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“Ritorno a casa”

di Elisabetta Teghil

artemodernoSe è doveroso studiare il destino degli ebrei europei a livello locale, regionale e nazionale, sotto la pressione e la persecuzione nazista nei diversi campi di concentramento e di sterminio è altrettanto necessario raccontare delle altre vittime, prigionieri di guerra slavi, zingari, malati mentali, omosessuali perché ci si renda conto che la politica antisemita fa parte di una politica di dimensioni ben più ampie e naturalmente raccontare l’atteggiamento delle popolazioni “legittime”, vale a dire la così detta “gente normale”. Questo perché tutto ciò faceva parte del progetto nazista di rimodellamento razziale del continente, inseparabile dalla volontà di trasformazione economica, sociale e demografica.

La popolazione divenne una variabile in cui i dirigenti nazisti intendevano intervenire trapiantando, sterilizzando, sterminando tutto quanto fosse considerato necessario per garantire ad un popolo “superiore” il “suo spazio vitale” ed un livello di vita ottimale.

Il genocidio non è il frutto avvelenato di un gruppo di fanatici, ma è stato concepito ed è stato possibile realizzarlo con il concorso di tante figure, economisti, sociologi, geografi, demografi, urbanisti, biologi, medici…tutta una pletora di segmenti sociali  che popolavano i livelli intermedi dell’apparato compresi i lavoratori e la gente che viveva intorno ai campi e al loro servizio la cui partecipazione al programma nazista mette in evidenza fino a che punto fu il risultato di contributi diversi spesso parcellizzati che non solo si sono sommati fra loro, ma si sono amalgamati e sono stati portati a sintesi.

Per combattere la sovrappopolazione sostenevano una ristrutturazione economica e sociale che implicava l’eliminazione degli ebrei e lo spostamento in città della popolazione agricola sotto utilizzata, aspetti che sono di attualità perché nelle guerre neocoloniali è sottinteso non tanto velatamente che nel mondo siamo troppi e che l’eliminazione di parte della popolazione non deve essere letta negativamente ma va incontro all’esigenza di avere meno bocche da sfamare. Così come l’immigrazione verso le metropoli serve a creare manodopera a basso costo facilmente ricattabile e fonte di pressione per i lavoratori tutti.

La persecuzione degli ebrei, degli slavi, dei nomadi è stata a suo tempo inserita in un discorso di ristrutturazione sociale che la rendeva più accettabile come del resto oggi si fa con la promozione del nuovo modello sociale che è imperniato su una lettura a monadi delle scelte che di volta in volta vengono fatte ma fanno parte di un unico progetto e che tendono a far passare l’ideologia neoliberista che tanti punti in comune ha con quella nazista, anzi ne è una riproposizione moderna priva degli orpelli coreografici ma sostanzialmente identica e per certi versi più compiuta.

Oggi va aperto un dibattito e direi una denuncia dell’inquietante modernità del nazismo come frutto di un sistema in cui gli esseri umani sono diventati superflui.

Da dove cominciare? Potremmo dalla sterilizzazione forzata delle popolazioni indie nell’America del sud a partire dalla Sierra andina, dalla foresta amazzonica, dalle bidonville che circondano le grandi città. Nel solo Perù 331.300 donne sono state sterilizzate. Tutto questo è stato possibile, sì è vero, attraverso tanti volenterosi membri delle organizzazioni non governative, di governi e funzionari corrotti dei paesi sudamericani, ma chi ha finanziato questi progetti è stata l’USAID, cioè gli Stati Uniti che sono stati la principale fonte di assistenza tecnica e finanziaria. L’USAID ha avuto l‘input per operazioni di sterilizzazione delle popolazioni, guarda caso, più povere, con meno istruzione, direttamente dal Congresso americano ed era facile leggere le caratteristiche naziste delle campagne di sterilizzazione.

