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Benvenuti nel Quarto Reich
di Alessandro Taddei
Alessandro Taddei scava nella memoria: Stato, mafia, Gladio e altre orribili cose vicine a tutte/i noi… che è necessario ricordare (o scoprire). In coda trovate molti link utili
Con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia
ma colpisco un po’ a casaccio perché non ho più memoria …
(Fabrizio De Andrè)
Il concetto di «destabilizzazione italiana-Gladio-P2» andrebbe allargato a un periodo ben più ampio di quello degli anni ’70/’80.
I soggetti coinvolti sotto Gladio, nel corso degli anni, passano dal terrorismo politico-eversivo alla mafia, attraverso attentati dinamitardi nelle piazze (Fontana, Loggia), nei treni e nelle stazioni (Italicus, Gioia Tauro, Bologna), nei luoghi della socialità per poi passare ai magistrati più impegnati e ai luoghi storico-artistici simbolo della «bellezza italica».
Dal 1964 ad oggi – generale De Lorenzo docet – assistiamo a un processo continuativo della «strategia della tensione» in cui cambiano non solo i rapporti “cittadino-violenza-paura” ma anche i soggetti che la perpetuano.
I soggetti utilizzati da Gladio e poi P2 cambiano a seconda del momento storico in cui ci si trova ad operare. Eppure è come se una mano militare invisibile regnasse su tutti indistintamente e allungasse il filo della storia senza mettere mai in discussione questa strategia. Sappiamo dunque che questa Entità oscura non morirà per una vicissitudine economico-politica o nel momento in cui uno “storico” segnerà la fine di un’epoca.
È soprattutto per questo fenomeno sistemico che l’Italia non sta avendo un’evoluzione, in termini sia economici che culturali.
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Cavaliere o pedone?
di Paolo Di Marco
Del lestofante testé morto tutti ricordano l’aspetto esteriore e gli atteggiamenti da guitto ma pochissimi (il solo Fatto) le malefatte; e anche qui con molta discrezione e tutti i distinguo (“la magistratura ha sempre archiviato”…).
E invece mi sembra buona occasione per ricostruire un pezzo significativo di storia patria con tutti i suoi intrecci espliciti e sotterranei.
1- breve cronaca
–Il padre lavora in una piccola banca (Rasini) che si diceva (fonte Sindona) essere avamposto dei ricicli mafiosi; ma ha anche contatti col mondo della borghesia milanese a cui piace tenere i soldi in Svizzera (vizietto che in quegli anni era assai diffuso);
–Quando il piccolo si mette in affari immobiliari -con Milano 2 opera più nota- i soldi arrivano tramite quelle fonti (v. Travaglio et al, ‘L’odore dei soldi’, più recentemente su Il Fatto gli audioarticoli della biografia; sempre sul Fatto l’art di Marco Lillo). Soci principali dell’Edilnord sono Rasini e Rezzonico, commercialista svizzero.
–Colla collaborazione di don Verzè (poi sospeso a divinis) nel ’68 compra i terreni di Segrate; su una parte sorgerà il San Raffaele, sull’altra Milano2; corrompendo dirigenti e piloti Alitalia per spostare le rotte degli aerei che rendevano i terreni privi di valore. Questa volta gli occulti finanziatori svizzeri tirano fuori 3 miliardi.
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Berlusconi, berlusconismo, berlusconisti
di Combat-COC
Riprendiamo molto volentieri dal sito Combat-COC questo articolo, che è di gran lunga il più completo e centrato tra quanti hanno commentato la scomparsa del Cav. nero da un punto di vista di classe. (Red.)
La morte di Silvio Berlusconi ha mandato in onda il solito, vomitevole, falso e interessato teatrino italiano composto da una maggioranza di “pro” ed una – solo per l’occasione – ridotta minoranza di “anti”.
Entrambi gli schieramenti sono abbarbicati sul “personaggio” Berlusconi: sia da parte di chi lo ritiene uno dei più grandi e “longevi” statisti della storia d’Italia; sia da parte di chi fa risalire al suo operato l’origine di tutte le “disgrazie” del nostro vivere civile.
E allora cominciamo col ribadire una cosa: per noi Berlusconi è stato un nemico di classe, in quanto espressione politica della borghesia ai massimi livelli per un trentennio (quattro volte presidente del Consiglio). Classe alla quale tra l’altro ha appartenuto anche fisicamente come imprenditore.
