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Rosa Luxemburg critica dell’economia politica

di Marco Palazzotto

In questo centenario dalla morte della rivoluzionaria polacca pochi hanno approfondito il suo apporto alla teoria economica, che è stato invece fondamentale per lo sviluppo del marxismo

rosa luxemburg jacobin italia 990x361Nel centenario della morte, Rosa Luxemburg (1871-1919) è stata ricordata come socialista, per il suo ruolo nel pensiero femminile e per la straordinaria personalità che viene fuori dal suo epistolario. Qui vogliamo ricordare anche il suo fondamentale contributo alla critica dell’economia politica, in primo luogo con i libri L’accumulazione del capitale (1913) e Introduzione all’economia politica (1912 ).

L’accumulazione è senz’altro da considerare l’opera principale di Rosa Luxemburg. Lo scopo dell’opera era rispondere al quesito «dove sono i consumatori del plusvalore?». La risposta della rivoluzionaria polacca è che dentro un sistema puramente capitalistico sarebbe impossibile reperire la domanda per il consumo di merci prodotte in regime di accumulazione. Tale domanda dovrebbe ricercarsi altrove. E proprio per trovare questa domanda aggiuntiva nasce secondo Rosa Luxemburg l’imperialismo. Infatti, la conquista di nuove colonie da parte degli Stati a economia capitalistica andò di pari passo con la concorrenza, militare ed economica, per accaparrarsi nuovi spazi di accumulazione dopo la saturazione delle economie interne. Ma la lotta per la spartizione di queste zone pre-capitalistiche porta prima o poi alla saturazione dell’intera economia globale, in un mondo divenuto integralmente capitalistico. A quel punto si verifica il crollo del sistema per la carenza della domanda del sovrappiù.

Per questa sua teoria Rosa Luxemburg è stata accusata – anche da illustri marxisti come Lenin o Sweezy – di «crollismo sottoconsumista». Ma andiamo con ordine. Alla fine proveremo a spiegare come si difende da queste accuse e perché il suo contributo fu sottovalutato dai marxisti suoi contemporanei e successivi.

 

Gli schemi di riproduzione e la teoria dell’imperialismo

Rosa Luxemburg in L’accumulazione si serve degli schemi di riproduzione del secondo libro del Capitale di Marx per spiegare la sua teoria. Gli schemi di riproduzione sono dei sistemi di equazioni che Marx utilizza per studiare la complessa realtà della produzione capitalistica. Utilizza lo schema di riproduzione semplice per spiegare lo stato stazionario dell’economia; lo schema di riproduzione allargata per spiegare lo sviluppo di un’economia caratterizzata dal continuo investimento di quota dei profitti: l’accumulazione.

Si parte dalla formula c+v+p, ovvero la formula del valore della produzione, dove c sta per capitale costante, ossia l’insieme dei costi sostenuti dal capitalista per i mezzi di produzione; v è il capitale variabile, ovvero l’insieme di salari e stipendi pagati ai lavoratori; e p è il plusvalore, in pratica ciò che rimarrebbe dalla vendita dei prodotti decurtati c e v.

Nello schema di «riproduzione semplice» tutto il plusvalore viene consumato dai capitalisti. Si ha accumulazione e quindi sviluppo della riproduzione quando questa è allargata, cioè quando buona parte del plusvalore, che prende la forma di profitto, viene reimmessa nel sistema per allargare la produzione. «La riproduzione allargata non è un’invenzione del capitale, ma costituisce la regola di ogni forma sociale storica di sviluppo economico e civile. La riproduzione semplice – cioè la pura e semplice ripetizione del processo produttivo sempre alla stessa scala – è bensì possibile e si riscontra di fatto in lunghe fasi dello sviluppo sociale: ad esempio nelle comunità agrarie di villaggio a tipo comunistico della prima antichità»

Perché ci sia accumulazione quindi è necessaria una forma allargata della riproduzione che deve rispettare tre condizioni. Prima condizione: la produzione deve generare plusvalore, forma elementare senza la quale il capitalismo non genera aumento della produzione. Seconda condizione: il plusvalore deve essere realizzato, quindi deve assumere la forma monetaria. Terza condizione: una volta che il plusvalore sia stato realizzato e sia stata aggiunta una parte al capitale per l’accumulazione, è necessario che questo nuovo capitale aumentato assuma la forma di capitale produttivo (ossia di mezzi di produzione e di forza-lavoro) e che la parte di capitale scambiata per utilizzare la forza-lavoro assuma la forma di mezzi di sussistenza. Una quarta condizione aggiuntiva: che la produzione allargata torni sotto forma di denaro. La presenza del mercato di scambio, luogo in cui la merce può essere venduta al suo valore, è fondamentale affinché questo ciclo si concluda.

Per continuare la spiegazione dell’accumulazione Rosa Luxemburg, mutuando da Marx, espande la formula c+v+p dalla produzione del singolo capitalista all’intera produzione sociale. Dopodiché, per spiegare la produzione dell’intera comunità dei capitalisti usa due sezioni: produzione di mezzi di produzione (somma di macchinari, impianti, attrezzature, materie prime, semilavorati, ecc.) e produzione di mezzi di sussistenza (prodotti indispensabili a soddisfare i bisogni essenziali delle persone: abitazione, vitto, vestiario). Entrambe le sezioni hanno come obiettivo la produzione di plusvalore creato grazie allo sfruttamento della forza-lavoro (che è la differenza tra il valore del prodotto del lavoro e la remunerazione sufficiente al mantenimento della forza-lavoro). La formula c+v+p trova perciò applicazione in ciascuna delle due sezioni. Infine le due sezioni, essendo influenzate l’una dall’altra, devono presentare determinati rapporti quantitativi. «Più precisamente, una deve produrre tutti i mezzi di produzione di entrambe, l’altra i mezzi di sussistenza per i lavoratori e i capitalisti di entrambe».

Partendo da queste premesse Marx costruisce la seguente formula di riproduzione capitalistica semplice:

    1. 4000 c + 1000 v + 1000 p = 6000 mezzi di produzione
    2. 2000 c + 500 v + 500 p = 3000 mezzi di consumo

Le cifre rappresentano grandezze di valore, ovvero denaro, con rapporti reciproci esatti. La circolazione si compie nel seguente modo: la prima sezione produce mezzi per entrambe le sezioni (6000 = 4000 c + 2000 c). La seconda sezione produce prodotti di consumo per l’intera società che saranno spesi con redditi di capitalisti e salariati [3000 mezzi di produzione = (1000 v + 1000 p) + (500 v + 500 p)].

Trattandosi di riproduzione semplice si suppone che tutto il plusvalore si trasformi in profitti e che venga interamente consumato dai capitalisti in beni di consumo per questa classe sociale.

Questa rappresentazione dovrebbe aiutare a capire meglio le relazioni tra i due settori:

Nella riproduzione allargata la differenza sta nel fatto che qui una parte del sovrappiù (l’eccedenza dei beni prodotti rispetto a quelli impiegati nel processo produttivo) non viene consumata dai percettori di profitto, ma aggiunta al capitale operante per essere capitalizzata.

Vediamo numericamente come Marx spiega l’accumulazione.

    1. 4000 c + 1000 v + 1000 p = 6000 mezzi di produzione
    2. 1500 c + 750 v + 750 p = 3000 mezzi di consumo

In questa rappresentazione succede che la produzione totale è sempre di 9000 (6000 mezzi + 3000 consumo), ma abbiamo di fronte due scompensi. I mezzi di produzione (6000) superano in valore di 500 la quantità consumata realmente nella società ( 4000 c + 1500 c). I mezzi di sussistenza (3000) presentano un deficit di 500 rispetto al fabbisogno dei lavoratori (1000 v + 750 v) e alla somma del plusvalore ottenuto (1000 p + 750 p). Ne consegue che il consumo della classe capitalista deve essere inferiore al plusvalore che è stato espropriato alla classe dei lavoratori. Sono quindi soddisfatte due premesse fondamentali: «una parte del plusvalore appropriato non viene consumata mentre vengono prodotte quantità maggiori di mezzi di produzione affinché il plusvalore capitalizzato possa essere impiegato ad allargare la produzione».

