Esami
di Alberto Giovanni Biuso
Qualche giorno fa ho svolto, insieme agli altri membri della commissione che presiedo, gli esami di Filosofia teoretica / Corso avanzato, vale a dire esami degli studenti del Corso magistrale in Scienze filosofiche, i quali dunque già possiedono una laurea triennale in Filosofia.
Prima di iniziare gli esami leggo agli studenti alcuni brani tratti dalle schede didattiche, le quali sono dei testi ufficiali - sono infatti pubblicate sul sito del Dipartimento - il cui contenuto è vincolante. In tali schede a proposito dei criteri di valutazione degli esami orali si legge questo:
«Saranno valutati:
- la capacità di leggere e interpretare i testi;
- la competenza linguistica;
- la capacità di riferire il contenuto dei testi alla tematica generale del corso;
- l'elaborazione critica e teoretica».
Se mi discostassi da tali criteri commetterei non soltanto una scorrettezza pedagogica ma anche un reato, visto che si tratta di un documento ufficiale e pubblico.
Tra le risposte che la commissione ha ascoltato in occasione dei recenti esami ci sono queste:
-una persona non conosceva la differenza tra i concetti kantiani di noumeno/cosa in sé e fenomeno;
-un’altra ha spiegato il significato della parola innatismo con non nato - mai nato;
-un’altra ancora non sapeva che cosa fosse l’edizione critica di un testo;
-una non sapeva che cosa fosse il Romanticismo in filosofia e ha collocato tale movimento nella seconda metà dell’Ottocento;
-un’altra non sapeva che cosa significasse l’aggettivo immondo.
E questo limitandoci a semplici definizioni da vocabolario o a elementari domande da liceo.
Si può immaginare che cosa succede passando a domande e questioni più consone a un esame di alta cultura come dovrebbe essere quello di un corso universitario magistrale.
Le ragioni e le responsabilità di simili manifestazioni di ignoranza sono certo da ascrivere agli studenti ma non soltanto a loro.
L’istituzione contribuisce avendo ceduto (da anni) alla richiesta demagogica di organizzare delle sessioni di esame ogni mese; questo comporta infatti che gli studenti interrompano la frequenza delle lezioni per preparare gli esami, con la conseguenza di una preparazione parziale e debole quando saranno esaminati sui contenuti delle lezioni che non hanno frequentato.
Ulteriore responsabilità è quella delle famiglie che per lo più chiedono per i loro figli sin dalle scuole elementari valutazioni sempre e del tutto positive, nonostante l’apprendimento non le giustifichi. Dinamica e tendenza che continua alle scuole medie e nei licei, i quali lasciano sempre più i giovani cittadini italiani nella loro ignoranza naturale (studiare e capire il mondo richiede impegno e fatica, non essendo una attività biologica innata come il respirare, il nutrirsi, il camminare) ma li riempiono di voti e valutazioni per lo più positive, compreso l’esame finale (di stato e di maturità) nel quale viene bocciato lo 0,3 dei candidati (dato del 2025).
Todos caballeros ma todos analfabetos.
L’ultima e gravissima responsabilità è dell’intero corpo collettivo, che vive in un’orgia dei diritti che sono semplici desideri e della comprensione/giustificazione che è soltanto rinuncia a far percepire ai giovani membri delle comunità sociali il travaglio del negativo che caratterizza l’esistenza umana.
Una rinuncia che è quindi un tradimento verso i nostri giovani.
Non pochi tra gli studenti lasciano per ultimi gli esami delle materie che insegno. Arrivano quindi all’esame con certificazioni positive ottenute nelle altre discipline. A questo punto diventa facile un’ulteriore spiegazione delle difficoltà che incontrano all’esame: il professore.











































Comments
Ma che stupidaggine. Il problema è l'intera impostazione dei corsi di laurea. Troppi corsi spesso di scarsa qualità, una quantità di attività extra-didattiche, follie burocratico informatiche. La presenza, che cazzata; fosse il cielo che i corsi fossero di qualità tale che la presenza serva invece di essere una perdita di tempo, specie per i pendolari; ma quando capita è un'eccezione. Poi, ho assistito a sessioni di laurea specialistica con 8-10 minuti di chiacchiere pre-concordate con presentazione in Power Point, con piena partecipazione e anzi esortazione dei docenti alla farsa. E molti docenti relativamente giovani sono ormai assistenti leccaculo senza a rte ma decisamente con una parte. Dai Baroni ai bar(b)oncini. E se gli studenti sono un disastro totale, non di meno troppo spesso i docenti sono ignoranti, arroganti, ideologici e chi più ne ha (alla Sapienza un corso di filosofia teoretica era basato sulla lettura di Marx; per quanto Marx sia un grande pensatore una cosa del genere è un delirio e, tra le altre cose, non permette affatto di avere gli strumenti per affrontare Marx stesso).
La selezione, poi, è una cosa sacrosanta, ma la sua pretesa di applicazione in una situazione così gravemente compromessa sbaglia il bersaglio e rischia di peggiorare le cose, dato che il problema è nelle fondamenta.
E un'altra cosa sugli esami "ogni mese": meno male che ci sono, dato che ogni cazzata ormai richiede un pezzo di carta. Forse per prima cosa bisognerebbe "deuniversatizzare" un bel po' di attività (e farla finita con quel business che è "l'istruzione permanente", magari), se si vuole cominciare a rendere l'università una cosa seria.
Ma non dovremmo sorprenderci.
In questa epoca di avanzata m ulteriormente ingravescente decadenza e imbarbarimento, etica ed estetica vanno di pari passo alla malora.
Ed é ovvio che si diffonda l' aberrante convinzione che pretendere per i propri figli un' illusoria, realmente impossibile vita facile e immune da limitazioni, delusioni, lotte, sconfitte, fatiche significhi fare il loro bene mentre li danneggia gravemente.