Siamo stati contro Berlusconi così come lo siamo stati (e lo siamo) nei confronti di tutti i padroni, nessuno escluso.
Contro Berlusconi dunque in quanto anti-capitalisti, dal momento che per noi non si tratta di scegliere il padrone “migliore”. Sport che invece ha appassionato in questi decenni le fila dei competitor affezionati al capitalismo “buono”, “onesto” e “democratico” (sic).
Di conseguenza respingiamo tutti i mielosi (e ipocriti) discorsi apparsi in questi giorni sui mezzi di comunicazione relativi al fatto che di fronte alla morte tutte le “animosità” debbano stemperarsi: vuoi per “riconoscenza”, o per “rispetto”, o per “pietà cristiana”.
Per cui, stando sempre ben attenti a non “personalizzare” la politica ed a non “affogare” nell’antiberlusconismo la critica e l’opposizione a tutto il sistema capitalistico (che è internazionale), vogliamo cercare in queste righe di spiegare sommariamente la natura e la portata del “berlusconismo”. Fenomeno che travalica la vita biologica del singolo personaggio.
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Il sorriso del caimano
di Fabio Troncarelli
Fabio Troncarelli si aggira (con l’aiuto di Barthes) fra bambini morti in culla (con il vaccino dei roghi contro le streghe), berlus-cloni, la semiosi e l’ossessionante parola «simpatico»
Per la mia generazione Roland Barthes è stato un punto di riferimento. Ho sempre trovato illuminante il suo metodo: occuparsi di un dettaglio della realtà apparentemente insignificante, che invece è rivelatore, svelando quello che sfugge a un osservatore superficiale. Mi è ritornato in mente quest’uomo mite e triste, che ho avuto il privilegio di conoscere, mentre mi sentivo confuso e frastornato dall’orgia, dal delirio mediatico che si è scatenato intorno alla salma di Berlusconi, prima, durante e dopo i suoi agghiaccianti funerali di Stato.
Cercando di riprendermi dall’overdose di ipocrisia e di isteria che mi ha schiacciato, all’improvviso mi si è fissata in testa una parola, che sembrava il ritornello stupido di una canzonaccia che non riesci a dimenticare, anche se non ti ricordi neppure che cosa voleva dire. Mi ronzava nelle orecchie, come un’ossessione «simpatico… simpatico… simpatico…”» come se mi si fosse appiccicata a partire dai miasmi che mi avevano asfissiato per giorni e giorni.
Per me simpatico è un volto gentile che ci sorride e ci riempie di nostalgia. Ma non era questo il ricordo del viso del defunto.
L’altra mattina, dopo un caffè doppio, mi sono messo al computer e ho fatto una ricerca, digitando la parola-chiave “simpatico” insieme, ovviamente, a “Berlusconi”. Non l’avessi mai fatto! Sono stato sommerso da un diluvio di occorrenze, di citazioni, di frasi memorabili che mi hanno veramente mandato per storto il caffè e la digestione. Vi trascrivo qualche piccolo esempio, pochi per carità, per non annoiarvi.
«La sua simpatia e il suo sorriso sornione sono stati alcuni degli emblemi della Milano da bere degli anni Ottanta. In tanti, all’estero, hanno identificato l’italiano medio con il suo volto. Furbo, simpatico, capace di rimanere sempre in equilibrio»: Paolo Oggioni, “Proiezioni di Borsa”, 12 giugno 2023.
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Il clima e le obiezioni di Gerardo
di Michele Castaldo
La discussione è partita parlando dell’ultimo disastro ambientale in Emilia Romagna, perché c’è da interrogarsi con serietà su un problema così gravoso.
Chi è Gerardo? Uno preso a campione fra i tanti militanti e simpatizzanti della sinistra, pensionato dopo anni di peregrinare tra collegi, seminari, Italia, Germania e Svizzera, di insegnamento e una vita spesa in cultura, che alle mie argomentazioni sul determinismo e la vacuità del libero arbitrio pone la domanda non priva di senso «ma allora siamo degli automi»?
Cercherò di rispondere a questa ed altre domande, ch’essa presuppone, senza ambiguità.
In premessa dico che la domanda di Gerardo presuppone l’uomo come soggetto esclusivo rispetto al movimento generale della materia, dunque alle altre specie della natura. Pertanto se è sbagliata la premessa tutto il ragionamento frammezzato di domande non può che seguire il percorso della premessa.
