazione, si dovrebbe abbandonare il luogo comune coltivato a sinistra che Berlusconi sia un’“anomalia italiana”. La sua ideologia e la sua politica rientrano alla perfezione in quelle mondiali promosse a partire dagli ‘80 allo scopo di chiudere il ciclo di compromesso tra capitale e lavoro, inducendo la massa di lavoratori a non considerarsi più classe organizzata in sindacati e partiti, ma individui proprietari che affrontando il mercato, liberi dalle “costrizioni collettive”, avrebbero raggiunto un benessere maggiore di quello strappato con le lotte a padroni e stato. Questa ideologia ha svolto una grande opera di seduzione nei confronti di classi medie, piccoli accumulatori, giovani forniti di “competenze” e, in parte minore, del proletariato, che vi ha aderito più per necessità che per convinzione.
La crisi ha fiaccato la carica seduttiva, e lasciato sul terreno sconcerto, delusione, paura del futuro. Una parte di questi ceti cova una rabbia profonda contro le politiche di austerità, e teme che, prima o poi, vi verrà coinvolta in misura superiore. Berlusconi sta cercando di riprenderne la testa per riorganizzarla in modo da resistere e cercare di ridurre i danni, e, soprattutto, per dirottare il più dei sacrifici sulle spalle del lavoro dipendente. Un’altra parte si va disponendo ad accettare un ridimensionamento delle aspettative di guadagno, ma esige in cambio la creazione di un ambiente in cui avere maggiori opportunità e, quindi, un maggiore riconoscimento sociale nei termini di potere che Grillo interpreta. Allo stato delle cose tra i due settori c’è rilevante distanza, ma il procedere dello scontro e della crisi produrranno molto probabilmente spinte al riavvicinamento. Il problema va al di là dell’individuo-Berlusconi e dell’individuo-Grillo, che in quanto tali possono anche uscire di scena, ma riguarda, appunto, le dinamiche sociali in atto e il loro sviluppo in un quadro generale che, tra tante incertezze, offre una solida certezza: non si tornerà più in una situazione in cui ciascuno possa coltivare l’aspettativa di facile arricchimento.
E le dinamiche sociali ci raccontano di un blocco proprietario che ha tenuto la scena negli ultimi vent’anni, composto da possessori di piccoli capitali investiti nell’industria, nel commercio e nei servizi, in cui è confluito il grosso del “ceto medio” e una parte di possessori di capitale cognitivo, tutti attratti dalla prospettiva di surfare l’onda d’affari tenuta in movimento dall’illimitato crescere del valore degli attivi finanziari, che tutti loro provvedevano ad alimentare, affidandogli i guadagni nella speranza di moltiplicarli velocemente. Questo blocco ha tratto il massimo beneficio dall’affermarsi della globalizzazione e della ideologia del merito misurato dal successo nel mercato, ed ha accompagnato, ricevendone contropartite più o meno reali, l’assalto alle “rigidità anti-mercato” dei lavoratori dipendenti, di coloro che al mercato possono portare solo la nuda forza-lavoro, priva di capitali e competenze particolari. Questi all’inizio hanno provato a resistere, poi hanno progressivamente abbandonato la resistenza, anche perché le organizzazioni sindacali e politiche su cui si fondava la loro forza si sono lasciate fagocitare sempre più nell’ideologia del mercato. Dissoltosi il fronte politico-sindacale del lavoro dipendente, per molti lavoratori l’unica speranza restava quella di adeguarsi al mainstream dell’individuo proprietario o di andare a caccia della vincita a una lotteria (oppure di un figlio al Grande Fratello, una figlia velina o … amante di qualche decrepito riccone).
I colpi della crisi strappano il velo dell’arricchimento facile, ma iniziano a mettere in discussione anche la conservazione dello status raggiunto. Per meglio dire: chi lo ha raggiunto, teme di perderlo; chi possiede le potenzialità per raggiungerlo teme di non riuscire ad agguantarlo. Si percepisce che gli alleati naturali dell’ultimo ventennio (grandi imprese, banche, istituzioni finanziarie e politiche della globalizzazione) hanno diretto il gioco a proprio interesse e ora pensano a salvare solo sé stessi, mandando in malora tutti gli altri. Questo impone una domanda esistenziale: possono i piccoli accumulatori conservare il proprio status, la propria natura, senza o contro grande capitale e grande finanza? In tutta evidenza, no. Da un punto di vista politico non è la prima volta che questi ceti sociali, aggrediti nelle loro speranze di futuro migliore e persino di presente dignitoso, elaborano un’istanza “di potere” per sé o, almeno, di aspirare a condividerlo. Come sempre l’istanza è destinata a rimanere, nel suo obiettivo, frustrata: l’economia capitalista non è mossa dalle competenze, ma dai capitali. Chi li detiene decide quali competenze valorizzare, come valorizzarle e a quali condizioni. Ciò non toglie, tuttavia, che possa prender forma il desiderio di riformarli, ovverossia di ridurne gli appetiti per stornare qualche briciola a proprio vantaggio.