D’altra parte non poteva che essere così visto che il progetto di “igiene sociale” esposto nel Mein Kampf si era ispirato al modello dell’”Immigration  Restriction Act” del 1924. Nel 1933, per la messa a punto del programma per il miglioramento della popolazione attraverso la sterilizzazione forzata e la regolamentazione dei matrimoni, i nazisti si erano ispirati apertamente e direttamente al precedente degli USA ed è evidente in quegli anni il legame tra eugenisti americani e tedeschi che caratterizza il periodo tra le due guerre e l’osmosi di idee scientifiche e di pratiche giuridiche e mediche. In Germania gli assistenti sociali e i responsabili della sanità pubblica si sforzavano di ridurre i costi della protezione sociale e guardavano all’esempio degli Stati Uniti dove vari Stati avevano adottato misure di sterilizzazione coatta nell’intento di risparmiare proprio della protezione sociale i costi. Tutto questo ritorna prepotentemente di attualità con le politiche sanitarie e pensionistiche che vengono adottate oggi. A conferma di quanto sia permeata la società neoliberista dei valori nazisti. Non è un caso che la società neoliberista della democrazia riformista, del politicamente corretto, dello scientismo si sia impossessata anche della morte, creando a tavolino il concetto di morte cerebrale ed arrogandosi il diritto di decretare quando e come un essere umano può essere giudicato morto cioè quando lo decide lo Stato per legge. E’ lo Stato etico, quello che decide per noi quando e come ci possiamo divertire o lavorare, dormire o mangiare, studiare o sognare, in definitiva quando e come possiamo vivere.

L’assuefazione di oggi a tutto questo ricorda il silenzio davanti alle persecuzioni degli ebrei, degli zingari durante il nazismo e dei neri negli Usa. Però in America c’erano già gli antesignani della meritocrazia e della società darwinistica che sentivano l’esigenza di migliorare la specie umana promuovendo la riproduzione dei più capaci. La selezione per capacità individuale, chi ce la fa è più bravo e chi non ce la fa soccombe. Non a caso il Tribunale di Norimberga ha espresso nel 1946 condanne nette e precise nei confronti di tanti crimini nazisti mentre i responsabili delle misure di igiene razziale non sono stati chiamati a rispondere di circa 400.000 casi di sterilizzazione forzata ed è passato il principio di quella che è stata definita “eugenetica autentica” da contrapporre a quella utilizzata nei campi di sterminio nazisti riservandosene naturalmente gli americani di decidere qual è quella autentica e quella no.

Il clima sociale e politico che ha visto nei precursori del nazismo gli Usa getta una luce sulle antinomie di quello che viene chiamato “il processo di civilizzazione” ed oggi “la supremazia del mercato”.

Theodor W. Adorno e Max Horkheimer nel 1947 nella “Dialettica dell’Illuminismo” scrissero che nazismo tedesco e mercificazione americana erano due facce della stessa medaglia e questo fece molto scalpore perché entrambi erano di origine ebraica ed erano fuggiti dalla Germania negli anni trenta e si erano rifugiati negli Stati Uniti. Ritornarono in Germania negli anni ’50. E sia in Germania che negli Usa erano collocati in un osservatorio privilegiato perché in entrambi i paesi esercitavano la professione di docenti universitari.

Tutti e due riflettendo sull’Europa che avevano lasciato e sulla società americana che li aveva accolti nel loro esilio, sottolinearono l’asservimento totalitario delle masse non solo attraverso i metodi tipici del fascismo, ma anche attraverso la mercificazione propria della società americana.

Le similitudini e i rimandi all’affinità e alla continuità tra il nazismo e il neoliberismo sono numerosi e significativi. Tagliati, almeno nei paesi occidentali, gli effetti più manifesti e brutali, questi destinati ai popoli del terzo mondo e, magari, qui da noi in occasione di così dette emergenze, si è imposta la tecnologia della persuasione che è la prestazione più subdola e apparentemente la meno odiosa, ma non la meno devastante. Anche in questo campo i principi nazisti di goebbelsiana memoria si sono affermati in Germania dopo la messa a punto degli ingegneri sociali americani, negli anni venti, della “manifattura del consenso” che oggi come mai in passato riesce ad imporsi anche nelle più intime sfere dell’ego e a mobilitare anche le masse. Invece di un attacco e di una censura a Freud, in America si è portata a compimento e si è realizzata oggi, in questa società, una psicanalisi revisionista tesa a promuovere una terapia per la fabbricazione di individui “adattati” al loro ambiente. Così purificato, l’uomo può farsi redimere da un’etica dove nazismo e neoliberismo si incontrano. E questo si irradia in tutti i campi. Così si può leggere l’ultimo Nobel per l’Economia all’americano Richard H. Thaler direttamente dalla motivazione del suo conferimento “…complessivamente, i contributi di Richard Thaler hanno costruito un ponte tra le analisi economiche e psicologiche del processo decisionale del singolo”.