Distinguiamo due concetti fondamentali da cui partire: fatalismo e determinismo. Per fatalismo si intende una concezione filosofica per cui il mondo è governato da una necessità ineluttabile e del tutto estranea alla volontà e all’impegno dell’uomo. Mentre per determinismo si intende una concezione per cui tutto accade secondo rapporti di causa-effetto.
Il punto da aggredire, perciò, almeno per chi scrive queste note, è lo studio del rapporto causa-effetto in rapporto alla casualità che è anch’essa l’effetto di un rapporto. Dunque siamo in presenza di più fattori confluenti che contribuiscono a determinare un fatto, ovvero il participio passato del verbo fare.
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Liceo Albertelli di Roma e i fondi del PNRR: perché non è andata come ve la racconta Repubblica
di Agata Iacono
La notizia è stata ben censurata dai media di regime, che si concentrano sul caro affitti degli studenti fuori sede in tenda, come se per tutto il resto la scuola italiana non avesse altri problemi, e addirittura Repubblica prova maldestramente a manipolarla.
Tre giorni fa, infatti, Valentina Lupia su Repubblica scrive che il liceo classico Albertelli di Roma rifiuta i fondi del PNRR per il voto contrario di soli due genitori del consiglio d'istituto.
Risponde il liceo classico Albertelli con un comunicato stampa che riportiamo di seguito.
"COMUNICATO STAMPA
Insegnanti, genitori e studenti del Liceo Pilo Albertelli di Roma difendono la scuola pubblica.
Siamo genitori del Liceo Classico Pilo Albertelli di Roma e abbiamo letto l’articolo a firma di Valentina Lupia apparso su la Repubblica di ieri, 15/05/2023, in cui la decisione del Consiglio di Istituto del 4 maggio scorso di non approvare i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Next generation – Labs e Classrooms viene descritta come il risultato di una scelta ideologica fatta da genitori contrari alla tecnologia e agli investimenti nella scuola: vi chiediamo lo spazio di una replica.
Innanzitutto sgombriamo il campo da una mistificazione: non sono stati due genitori a bocciare i progetti del PNRR, ma la maggioranza del Consiglio di Istituto, organo unitario di indirizzo della scuola in cui sono rappresentate tutte le componenti: a favore dei progetti hanno votato solo il dirigente scolastico e un genitore.
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Autonomia differenziata. La revisione dell’ordinamento statale
di Giovanni Dursi
Il 2 Febbraio 2023 il Consiglio dei Ministri, su iniziativa del Ministro per gli Affari regionali e Autonomie Roberto Calderoli, atta a provocare l’inizio di un inerente procedimento attuativo, ha approvato il Disegno di Legge che codifica l’assetto della cosiddetta “autonomia differenziata”. Il DdL citato si situa nel solco interpretativo dell’art. 116, comma 3, della Costituzione della Repubblica italiana [1], che consente alle Regioni a statuto ordinario interessate di stipulare, sulle ‘materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 [2] e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), intese con lo Stato per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni di autonomia’.
Questo è il primo di tre interventi che Mentinfuga proporrà, il primo dei quali rappresenta una ricognizione storico-politica a) sulle sollecitazioni che l’ordinamento statale repubblicano ha recepito e subito nel recente passato (fine Novecento) e che oggi (terza decade del XXI secolo) sta registrando e b) sugli esiti, ancora del tutto controversi, che s’intravedono con riguardo alla cosiddetta “autonomia differenziata”.
Seguiranno un articolo di disamina tecnico-giuridica e politica dell’orientamento che l’attuale compagine governativa intende dare all’attuazione della cosiddetta “autonomia differenziata” ed un testo di valutazione finale con particolare riguardo al profilo che risulterebbe significativamente modificato – qualsiasi sia la mediazione raggiungibile tra le subculture politiche che hanno partecipato, tutt’ora confrontandosi, alla revisione del dettato costituzionale in merito – di “cittadinanza”, il cui rango odierno pare soggiacere più ad una logica gerarchica d’assoggettamento dei diversi territori (rif. tipico alla questione del “residuo fiscale” [3] che corrispondere al godimento di diritti in modalità universalistica esprimendo un correlato e consolidato vincolo d’appartenenza allo Stato italiano.
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Con la Meloni si torna all'euro-austerità
di Leonardo Mazzei
«Altro che sovranismo! Il governo Meloni, già servile verso la politica guerrafondaia degli U.S.A., ubbidisce supinamente anche alle spietate direttive dell’Unione Europea. Con il “nuovo” Patto di Stabilità (leggi austerità) l’Italia entrerà in recessione: più disoccupazione, più precarizzazione, salari sempre più bassi».
