Notizie da quattro frontiere: “fermatevi e tornate indietro!”
di Miguel Martinez
Le frontiere sono una cosa affascinante.
Prendiamone quattro, tra le mille esistenti e le infinite possibili.
La prima è antica di secoli. Qui abbiamo qualcuno (il governo turco) che vuole abbattere una frontiera.
Abdullah Bozkurt è un giornalista turco in esilio decisamente ostile al governo attuale del suo paese. Quindi le notizie che presenta sono a senso unico, e occorrerebbe controllare le fonti.
Inoltre, la mia conoscenza della lingua turca non è assolutamente sufficiente per valutare i brani video che lui presenta.
Fatte queste premesse, comunque alcune notizie sono interessanti.
Il ministro degli interni della Turchia, Süleyman Soylu, avrebbe rilasciato un’intervista in cui dice in sostanza che da quando gli Stati Uniti sono allo sbando, la Turchia ha finalmente la possibilità di dettare la propria agenda, verso la Siria e verso la Grecia, e che grazie all’accordo del marzo del 2016 con l’Europa, ci sarebbero ufficiali turchi già presenti sulle isole greche vicino alla costa.
Lo stesso ministro avrebbe dichiarato (cito le parole che la fonte attribuisce al ministro, comunque c’è il video)
“Ci saranno presto oltre un milione di profughi che attraverseranno le frontiere, i governi europei cadranno, le loro economie saranno destabilizzate, le borse crolleranno, e non potranno farci nulla”
E avrebbe dichiarato anche che il governo turco permetterà a tutti gli aspiranti migranti non siriani – iraniani, pakistani, afghani, bengalesi, algerini, marocchini, africani [non è chiaro se l’elenco sia del ministro o del commentatore] – di usare la Turchia come via di accesso, e comunque, dice il ministro, “solo il 20, 25% di quelli che sono entrati in Europa” sarebbero siriani.
Lo stesso ministro avrebbe dichiarato di aver mandato 1000 componenti delle forze speciali alla frontiera greca per “rispondere” alla “minacce” greche.
In un discorso ieri, invece, il Presidente Erdoğan invece avrebbe suggerito alla Grecia di aprire le sue di frontiere, presumibilmente verso i Balcani. In effetti, i migranti che non vogliono finire i loro giorni in Turchia, non vogliono nemmeno finirli in Grecia. Vogliono andare in Germania e Francia (ma qualcuno dice persino l’Irlanda, a causa di varie garanzie sociali, la questione andrebbe approfondita).
A differenza di Bozkurt, non mi scandalizzo: non mi sorprende che la Turchia – paese che sente di avere uno straordinario potenziale ma si trova schiacciato tra l’Europa, la Russia, l’Iran, gli arabi, e più da lontano Israele e gli Stati Uniti – voglia cogliere una finestra storica senza precedenti. Che con il coronavirus diventa un portale monumentale.
E se non riesce a distruggere la Russia o Israele, potrebbe distruggere l’Unione Europea.
La seconda frontiera è nuova-nuova, e sorge attorno al neonato paese Milanovenetoriminese. E qui abbiamo qualcuno che – al contrario del governo turco – vuole affermare una frontiera.

Una frontiera è qualunque cosa divida concretamente territori e gruppi umani, e questa nuova frontiera è sicuramente più significativa oggi di quella, ad esempio, tra la Germania e la Francia.
Ed è carica di contenuti emotivi ancora maggiori. Leggiamo che sull’organo ufficiale dei politici planetari, Facebook, il “governatore” della Puglia, il signor Emiliano, ha gridato agli aspiranti invasori, i milanesi (di origine pugliese), quanto segue:
“Vi parlo come se foste i miei figli, i miei fratelli, i miei nipoti: fermatevi e tornate indietro. Scendete alla prima stazione ferroviaria, non prendete gli aerei per Bari e per Brindisi, tornate indietro con le auto, lasciate l’autobus alla prossima fermata”. E ancora: “Non portate nella vostra Puglia l’epidemia lombarda”.
Il terzo caso è più complesso: abbiamo infatti qualcuno che vuole abbattere le frontiere tra di noi, per alzare insieme una frontiera contro di loro.
La frontiera in questione è quella tra Stati Uniti e Russia, che passa casualmente attraverso un bel pezzo di Europa.
Tra poco arriveranno 29.000 soldati americani, nel più grande dispiegamento di forze da 25 anni a questa parte, più ottomila di paesi europei, in un’intensa operazione che non ha tempo da perdere con preoccupazioni mediche.
E comunque in questi giorni, nessuno in Italia dice nulla sulla “operazione Manta“, che coinvolge quelli che pensano che il vero pericolo siano i sommergibili e non il coronavirus.
Un’interessante occasione poi per militari turchi e greci di condividere piccoli ospiti con gli italiani:
La DYMA 19 rappresenta un’eccellente opportunità addestrativa per le Nazioni partecipanti: navi, sottomarini, aerei e personale di dieci nazioni alleate sono infatti convenuti nel Mar Mediterraneo centrale per addestrarsi alla lotta anti sommergibile (Anti-Submarine Warfare – ASW) e alla lotta contro i mezzi di superficie (Anti-Surface Warfare – ASUW).
Quest’anno sommergibili provenienti da Grecia, Italia, Regno Unito, Spagna e Turchia, sotto il controllo del Comando Sommergibili della NATO (NATO Submarine Command – COMSUBNATO), si uniranno a nove navi di superficie provenienti da Canada, Francia, Grecia, Italia, Spagna, Turchia,. Parteciperanno anche aeromobili ed elicotteri. Il tutto sotto il comando del Comandante del Secondo Gruppo Navale permanente della NATO (Standing NATO Maritime Group 2– SNMG 2).
Per l’Italia partecipano la fregata Alpino, il sommergibile Sciré e gli elicotteri del 3° Gruppo Elicotteri di base nella Stazione Elicotteri di Catania (Maristaeli Catania). Inoltre l’Italia assicura il supporto logistico agli assetti partecipanti con la base navale di Augusta e la base aerea di Sigonella a Catania.
La quarta e ultima è la negazione di tutte le frontiere:












































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