Rosa Luxemburg critica dell’economia politica
In questo centenario dalla morte della rivoluzionaria polacca pochi hanno approfondito il suo apporto alla teoria economica, che è stato invece fondamentale per lo sviluppo del marxismo
Nel centenario della morte, Rosa Luxemburg (1871-1919) è stata ricordata come socialista, per il suo ruolo nel pensiero femminile e per la straordinaria personalità che viene fuori dal suo epistolario. Qui vogliamo ricordare anche il suo fondamentale contributo alla critica dell’economia politica, in primo luogo con i libri L’accumulazione del capitale (1913) e Introduzione all’economia politica (1912 ).
L’accumulazione è senz’altro da considerare l’opera principale di Rosa Luxemburg. Lo scopo dell’opera era rispondere al quesito «dove sono i consumatori del plusvalore?». La risposta della rivoluzionaria polacca è che dentro un sistema puramente capitalistico sarebbe impossibile reperire la domanda per il consumo di merci prodotte in regime di accumulazione. Tale domanda dovrebbe ricercarsi altrove. E proprio per trovare questa domanda aggiuntiva nasce secondo Rosa Luxemburg l’imperialismo. Infatti, la conquista di nuove colonie da parte degli Stati a economia capitalistica andò di pari passo con la concorrenza, militare ed economica, per accaparrarsi nuovi spazi di accumulazione dopo la saturazione delle economie interne. Ma la lotta per la spartizione di queste zone pre-capitalistiche porta prima o poi alla saturazione dell’intera economia globale, in un mondo divenuto integralmente capitalistico. A quel punto si verifica il crollo del sistema per la carenza della domanda del sovrappiù.
Per questa sua teoria Rosa Luxemburg è stata accusata – anche da illustri marxisti come Lenin o Sweezy – di «crollismo sottoconsumista». Ma andiamo con ordine. Alla fine proveremo a spiegare come si difende da queste accuse e perché il suo contributo fu sottovalutato dai marxisti suoi contemporanei e successivi.
Gli schemi di riproduzione e la teoria dell’imperialismo
Rosa Luxemburg in L’accumulazione si serve degli schemi di riproduzione del secondo libro del Capitale di Marx per spiegare la sua teoria. Gli schemi di riproduzione sono dei sistemi di equazioni che Marx utilizza per studiare la complessa realtà della produzione capitalistica. Utilizza lo schema di riproduzione semplice per spiegare lo stato stazionario dell’economia; lo schema di riproduzione allargata per spiegare lo sviluppo di un’economia caratterizzata dal continuo investimento di quota dei profitti: l’accumulazione.
Si parte dalla formula c+v+p, ovvero la formula del valore della produzione, dove c sta per capitale costante, ossia l’insieme dei costi sostenuti dal capitalista per i mezzi di produzione; v è il capitale variabile, ovvero l’insieme di salari e stipendi pagati ai lavoratori; e p è il plusvalore, in pratica ciò che rimarrebbe dalla vendita dei prodotti decurtati c e v.
Nello schema di «riproduzione semplice» tutto il plusvalore viene consumato dai capitalisti. Si ha accumulazione e quindi sviluppo della riproduzione quando questa è allargata, cioè quando buona parte del plusvalore, che prende la forma di profitto, viene reimmessa nel sistema per allargare la produzione. «La riproduzione allargata non è un’invenzione del capitale, ma costituisce la regola di ogni forma sociale storica di sviluppo economico e civile. La riproduzione semplice – cioè la pura e semplice ripetizione del processo produttivo sempre alla stessa scala – è bensì possibile e si riscontra di fatto in lunghe fasi dello sviluppo sociale: ad esempio nelle comunità agrarie di villaggio a tipo comunistico della prima antichità»
Perché ci sia accumulazione quindi è necessaria una forma allargata della riproduzione che deve rispettare tre condizioni. Prima condizione: la produzione deve generare plusvalore, forma elementare senza la quale il capitalismo non genera aumento della produzione. Seconda condizione: il plusvalore deve essere realizzato, quindi deve assumere la forma monetaria. Terza condizione: una volta che il plusvalore sia stato realizzato e sia stata aggiunta una parte al capitale per l’accumulazione, è necessario che questo nuovo capitale aumentato assuma la forma di capitale produttivo (ossia di mezzi di produzione e di forza-lavoro) e che la parte di capitale scambiata per utilizzare la forza-lavoro assuma la forma di mezzi di sussistenza. Una quarta condizione aggiuntiva: che la produzione allargata torni sotto forma di denaro. La presenza del mercato di scambio, luogo in cui la merce può essere venduta al suo valore, è fondamentale affinché questo ciclo si concluda.
Per continuare la spiegazione dell’accumulazione Rosa Luxemburg, mutuando da Marx, espande la formula c+v+p dalla produzione del singolo capitalista all’intera produzione sociale. Dopodiché, per spiegare la produzione dell’intera comunità dei capitalisti usa due sezioni: produzione di mezzi di produzione (somma di macchinari, impianti, attrezzature, materie prime, semilavorati, ecc.) e produzione di mezzi di sussistenza (prodotti indispensabili a soddisfare i bisogni essenziali delle persone: abitazione, vitto, vestiario). Entrambe le sezioni hanno come obiettivo la produzione di plusvalore creato grazie allo sfruttamento della forza-lavoro (che è la differenza tra il valore del prodotto del lavoro e la remunerazione sufficiente al mantenimento della forza-lavoro). La formula c+v+p trova perciò applicazione in ciascuna delle due sezioni. Infine le due sezioni, essendo influenzate l’una dall’altra, devono presentare determinati rapporti quantitativi. «Più precisamente, una deve produrre tutti i mezzi di produzione di entrambe, l’altra i mezzi di sussistenza per i lavoratori e i capitalisti di entrambe».