Questo schema è la base matematica che Marx usa per spiegare l’accumulazione. A questo punto Rosa Luxemburg si chiede da dove arrivi la «domanda solvibile di merci». «Da dove si origina la domanda continuamente crescente che sta alla base del progressivo allargamento della produzione dello schema di Marx?». Una prima risposta è che non può venire dai capitalisti dei due settori, perché questi devono conservare una parte del plusvalore per la produzione successiva con maggiore capitale costante per produrre maggiori beni di consumo. Ma chi necessita dei mezzi di consumo aumentati? Gli schemi risponderebbero: i lavoratori. Ma in realtà i lavoratori possono comprare soltanto i beni pari al capitale variabile, ovvero ai salari che gli sono stati pagati dai capitalisti.

Malthus risponderebbe che l’aumento della popolazione potrebbe coprire questo aumento di domanda. Ma l’aumento di popolazione aumenta anche la forza lavoro utile all’accumulazione e quindi questo aumento copre anche l’aumento di domanda di lavoro. Rosa Luxemburg allora prende in considerazione altri strati della popolazione come proprietari terrieri, liberi professionisti, funzionari di Stato e clero. Nella realtà i primi erodono una parte dei profitti e quindi del reddito dei capitalisti. Le altre categorie, come ad esempio i professionisti, ricevono i loro mezzi monetari direttamente o indirettamente dalla classe dei capitalisti che «li tacita con briciole del suo plusvalore». Il clero riceve i mezzi monetari in parte dai capitalisti e in parte dai salari. Infine, lo Stato è sostenuto dalle tasse sui profitti e sui salari.

«Essendo dunque impossibile trovare all’interno della società capitalistica gli acquirenti visibili delle merci in cui la parte accumulata del plusvalore si nasconde, non resta che una via d’uscita: il commercio estero». Però come sostiene Marx nel primo libro del Capitale, per studiare «l’oggetto della ricerca nella sua purezza, […] dobbiamo considerare l’intero mondo commerciale come una nazione sola, e presupporre che la produzione capitalistica si sia installata dovunque».

Anche dopo questa considerazione Rosa Luxemburg rimane dubbiosa e si domanda allora chi comprerà le merci addizionali, per chi si dovrà allargare la produzione se consideriamo l’intero mondo come una nazione sola. In questa parte dell’opera la studiosa polacca sembra cadere nell’errore che rileveranno poi i suoi critici, come dicevamo in premessa. Comincia in questa fase del libro una carrellata di citazioni dal II volume del Capitale per spiegare da dove proviene il denaro per far circolare il plusvalore. In realtà è Marx che confonde la questione, tant’è che Luxemburg stessa dice:

«La questione non è dunque: da dove proviene il denaro per realizzare il plusvalore? Ma dev’essere: dove sono i consumatori del plusvalore? L’accumulazione del capitale è finita in un circolo vizioso: il libro II del Capitale non ci permette di uscirne».

Come ho evidenziato in premessa Rosa Luxemburg risolve il problema della provenienza della domanda del sovrappiù con la teoria dell’imperialismo, cioè la tendenza ai conflitti tra paesi capitalistici per accaparrarsi zone pre-capitalistiche. Questa tesi è esposta con maggiore enfasi nello scritto noto come Una anticritica (scritto nel 1913, ma pubblicato postumo nel 1921) nel quale la pensatrice polacca risponde ad alcune delle obiezioni avanzate da economisti marxisti del tempo. In questo testo viene spiegato meglio il concetto dell’imperialismo come forma specifica di accumulazione. L’errore in cui cade, semmai, è la ripetuta affermazione secondo la quale «l’accumulazione in un ambiente esclusivamente capitalistico è impossibile». La domanda che assorbe il sovrappiù infatti non deriva solo dai consumi operai, e Rosa Luxemburg non vede che il calo di consumi della classe lavoratrice può essere compensato da investimenti e quindi da aumenti di acquisto di beni strumentali.

 

Economia politica e teoria del salario relativo

L’altro scritto teorico di critica dell’economia è Introduzione all’economia politica, volume pubblicato postumo (1925) che si basa sulle lezioni che Rosa Luxemburg impartì per la scuola di partito e scritto probabilmente in carcere nel 1912.

Il testo presenta elementi innovativi nella letteratura marxista soprattutto per la sua analisi sul salario relativo.

«Le invenzioni tecniche sono divenute il pane quotidiano in tutti i campi della produzione. […] Tutto il progresso nella produttività del lavoro si manifesta nella diminuzione della quantità di lavoro necessario al mantenimento dell’operaio. La produzione capitalista non può fare un passo avanti senza diminuire la parte del prodotto sociale che spetta ai lavoratori».

A ogni perfezionamento della tecnica produttiva la parte del lavoratore nel prodotto diventa sempre più piccola e quella del capitalista più grande. «Il salario relativo cade sempre più in basso, in modo continuo e irresistibile; il plusvalore, cioè la ricchezza non pagata estorta ai lavoratori dai capitalisti, aumenta irresistibilmente e costantemente».

Le conseguenze politiche che scaturiscono dalla suddetta interpretazione sono di grande portata. Contro l’abbassamento del salario relativo i lavoratori non possono far nulla, perché non possono far nulla contro il progresso tecnico. L’azione sindacale per aumentare i salari è quindi importante ma non risolutiva. Per combattere la caduta del salario relativo occorre combattere contro il carattere di merce della forza-lavoro. «La lotta contro la caduta del salario relativo non è più una lotta sul terreno dell’economia capitalista, ma un assalto rivoluzionario contro questa economia, è il movimento socialista del proletariato». Però Rosa Luxemburg evidenzia l’azione sindacale come importante per evitare che la forza-lavoro venga pagata al di sotto del suo valore. Il sindacato quindi gioca un ruolo organico ma indispensabile nel sistema salariale capitalistico.

 

Dalla teoria del valore alla scienza sociale del capitalismo

La produzione teorica di Rosa Luxemburg rappresenta una tappa fondamentale per lo sviluppo del pensiero marxista. Il marxismo stesso sopravvive grazie a contributi di questo calibro, insieme a quelli di Engels, Kautsky, Lenin, Hilferding, e altri, che – ahinoi – attualmente mancano.

Grazie all’Accumulazione del capitale riusciamo a capire meglio gli schemi di riproduzione, come funzionano gli scambi tra i settori principali dell’economia, come entra la moneta nella circolazione del capitale, come funzionano i mercati internazionali. L’analisi teorica del ciclo di accumulazione costituisce la base per la comprensione politica dell’imperialismo.

L’Introduzione all’economia politica oltre a fornire – grazie alla teoria della caduta tendenziale del salario relativo – una solida indagine sul sistema del lavoro salariato, descrive una teoria del valore e della produzione capitalistica scevra da incrostazioni economicistiche e tecniche. Questa concezione meno tecnica ci consente di collegarci alla teoria dell’alienazione e del feticismo, e ci avvicina, pertanto, alla critica dell’economia politica come grimaldello per elevare la teoria del valore a scienza sociale del capitalismo.


*Marco Palazzotto è impiegato in un ente pubblico, tra i fondatori di www.Palermo-Grad.com, ricopre incarichi direttivi nella Cgil in Sicilia.
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Comments

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Franco Trondoli
Saturday, 04 January 2020 17:30
[quote name="Mario M"](26). Gentilissimi, per quanto mi riguarda, circa la natura umana, vorrei fare riferimento al libro di Deleuze "Empirismo e Soggettività", che si rivolge al pensiero del filosofo scozzese David Hume. Cardine dell'analisi è l'abbozzo di una logica della relazione basata sull'assunto che la relazione è sempre esterna ai termini che mette in collegamento. Che troverà una sua continuazione nel libro, sempre del Filosofo Francese, "Differenza e Ripetizione". Per finire, visto che ci diamo vicendevoli amichevoli "consigli" di letture; invito a leggere il libro di Ivan illich "Pervertimento del Cristianesimo ". Grazie, Tanti Auguri.
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Mario M
Saturday, 04 January 2020 15:30
Paradossalmente il marxismo rafforza il capitalismo, come il movimento della decrescita che rafforza l'obiettivo della crescita economica (Serge Latouche ha purtroppo banalizzato il pensiero di Ivan Illich). Cioè se si si accetta di giocare con le carte del banco questo vince sempre. Nel caso del marxismo il banco è la natura umana così come ci viene consegnata dalla teoria di Darwin, che poco ha di scientifico, e il marxismo vuole essere scientifico, sbagliando doppiamente: accettando la lotta, la competizione fra gli uomini (la lotta di classe) e sbaglia perché l'economia è solo in minima parte una scienza.

