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Il programma del governo che verrà
Un’analisi critica dell'Agenda Monti
Lo scorso 23 dicembre Mario Monti ha presentato con gran clamore la sua Agenda, ovvero il manifesto con cui intende raccogliere consenso alle prossime elezioni e il programma su cui si stanno misurando le classi dominanti italiane. L’Agenda è stata accolta con entusiasmo dai media, che hanno festeggiato la “salita in politica” di Monti (come se finora non fosse stato al governo!), e ha riscosso un consenso quasi unanime fra intellettuali, addetti ai lavori e politici.
Pochi hanno provato a chiarire cosa l’Agenda diceva per davvero, finché questa non è proprio scomparsa dal dibattito, espulsa dal sistema mediatico che ha già cominciato a ingurgitare la sbobba elettorale, le sparate di Berlusconi, le prediche di Bersani, le polemiche su Grillo, gli inviti alla responsabilità di Napolitano...
Ci sembra invece il caso, per non soffocare nelle cazzate che ci propinano ogni giorno e nei finti scontri fra personaggi politici, per riportare l’attenzione sugli elementi davvero decisivi della situazione in cui ci troviamo, di analizzare attentamente le cose scritte in quest’Agenda, i contenuti che esprime e le logiche di classe di cui è espressione.
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La finanza prepara una nuova "illusione" mondiale
di Giulio Sapelli
I dati che vengono dalle borse, soprattutto quelle europee, sono per certi versi sconvolgenti, soprattutto per gli economisti di oggi, che non hanno mai letto un libro di storia. Come possono capire quello che sta accadendo? In realtà, è tutto molto semplice. Siamo pur certi di una cosa: i primi dati annunciano una tendenza che si confermerà via via: i rendimenti dei mercati finanziari per tutto il 2013 saranno incomparabilmente superiori a quello che si potrebbe pensare e dovrebbe accadere se si considerano gli indicatori della crescita economica mondiale reale, che sarà debole, disuguale, a frattali.
Non vi è nulla di nuovo, storicamente. Solo che son passati un po’ di anni da quando un fenomeno simile è successo e quindi gli economisti neoclassici su scala mondiale sono in difficoltà. La separazione della finanza dall’economia reale non produce solo distruzione degli innocenti, quando questi vengono irretiti nella e dalla finanza ad alto rischio ponendo i propri risparmi nelle stive esplosive dei mezzi di distruzione di massa dei derivati, delle collateralizzazioni, dei mutui securitizzati da macchine infernali, delle assicurazioni appoggiate su collaterali esplosivi, ecc… La finanza ad alto rischio può anche registrare il valore del denaro per il denaro, “saltando” il nesso con la merce secondo le regole di un capitalismo finanziario che è anche scollegato completamente dalla produzione.
Se questo collegamento drena liquidità e la immette nel circolo “denaro per il denaro” l’economia reale ne soffre, ma questo non implica che ne debba soffrire anche la circolazione, appunto denaro per il denaro.
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Grillo: anomalia o laboratorio?
Nicola Casale
Riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo di Nicola Casale su Grillo e il Movimento 5 Stelle. Ci sembra riesca a individuare alcuni nodi e ambiguità di questo fenomeno, andando al di là di una rappresentazione troppo lineare, prevalente a Sinistra, che non ne coglie tutti gli aspetti.
Con Un Grillo qualunque (Castelvecchi Editore) Giuliano Santoro fornisce utili elementi per comprendere il “fenomeno Grillo”. La ricostruzione della storia professionale come personaggio televisivo (Grillo sostiene di essere un prodotto della rete, ma in realtà fa un uso beceramente televisivo di Internet, manipolando le emozioni, p. 157) sottolinea il rapporto con la tv di Antonio Ricci, da cui Grillo ha preso molto, in particolare dal Gabibbo, alfiere dei sentimenti popolari contro i potenti. La ricostruzione della storia politica evidenzia la base eclettica su cui si è formato, attingendo un po’ ovunque, dagli umori popolari, come quelli formatisi dal basso e raccoltisi in Genova 2001, e da quelli artificiosamente pompati dall’alto contro la “casta”.