Il desiderio prende le sagome e le parole di Grillo, Berlusconi, e, nel Nord, della Lega. Gli umori raccolti e le classi di provenienza sono analoghi (nel caso della Lega con forte partecipazione operaia), ma le direzioni, al momento, sono diverse. La Lega s’è fatta paladina della piccola imprenditoria e dei lavoratori produttivi del Nord ed ha sempre messo sotto accusa il grande capitale e la grande finanza. Berlusconi è stato a lungo sodale di entrambi, anche se in svariati momenti ne ha preso le distanze per farsi interprete degli interessi dei piccoli capitalisti e degli aspiranti tali. Grillo raccoglie soprattutto le istanze di coloro che non sono neanche dei piccoli capitalisti, ma che sono convinti di detenere le potenzialità per divenirlo o per aspirare a una condizione di ceto medio dignitoso. Di ottenere, insomma, più di quanto abbiano ora. Il problema è che hanno la strada sbarrata da un sistema economico/politico che non è disposto a lasciargli spazi, se non alle sue condizioni, scarsamente appaganti. Da qui deriva il carattere “anti-sistema” (che Berlusconi non ha, o non ha più) diverso da quello che la Lega alleva ancora: non si vuole secedere in una piccola patria al riparo (illusorio) dall’oppressione di grande capitale e grande finanza, ma si vuole contendere a questi il potere, o, almeno, se ne vuole assumere una parte al loro fianco in modo da poterne condizionare le scelte.
L’obiettivo non è di quelli facili. Non si ha a che fare con gentili signori che si lascino convincere con un argomentare forbito. Conoscono solo le ragioni dei rapporti di forza. Per togliergli il potere, anche solo in parte, bisognerebbe scatenargli contro una società intera o quasi. È ciò che Grillo si propone di realizzare. Il suo discorso, infatti, attrae in modo significativo lavoratori cognitari (in quantità crescente dopo le disillusioni dell’individuo proprietario modello Berlusconi), ma, tende a farsi progressivamente discorso generale, sia perché include lavoratori dipendenti, pensionati, donne, e, naturalmente, i piccoli imprenditori (“eroi”, a cui dedica la sua “copertina dell’anno”), sia perché tende ad elaborare un programma che si proponga come alternativa generale, valida per tutti, di sistema, appunto.
Cosa può tenere insieme uno schieramento così composito? Grillo lo esprime con chiarezza (p. e. in un post del 3.1.13 sul suo blog): riconoscersi come “comunità di interessi” contro i “parassiti della Nazione”, politici, grande finanza e grande industria.
Ancora una fusione tra un tema emerso nel movimento “no global” (agire per la comunità e non solo per sé stessi) e un tema che la globalizzazione sembrava aver riposto nell’archivio della storia. Il nazionalismo di Grillo in comune con ogni nazionalismo ha il fatto di essere la logica conclusione di ogni discorso che si dichiara “né di destra, né di sinistra”, ma di diverso rispetto ai nazionalismi propagati oggi (a destra e sinistra) ha il carattere di proporsi come nazionalismo “dal basso”, in diretta polemica con la retorica patriottarda dei Napolitano, Monti, Casini, Bersani e Berlusconi. Se dietro il patriottismo di costoro si celano gli interessi dei “parassiti della Nazione”, occorre un nuovo nazionalismo per salvare la “vera” Nazione, quella costituita dalle genuine forze produttive, scacciando dalla scena i parassiti.
Anche su questo piano si potrebbe fare un raffronto con il leghismo, che Santoro, per altri piani, fa nel suo libro. Lì era la creazione della Padania a evocare il fronte dei produttori contro “Roma ladrona” (che non era solo la capitale politica, ma anche la rappresentante del parassitismo finanziario, della grande industria assistita, ecc.), qui è il salvataggio dell’Italia a richiedere un analogo schieramento.