Detto in lucchese, “si torna ai santi vecchi”. Vi eravate scordati dell’Europa, o meglio dell’Ue, dei suoi eccitanti numerini e dei suoi simpatici tecnocrati? Tranquilli, sono di nuovo tra noi. Dopo tre anni di purgatorio si torna adesso all’inferno dell’austerità. Alla faccia di quelli che… “stavolta l’Europa ha capito la lezione”. Come no, ci mancherebbe!
A nome della Commissione europea, il nuovo “Patto di stabilità”, versione 2023, è stato presentato nei giorni scorsi dal duo Gentiloni-Dombrovskis, una vera garanzia di cambiamento. Nella loro proposta c’è una certezza ed una minaccia. La certezza è che il volto del mostro eurista non cambia, né ha intenzione di farlo, essendo l’austerità nel suo Dna al pari della sua natura antipopolare. La minaccia è che senza un nuovo accordo entro il 2023, dall’inizio del nuovo anno tornerebbe addirittura in vigore il folle meccanismo del Fiscal compact. Un’ipotesi, quest’ultima, che non dispiacerebbe troppo alla Germania.
A Bruxelles, tuttavia, sono criminali ma non folli. Il Fiscal compact non ha mai funzionato davvero, e non ha funzionato per nulla sulla regola della riduzione di un 5% all’anno della quota di debito eccedente il 60% nel rapporto col Pil.
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Quale Resistenza?
di Nico Maccentelli
Oggi è il 25 aprile e la Resistenza narrata dal regime, con le sue liturgie e le icone del passato tanto comode per le baruffe della partitocrazia, avrà anche troppo spazio. Per questo voglio fare qui una “contro-liturgia” (mo' basta con le sacralizzazioni che depotenziano i reali contenuti!) e parlare di altre Resistenze: quelle di oggi, quelle che vengono occultate e censurate, attaccate e derise dal sistema mediatico.
Partiamo con la prima Resistenza, tutta Ucraina. Ma non quella della propaganda atlantista dei vari programmi su La7, la RAI, Mediaset, della carta stampata come i bugiardoni di regime: La Repubblica, La Stampa e il Corriere, bensì quella di chi in quel vero e proprio mattatoio che è l’Ucraina, la guerra proprio non la vuole: non vuole combatterla e non vuole viverla. E rifiuta la narrazione drogata di un regime nato da un golpe targato CIA nel 2014, che ha non solo represso l’opposizione interna russofona e ortodossa d’osservanza moscovita, ma ha chiuso radio e giornali, messo al bando i partiti d’opposizione compreso il PC d’Ucraina, perseguitato giornalisti e chiunque cerchi di informarsi su canali alternativi e di esprimere il proprio dissenso. Un regime che con un sito, Myrotvorets (1), segnala i “nemici” da colpire e cancella come “eliminati” quelli assassinati dalle sue bande naziste, come accaduto al fotoreporter italiano Andrea Rocchelli e alla giornalista Dughina. In una guerra iniziata con questo golpe e con l’aggressione alle Repubbliche di Donetsk e Lugansk, nate per difendere la popolazione russofona dalla repressione nazi-banderista (2).
In questo contributo video di Nicolai Lilin si scopre che una rete di ragazzi ucraini, per fuggire dalla guerra, ha aiutato a scappare dal paese almeno (stima la Gestapo, pardòn, i servizi ucraini) 1500 retinenti alla carneficina bellica.
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Un manifesto per la Sinistra. Una lettura critica dell’ultimo libro di Aldo Schiavone
di Vincenzo Di Marco
La lettura di questo breve saggio di Aldo Schiavone si rivela sorprendente non tanto per le tesi di fondo che contiene (dare vita ad un “manifesto” per una Sinistra senza nostalgie comuniste e marxiste), fatte proprie da certi ambienti politici del centro-sinistra italiano, per intenderci l’area che gravita grosso modo attorno al Partito Democratico, quanto per i commenti duri e perentori che accompagnano gli inviti a proseguire sulla strada di un completo processo rinnovatore, mai avviato (a giudizio dell’autore) e sempre in ritardo sulla tabella di marcia. L’antico vizio di ergersi a padri nobili della vita politica italiana (e Schiavone fa suo il ruolo di prima donna in commedia), di dolersi del ruolo di profeta inascoltato, come se vestisse i panni di un maestro prodigo di insegnamenti che dovrebbero coprire larghe tese di anni e decenni, ci consegna alla fine un libro stranissimo e incomprensibile, sapendo chi è Aldo Schiavone e quale magistero egli rappresenti nel campo degli studi storici, politici e giuridici. Qui occorre ricordare che l’autore ha già delineato i tratti principali di questo pensiero in altri libri come I conti del comunismo del 1999 e Eguaglianza. Una nuova visione sul filo della storia del 2019, fino al recente Progresso del 2020.
