
Quella deviazione della prassi che si fa mondo
Un saggio sull'influenza di Democrito e Epicuro in Marx. Un rapporto poco studiato ma indispensabile per comprendere la ricerca marxiana delle basi materiali della libertà
Augusto Illuminati
Il rapporto fra Marx e Epicuro ha sempre incuriosito gli studiosi, nella misura in cui si faceva più accidentato il presunto percorso centrale da Hegel al «Regno della Libertà» attraverso la «dittatura del proletariato». Un giovane studioso torinese, Diego Fusaro ha dedicato un interessante libretto a Marx e l'atomismo greco - alle radici del materialismo storico (prefazione di Gianni Vattimo, Il Prato, pp. 176, euro 10), che ricostruisce con informata competenza i vari luoghi in cui il pensatore di Treviri si riferisce a Democratico e Epicuro, nonché le principali interpretazioni che di questo nesso sono state date nella sua travagliata esegesi. Si parte ovviamente dalla dissertazione di laurea del 1841, Differenza fra le filosofie della natura di Democrito ed Epicuro, che testimonia l'interesse della sinistra hegeliana per pensatori che erano stati stroncati da Hegel e che presentavano un implicito termine di confronto fra la dissoluzione della tradizione metafisica classica e quella dell'idealismo moderno.
Nel corso di questo processo Marx concepirà tuttavia una simpatia, ancora non concettualizzata, per il materialismo, soprattutto in polemica con la religione. Una forzatura a sinistra e insieme una revisione del sommario giudizio hegeliano su questi autori. Più suggestiva, caso mai, è proprio la distinzione impostata fra il pensiero di Democrito e quello di Epicuro: è al secondo che vanno le preferenze di Marx perché non riduce le qualità sensibili a mero opinato soggettivo ma ne salva l'oggettività, essendo gli stessi atomi dotati di qualità ;2) e perché finalizza la conoscenza scientifica alla felicità filosofica.
Decisivo risalto viene conferita alla teoria del clinamen (come rivela il termine, non attestato nell'autore greco ma presente nell'illustrazione in genere fedele di Lucrezio): gli atomi hanno un peso e cadono in linea retta in parallelo, combinandosi solo per una casuale impercettibile deviazione (il clinamen, appunto), che introduce nella rigida necessità del meccanismo atomista un elemento di casualità-libertà, assai importante per la sua trasferibilità in campo etico, dove autorizza la scelta responsabile.
Già Ernst Bloch aveva intuito che la preferenza accordata da Marx alla filosofia pratica di Epicuro rispetto a quella teoretica di Aristotele e all'atomismo attivo ed energetico rispetto a quello passivo e necessitante di Democrito anticipava la sostanza delle undici tesi su Feuerbach, metaforizzando un deciso spostamento sulla prassi in cui la filosofia si fa mondo. Il proto-illuminismo epicureo è coerentemente accolto come prefigurazione dell'antropocentrismo, che (sempre sulla linea di Feuerbach e anche di Bruno Bauer) invererebbe lo Spirito assoluto contro ogni riconciliazione dell'idealismo con la religione (destra hegeliana e Schelling).
Fusaro indaga poi con scrupolo e originalità il meno noto ritorno di Marx sul tema nella Sacra Famiglia (1844) e nell'Ideologia tedesca (1846): il Moro credeva di aver fatto i conti con Hegel e adesso il suo approccio all'atomismo è francamente materialistico, assumendo anche una continuità con la scuola francese di D'Holbach e La Mettrie e distinguendo gli esiti dell'indirizzo democriteo e di quello epicureo rispettivamente nella scienza moderna e nel socialismo.
Interpretazioni certo discutibili, ma che dimostrano la persistente centralità del clinamen epicureo nell'attivismo trasformatore che ora è il segno dell'ideologia e della pratica marxiana. Lo ribadisce anche la polemica con Stirner, appoggiato per analogia sull'immobilismo stoico, secondo una tradizionale ripartizione delle filosofie post-aristoteliche, esattamente inversa all'apprezzamento di Hegel per scettici e stoici. La stessa funzionalizzazione della scienza alla pratica sovversiva - umwälzende Praxis- riprende in termini nuovi la differenza fra Democrito ed Epicuro. Quest'ultimo, condizionato dalla mancanza nel mondo antico dei presupposti materiali per un'adeguata teoria della società, resta nei confini di un individualismo metodologico, ma l'edonismo epicureo viene ripreso a linea guida dell'individuo sociale marxiano anche negli scritti della maturità, come componente irriducibile a ogni totalizzazione nonché anticipata critica di ogni repressione borghese del desiderio.
Qui vengono opportunamente citati autori che hanno in vario modo insistito su questa dimensione libertaria e anti-deterministica marxiana, da Herbert Marcuse a Costanzo Preve e Norberto Bobbio: materialismo della libertà versus materialismo della necessità. La mossa althusseriana che, proprio in riferimento al clinamen lucreziano, decostruisce la presunta inevitabilità lineare dell'accumulazione originaria capitalistica e la tramontata illusione della transizione necessaria dal capitalismo al comunismo, conclude il libro. L'autore conferisce il dovuto rilievo al «materialismo aleatorio» di Louis Althusser , senza però particolarmente privilegiarlo. A mio parere è invece il frutto più succoso dell'innegabile epicureismo marxiano. Ma non mi nascondo il carattere filologicamente azzardato dell'operazione.









































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