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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Nella narrativa della strategia della paura, che domina i media di regime, è evidente la volontà di perpetuare il conflitto orizzontale tra giovanissimi "violenti spaccavetrine", possibilmente di origine islamica, e "onesti piccoli negozianti" che ogni mattina con sacrificio e abnegazione alzano le saracinesche per sopravvivere. Ma è davvero così? Abbiamo cercato di individuare i centri commerciali della Milano da bere, in zona ZTL, che lamentano più danni al patrimonio. Abbiamo scoperto che si tratta di multinazionali, che non hanno sede...
Lo scorso weekend è stato caratterizzato da giornate di mobilitazione e conflittualità che, perlomeno in Italia, hanno assunto caratteri inediti. Gigi Roggero propone alcuni elementi di riflessione, anzitutto sottraendo quanto accaduto al provincialismo del dibattito italiano e ricollocandolo nel contesto delle metropoli globali, da Parigi a Londra, fino a Los Angeles, attraversate da forme di rivolta che si diffondono anche attraverso il contagio comunicativo dei social network. A partire da qui, pone una questione politica centrale: le...
Il diritto di manifestazione è una di quelle enunciazioni fumose che nessuna carta costituzionale si fa mancare. L’inghippo sta nel limitare il diritto al manifestare “pacificamente”, come se chi organizza una manifestazione avesse lui la gestione e il controllo dell’ordine pubblico; anzi, se si allestisce un servizio d’ordine allo scopo di impedire l’infiltrazione di provocatori, già per questo ci si mette fuori della legalità. Il controllo e la gestione dell’ordine pubblico spetterebbero esclusivamente alla polizia, che però è a sua volta...
Era il 5 settembre 2025 e i primi nove mesi di possesso del Pentagono avevano confermato la sua sensazione che la struttura di vertice delle Forze armate statunitensi mancasse di mordente. Nonostante gli show di bullismo del suo predecessore Austin, anche al Pentagono tirava la stessa aria euforica del Dipartimento di Stato: birra e chitarra rock con quattro amici al pub di Kiev. Vinceremo e chi perde paga le consumazioni. Bisognava segnalare al mondo, ma soprattutto alle forze armate stesse, che la musica doveva cambiare. Anche Trump aveva...
La legge di bilancio ipotizzata dal governo Meloni assommerebbe a circa 23 miliardi, praticamente nulla, visto che ben oltre la metà serve solo a rifinanziare le misure, come il taglio del cuneo fiscale, introdotte una tantum. E' chiaro, alla luce di ciò, che serve una concreta alternativa. Provo a spiegarmi meglio. La stesura della Legge di Bilancio rappresenta annualmente il momento di massima sintesi politica ed economica per il Paese, eppure la sua costruzione si rivela sempre più un esercizio di bilanciamento estremo, imbrigliata com'è...
Qualcosa si muove nella direzione di porre fine alla guerra in Ucraina. Non è detto che arrivi al traguardo, ma si muove… Il fatto accertato più evidente è la denuncia quotidiana che Zelenskij fa dopo ogni bombardamento: “i nostri alleati non ci hanno avvertito e dato il tempo di lanciare l’allarme”, ossia far scendere nei rifugi la popolazione e soprattutto i vertici di Kiev. “Gli alleati” in questione sono però uno solo: gli Stati Uniti. Il sistema di assistenza e sorveglianza satellitare è Starlink, che è indispensabile sia per guidare gli...
Come ogni volta quando ci sono scontri e violenze contro cose o persone nel corso di manifestazioni pubbliche, mentre da destra si invoca il pugno di ferro come panacea universale, da più parti a sinistra viene evocata la presenza di infiltrati della polizia o di altri settori dello Stato come causa degli incidenti. Oggi, inoltre, va di moda, specie a destra ma non solo, una versione modernizzata della teoria degli infiltrati: i disordini sarebbero dovuti alla guerra ibrida condotta da entità statali ostili, come hanno affermato in Italia il...
Napoli è una città che tende alla sineddoche, alla mise en abyme, alla generalizzazione: lo dimostra il suo stesso nome, perché nel chiamarsi “città nuova” tende a considerarsi città par excellence, sottolineando quella sua irriducibilità che in tanti nel corso del tempo hanno provato a rivendicare. Prendiamo un esempio paradigmatico: diceva Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista (1977) che l’uomo produttivo, ossia “il milanese”, preferisce la doccia perché consuma meno acqua, meno tempo e si lava meglio, campione di efficientismo. “Il...
Pubblichiamo la traduzione di un’analisi che ci è sembrata tra le migliori delle lotte degli studenti delle scuole francesi, anche se ormai la situazione si è andata via via sviluppando fino alla grandiosa manifestazione di sabato 17 ottobre, sulla quale abbiamo raccolto le prime impressioni di chi l’ha vissuta. Era stata indetta da tempo e aveva come ragione di fondo l’aggravarsi della condizione di vita a seguito dell’inflazione. Nel frattempo però scoppia, inattesa e soprattutto imprevedibile nelle modalità e nella composizione, la lotta...
Sopprimiamo la tentazione di dire “l’avevamo detto”. Quando una classe dirigente senza leve economiche del comando si trova ad affrontare un’insorgenza sociale di grandi dimensioni l’unica cosa che viene in mente è il ricorso alla polizia. Anzi, addirittura all’esercito… Succede anche dopo il lungo weekend tra Milano, Torino e Bologna, ma in questo momento è Milano l’epicentro politico della “nuova ondata sociale”, misconosciuta, sottovalutata, e ancora negata da chi si rifiuta persino di capire da dove sia venuta fuori. Hanno solo un...
Ieri il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si è recato in Iran dove si è incontrato con il suo omologo Abbas Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian. In agenda impedire la ripresa di una guerra di larga scala da parte di Israele e Stati Uniti. Non è la prima volta che la Russia tenta chiudere la pericolosa/disastrosa querelle iraniana, ma stavolta è diverso perché Lavrov giunge a Teheran sull’onda della telefonata tra Putin e Trump di venerdì 9 ottobre, nella quale i due presidenti hanno parlato anche del conflitto iraniano e perché...