Nazionalismo dal basso, comunità dei produttori contro i “parassiti della Nazione” che risiedono sul suolo patrio, ma anche contro quelli che ne stanno fuori. Nel delineare un programma a tutto tondo, Grillo, infatti, non tralascia neanche le questioni internazionali. Qui ce ne sono per i “tedeschi” e i “francesi” (le parole, si sa, sono pietre, e non è per caso che si parla di “tedeschi” e “francesi” e non, tanto per dire, delle banche tedesche e francesi) che –sostiene Grillo- hanno insediato Monti per rimandare il rischio di default dell’Italia e potersi, nel frattempo, sbarazzare dei titoli del debito pubblico italiano in loro possesso. Ce ne sono anche per gli Usa che vanno facendo guerre per i loro interessi di potere economico, politico e finanziario, cui la casta italiana (alla quale Grillo contrappone l’argomento “di sinistra” della Costituzione che bandisce la guerra) puntualmente regge la coda “svendendo gli interessi nazionali”. E ci sono abbozzi di politica estera “indipendente” (da Usa, Germania, Francia e GB) nei giudizi positivi sulla tendenza nazional-popolare di alcuni paesi dell’America Latina, sull’Iran, e persino in alcuni attacchi alle politiche d’Israele.
Ancora una volta fusione eclettica di argomenti di “sinistra” e di “destra” per fondare un programma “né di destra, né di sinistra”, e, dunque, “veramente” nazionale e nazionalista.
Ognuno di questi argomenti meriterebbe un approfondimento maggiore di quello che si può fare con semplici chiose a una recensione. Mi limito, però, a una sola ultima domanda: quali prospettive ha il M5S?
La risposta a questa domanda non si può, anzitutto, trovare analizzando le vicende interne al M5S, su cui, però, almeno una cosa va detta. Queste vengono spesso banalizzate con la descrizione di un’accoppiata Grillo-Casaleggio impegnata a impossessarsi delle coscienze e della militanza di migliaia di persone per costruire i propri successi politico-economici. Non è così. Grillo sta cercando, a modo suo, di risolvere un problema che inizia a porsi per tutte le forze politiche e sociali: la questione del partito. Gli ultimi vent’anni di ideologia anti-partito hanno prodotto l’attuale situazione di conflitto politico confusionario, utile per disarticolare gli assetti politico-sociali legati al compromesso capitale-lavoro, ma del tutto inutile in una situazione come quella attuale di accumulazione esplosiva di difficoltà in ogni campo e settore. Nessuna politica che abbia un serio spessore si può attuare se non è sorretta da un’organizzazione compatta, militante, capace di farsene portatrice in tutti i gangli sociali. Berlusconi paga tutte le conseguenze del suo partito leggero capace di attrarre solo affaristi. La Lega paga (in misura minore) la mutazione nelle stesso senso berlusconiano impressa alle sue strutture rappresentative e militanti. Nel centro e a sinistra le difficoltà sono simili, come si vede nell’accozzaglia senza radici solide (sul piano della prospettiva politica generale) che sta raccogliendo Monti, e nei contorcimenti di un Pd sull’orlo continuo dell’esplosione e con la mina-Renzi ormai ben piazzata nel proprio seno, e pronta a deflagrare non appena il Pd manifestasse qualche mal di pancia verso l’agenda-Monti. Per quanto possa sembrare strano, Grillo “l’anti-partito” sta cercando di fare un partito serio, su cui si possa contare nei frangenti difficili. Lo fa partendo dalle sue debolezze: non ha (o non ha ancora) un solido background politico-ideologico-teorico su cui compattare il corpo militante, e, dunque, lo fa nell’unico modo possibile, accentrando su di sé tutte le decisioni importanti, a partire dal tentativo di stretto controllo sulle candidature.
La risposta a quella domanda non si può dare, inoltre, guardando solo alle vicende italiane, ma ponendo un’altra domanda: quante possibilità ci sono che una ventata di nazionalismo si affermi sul piano mondiale? Che è come chiedersi: anomalia italiana o Italia laboratorio per una tendenza più generale?
Se si guarda con attenzione nelle maglie sempre più aggrovigliate della crisi si può vedere che il nazionalismo sta risorgendo un po’ ovunque e va assumendo caratteri progressivamente più aggressivi. Anche Obama è riuscito nel primo mandato a ricostruire le condizioni di un nuovo nazionalismo dalle ceneri del fallimentare nazionalismo bushiano, e, ora, comincia a utilizzarlo in modo assertivo contro la Cina, trattata sempre più alla stregua di un avversario e, in prospettiva, di vero e proprio nemico.
Al crescere del nazionalismo consegue, di regola, l’esplodere di conflitti inter-statuali, che possono prima o poi degenerare in scontro armato generalizzato. Può lo sbocco della crisi attuale essere un nuovo conflitto generalizzato a scala mondiale? Se sì, Grillo è già (inconsapevolmente) sull’onda.