Partendo da queste premesse Marx costruisce la seguente formula di riproduzione capitalistica semplice:
- 4000 c + 1000 v + 1000 p = 6000 mezzi di produzione
- 2000 c + 500 v + 500 p = 3000 mezzi di consumo
Le cifre rappresentano grandezze di valore, ovvero denaro, con rapporti reciproci esatti. La circolazione si compie nel seguente modo: la prima sezione produce mezzi per entrambe le sezioni (6000 = 4000 c + 2000 c). La seconda sezione produce prodotti di consumo per l’intera società che saranno spesi con redditi di capitalisti e salariati [3000 mezzi di produzione = (1000 v + 1000 p) + (500 v + 500 p)].
Trattandosi di riproduzione semplice si suppone che tutto il plusvalore si trasformi in profitti e che venga interamente consumato dai capitalisti in beni di consumo per questa classe sociale.
Questa rappresentazione dovrebbe aiutare a capire meglio le relazioni tra i due settori:
Nella riproduzione allargata la differenza sta nel fatto che qui una parte del sovrappiù (l’eccedenza dei beni prodotti rispetto a quelli impiegati nel processo produttivo) non viene consumata dai percettori di profitto, ma aggiunta al capitale operante per essere capitalizzata.
Vediamo numericamente come Marx spiega l’accumulazione.
- 4000 c + 1000 v + 1000 p = 6000 mezzi di produzione
- 1500 c + 750 v + 750 p = 3000 mezzi di consumo
In questa rappresentazione succede che la produzione totale è sempre di 9000 (6000 mezzi + 3000 consumo), ma abbiamo di fronte due scompensi. I mezzi di produzione (6000) superano in valore di 500 la quantità consumata realmente nella società ( 4000 c + 1500 c). I mezzi di sussistenza (3000) presentano un deficit di 500 rispetto al fabbisogno dei lavoratori (1000 v + 750 v) e alla somma del plusvalore ottenuto (1000 p + 750 p). Ne consegue che il consumo della classe capitalista deve essere inferiore al plusvalore che è stato espropriato alla classe dei lavoratori. Sono quindi soddisfatte due premesse fondamentali: «una parte del plusvalore appropriato non viene consumata mentre vengono prodotte quantità maggiori di mezzi di produzione affinché il plusvalore capitalizzato possa essere impiegato ad allargare la produzione».
Questo schema è la base matematica che Marx usa per spiegare l’accumulazione. A questo punto Rosa Luxemburg si chiede da dove arrivi la «domanda solvibile di merci». «Da dove si origina la domanda continuamente crescente che sta alla base del progressivo allargamento della produzione dello schema di Marx?». Una prima risposta è che non può venire dai capitalisti dei due settori, perché questi devono conservare una parte del plusvalore per la produzione successiva con maggiore capitale costante per produrre maggiori beni di consumo. Ma chi necessita dei mezzi di consumo aumentati? Gli schemi risponderebbero: i lavoratori. Ma in realtà i lavoratori possono comprare soltanto i beni pari al capitale variabile, ovvero ai salari che gli sono stati pagati dai capitalisti.
Malthus risponderebbe che l’aumento della popolazione potrebbe coprire questo aumento di domanda. Ma l’aumento di popolazione aumenta anche la forza lavoro utile all’accumulazione e quindi questo aumento copre anche l’aumento di domanda di lavoro. Rosa Luxemburg allora prende in considerazione altri strati della popolazione come proprietari terrieri, liberi professionisti, funzionari di Stato e clero. Nella realtà i primi erodono una parte dei profitti e quindi del reddito dei capitalisti. Le altre categorie, come ad esempio i professionisti, ricevono i loro mezzi monetari direttamente o indirettamente dalla classe dei capitalisti che «li tacita con briciole del suo plusvalore». Il clero riceve i mezzi monetari in parte dai capitalisti e in parte dai salari. Infine, lo Stato è sostenuto dalle tasse sui profitti e sui salari.
«Essendo dunque impossibile trovare all’interno della società capitalistica gli acquirenti visibili delle merci in cui la parte accumulata del plusvalore si nasconde, non resta che una via d’uscita: il commercio estero». Però come sostiene Marx nel primo libro del Capitale, per studiare «l’oggetto della ricerca nella sua purezza, […] dobbiamo considerare l’intero mondo commerciale come una nazione sola, e presupporre che la produzione capitalistica si sia installata dovunque».
Anche dopo questa considerazione Rosa Luxemburg rimane dubbiosa e si domanda allora chi comprerà le merci addizionali, per chi si dovrà allargare la produzione se consideriamo l’intero mondo come una nazione sola. In questa parte dell’opera la studiosa polacca sembra cadere nell’errore che rileveranno poi i suoi critici, come dicevamo in premessa. Comincia in questa fase del libro una carrellata di citazioni dal II volume del Capitale per spiegare da dove proviene il denaro per far circolare il plusvalore. In realtà è Marx che confonde la questione, tant’è che Luxemburg stessa dice:
«La questione non è dunque: da dove proviene il denaro per realizzare il plusvalore? Ma dev’essere: dove sono i consumatori del plusvalore? L’accumulazione del capitale è finita in un circolo vizioso: il libro II del Capitale non ci permette di uscirne».