Michele Castaldo giustamente osserva che Trondoli si richiama e si appoggia ad Hobbes, ma questi vede solo un aspetto dell'agire umano, neanche quello predominante, ma che lo diventerà sia per interpretare il passato sia per ipotecare il futuro.

https://www.enzopennetta.it/2016/02/gli-strani-casi-del-dr-darwin-e-di-mr-marx/

https://youtu.be/-WIGqbUMtEQ
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Franco Trondoli
Friday, 03 January 2020 16:16
[quote name="Eros Barone"(24).]Nel suo intervento (cfr. commento n. 10) Franco Trondoli.
Un Caro Saluto a Tutte/i. Ringrazio Eros Barone per il Suo bellissimo articolo. Essere definito un po' guascone, per me, è un gran complimento che accetto molto volentieri. Di solito sono sempre stato considerato un palloso rompiscatole. Forse, sotto sotto, anche dai pochi "amici" a me più vicini per età e conoscenza adolescenziale. In estrema sintesi, credo che debba essere evidente, che e' in corso un gigantesco processo di intensiva "proletarizzazione " che cambia e rivoluziona tutti gli approcci intellettuali tradizionali e non. Per fare un semplice esempio cito Clint Eastwood, al quale non manca una "Cultura Identitaria ", che nel Suo film Gran Torino, e' "costretto" a ricercare e risolvere drammaticamente la seguente equazione: Uno = Molti. Questo sarà , volenti o nolenti, il futuro/presente degli Esseri Umani. Se la Vita avrà un "Senso".
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Eros Barone
Friday, 03 January 2020 00:57
Nel suo intervento (cfr. commento n. 10) Franco Trondoli pone sostanzialmente tre problemi: antropologico, psicologico ed etico. Rispetto al primo problema si può osservare, sviluppando il discorso in termini di antropologia politica, che oggi la democrazia è l’incontro fra il ‘bourgeois’ e il ‘citoyen’, laddove è da precisare che in questa coppia il secondo termine è oggi totalmente assorbito dal primo. D’altra parte, se è vero che, come afferma la VIª “tesi su Feuerbach” enunciata da Marx, “l’essere umano nella sua realtà è l’insieme dei rapporti sociali” e che non esiste una natura umana eterna e invariabile, è evidente che non vi sarà né un’efficace critica della democrazia borghese né un suo positivo superamento senza un grande affondo antropologico sia a livello sociale sia a livello individuale, che concentri il punto focale della critica sul mito della ‘società dei proprietari’: mito che giunge a noi dagli Stati Uniti d’America e che accomuna sia i populisti di Trump sia i ‘liberal’ di Obama. In questo senso occorre rammentare, per citare il titolo del capolavoro di Tocqueville, che è del tutto esatto asserire che la democrazia è sempre ‘democrazia in America’. Né deve sorprendere, giacché gli Usa lo hanno sempre fatto, che la democrazia sia da loro esportata con la guerra: esattamente, una lunga guerra civile (1915-1945: la ‘guerra dei Trent’anni’ del Novecento) e tre guerre mondiali (due ‘calde’ e una ‘fredda’), tutte vinte dagli Usa. La democrazia imperialista ha trionfato, essa è ormai l’unico modello che esista a livello di regimi politici; dunque, proprio perché ha trionfato, è matura per entrare in crisi e, prima ancora, per essere sottoposta ad una critica radicale che punti, da un lato, a contestare la pratica di dominio e a recuperare l’originario progetto di liberazione e, dall’altro, a rifondare una teoria del soggetto e della libertà. Sennonché Trondoli non riesce a vedere, condizionato com’è da un rapporto riflessivo con l’antropologia e l’ideologia borghese (egli che, nei suoi momenti migliori, pur sa elevarsi al disopra dell’angusto orizzonte borghese dello “scambio eguale”), la prospettiva del superamento di “una forza, una potenza di milioni di persone in tutto il pianeta, che anche se ne sono i ‘servi coscienti o incoscienti’, poco importa, gestiscono a tutti i livelli...i meccanismi materiali ed immateriali di tutto”, nel mentre “le ‘classi’ lavoratrici o non lavoratrici, poco importa, sono tutte succube del Sistema e sono tutte rese puri individui atomizzati, risentiti e impotenti senza nessuna possibilità di socializzare niente di niente”. Vediamo, allora, di fornire a Trondoli, oltre al consiglio di dedicarsi ad uno studio approfondito dei classici del socialismo scientifico (Marx, Engels e Lenin), qualche precisazione che lo aiuti a risollevarsi dallo stato di ipocondria antropologico-filosofica nel quale si trova, e del quale acutamente soffre, essendo, malgrado il suo stile un po’ guascone, uomo di intelletto non volgare. In primo luogo, occorre considerare che la situazione
storico-antropologica in cui ci troviamo è il prodotto di una sconfitta epocale, quella dell’Unione Sovietica, i cui effetti non potevano non protrarsi nel tempo; in secondo luogo, è da rilevare che questa situazione, profondamente anche se non irreversibilmente controrivoluzionaria, di ‘after the fall’ ha determinato, su scala mondiale, un massiccio e durevole spostamento a destra dell’asse dell’economia capitalistica (neoliberismo selvaggio, ipertrofia del capitale finanziario, indebolimento sociale e scomposizione strutturale del proletariato attraverso i bassi salari, l’occupazione precaria e l’esercito industriale di riserva), della politica imperialistica (trasformazione reazionaria delle istituzioni, predominio schiacciante degli USA e guerra permanente) e della ideologia borghese (‘clash of civilizations’, oscurantismo religioso, populismo xenofobo, razzismo e disemancipazione), conducendo, per quanto riguarda il socialismo scientifico, alla separazione dei due elementi, il marxismo e il movimento operaio, che lo hanno costituito e ne hanno fatto, negli ultimi decenni del XIX secolo e per buona parte del XX, una potente forza motrice della storia mondiale. Occorre, poi, aggiungere, affrontando il problema psicologico da lui posto, che la risposta al pessimismo cosmico-storico ha il suo fulcro in due assunti: a) la psicologia (dalle tre topiche freudiane alle “macchine desideranti” deleuziane) non detiene affatto il ‘segreto’ dei fatti umani per la semplice ragione che tale ‘segreto’ non è di ordine psicologico; b) tramutare le contraddizioni economiche in problemi psicologici è uno dei classici giochi di prestigio dell’ideologia borghese. In questo senso la scoperta decisiva di Marx è che l’essenza umana nella sua realtà è, per l’appunto, l’insieme dei rapporti sociali, laddove non si tratta di riconoscere semplicemente l’importanza di tali rapporti nella determinazione dell’essenza umana degli individui, ma di dedurre tutte le conseguenze metodologiche implicite nella tesi marxiana per cui l’individuo umano non è un essere sociale (anche altri animali lo sono, perfino più dell’uomo: ad esempio, i lupi), ma l’individuo umano è l’essere sociale. Riguardo, infine, al terzo problema, che per comodità espositiva ho definito etico, va detto che l’accusa di “non aver capito un tubo degli uomini”, che con un linguaggio simpaticamente goliardico Trondoli rivolge al marxismo, è del tutto infondata. In realtà, Marx, a questo proposito, ha sempre fortemente insistito su un concetto assiale: quello secondo cui “il tempo è il campo dello sviluppo umano” (cfr. “Salario, prezzo e profitto”) e le scoperte più interessanti contenute nel I libro del “Capitale” sono, in tal senso, l’analisi del plusvalore e l’opposizione fondamentale tra lavoro concreto e lavoro astratto. Da queste premesse deriva la legge più generale di sviluppo della personalità, che è la legge della corrispondenza necessaria tra il livello delle capacità e la struttura dell’impiego del tempo (di ciò, nelle fasi più alte di sviluppo del socialismo realizzato, si è cercato di tenere conto, sino al punto che la riduzione dell’orario di