Forse abbiamo equivocato il senso complessivo di questo pamphlet, di cui ha tutta l’aria, che si presenta con il preciso intento di voler scombussolare i piani politici e intellettuali di una certa area politica, familiare allo stesso autore, con il tono di chi auspica una resa dei conti ultimativa. Abbiamo però tra le mani uno scritto che si muove sotto traccia, debole, confuso, generico ‒ questo di Aldo Schiavone ‒ eppure perentorio nelle sue più lucide affermazioni. La ricostruzione del quadro politico degli ultimi trent’anni è volutamente tendenziosa.
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Elly Schlein, cioè cosa?
di Michele Castaldo
C’è un entusiasmo smisurato intorno alla figura di Elly Schlein appena eletta a nuovo segretario del Pd che esordisce parlando di «una piccola grande rivoluzione», segno dei tempi.
Mettiamo però subito in chiaro un punto: che una donna rivendichi pubblicamente la propria sessualità dicendo: «Sono una donna, amo una donna, non sono madre, ma non sono meno donna per questo», rappresenta certamente un fattore di rottura nei confronti tanto del bigottismo di destra – ancora oggi rappresentato dalla Meloni che predica: «Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana…», quanto del moralismo di sinistra e di una certa tradizione comunista contro cui oggi si scatena strumentalmente la critica della grande stampa benpensante della borghesia italiana.
E a proposito di un certo bigottismo di sinistra, tanto per non andare troppo lontano e citare Pier Paolo Pasolini, oppure il povero Aldo Braibanti (“Il signore delle formiche” di un recente film di Amelio, ricordo un episodio vissuto in prima persona nel costruendo stabilimento Montefibre di Acerra (Na) nel lontano 1976. Ero delegato eletto da oltre il 90% degli operai e durante una giornata di sciopero mi capitò di vedere Vittorio, un operaio omosessuale, piangere di nascosto dietro l’angolo di una baracca. Lui che era sempre attivo negli scioperi e sempre in prima fila nelle manifestazioni, e durante le occupazioni di cantiere si esibiva ballando e mettendo tutti di buon umore, insomma sempre sorridente e allegro, mi apparve molto strano vederlo piangere. L’avvicinai chiedendogli cosa fosse successo, pregandolo di volersi confidare. Alla fine sconfortato disse «non ce la faccio più a sopportare, prima mi insultano definendomi ricchione e poi mi chiedono di fargli i pompini».
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La Consulta evoca pericolosi fantasmi
di Alessandro Bagnato
Le recenti sentenze della Corte Costituzionale sugli obblighi vaccinali sono di una gravità estrema, tali che un integrale recepimento dei principi in esse esposti riporterebbe la convivenza umana a uno stato non solo pre-democratico ma pre-giuridico
Ritengo le recenti sentenze della Corte Costituzionale sugli obblighi vaccinali di una gravità estrema, tali che un integrale recepimento dei principi in esse esposti riporterebbe la convivenza umana a uno stato non solo pre-democratico ma pre-giuridico.
Non avendo in questa sede lo spazio per esaminare tutti gli aspetti problematici delle pronunce, mi limiterò a motivare la tesi che ho esposto evidenziandone gli elementi a mio parere più pericolosi.
La scienza del Partito
La presidente della Corte ha affermato in più occasioni che per scrivere queste sentenze il collegio si è affidato alla scienza. Purtroppo emerge che la Corte ha della scienza un’idea insieme confusa e pericolosa: la identifica con la posizione degli enti governativi deputati a gestire la politica sanitaria. In questo modo i giudici si esimono dal verificare nel concreto il dibattito scientifico e si limitano a valutare se la normativa impugnata “sia suffragata e coerente….rispetto alle conoscenze medico-scientifiche …quali tratte dagli organismi nazionali e sovranazionali istituzionalmente preposti al settore” . Il compito delle Corte viene così autolimitato a “confrontarsi, innanzitutto, con i contributi elaborati dall’Aifa, dall’ISS, dal Segretariato generale del Ministero della Salute e dalla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria”.
