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Identità e compassione. Dell'impossibilità di un orgoglio nazionale
di Alessandro Bertante
Alcuni giorni fa mentre ordinavo un caffè in un bar di Milano sono rimasto colpito da un'immagine di per sé innocua, o perlomeno che io credevo tale. Dietro al bancone stava in bella evidenza una grande bandiera italiana. Nessun altro simbolo o segno di commento, solo il tricolore bianco, rosso e verde. Osservandola per un minuto con la tazzina a mezz’aria mi sono reso conto di provare una forte sensazione di disagio. Quella bandiera mi sembrava una inutile ostentazione nazionalista. Guardai il barista, cercando nella sua fisiognomica e nel suo abbigliamento una giustificazione parafascista a tanto osare. Invece niente, era un cordiale professionista milanese.
Uscito dal bar la sensazione di disagio mi è rimasta addosso.
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Le parole che non ti ho detto. La crisi, come (non) ce l’hanno raccontata
Vladimiro Giacchè
Perché nessuno se n’è accorto? Se queste cose erano tanto grosse com’è che tutti le hanno trascurate? È orribile! (Elisabetta II in visita alla London School of Economics, novembre 2008)
Se ci sarà una rivoluzione sociale in America farà bene a non contare sulla stampa. Anzi non sapremo neanche che è in corso per almeno sei mesi. (S. Hersh, “Il futuro dei giornali”, intervista di M. Calabresi, la Repubblica, 1° aprile 2009)
1. Comunicazione della crisi o crisi della comunicazione?
Chiunque osservi, anche superficialmente, le vicende della crisi generale che è esplosa nell’agosto 2007, difficilmente potrà sottrarsi all’impressione di essere stato informato poco e male su quanto stava (e sta) accadendo. In effetti, la comunicazione offerta dai media mainstream si è contraddistinta per tre caratteristiche: 1) è stata eufemistica e minimizzante; 2) è stata costantemente in ritardo sugli avvenimenti; 3) è stata - ed è - sostanzialmente elusiva.
1) Per quanto riguarda l’aspetto minimizzante dell’informazione sulla crisi, hanno certamente concorso incomprensione della reale portata della crisi, speranza che si risolvesse in tempi brevi e con “effetti collaterali” limitati, e anche - almeno dopo i primi mesi - una buona dose di mistificazione: tutte caratteristiche che accomunano il mondo dell’informazione e quello della politica e dell’economia (del resto ovunque strettamente intrecciati).
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La 'falsa' pandemia
di Fiona Macrae
Le case farmaceutiche hanno approfittato della paura per l'influenza suina, afferma il presidente della sanità europeo
L'epidemia di influenza suina era una "falsa pandemia" spinta dalle compagnie del farmaco che hanno fatto in modo di guadagnare miliardi di sterline approfittando di un allarme su scala mondiale, ha affermato uno dei maggiori esperti di salute.
Wolfgang Wodarg, presidente della commissione Sanità del Consiglio d'Europa, ha accusato i produttori di farmaci e vaccini antinfluenzali di aver manipolato le decisioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità affinché si proclamasse lo stato di pandemia.
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Ripresa in corso?!
di Infoaut
[Una nota sui catastrofisti del Centro Einaudi e sulle difficoltà del Berluska]
La presentazione di un libro - il XIV Rapporto sull'economia globale e l'Italia curato dal gruppo di Mario Deaglio - in un luogo pubblico ma non direttamente mediatico (www.centroeinaudi.it/appuntamenti/alla-scuola-della-crisi.html)) e la sobrietà, magari un po' grigia, del milieu intellettuale sabaudo del centro einaudi: sono gli ingredienti di una riflessione sullo stato attuale della crisi globale - aggiornata nei dati rispetto alla stessa pubblicazione che risale a qualche mese fa - che non lascia nulla, ma proprio nulla agli ottimismi di facciata e ai patinati annunci televisivi.
