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Materialismo dialettico e “vernalizzazione”

La scoperta fondamentale di Lysenko

di Eros Barone

lysenko 12

Solo la dialettica ci salverà.
J. Gabel, La falsa coscienza.

1. Darwinismo vs lamarckismo

Trofim Denisoviĉ Lysenko (1898-1976) è stato ed è tuttora un classico bersaglio della polemica anticomunista che, prendendo spunto dall’assunzione imperativa delle sue teorie biologiche da parte del potere sovietico nel periodo che va dal 1948 al 1964, ne ha fatto il prototipo, a caso invertito, del processo intentato dal potere ecclesiastico contro le teorie astronomiche di Galileo. Come è noto, Lysenko, ispirandosi al progetto di una nuova genetica elaborato dall’agronomo Ivan Mičurin (1855-1935) con l’intento di superare le posizioni dei «nipotini» di Mendel, respingeva la genetica classica basata sul principio secondo cui tutte le caratteristiche degli organismi sono il risultato di geni ereditari, sostenendo l’idea secondo cui è invece l’ambiente che conduce allo sviluppo di caratteristiche adattative (come, ad esempio, la cecità nelle talpe che vivono costantemente al buio), caratteristiche le quali possono essere trasmesse alle generazioni successive. Questa teoria dell’evoluzione, originariamente propugnata dal celebre naturalista francese Jean-Baptiste Lamarck agli inizi del XIX secolo, collimava perfettamente con la concezione filosofica del materialismo dialettico incentrata sulla priorità dell’influenza esercitata dall’ambiente sulla costituzione e sul comportamento dell’individuo.

La disputa tra gli assertori delle conquiste della teoria genetica e i seguaci dell’ipotesi di Lamarck aveva, del resto, in Unione Sovietica origini lontane.

I caratteri acquisiti sono trasmissibili? L’ambiente influisce direttamente sull’evoluzione biologica? Lysenko sostenne di sì e chiamò la sua teoria mičiurinismo in omaggio a Mičiurin, il qua­le verso la fine dell’Ottocento aveva ottenuto importanti risultati pratici con gli alberi da frutto. La teoria venne però interamente costruita da Lysenko e dal filosofo Prezént. A questo proposito, può essere interessante ricordare come lo stesso Stalin, in una sua opera giovanile intitolata Anarchia o socialismo?, composta di una serie di articoli pubblicati tra giugno e luglio del 1906 nel giornale «Akhali Tskhovreba», si fosse riferito a tale controversia, mostrando la sua propensione per la posizione dei fautori dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti. «Il sistema periodico degli elementi di Mendeleev», egli notava in quell’occasione, «dimostra chiaramente la grande importanza che ha nella storia della natura il prodursi di cambiamenti qualitativi da cambiamenti quantitativi. Questo è dimostrato anche in biologia dalla teoria del neo-lamarckismo, che sta soppiantando il neodarwinismo». Nella stessa opera Stalin sottolinea acutamente la debolezza del darwinismo, che consiste nel fatto che «…il darwinismo non respinge soltanto i cataclismi di Cuvier, ma anche lo sviluppo dialetticamente concepito, comprendente la rivoluzione, poiché dal punto di vista del metodo dialettico, l’evoluzione e la rivoluzione, il cambiamento quantitativo e quello qualitativo, sono due forme necessarie di un solo e stesso movimento». Merita di essere ricordata altresì la posizione di Anatolij Lunačarskij, commissario del popolo per l’istruzione pubblica, il quale era talmente convinto dell’incompatibilità della genetica con il marxismo-leninismo da farsi promotore della realizzazione di un film, di cui egli stesso scrisse il commento, sul naturalista austriaco Kammerer, che aveva creduto di dimostrare l’ereditarietà dei caratteri acquisiti.

 

2. La rinascita del lamarckismo

Questi primi tentativi di stabilire una forma di contatto tra la dialettica, da una parte, e la biologia e la genetica, dall’altra, provocarono un’ampia discussione, che si concentrò quasi immediatamente attorno alla questione della ‘riducibilità’ della forma biologica di movimento della materia alla forma fisica e chimica: una questione particolarmente importante e delicata, dal momento che coinvolgeva il problema della natura e dello statuto del metodo dialettico nelle sue relazioni con i metodi specifici di ricerca. Fu su questo problema, per l’appunto, che divampò con accenti particolarmente aspri, non solo tra i filosofi ma anche tra i biologi, la disputa tra i ‘meccanicisti’ e i ‘dialettici’. Così, dopo la morte di Lenin i teo­rici sovietici si divisero in due scuole: da un lato, per l’appunto, i dialettici che, gui­dati da Abram Moiseevič Deborin (1881-1963), in­terpretavano il materialismo dialettico come una ‘filosofia’ i cui antecedenti storici andavano rintracciati nella dialettica hegeliana e nel materialismo feuerbachiano; dall’altro, i meccani­cisti che, guidati da Aukadij Limenl’vi Timirijzev (appoggiato da Bucharin), in­terpretavano il materialismo dialettico come una ‘scienza’ alla quale spettava il compito di estendere le leggi elabo­rate dalle singole discipline specialisti­che a tutto il complesso di fenomeni concernenti l’essere e il pensiero, talché, in base a siffatto punto di vista, la concezione materialistica veniva a coincidere con l’insieme delle conclu­sioni ultime e più generali della scienza contemporanea. Così, la serrata polemica che i biologi, aderenti al gruppo di Deborin, condussero contro le ristrette posizioni dei meccanicisti in fatto di ereditarietà e variazioni, cominciò ben presto a indirizzarsi contro quella particolare varietà di meccanicismo, che venne battezzata con il curioso termine di «meccanolamarckismo».