Ma cosa si aspettavano, che una massa di giovani relegati nelle periferie delle cittadelle del lusso, ridotti a eccedenze produttive o a manovalanza precaria, potessero accettare un presente di miseria con l’ascensore sociale non bloccato, ma sbarrato con violenza e un futuro fatto di nulla con la guerra, senza reagire? Chi ha fatto questi calcoli, che non sono calcoli ma diktat dettati dai vertici del potere imperialista finanziario e multinazionale, li ha proprio sbagliati: ma il pilota automatico si sa, non è come le city car di ultima...
19 ottobre. Che ansia, che tormento agita le fragili cristiane coscienze delle cancellerie euro-atlantiste, al pensiero di come il loro pupillo, personificazione del vallo euroliberale che si erge contro le “autocrazie asiatiche”, sia stato lasciato solo e indifeso dalle sconsiderate decisioni della Casa Bianca. L'impellente imperativo è quello di sostituire l'infido alleato yankee nel sostegno alla junta nazigolpista di Kiev e assumere, con ciò stesso, l'impegno a fare da muro alla “postura” - un termine che, nella nuova lingua liberale, fa...
Prevengo i commenti. Ma perché perdi tempo con Veneziani? Perché ne parli? Per un motivo semplice: l’egemonia. Vi ricordo che queste persone indottrinano anche chi governa; questi discorsi ve li ritroverete in Valditara e Meloni. Vi ricordo che queste persone, alla fine, approvano tagli e finanziarie. Il ruolo degli “intellettuali” è svuotare di senso le rivendicazioni materiali. Leggasi: arrampicarsi sugli specchi e dare la colpa a tutti/e tranne che a se stessi. «La rivendicazione economica è fuorviante», sentenzia Marcello Veneziani dalle...
“Ricostruire la base produttiva europea” è la frase che circola in ogni documento della Commissione europea. È un riflesso verbale che non impegna nessuno. Non dice quali industrie, con quali soldi, in quanto tempo, contro quali interessi. È una formula di copertura, non un programma. Il suo uso più recente è nel braccio di ferro con Pechino. Bruxelles ha scoperto, con dieci anni di ritardo, che il deficit commerciale con la Cina corre al ritmo di 1 miliardo al giorno. Minaccia salvaguardie sulle auto ibride, quote sull’acciaio, condizioni...
Parliamo delle vetrine, quel velo ideologico del commercio che ci fa salivare come cani di Pavlov al suono della campanella, quella nebbia di cristallo dove si vede e non si vede la reificazione che si incontra/scontra con l’ideologia borghese che critica il sistema finché qualcuno non lo tocca e lo mette sul serio in discussione. Insomma quel vetro che segna il limite tra chi ha e chi non ha, o meglio tra chi è e chi non è. La dinamica del velo che frena la pulsione, lo squarcio dietro al quale non si vuol vedere ciò che quel vetro nasconde:...
La sorpresa sta già nel fatto che ci si riesca a sorprendere. Anche ieri “Milano centro” è stata attraversata da gruppi di giovani che alla fine si sono scontrati con la polizia. La quale – dopo che evidentemente erano stati monitorati i social più utilizzati per la giornata di sabato – fin dalla mattina aveva cominciato a filtrare l’accesso al centro sulla base di due criteri piuttosto indicativi: chi indossava felpe con cappuccio e chi si porta dietro un colore di pelle un po’ diverso. Scene tra il comico e il tragico, con proteste...
“Il tempo”, scrive in L’evoluzione creatrice (1907) il più geniale filosofo della scienza del ventesimo secolo, Henri Bergson, “è invenzione”. In effetti, così prosegue il filosofo francese, “non appena ci si ritrova in presenza della durata vera, si vede che essa significa creazione”; una creazione che coincide con la “vita del reale”. Si tratta di una vita, è questo il punto forse più attuale del libro di Bergson, che evidentemente è molto più ampia di quella che ancora chiamiamo in senso assai più ristretto “vita”. Si tratta di una vita...
Che la libreria Feltrinelli, antico emblema della cultura antagonista italiana, venga devastata, durante una rivolta giovanile, possiede una sua ironia dialettica. Sono vent’anni che evito quelle librerie. Avete visto cosa espongono in vetrina? La conoscenza definitivamente sussunta nell’industria culturale, l’antagonismo convertito in valore di scambio. Adorno e Horkheimer hanno perso, e noi con loro. Del resto, è piuttosto facile mercificare Che Guevara sulle magliette e poi indignarsi quando una generazione, sottoposta a decenni di...
E’ difficile sottovalutare la portata dell’ingresso in campo degli studenti italiani avvenuto ieri in modo così clamoroso da costringere persino alcuni telegiornali Rai a metterlo come prima notizia. Mentana e La7, i presunti “progressisti” dell’”informazione indipendente”, sono invece riusciti nell’impresa di far peggio della Rai. In entrambi i casi le fumose “tensioni tra studenti e polizia” non sono riuscite stavolta a nascondere la portata della mobilitazione. E pure gli “incappucciati” che si muovono esattamente come i governi europei...
«Vedo nuvoloni all’orizzonte», avverte Giorgetti. Omettendo che le danze sue e di Meloni stanno contribuendo non poco a incupire i cieli. Dopo vari tentativi falliti, a fine 2026 il deficit pubblico dovrebbe finalmente andare sotto il fatidico 3% del Pil. Ma il ministro ammette che negli anni successivi il disavanzo oltrepasserà di nuovo la soglia. L’uscita dalla procedura di infrazione dunque si allontana. Scomodo lascito per il governo prossimo venturo. È uno dei pochi punti fermi della manovra di bilancio, per altri versi ancora avvolta...
Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia. Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope....
La Guerra fredda non è stata solo una questione di missili, spie e sbarramenti militari. Quello che la storiografia ufficiale spesso dimentica — o finge di non vedere — è che la battaglia più feroce e decisiva si è combattuta direttamente dentro le teste delle persone. Gli Stati Uniti non si sono accontentati di dominare il mondo con la forza delle armi e il peso del dollaro: hanno voluto plasmare le categorie stesse con cui le società occidentali interpretano la realtà, ridefinendo da cima a fondo ciò che è desiderabile, accettabile o anche...