Il succo della lezione - A scuola della crisi. Il titolo, tra il consolatorio e il velleitario, del rapporto - è questo. Della attesa, e da molti già decantata, ripresa economica mondiale a V non c'è traccia, tanto più se si guarda a quanto necessiterebbe per far fronte alle ferite profonde che la crisi ha inciso nel tessuto economico e sociale. Certo, non c'è stato il collasso paventato nell'autunno 2008. Ma il malato resta assai grave e, soprattutto, il virus della crisi ha subito una mutazione trasferendo il rischio sistemico dai mercati finanziari direttamente agli stati.
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Emma for governor!
di Piotr
Mentre Giuliana Sgrena continua la sua campagna islamofoba anti-iraniana con toni ormai isterici, il Manifesto si dà alla campagna “pro Emma” (non la chiama nemmeno più “Emma Bonino”: è “Emma” e basta).
Innanzitutto Emma è una donna. E già questo basta per menare la coda. Non so se quelli del Manifesto si sono mai accorti che anche Condoleeza Rice era una donna, e in aggiunta nera: una combinazione da sballo per il politicamente corretto.
Sicuramente si erano accorti che Hillary (Clinton, NdA) era una donna. E infatti durante le primarie la sostenevano con entusiasmo, esattamente come la sosteneva il fascistoide Edward Lutwak perché la vedeva “più propensa [di Obama, NdA] a ordinare bombardamenti sull’Iran”, più o meno il sogno personale che tra poco ci rivelerà la Sgrena, se va avanti con questi toni.
Femminismo e “diritti umani” a braccetto a fare da transponder per i bombardieri degli esportatori di democrazia. Alè.
Tutto quadra.
E già, perché Emma:
- era a favore dei bombardamenti sulla Serbia;
- era a favore dell’invasione dell’Afghanistan;
- era a favore dell’invasione dell’Iraq;
- ha compreso (che animo sensibile) la “reazione di Israele alle provocazioni di Hamas” quando venivano massacrati gli abitanti di Gaza un anno fa. E infatti vuole Israele nell’Unione Europea.
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Gli strateghi
di Alberto Burgio
«Qualcuno ricorda, per caso, il dalemone?». Così qualche mese fa concludemmo, tra il serio e il faceto, un articolo sull’enigma della mancata opposizione democratica al governo. Gli eventi delle ultime settimane, dal caso Puglia al rinnovato «dialogo sulle riforme», all’attrazione fatale del Pd per Casini, sono solo l’ennesima conferma che il dalemone non è una boutade partorita dalla fertile fantasia di Sabina Guzzanti. È il nome di una strategia di convergenza verso il campo moderato perseguita con coerenza dai vertici del Pd (come già dalle forze politiche da cui è sorto) nell’arco di un ventennio. C’è, sì, un’oggettiva divisione della politica in due campi, ma se stiamo all’essenziale (l’alternativa tra conservazione e trasformazione della forma sociale) sembra purtroppo inevitabile concluderne che il Pd muove con determinazione verso il campo delle forze conservatrici.
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La Dogville di Rosarno, provincia d’Italia
Infoaut
La Vandea in risposta alla rivolta dei migranti mette a fuoco una dimensione niente affatto locale dei fatti di Rosarno. “Il destino non è qualcosa di estraneo, come la punizione, bensì la coscienza di se stessi, ma come qualcosa di ostile” (Hegel). Quel che doveva prima o poi accadere - come dicono oggi tutti - è accaduto. Come per un meccanismo di proiezione inconsapevole, i “locali” hanno visto nei blacks in rivolta quello che loro non sono più in grado di fare, da tempo oramai, e cioè alzare la testa e dire basta mettendo in gioco tutto, anche la paga da fame - ma quanto fondamentale per loro! Lo hanno visto in uno specchio rovesciato, in negativo, dunque come elemento ostile. Sottomessi e insieme conniventi del “sistema” che non è solo e in prima istanza la rete dell’economia locale “canaglia” appaltata alle cosche ma la filiera dell’economia globale che fa capo alle grandi imprese, quelle “pulite”, e allo stato rinfoltito di ministri e funzionari padani.