Per quanto riguarda l’Occidente, nella letteratura scientifica si è vista rifiorire, come ai tempi di Lysenko, l’idea neo-lamarckiana. Piaget per esempio, nel suo Biologie et connaissance (1966), si fa propugnatore della rinascita dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti e questo in nome del rifiuto dell’atteggiamento ferreamente deterministico della genetica molecolare. All’altro estremo si trovano naturalmente i sostenitori del darwinismo stretto, che fanno anch’essi appello ad un finalismo rigoroso, quello di una selezione manichea che guida su un cammino stretto tutte le forme di vita, ivi comprese le sue implicazioni sociali. I sociobiologi utilizzano perciò in nome del darwinismo gli stessi princìpi informatori dei seguaci del trasformismo lamarckiano. A prima vista, questo potrebbe sembrare contraddittorio, ma basta leggere le infiammate dichiarazioni di Lysenko nella sua Agrobiologij, nella quale si proclama fervente discepolo di Darwin pur “dimostrando” l’ereditarietà dei caratteri acquisiti, per capire che questi due atteggiamenti sono antitetico-speculari. In realtà, Lysenko fu tutt’altro che un ciarlatano prono al potere e strumento passivo della sua propaganda ideologica, come vorrebbero far credere i suoi denigratori. Egli fu certamente uno scienziato organico al potere socialista sovietico e attento alla traduzione pratica delle sue teorie biologiche sul terreno delle concrete politiche agricole, ma fu anche un valente ricercatore, come dimostra la sua fondamentale scoperta della “vernalizzazione”, che influenza ancora oggi la biologia vegetale.

 

3. La scoperta della “vernalizzazione”

Per comprendere l’importanza teorica e pratica della “vernalizzazione” occorre tenere conto del fatto che i contadini sovietici coltivavano quello che viene chiamato grano invernale – un grano che, piantato in autunno, germoglia prima delle temperature glaciali e rimane dormiente finché il suolo non si riscalda in primavera, periodo nel quale fiorisce. Il grano invernale non è in grado di fiorire e successivamente produrre grano in primavera a meno che non attraversi un periodo di tempo freddo durante l’inverno. Come è noto, gli ultimi anni Venti del secolo scorso erano stati disastrosi per l’agricoltura sovietica, poiché inverni insolitamente caldi avevano distrutto le pianticelle di grano invernale – pianticelle sulle quali i contadini contavano per produrre il grano che avrebbe sfamato milioni di persone. Lysenko lavorò senza sosta nel tentativo di salvare il raccolto rimasto e per trovar la maniera di far sì che in futuro gli inverni caldi non provocassero carestie. Scoprì che se, prima di piantarli, collocava semi di grano invernale in un congelatore, poteva indurre tali semi a germinare e a fiorire senza averli realmente sottoposti ad un inverno prolungato. In questa maniera, consentì ai contadini di piantare il grano in primavera, e in buona sostanza salvò i raccolti nel suo Paese. Lysenko chiamò il processo “vernalizzazione”, termine che oggi definisce in generale qualsiasi trattamento con il freddo, sia naturale sia artificiale. Anche altri scienziati sapevano che alcune piante necessitavano di un clima freddo per fiorire, ma Lysenko fu il primo a mostrare che il processo poteva essere innescato artificialmente. Per fornire un raccolto, molte piante hanno bisogno delle fredde temperature invernali; molti alberi fioriranno e daranno frutti in séguito ad un inverno freddo, e i semi di lattuga e di ‘arabidopsis’ (pianta, quest’ultima, che non ha alcuna particolare importanza agronomica, ma è molto studiata in quanto viene utilizzata come organismo modello per le scienze vegetali) germogliano soltanto dopo un’ondata di freddo. Sennonché il vantaggio ecologico della vernalizzazione è evidente: assicura che in séguito al freddo dell’inverno una pianta germogli o fiorisca in primavera o in estate, e non durante altre stagioni dell’anno, nelle quali la quantità di luce e la temperatura non sarebbero, comunque, in grado di sostenere la crescita delle piante.