Nel Landtag della Sassonia-Anhalt in Germania si è verificato un passaggio politico fondamentale che potrebbe segnare una svolta duratura per l’intero panorama politico tedesco e che, forse, potrebbe insegnare qualcosa anche nel resto d’Europa. Con l’approvazione di una mozione presentata dal BSW insieme all’AfD – rispettivamente il partito della sinistra patriottica fondato da Sahra Wagenknecht e il partito nazionalista di destra accusato di “fascismo” – il parlamento regionale ha formalmente impegnato il governo del Land a farsi promotore...
L'establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l'Europa. La falsa élite che attualmente governa in molti Paesi europei e nell'Unione Europea a Bruxelles è determinata a scatenare una guerra contro la Russia. Sfortunatamente per loro i cittadini su cui governano non hanno alcun interesse al riguardo e i leader stanno quindi conducendo una massiccia campagna propagandistica per far cambiare loro idea. Stanno seguendo la linea tracciata da Hillary Clinton che dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2016 contro Donald Trump...
CANDELA (FOGGIA) – Il sit-in è cominciato questa mattina alle cinque. Gli agricoltori e gli autotrasportatori che presidiano il casello autostradale per Napoli e Pescara con tir e trattori stanno accanto a due pattuglie dei Carabinieri e della Polizia stradale. Nessun ostacolo alle autovetture. Non vengono fatti passare solo i mezzi pesanti. Ma se qualche camionista insiste, lo lasciano andare. «Deve essere una protesta efficace – dicono i manifestanti -. Non dobbiamo permettere che il problema, che è economico e sociale, diventi un problema...
È un po’ di tempo che non riesco a occuparmi dei conflitti in corso in Europa e in Medio Oriente, in quanto ho voluto privilegiare lo spazio mediatico e il controllo della narrativa, il soft power, che ha oggi un ruolo essenziale nell’orientamento della politica interna e internazionale. Gli storici che dovranno un giorno soffermarsi sulla guerra suicida europea, sullo sterminio del popolo ucraino, come sul genocidio palestinese, sottolineeranno le responsabilità dei giornalisti e degli accademici che sono riusciti a normalizzare la guerra e...
Prima le sanzioni finanziarie contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, e contro alcuni giudici della Corte penale internazionale. Poi, il 26 agosto, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nella sua lista nera anche Autistici/Inventati, il collettivo italiano che dal 2001 offre servizi digitali ad attivisti e associazioni. Una decisione che ha costretto Banca Etica a sospendere e poi chiudere il conto dell’associazione, per non incorrere a sua volta nelle sanzioni....
Negli ultimi anni, a livello comunicativo, mediatico e sui social, si assiste a quella che con una certa approssimazione potremmo definire una spirale inflattiva dell'analogia coi regimi autoritari del XX secolo. Sia ben chiaro che chi scrive, anche e non solo per tradizione familiare, non ha nessuna simpatia, o per meglio dire nutre una profonda avversione, per quei sistemi politici, all’origine di derive autoritarie e repressive e di atrocità di vario genere, ma qui quello che vorremmo cercare di porre in evidenza è una riflessione sul...
Tra le quattro principali nazioni dell’Europa continentale negli ultimi trenta anni l’Italia è stata sicuramente la più stagnante, a fronte di paesi come Germania, Francia e Spagna, che hanno invece presentato un quadro di maggiore dinamicità economica e salariale. La cronicità della stagnazione italiana spiega anche perché non stia subendo le stesse fibrillazioni sociali che oggi attraversano gli altri tre maggiori paesi europei. Ma non va neppure sottovalutata la capacità dell’oligarchia nostrana di surrogare il conflitto sociale reale con...
Alberto Deambrogio: Nel tuo articolo apparso su Machina, tu utilizzi l’analisi di Fernand Braudel per scardinare l’idea che il capitalismo coincida con la logica della concorrenza o con una semplice estensione dell’economia di mercato, definendolo invece come una strategia monopolistica e statale di puro potere e centralizzazione. Molta sinistra ha sicuramente considerato importanti le teorie ordo-capitaliste o la critica al neoliberismo inteso come “iper-concorrenza”, concentrando rivendicazioni sulla regolazione del mercato. Se accettiamo...
Trump aveva chiesto a Zelensky di cessare gli attacchi alle raffinerie russe “una mezza dozzina di volte negli ultimi mesi a causa dell’impennata dei prezzi del gasolio. Ciò che ne è seguito era prevedibile: Zelensky ha esitato; Trump ha concluso l’accordo” con Putin. Così David Ignatius, sul Washington Post, ha ricostruito quanto avvenuto sabato scorso. Insomma, la decisione di Trump era meditata e la svolta repentina è dovuta ai ripetuti niet dell’alleato. La frustrazione ha spinto il presidente americano a forzare e, per piegare la...
L’immigrazione occupa ormai da tempo un ruolo cruciale nell’agenda politica, domina le campagne elettorali e incide sul loro esito. Serve infatti a movimenti e partiti per suscitare il clima di allarme sociale necessario a procacciarsi il consenso di una opinione pubblica che si sente minacciata sotto diversi punti di vista. I fantasmi agitati dal marketing della paura sono numerosi, ma quello prevalente, e che fa da cornice giustificativa alla volontà di mettere al bando categorie di persone ritenute inammissibili perché inassimilabili, è di...
Nell’annus horribilis 2026, in cui l’imperialismo ha arrestato legittimi presidenti come Maduro in Venezuela e massacrato guide spirituali e religiose come Khamenei, l’Occidente collettivo continua a ergersi a giudice dei “diritti umani”. Sembrerebbe grottesco, non fosse tragico. Se si approfondisce il tema però emergono tutte le ramificazioni della vicenda che rientrano pienamente nella visione colonialista che l’Occidente mantiene verso il resto del mondo, considerato semplicemente come un’entità indistinta da giudicare, processare e...