Come ho evidenziato in premessa Rosa Luxemburg risolve il problema della provenienza della domanda del sovrappiù con la teoria dell’imperialismo, cioè la tendenza ai conflitti tra paesi capitalistici per accaparrarsi zone pre-capitalistiche. Questa tesi è esposta con maggiore enfasi nello scritto noto come Una anticritica (scritto nel 1913, ma pubblicato postumo nel 1921) nel quale la pensatrice polacca risponde ad alcune delle obiezioni avanzate da economisti marxisti del tempo. In questo testo viene spiegato meglio il concetto dell’imperialismo come forma specifica di accumulazione. L’errore in cui cade, semmai, è la ripetuta affermazione secondo la quale «l’accumulazione in un ambiente esclusivamente capitalistico è impossibile». La domanda che assorbe il sovrappiù infatti non deriva solo dai consumi operai, e Rosa Luxemburg non vede che il calo di consumi della classe lavoratrice può essere compensato da investimenti e quindi da aumenti di acquisto di beni strumentali.
Economia politica e teoria del salario relativo
L’altro scritto teorico di critica dell’economia è Introduzione all’economia politica, volume pubblicato postumo (1925) che si basa sulle lezioni che Rosa Luxemburg impartì per la scuola di partito e scritto probabilmente in carcere nel 1912.
Il testo presenta elementi innovativi nella letteratura marxista soprattutto per la sua analisi sul salario relativo.
«Le invenzioni tecniche sono divenute il pane quotidiano in tutti i campi della produzione. […] Tutto il progresso nella produttività del lavoro si manifesta nella diminuzione della quantità di lavoro necessario al mantenimento dell’operaio. La produzione capitalista non può fare un passo avanti senza diminuire la parte del prodotto sociale che spetta ai lavoratori».
A ogni perfezionamento della tecnica produttiva la parte del lavoratore nel prodotto diventa sempre più piccola e quella del capitalista più grande. «Il salario relativo cade sempre più in basso, in modo continuo e irresistibile; il plusvalore, cioè la ricchezza non pagata estorta ai lavoratori dai capitalisti, aumenta irresistibilmente e costantemente».
Le conseguenze politiche che scaturiscono dalla suddetta interpretazione sono di grande portata. Contro l’abbassamento del salario relativo i lavoratori non possono far nulla, perché non possono far nulla contro il progresso tecnico. L’azione sindacale per aumentare i salari è quindi importante ma non risolutiva. Per combattere la caduta del salario relativo occorre combattere contro il carattere di merce della forza-lavoro. «La lotta contro la caduta del salario relativo non è più una lotta sul terreno dell’economia capitalista, ma un assalto rivoluzionario contro questa economia, è il movimento socialista del proletariato». Però Rosa Luxemburg evidenzia l’azione sindacale come importante per evitare che la forza-lavoro venga pagata al di sotto del suo valore. Il sindacato quindi gioca un ruolo organico ma indispensabile nel sistema salariale capitalistico.
Dalla teoria del valore alla scienza sociale del capitalismo
La produzione teorica di Rosa Luxemburg rappresenta una tappa fondamentale per lo sviluppo del pensiero marxista. Il marxismo stesso sopravvive grazie a contributi di questo calibro, insieme a quelli di Engels, Kautsky, Lenin, Hilferding, e altri, che – ahinoi – attualmente mancano.
Grazie all’Accumulazione del capitale riusciamo a capire meglio gli schemi di riproduzione, come funzionano gli scambi tra i settori principali dell’economia, come entra la moneta nella circolazione del capitale, come funzionano i mercati internazionali. L’analisi teorica del ciclo di accumulazione costituisce la base per la comprensione politica dell’imperialismo.
L’Introduzione all’economia politica oltre a fornire – grazie alla teoria della caduta tendenziale del salario relativo – una solida indagine sul sistema del lavoro salariato, descrive una teoria del valore e della produzione capitalistica scevra da incrostazioni economicistiche e tecniche. Questa concezione meno tecnica ci consente di collegarci alla teoria dell’alienazione e del feticismo, e ci avvicina, pertanto, alla critica dell’economia politica come grimaldello per elevare la teoria del valore a scienza sociale del capitalismo.










































Comments
Michele Castaldo giustamente osserva che Trondoli si richiama e si appoggia ad Hobbes, ma questi vede solo un aspetto dell'agire umano, neanche quello predominante, ma che lo diventerà sia per interpretare il passato sia per ipotecare il futuro.
