Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 1416
Tachipirina e vigile attesa? Solo un consiglio
di Alessandro Bartoloni
Prosegue il nostro dibattito sulla gestione sanitaria durante la pandemia da SARS-CoV-2, utile a riflettere sulla più generale situazione della sanità nel nostro paese. In questo terzo articolo, si evidenzia alla luce dei fatti l’inconsistenza e la contraddittorietà di alcune delle indicazioni terapeutiche “ufficiali”, molte delle quali si sono rivelate successivamente infondate.
L’occasione per tornare a parlare di un grande tormentone pandemico ce la fornisce proprio il presidente della FNOMCeO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) Filippo Anelli che, accompagnato dal segretario generale Roberto Monaco, ha dichiarato alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dal SARS-CoV-2 che, per quanto riguarda la gestione domiciliare dei pazienti, “la federazione non è mai intervenuta per limitare la libertà prescrittiva del medico. Anche perché, in quel periodo, il ministero più della Tachipirina poteva dire ben poco perché non c’erano linee guida, quindi non c’erano evidenze che potessero sostenere indicazioni di carattere diverso”. Per capire la portata orwelliana di tali affermazioni ripercorriamo quei tragici giorni.
Tutto comincia il 25 marzo 2020, quando il ministero della Salute emette la circolare n. 7865 nella quale si stabilisce che, “per individuare possibili opzioni terapeutiche efficaci nei confronti dell’infezione da COVID-19 è necessario condurre studi clinici in grado di dimostrare che i benefici superino i rischi. Per questa ragione, tenuto conto della straordinarietà della situazione, la Commissione tecnico scientifica dell’AIFA ha il compito di valutare tutti i possibili protocolli di studio con la massima rapidità (entro pochissimi giorni dal momento della sottomissione). La stessa tempestività è garantita per la successiva valutazione condotta dal Comitato Etico Unico a livello nazionale che ha sede presso l’INMI Lazzaro Spallanzani.
- Details
- Hits: 1238
La Corte nel mirino
di Giancarlo Scarpari
Nel maggio del 1950, in un articolo dal titolo emblematico, Difendiamoci dal comunismo, don Luigi Sturzo aveva indicato alla Dc la linea da seguire per stabilire le modalità di nomina dei giudici della Corte costituzionale, la cui legge istitutiva era allora in discussione. Il messaggio era chiaro: «I comunisti, finché stanno all’opposizione non hanno diritto di partecipare all’amministrazione dello Stato e degli organi e degli enti» e, di conseguenza, non si potevano eleggere i cinque giudici di nomina parlamentare col sistema del Regolamento della Camera, che prevedeva l’assegnazione di due posti alla minoranza.
L’iter della legge era stato sofferto, perché, come ricordava Calamandrei su questa rivista[nota 1], vi erano stati quattro «viaggi di andata e ritorno» tra Camera e Senato per via degli emendamenti introdotti in relazione alla nomina dei giudici che dovevano essere scelti dal Parlamento e dal capo dello Stato.
Sulla base dell’indicazione di Sturzo, l’on. Riccio (Dc) aveva proposto che per l’elezione dei giudici eletti dal Parlamento fosse sufficiente la maggioranza semplice, per cui, scavalcando il Regolamento, tutti i giudici sarebbero stati nominati dalla coalizione di governo; poi per la massiccia opposizione dei partiti di sinistra e l’insostenibilità manifesta di questa posizione radicale, era stato deciso che la maggioranza necessaria doveva essere “qualificata”, almeno nella misura dei 3/5. Con i numeri allora esistenti in Parlamento, il governo non aveva la possibilità di eleggere tutti i giudici, ma con la prevista vittoria alle elezioni questo non sarebbe stato più un problema, vista l’entità numerica del premio.
Com’è noto, infatti, la legge elettorale varata in vista delle elezioni del giugno del 1953 prevedeva una distorsione dei principi della rappresentanza, in quanto stabiliva che la coalizione che avesse ottenuto il 50% più 1 dei voti avrebbe ottenuto il 65% dei seggi e cioè 380, mentre alle altre liste ne sarebbero spettati solo 209: per una simile maggioranza e con il contributo di alcuni volonterosi “soccorritori”, sarebbe stato perciò agevole raggiungere i 3/5 necessari dei parlamentari per nominare tutti i giudici di suo gradimento.