Le condizioni che non si tratti di anomalia italica ma di laboratorio per la costruzione di un “nazionalismo popolare” ci sono. Non c’è bisogno di indagare nella testa di Grillo per cercarne il riscontro (né è detto che sia lui, dopo aver gettato i semi, a raccoglierne i frutti). Non è lui a produrre la dinamica, tuttalpiù se ne fa interprete. Le forze che si muovono nel sottosuolo hanno una potenza che travalica la sua capacità di elaborazione anche se associata a quella di un Casaleggio. A lui va, piuttosto, il merito di saperle ascoltare, di farsi travolgere dagli umori “dal basso” per raccogliere ovunque, da sinistra e destra, e per indirizzare verso l’azimut per antonomasia “né di sinistra né di destra”: la sacra patria delle genti umili e lavoratrici che rivendicano la dignità contro i parassiti, finendo, per lo più, per divenire massa di manovra nelle mani dei parassiti interni contro quelli esterni e, soprattutto, contro le genti umili e lavoratrici delle altre nazioni.
Questa analisi genera una serie di altre domande: la tendenza è inarrestabile? È irreversibile che i “ceti medi” e il lavoro cognitario debbano essere massa di sostegno a una tendenza del genere? No, in entrambi i casi. La tendenza può essere arrestata dall’emergere di un movimento anti-capitalista e, dunque, internazionale e internazionalista. Lo stesso che potrebbe aiutare i ceti medi e il lavoro cognitario ad impostare su una base diversa la loro resistenza: non più la difesa del proprio status all’interno del sistema capitalistico contro il rischio di proletarizzazione, ma la lotta contro il sistema e, dunque, contro l‘esistenza stessa della condizione proletaria per chiunque.
Per articolare le risposte bisognerebbe, però, esaminare i movimenti delle altre classi e delle altre soggettività sociali e politiche. Occorrerebbe uno spazio eccessivo, e, in ogni caso, un lavoro collettivo di elaborazione e proposta.
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Annotiamo/sintetizziamo schematicamente alcuni punti del contributo di Nicola che ci sembrano colpire nel segno (e che ci auguriamo possano essere spunto per ulteriori riflessioni/approfondimenti):
1- La questione della composizione del Movimento 5 Stelle: quanto è determinante, quanto conta la mancata promozione/avanzamento nella scala sociale di questi strati di ceto medio che si riconoscono così in una ideologia del "merito" (un aspetto che ci sembra anche emergere nel recente contributo di Giuliano Santoro su DinamoPress http://www.dinamopress.it/news/il-grillo-qualunque-e-il-fascismo - dove però non si coglie, ci sembra, l'ambivalenza insita in questa composizione che testé ritroviamo nei 5 Stelle). Una parte del consenso alla lista di Grillo proviene anche da pezzi di classe operaia (come già fu per la Lega Nord). Convincente la lettura sulla fusione tra istanze del fu movimento no globale cultura dell'individualismo proprietario.
2- La questione che Nicola pone della forma-partito (se a qualcuno non piace la formula, si può parlare più estensivamente di "forma organizzativa"). Ci sembra il passaggio più interessante e politicamente produttivo: tutta una serie di arresti, difficoltà, debolezze e limiti del fenomeno-Grillo e del Movimento 5 Stelle fanno emergere la questione irrinunciabile del come (e con quali forme) ci si organizza. Tante critiche da Sinistra si fermano a una critica ideologica (spesso inconsapevole) che riproduce il ritornello liberale: l'orrore per il populismo, la mancanza di democrazia interna, ...etc. Cacciata dalla finestra come residuo mostruoso del Novecento, l'urgenza di una teoria (e pratica) dell'organizzazione si ripresenta oggi in tutta la sua urgenza: efficacia, potenza, velocità di risposta... ma anche dibattuito interno, circolarità tra 'alto' e 'basso', traduzione politica tra i 'livelli' (su questo il M5S è - per ora - un vero disastro!).
3- La dimensione nazional-popolare (finanche nazionalista) del Movimento 5 Stelle e il suo collocarsi "oltre la Destra e la Sinistra". Una dimensione che si riversa bene nella vulgata anti-eurpeista - meno, ci sembra, sul rischio di foraggiare sentimenti belligeranti (vedi le posizioni nette su F35 e spese militari) - e nelle dichiarazioni sull'immigrazione. Si potrebbe forse parlare di una sorta di 'peronismo' senza l'elemento militare.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
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