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Mercati, un 2010 con poche illusioni
di Giuseppe Turani
"Questi mercati hanno ancora il 56 per cento di aumento da portare a casa. Poi verso metà febbraio si ferma tutto, si fa un bel crollo (magari anche del 20 per cento) in attesa dei risultati delle trimestrali e poi ci si guarda negli occhi. E ognuno deciderà che cosa fare da grande".
L'operatore milanese che fa questa previsione quasi millimetrica sa benissimo che può sbagliarsi, e anche di grosso, come peraltro è già accaduto in passato. E infatti aggiunge (non richiesto): "Di rialzi sballati ne ho visti tanti, ma questo in un certo senso li batte tutti». «Per quanto ci si sforzi di trovare una spiegazione razionale al boom del 20/30 per cento dei mercati in piena crisi, non ci si riesce. Non esiste una sola ragione al mondo che giustifichi questo boom. E infatti anche noi che siamo qui (e che stiamo guadagnando mica male) siamo perplessi. E' come essere oggetto delle cure di un corteo di Babbi Natale, tutti con le gerla pieni di doni. Doni che sappiamo benissimo di non avere meritato. Semmai, noi abbiamo fatto solo casino e abbiamo messo in piedi una crisi enorme».
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La roulette dei fondi pensione
di Beppe Scienza*
La verità dà fastidio a chi prospera sull’inganno. Non stupiscono quindi le reazioni a un recente servizio sulla previdenza integrativa, realizzato in maniera magistrale da Piero Riccardi e trasmesso da RaiTre nella puntata di “Report” del 15 novembre 2009. Venivano fuori infatti le perdite anche per soluzioni gabellate per sicure, la generale assenza di trasparenza e gli endemici conflitti d’interessi, tipici del settore. Non avendo però elementi per confutare pubblicamente quasi nessuna delle affermazioni dell’autore o degli intervistati (fra cui il sottoscritto), molti fondi pensione tentano di smontarle con volantini, circolari ed e-mail inviate ai loro aderenti e ai lavoratori. In loro aiuto sono poi accorsi quei sindacati, quasi tutti, che traggono vantaggi dalla previdenza complementare. Non sarà quindi inutile smontare le principali falsità che diffondono. Sono soprattutto due i tasti su cui costoro battono: i vantaggi fiscali e il contributo del datore di lavoro. È ciò che fa per esempio un volantino del sindacato dei metalmeccanici Fim-Cisl. Peccato che siano due tasti stonati, perché i conteggi che diffondono sono fuorvianti quando non taroccati di sana pianta.
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Petro Standard
Rosario Patalano
Nell’ultima riunione del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), il 17 dicembre scorso, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar (che controllano circa il 45% delle riserve mondiali di petrolio e il 25% di quelle di gas), a cui si è aggiunto l’arcipelago del Bahrein, hanno deciso di avviare la prima fase[1] per la costituzione di una unione monetaria che dovrebbe portare in breve tempo all’emissione di una nuova moneta, il Gulf, con l’obiettivo annunciato di sganciarsi definitivamente dall’uso del dollaro[2] per gli scambi petroliferi e costituire una nuova moneta di riserva sotto il loro diretto controllo. Tra il 2007 e il 2008, infatti, la tendenza del dollaro a svalutarsi ha colpito innanzitutto i paesi esportatori di petrolio riducendo le loro entrate in termini reali, determinando forti pressioni inflazionistiche favorite anche dal continuo incremento della domanda interna nella regione.