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Alle Regionali ha vinto Pirro
di Luca Busca
Analisi del voto
Normalmente il giorno dopo le elezioni ogni partito celebra la propria vittoria. Dopo le regionali 2023 alcuni di questi si sono dovuti esimere dal rito scaramantico per totale mancanza di voti. La sinistra di destra, il M5S e l’aborto democristiano di Renzi e Calenda sono entrati nella fascia Cites 1 della rappresentanza politica in via di estinzione. Quindi grande vittoria della destra. Come al solito, però, non sempre le cose sono come sembrano:
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Soldati italiani nell’Europa dell’Est. 1500 pronti alla guerra con la Russia
di Antonio Mazzeo
In meno di un anno è aumentato di cinque volte il numero dei militari italiani schierati in Europa orientale alle frontiere con Ucraina, Russia e Bielorussia. Sui 7.000 effettivi impiegati attualmente in missioni internazionali quasi 1.500 operano in ambito NATO nel “contenimento” delle forze armate russe. A partire del 2014 l’Alleanza atlantica ha dato vita ad un’escalation bellica sul fianco est come mai era accaduto nella sua storia. Nelle Repubbliche baltiche, in Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria, sono state realizzate grandi installazioni terrestri, aeree e navali, sono state trasferite le più avanzate tecnologie di guerra, sono state sperimentate le strategie dei conflitti globali del XXI secolo con l’uso dei droni e delle armi interamente automatizzate, cyber-spaziali e nucleari.
A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 il processo di riarmo e militarizzazione dell’Europa orientale è pericolosamente dilagato e ancora oggi appare inarrestabile. E l’Italia c’è con le sue truppe d’élite, le brigate di pronto intervento, gli obici, i carri armati e i cacciabombardieri “gioielli di morte” del complesso militare-industriale nazionale e dei soci-partner stranieri, primi fra tutti USA e Israele. A inizio 2023 il tricolore sventola in Lettonia, Ungheria, Bulgaria e Romania. E ogni giorno, 24h, le truppe sono in stato d’allerta e si addestrano in condizioni estreme ad ogni possibile scenario di conflitto con il Cremilino, dai combattimenti casa per casa, vicolo per vicolo, piazza per piazza, agli sfondamenti nell’infinito bassopiano sarmatico, finanche all’impiego di armi atomiche, chimiche e batteriologiche e alla “sopravvivenza” al tragico inverno nucleare.
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Sentenze della Corte Costituzionale: la "scienza ufficiale" come fonte autonoma del diritto?
di Luigi Luccarini
Con le motivazioni delle tre sentenze relative all’obbligo vaccinale, la Corte Costituzionale dimostra una realtà di cui prendere amaramente atto. In sostanza, ci dice di aver rinunciato ad assumere una qualsiasi posizione critica (non in senso oppositivo, ma nel senso proprio di attività diretta ad approfondire e motivare la valutazione di un fatto o di una situazione). Ed arriva al paradosso, non scritto, ma implicito, di stabilire che la conformità a Costituzione si misuri in base al fatto che una norma rispecchi, o meno, il pensiero del Burioni di turno. Così l’avvocato Luigi Luccarini, in una approfondita analisi sul testo delle motivazioni e sulle ragioni profonde che gli sono sottese.
* * * *
Le sentenze della Corte Costituzionale sulla legittimità dell’obbligo vaccinale per il Covid 19 sono intervenute il primo dicembre dello scorso anno, quando già era stato emanato il D.L. 31 ottobre 2022, n. 162, che aveva anticipato al 1. novembre la fine di quell’obbligo, per consentire il reintegro di 4.000 sanitari sospesi ed ovviare così ad una carenza di professionalità nel settore, definita dal Governo “preoccupante”.
Un norma indotta da necessità contingenti, insomma, se non da semplice convenienza, che testimonia come l’idea di quell’obbligo fosse dall’origine una scelta “politica” che ben poco aveva a che fare con i principi di diritto, naturale e positivo, che dovrebbero informare il nostro ordinamento.
Era quindi tristemente logico attendersi dalla Consulta, investita del problema di stabilire se l’obbligo ormai venuto meno fosse stato o meno legittimo, una tipica decisione fondata sul “cosa fatta capo ha”, con rigetto di tutte le eccezioni di legittimità costituzionale.
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