La Cina non riconoscerà più le sanzioni Usa. Aragchi a Pechino
di Piccole Note
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi oggi si recherà a Pechino. Inutile specificare il tema della visita, che segue di pochi giorni il suo tour in Russia per incontrare Putin. L’Iran si rapporta con i suoi alleati per resistere alla pressione americana ed eventualmente a una nuova ondata di attacchi.
Eventualità, questa, sempre più incombente anche per gli strani attacchi agli Emirati Arabi, di cui Abu Dhabi accusa Teheran con quest’ultima che nega ogni responsabilità (si rischia un nuovo incidente del Tonchino). Tel Aviv scalpita per riprendere la guerra contro l’antagonista regionale trovando sponde a Washington – su tutti il Segretario di Stato Marco Rubio – che a sua volta preme per creare nuove criticità alla Cina, già colpita con il golpe in Venezuela.
Attacco non ancora scontato, con Trump che oppone resistenza, come confidato da alcuni alti funzionari Usa al Wall Street Journal, ma non sembra che abbia la forza né l’intelligenza per contrastare le enormi pressioni, né è aiutato dal suo ego sfrenato, che gli impedisce di trovare sponde.
Peraltro, Trump non sta attraversando un periodo tranquillo: dopo la sceneggiata/avvertimento dell’Hotel Hilton di Washington, ieri un tale ha sparato nei pressi della Casa Bianca, incidente che ha funestato i cronisti intervenuti a un evento organizzato dal presidente, subito messi in sicurezza (lockdown) com’era avvenuto per l’attentato del 27 aprile.
Al netto degli interna corporis americani, e israeliani, la visita di Aragchi in Cina giunge tre giorni dopo la sorprendente presa di posizione di Pechino, che ha diramato un ordine pubblico che esenta le aziende cinesi, in particolare del settore energetico, dalle sanzioni “unilaterali” americane.
Una risposta ferma alla pretesa statunitense di applicarle a cinque aziende energetiche cinesi accusate di aver effettuato interscambi con Teheran, ma che ha applicazione a più ampio spettro. Non è la prima volta che Pechino prende posizione contro le sanzioni americane, ma finora si era limitata a varare norme, mentre stavolta dal livello “istituzionale” si è passati “all’applicazione pratica”.
Lo comunica il Global Times, che a sua volta riprende il più istituzionale Quotidiano del Popolo, in una nota che recita: il ministero del Commercio cinese “ha emesso un ordine di divieto in conformità con le Norme per contrastare l’applicazione extraterritoriale ingiustificata della legislazione straniera […] in cui si dichiara esplicitamente che la Cina non riconoscerà, applicherà o darà effetto alle sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti”.
“[…] L’imposizione arbitraria di sanzioni unilaterali da parte degli Stati Uniti e la loro sconsiderata ricerca di una ‘giurisdizione extraterritoriale'”, continua il GT, “costituiscono pratiche egemoniche che violano i confini della sovranità ed esercitano coercizioni sul mercato globale. Ponendo il proprio diritto interno al di sopra del diritto internazionale e interferendo arbitrariamente nelle normali attività economiche e commerciali delle imprese di altri Paesi, tali azioni violano completamente il principio fondamentale dell’uguaglianza sovrana nelle relazioni internazionali”.
“[…] La Cina sostiene l’approccio di contrastare l’egemonia con le regole e difendere l’equità con lo stato di diritto”. Tale decisione “rappresenta anche un esempio concreto per la comunità internazionale per resistere alle prepotenze unilaterali e opporsi alla ‘giurisdizione extraterritoriale’. Dimostra la responsabilità della Cina, in quanto grande Paese, nel sostenere la giustizia e difendere l’ordine”. Di fatto, un’esortazione diretta ad altri Paesi perché assumano posizioni simili.
Peraltro, l’accenno a quanto fece la Ue 1998, quando emanò norme “contro l’applicazione extraterritoriale di leggi adottate da paesi terzi, bloccando l’applicazione extraterritoriale dell’Helms-Burton Act e del D’Amato Act statunitensi, che limitavano gli scambi commerciali con Cuba, Iran e altri paesi”, non appare solo un richiamo a un precedente, ma il modo per segnalare che il contrasto cinese alle sanzioni Usa ha una prospettiva globale.
“Pechino”, commenta MK Bhadrakumar su Indianpunchline, “ha fatto la prima mossa importante riguardo la crisi iraniana, dopo aver osservato e studiato attentamente le ramificazioni dell’aggressione a fasi alterne condotta da Stati Uniti e Israele […] volta a distruggere le capacità di difesa del Paese e a costringerlo alla capitolazione […], consentendo così agli Stati Uniti di prendere il controllo sulle sue grandi risorse minerarie, in particolare petrolio e gas”.
“[…] Spetta all’amministrazione Trump far rispettare le sanzioni intercettando le petroliere che trasportano petrolio iraniano diretto in Cina, ma si tratterebbe di una mossa rischiosa, irta di pericoli concreti che potrebbero provocare uno scontro con Pechino, con la possibilità di un’escalation da parte della Cina, come ad esempio il dispiegamento della Marina cinese per scortare le petroliere in partenza dai porti iraniani e dirette in Cina. Per quanto inverosimile possa sembrare questa ipotesi, resta il fatto che la posta in gioco per la sicurezza energetica della Cina è altissima”.
Segnaliamo un’altra iniziativa, più sottotraccia ma alquanto importante, di questi giorni, riportata da al Manar: il Pakistan ha attivato sei rotte di transito terrestri, “tra cui diversi corridoi chiave che collegano porti e punti di confine all’interno del Pakistan, creando una vasta rete per il commercio terrestre verso l’Iran, al fine di aggirare le rotte commerciali marittime nel Golfo Persico”.
Tali rotte “creano un ponte terrestre tra i porti d’altura del Pakistan e il confine iraniano, aprendo una via di spedizione vitale per le merci provenienti da paesi terzi, che altrimenti risulterebbero vulnerabili alla pirateria marittima statunitense. Per la Cina, il Paese che più importa petrolio al mondo e verso cui era destinato circa il 90% delle esportazioni di greggio iraniano prima dell’attuale conflitto, l’apertura di rotte terrestri alternative riveste un’importanza strategica fondamentale”. Tali iniziative non fanno rumore quanto le bombe, ma…











































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