https://www.enzopennetta.it/2016/02/gli-strani-casi-del-dr-darwin-e-di-mr-marx/
https://youtu.be/-WIGqbUMtEQ
Un Caro Saluto a Tutte/i. Ringrazio Eros Barone per il Suo bellissimo articolo. Essere definito un po' guascone, per me, è un gran complimento che accetto molto volentieri. Di solito sono sempre stato considerato un palloso rompiscatole. Forse, sotto sotto, anche dai pochi "amici" a me più vicini per età e conoscenza adolescenziale. In estrema sintesi, credo che debba essere evidente, che e' in corso un gigantesco processo di intensiva "proletarizzazione " che cambia e rivoluziona tutti gli approcci intellettuali tradizionali e non. Per fare un semplice esempio cito Clint Eastwood, al quale non manca una "Cultura Identitaria ", che nel Suo film Gran Torino, e' "costretto" a ricercare e risolvere drammaticamente la seguente equazione: Uno = Molti. Questo sarà , volenti o nolenti, il futuro/presente degli Esseri Umani. Se la Vita avrà un "Senso".
storico-antropologica in cui ci troviamo è il prodotto di una sconfitta epocale, quella dell’Unione Sovietica, i cui effetti non potevano non protrarsi nel tempo; in secondo luogo, è da rilevare che questa situazione, profondamente anche se non irreversibilmente controrivoluzionaria, di ‘after the fall’ ha determinato, su scala mondiale, un massiccio e durevole spostamento a destra dell’asse dell’economia capitalistica (neoliberismo selvaggio, ipertrofia del capitale finanziario, indebolimento sociale e scomposizione strutturale del proletariato attraverso i bassi salari, l’occupazione precaria e l’esercito industriale di riserva), della politica imperialistica (trasformazione reazionaria delle istituzioni, predominio schiacciante degli USA e guerra permanente) e della ideologia borghese (‘clash of civilizations’, oscurantismo religioso, populismo xenofobo, razzismo e disemancipazione), conducendo, per quanto riguarda il socialismo scientifico, alla separazione dei due elementi, il marxismo e il movimento operaio, che lo hanno costituito e ne hanno fatto, negli ultimi decenni del XIX secolo e per buona parte del XX, una potente forza motrice della storia mondiale. Occorre, poi, aggiungere, affrontando il problema psicologico da lui posto, che la risposta al pessimismo cosmico-storico ha il suo fulcro in due assunti: a) la psicologia (dalle tre topiche freudiane alle “macchine desideranti” deleuziane) non detiene affatto il ‘segreto’ dei fatti umani per la semplice ragione che tale ‘segreto’ non è di ordine psicologico; b) tramutare le contraddizioni economiche in problemi psicologici è uno dei classici giochi di prestigio dell’ideologia borghese. In questo senso la scoperta decisiva di Marx è che l’essenza umana nella sua realtà è, per l’appunto, l’insieme dei rapporti sociali, laddove non si tratta di riconoscere semplicemente l’importanza di tali rapporti nella determinazione dell’essenza umana degli individui, ma di dedurre tutte le conseguenze metodologiche implicite nella tesi marxiana per cui l’individuo umano non è un essere sociale (anche altri animali lo sono, perfino più dell’uomo: ad esempio, i lupi), ma l’individuo umano è l’essere sociale. Riguardo, infine, al terzo problema, che per comodità espositiva ho definito etico, va detto che l’accusa di “non aver capito un tubo degli uomini”, che con un linguaggio simpaticamente goliardico Trondoli rivolge al marxismo, è del tutto infondata. In realtà, Marx, a questo proposito, ha sempre fortemente insistito su un concetto assiale: quello secondo cui “il tempo è il campo dello sviluppo umano” (cfr. “Salario, prezzo e profitto”) e le scoperte più interessanti contenute nel I libro del “Capitale” sono, in tal senso, l’analisi del plusvalore e l’opposizione fondamentale tra lavoro concreto e lavoro astratto. Da queste premesse deriva la legge più generale di sviluppo della personalità, che è la legge della corrispondenza necessaria tra il livello delle capacità e la struttura dell’impiego del tempo (di ciò, nelle fasi più alte di sviluppo del socialismo realizzato, si è cercato di tenere conto, sino al punto che la riduzione dell’orario di lavoro e l’autodeterminazione dei ritmi di lavoro sono diventate, nel rapporto competitivo con l’organizzazione dell’economia e della società nei paesi imperialisti, una importante risorsa culturale e formativa, ma anche un freno agli incrementi della produttività). A questo punto, Trondoli potrebbe legittimamente domandare che cosa resti oggi da fare ai marxisti. Ripropongo la mia risposta, soggiungendo che non è mia intenzione predicare una ‘imitatio Christi’. Affermo però che il percorso di Lenin, fondato sul nesso tra teoria e prassi e, nella fattispecie, sul nesso tra scienza e strategia, strategia e tattica, filosofia e politica, è un percorso che conserva un significato oggettivamente esemplare (i marxisti-leninisti non sono forse le uniche forze che hanno sconfitto il capitalismo e i suoi malefici rampolli: l’imperialismo e il fascismo?). A mio giudizio, il compito dei marxisti-leninisti è oggi quello di lavorare, muovendo dagli apparati in cui òperano (scuola, stampa, sindacati, Rete ecc.), per riconnettere il marxismo al movimento operaio e viceversa, radicandosi nelle tre grandi tendenze del processo storico individuate dai fondatori del socialismo scientifico e pienamente confermate dallo sviluppo reale dei rapporti di produzione, di scambio, di circolazione e di consumo delle merci: la riduzione del lavoro necessario (resa possibile dalla informatizzazione dei processi produttivi), “il pieno sviluppo del dominio dell’uomo sulle forze della natura, sia su quelle della cosiddetta natura, sia su quelle della propria natura” (Marx, “Grundrisse”, trad. it., La Nuova Italia, vol. II, p. 112), la formazione di un’umanità integrata (resa possibile dalla costituzione di un mercato mondiale). Così, per riprendere lo stupendo paragone usato da Gramsci in una delle sue “Lettere dal carcere”, essi si comporteranno esattamente come l’esploratore danese Nansen, allorché rimase intrappolato nei ghiacci con la sua nave e decise di resistere avanzando lentamente assieme alla banchisa polare fin quando essa non si fosse sciolta (“constanter et non trepide”).