- Details
- Hits: 1502
Rivolta sociale?
di Vladimiro Merlin*
Un’ipotesi plausibile, viste le condizioni del lavoro in Italia ma, più che evocata, la rivolta sociale andrebbe praticata.
Il segretario della Cgil, Landini, l’ha evocata in relazione alla situazione che ha portato la Cgil e la Uil a proclamare lo sciopero generale per il 29 novembre.
In effetti, la condizione dei lavoratori italiani è tragica da tutti i punti di vista.
Gli stipendi, dal 1990 al 2020, in Italia sono diminuiti del 2,9%, in tutta Europa si è registrata una crescita, la più bassa, in Spagna, è stata del 10%.
Su 17 milioni di lavoratori del settore privato 7,9 milioni sono lavoratori discontinui, 2,2 milioni sono part-time, assieme sono il 60% dei lavoratori privati.
A questi lavoratori con redditi stabilmente bassi andrebbero aggiunti tutti quelli in cassa integrazione, che hanno uno stipendio ridotto tra il 50 e il 60% del normale.
Ma, come abbiamo già visto, anche ai lavoratori stabili non è andata bene, in questi ultimi 30 anni il loro stipendio non solo non è cresciuto ma si è ridotto del 3%.
Da anni, varie fonti, dai sindacati alla Caritas, ma anche l’Istat, registrano un aumento progressivo della povertà anche tra persone che hanno un lavoro.
Una progressiva povertà che i ceti popolari misurano ogni giorno quando fanno la spesa.
Sulla situazione già tragica dei salari si è innestata l’impennata inflazionistica di questi ultimi anni, impennata che, nonostante i dati ufficiali manipolati, continua; infatti, i rincari dei generi di prima necessità, in primo luogo gli alimentari, sono ancora attorno al 9/10%.
- Details
- Hits: 1464
Bologna 1980. «La bomba, per me, scoppiò la sera»
di Luca Baiada
Come titolo, Cento milioni per testa di morto, pubblicato nel 1989, fa pensare a un western. La veste tipografica è orrenda: imprecisa, disadorna. La carta sembra da razionamento: quasi da pacchi, tagliata male, e sa di polvere. La stampa è cattiva. La prosa è appesantita da ripetizioni e pignolerie. La punteggiatura è confusa (qui, nelle citazioni, l’ho modificata). Quanto al marchio editoriale, da trent’anni non pubblica nulla. Però.
Un libro formidabile. Il contrasto tra la forma scadente e la sostanza aurea insegna cosa conta davvero.
L’autore, Torquato Secci, durante la guerra mondiale torna dalla Grecia e si arruola nel Corpo italiano di Liberazione. Poi lavora come perito industriale. Il 2 agosto 1980, nella strage di Bologna, perde il figlio Sergio, ventiquattro anni.
È un uomo, un padre: «La bomba, per me, scoppiò la sera di quel tragico giorno al ritorno a casa da una passeggiata». La notizia che il figlio è fra le vittime si mischia ai primi commenti, al comportamento della città, alle reazioni. Sergio è ferito in modo spaventoso; morirà dopo qualche giorno. Il padre non nasconde la debolezza iniziale:
Non potevo credere ai miei occhi, la visione era talmente brutale e agghiacciante che mi lasciò senza fiato. […] Sergio, malgrado stesse a occhi chiusi a causa delle gravi ustioni, aveva riconosciuto la mia voce, aveva capito che ero lì, quindi malgrado la gravità del suo stato era cosciente di ciò che era accaduto, di ciò che stava accadendo, e realisticamente non nutriva alcuna speranza di salvarsi. […] Dopo averlo visto me ne uscii precipitosamente dal reparto rianimazione, come se volessi fuggire per allontanarmi da un pericolo.