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Attacco al sapere
di Vito Francesco Polcaro * e Andrea Martocchia **
Dal neoliberismo degli anni 70 alla catastrofe Gelmini, i nodi sociali dietro l'attacco sferrato contro la cultura e contro la scienza
Pressochè tutte le generazioni di studenti, in Italia dal '68 in poi, hanno conosciuto il loro “movimento”, anche quelle generazioni che apparivano più assopite dal punto di vista politico e sociale. [1] La pratica delle manifestazioni e delle occupazioni “per il diritto allo studio” è stata così diffusa in questi decenni che a qualche osservatore disattento potrebbe tuttora sfuggire il carattere via via più complessivo, e la serietà drammatica del contenzioso che si è aperto negli ultimi anni. Un contenzioso che non ha niente di rituale e non può più essere compreso in termini di singole categorie o livelli di istruzione, ma che coinvolge tutta la “filiera” della produzione, riproduzione e divulgazione della conoscenza – dagli asili agli Enti di Ricerca, passando attraverso le Università, i Conservatori, le Soprintendenze, in maniera non scollegata dalla decadenza culturale più generale in atto da anni, di cui la TV è specchio immediato e brutale.
CASO PARADIGMATICO: L'UNIVERSITA'
E’ ormai passato quasi mezzo secolo dalle prime proposte di riforma della struttura dell’università italiana, che era nata dalla “Legge Gentile” del 1928. Certamente, quell’università era una struttura “di eccellenza”, come provano i grandi risultati ottenuti dalla scienza italiana tra le due guerre prima e negli anni ’50-’60 dopo[2].
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TAV in Val di Susa: si torna al 2005
di Marco Cedolin
Poco più di 4 anni fa, l’8 dicembre 2005, decine di migliaia di valsusini ai quali si erano uniti altre migliaia di cittadini provenienti da tutta Italia, invasero pacificamente il cantiere di Venaus, mettendo di fatto fine allo scellerato progetto del TAV Torino - Lione, nonché a 40 giorni di militarizzazione dell’intera Val di Susa, ridotta alla stessa stregua di un paese occupato, con tanto di check point presidiati da guardie armate, da oltrepassare per andare a comprare il pane o in farmacia.
Durante questi 4 anni d’inciucio politico, meschine manovre portate avanti sottobanco, cancelli rigorosamente chiusi e rifiuto di qualsiasi forma di dialogo con i cittadini, il TAV reale e quello virtuale hanno compiuto entrambi la propria strada.
Il primo è defunto di fronte all’evidenza dei numeri e dell’osservazione oggettiva che lo hanno connotato come un’opera assolutamente inutile, inadeguata a rispondere alle esigenze dei viaggiatori e del territorio, priva di qualsiasi possibilità di conseguire un ritorno economico dell’enorme investimento.
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La crisi e il ritorno agli anni Ottanta
di Vladimiro Giacché
La notizia è di fine dicembre, e la maggior parte dei giornali l’ha confinata in poche righe. Ma avrebbe meritato maggiore attenzione: il servizio studi della Banca d’Italia, in una ricerca sulla crisi internazionale e il sistema produttivo italiano, ha fatto piazza pulita di tutte le fandonie di questi mesi sulla presunta buona tenuta della nostra economia. Con queste parole: “Rispetto ai massimi toccati all’inizio del 2008, nel secondo trimestre dell’anno in corso l’indice della produzione ha segnato una diminuzione cumulata prossima al 25 per cento, con il risultato che, nella scorsa primavera, il volume delle merci prodotte si era riportato al livello della metà degli anni Ottanta. Nella media dell’area e nei suoi principali paesi, il calo è stato inferiore. Misurato in termini di trimestri persi, cioè di quanto indietro nel tempo sono tornati i livelli della produzione, la maggiore gravità della situazione italiana risulta evidente: i 12 e i 13 trimestri di Francia e Germania si confrontano con i quasi 100 dell’Italia”. I trimestri perduti sono per l’esattezza 92: la produzione a metà 2009 si è quindi attestata agli stessi livelli del secondo trimestre del 1986. Fanno 23 anni: non abbiamo perso il lavoro di una generazione, ma poco ci manca.
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Destra e sinistra: una risposta a Costanzo Preve
di Domenico Losurdo
[Alcune settimane fa avevamo pubblicato le riflessioni di Costanzo Preve sul colloquio di Domenico Losurdo con alcuni studenti pisani. Preve muoveva dalla contestazione delle categorie di destra e sinistra per allargare il suo ragionamento, in maniera critica ma solidale, all'approccio complessivo che Losurdo propone rispetto alle questioni storiche e filosofiche dell'età contemporanea. Con lo stesso spirito Domenico Losurdo risponde adesso a Costanzo Preve, concentrandosi però sulla dicotomia destra/sinistra.]