Appare piuttosto una conveniente superstizione sulla dinamica e evoluzione di fenomeni sociali.
Il materialismo storico non è strettamente sinonimo di descrizione di autorealizzanti movimenti che seguono il loro predefinito corso fino a esaurimento.
Un piccolo promemoria storico.
È per ignorare le molteplici lotte contadine che attraversano tutto il Medioevo. Per esempio, il sud della Germania è in preda a una rivolta contadina che rivendica il regno di Cristo in terra, Lutero (degli affari) chiede la repressione. E' stato feroce.
Per questo il comunismo è nato nella temporalità europea e non altrove.
Cristo, non quello di Costantino, fu il primo comunista, e la sua prima azione pubblica fu quella di rovesciare i banchi dei cambiavalute nel tempio.
Altrove nelle temporalità chiuse, il kalife è sostituito da un altro kalife.
Chiedete ai datori di lavoro europei quali sono state le conseguenze del '68 quando i lavoratori non volevano più tornare in fabbrica.
Dunque basta leggere i commenti di Barone e AlsOB ai miei argomenti a sostegno della tesi di fondo di Rosa Luxemburg per capire dove vanno a parare lor signori, ovvero il capitalismo è per sempre. Povera Rosa, ancora martoriata dagli epigoni di Bernstein e dei Kautsky cento e passa anni dopo.
No, il materialista non crede ai miracoli ma semplicemente analizza il movimento della materia - sociale nel caso in specie - e tratteggia il suoi corso e la sua fine. Perché - ripeto - ogni movimento ha un inizio, uno sviluppo e una fine e il movimento del modo di produzione capitalistico non fa eccezione. Mentre l'idealista si innalza a potenza divina per cambiare il mondo, cioè per adattarsi ad esso con le idee di cambiamento proprio quando il movimento storico del capitale si avvia verso la fine.
Che dire? Niente, non ci sono argomenti per convincere chi non vuol capire. Buona fortuna.
Michele Castaldo
The establishment of the socialist order of society is the mightiest task which has ever fallen to a class and to a revolution in the history of the world. This task requires a complete transformation of the state and a complete overthrow of the economic and social foundations of society.
...
But the proletarian revolution is at the same time the death knell for all servitude and oppression. That is why all capitalists, Junkers, petty bourgeois, officers, all opportunists and parasites of exploitation and class rule rise up to a man to wage mortal combat against the proletarian revolution.
It is sheer insanity to believe that capitalists would goodhumoredly obey the socialist verdict of a parliament or of a national assembly, that they would calmly renounce property, profit, the right to exploit. All ruling classes fought to the end, with tenacious energy, to preserve their privileges.
...
Against the omnipresence, the thousand means of power of bourgeois society, the concentrated, compact, and fully developed power of the working class. Only a solid front of the entire German proletariat, the south German together with the north German, the urban and the rural, the workers with the soldiers, the living, spirited identification of the German Revolution with the International, the extension of the German Revolution into a world revolution of the proletariat can create the granite foundations on which the edifice of the future can be constructed."
Rosa Luxemburg
È un fatto abbastanza curioso che chi giustamente ammira Rosa Luxemburg e le tributa il massimo onore alla memoria per l'eroica opera intellettuale e di indomita combattente rivoluzionaria vigliaccamente assassinata rischi di tradirne il pensiero quando voglia associare le problematica sollevate sull'accumulazione a un presunto inevitabile crollo del capitalismo e suo miracoloso sucessivo superamento.
Invero la posizione di Rosa Luxemburg è esattamente l'opposto: il rallentamento dell'accumulazione, a prescindere dalle modalità probabilmente troppo drastiche della sua visione, indicano che gli alibi burocratici di supposti automatismi che favorirebbero la rivoluzione e il passaggio al socialismo sono appunto tali.
Una minore accumulazione e anche un eventuale crollo del reddito e magari per certi aspetti del capitalismo stesso non intaccano necessariamente il potere della classe dominante. Studio e azione rivoluzionaria sono imprescindibili per realizzare il superamento, nonostante si possano manifestare sensibilità politiche e strategie non perfettamente omogenee.
Resta peraltro più che ragionevole la convinzione di Marx di vedere in un sostenuto processo di accumulazione capitalistico, pur nella riconosciuta barbarie umana e morale, elementi rivoluzionari, per produrre potenziamento delle forze produttive e dinamiche sociali che introducono elementi di conflitto con precedenti rapporti. Nondimeno non esistono specifici individuabili meccanismi risolutivi e perciò discrimine e azione politica e intellettuale trasformatrice e rivoluzionaria sono essenziali. Che il capitalismo crolli per avere raggiunto il suo compimento naturale e per fare posto a una realtà progressiva è una illusione.
