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mondocane

Tav-Guaidò: per i Cinque Stelle hic Rhodus, hic salta

di Fulvio Grimaldi

Il latino dice: “Qui è Rodi, qui salta” ed è l’intimazione fatta da Esopo a uno che afferma di sapere fare salti altissimi. Di fronte al bivio TAV-Venezuela, va fatta ai 5 Stelle

rovinaIl tradimento dei figli

L’Italia di Dante, Leopardi, Fenoglio, Caravaggio, Montessori; la Spagna di Cervantes, Unamuno, Dolores Ibarruri, Picasso; La Germania di Goethe, Schopenhauer, Brecht, Sophie Scholl; l’Inghilterra di Shakespeare, Byron, Dickens, Melville; la Francia di Cartesio, Olympe De Gouges, Diderot, Balzac, Verlaine….. Hanno concesso ai loro (il)legittimi governanti di decretare il Tramonto dell’Occidente. Di quell’Occidente, non colonialista, non ipocrita e sanguinario, non capitalista, in sostanza non cristiano, che era stato tenuto a battesimo da Omero, Prassitele, Euripide, Socrate, Seneca, Ovidio.

Scusate se vi mitraglio con questa grandine di nomi.. E’ che continuano a venirmi in testa, loro e tanti altri, al cospetto dell’enormità di quanto va accadendo sotto i nostri antichissimi e, oggi anche vecchi, occhi, nella sostanziale passività dei figli di quegli uomini e donne. A me, a noi, che credevamo di averla scampata, che le previsioni, ammettiamolo, ottimistiche al cospetto di quanto va precipitando, non si sarebbero avverate del tutto prima della fine del nostro passaggio, visto che ci proteggeva l’ombra di tali giganti…che almeno le parvenze, la forma, sarebbero state mantenute, tanto da non farci buttare l’ultima occhiata su una infinita distesa di ghiaccio.

Non di inverno nucleare si tratta qui, ma di un inverno che seppellisce sotto la sua lastra di ghiaccio intelligenza, coscienza, convivenza civile, progresso umano, quello di cui quegli spiriti avevano plasmato l’anima.. Bene lo stanno rappresentando in simbolo le temperature artiche che paralizzano nel gelo le più gloriose città, la più pregiata natura del Nord America. Sto parlando dell’accondiscendenza concessa, da alcuni con impudico trasporto, da altri intingendo le mani nel catino di Ponzio Pilato e, infine, da coloro di cui noi siamo partorienti cronici: i né-né.

Ce ne sono stati due, tra chi ha titoli per interpretarci, a picconare il ghiaccio e farvi filtrare luce: Manlio Di Stefano, sottosegretario 5 Stelle agli Esteri e Alessandro Di Battista, a dispetto del cranio parlante di Moavero Milanesi e della cialtroneria opportunista di chi non poteva non estendere al guitto venezuelano nella corte imperiale, la complicità in fascismo che già aveva assicurato al “carrasco” brasiliano.

Pochi hanno seguito una mira precisa. Quale orbo, quale guercio, quale strabico, hanno sparato un po’ qua e un po’ là. Ma, cianciare di elezioni dopo appena 9 mesi da elezioni vinte dal presidente con il 64% e definite corrette da tutti i corretti, caro Di Maio, e sopratutto distribuirsi equamente tra Maduro e un fantoccio golpista di estrazione terrorista, è come mettere ai nastri, accanto a Ribot, un brocco dopato da mezzo chilo di anfetamina Monsanto.

Al nostro occhio, che non si rassegna a rinunciare a quella che era la sua luce di fiducia, ora ridotta a scintilla, non compaiono, in tempi perfino più bui dei secoli così definiti, quando ogni ordine civile si era dissolto, forze di resistenza e contrattacco. Se non le camicie rosse dei bolivariani e i gilet gialli dei memori della rivoluzione. Se è poco, se è sterile o gravido, fatecelo vedere prima della caduta delle palpebre. Ma va anche bene dopo.

 

Codardo oltraggio e servo encomio

Complici in codardo oltraggio e servo encomio, questi europei hanno condiviso un progetto Venezuela che intendono far valere anche su noi: assassinio di diritto, giustizia, libertà e di quell’artificio per tenere buoni i sottoposti e fargli tramutare il sudore e le lacrime in oro, che chiamano democrazia. Carta dell’ONU, costituzioni, tavole della legge del mondo e delle nazioni frantumate. Un gaglioffo tirato su negli angoli dei topi nel palazzo imperiale, addestrato dai giannizzeri di Otpor collaudati a Belgrado e poi in tutte le rivoluzioni colorate, affidato al redivivo Elliot Abrams, massacratore in Guatemala, Salvador, Nicaragua, condannato per aver mentito al Congresso, meritevole reduce delle guarimbas del 2014 e 2017, dove con cavi attraverso le strade si tranciavano gole di chavisti e se ne bruciavano i vivi corpi. E’ lui il presidente legittimo, i cui flop di piazza vengono fotoshoppati in adunate oceaniche, mentre quelle del presidente eletto dal popolo, con metodi che già il Centro Carter e poi tutti gli osservatori internazionali, appena il maggio scorso, hanno definito la più trasparente e corretta pratica elettorale del mondo, di numeri che riflettono il 90% di venezuelani oppositori ai gangster dell’intervento esterno. E sono anche elezioni regolari quelle che in ambito occidentale incominciano a dare fastidio perché di solito non esprimono il risultato voluto. Ne faranno a meno, a partire dal Venezuela.