lavoro e l’autodeterminazione dei ritmi di lavoro sono diventate, nel rapporto competitivo con l’organizzazione dell’economia e della società nei paesi imperialisti, una importante risorsa culturale e formativa, ma anche un freno agli incrementi della produttività). A questo punto, Trondoli potrebbe legittimamente domandare che cosa resti oggi da fare ai marxisti. Ripropongo la mia risposta, soggiungendo che non è mia intenzione predicare una ‘imitatio Christi’. Affermo però che il percorso di Lenin, fondato sul nesso tra teoria e prassi e, nella fattispecie, sul nesso tra scienza e strategia, strategia e tattica, filosofia e politica, è un percorso che conserva un significato oggettivamente esemplare (i marxisti-leninisti non sono forse le uniche forze che hanno sconfitto il capitalismo e i suoi malefici rampolli: l’imperialismo e il fascismo?). A mio giudizio, il compito dei marxisti-leninisti è oggi quello di lavorare, muovendo dagli apparati in cui òperano (scuola, stampa, sindacati, Rete ecc.), per riconnettere il marxismo al movimento operaio e viceversa, radicandosi nelle tre grandi tendenze del processo storico individuate dai fondatori del socialismo scientifico e pienamente confermate dallo sviluppo reale dei rapporti di produzione, di scambio, di circolazione e di consumo delle merci: la riduzione del lavoro necessario (resa possibile dalla informatizzazione dei processi produttivi), “il pieno sviluppo del dominio dell’uomo sulle forze della natura, sia su quelle della cosiddetta natura, sia su quelle della propria natura” (Marx, “Grundrisse”, trad. it., La Nuova Italia, vol. II, p. 112), la formazione di un’umanità integrata (resa possibile dalla costituzione di un mercato mondiale). Così, per riprendere lo stupendo paragone usato da Gramsci in una delle sue “Lettere dal carcere”, essi si comporteranno esattamente come l’esploratore danese Nansen, allorché rimase intrappolato nei ghiacci con la sua nave e decise di resistere avanzando lentamente assieme alla banchisa polare fin quando essa non si fosse sciolta (“constanter et non trepide”).
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AlsOb
Thursday, 02 January 2020 19:38
Caro Michele Castaldo non è utile accentuare gli elementi di differenza rispetto a quelli importanti in comune ma la declamazione "il materialista non crede ai miracoli ma semplicemente analizza il movimento della materia - sociale nel caso in specie - e tratteggia il suoi corso e la sua fine. Perché - ripeto - ogni movimento ha un inizio, uno sviluppo e una fine e il movimento del modo di produzione capitalistico non fa eccezione." non è molto scientifica, né troppo in accordo con il pensiero di Rosa Luxemburg e K Marx.
Appare piuttosto una conveniente superstizione sulla dinamica e evoluzione di fenomeni sociali.
Il materialismo storico non è strettamente sinonimo di descrizione di autorealizzanti movimenti che seguono il loro predefinito corso fino a esaurimento.
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Pantaléone
Thursday, 02 January 2020 10:18
"l'incarnazione del salvatore assoluto non ha cambiato il mondo."
Un piccolo promemoria storico.
È per ignorare le molteplici lotte contadine che attraversano tutto il Medioevo. Per esempio, il sud della Germania è in preda a una rivolta contadina che rivendica il regno di Cristo in terra, Lutero (degli affari) chiede la repressione. E' stato feroce.
Per questo il comunismo è nato nella temporalità europea e non altrove.
Cristo, non quello di Costantino, fu il primo comunista, e la sua prima azione pubblica fu quella di rovesciare i banchi dei cambiavalute nel tempio.
Altrove nelle temporalità chiuse, il kalife è sostituito da un altro kalife.
Chiedete ai datori di lavoro europei quali sono state le conseguenze del '68 quando i lavoratori non volevano più tornare in fabbrica.
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Michele Castaldo
Thursday, 02 January 2020 08:22
Semplice la questione: messi alle strette certi personaggi devono venire allo scoperto.
Dunque basta leggere i commenti di Barone e AlsOB ai miei argomenti a sostegno della tesi di fondo di Rosa Luxemburg per capire dove vanno a parare lor signori, ovvero il capitalismo è per sempre. Povera Rosa, ancora martoriata dagli epigoni di Bernstein e dei Kautsky cento e passa anni dopo.
No, il materialista non crede ai miracoli ma semplicemente analizza il movimento della materia - sociale nel caso in specie - e tratteggia il suoi corso e la sua fine. Perché - ripeto - ogni movimento ha un inizio, uno sviluppo e una fine e il movimento del modo di produzione capitalistico non fa eccezione. Mentre l'idealista si innalza a potenza divina per cambiare il mondo, cioè per adattarsi ad esso con le idee di cambiamento proprio quando il movimento storico del capitale si avvia verso la fine.
Che dire? Niente, non ci sono argomenti per convincere chi non vuol capire. Buona fortuna.
Michele Castaldo
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Eros Barone
Thursday, 02 January 2020 01:02
La tesi luxemburghiana secondo cui il capitalismo diviene ‘impossibile’ in quanto formazione i cui limiti non possono essere ulteriormente spostati grazie alla presenza di elementi non-capitalistici e la crisi, a sua volta, diviene un fenomeno non temporaneo ma permanente; questa tesi fornisce una rappresentazione fuorviante dello sviluppo storico, poiché concepisce tale sviluppo come del tutto meccanico e privo della dialettica tra il momento soggettivo cosciente e le condizioni oggettive. Per demolire una concezione del genere è sufficiente rammentare la prima “tesi su Feuerbach” enunciata da Marx: “Il difetto principale di ogni materialismo fino a oggi...è che l’oggetto, la realtà, la sensibilità vengono concepiti solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E' accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall'idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto...Feuerbach...non concepisce l'attività umana stessa come attività oggettiva...Egli non comprende, perciò, l'importanza dell'attività ‘rivoluzionaria’”. Il dramma che Rosa Luxemburg ha incarnato consiste allora nel fatto che essa non è riuscita ad accettare praticamente per sé stessa le determinazioni di carattere meccanicistico da lei attribuite alle trasformazioni storiche. Negando con la sua azione il modello teorico che aveva elaborato sulla scia di Sismondi (centralità del consumo e identificazione del capitale con il reddito) e del marxismo semi-ortodosso ed economicista di matrice kautskiana (nel cui àmbito, di là dalle ‘anticritiche’, era cresciuta), essa ha finito così col portare la sua appassionata pratica politica fino alle estreme conseguenze, in una singolare combinazione, ad un tempo tragica ed eroica, di soggettivismo politico e di oggettivismo teorico.
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AlsOb
Wednesday, 01 January 2020 23:06
"In this hour, socialism is the only salvation for humanity. The words of the Communist Manifesto flare like a fiery menetekel above the crumbling bastions of capitalist society: socialism or barbarism.

The establishment of the socialist order of society is the mightiest task which has ever fallen to a class and to a revolution in the history of the world. This task requires a complete transformation of the state and a complete overthrow of the economic and social foundations of society.

...

But the proletarian revolution is at the same time the death knell for all servitude and oppression. That is why all capitalists, Junkers, petty bourgeois, officers, all opportunists and parasites of exploitation and class rule rise up to a man to wage mortal combat against the proletarian revolution.