Dalla mia intervista ovvero dalla mia conversazione informale con un gruppo di studenti pisani, condotta col linguaggio tipico delle conversazioni informali, Costanzo Preve prende lo spunto per una critica alla mia produzione intellettuale nel suo complesso. Sono lusingato dell’attenzione a me riservata da un autore, che a causa anche del suo stile chiaro e brillante io leggo sempre con interesse e piacere, e che ora con le sue osservazioni critiche mi stimola a chiarire ulteriormente il mio pensiero.
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USA e Cina: uno perde, l'altro vince
di James Petras
Introduzione
Il capitalismo asiatico, in particolar modo quello della Cina e della Corea del Sud, è in competizione con gli USA per il potere mondiale. Il potere asiatico globale è spinto da una crescita economica dinamica, mentre gli USA applicano la strategia della costruzione dell’impero attraverso mezzi militari.
Lettura di un numero del Financial Times
Anche una lettura superficiale di un solo numero del Financial Times - del 28 dicembre 2009 - illustra le divergenze strategiche tra i due paesi nella costruzione dell’impero. Nella pagina uno, l’articolo principale sugli USA parla circa i conflitti militari in espansione e la loro “guerra contro il terrore” sotto il titolo “Obama chiede una revisione della lista delle organizzazioni terroriste”. In contrasto, ci sono due articoli, nella stessa pagina, uno sulla Cina, che informano dell’inaugurazione, in questo paese, del treno più veloce del mondo e l'altro sulla sua decisione di mantenere la propria moneta vincolata al dollaro come un meccanismo per promuovere il suo dinamico settore di esportazioni.
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Regionali, la scomparsa della sinistra
di Salvatore Cannavò *
Tutto qui? Il meglio che ci possa capitare è dunque Emma Bonino o Nichi Vendola? E' questa la bandiera che la sinistra variamente organizzata è in grado di presentare e offire alle prossime elezioni Regionali? E' chiaro che lo smottamento e la destrutturazione del concetto stesso di sinistra sono piena fase avanzata.
La situazione rischia di essere comica. Intanto per lo spettacolo che il Pd ha offerto di sé al Paese e ai suoi elettori. L'eterna oscillazione, l'eterna sindrome morettiana (quello di Palombella Rossa) del "fare finta di tirare a destra per poi tirare a sinistra" con il portiere avversario che para; l'eterno opportunismo e burocratismo pallido. Come nelle primarie. Prima vengono esaltate e mitizzate come lavacro democratico e palingenesi della politica.
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Sulle cause reali e finanziarie nella crisi economica in corso
di Duccio Cavalieri
La crisi globale del sistema economico capitalistico che è oggi in corso riguarda un modello neoliberista di sviluppo basato sulla speculazione e sull’innovazione finanziaria. Non è la crisi finale del sistema capitalistico, in quanto tale, e forse neppure quella di una sua particolare espressione storica: il capitalismo finanziario postindustriale. Il capitalismo storico sopravviverà a questa crisi. E il mondo sopravviverà a sua volta al capitalismo, quando questo verrà meno, poiché il capitalismo non costituisce la meta della storia.
Oggi appare chiaro che non si è trattato di una crisi puramente finanziaria, ma di una crisi sistemica di carattere più generale, con radici profonde, indotta da fattori di natura endogena: un eccessivo ricorso all’indebitamento, l’evidente sottocapitalizzazione di alcune istituzioni finanziarie, una crescita abnorme del valore di mercato di cespiti patrimoniali ed errori nella conduzione della politica monetaria e finanziaria americana. Una crisi del sistema, quindi, che non può attribuirsi a degli shock esogeni, come è accaduto più volte nel recente passato.