Torquato Secci, che voleva fuggire, invece si impegnerà, diventerà presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime, pubblicherà questo volume dopo la sentenza di primo grado del processo. Adesso seguiamolo in un segmento narrativo che ha la forza di certi racconti dell’occupazione nazifascista. Indimenticabile, la bambina muta nel film L’uomo che verrà, col suo andirivieni nella terra della morte:
- Details
- Hits: 1149
Narrare e insegnare l’Italia, le radici della questione identitaria
di Antonio Cantaro
La relazione di Antonio Cantaro al Convegno di Proteo-Fare-Sapere e del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre (19 novembre 2024). Il tema dell’identità nazionale merita di essere preso sul serio. Problematizzato nella sua declinazione generale e criticato in quella di identità italiana proposta da Galli della Loggia e Loredana Perla
Identità nazionale. Un significante vuoto?
L’espressione identità nazionale è una scatola vuota, un significante che può essere riempito di molteplici, opposti, significati. Tuttavia, come tante ‘formule magiche’ (populismo, resilienza, e così via), i significanti vuoti si prestano, proprio in virtù della loro indeterminatezza, a essere riempiti di significati pregnanti, ‘normativi’, lato sensu costituenti.
Quando? Quando, veicolano una domanda di senso alla quale viene attribuito, a torto o a ragione, un superiore significato.
La domanda alla quale ci riferiamo oggi quando parliamo di identità nazionale è una domanda di appartenenza a una comunità, la Nazione. Una comunità candidata a coprire le insicurezze e lo smarrimento degli uomini del mondo globalizzato, specie di quelli che si sentono esclusi dai suoi benefici. Gli orfani della belle époque della globalizzazione, da tempo esemplarmente incarnati da quegli americani che al grido di USA USA hanno nuovamente incoronato le scorse settimane Donald Trump capo della nazione americana.
È questo l’auspicio anche di coloro che oggi cantano le “magnifiche e progressive sorti” dell’identità italiana. Un tema, dunque, da prendere sul serio. Ma che per essere preso sul serio sino in fondo esigerebbe che i suoi provinciali ‘apostoli’ giocassero a carte scoperte, rivelando innanzitutto le fonti intellettuali e ideologiche del significante identità nazionale.
E invece no. I neo-apostoli dell’identità italiana si ‘astengono’ dall’indicare persino la fonte internazionale più autorevole, lo scrittore nippoamericano Francis Fukuyama, della riabilitazione del tema dell’identità nazionale. Preferiscono rifugiarsi in citazioni aneddotiche e fuori contesto sul nazional-popolare, tema che andrebbe rimeditato anche alla luce delle perspicue considerazioni di Massimo Baldacci sulla pedagogia gramsciana (https://www.ospiteingrato.unisi.it/wordpress/wp-content/uploads/2021/05/9.4.-BALDACCI-La-scuola-attraverso-Gramsci.pdf.).
- Details
- Hits: 1508
Ndo sta Roma? I guai di Roma Capitale, più dramma che farsa
di Alba Vastano
Scrivere di Roma e di come vive la città chi vi risiede è come fare un viaggio in escalation nel degrado totale. Un viaggio attraversando al contrario i tre canti della commedia dantesca, senza la guida di Virgilio. Da Roma aurea con Petroselli e Nicolini a Roma stracciona con Gualtieri.
Roma, caput mundi, ‘la Grande Bellezza’ con i suoi palazzi monumentali, le piazze storiche, le fontane artistiche. Un tripudio di storia e arte. Una città unica che al turista fa vivere un sogno, un tuffo incantevole nel passato. E poi c’è un’altra Roma, quella reale, quella di chi la vive ogni giorno. E qui cala il sipario sulla grande bellezza e si apre un altro scenario. Quello che ruota intorno al degrado che si tocca con mano ogni giorno, non appena si varca l’uscio di casa e si affronta la città, come fosse un nemico che ostacola i nostri tempi di vita quotidiana, intralciandoli in ogni azione legata ai tempi di lavoro, ad esempio. Ecco Roma è diventata la città del tempo avverso, il tempo che rema sempre contro ogni azione quotidiana dei residenti.