It is sheer insanity to believe that capitalists would goodhumoredly obey the socialist verdict of a parliament or of a national assembly, that they would calmly renounce property, profit, the right to exploit. All ruling classes fought to the end, with tenacious energy, to preserve their privileges.

...

Against the omnipresence, the thousand means of power of bourgeois society, the concentrated, compact, and fully developed power of the working class. Only a solid front of the entire German proletariat, the south German together with the north German, the urban and the rural, the workers with the soldiers, the living, spirited identification of the German Revolution with the International, the extension of the German Revolution into a world revolution of the proletariat can create the granite foundations on which the edifice of the future can be constructed."

Rosa Luxemburg



È un fatto abbastanza curioso che chi giustamente ammira Rosa Luxemburg e le tributa il massimo onore alla memoria per l'eroica opera intellettuale e di indomita combattente rivoluzionaria vigliaccamente assassinata rischi di tradirne il pensiero quando voglia associare le problematica sollevate sull'accumulazione a un presunto inevitabile crollo del capitalismo e suo miracoloso sucessivo superamento.

Invero la posizione di Rosa Luxemburg è esattamente l'opposto: il rallentamento dell'accumulazione, a prescindere dalle modalità probabilmente troppo drastiche della sua visione, indicano che gli alibi burocratici di supposti automatismi che favorirebbero la rivoluzione e il passaggio al socialismo sono appunto tali.

Una minore accumulazione e anche un eventuale crollo del reddito e magari per certi aspetti del capitalismo stesso non intaccano necessariamente il potere della classe dominante. Studio e azione rivoluzionaria sono imprescindibili per realizzare il superamento, nonostante si possano manifestare sensibilità politiche e strategie non perfettamente omogenee.

Resta peraltro più che ragionevole la convinzione di Marx di vedere in un sostenuto processo di accumulazione capitalistico, pur nella riconosciuta barbarie umana e morale, elementi rivoluzionari, per produrre potenziamento delle forze produttive e dinamiche sociali che introducono elementi di conflitto con precedenti rapporti. Nondimeno non esistono specifici individuabili meccanismi risolutivi e perciò discrimine e azione politica e intellettuale trasformatrice e rivoluzionaria sono essenziali. Che il capitalismo crolli per avere raggiunto il suo compimento naturale e per fare posto a una realtà progressiva è una illusione.

In ambito cristiano l'evento dell'incarnazione del salvatore assoluto non ha cambiato il mondo, ma ha offerto una indiscutibile e irrevocabile prospettiva di salvezza che però deve essere costantemente accolta in una sorta di continuativo consapevole processo di incarnazione fino al compimento finale della promessa. Molto meno esistono leggi naturali e categoriali mondane che di per sé producono il crollo del capitalismo e il paradiso sulla terra.
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Pantaléone
Tuesday, 31 December 2019 16:09
Quoting Pantaléone:
Mario ha visto l'aspetto pscho/antropologico e il rischio del capitalismo.
Il desiderio alla base del consumo (consumazione).
Praticamente tutti gli studi sui primi popoli insistono sulla riproduzione del loro stile di vita, la stessa (anche Rosa luxemburg) riproduzione identica, alla quale Rosa L, l'"anarchia" del capitalismo, si oppone.
Per questo il desiderio è una forma mercantile incorporata, guardiamoci dal derivarne una legge generale, come ci ha detto Max non è la coscienza, ma ciò che appare alla coscienza è l'intero sistema di socializzazione che sovverte totalmente il contemporaneo, reificato.