In ambito cristiano l'evento dell'incarnazione del salvatore assoluto non ha cambiato il mondo, ma ha offerto una indiscutibile e irrevocabile prospettiva di salvezza che però deve essere costantemente accolta in una sorta di continuativo consapevole processo di incarnazione fino al compimento finale della promessa. Molto meno esistono leggi naturali e categoriali mondane che di per sé producono il crollo del capitalismo e il paradiso sulla terra.
Desiderio sovvertito.
il desiderio manca sempre il bersaglio
Il desiderio alla base del consumo (consumazione).
Praticamente tutti gli studi sui primi popoli insistono sulla riproduzione del loro stile di vita, la stessa (anche Rosa luxemburg) riproduzione identica, alla quale Rosa L, l'"anarchia" del capitalismo, si oppone.
Per questo il desiderio è una forma mercantile incorporata, guardiamoci dal derivarne una legge generale, come ci ha detto Max non è la coscienza, ma ciò che appare alla coscienza è l'intero sistema di socializzazione che sovverte totalmente il contemporaneo, reificato.
Tornando a quanto diceva Trondoli, aggiungo che la sua concezione antropologica mi sembra una apologia di questa società capitalistica della massima espansione dei consumi e della soddisfazione degli illimitati desideri dei suoi membri (individui desideranti, non individui bisognosi). Egli sostiene l'impersonalitá oggettiva della nostra struttura sociale (mi guardo bene dall'usare l'espressione marxiana " modo di produzione"), ma siccome per lui la struttura sociale altro non è che la conseguenza dei naturali individui desideranti, non può essere data alcun altra società che non sia la sommatoria di questi individui preformati. Dunque, la società attuale è la società eterna. Naturalizzare un preciso individuo storicamente determinato, stabilire che l'essenza dell'uomo è preformata e non il risultato dei rapporti storico-sociali che plasmano questo ente biologico, significa eternizzare i rapporti sociali che lo determinano. In definitiva, se l'individuo è un ente desiderante e questo ente desiderante altro non è che l'individuo funzionale al capitalismo della massima espansione dei consumi, naturalizzandolo lo si eternizza. E con lui, ovviamente, si naturalizza e si eternizza questo capitalismo.
Proprio perché i rapporti sono destinati a modificarsi va capita la meccanica che li porta alla modificazione.
Il mio punto di vista è semplice: ogni movimento storico - come ogni movimento in natura - si compone di tre fasi: nascita, sviluppo e declino. Il capitalismo non fa eccezione. Rosa Luxemburg - partendo dal II libro del Capitale di Marx, non dal Manifesto, si badi bene - arriva a una giustissima definizione: crollo di un movimento storicamente determinato.
Sicché Hobbes o non Hobbes, il movimento che comincia a declinare va affrontato come tale nella sua fase discendente piuttosto che cercare di fargli la respirazione bocca a bocca come fanno certi "marxisti".
Nel momento in cui di questo sistema si parlerà come del DE CUIUS, prevarrà ancora l'homo homini lupus? Si, ma in condizioni diverse, e in diverse condizioni ad esso ci rapporteremo.
Sicché la discriminante CONSERVATORI - RIVOLUZIONARI di questa fase passa tra i positivisti, cioè di quelli che fanno proposte per rendere il capitalismo meno capitalistico, e quelli che ritengono che questo sistema si stia ormai avviando all'implosione senza nessuna possibilità di riabilitarlo.
Tutta la sinistra - ripeto tutta - che punta a fare proposte nell'ambito di questo modo di produzione in questa fase sta con la conservazione e finirà i suoi giorni con la fine di questo modo di produzione. Mentre i rivoluzionari - oggi solo allo stato latente - si caratterizzeranno come il prete che dà l'estrema unzione al moribondo, e finalmente dirà come Tosca, nell'opera di Puccini, rivolgendosi a Scarpia: muori dannato!
Michele Castaldo
Il capitalismo ha una sola legge.
Trasformare 10€ in 100€ in 1000€ ecc. legalmente o illegalmente.
Negli anni '70, vediamo il tentativo del capitalismo di superare una contraddizione superiore (dovuta principalmente all'aumento della produttività) verso la finanziarizzazione.
Le persone sono solo ingranaggi alienati e reificati del valore di scambio, ingranaggi meccanici di un sistema che li trascende, sono ignoranti utili e non possono essere potenziati, hanno l'impressione di agire ma si orientano solo nell'immanenza del capitalismo.
Rosa Luxemburg solleva in modo scientifico il dubbio che il processo di accumulazione per essere ancora più fragile e contraddittorio di quanto immaginato o auspicato presenta una tendenza a arenarsi abbastanza presto. Ma è un arenaggio che più probabilmente produce una pace dei cimiteri per i più piuttosto che spunti di magnifiche sorti progressive.
Spazi di robusta accumulazione capitalistica a livello mondiale vi sarebbero ancora ma i rapporti di forza e di conflitto tra classi e tra impero e altre realtà capitalistiche lo impediscono.
La classe dominante occidentale negli anni settanta ha instaurato una violenta controreazione di rifiuto del capitalismo "democratico" del periodo post guerra. L'aumento del tasso del salario reale per accompagnare il progresso tecnico è stato ritenuto pericolosamente rivoluzionario, perciò ha virato all'indietro verso una disastrosa, in termini sociali, accumulazione di stampo ottocentesco nella versione predatoria finanziaria e con il dominio assoluto del capitale fittizio e moneta fittizia in un regime di potere neofeudale.