Chi ci vive deve farci i conti ogni giorno e ad ogni spostamento da un luogo all’altro della città. A Roma il tempo quotidiano non è programmabile, anzi non esiste. E’ una chimera. Si esce, ma non si sa l’orario in cui si arriva destinazione. E non è possibile programmare un orario decente di ritorno a casa. Roma è totalmente ricoperta di vetture in continuo transito. Vetture che non trovano mai sosta, ovunque sia il luogo di arrivo previsto. Vetture che circolano e brancolano come povere anime erranti e, soprattutto, inquinanti. Altro stressante martirio avviene sui bus, laddove si sale senza tempo, si viene pressati come sardine e si esce stravolti. Il turista è, fortunatamente, esente da questo inferno su ruote. Lui, solitamente, va a piedi per il centro e cammina, cammina incessantemente con il naso all’insù a sconvolgersi davanti all’Altare della Patria e a percorrere i Fori Imperiali.
Intanto il romano de Roma sta tardando alla grande per raggiungere il lavoro o qualsiasi altra destinazione che si trovi nel perimetro della città comprensivo del raccordo anulare (ndr, che se lo imbocchi in fasce orarie di punta salta totalmente il concetto di tempo). Il romano de Roma smoccola de brutto, a volte bestemmia anche.
- Details
- Hits: 1580
Il caso del caso Moro Parte 5: Il superkiller
di Davide Carrozza
Nello splendido film noir del maestro Jean Pierre Melville del 1970 “I senza nome” (Le cercle rouge) gli indimenticabili Alain Delon e Gian Maria Volontè sono due criminali incalliti le cui strade si incrociano quasi per caso. Arrestato e fuggito alla sorveglianza lanciandosi da un treno in corsa, Genco (Volontè), per nascondersi si infila nel bagagliaio della macchina di Corey (Delon), quasi guidato da un sesto senso. Quest’ultimo, appena reduce da 5 anni di gattabuia ha ricevuto una soffiata da un secondino ed ha pronto un colpo sensazionale in una gioielleria, gli serve solo un partner spregiudicato come lui, con esperienza nel settore e senza nulla da perdere….quando si dice il destino. Troverà il compagno per il colpo del secolo proprio dentro al suo bagagliaio. Un episodio in particolare dimostrerà come Corey non potesse essere più fortunato perché l’uomo che il fato gli aveva messo nel baule si sarebbe rivelato qualcuno di cui fidarsi ciecamente. Quando due loschi figuri, probabilmente due federali, si infilano nella macchina di Corey per portarlo in aperta campagna e giustiziarlo, sono costretti a fare i conti con l’astuto Genco che fuoriuscito dal bagagliaio li tiene a tiro garantendo all’amico la sopravvivenza. Quando Genco spara a entrambi, all’uno con la pistola dell’altro, dimostra allo spettatore medio di essere un fine esperto. Chiaramente la cosa passerà per una faida interna ai servizi segreti e i due potranno pensare al loro sodalizio criminale ormai scontato. Rifugiatisi in un appartamento della periferia di Parigi i due cominciano a ragionare sul colpo alla gioielleria…hanno bisogno di un tiratore scelto e per qualche strano motivo Corey è convinto che Genco sia la persona adatta a ricoprire il ruolo. Il bandito con il volto di Volontè però riporta l’amico con i piedi per terra “Io? Ti sei sbagliato. Fra ammazzare due persone a due metri di distanza e fare colpo su un bersaglio a 30 metri c’è una bella differenza.” Per il colpo verrà precettato Jansen, ex tiratore scelto della polizia. Gli sceneggiatori del film quindi dimostrano di essere a conoscenza di una regola della balistica nonché della logica abbastanza elementare: per sparare e uccidere una persona da distanza molto ravvicinata non bisogna essere necessariamente dei tiratori scelti.
- Details
- Hits: 2386
Al varco della sconfitta. Trieste 2021, come è stata uccisa la rivolta no green pass in Italia
A cura di Konrad Nobile
Un'analisi e delle riflessioni sulle giornate che segnarono il destino del movimento contro il lasciapassare vaccinale
A tre anni esatti dai fatti del porto di Trieste e dal vile sgombero del Varco IV, apice della protesta contro la tessera verde e punto di svolta per tutto il movimento “No Green Pass”, torna utile analizzare ciò che allora accadde.