Desiderio sovvertito.
il desiderio manca sempre il bersaglio
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Pantaléone
Tuesday, 31 December 2019 16:05
Mario ha visto l'aspetto pscho/antropologico e il rischio del capitalismo.
Il desiderio alla base del consumo (consumazione).
Praticamente tutti gli studi sui primi popoli insistono sulla riproduzione del loro stile di vita, la stessa (anche Rosa luxemburg) riproduzione identica, alla quale Rosa L, l'"anarchia" del capitalismo, si oppone.
Per questo il desiderio è una forma mercantile incorporata, guardiamoci dal derivarne una legge generale, come ci ha detto Max non è la coscienza, ma ciò che appare alla coscienza è l'intero sistema di socializzazione che sovverte totalmente il contemporaneo, reificato.
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Mario Galati
Tuesday, 31 December 2019 15:02
Senz'altro è presente l'aspetto colto da Pantaléone: l'aspetto nichilistico del possesso e del consumo mercantile che soddisfa desideri e che si deve rinnovare-ripetere ossessivamente per compensare vuoti dell'essere con l'avere. Tanto è vero che l'astoricitá, l'eterna giovinezza e l'aspetto sempre giovane della merce, non è altro che la sua fissità cadaverica (Walter Benjamin l'aveva colto nella moda, ma è da estendere alla merce in generale). L'eterno presente in cui viviamo, la dimensione astorica, lo stupido giovanilismo, è il riflesso ideologico degli attuali rapporti di produzione e della massima espansione dei consumi.
Tornando a quanto diceva Trondoli, aggiungo che la sua concezione antropologica mi sembra una apologia di questa società capitalistica della massima espansione dei consumi e della soddisfazione degli illimitati desideri dei suoi membri (individui desideranti, non individui bisognosi). Egli sostiene l'impersonalitá oggettiva della nostra struttura sociale (mi guardo bene dall'usare l'espressione marxiana " modo di produzione"), ma siccome per lui la struttura sociale altro non è che la conseguenza dei naturali individui desideranti, non può essere data alcun altra società che non sia la sommatoria di questi individui preformati. Dunque, la società attuale è la società eterna. Naturalizzare un preciso individuo storicamente determinato, stabilire che l'essenza dell'uomo è preformata e non il risultato dei rapporti storico-sociali che plasmano questo ente biologico, significa eternizzare i rapporti sociali che lo determinano. In definitiva, se l'individuo è un ente desiderante e questo ente desiderante altro non è che l'individuo funzionale al capitalismo della massima espansione dei consumi, naturalizzandolo lo si eternizza. E con lui, ovviamente, si naturalizza e si eternizza questo capitalismo.
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Pantaléone
Tuesday, 31 December 2019 13:42
La mancanza crea il desiderio (DEL CAPITALISMO), è la mancanza dell'essere che crea il desiderio (DEL CAPITALISMO) è il desiderio del nulla, (DEL CAPITALISMO) poiché l'oggetto raggiunto non è più desiderabile, da cui la decostruzione antropologica del CAPITALISMO, alla quale JOUISSANCE si oppone radicalmente!
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Mario Galati
Tuesday, 31 December 2019 10:53
Seguendo il ragionamento di Franco Trondoli, l'uomo è un ente desiderante. È questa la sua "natura". Mentre i marxiani bisogni sono storici e limitati, sociali; i desideri sono astorici e illimitati, individuali-asociali. Tra la volontà di Schopenhauer, la volontà di potenza di Nietzsche e il desiderio postmodernistico si colloca Hitler, il quale, se siamo conseguenziali nel ragionamento di Trondoli, aveva capito tutto degli uomini, al contrario dei marxisti (Marx è tra questi? Prudentemente Trondoli vorrebbe evitare di metterlo in mezzo, così parla a nuora perché suocera intenda) che non hanno capito un tubo degli uomini (gli strani marxisti freudiani di Trondoli, la cui dottrina si può ridurre allo schema edipico col quale spiegano il mondo). Perciò, se il mondo non è altro che un'espressione del desiderio illimitato e assoluto degli individui, o della volontà o volontà di potenza che dir si voglia; se la struttura sociale non è altro che l'affermazione di desideri o volontà o volontà di potenza, Hitler era perfettamente in linea con la natura umana e il corso della storia e Marx era un povero coglione illuso, in buona compagnia di Hegel e anche di Freud, il quale aveva il torto di assegnare una base oggettiva (la struttura relazionale edipica) e limitante all'essenza individuale invece di accettare l'arbitrarietà assoluta dell'ente desiderante illimitato.
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Michele Castaldo
Tuesday, 31 December 2019 08:48
Non che Franco Trontoli abbia torto o tutti i torti, anzi a dire il vero di fronte allo squallore ideologista di un certo mondo "accademico" lui è su un'altro livello, direi materialisticamente hobbesiano, per usare un termine "categoriale". Ma niente è statico in materia e neppure - ovviamente - i rapporti sociali, tant'è che si sono continuamente modificati nel corso della storia degli uomini e di questi i mezzi di produzione e con la natura.
Proprio perché i rapporti sono destinati a modificarsi va capita la meccanica che li porta alla modificazione.
Il mio punto di vista è semplice: ogni movimento storico - come ogni movimento in natura - si compone di tre fasi: nascita, sviluppo e declino. Il capitalismo non fa eccezione. Rosa Luxemburg - partendo dal II libro del Capitale di Marx, non dal Manifesto, si badi bene - arriva a una giustissima definizione: crollo di un movimento storicamente determinato.
Sicché Hobbes o non Hobbes, il movimento che comincia a declinare va affrontato come tale nella sua fase discendente piuttosto che cercare di fargli la respirazione bocca a bocca come fanno certi "marxisti".
Nel momento in cui di questo sistema si parlerà come del DE CUIUS, prevarrà ancora l'homo homini lupus? Si, ma in condizioni diverse, e in diverse condizioni ad esso ci rapporteremo.
Sicché la discriminante CONSERVATORI - RIVOLUZIONARI di questa fase passa tra i positivisti, cioè di quelli che fanno proposte per rendere il capitalismo meno capitalistico, e quelli che ritengono che questo sistema si stia ormai avviando all'implosione senza nessuna possibilità di riabilitarlo.
Tutta la sinistra - ripeto tutta - che punta a fare proposte nell'ambito di questo modo di produzione in questa fase sta con la conservazione e finirà i suoi giorni con la fine di questo modo di produzione. Mentre i rivoluzionari - oggi solo allo stato latente - si caratterizzeranno come il prete che dà l'estrema unzione al moribondo, e finalmente dirà come Tosca, nell'opera di Puccini, rivolgendosi a Scarpia: muori dannato!
Michele Castaldo
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Pantaléone
Monday, 30 December 2019 23:25
se non ti dispiace divagare
Il capitalismo ha una sola legge.
Trasformare 10€ in 100€ in 1000€ ecc. legalmente o illegalmente.
Negli anni '70, vediamo il tentativo del capitalismo di superare una contraddizione superiore (dovuta principalmente all'aumento della produttività) verso la finanziarizzazione.
Le persone sono solo ingranaggi alienati e reificati del valore di scambio, ingranaggi meccanici di un sistema che li trascende, sono ignoranti utili e non possono essere potenziati, hanno l'impressione di agire ma si orientano solo nell'immanenza del capitalismo.
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AlsOb
Monday, 30 December 2019 21:53
Caro Pantaléone usi una espressione che rischia di ridursi a mera reificazione linguistica, il capitalismo è un modo di produzione storico caratterizzato da determinati rapporti sociali conflittuali e di forza e da una struttura di potere. Ovviamente le sue "immanenti" odiose e razziste leggi di funzionamento sono o dovrebbero essere note, basate sul solo valore della valorizzazione del denaro, sull'accumulazione e sullo sfruttamento; cionnonostante ogni capitalismo per la sua specifica storia e gestione strutturale di quei rapporti può presentare dei percorsi differenziati e degli esiti di maggiore o minore successo.
Rosa Luxemburg solleva in modo scientifico il dubbio che il processo di accumulazione per essere ancora più fragile e contraddittorio di quanto immaginato o auspicato presenta una tendenza a arenarsi abbastanza presto. Ma è un arenaggio che più probabilmente produce una pace dei cimiteri per i più piuttosto che spunti di magnifiche sorti progressive.
Spazi di robusta accumulazione capitalistica a livello mondiale vi sarebbero ancora ma i rapporti di forza e di conflitto tra classi e tra impero e altre realtà capitalistiche lo impediscono.
La classe dominante occidentale negli anni settanta ha instaurato una violenta controreazione di rifiuto del capitalismo "democratico" del periodo post guerra. L'aumento del tasso del salario reale per accompagnare il progresso tecnico è stato ritenuto pericolosamente rivoluzionario, perciò ha virato all'indietro verso una disastrosa, in termini sociali, accumulazione di stampo ottocentesco nella versione predatoria finanziaria e con il dominio assoluto del capitale fittizio e moneta fittizia in un regime di potere neofeudale.
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Franco Trondoli
Monday, 30 December 2019 21:13