E qui si può far riferimento ad alcune delle macchine da indottrinamento di Noam Chomsky che vengono elencate nelle dieci regole del controllo sociale.

La “Strategia della distrazione” che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico da problemi importanti e dai cambiamenti decisi dai potentati economici e politici attraverso un’inondazione di continue informazioni insignificanti così da impedire la percezione di quelle che sono le notizie importanti. Poi, “Creare problemi e poi offrire le soluzioni” che consiste nel creare un problema ad arte usando la grancassa dei mezzi che il potere ha a disposizione e quindi, sull’onda della reazione e delle conseguenti richieste della così detta opinione pubblica, proporre la soluzione come se questa fosse il risultato delle istanza popolari mentre non è altro che l‘obiettivo che il potere aveva fin dall’inizio. Una per tutte è la così detta “sicurezza” attuata con una strategia di questo tipo e messa in atto a piene mani sia sul fronte interno che su quello esterno. Esemplare è la strumentalizzazione della violenza sulle donne usata a fini securitari e di controllo sociale: si cancellano del tutto le vere cause che sono parte fondante della struttura del sistema economico e politico, si presenta la società come insicura e fuori controllo così le donne stesse cercano nello Stato un referente per mettere a punto insieme improbabili metodi di eliminazione della violenza patriarcale. La così detta “sicurezza”, infatti, non si esprime solamente nell’eclatante risposta di controllo poliziesco e militare, ma anche nel coinvolgimento diretto delle parti aggredite nell’impostare il controllo sociale che passa attraverso le strutture dell’associazionismo, di quelle sanitarie o entrando a piedi uniti all’interno della scuola, nel percorso formativo e di costruzione dell’individuo.

Importantissima poi, la “Strategia della gradualità” attraverso la quale si riescono a far passare dei cambiamenti strutturali importanti non mettendoli in atto direttamente ma un po’ alla volta con interventi presentati staccati gli uni dagli altri e differiti nel tempo, cosicché non si abbia la percezione di quello che sta succedendo e non si abbia mai la visione del quadro di insieme. E’ così che la socialdemocrazia riformista ha fatto passare nella società i principi neoliberisti. Quindi  ”Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione” cioè  puntare sulla reazione “di pancia” della gente in modo da far perdere lucidità nel ragionamento e nella conseguente risposta. Questa strategia viene messa in atto continuamente perché si ottiene il risultato di spoliticizzare gli avvenimenti.

E, per finire, c’è “l’auto-colpevolizzazione”, meccanismo tipico del neoliberismo e attuato attraverso il politicamente corretto. Le città sono soffocate dallo smog? è colpa tua perché usi troppo l’automobile e non sai farne a meno. Siamo sommersi dai rifiuti? È colpa tua perché non partecipi attivamente alla raccolta differenziata. La vicina viene ammazzata dal marito? È colpa tua perché non ti sei attivata e non hai chiamato in tempo le forze dell’ordine. I bambini del terzo mondo muoiono di fame come mosche? È colpa tua che vuoi vivere troppo bene e non sai rinunciare a niente. Sei povero? È colpa tua che non ti sai valorizzare e non sai cogliere le opportunità che ti dà questa società.

Tutto questo si è realizzato compiutamente e in primis negli Usa e non poteva essere altrimenti visto che gli Stati uniti hanno un’impressionante gamma di agenzie di informazione. Fra quelle più famose e quelle meno conosciute si parla di oltre 200 strutture che impiegano oltre 200.000 persone con bilanci superiori a molti Stati ed il controllo viene esercitato soprattutto nei confronti della popolazione stessa, la prima destinataria delle attività di spionaggio che si irradia presso gli amici come presso i nemici e ruba non solo segreti informatici e militari ma anche industriali, tecnologici e scientifici. Il Pentagono spende cifre iperboliche per la sola ricerca militare ed è in anticipo di varie generazioni in materia di armamenti. Le forze armate sono presenti in centinaia di paesi, possono identificare, seguire, ascoltare qualsiasi cosa, in qualsiasi ambiente, nell’aria, in terra e sott’acqua.