Su questa base Santoro delinea caratteristiche e contenuti del grillismo. Che si possono sintetizzare, mi pare, nel modo seguente: è un populismo che evoca un “noi” contro i vizi che appartengono a “loro”, la “casta”, con caratteri di antipolitica in quanto propone di sostituire alla democrazia rappresentativa la “democrazia diretta”, in realtà una democrazia im-mediata, senza “corpi intermedi” tra rappresentanti e rappresentati, con connessione diretta tra seguaci e leader. Il brodo di coltura nel quale si è sviluppato il rifugio nella rappresentazione, di cui Grillo è parte, è “la crisi di sovranità, l’incapacità della rappresentanza di governare i fenomeni economici e sociali… come la globalizzazione e la fine del lavoro salariato novecentesco e la sua scomposizione nelle mille facce del diamante produttivo postfordista” (p. 158).
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Aporie della giustizia: Marx a lezione da Rawls
di Ernesto Screpanti
Una teoria “marxista” della giustizia incontra grandi difficoltà a criticare il capitalismo. Per questo bisogna fuoriuscirne cercando di porre la libertà a fondamento della giustizia. In questo modo, si evita anche il rischio di un governo universale della ragione imposto forzosamente.
“Le mie riflessioni prendono le mosse da una constatazione di fondo: il marxismo è uno straordinario edificio che, negli ultimi due o tre decenni, ha mostrato tutte le sue crepe, il suo invecchiamento, le sue difficoltà e le sue aporie. Perciò se si vuole provare a valorizzare quell’eredità è necessario impegnarsi in un processo di ricostruzione di lunga lena”. Così Stefano Petrucciani nel suo ultimo lavoro, A lezione da Marx: Nuove interpretazioni, Manifestolibri, Roma 2012, un libro bello e importante.
Ben sapendo che oggi chi si vuole accostare a Marx da marxista non può limitarsi a rileggerlo ma deve in qualche misura tentare di riscriverlo, Petrucciani mette in chiaro sin dalla prima pagina qual è lo spirito del suo approccio: critico, libero e impegnato. Critico, per evitare ogni forma di dogmatismo e scolasticismo; libero, per trarre profitto dai contributi più validi della filosofia contemporanea; impegnato, per rendere la teoria utile nella prassi politica.
Il pensiero comunista post-sessantotto ha modificato radicalmente i metodi e i temi della teoria critica rispetto ai canoni delle vecchie scuole di partito ma anche rispetto a quelli del “marxismo occidentale”, e ha dato vita a due grandi filoni di pensiero altamente innovativi: il marxismo analitico e il marxismo ermeneutico.




Il 2012 si chiude per l’Italia con un bilancio economico disastroso. Come ampiamente prevedibile, le politiche di austerity si sono rilevate un’autentica “macelleria sociale”. Per quanto possa valere come indicatore, il Pil si contrarrà a fine anno di oltre il 2,5%. Ciò significa che per raggiungere i livelli di ricchezza pre-crisi, ovvero della metà 2007, bisognerà attendere come minimo una decina d’anni a patto che l’economia cresca ad un saggio dell’1,5% annuo (fatto assai improbabile, visto che le previsioni per il 2013 vedono ancora un segno negativo). A fronte di un tasso d’inflazione medio del 3% annuo (con punte del 4,3% per quanto riguarda i beni di prima necessità), le retribuzioni sono mediamente aumentate di solo la metà, con un ulteriore perdita del potere d’acquisto dei redditi da lavoro. Il tasso di disoccupazione “ufficiale” ha superato l’11%; quello reale (tenendo conto anche dei cd. lavoratori scoraggiati, dei cassa integrati e dei sottoccupati involontari) supera il 20% e va aumentando
Sicuramente, un «anno gramsciano» il 2012: cioè un anno di polemiche intorno alla figura di Antonio Gramsci. Alimentate da saggi e ricerche che hanno avuto ampia eco sulla stampa quotidiana, esse hanno dato conferma di una perdurante attualità del comunista sardo che di per se stessa necessiterebbe di una spiegazione, essendo ormai trascorsi ben settantacinque anni dalla sua morte e oltre venti dall'eclissi del movimento internazionale di cui il partito che egli aveva concorso a fondare aveva costituito peculiare ed importante espressione.
Se c'è un elemento caratteristico dell'attuale fase politica, questo è la potenza determinante del sistema mediatico. L'Italia, l'Europa, tutto il mondo capitalistico sono nella morsa di una crisi che sta scomponendo le società. Da una parte, la povertà vera. Strutturale, dilagante, senza prospettive di riscatto. Dall'altra, la concentrazione in poche mani di ricchezze immense, intraducibili in misure concrete. In mezzo, aree sociali precarizzate, che vedono messi a rischio i fondamenti stessi della propria condizione di vita: il reddito, l'occupazione, i diritti essenziali.