Quello che i Marxisti o Marxiani, come dir si voglia, non vogliono capire, e' che il sistema che chiamiamo Capitalismo per comodità, ha creato una forza, una potenza di milioni di persone in tutto il pianeta, che anche se ne sono i "servi coscienti o incoscienti", poco importa, gestiscono a tutti i livelli, dico a Tutti i Livelli, i meccanismi materiali ed immateriali di tutto, ripeto di tutto. Di qualsiasi attività umana su questo disgraziato pianeta. Sono, per dirla alla Stiegler, una Totalità Sociale Automatica. Le "classi" lavoratrici o non lavoratrici, poco importa, sono tutte succube del Sistema. E sono tutte rese puri individui atomizzati , risentiti e impotenti senza nessuna possibilità di socializzare niente di niente. Solo aria fritta e discorsi inutili. Il Marxismo non ha capito un tubo degli uomini. Fa solo dei ragionamenti astratti sui legami e economici che legano gli individui come merci e consumatori di merci. Se ci sono delle lotte di resistenza parziali su degli aspetti di difesa del posto di lavoro o del salario, sono solo lotte parziali per difendersi dalla morte per mancanza di salario. Giustissime per carità, ognuno di noi le farebbe, ma non cambiamo di uba virgola le politiche operative del sistema. Che ovviamente tampona dove può, è evidente. Anzi, si può dire che oggi la "politica " e' solo "arte dell'ottimizzazione ", rimandando tutti i problemi, e ovviamente aggravandoli continuamente. Il politico e' li' per questo, prendere tempo e basta. Lo vogliamo capire. Non c'è nulla da fare, le popolazioni vivono alla giornata, e ognuno di salva come e se può. Ed in questo divenire, non c'è presa di coscienza. Lo vogliamo capire dannazione !. Non funziona la dialettica !!. E' questo il fallimento di Hegel. Se vogliamo buttarla sui grandi sistemi. Ed e' il fallimento del Marxismo. Che vede solo "Universali astratti" , e non vede le persone in carne e ossa. La "sinistra" , se vogliamo usare ancora questa parola vuota, non esiste perché, molto semplicemente, non esiste Filosofia di Sinistra. Cioè non esiste un modo appropriato di conoscere gli uomini e loro relazioni con l'inconscio, con il desiderio con lo psichico che non sia di tipo Edipico. Cio la triangolazione con Papà e Mamma. Ma si confronti materialisticamente con il fuori del mondo. Non esiste il mondo dicotomico strutturale e sovrastrutturale, esiste un mondo unico , dove il processo materiale lavorativo e ora non lavorativo, si unisce e si fonde con il desiderio. E' li dentro, in questo processo psico/fisico/materiale, che avviene e vince, la produzione e riproduzione dei rapporti sociali del Capitale. Perseverare nell'analizzare le questioni con un vecchio e superato apparato concettuale Hegelo-Kantiano, è un volontario suicidio. In bocca al lupo.
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Pantaléone
Monday, 30 December 2019 18:14
AlsOb
Buongiorno,
Permettetemi qualche obiezione.
Il capitalismo nella sua immanenza obbedisce alle proprie leggi, si potrebbe dire che il capitalismo è un automa, quando si dice che il capitalismo ha optato per la decrescita negli anni '70 e che ci sarebbero stati decenni di crescita se avessimo agito sui salari e sul progresso tecnico e che i leader hanno preso questa decisione negli stessi anni,
Come sapete, la tendenza al ribasso del tasso di profitto è contraria alle sue affermazioni. D'altra parte, il progresso tecnico sta rompendo il sistema salariale e producendo milioni di disoccupati che non hanno idea di cosa fare, oltre a ridurre ulteriormente il valore complessivo dell'economia, il progresso tecnico sta distruggendo il capitalismo uccidendo la sua merce di base, il salariato.
Negli anni '70 non c'è stata una vera e propria scelta, il capitale è salito di una tacca verso la finanziarizzazione, per compensare la mancanza di valore.
Ma un valore di successo è un valore che si è realizzato nel settore produttivo.
Se il capitale finanziario viene realizzato attraverso il riacquisto di azioni al fine di creare liquidità per una fusione e un'acquisizione, ciò non aumenta il valore d'uso.
Perché il lavoro morto non riesce più ad assimilare abbastanza lavoro vivo.
Buona serata.
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AlsOb
Monday, 30 December 2019 15:22
Caro Michele Castaldoi ti sfugge che le argomentazioni e analisi scientifica di Rosa Luxemburg in merito ai problemi del processo di accumulazione capitalistico sono più sofisticate di quello che immagini e pertanto le tue osservazioni pur positive e favorevoli sono soggette alla stessa critica da lei indirizzata ai suoi coevi superficiali e dogmatici oppositori, di astrattismo manicheista e vano intellettualismo.
Quanto al dubbio sulla accumulazione Rosa Luxemburg non dimostra molto, se non evidenziare come le insanabili contraddizioni del capitalismo si traducano in delicati problemi di accumulazione che escludono semplicistiche prospettive di crescita e sviluppo delle forze produttive in accordo con certi malintesi teoremi.
Nondimeno vi è stato un poderoso sviluppo del capitalismo e ancora oggi probabilmente sarebbe possibile avere decenni di crescita se si agisse sul tasso di salario e gestione del progresso tecnico e sistema monetario. I limiti e freni sono principalmente politici dato che la classe dominante dagli anni settanta ha optato per schiavizzazione e decrescita per i più e fuoriuscita dal capitalismo post guerra, ritenuto troppo rivoluzionario. In ciò confermando indubbiamente implicite tesi di Rosa Luxemburg e più esplicite di Marx.
Infine per quanto concerne quella che chiami cartastraccia in modo frettoloso e sguardo rivolto al passato con riferimento al determinante intervento delle banche centrali si tratta invero di una essenziale forma di gestione del capitalismo attuale che diventerà strutturale: la realizzazione di plusvalore e valore e il supporto a investimenti e capitale avviene e avverrà in maniera diretta.E è pure una pratica risposta a Rosa Luxemburg per evitare o allontanare crolli e guerre che sono sempre state il toccasana del capitalismo.
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Michele Castaldo
Monday, 30 December 2019 08:34
Pregherei Alsob di rispondere a questa tesi: è vero o no che a questo stadio di sviluppo del modo di produzione capitalistico si sono saturate tutte le aree non capitalistiche o pre-capitalistiche? Perché mai sarebbe approssimativa la "mia" tesi - cioè di Rosa, anticipata un secolo fa- su questo punto cruciale di tutta la sua impostazione?
E' a questa domanda che bisogna rispondere, perché Rosa all'obiezione di Bauer rispose da un'altezza infinitamente maggiore del suo interlocutore: «"Pertanto", lo schema di Bauer è uno specchio fedele dell'angolo visuale del capitalista singolo e del suo Sancio Pancia teorico, l'economista borghese volgare », dimostrando cioè che il modo di produzione è un complesso movimento storico, monista che investe - grazie al suo meccanismo e alle sue leggi - l'intero pianeta. L'obiezione di AlsoB
«A margine si potrebbe notare che il ruolo centrale necessario assunto dalle banche centrali dopo la crisi del 2008 segna sia un profondo cambiamento del capitalismo
[...] » Un profondo cambiamento del capitalismo? Di grazia, in che senso un movimento di portata storica subirebbe un « profondo cambiamento » dai gestori della moneta, ovvero di carta straccia che « non figlia valore » diceva l'aquila reale.
Il punto in questione è: a questo punto del suo movimento storico il modo di produzione capitalistico è in grado SI o No di rilanciare un nuovo processo di accumulazione di valore. Perché la tesi materialistica di Rosa lo nega. Chi crede nel suo contrario, ovvero in un rilancio a scala planetaria dell'accumulazione di valore (perché di questo si tratterebbe eventualmente) dovrebbe fare lo sforzo di dimostrarlo.
Quanto alla Germania, beh, la lingua batte dove il dente duole, dove un certo Cottarelli, economista degli ambienti che contano - in modo più esplicito del nostro AlsoB disse «si tratta di togliere quote di mercato alla Germania», cioè da imperialista italiano contro l' «l'imperialismo tedesco ». Ma Cottarelli parla da imperialista italiano, AlsoB di che italiano parla?
Michele Castaldo
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AlsOb
Monday, 30 December 2019 00:17
“Otto Bauer concludes his criticism of my book with the following words:
Capitalism will not collapse from the mechanical impossibility of realizing surplus value. It will be defeated by the rebellion to which it drives the masses. Not only then, when the last peasant and the last petty-bourgeois change into wage-workers, thus no longer providing a surplus market, will capitalism disintegrate: it will be cut down much earlier by the growing rebellion of the ever-rising working class, educated, united and organized by the mechanism of the capitalist mode of production itself.
In order to direct this advice to me specifically, Bauer, a master of abstraction, had to abstract not only from the entire meaning and direction of my conception of accumulation, but also from the clear text of my statements. His own brave words, however, can once again only be construed as a typical abstraction of ‘expert’ Marxism, i.e. as the harmless but short-lived flickering of ‘pure thought’. This is demonstrated by the position of this group of theoreticians towards the outbreak of the World War. The rebellion of the ever-rising, educated and organized working class suddenly changed into the policy of ‘abstention’ on epoch-making decisions of world history and ‘silence’ until the bells of peace ring out. ‘The road to power’, brilliantly illustrated down to the last detail in a period of serene peace, when there was still not a sound in the treetops,[8] changed course straight to the ‘road to impotence’ at the first gust of reality. The epigons who held the official theoretical leadership of the Labour movement in the last decade bankrupted themselves at the first outbreak of the world crisis and handed leadership over to imperialism.”
[Rosa Luxemburg in Anti-Critique, da marxists.org]