Buongiorno,
Permettetemi qualche obiezione.
Il capitalismo nella sua immanenza obbedisce alle proprie leggi, si potrebbe dire che il capitalismo è un automa, quando si dice che il capitalismo ha optato per la decrescita negli anni '70 e che ci sarebbero stati decenni di crescita se avessimo agito sui salari e sul progresso tecnico e che i leader hanno preso questa decisione negli stessi anni,
Come sapete, la tendenza al ribasso del tasso di profitto è contraria alle sue affermazioni. D'altra parte, il progresso tecnico sta rompendo il sistema salariale e producendo milioni di disoccupati che non hanno idea di cosa fare, oltre a ridurre ulteriormente il valore complessivo dell'economia, il progresso tecnico sta distruggendo il capitalismo uccidendo la sua merce di base, il salariato.
Negli anni '70 non c'è stata una vera e propria scelta, il capitale è salito di una tacca verso la finanziarizzazione, per compensare la mancanza di valore.
Ma un valore di successo è un valore che si è realizzato nel settore produttivo.
Se il capitale finanziario viene realizzato attraverso il riacquisto di azioni al fine di creare liquidità per una fusione e un'acquisizione, ciò non aumenta il valore d'uso.
Perché il lavoro morto non riesce più ad assimilare abbastanza lavoro vivo.
Buona serata.
Quanto al dubbio sulla accumulazione Rosa Luxemburg non dimostra molto, se non evidenziare come le insanabili contraddizioni del capitalismo si traducano in delicati problemi di accumulazione che escludono semplicistiche prospettive di crescita e sviluppo delle forze produttive in accordo con certi malintesi teoremi.
Nondimeno vi è stato un poderoso sviluppo del capitalismo e ancora oggi probabilmente sarebbe possibile avere decenni di crescita se si agisse sul tasso di salario e gestione del progresso tecnico e sistema monetario. I limiti e freni sono principalmente politici dato che la classe dominante dagli anni settanta ha optato per schiavizzazione e decrescita per i più e fuoriuscita dal capitalismo post guerra, ritenuto troppo rivoluzionario. In ciò confermando indubbiamente implicite tesi di Rosa Luxemburg e più esplicite di Marx.
Infine per quanto concerne quella che chiami cartastraccia in modo frettoloso e sguardo rivolto al passato con riferimento al determinante intervento delle banche centrali si tratta invero di una essenziale forma di gestione del capitalismo attuale che diventerà strutturale: la realizzazione di plusvalore e valore e il supporto a investimenti e capitale avviene e avverrà in maniera diretta.E è pure una pratica risposta a Rosa Luxemburg per evitare o allontanare crolli e guerre che sono sempre state il toccasana del capitalismo.
E' a questa domanda che bisogna rispondere, perché Rosa all'obiezione di Bauer rispose da un'altezza infinitamente maggiore del suo interlocutore: «"Pertanto", lo schema di Bauer è uno specchio fedele dell'angolo visuale del capitalista singolo e del suo Sancio Pancia teorico, l'economista borghese volgare », dimostrando cioè che il modo di produzione è un complesso movimento storico, monista che investe - grazie al suo meccanismo e alle sue leggi - l'intero pianeta. L'obiezione di AlsoB
«A margine si potrebbe notare che il ruolo centrale necessario assunto dalle banche centrali dopo la crisi del 2008 segna sia un profondo cambiamento del capitalismo
[...] » Un profondo cambiamento del capitalismo? Di grazia, in che senso un movimento di portata storica subirebbe un « profondo cambiamento » dai gestori della moneta, ovvero di carta straccia che « non figlia valore » diceva l'aquila reale.
Il punto in questione è: a questo punto del suo movimento storico il modo di produzione capitalistico è in grado SI o No di rilanciare un nuovo processo di accumulazione di valore. Perché la tesi materialistica di Rosa lo nega. Chi crede nel suo contrario, ovvero in un rilancio a scala planetaria dell'accumulazione di valore (perché di questo si tratterebbe eventualmente) dovrebbe fare lo sforzo di dimostrarlo.
Quanto alla Germania, beh, la lingua batte dove il dente duole, dove un certo Cottarelli, economista degli ambienti che contano - in modo più esplicito del nostro AlsoB disse «si tratta di togliere quote di mercato alla Germania», cioè da imperialista italiano contro l' «l'imperialismo tedesco ». Ma Cottarelli parla da imperialista italiano, AlsoB di che italiano parla?
Michele Castaldo
Capitalism will not collapse from the mechanical impossibility of realizing surplus value. It will be defeated by the rebellion to which it drives the masses. Not only then, when the last peasant and the last petty-bourgeois change into wage-workers, thus no longer providing a surplus market, will capitalism disintegrate: it will be cut down much earlier by the growing rebellion of the ever-rising working class, educated, united and organized by the mechanism of the capitalist mode of production itself.
In order to direct this advice to me specifically, Bauer, a master of abstraction, had to abstract not only from the entire meaning and direction of my conception of accumulation, but also from the clear text of my statements. His own brave words, however, can once again only be construed as a typical abstraction of ‘expert’ Marxism, i.e. as the harmless but short-lived flickering of ‘pure thought’. This is demonstrated by the position of this group of theoreticians towards the outbreak of the World War. The rebellion of the ever-rising, educated and organized working class suddenly changed into the policy of ‘abstention’ on epoch-making decisions of world history and ‘silence’ until the bells of peace ring out. ‘The road to power’, brilliantly illustrated down to the last detail in a period of serene peace, when there was still not a sound in the treetops,[8] changed course straight to the ‘road to impotence’ at the first gust of reality. The epigons who held the official theoretical leadership of the Labour movement in the last decade bankrupted themselves at the first outbreak of the world crisis and handed leadership over to imperialism.”
