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Il lockdown come forma di governo e la ribellione necessaria

di Guido Cappelli

Il momento è arrivato. Come prevedevano quelle sparute “avanguardie” frettolosamente etichettate come “complottisti” ‒ quei pochi che negli ultimi sei anni hanno avvertito del degrado accelerato delle nostre già da tempo periclitanti “democrazie” ‒ torna il lockdown (vale la pena di ricordare sempre che il termine, un anglicismo convenientemente eufemistico che copre una realtà distopica, corrisponde all’italiano “confinamento” e appartiene al lessico carcerario). Questa volta sarà lockdown energetico, annunciato puntualmente dai tristi trombettieri del potere, come il subdolo Open del cinico Mentana.

Non importano i tempi: sarà prima, sarà dopo, ma torneranno (già ci stanno preparando con convenienti dosi di apocalisse imminente) le restrizioni alla mobilità pubblica e privata, la famigerata e distruttiva didattica a distanza, le targhe alterne, le chiusure di locali pubblici, fino ad arrivare ‒ vedrete ‒ al coprifuoco a settembre (se prima l’Iran non ci risolve il problema in altro modo, un tantino più cruento!).

All’orizzonte, i crediti sociali, le quote di carbonio, i lasciapassare per spostarsi. Un’altra sporta di diritti trasformati magicamente in concessioni. Misure che vengono per restare: il commissario europeo all’energia, Jorgensen, ce lo spiattella in faccia:

Anche se la pace arrivasse domani, in un futuro prevedibile non torneremo alla normalità“.

 

Non sia mai che qualche visionario pensi a un’alternativa, che so, tornare al normale commercio con la Russia. Non sia mai! Non c’è mai alternativa (TINA!). Dovessero arrabbiarsi i padroni anglosionisti!

Si conferma che il precedente confinamento non era un insieme di misure dettate da un’emergenza altrimenti ingestibile, ma un metodo di governo, destinato a non scomparire più almeno fin quando al potere ci saranno élites (e sub-élites) disposte ad aggredire e umiliare la propria popolazione.

Come alcuni di noi andavano ripetendo, l’emergenza permanente diventa stato d’eccezione permanente, e nello stato d’eccezione tutto è possibile, ogni barriera è infranta, ogni limite è superabile, in un continuo fare e disfare regole arbitrarie pensate non per il “popolo sovrano” ma per una sovranità tecnocratica senza popolo.

 

Un’orgia di potere, un assegno in bianco per scatenare l’inferno

La congiuntura è favorevole: nell’ultimo quarto di secolo (diciamo dallo shock delle torri gemelle) i partiti, i sindacati, le strutture accademiche (in Italia e in tutto l’Occidente) hanno subito un’involuzione, una mutazione genetica in senso autoritario e verticistico. Il distacco con i popoli non è mai stato così acuto, è diventato ostilità, risentimento, fastidio dei pochi potenti verso i molti sudditi. E se la “destra” ha nei suoi cromosomi il tic repressivo e sconta una certa mancanza di cultura politica democratica, la “sinistra” degli ultimi trent’anni si è consumata nel suo grottesco complesso di superiorità, è scaduta nel neoelitismo snob di gente che non ha più il minimo senso di realtà né il minimo orizzonte etico, e brancola nel buio ideologico e morale più pesto. Gente come il Fratoianni della Tesla “a buon mercato”, la Schlein che sale sul carro arcobaleno sponsorizzato da Visa e Coca Cola o lancia solenni crociate per i cessi unisex, e gli esempi si possono moltiplicare ad libitum.

Gli uni e gli altri ‒ finta destra finta sinistra ‒ impegnati a votare insieme in “Europa” sulle questioni cruciali e a compiacere le pulsioni di morte della più letale alleanza militare della Storia: perché, alla fine dei conti, da cinque anni ci governa direttamente la NATO. Alla guerra esterna corrisponde, simmetricamente, la guerra interna contro i popoli ‒ cioè noi.

Questa volta il pretesto è ancora più grottesco di quello fintamente sanitario. Si tratta di fonti energetiche. A domanda, il ministro della difesa ha parlato di misure restrittive come se si trattasse di un dato di natura, una catastrofe ineluttabile, un castigo divino, un asteroide caduto dal Cielo.

 

Si guarda bene, il ministro mercante d’armi e transumanista inconsapevole, dall’ammettere l’alternativa: perché l’alternativa ad altri mesi, forse anni, di sofferenza autoimposta, distruzione economica e sociale, c’è, ed e semplicissima: basterebbe tornare ad acquistare il gas dalla Russia, come abbiamo fatto per decenni con reciproco vantaggio e senza alcun rischio geopolitico.

Perché i rischi geopolitici (è bene ricordarlo in un Occidente dominato da pazzi smemorati) li crea l’aggressività tardo-imperiale della sub-civiltà anglosassone morente, non il buon vicinato con un paese con cui abbiamo legami culturali da secoli (e che, tra l’altro, ha contribuito decisivamente alla sconfitta del nazismo).

Resto convinto che alla base di questo incubo postmoderno, dietro il delirio di questa classe dirigente feroce e incapace c’è l’ignoranza, l’incoscienza luciferina di una generazione di politici (tutti in Occidente) cresciuti e formati da università e “alte scuole” di fuffa tossica, nella mancanza di senso della Storia, nell’oblio di ogni fondamento morale, nel suprematismo becero di una civiltà che declina da almeno un secolo, soffocata dalle sue contraddizioni, ma che più soffoca più diventa superba, fino a credersi invincibile, divina.

Un sogno malato: in fondo il tiranno, fin da Platone, è un pervertito, un demente con fantasie incestuose. I deliri di potenza sono questo: dominare il mondo, manipolare il corpo e l’anima degli uomini, sostituirsi a Dio.

A niente valgono i moniti che risuonano dalle profondità della nostra civiltà: i miti greci di Saturno che mangia i figli, la superbia dei titani, le lotte fratricide, l’arroganza punita degli uomini che rinnegano la divinità; e nella Bibbia, la torre di Babele, il castigo perenne per quella generazione di uomini che pretese di giungere a guardare in faccia Dio.

Questo è l’humus malato, le viscere corrotte della gloriosa civiltà europea che corre verso l’abisso guidata dalle corrotte élites anglosassoni servite dai nostri ascari di provincia.

Ma non si creda che stia invocando la resa. Tutt’altro.

  • Sul piano legale, bisognerebbe chiedersi (e si farà, oh se si farà) se dirigenti politici che potrebbero scegliere soluzioni incruente come tornare al gas russo o dichiarare, come da Costituzione repubblicana, neutralità, e invece optano per la distruzione preventiva del tessuto economico e sociale, non stiano incorrendo in profili di alto tradimento.
  • Sul piano politico, questa volta non sarà così facile chiuderci in casa a languire nell’umiliazione e nell’impotenza. Questa volta c’è un nerbo di popolo che non cederà a questo nuovo nazismo travestito da governance, a questo conato di armageddon controllato dalle élites di cui sopra, eseguito da compiacenti proconsoli e rivolto, in primissimo luogo, contro di noi, contro il popolo sovrano.

Abbiamo imparato la lezione. Mai più autocertificazioni, zone rosse, coprifuoco e il sinistro resto di misure demenziali. Ne va della nostra dignità e della vita stessa, nostra e delle generazioni future. Difenderemo l’una e le altre con tutti i mezzi democratici a disposizione. Tutti.


Guido Cappelli è docente di Letteratura italiana presso l’ Università degli Studi di Napoli L’Orientale.
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