Con la grande Rosa Luxemburg molti conti devono ancora essere regolati, e con il passare del tempo la sua grandezza intellettuale e scientifica sovrasta in modo chiaro e indiscutibile numerosi mediocri che tentarono di sminuirla e relegarla in secondo piano.

Tuttavia quanto scrive Michele Castaldo, “Il punto cruciale del ragionamento di Rosa, per capire il senso del « crollo » consiste nell'estensione su tutto il pianeta del modo di produzione, dunque sulla saturazione delle aree non capitalistiche o precapitalistiche, aree che sono diventate non solo capitalistiche ma agguerriti concorrenti del capitalismo occidentale.” è approssimativo e rischia di fare torto all'intelligenza di Rosa Luxemburg, che si occupa di una questione davvero cruciale ma più articolata, l'accumulazione capitalistica e il suo incepparsi.
A margine si potrebbe notare che il ruolo centrale necessario assunto dalle banche centrali dopo la crisi del 2008 segna sia un profondo cambiamento del capitalismo sia la conferma dell'analisi scientifica di Rosa Luxemburg in merito alla delicatezza, crucialità e contraddittorietà dell'accumulazione capitalistica. Per quanto riguarda la Germania invece la conferma delle politiche di schiavizzazione della propria popolazione e della pratica di un mercantilismo esasperato che si traduce nella forma di un costante imperialismo tedesco.
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Franco Trondoli
Sunday, 29 December 2019 19:35
Michele CastaldoPer Michele Castaldo faccio molto volentieri un'eccezione. Commento esemplare; bravo Michele. Tanti Auguri.
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Michele Castaldo
Sunday, 29 December 2019 16:42
La stranezza di chi approccia a Rosa Luxemburg è che lo fanno tutti da un'angolatura diversa ma tutti si tengono a debita distanza dalle conclusioni del suo meraviglioso testo: L'accumulazione del capitale, dove scrive in modo mirabile e semplice
«Ma la lotta per la spartizione di queste zone pre-capitalistiche porta prima o poi alla saturazione dell’intera economia globale, in un mondo divenuto integralmente capitalistico. A quel punto si verifica IL CROLLO DEL SISTEMA per la carenza della domanda del sovrappiù».
La domanda da porsi è per quale motivo tutti rimuovono le sue conclusioni? la risposta è semplice: non si crede che il modo di produzione capitalistico possa crollare, ovvero possa implodere per le sue stesse leggi che lo fecero sorgere e sviluppare. Altrimenti detto: l'idealismo europeo si tramuta in ideologismo e ritiene di poter dirigere le leggi del modo di produzione fino ad "arrivare al socialismo" con Bernstein prima e Kautski poi o attraverso le casematte gramsciane successivamente, mentre oggi miseramente si suggerisce al capitale come divenire meno capitalistico. Mentre l'aquila reale - vera scienziata dell'economia politica - pone le leggi impersonali del modo di produzione addirittura oltre lo stesso concetto di Hobbes - homo homini lupus - a fondamento dell'imperialismo, della guerra imperialista e del crollo (forse più correttamente andrebbe detto: implosione) come conseguenza logica di un movimento storicamente determinato.
La dimostrazione che si trattasse di una grande scienziata dell'economia politica sta nel fatto che lei scrive l'anticritica nel 1913 in risposta ai suoi denigratori e nell'agosto del 1914 scoppia il primo conflitto mondiale e dopo appena 25 anni la seconda guerra ancora più devastante della prima. Avrebbero di che vergognarsi i socialdemocratici di ieri e di oggi, e invece se ne incontrano ancora tanti, cattedratici e accademici che straparlano senza pudore alcuno.
Il punto cruciale del ragionamento di Rosa, per capire il senso del « crollo » consiste nell'estensione su tutto il pianeta del modo di produzione, dunque sulla saturazione delle aree non capitalistiche o precapitalistiche, aree che sono diventate non solo capitalistiche ma agguerriti concorrenti del capitalismo occidentale. altrimenti detto: il modo di produzione ha agito da apprendista stregone evocando spiriti che non riesce poi a controllare e che gli si ritorcono contro, predisponendo l'insieme dei rapporti verso il crollo o (forse più correttamente) l'implosione .
Avrebbero di che riflettere certi intellettuali se avessero un minimo di umiltà, ma certe caratteristiche non si comprano al mercato degli stracci.
Michele Castaldo
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Pantaléone
Saturday, 28 December 2019 09:19
Quoting Pantaléone:
Rosa Luxemburg, nella sua introduzione alla critica dell'economia politica, offre un panorama notevole della marcia forzata verso la proletarizzazione dei quattro continenti e l'imposizione generale della proprietà privata, della terra, che era comune, a popoli che vivevano in una forma di comunismo, che non conoscevano né l'aereo né l'hamburger e che noi, nei nostri poveri alienati erranti, assimiliamo al progresso.
Al di là della materialità, ciò che dobbiamo soprattutto notare è la perdita dell'essere e il godimento della vita.
Se un lettore comunista informato non prende atto di questo aspetto, al di là delle questioni del salario relativo del salario reale, del ciclo delle crisi, è perché non ha capito assolutamente nulla o meglio che sta navigando su un mare di illusioni.
Possiamo notare questo o quell'aspetto, ma un sistema finisce solo quando si scontra con la propria autoabolizione,
Pensare che la politica sarà l'avanguardia è ancora un'illusione narcisistica. Non c'è nulla di emancipatorio nelle guerre di liberazione nazionale, sostituire lo sfruttamento da parte di un capitalista indigeno non è progresso ed è in definitiva una farsa.
Il comunismo emergerà nell'assicurazione generale, quando il capitalismo avrà esaurito la contraddizione tra lavoro morto e lavoro vivo!


Ma non è vietato interrogarsi sul difetto che porterà al rovesciamento del dominio.
Ciao a tutti, grazie per avermi letto!
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Pantaléone
Saturday, 28 December 2019 09:03
Rosa Luxemburg, nella sua introduzione alla critica dell'economia politica, offre un panorama notevole della marcia forzata verso la proletarizzazione dei quattro continenti e l'imposizione generale della proprietà privata, della terra, che era comune, a popoli che vivevano in una forma di comunismo, che non conoscevano né l'aereo né l'hamburger e che noi, nei nostri poveri alienati erranti, assimiliamo al progresso.
Al di là della materialità, ciò che dobbiamo soprattutto notare è la perdita dell'essere e il godimento della vita.
Se un lettore comunista informato non prende atto di questo aspetto, al di là delle questioni del salario relativo del salario reale, del ciclo delle crisi, è perché non ha capito assolutamente nulla o meglio che sta navigando su un mare di illusioni.
Possiamo notare questo o quell'aspetto, ma un sistema finisce solo quando si scontra con la propria autoabolizione,
Pensare che la politica sarà l'avanguardia è ancora un'illusione narcisistica. Non c'è nulla di emancipatorio nelle guerre di liberazione nazionale, sostituire lo sfruttamento da parte di un capitalista indigeno non è progresso ed è in definitiva una farsa.
Il comunismo emergerà nell'assicurazione generale, quando il capitalismo avrà esaurito la contraddizione tra lavoro morto e lavoro vivo!
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Eros Barone
Friday, 27 December 2019 23:25
Pesa sulla problematica teorica della Luxemburg il condizionamento d'una lunga fase difensiva del movimento operaio europeo conclusasi solo all'inizio del '900. Da tale condizionamento Rosa non si libererà neppure nel quindicennio che va da "Riforma sociale o rivoluzione?" alla "Accumulazione del capitale", sua opera principale, che pure anticipa con eccezionale lucidità la dinamica dell'imminente catastrofe imperialistica e colloca il suo autore, insieme con Lenin, ben oltre il quadro del marxismo allora dominante. Il limite consiste nella forbice tra una visione del crollo della società capitalistica come catastrofe politico-militare e la mancanza di una teoria politica della rivoluzione proletaria. Come è noto, "L'accumulazione del capitale" definisce una visione complessiva dell'imperialismo, correggendo e precisando gli schemi marxiani del II volume del "Capitale" concernenti la riproduzione allargata. Nel rapporto fra settore I e II, così come è formulato da Marx, la Luxemburg ravvisa l'impossibilità della riproduzione allargata e, di conseguenza, la permanente e insanabile contraddizione fra pianificazione della produzione ed anarchia della distribuzione, che rende impossibile l'equilibrio economico nel rapporto fra i settori I e II. Da ciò viene ricavata la conclusione che gli schemi marxiani spieghino le crisi, ma non le condizioni che consentono la riproduzione allargata. Quest'ultima avviene grazie ad un continuo ricambio fra settori capitalistici e settori non capitalistici del mercato mondiale; da qui la definizione economica dell'imperialismo non come patologia del sistema capitalistico mondiale, ma come sua forma necessaria nella fase attuale. Sennonché il fondo economicistico del suo pensiero e la problematica relativa alla capacità di 'adattamento' del sistema capitalistico, imposta dalla "Bernstein-Debatte", le inibivano ancora una volta lo sviluppo di una teoria politica dell'imminente rivoluzione proletaria. Diviene così evidente la mancata saldatura di economia e politica nell'analisi sociale svolta da Rosa, donde consegue l'occultamento della "legge dello sviluppo ineguale" come legge specifica dell'età dell'imperialismo, legge che sarà invece posta da Lenin al centro dell'analisi qualche anno dopo. Non per nulla sarà Lenin ad affrontare simultaneamente problematica dell'imperialismo e problematica della dittatura del proletariato in base ad una fusione organica dell'analisi economica e dell'analisi politica, che costituirà il presupposto di una teoria diretta ad orientare in maniera storicamente determinata la strategia e la tattica del proletariato europeo ed in particolare russo nella trasformazione della guerra imperialistica in guerra rivoluzionaria.
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