C’è un bambino che dorme. Stringe un orsetto senza un occhio, ha una coperta troppo corta e la certezza – che solo i bambini possiedono – che domani esisterà. Questa certezza è la cosa più preziosa che abbiamo. E siamo disposti a spegnerla per un pezzo di terra. Non è sempre stato così. Per secoli l’Europa, con tutte le sue colpe e tra errori e roghi, ha elaborato un’idea altissima e fragilissima: che ogni uomo valga in quanto uomo. Che la vita non sia proprietà del sovrano, della nazione, dell’esercito, della storia; che la vita non sia...
Prima c’è stato un articolo giovedi 8 ottobre del giornale Politico.eu a rivelare che l’Unione Europea “di fronte all’escalation delle operazioni ibride russe” si stia preparando all’eventualità che, prima o poi, queste azioni provochino delle vittime in Paesi Ue o Nato. Una riunione di diplomatici della Ue svoltasi a porte chiuse, senza telefonini e senza assistenti, ha valutato il rischio di attacchi gravi, “capaci di provocare vittime su larga scala”. Se diversi cittadini di Paesi membri dell’UE o della NATO venissero uccisi in quello che...
Pochi giorni fa, dopo l’ennesima notte di bombardamenti su Kiev, il cancelliere tedesco Merz s’è recato in segreto da Zelensky. Un precedente analogo risale al 2022, quando Boris Johnson intervenne per impedire un accordo con la Russia, minacciando il presidente ucraino proprio mentre sembrava disposto ad accettare una soluzione negoziale. Merz sarebbe intervenuto per scongiurare il collasso psicologico di Zelensky e rilanciare un sostegno occidentale sempre più incerto. Ha promesso il proseguimento del riarmo tedesco e 1,3 miliardi di euro...
Alberto Deambrogio: Nel tuo libro riprendi la tesi di Raniero Panzieri sulla non-neutralità della tecnologia, nata negli anni della catena di montaggio e del boom industriale. Se Panzieri oggi potesse osservare la transizione digitale e i moderni algoritmi di intelligenza artificiale applicati al mondo del lavoro, quale aspetto dell’odierno capitalismo delle piattaforme lo sconvolgerebbe di più e quale, invece, considererebbe la logica evoluzione di quanto aveva già previsto? Massimiliano Amato: Credo che Panzieri non si stupirebbe affatto...
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Grillo: anomalia o laboratorio?
Nicola Casale
Riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo di Nicola Casale su Grillo e il Movimento 5 Stelle. Ci sembra riesca a individuare alcuni nodi e ambiguità di questo fenomeno, andando al di là di una rappresentazione troppo lineare, prevalente a Sinistra, che non ne coglie tutti gli aspetti.
Con Un Grillo qualunque (Castelvecchi Editore) Giuliano Santoro fornisce utili elementi per comprendere il “fenomeno Grillo”. La ricostruzione della storia professionale come personaggio televisivo (Grillo sostiene di essere un prodotto della rete, ma in realtà fa un uso beceramente televisivo di Internet, manipolando le emozioni, p. 157) sottolinea il rapporto con la tv di Antonio Ricci, da cui Grillo ha preso molto, in particolare dal Gabibbo, alfiere dei sentimenti popolari contro i potenti. La ricostruzione della storia politica evidenzia la base eclettica su cui si è formato, attingendo un po’ ovunque, dagli umori popolari, come quelli formatisi dal basso e raccoltisi in Genova 2001, e da quelli artificiosamente pompati dall’alto contro la “casta”.
Su questa base Santoro delinea caratteristiche e contenuti del grillismo. Che si possono sintetizzare, mi pare, nel modo seguente: è un populismo che evoca un “noi” contro i vizi che appartengono a “loro”, la “casta”, con caratteri di antipolitica in quanto propone di sostituire alla democrazia rappresentativa la “democrazia diretta”, in realtà una democrazia im-mediata, senza “corpi intermedi” tra rappresentanti e rappresentati, con connessione diretta tra seguaci e leader. Il brodo di coltura nel quale si è sviluppato il rifugio nella rappresentazione, di cui Grillo è parte, è “la crisi di sovranità, l’incapacità della rappresentanza di governare i fenomeni economici e sociali… come la globalizzazione e la fine del lavoro salariato novecentesco e la sua scomposizione nelle mille facce del diamante produttivo postfordista” (p. 158).
Grillo, poi, giunge alla fine del berlusconismo, e ne assume in eredità alcuni caratteri: il fastidio per tutto ciò che è pubblico (Anche lo spazzino viene visto come membro della Casta, in quanto dipendente pubblico a tempo indeterminato, p. 147), l’idea simile a quella dell’Uomo Qualunque che la politica può essere cambiata solo insufflando nel sistema gente che “non c’entra nulla”, come un Berlusconi talmente ricco da non aver bisogno di rubare, o un comico, a sua volta già benestante, ma più genuino dei politici ipocriti.
Altri elementi che Grillo riprende da Berlusconi sono, scrive Santoro, la retorica di destra della meritocrazia e l’elogio del modello di governo privatistico. Peraltro, aggiunge, Grillo non disdegna di civettare con temi di una destra ancora più estrema, come, per esempio, con lo Scec (Sconto che cammina o Solidarietà che cammina), che nasce da analisi economiche vicine al signoraggio, che individuano i guasti del capitalismo nell’assenza della “sovranità monetaria” e non nello sfruttamento dell’uomo e della natura, riecheggiando i motivi delle destre estreme, da sempre ossessionate dal tema dell’usura e del governo del mondo a opera dei banchieri con riferimenti più o meno espliciti ai pregiudizi antisemiti.
Il successo di Grillo e del suo guru telematico Casaleggio rappresentano, sottolinea Santoro, un modo efficace di riabilitare l’ideologia del mercato di fronte al fallimento storico del neoliberismo, in quanto la rete consentirebbe di instaurare una concorrenza perfetta tra le idee, tra le quali i singoli sceglierebbero, “inter-attivamante”, sulla base del proprio “stato di grazia” o giudicandone il tasso di verità.