[Rosa Luxemburg in Anti-Critique, da marxists.org]
Con la grande Rosa Luxemburg molti conti devono ancora essere regolati, e con il passare del tempo la sua grandezza intellettuale e scientifica sovrasta in modo chiaro e indiscutibile numerosi mediocri che tentarono di sminuirla e relegarla in secondo piano.
Tuttavia quanto scrive Michele Castaldo, “Il punto cruciale del ragionamento di Rosa, per capire il senso del « crollo » consiste nell'estensione su tutto il pianeta del modo di produzione, dunque sulla saturazione delle aree non capitalistiche o precapitalistiche, aree che sono diventate non solo capitalistiche ma agguerriti concorrenti del capitalismo occidentale.” è approssimativo e rischia di fare torto all'intelligenza di Rosa Luxemburg, che si occupa di una questione davvero cruciale ma più articolata, l'accumulazione capitalistica e il suo incepparsi.
A margine si potrebbe notare che il ruolo centrale necessario assunto dalle banche centrali dopo la crisi del 2008 segna sia un profondo cambiamento del capitalismo sia la conferma dell'analisi scientifica di Rosa Luxemburg in merito alla delicatezza, crucialità e contraddittorietà dell'accumulazione capitalistica. Per quanto riguarda la Germania invece la conferma delle politiche di schiavizzazione della propria popolazione e della pratica di un mercantilismo esasperato che si traduce nella forma di un costante imperialismo tedesco.
«Ma la lotta per la spartizione di queste zone pre-capitalistiche porta prima o poi alla saturazione dell’intera economia globale, in un mondo divenuto integralmente capitalistico. A quel punto si verifica IL CROLLO DEL SISTEMA per la carenza della domanda del sovrappiù».
La domanda da porsi è per quale motivo tutti rimuovono le sue conclusioni? la risposta è semplice: non si crede che il modo di produzione capitalistico possa crollare, ovvero possa implodere per le sue stesse leggi che lo fecero sorgere e sviluppare. Altrimenti detto: l'idealismo europeo si tramuta in ideologismo e ritiene di poter dirigere le leggi del modo di produzione fino ad "arrivare al socialismo" con Bernstein prima e Kautski poi o attraverso le casematte gramsciane successivamente, mentre oggi miseramente si suggerisce al capitale come divenire meno capitalistico. Mentre l'aquila reale - vera scienziata dell'economia politica - pone le leggi impersonali del modo di produzione addirittura oltre lo stesso concetto di Hobbes - homo homini lupus - a fondamento dell'imperialismo, della guerra imperialista e del crollo (forse più correttamente andrebbe detto: implosione) come conseguenza logica di un movimento storicamente determinato.
La dimostrazione che si trattasse di una grande scienziata dell'economia politica sta nel fatto che lei scrive l'anticritica nel 1913 in risposta ai suoi denigratori e nell'agosto del 1914 scoppia il primo conflitto mondiale e dopo appena 25 anni la seconda guerra ancora più devastante della prima. Avrebbero di che vergognarsi i socialdemocratici di ieri e di oggi, e invece se ne incontrano ancora tanti, cattedratici e accademici che straparlano senza pudore alcuno.
Il punto cruciale del ragionamento di Rosa, per capire il senso del « crollo » consiste nell'estensione su tutto il pianeta del modo di produzione, dunque sulla saturazione delle aree non capitalistiche o precapitalistiche, aree che sono diventate non solo capitalistiche ma agguerriti concorrenti del capitalismo occidentale. altrimenti detto: il modo di produzione ha agito da apprendista stregone evocando spiriti che non riesce poi a controllare e che gli si ritorcono contro, predisponendo l'insieme dei rapporti verso il crollo o (forse più correttamente) l'implosione .
Avrebbero di che riflettere certi intellettuali se avessero un minimo di umiltà, ma certe caratteristiche non si comprano al mercato degli stracci.
Michele Castaldo
Ma non è vietato interrogarsi sul difetto che porterà al rovesciamento del dominio.
Ciao a tutti, grazie per avermi letto!
Al di là della materialità, ciò che dobbiamo soprattutto notare è la perdita dell'essere e il godimento della vita.
Se un lettore comunista informato non prende atto di questo aspetto, al di là delle questioni del salario relativo del salario reale, del ciclo delle crisi, è perché non ha capito assolutamente nulla o meglio che sta navigando su un mare di illusioni.
Possiamo notare questo o quell'aspetto, ma un sistema finisce solo quando si scontra con la propria autoabolizione,
Pensare che la politica sarà l'avanguardia è ancora un'illusione narcisistica. Non c'è nulla di emancipatorio nelle guerre di liberazione nazionale, sostituire lo sfruttamento da parte di un capitalista indigeno non è progresso ed è in definitiva una farsa.
Il comunismo emergerà nell'assicurazione generale, quando il capitalismo avrà esaurito la contraddizione tra lavoro morto e lavoro vivo!