Fare un’autopsia di quelle dense giornate d’ottobre e proporre delle riflessioni in merito è essenziale non solo per preservarne la memoria, ma anche per comprendere ciò che allora non funzionò e che portò al declino di un intero movimento, avviatosi verso la sua parabola discendente proprio dopo quel fatidico 18 ottobre 2021.
Lo scopo ultimo di questa riflessione è infatti tentare, scovando le mancanze e i limiti che si ebbero allora, di fare tesoro di quella grande esperienza affinché, nelle mobilitazioni presenti e future, non si ricada negli stessi errori e si possa invece intraprendere la strada della lotta in maniera più matura, organizzata ed efficace.
Per svolgere al meglio questa nostra disamina ci siamo affidati, oltre alle nostre conoscenze, memorie ed esperienze dirette, anche a preziose testimonianze di alcuni triestini, membri del locale “Coordinamento No Green Pass e Oltre”, che hanno voluto con entusiasmo raccontarci la loro versione dei fatti e narrarci quelle giornate.
Su quello che accadde e sui giudizi relativi a come fu gestita la piazza in quei giorni non vi è accordo all’interno del Coordinamento, e dunque le dichiarazioni qui pubblicate (che sono solo una parte di quelle a noi rilasciate) vanno intese come contributi dei singoli intervistati e non come un giudizio unanime del comitato triestino sui fatti del porto.
- Details
- Hits: 1443
Chi finanzierà la finanziaria?
Falsari professionali
di Il Pungolo Rosso
Entro il 31 dicembre il governo approverà la Legge Finanziaria per il 2025. Le anticipazioni hanno riempito le cronache con promesse e buffonerie à la Salvini che sono state largamente disattese. Intanto abbiamo scoperto le attitudini filo-proletarie del ministro Giorgetti in virtù delle quali egli dichiara di sapere dove stanno i soldi e a chi bisogna chiederli. Le sue prime esternazioni – l’intervista a Bloomberg – hanno fatto davvero temere che si fosse convertito al bolscevismo, ma le smentite alla sua volontà di tassare qualche patrimonio, un po’ di case e qualche rendita sono arrivate a stretto giro. Contro l’ipotesi di tassare le abitazioni che hanno usufruito della ristrutturazione col bonus al 110% si è levata la voce tonante di Angelo Bonelli. Lo sciagurato verde-sinistro non ne azzecca una: dopo aver dichiarato tutto il suo disgusto – come il nostro per lui – per la libertà di manifestare per la Palestina, unendosi al trio Piantedosi-Nordio-Crosetto, si è spinto in un impetuoso intervento alla Camera in difesa dei beneficiari del superbonus ristrutturazioni che, a detta dello stesso Giorgetti, sono per gran parte ville e villini “… di chi i sacrifici li può fare”.
Tornando al merito, bisogna dire che il consiglio dei ministri di mercoledì 16 ha varato il Documento programmatico di bilancio, una anteprima della finanziaria vera e propria e lo ha fatto con un netto anticipo rispetto al previsto per poter rispettare i tempi della Commissione Europea. Lo zelo è dovuto soprattutto al rischio di essere messi sotto procedura d’infrazione per eccesso di debito pubblico: l’Italia ancora non riesce a diminuirlo e nemmeno ad alzare il Pil e il famoso rapporto debito/Pil anche nel ’25 sarà del 3,3% – superiore a quanto chiedono gli accordi europei (3%) – e solo nel ’26 l’Italia arriverà al 2,8%. Il Documento (Dpb) si presenta essenzialmente come una serie di garanzie e di impegni a raggiungere gli standard europei.