Nelle conclusioni Santoro avverte che sarebbe schematico sostenere che Grillo sia la semplice prosecuzione di Berlusconi con altri media, mentre, rispetto a questo, fa un passo avanti, in quanto riesce, con l’utilizzo sapiente della tecnologia (rete/tv) ad approcciare la realizzazione dell’utopia tecnocratica della destra di costruire una macchina che possa trasformare i molti nell’uno, distruggendone la diversità.
Il libro fornisce una trama di lettura del grillismo argomentata e stimolante: un rilancio del neoliberismo che si associa ai semi di un nuovo totalitarismo. Non di meno lascia, a parere mio, sullo sfondo alcuni interrogativi essenziali per comprenderne appieno la portata e gli effetti che sta producendo nel panorama politico e per chiedersi se il grillismo rappresenti una dinamica reale o solo un’invenzione mediatica. Se sia, insomma, in grado di lasciare il segno al di là delle sorti del capo e dell’involucro in cui è contenuto.
La prima domanda riguarda le componenti sociali maggiormente attratte dal M5S. Un Grillo qualunque affronta, in più riprese, l’argomento per rilevare che i settori più coinvolti sono giovani laureati, spesso con lavori precari o imprenditori di sé stessi, che si percepiscono, per lo più, come progressisti. La collocazione maggioritaria degli aderenti è, dunque, nel cosiddetto “lavoro cognitario”. Pure la base elettorale è costituita in buona parte dalle stesse figure, anche se nel suo crescere attira sempre più un elettorato di più varia composizione sociale, deluso dal centro-destra e, meno, dal centro-sinistra.
Quali i motivi dell’attrazione? In generale in questi strati va crescendo un senso di frustrazione che deriva dalla convinzione di possedere un bagaglio di conoscenze e di competenze che non è possibile valorizzare pienamente. Quali maggiori opportunità di valorizzazione prospetta Grillo? Essenzialmente due. La prima: la politica ha bisogno di onestà e competenze, che, secondo Grillo, mancano del tutto alla “casta” che ne detiene le leve. La seconda: anche l’economia ha bisogno di competenze; la “casta economica”, costituita da dinosauri abbarbicati sulle loro rendite, non le ha ed è incapace di imprimere all’economia quella scossa di novità che, invece, le competenze dei giovani cognitari sarebbero in grado di infondere.
I lavoratori cognitari attratti dal M5S, dunque, sono poco interessati a un percorso rivendicativo di “sicurezze” analoghe a quelle dei “lavoratori garantiti”, che, peraltro, vanno sparendo anche per questi. Ma poco interessati lo sono anche alla rivendicazione di un “reddito di cittadinanza” (che Grillo, ad ogni conto, inserisce nel suo programma). La loro rivendicazione è di natura essenzialmente politica, di potere: via le “caste” che bloccano politica, economia e società, e spazio alle competenze!
È importante rilevare come gli argomenti e le formulazioni usati da Grillo tentino una fusione dei due principali movimenti che hanno interessato questo strato nell’ultimo decennio. Uno è quello innestatosi sulle contestazioni alla globalizzazione da Seattle ’99, che ha dato vita, in tutto il mondo, a mobilitazioni su temi specifici in cui le competenze messe in moto dal basso sovrastavano quelle provenienti dall’alto, dimostrandone spesso la natura esclusivamente propagandistico-affaristica (un esempio su tutti: No Tav). In questo movimento hanno un ruolo importante la cooperazione e il fine. La cooperazione è un meccanismo potente di produzione di una competenza che tutte le travalicava, tanto come risultato (non produce mera sintesi), quanto come generalizzazione (questa sì inter-attiva, in cui l’esperto non porta solo le sue conoscenze, ma va anche ad apprendere da chi esperto non è) in un ambito molto più esteso degli “esperti”. Il fine è non quello individuale (uso delle competenze per il successo del singolo nel mercato), ma il perseguimento di uno scopo superiore, di una collettività che trascende i confini della comunità in lotta.
Il secondo movimento è quello su cui Berlusconi ha costruito le fortune politiche, interpretando, con gli eccessi inevitabili per innestarla in Italia, l’ideologia che costituisce il tratto unificante del “neo-liberismo”: l’individuo proprietario. Nella realtà l’individuo davvero proprietario è chi possiede capitali, nell’ideologia ogni individuo è proprietario di un capitale, costituito dalle proprie conoscenze e competenze. Questo è un capitale solo potenziale, che, però, come nella fiaba di Bill Gates e Steve Jobs, può trasformarsi in accumulazione di capitale reale. Competenze, conoscenze, e una buona dose di cinico individualismo, per sfruttare al massimo le opportunità che il mercato offre. L’individuo proprietario è in lotta feroce contro tutti gli altri per affermare la propria primazia, misurata in quantità di denaro accumulato, di ricchezze a disposizione e di femmine sciupate, e si aggrega con gli altri individui solo per scongiurare l’avvento del “comunismo”, cioè di politiche che limitino lo spazio della libertà individuale, che è, in ultima istanza, la possibilità di competere spietatamente l’uno con l’altro e di sfruttare senza condizioni i “perdenti”.
La fusione disegna un individuo proprietario che aspira a buon diritto ad arricchirsi, ma il cui vero successo non consiste nella quantità di ricchezze e donne accumulate, quanto piuttosto dal riconoscimento che gli deriva dal mettere le competenze al servizio del “bene comune”. Il buon amministratore deve essere competente, e, proprio per questo si auto-riduce anche lo stipendio. In politica e in economia appare un nuovo principio: meno ricchi, se del caso, ma socialmente più utili, e, dunque, più accettabili.
Siamo davanti a una specie di mutazione genetica. L’individuo proprietario non scompare, ma la sua ansia di accumulazione deve fare i conti con la nuova realtà della crisi che non legittima più l’aspettativa di arricchimento generalizzato. Lo stesso Berlusconi è costretto, in qualche misura, a tenerne conto, e dal registro di sciupa-femmine transvola in quello di morigerato fidanzatino.