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DIVISIONE DEL LAVORO E SOCIALIZZAZIONE
Valerio Bertello
“Il lavoro annuale di ciascuna nazione è il fondo donde originariamente si traggono tutte le cose necessarie e comode della vita, le quali annualmente consuma, e le quali consistono sempre o nell’immediato prodotto di quel lavoro o in ciò che col medesimo dalle altre nazioni si acquista.”
Così A. Smith inizia “ex abrupto” la sua “Indagine”, ponendo il lavoro come fondamento dell’esistenza non solo di ciascuna nazione, ma dell’insieme delle nazioni, cioè dell’umanità tutta. Infatti dichiara esplicitamente che il lavoro nella forma di bene utile o viene consumato immediatamente o viene scambiato con altro lavoro. Ma si può constatare che la parte di lavoro scambiata è storicamente sempre aumentata fino a divenire all’epoca di Smith quella di gran lunga preponderante. Quindi la sua asserzione significa che in realtà il lavoro si presenta come totalità, e se l’umanità sussiste su questa base unitaria, anch’essa costituisce necessariamente una totalità.
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Mutallab e la Palla di Fuoco (tratto da una storia vera)
Felice Capretta
Ancora sotto le palle dell’albero di natale, poco dopo il giorno di santo stefano (che in inglese si chiama boxing day: il giorno delle scatole, il giorno dei pacchi), insomma nel bel mezzo di palle e pacchi doveva per forza arrivare una fregatura.
Una palla di fuoco.
Una palla.
Oggi vi raccontiamo la favola...
Umar Farouk Abdul Mutallab e la Palla di Fuoco
C’era una volta in Nigeria un bravo ragazzo di nome Umar Abdul Farouk Mutallab.
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Marketing virale
di Lameduck
184 milioni di euro buttati nel cesso e gli italiani che non fanno una piega
Si erano fatti scudo persino di un innocente simbolo dell'infanzia dei quaranta-cinquantenni, il mite Topo Gigio, fatto passeggiare sulle spalle dei bravi (nel senso manzoniano) Bonaiuti e Fazio nel corso di una pantomima di presentazione della campagna di vaccinazione contro il virus-spauracchio H1N1. Fazio, il compare del ministro e marito della caporiona di Federfarma, Sacconi, non aveva giurato sui suoi figli che il vaccino era sicuro, aveva fatto di peggio. Aveva promesso addirittura di vaccinarli tutti. Questo nel momento in cui qualunque medico ti diceva di lasciar perdere questo vaccino realizzato in quattro e quattr'otto e potenzialmente affatto sicuro ma di limitarsi ad usare quello tradizionale stagionale.
Dopo averci scassato la minchia con l'influenza pandemica minaccia mondiale per mesi, avete notato che adesso, sui media prostituiti ai voleri del mercato, non si parla più di influenza suina? Non dovremmo essere nel pieno del famoso picco? Non dovremmo essere tutti a letto non in piacevole compagnia ma accasciati dal virus killer?
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Il buco nell'acqua
Rosita Donnini - Valerio Selan
Se si analizza l’affidamento ai privati della gestione delle reti idriche si trovano dei pro e dei contro. I secondi, però, appaiono più numerosi e anche le esperienze dei casi in cui la privatizzazione è già stata realizzata sono tutt’altro che confortanti
Quando apparvero i primi computer, i commentatori faciloni ne bollarono le performances, che apparivano allora inferiori alle un po' ingenue attese, come quelle di un "idiota ad altissima velocità". L'attuale modo di legiferare mediante decreti con fiducia incorporata, e con contenuti il più possibile eterogenei (cosicché se disapprovo una cosa cattiva ne escludo anche una buona) ci ricordano questa definizione, riferendola ai lavori parlamentari relativi alla gestione delle risorse idriche. Su questo provvedimento gli esponenti della Lega Nord hanno dichiarato che, pur avendo votato una totale fiducia a questo governo, ritengono di dover modificare quello stesso decreto che aveva meritato la loro entusiastica approvazione.