Serve la programmazione economica per la rinascita del Paese
Il 2 novembre 2011 lo sciopero generale di Oakland ha segnato una svolta per i movimenti di lotta contro le politiche di austerità, precarizzazione e sfruttamento. La sfida di attaccare i profitti e colpire i precarizzatori si è saldata allo slogan «organize the disorganized», all’obiettivo di accumulare forza superando la frammentazione del 99%. Con il suo successo e con la sua capacità di portare il lavoro al centro dell’esperienza di #Occupy, lo sciopero generale di Oakland ha indicato la direzione alle lotte che nel 2012 si sono moltiplicate sul piano globale. A partire dal 29 marzo in Spagna, per arrivare all’appuntamento europeo del 14 novembre, lo sciopero si è però mostrato non solo una possibilità ma anche un problema. Al di là dei grandi entusiasmi e delle facili apologie, quello che soprattutto il 14 novembre ha portato alla luce è la difficoltà da parte dei «movimenti» di prescindere dall’iniziativa dei grandi sindacati, anche se tacciati di connivenza col nemico, imponendo nello stesso tempo un discorso e un’indicazione politica all’altezza delle sfide lanciate dall’organizzazione del lavoro nel tempo della crisi. Segnalare questi limiti non significa ignorare la presenza di massa che ha attraversato le piazze europee e americane negli scorsi mesi. Riconoscendo quanto di nuovo sta emergendo, è necessario interrogarsi sull’effettiva capacità di 
Guglielmo Ragozzino, nell’articolo La politica come professione. Onesta, pubblicato su il manifesto del 12 gennaio 2013, è preoccupato dall’astensionismo di quella nutrita parte di elettorato che, pur avendo “alle spalle un intenso impegno politico e sociale, una lunga storia di movimento e di battaglie civili”, nutre disincanto e sfiducia verso il mondo della politica. Costoro, potenzialmente di sinistra, giovani o meno, vanno, a suo dire, in qualche modo recuperati.
Iniziamo dagli Stati Uniti. Tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, le cronache sono state dominate dal terrore del fiscal cliff e poi dall’accordo in extremis raggiunto da democratici e repubblicani, ancora una volta spaccati. Il debito pubblico americano è però sempre più grande e il baratro della recessione resta all’ordine del giorno. Cosa ci dice questa situazione sul prossimo futuro degli Stati Uniti e sull’amministrazione Obama, e quali conseguenze ha dal punto di vista globale?
Esplode dappertutto la polemica su Servizio Pubblico che pare aver fatto tornare in vita la mummia di Silvio: tutti si aspettavano che Santoro e Travaglio infilzassero definitivamente il Cavaliere come una di quelle farfalline che lui regalava alle sue cortigiane e invece Berlusconi non soltanto l’ha scampate, ma grazie al suo istrionismo ha persino aumentato il suo appeal. Adesso si dice che i due giornalisti sono stati troppo morbidi, che addirittura avevano stretto un patto per non entrare nel merito delle vicende giudiziarie e insomma i fan dei due giornalisti che di fatto negli ultimi anni avevano rappresentato l’opposizione reale a Berlusconi, quasi quasi vorrebbero gridare al tradimento.
“Voi non potete immaginare quale angoscia e quale rabbia invada l’animo vostro, quando degli inetti si impadroniscono di una grande idea, che voi da gran tempo venerate, e la danno in pasto ad altri imbecilli uguali a loro, in mezzo a una strada, e voi la ritrovate al mercato della roba vecchia, irriconoscibile, infangata, messa a gambe all’aria, assurdamente, senza proporzione, senza armonia, ridotta a giocattolo per bambini stupidi!”. Queste parole piene di amarezza che Stepan, nei Demoni di Dostoevskij, pronuncia tra i sospiri (non sappiamo quanto sinceri) sono, proprio perché così amare, sempre veritiere e attuali. Oggi, per esempio, offrono una descrizione perfetta dell’Unione Europea. L’antica e alta aspirazione a unire i popoli d’Europa superando rivalità secolari ha avuto sostenitori come Dante, Novalis, Mazzini, Hugo; poi però la “grande idea” è finita nelle mani di uomini spiritualmente “inetti” che l’hanno uccisa e sfigurata: i burocrati e i tecnocrati dell’UE, vuoti e arroganti come il premier non eletto Mario Monti.