Per valutare a fondo le implicazioni della mutazione, si dovrebbe abbandonare il luogo comune coltivato a sinistra che Berlusconi sia un’“anomalia italiana”. La sua ideologia e la sua politica rientrano alla perfezione in quelle mondiali promosse a partire dagli ‘80 allo scopo di chiudere il ciclo di compromesso tra capitale e lavoro, inducendo la massa di lavoratori a non considerarsi più classe organizzata in sindacati e partiti, ma individui proprietari che affrontando il mercato, liberi dalle “costrizioni collettive”, avrebbero raggiunto un benessere maggiore di quello strappato con le lotte a padroni e stato. Questa ideologia ha svolto una grande opera di seduzione nei confronti di classi medie, piccoli accumulatori, giovani forniti di “competenze” e, in parte minore, del proletariato, che vi ha aderito più per necessità che per convinzione.
La crisi ha fiaccato la carica seduttiva, e lasciato sul terreno sconcerto, delusione, paura del futuro. Una parte di questi ceti cova una rabbia profonda contro le politiche di austerità, e teme che, prima o poi, vi verrà coinvolta in misura superiore. Berlusconi sta cercando di riprenderne la testa per riorganizzarla in modo da resistere e cercare di ridurre i danni, e, soprattutto, per dirottare il più dei sacrifici sulle spalle del lavoro dipendente. Un’altra parte si va disponendo ad accettare un ridimensionamento delle aspettative di guadagno, ma esige in cambio la creazione di un ambiente in cui avere maggiori opportunità e, quindi, un maggiore riconoscimento sociale nei termini di potere che Grillo interpreta. Allo stato delle cose tra i due settori c’è rilevante distanza, ma il procedere dello scontro e della crisi produrranno molto probabilmente spinte al riavvicinamento. Il problema va al di là dell’individuo-Berlusconi e dell’individuo-Grillo, che in quanto tali possono anche uscire di scena, ma riguarda, appunto, le dinamiche sociali in atto e il loro sviluppo in un quadro generale che, tra tante incertezze, offre una solida certezza: non si tornerà più in una situazione in cui ciascuno possa coltivare l’aspettativa di facile arricchimento.
E le dinamiche sociali ci raccontano di un blocco proprietario che ha tenuto la scena negli ultimi vent’anni, composto da possessori di piccoli capitali investiti nell’industria, nel commercio e nei servizi, in cui è confluito il grosso del “ceto medio” e una parte di possessori di capitale cognitivo, tutti attratti dalla prospettiva di surfare l’onda d’affari tenuta in movimento dall’illimitato crescere del valore degli attivi finanziari, che tutti loro provvedevano ad alimentare, affidandogli i guadagni nella speranza di moltiplicarli velocemente. Questo blocco ha tratto il massimo beneficio dall’affermarsi della globalizzazione e della ideologia del merito misurato dal successo nel mercato, ed ha accompagnato, ricevendone contropartite più o meno reali, l’assalto alle “rigidità anti-mercato” dei lavoratori dipendenti, di coloro che al mercato possono portare solo la nuda forza-lavoro, priva di capitali e competenze particolari. Questi all’inizio hanno provato a resistere, poi hanno progressivamente abbandonato la resistenza, anche perché le organizzazioni sindacali e politiche su cui si fondava la loro forza si sono lasciate fagocitare sempre più nell’ideologia del mercato. Dissoltosi il fronte politico-sindacale del lavoro dipendente, per molti lavoratori l’unica speranza restava quella di adeguarsi al mainstream dell’individuo proprietario o di andare a caccia della vincita a una lotteria (oppure di un figlio al Grande Fratello, una figlia velina o … amante di qualche decrepito riccone).
I colpi della crisi strappano il velo dell’arricchimento facile, ma iniziano a mettere in discussione anche la conservazione dello status raggiunto. Per meglio dire: chi lo ha raggiunto, teme di perderlo; chi possiede le potenzialità per raggiungerlo teme di non riuscire ad agguantarlo. Si percepisce che gli alleati naturali dell’ultimo ventennio (grandi imprese, banche, istituzioni finanziarie e politiche della globalizzazione) hanno diretto il gioco a proprio interesse e ora pensano a salvare solo sé stessi, mandando in malora tutti gli altri. Questo impone una domanda esistenziale: possono i piccoli accumulatori conservare il proprio status, la propria natura, senza o contro grande capitale e grande finanza? In tutta evidenza, no. Da un punto di vista politico non è la prima volta che questi ceti sociali, aggrediti nelle loro speranze di futuro migliore e persino di presente dignitoso, elaborano un’istanza “di potere” per sé o, almeno, di aspirare a condividerlo. Come sempre l’istanza è destinata a rimanere, nel suo obiettivo, frustrata: l’economia capitalista non è mossa dalle competenze, ma dai capitali. Chi li detiene decide quali competenze valorizzare, come valorizzarle e a quali condizioni. Ciò non toglie, tuttavia, che possa prender forma il desiderio di riformarli, ovverossia di ridurne gli appetiti per stornare qualche briciola a proprio vantaggio.
Il desiderio prende le sagome e le parole di Grillo, Berlusconi, e, nel Nord, della Lega. Gli umori raccolti e le classi di provenienza sono analoghi (nel caso della Lega con forte partecipazione operaia), ma le direzioni, al momento, sono diverse. La Lega s’è fatta paladina della piccola imprenditoria e dei lavoratori produttivi del Nord ed ha sempre messo sotto accusa il grande capitale e la grande finanza. Berlusconi è stato a lungo sodale di entrambi, anche se in svariati momenti ne ha preso le distanze per farsi interprete degli interessi dei piccoli capitalisti e degli aspiranti tali. Grillo raccoglie soprattutto le istanze di coloro che non sono neanche dei piccoli capitalisti, ma che sono convinti di detenere le potenzialità per divenirlo o per aspirare a una condizione di ceto medio dignitoso. Di ottenere, insomma, più di quanto abbiano ora. Il problema è che hanno la strada sbarrata da un sistema economico/politico che non è disposto a lasciargli spazi, se non alle sue condizioni, scarsamente appaganti. Da qui deriva il carattere “anti-sistema” (che Berlusconi non ha, o non ha più) diverso da quello che la Lega alleva ancora: non si vuole secedere in una piccola patria al riparo (illusorio) dall’oppressione di grande capitale e grande finanza, ma si vuole contendere a questi il potere, o, almeno, se ne vuole assumere una parte al loro fianco in modo da poterne condizionare le scelte.