- Details
- Hits: 1840

La Meloni riceve Larry Fink (BlackRock) a Roma e gli svende l’Italia
di OttolinaTV
Nei giorni in cui l’Iran e l’asse della resistenza mandavano un messaggio chiaro e forte all’imperialismo di tutto il mondo, anche l’Italia – e, in particolare, con il suo eroico presidente del consiglio Giorgia Meloni – non ha voluto essere da meno: da poco rientrata da New York dopo aver ritirato l’infame premio di miglior atlantista dell’anno, Giorgia la collaborazionista ha infatti ricevuto a palazzo Chigi Larry Fink, il presidente e amministratore delegato di BlackRock. Il messaggio è stato chiaro: oligarchi di tutto il mondo, unitevi! E fate dell’Italia quello che volete. Nel corso del colloquio, la madre cristiana e Fink hanno infatti discusso dei possibili investimenti del fondo finanziario americano nell’ambito dello sviluppo di data center e nelle infrastrutture energetiche di supporto; e il presidente dell’amministrazione coloniale ha inoltre prospettato al fondo di investimento americano l’opportunità di investire in Autostrade e in altri settori di natura strategica. Ma i due punti principali dell’incontro sono stati la possibilità di creare strumenti finanziari specifici da parte di BlackRock nell’ambito del famoso Piano Mattei e la definizione di prestiti obbligazionari per la ricostruzione dell’Ucraina, concepiti da BlackRock e garantiti politicamente dall’Italia; Blackrock che, ricordiamolo, gestisce un patrimonio di 10 mila miliardi di dollari (il valore del PIL di Germania e Giappone messi insieme) ed è tra i primi azionisti di gran parte delle grandi aziende occidentali, Italia inclusa. Negli ultimi giorni, Giuliano vi aveva raccontato della scalata di UniCredit a Commerzbank proprio grazie alla collaborazione del fondo di investimento e del suo ingresso con una quota del 3% in Leonardo, la principale industria degli armamenti italiana; in fatto di infrastrutture, strategiche o quasi, è bene ricordare che un altro grosso attore statunitense, il fondo KKR, ha recentemente comprato la rete fissa di Telecom Italia per 22 miliardi di euro.
- Details
- Hits: 1714
La sinistra necessaria: nuovi soggetti e nuove forme organizzative
di Fausto Bertinotti e Alfonso Gianni
Le elezioni europee hanno confermato, al di là del dato numerico, l’egemonia della destra. Il loro esito, inoltre, ha assunto una rilevanza che va oltre il nuovo assetto dell’Europa. Lo scenario politico ne esce, anche sul versante nazionale, profondamente segnato. All’analisi dei risultati abbiamo dedicato, nell’immediato, due ampie analisi di Marco Revelli (https://volerelaluna.it/commenti/2024/06/13/elezioni-a-che-punto-e-la-notte/ e https://volerelaluna.it/commenti/2024/06/19/europa-occidente-il-canto-stonato-delle-anatre-zoppe/) e un primo intervento di Livio Pepino (https://volerelaluna.it/controcanto/2024/06/17/dopo-le-europee-la-necessita-di-un-dibattito-senza-reticenze/) teso a mettere sul tappeto alcune questioni aperte. La situazione interpella, peraltro, anche noi di Volere la Luna e i gruppi e movimenti che compongono il variegato arcipelago che ci ostiniamo a chiamare sinistra alternativa. Che fare? La domanda di sempre richiede oggi analisi particolarmente accurate e risposte all’altezza dei tempi bui che stiamo vivendo, in cui all’ormai consolidata vittoria del mercato si affiancano, in Italia, il consolidamento di una svolta autoritaria che non tollera dissenso e, sul piano internazionale, una guerra mondiale “a pezzi” che rischia di degenerare in guerra nucleare. Abbiamo, dunque, deciso di aprire, sul punto, un dibattito franco e – lo speriamo – capace di non fermarsi all’esistente e di individuare nuove modalità e nuove strade da percorrere. Le analisi e le proposte pubblicate rappresenteranno uno sforzo collettivo ma saranno tra loro assai diverse e impegneranno, per questo, solo i loro autori. Poi, a suo tempo, forti del confronto realizzato, proveremo a trarre delle conclusioni, magari in un’iniziativa di carattere nazionale su cui stiamo cominciando a ragionare. (la redazione)
* * * *
Non ci vuole solo coraggio, ma anche una buona dose di temerarietà nel cercare di rispondere alla domanda che Volere la Luna ci pone: “Che fare?”.