La crescita è la causa della crisi (potrebbe esserne la soluzione?)
Ritorniamo, con un ragionamento più strutturato, sulle sei condanne di qualche giorno fa per il 15 ottobre, allargando il discorso in generale alle forme repressive che hanno preso corpo per quella giornata. Queste sei condanne non sono le prime: già nove persone, infatti, sono state condannate – tutte con rito abbreviato – a pene che vanno dai 2 ai 5 anni per il reato di resistenza – aggravata o pluriaggravata – a pubblico ufficiale. Le ultime sei condanne – tutte a sei anni, senza distinguere le condotte dei singoli imputati –, invece, sono state per il reato di «devastazione e saccheggio»: e non faremo finta di sorprenderci che i compagni siano ancora condannati con reati previsti dal codice fascista o che non sia stato tenuto conto della gestione della piazza (una piazza autorizzata) messa in pratica delle forze dell’ordine.
I soliti noti ci raccontano che, in Italia, ci sarebbero due sinistre: una sarebbe identificabile con il Partito Democratico, l’altra con i partitini frutto dell’implosione di Rifondazione Comunista.
Intervenire su una crisi economica quale è quella che sta attraversando l’Europa in generale, e l’Italia in particolare, richiede un’analisi delle sue cause ben più complessa di quella che normalmente viene diffusa dai grandi mezzi d’informazione. Il termine di riferimento di tale crisi è – come ben noto – rappresentato dai valori dello “spread”, o in altre parole del differenziale (positivo) tra tassi di interesse sui titoli dei paesi “a rischio” e tassi dei titoli tedeschi - come “premio” per gli investitori per l’incertezza che grava sulla solidità delle economie più deboli - la cui crescente entità aumenta l’onere dei cosiddetti “debiti sovrani”. Comprendere quali siano le ragioni che inducono gli investitori a valutare la debolezza di una economia, diventa allora essenziale per poter poi concepire azioni efficaci per la riduzione dello “spread”, che consentano quindi di liberare risorse per riavviare il processo di crescita.
I. INTRODUZIONE



[...] il problema è, c’è posto per tutti sulla macchina? E siamo in grado di nutrire una bocca in più?” Senza voltare la testa, ripeté la domanda: “Mamma, siamo in grado?”
A metà degli anni ’70 Franco Fortini dedicò qualche pagina pungente all’impresa teorica del giovane Cacciari – si tratta più o meno dell’epoca di Krisis – impegnato allora a sdoganare Nietzsche e Wittgenstein dalla reazione idealistica e però, allo stesso tempo, deciso a ripiegare la potenza ermeneutica del pensiero della crisi sugli algidi orizzonti dell’analitica weberiana. Seppure timido rispetto a questi autori, Fortini ben colse già allora, il tentativo di apparecchiare un Nietzsche per tutti, buono per consolare i sacerdoti della pianificazione capitalista e carezzare i desideri sovversivi dei giovani filosofi. L’approccio di Cacciari fu allora descritto come un saggio immancabile di chi vuole ad un tempo dirsi belva e compagno: internazionalista e rivoluzionario certo, ma solo come sanno esserlo gli agenti delle multinazionali della finanza. È curioso notare come si ripresenti ad ogni tornante critico questa posa ambigua: antiaccademica ma d’ordine, coraggiosa nell’immaginare il futuro ma solo in quanto coincide col presente, tecnocratica ma certo infinitamente più sottile e forte di ogni nostalgia gauchiste, d’ogni amore per tutto ciò che é Stato.
L’avevamo annunciato qualche tempo fa che l’unica alternativa al governo Monti sarebbe stato un Monti bis. Previsione fin troppo facile, considerati gli sponsor nazionali ed internazionali dell’operazione. La diretta discesa in campo del salvatore della patria, però, sembra aver comportato alcuni problemi gestionali e logistici per quei partiti che sull’agenda Monti avevano cercato di ricostruire la loro credibilità politica ed istituzionale. 
I Cicli di accumulazione del Capitale
Ci sono tante dicerie su come sarebbe possibile risolvere ogni problema del mondo, su internet. Una e' quella di non far pagare il "signoraggio", con un risparmio che oggi sarebbe per l' Italia qualcosa come 500 milioni di euro e che dovrebbe risolvere ogni cosa. L'altro e' l'introduzione della moneta elettronica, ovvero l'abolizione della cosiddetta massa M0. 




