L’obiettivo non è di quelli facili. Non si ha a che fare con gentili signori che si lascino convincere con un argomentare forbito. Conoscono solo le ragioni dei rapporti di forza. Per togliergli il potere, anche solo in parte, bisognerebbe scatenargli contro una società intera o quasi. È ciò che Grillo si propone di realizzare. Il suo discorso, infatti, attrae in modo significativo lavoratori cognitari (in quantità crescente dopo le disillusioni dell’individuo proprietario modello Berlusconi), ma, tende a farsi progressivamente discorso generale, sia perché include lavoratori dipendenti, pensionati, donne, e, naturalmente, i piccoli imprenditori (“eroi”, a cui dedica la sua “copertina dell’anno”), sia perché tende ad elaborare un programma che si proponga come alternativa generale, valida per tutti, di sistema, appunto.
Cosa può tenere insieme uno schieramento così composito? Grillo lo esprime con chiarezza (p. e. in un post del 3.1.13 sul suo blog): riconoscersi come “comunità di interessi” contro i “parassiti della Nazione”, politici, grande finanza e grande industria.
Ancora una fusione tra un tema emerso nel movimento “no global” (agire per la comunità e non solo per sé stessi) e un tema che la globalizzazione sembrava aver riposto nell’archivio della storia. Il nazionalismo di Grillo in comune con ogni nazionalismo ha il fatto di essere la logica conclusione di ogni discorso che si dichiara “né di destra, né di sinistra”, ma di diverso rispetto ai nazionalismi propagati oggi (a destra e sinistra) ha il carattere di proporsi come nazionalismo “dal basso”, in diretta polemica con la retorica patriottarda dei Napolitano, Monti, Casini, Bersani e Berlusconi. Se dietro il patriottismo di costoro si celano gli interessi dei “parassiti della Nazione”, occorre un nuovo nazionalismo per salvare la “vera” Nazione, quella costituita dalle genuine forze produttive, scacciando dalla scena i parassiti.
Anche su questo piano si potrebbe fare un raffronto con il leghismo, che Santoro, per altri piani, fa nel suo libro. Lì era la creazione della Padania a evocare il fronte dei produttori contro “Roma ladrona” (che non era solo la capitale politica, ma anche la rappresentante del parassitismo finanziario, della grande industria assistita, ecc.), qui è il salvataggio dell’Italia a richiedere un analogo schieramento.
Nazionalismo dal basso, comunità dei produttori contro i “parassiti della Nazione” che risiedono sul suolo patrio, ma anche contro quelli che ne stanno fuori. Nel delineare un programma a tutto tondo, Grillo, infatti, non tralascia neanche le questioni internazionali. Qui ce ne sono per i “tedeschi” e i “francesi” (le parole, si sa, sono pietre, e non è per caso che si parla di “tedeschi” e “francesi” e non, tanto per dire, delle banche tedesche e francesi) che –sostiene Grillo- hanno insediato Monti per rimandare il rischio di default dell’Italia e potersi, nel frattempo, sbarazzare dei titoli del debito pubblico italiano in loro possesso. Ce ne sono anche per gli Usa che vanno facendo guerre per i loro interessi di potere economico, politico e finanziario, cui la casta italiana (alla quale Grillo contrappone l’argomento “di sinistra” della Costituzione che bandisce la guerra) puntualmente regge la coda “svendendo gli interessi nazionali”. E ci sono abbozzi di politica estera “indipendente” (da Usa, Germania, Francia e GB) nei giudizi positivi sulla tendenza nazional-popolare di alcuni paesi dell’America Latina, sull’Iran, e persino in alcuni attacchi alle politiche d’Israele.
Ancora una volta fusione eclettica di argomenti di “sinistra” e di “destra” per fondare un programma “né di destra, né di sinistra”, e, dunque, “veramente” nazionale e nazionalista.
Ognuno di questi argomenti meriterebbe un approfondimento maggiore di quello che si può fare con semplici chiose a una recensione. Mi limito, però, a una sola ultima domanda: quali prospettive ha il M5S?
La risposta a questa domanda non si può, anzitutto, trovare analizzando le vicende interne al M5S, su cui, però, almeno una cosa va detta. Queste vengono spesso banalizzate con la descrizione di un’accoppiata Grillo-Casaleggio impegnata a impossessarsi delle coscienze e della militanza di migliaia di persone per costruire i propri successi politico-economici. Non è così. Grillo sta cercando, a modo suo, di risolvere un problema che inizia a porsi per tutte le forze politiche e sociali: la questione del partito. Gli ultimi vent’anni di ideologia anti-partito hanno prodotto l’attuale situazione di conflitto politico confusionario, utile per disarticolare gli assetti politico-sociali legati al compromesso capitale-lavoro, ma del tutto inutile in una situazione come quella attuale di accumulazione esplosiva di difficoltà in ogni campo e settore. Nessuna politica che abbia un serio spessore si può attuare se non è sorretta da un’organizzazione compatta, militante, capace di farsene portatrice in tutti i gangli sociali. Berlusconi paga tutte le conseguenze del suo partito leggero capace di attrarre solo affaristi. La Lega paga (in misura minore) la mutazione nelle stesso senso berlusconiano impressa alle sue strutture rappresentative e militanti. Nel centro e a sinistra le difficoltà sono simili, come si vede nell’accozzaglia senza radici solide (sul piano della prospettiva politica generale) che sta raccogliendo Monti, e nei contorcimenti di un Pd sull’orlo continuo dell’esplosione e con la mina-Renzi ormai ben piazzata nel proprio seno, e pronta a deflagrare non appena il Pd manifestasse qualche mal di pancia verso l’agenda-Monti. Per quanto possa sembrare strano, Grillo “l’anti-partito” sta cercando di fare un partito serio, su cui si possa contare nei frangenti difficili. Lo fa partendo dalle sue debolezze: non ha (o non ha ancora) un solido background politico-ideologico-teorico su cui compattare il corpo militante, e, dunque, lo fa nell’unico modo possibile, accentrando su di sé tutte le decisioni importanti, a partire dal tentativo di stretto controllo sulle candidature.