L’iper potenza americana controlla la politica internazionale e ha nel suo mirino tutti i paesi asimmetrici ai suoi interessi e provoca guerre interetniche, religiose, colpi di stato e finanzia le agenzie del terrorismo. Il peso degli Stati Uniti è decisivo anche in seno alle istanze internazionali, a partire dall’ONU passando per l’OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) per arrivare alla NATO. Inoltre pompa ogni anno una grande pletora di cervelli che affluiscono nelle sue università, nei suoi laboratori, nelle sue imprese da tutto il mondo, che utilizza e che poi una volta sfruttati ben bene getta via come stracci usati. Anche nel campo del controllo delle reti economiche gli Usa esercitano un’indiscutibile supremazia. L’America è anche la prima cyber potenza, è il paese del web, delle autostrade della comunicazione, dei giganti dell’informatica e di internet. Il suo primato è arrivato a tal punto che si è assicurata il controllo del vocabolario, dei concetti e dei significati per cui obbliga a usare le sue proprie parole per raccontare i problemi che essa stessa ha creato e per questo dispone di una grande quantità di Istituti di ricerca di Think Tank, cattedre universitarie e case editrici a cui collaborano migliaia di analisti e di esperti per produrre informazione su questioni storiche, giuridiche, economiche in un’ottica favorevole alle tesi del datore di lavoro. Lavori che vengono generosamente finanziati ed altrettanto mediatizzati e diffusi con grande uso di seminari e dibattiti. L’America popola i sogni della popolazione attraverso la produzione dei film, dei suoi telefilm, cartoni animati, video clip, fumetti…

In tutti i paesi a capitalismo maturo si parla una neolingua “globalizzazione”, “flessibiltà”, ”governance”, “employability”,”esclusione”, “underclass”, “nuova economia”,”tolleranza zero”, “comunitarismo”, “multiculturalismo”, “jobs act”. La diffusione di questa nuova vulgata dalla quale sono assenti, guarda caso, termini quali capitalismo, classe, sfruttamento, lotta di classe, tutti revocati perché obsoleti, non pertinenti, è il prodotto di un imperialismo tanto subdolo quanto violento perché con il pretesto della modernizzazione fa tabula rasa delle conquiste sociali ed economiche di cento anni di lotte oggi presentate come arcaiche e ai fautori dell’ideologia neoliberista si affiancano e per certi versi fanno da battistrada militanti , intellettuali, organizzazioni di sinistra che per avvalorare questo discorso si autodefiniscono progressisti.

Gli Stati Uniti, unica superpotenza contemporaneamente Mecca e Vaticano, sono caratterizzati dallo smantellamento voluto dello Stato sociale, dall’ipertrofia delle Stato penale, da una concezione dell’impresa fondata sul solo “valore azionario”, dalla generalizzazione del lavoro dipendente e precario, dall’insicurezza sociale. Tutto questo con l’esaltazione dell’etica del moralismo che rigetta e rimuove il materialismo nell’analisi del mondo sociale ed economico. Si assiste ad un rivolgimento simbolico fondato sulla naturalizzazione degli schemi del pensiero neoliberale in conformità con il modello nord americano, accettata con rassegnazione come sbocco obbligato quando non viene celebrata con entusiasmo gregario. L’America riplasma il mondo a sua immagine ed è arrivata addirittura alla colonizzazione mentale e ad avere il potere di determinare la realtà che pretende di gestire.

Per la potenza globale tutte le forme diverse e singolari sono eresie e perciò destinate a scomparire. E’ il trionfo del nazismo che voleva basare il suo dominio sull’assenza di controparte. Siamo tutti nella situazione di schiavi ai quali se viene fatta salva la vita contraggono un debito indissolubile. Una società di questa natura ha la pretesa di occupare il posto di dio.

E’ l’impero del Bene, la violenza del Bene, l’occupazione della posizione di dio e del padrone. Le teorie naziste sono tornate a casa.

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Comments   

#1 armando 2017-11-12 10:49
Una analisi spietata ed eccezionale. Se non si interviene per tempo tutto sarà inutile. L'uomo sta perdendo la ragione.
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