- Details
- Hits: 1785
Italia sotto shock: il paese rientra a scuola, ma invece dei prof ci trova Flavio Briatore
di OttolinaTV
Oltre 7 milioni di studenti e poco meno di 700 mila insegnanti (oltre i quasi 200 mila tra personale amministrativo, tecnico e ausiliario); da stamattina si rimette completamente in moto quella che potremmo definire, in assoluto, la più grande industria del paese e anche quella che - probabilmente più di ogni altra – è indicativa del nostro stato di salute e del nostro grado di civiltà: l’industria della conoscenza o, come la definisce il nostro Federico Greco, l’industria della d’istruzione pubblica (con la d davanti). La scuola che infatti finiamo di ripopolare con oggi è una scuola che, in ossequio ai dettami del neoliberismo più fondamentalista, è stata e sarà sempre di più spogliata del suo ruolo fondamentale: la formazione di una cittadinanza consapevole che abbia tutti gli strumenti per partecipare attivamente e consapevolmente alla vita pubblica; un progetto di lunga durata, coltivato meticolosamente nel tempo, che rappresenta uno dei pilastri fondamentali di quella che noi definiamo, appunto, la Controrivoluzione Neoliberista – che, in soldoni, significa la guerra delle classi dominanti contro la democrazia. Io sono Letizia Lindi, di mestiere insegno storia e filosofia nelle scuole superiori e, con questo video, Ottolina Tv oggi ha deciso di salutare il ritorno sui banchi di scuola dei nostri ragazzi e dei miei colleghi ricostruendo, passo dopo passo, gli snodi fondamentali di questo crimine contro il popolo italiano che è stata la devastazione della scuola pubblica e cercando di fare una proposta concreta per riprendercela.
Il termine scuola significa oggi “luogo nel quale si attende allo studio”; in realtà, però, deriva dal latino schŏla che, a sua volta, deriva dal greco scholé e che in origine significa – udite, udite – tempo libero, un po’ come l’otium dei latini: quella parentesi dalle fatiche quotidiane durante la quale ci si dovrebbe poter occupare liberamente di coltivare le proprie predisposizioni intellettuali senza necessariamente avere secondi fini, giusto per il gusto di farlo.
- Details
- Hits: 2064
Il DDL 1660: vivisezione di una legge liberticida
di Il Pungolo Rosso
Da molti anni, con i più svariati pretesti, governi di diverso colore hanno introdotto leggi per limitare l’agibilità di scioperare, lottare, manifestare.
Il governo Meloni è deciso a proseguire questa operazione facendo fare alla repressione statale delle lotte e dello stesso dissenso un salto qualitativo e quantitativo attraverso il disegno di legge 1660, che dal 10 settembre è alla Camera per la discussione e la rapidissima approvazione.
Con questa “legge-manganello” il governo vuole regolare i conti con tutte le realtà ed esperienze di lotta in corso e creare gli strumenti giuridici necessari per prevenire e stroncare sul nascere i futuri, inevitabili conflitti sociali. La sempre più marcata tendenza alla guerra sul fronte esterno richiede sul fronte interno un contesto sociale pacificato, e a questo “lavorano” tutti gli apparati dello stato.
Introducendo nuovi reati e nuove aggravanti di pena, il DDL 1660 colpisce a un tempo le manifestazioni contro le guerre, a cominciare da quelle contro il genocidio dei palestinesi a Gaza, e quelle contro la costruzione di nuovi insediamenti militari; i picchetti operai; le proteste contro le “grandi opere”, la catastrofe ecologica, la speculazione energetica; le forme di lotta di cui questi movimenti si dotano per aumentare la propria efficacia come i blocchi stradali e ferroviari; le occupazioni di case sfitte. E contiene norme durissime contro qualsiasi forma di protesta e di resistenza, anche passiva, nelle carceri e nei Centri di reclusione degli immigrati senza permesso di soggiorno, perfino contro le proteste di familiari e solidali a loro supporto.
Il DDL 1660 arriva a punire anche il “terrorismo della parola”, cioè la detenzione di scritti che inneggiano alla lotta – dal momento che, gratta gratta, dietro il ricorso alla categoria “terrorismo”, usata apposta per creare paura, non c’è altro che la lotta di classe, la lotta al colonialismo e le lotte sociali ed ecologiste.