La risposta a quella domanda non si può dare, inoltre, guardando solo alle vicende italiane, ma ponendo un’altra domanda: quante possibilità ci sono che una ventata di nazionalismo si affermi sul piano mondiale? Che è come chiedersi: anomalia italiana o Italia laboratorio per una tendenza più generale?
Se si guarda con attenzione nelle maglie sempre più aggrovigliate della crisi si può vedere che il nazionalismo sta risorgendo un po’ ovunque e va assumendo caratteri progressivamente più aggressivi. Anche Obama è riuscito nel primo mandato a ricostruire le condizioni di un nuovo nazionalismo dalle ceneri del fallimentare nazionalismo bushiano, e, ora, comincia a utilizzarlo in modo assertivo contro la Cina, trattata sempre più alla stregua di un avversario e, in prospettiva, di vero e proprio nemico.
Al crescere del nazionalismo consegue, di regola, l’esplodere di conflitti inter-statuali, che possono prima o poi degenerare in scontro armato generalizzato. Può lo sbocco della crisi attuale essere un nuovo conflitto generalizzato a scala mondiale? Se sì, Grillo è già (inconsapevolmente) sull’onda.
Le condizioni che non si tratti di anomalia italica ma di laboratorio per la costruzione di un “nazionalismo popolare” ci sono. Non c’è bisogno di indagare nella testa di Grillo per cercarne il riscontro (né è detto che sia lui, dopo aver gettato i semi, a raccoglierne i frutti). Non è lui a produrre la dinamica, tuttalpiù se ne fa interprete. Le forze che si muovono nel sottosuolo hanno una potenza che travalica la sua capacità di elaborazione anche se associata a quella di un Casaleggio. A lui va, piuttosto, il merito di saperle ascoltare, di farsi travolgere dagli umori “dal basso” per raccogliere ovunque, da sinistra e destra, e per indirizzare verso l’azimut per antonomasia “né di sinistra né di destra”: la sacra patria delle genti umili e lavoratrici che rivendicano la dignità contro i parassiti, finendo, per lo più, per divenire massa di manovra nelle mani dei parassiti interni contro quelli esterni e, soprattutto, contro le genti umili e lavoratrici delle altre nazioni.
Questa analisi genera una serie di altre domande: la tendenza è inarrestabile? È irreversibile che i “ceti medi” e il lavoro cognitario debbano essere massa di sostegno a una tendenza del genere? No, in entrambi i casi. La tendenza può essere arrestata dall’emergere di un movimento anti-capitalista e, dunque, internazionale e internazionalista. Lo stesso che potrebbe aiutare i ceti medi e il lavoro cognitario ad impostare su una base diversa la loro resistenza: non più la difesa del proprio status all’interno del sistema capitalistico contro il rischio di proletarizzazione, ma la lotta contro il sistema e, dunque, contro l‘esistenza stessa della condizione proletaria per chiunque.
Per articolare le risposte bisognerebbe, però, esaminare i movimenti delle altre classi e delle altre soggettività sociali e politiche. Occorrerebbe uno spazio eccessivo, e, in ogni caso, un lavoro collettivo di elaborazione e proposta.
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Annotiamo/sintetizziamo schematicamente alcuni punti del contributo di Nicola che ci sembrano colpire nel segno (e che ci auguriamo possano essere spunto per ulteriori riflessioni/approfondimenti):
1- La questione della composizione del Movimento 5 Stelle: quanto è determinante, quanto conta la mancata promozione/avanzamento nella scala sociale di questi strati di ceto medio che si riconoscono così in una ideologia del "merito" (un aspetto che ci sembra anche emergere nel recente contributo di Giuliano Santoro su DinamoPress http://www.dinamopress.it/news/il-grillo-qualunque-e-il-fascismo - dove però non si coglie, ci sembra, l'ambivalenza insita in questa composizione che testé ritroviamo nei 5 Stelle). Una parte del consenso alla lista di Grillo proviene anche da pezzi di classe operaia (come già fu per la Lega Nord). Convincente la lettura sulla fusione tra istanze del fu movimento no globale cultura dell'individualismo proprietario.
2- La questione che Nicola pone della forma-partito (se a qualcuno non piace la formula, si può parlare più estensivamente di "forma organizzativa"). Ci sembra il passaggio più interessante e politicamente produttivo: tutta una serie di arresti, difficoltà, debolezze e limiti del fenomeno-Grillo e del Movimento 5 Stelle fanno emergere la questione irrinunciabile del come (e con quali forme) ci si organizza. Tante critiche da Sinistra si fermano a una critica ideologica (spesso inconsapevole) che riproduce il ritornello liberale: l'orrore per il populismo, la mancanza di democrazia interna, ...etc. Cacciata dalla finestra come residuo mostruoso del Novecento, l'urgenza di una teoria (e pratica) dell'organizzazione si ripresenta oggi in tutta la sua urgenza: efficacia, potenza, velocità di risposta... ma anche dibattuito interno, circolarità tra 'alto' e 'basso', traduzione politica tra i 'livelli' (su questo il M5S è - per ora - un vero disastro!).
3- La dimensione nazional-popolare (finanche nazionalista) del Movimento 5 Stelle e il suo collocarsi "oltre la Destra e la Sinistra". Una dimensione che si riversa bene nella vulgata anti-eurpeista - meno, ci sembra, sul rischio di foraggiare sentimenti belligeranti (vedi le posizioni nette su F35 e spese militari) - e nelle dichiarazioni sull'immigrazione. Si potrebbe forse parlare di una sorta di 'peronismo' senza l'elemento militare.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
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