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La ricomposizione del blocco sociale antagonista, l’organizzazione di classe e i comunisti
di Sergio Cararo *
In questi anni, nel dibattito sulla composizione di classe e le caratteristiche del blocco sociale antagonista in un paese a capitalismo avanzato come l’Italia, ci siamo misurati con l’inchiesta di classe sulle condizioni materiali ma anche sulla soggettività dei lavoratori del nostro paese, traendone materiali e risultati che si sono rivelati essenziali per la nostra azione politica e sindacale.
La credibilità e le possibilità di una opzione comunista nel XXI Secolo e in una realtà come quella italiana, devono infatti fare necessariamente i conti con le modificazioni sociali e produttive intervenute in questi ultimi tre decenni nella realtà di classe e nella società. Modificazioni oggi nuovamente e fortemente scosse dalla nuova fase della crisi strutturale dell’economia capitalista.
In questi anni di lavoro di inchiesta e confronto sulla ricomposizione di un blocco sociale antagonista - di cui i comunisti dovrebbero tornare ad essere espressione politica e ipotesi strategica di affermazione degli interessi di classe nel nostro paese - abbiamo cercato di individuare quella che si potrebbe definire“l’ipotesi generale”.
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Il grande tradimento di Obama
di Matt Taibbi
Il presidente ha manipolato la formazione del suo team economico inserendo operatori di Wall Street con l'intenzione di trasformare la manovra di salvataggio finanziario in un enorme tradimento.
Barack Obama si è candidato a presidente proponendosi come un uomo del popolo, opponendosi a Wall Street mentre l'economia mondiale sprofondava durante il crollo fatale del 2008. Ha propagandato un piano fiscale che tassava fortemente i ricchi, ha stracciato il NAFTA (North American Free Trade Agreement, ovvero il Trattato del Libero Commercio dell'America del Nord, ndt) poiché colpiva la classe media, ha attaccato violentemente John McCain per aver appoggiato un progetto economico fallimentare, che stava dalla parte dei ricchi banchieri "alle spese dei lavoratori americani".
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Il 2010: tutti i nodi vengono al pettine
Leon Zingales
In queste vacanze mi sono riposato ed ho evitato di proposito articoli di Economia e Matematica. Ma casualmente mi è capitato di leggere un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 30 Dicembre nel quale si riportava un intervista a Domenico Siniscalco, ex Ministro dell’Economia ed ora vicepresidente di Morgan Stanley (lasciamo stare, per questa volta, i commenti sulla stretta correlazione tra governi e banche d’affari).
Siniscalco si è fatto scappare la seguente frase: ”l’ondata di inflazione è sempre una soluzione ... pessimo rimedio, ma sempre meglio degli altri due possibili: insolvenza o il prelievo di fatto forzoso”. Insomma, buon anno a tutti….
Personalmente sono convinto che l’iperinflazione non è affatto una soluzione (spiegherò il perché nel prossimo post) e di conseguenza non rimangono che le altre due alternative.
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La specificità italiana nella crisi in atto
di Pierluigi Ciocca
[Intervento alla Tavola Rotonda dell’Accademia dei Lincei su La crisi: aspetti economici e sociali (10 dicembre 2009)]
La crisi dell’economia italiana non si identifica con quella mondiale. Soprattutto, una volta superata la crisi mondiale, non sarà per ciò stesso risolto il problema economico italiano. Questo è ben più grave e ha natura specifica. E’ risalente nel tempo. A differenza di quello mondiale, è reale e non anche finanziario, strutturale più che ciclico. I suoi diversi aspetti vanno affrontati con un impegno che sinora è mancato.
1. – Sulla scorta di preesistenti squilibri – fra cui, il difetto di risparmio negli Stati Uniti, l’eccesso in Cina ed Europa – la contrazione mondiale è stata innescata dalla fragilità della finanza internazionale, è principiata da quella anglosassone. Dalla finanza il cedimento di credito e di fiducia si è esteso alla domanda, al commercio, alla produzione. Per il 2009 il FMI stima ora una regressione del prodotto del globo dell’ordine dell’1% (-12% il volume del commercio), rispetto a un trend di crescita pre-crisi del 4% l’anno.
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