- Details
- Hits: 1794
La «transizione energetica», Gramsci e la rivoluzione passiva
di Cristiano Sabino*
Davanti alla sconfitta rappresentata dal fascismo, Gramsci, in carcere, riflette sulle ragioni che hanno determinato il collasso del movimento progressista e – in generale – la crisi profonda degli stessi apparati e dei valori legati al liberalismo moderno e il contestuale prevalere di posizioni barbariche laddove si pensava che ormai dominassero l’alta cultura, il progresso, la civiltà e i diritti civili.
Contro le interpretazioni ottimistiche che dominavano all’interno del mondo liberale che derubricavano il fascismo a un fenomeno passeggero (Benedetto Croce) e in antitesi alle letture superficiali del mondo socialista e comunista che riconducevano il fascismo a niente di nuovo e di originale rispetto alle vecchie destre borghesi e nazionaliste (Amadeo Bordiga e Giacinto Menotti Serrati), Gramsci aveva capito che la forza del fascismo risiedeva proprio nella capacità di assumere elementi di modernizzazione provenienti dai settori sociali più avanzati e allo stesso tempo di sterilizzare la partecipazione popolare.
La "rivoluzione passiva" è dunque un concetto chiave nella teoria politica di Antonio Gramsci, utilizzato per descrivere un tipo di trasformazione sociale e politica in cui i cambiamenti avvengono senza una mobilitazione attiva delle masse popolari. Gramsci lo impiega per analizzare processi storici in cui il cambiamento non avviene attraverso una rivoluzione diretta e aperta, ma piuttosto come un processo graduale e controllato dall'alto, spesso senza sconvolgimenti radicali e con un compromesso a ribasso tra le classi dominanti per tagliare fuori i subalterni.
Il contrario di «rivoluzione passiva» è la «rivoluzione integrale», cioè l’«irruzione delle masse nella storia», il protagonismo popolare, la voce dei subalterni.
- Details
- Hits: 1853
L’Italia s’è destra…., destrissima, anzi fascista
Alba Vastano intervista Ascanio Celestini, artista antifascista
“… la celebrazione che di più si presenta come identitaria (parola che piace tanto ai fascisti in democrazia) per l’estrema destra è il giorno del ricordo istituito con una legge del 2003 quando è presidente del Consiglio proprio Silvio Berlusconi, quello che dichiarava di aver costituzionalizzato i fascisti. Primi firmatari sono due cresciuti nel partito di Almirante, cioè Roberto Menia e Ignazio La Russa. Quest’ultimo protagonista della politica di estrema destra da molti anni anche per le sue dichiarazioni contro l’azione partigiana di via Rasella e per la bizzarra collezione di cimeli fascisti.” (Ascanio Celestini)
“Se non si può parlare di “ritorno del fascismo”, è solo perché dall’Italia il fascismo non se n’è mai andato, ma ha continuato a scorrere sotterraneo, come un fiume carsico, riemergendo di tanto in tanto. Le sue riemersioni, da una trentina d’anni a questa parte, sono diventate sempre più frequenti, e il revisionismo storico, nella sua forma estrema, il rovescismo, ha svolto un ruolo determinante”. (Angelo D’Orsi, storico, saggista, studioso del pensiero gramsciano).
E’ evidente che la subcultura di estrema destra è dominante nel nostro Paese e non solo perché oggi vige un governo marcatamente di matrice fascista, ma perché quel modo di vedere la società e la teoria del capo che tutto può e a cui tutti devono essere subalterni prevale da sempre nella storia del nostro Paese. C’è l’uomo solo al comando dalla notte dei tempi a oggi: il principe, il re, il papa, il dittatore. E poi ci sono i sudditi, il popolo ‘bue’, quella porzione di maggioranza del popolo che necessità di essere comandata, sottomessa, svilita per sentirsi protetta.
Necessita di non pensare se non con un pensiero omologato, unico. Una sorta di sindrome psicotica e masochista.
Page 4 of 94

















