Se va bene ai loro editori di riferimento, va bene alla carta straccia che pubblicano. Compresa la ripresa degli assassini mirati, rilanciat8 alla grande da Obama, ora con il dimostrato tentativo di far ammazzare Maduro da una squadra di mafiosi arrivati dalla Colombia e neutralizzati a Caracas. O anche lo sbarco in Colombia, preannunciato da Bolton, di squadre della morte di Marines da far fare in Venezuela ciò che hanno fatto negli anni ’80 in Salvador, Guatemala e Nicaragua, al comando dell’oggi rigenerato per la bisogna venezuelana, Elliot Abrams.

 

L’ucrainizzione del Venezuela

La finta democrazia e il reale totalitarismo, magari di fibra anziché di filo spinato, degli Stati europei, che, dal sottosuolo in cui li nascondevano le cerimonie dei palazzi quirinalizi e la macchina del fumo alimentata dai media a menzogna e inganno unificati, ora sono emersi alla luce, forti dei nuovi metodi di annientamento di corpi e cervelli forniti dalle tecnologie e dalle piattaforme, sono più colpevoli della stessa Città del Sole Nero americana. Ucraina, Libia, Siria, Iraq, Afghanistan…. hanno assistito - e quasi sempre condiviso – a una marcia della Notte dei Morti Viventi che ha seminato decine di milioni di morti innocenti e raso al suolo condizioni di vita e testimonianze di civiltà, senza le quali siamo come quelle ultime foglie della quercia, davanti alla mia finestra, che tremulano gialle, secche, intirizzite, sullo sfondo grigio di un cielo svanito. E oggi, agitando vanghe che seppelliscano la più bella fioritura dell’America Latina, non si rendono conto che stanno scavando la propria fossa. Illusi di essere ammessi nella capsula spaziale dell’Impero, qualunque cosa sia, si offrono a pulirne i servizi.

 

Pifferai e topi

Avete visto come Trump, da marionetta recalcitrante ai fili del Grande Puparo, da reietto e inetto populista, infido sguattero dei russi, imprevedibile ciarlatano erettore di muri, con questa mossa abbia finalmente ricevuto dallo Stato Profondo la corona di Obama, golpista e bellicista principe, che fin qui gli era stata negata. Mossa sognata di giorno e di notte, fin dall’epifania davvero rivoluzionaria di Hugo Chavez nel 1988, dai burattini collocati nella Casa Bianca dal rettilario dell’Intelligence, dai negromanti di Wall Street, dai tossici del petrolio, dal New York Times, standard aureo di una stampa che nella menzogna ha scoperto la sua pietra filosofale. E dai reazionari del mondo intero di cui Chavez e poi Maduro, dando casa, istruzione, salute, dignità, hanno svelato i trucchi.

Ora costoro, ratti appresso al pifferaio che tira verso l’abisso, danno il loro pieno appoggio alla disintegrazione. Una disintegrazione, affidata al pifferaio di Washington e a cui rosicchiano i suoi topi,. del diritto internazionale e di ogni pretesa, mascherata dalla carta velina delle coperture mediatiche, di democrazia, ancorché formale. Sulla strada futura dell’umanità sgambetta un guappetto da Circolo della Caccia, fattosi apprezzare per come, appeso ai fili della marionetta a stelle e strisce, a sua volta manovrato da dietro le quinte, ha saputo mozzare teste e sfondare ventri plebei. Dalla platea applaudono spettatori che si credono vivi in virtù dei loro battimani, mentre si afflosciano infestati dai vermi.

 

I tempi della clava

I poteri finanziar-militari, repressivi e decerebranti, che guidano la parte nord-occidentale del mondo hanno deciso che era giunta, nei fatti, la fine di ogni pretesa di distinzione tra bene e male, giusto e ingiusto. Ritengono di essere capaci ormai, grazie agli strumenti militare, sicuritario, di spoliazione FMI e BCE e agli stregoni digitali, di organizzare i controlli, i condizionamenti psicofisici e la trasformazione della libertà in carcassa, in misura tale da poter abbandonare ogni finzione, seppure di una democrazia tutta di fuffa. Già Facebook e gli altri ci hanno abituati a vedere bandita la nostra scelta di opinione e la manifestazione della stessa. I media hanno attribuito a Maduro la crisi economico-sociale del paese più benestante ed equo del Continente e oltre, precipitata invece in catastrofe per i sabotaggi e le sanzioni genocide che, a partire da Obama, gli Usa si permettono di infliggere ai paesi disobbedienti e che, da noi condivise, causano più eccidi delle guerre per fame, freddo, malattie, ma dai pacifisti e sinistri vari sono sorvolate come male minore, trascurabile. C’era corruzione nel bolivarismo? C’era chi ha mollato, chi s’è approfittato? Accusa mossa dal paese che su 176 è il 69° per corruzione, dietro al Ruanda, è il lancio della prima pietra da parte di Berlusconi. Dei lupi di Wall Street, degli zombie nelle porte girevoli tra Cia, Pentagono e business, neanche a parlarne.

Un Occidente capeggiato da uno Stato, fallito (20mila miliardi di dollari di debito), ma armato più di tutti gli altri messi insieme, utilizzato dal vertice della Piramide per togliersi dai piedi sempre più umanità in eccesso e devastare più parti di pianeta, nel tempo più breve di qualsiasi predecessore, persiani, romani, mongoli, ottomani, musulmani, cristiani, nazifascisti, a Caracas ha gettato la maschera definitivamente. Salvano la faccia Russia, Cina, altri minori. Non è poco. Ecco perché toccherà pompare il palloncino Russiagate e attivare i ragazzi di bottega perché si schiantino, e schiantino la loro integrità, contro la Russia in nome della democrazia.

A incominciare dal ritiro Usa dal trattato INF, dei missili a corto e medio raggio, quelli che cacciammo da Comiso a forza di manganellate ricevute, grottescamente attribuito a inesistenti violazioni russe. Quelli che ora verranno collocati a casa nostra, potenziando il nostro valore di bersaglio nel caso della guerra verso la quale ci precipitano gli psicopatici fuori controllo che hanno fatto capolino a Caracas.

 

Rompere con Salvini, con l’UE, perché?

Può darsi che non si debba rompere con Salvini perché non sa fare assolutamente niente che non sia rozzo, volgare, sbagliato, funzionale al sistema dei padroni. Certamente non sulla sua politica delle migrazioni che, per motivi buoni o cattivi, esprime la sacrosanta volontà degli italiani di non essere fregati dall’UE e di non pagare i costi africani delle depredazioni coloniali occidentali. Può darsi che non si debba rompere con l’UE perché si tratta di burocrati democraticamente illegittimi, assoldati da lobby plutocratiche con il progetto della distruzione del benessere collettivo e di società coese e sovrane. Ma, per Zeus, sia con Salvini che con Bruxelles, è suicida non rompere per l’avallo che hanno osato offrire alla più efferata operazione contro la libertà e la verità dei nostri tempi. E’ la goccia. S’è visto che non c’è limite. Con questi, le stelle non possono più stare a guardare. Sono pronti ad avallare anche il Nobel della pace a Jack lo Squartatore. Il norvegese Quisling, l’ucraino Bandera, il croato Pavelic, Laval di Vichy sono modesti guardiani della polveriera al confronto.

Ci si impegnava per “onestà, onestà!” Ebbene con Tap e Terzo Valico si è fatta vincere la disonestà. E le famose penali le potevamo impiccare ai reati commessi da quei devastatori. Guai se succedesse anche con il Tav, o con le secessioni regionali. Ma se dovesse capitare con l’usurpatore Guaidò e i suoi sponsor, che insieme fanno l’apice assoluta della disonestà, politica, morale, legale, umana, corroborati dagli invocatori e violatori primi dei diritti umani, allora davvero non ci sarebbero più stelle nel firmamento.

Tocca trovare una definizione da tramandare alla Storia, se ci sarà, per il sistema ormai consolidato, etichettato Trump e condiviso dalla criminalità politica, massonica,.mafiosa del continente intitolato alla figlia di Agenore, rè di Tiro e della porpora, concupita dal padre degli dei. Non basta più parlare di fascismi. Del resto, questo termine è applicato con morbosa dovizia a epifenomeni irrilevanti, o, peggio, a chi non vuole abitare i luoghi del neoliberismo atlantocentrico e proprio da quelli che oggi si assembrano ai piedi di un vitello che reputano d’oro, mentre non ne è che la metastasi Capace di farci apparire il fascismo storico il male minore.

Europa generò Minosse, tiranno crudele e poi, negli Inferi, giudice feroce dei dannati. Sua moglie Pasifae si accoppiò con il toro di Creta e ne nacque il mostro Minotauro. Che divorava vergini. Possibile che i greci avessero compreso e interpretato le vicende umane fino a 2-3000 anni dopo? Mentre il Minotauro impazza, non ci resta che aspettare il filo d’Arianna. E Teseo che lo svolge, fino a decapitare il mostro. Dov’è Teseo?

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