 

4. Materialismo dialettico, biologia e “vernalizzazione”

«L’insegnamento di Mičurin è un darwinismo costruttivo, - scrive Lysenko, - comprende lo sviluppo non come evoluzione piana, ma come generazione, nelle viscere di ciò che è vecchio, di un principio di qualità nuova in contraddizione con esso, come accumulazione graduale quantitativa delle particolarità di questo principio che, nel processo della lotta con la vecchia qualità, si trasforma in qualità nuova, sostanzialmente distinta da un insieme di caratteristiche e che ha proprie e differenti leggi di esistenza». Da ciò deriva che l’impossibilità di osservare nella realtà una serie ininterrotta e continua di forme vegetali non dipende da una loro presunta scomparsa in seguito alla lotta per l’esistenza, ma dal fatto che una linea di sviluppo ininterrotta di tal genere, che non presenti radicali cambiamenti qualitativi, non esiste né può esistere, sicché la famosa questione dell’“anello mancante”, croce e delizia del darwinismo ortodosso e cavallo di battaglia dell’antidarwinismo creazionista, risulta essere un falso problema. Per tornare alla scoperta della “vernalizzazione”, diamo ancora una volta la parola al suo autore, il quale rileva quanto segue: «Nel nostro caso è necessaria l’azione delle condizioni autunnali e invernali per due, tre, quattro generazioni di grano duro. In questi casi il grano duro può trasformarsi in grano tenero con un salto senza che vi sia alcuna forma intermedia di passaggio fra queste due specie». L’importante conseguenza pratica, che sgorga da questa impostazione della teoria della formazione delle specie, consiste pertanto nel fatto che la pratica agricola è capace di trasformare in un tempo relativamente breve una specie in un’altra, creando specie utili all’uomo.

 

5. I limiti della matematizzazione e la rivincita della dialettica

Dal punto di vista epistemologico, è poi doveroso osservare che la ricerca di princìpi esplicativi il più possibile generali e la difficoltà di giungere per questa via a risultati del tutto soddisfacenti e universalmente ammessi è una caratteristica della biologia. L’aspirazione alla sintesi che questa ricerca esprime, aspirazione che è una delle forme della ricerca della certezza, si manifesta qui altrettanto che nelle scienze considerate più esatte. Tuttavia, le possibilità di giungere a princìpi esplicativi la cui validità sia insieme rigorosa e generalissima appaiono in biologia molto più ristrette che in fisica. Gli equivalenti, nell’ambito specifico del vivente, di leggi come quella della gravitazione o della rifrazione ottica o del principio di conservazione, così come li si utilizza efficacemente in fisica, restano infatti ancora da scoprire. Il primo principio trasformista di Lamarck, che ammette la trasmissione dei caratteri acquisiti, aveva senza dubbio un campo di applicazione potenziale molto ampio e non abbastanza preciso, permettendo, come è stato mostrato dal “caso Lysenko”, un’utilizzazione altrettanto ampia e generica come prova della verità filosofica e dell’efficacia euristica del materialismo dialettico (utilizzazione chiaramente funzionale alla consacrazione dell’autorevolezza e del prestigio del potere sovietico). D’altra parte, restando nello stesso ordine d’idee, è ormai da escludere che, dopo le ricerche sul genoma e le manipolazioni dello stesso, il dogma deterministico della biologia molecolare, che esclude totalmente ogni effetto di origine somatica sul germe, conservi lo stesso carattere rigoroso. Resta, peraltro, vero che non è affatto evidente che le formulazioni quantitative che hanno dato così buoni risultati in fisica debbano prevalere anche nelle scienze biologiche (e ‘a fortiori’ umane), in cui la complessità, la variabilità e l’imprecisione delle osservazioni possono renderle inutilizzabili o prive di interesse.

Infine, per quanto riguarda i rapporti tra la filosofia e la scienza in Unione Sovietica, occorre sottolineare che la tesi secondo la quale la prima avrebbe soffocato la seconda, oltre a non avere il benché minimo fondamento, falsifica completamente i dati reali, perché non vi è alcun dubbio che l’Unione Sovietica abbia realizzato progressi senza precedenti nella cultura, nell’istruzione e nella scienza (nonché, in determinati periodi, anche nella produzione), sino a diventare un punto di riferimento non solo per il movimento operaio internazionale, ma per i migliori intellettuali e scienziati occidentali.

Stephen Jay Gould, il quale ha fornito un importante contributo alla teoria dell’evoluzione, è uno dei pochi scienziati dell’occidente che hanno apertamente riconosciuto il parallelo tra la sua teoria degli “equilibri punteggiati” e il materialismo dialettico. Nel suo libro Il pollice del panda ha scritto quanto segue: «Se il gradualismo rappresenta un prodotto della cultura occidentale, piuttosto che un fatto di natura, allora dovremo cercare una nuova filosofia del cambiamento per allargare il nostro orizzonte oltre i confini del pregiudizio. In Unione Sovietica, ad esempio, gli scienziati si basano su di una teoria del cambiamento completamente diversa: le cosiddette leggi della dialettica riformulate da Engels sulla filosofia di Hegel. Le leggi della dialettica hanno molto in comune con il concetto di equilibrio per punti. Esse parlano ad esempio della “trasformazione di quantità in qualità”. Questo potrebbe apparire confuso, ma suggerisce che i cambiamenti avvengono attraverso grandi salti in seguito ad una lenta accumulazione di sforzi a cui il sistema oppone la sua resistenza fino a che non ha raggiunto il punto di rottura. Scaldate l’acqua e alla fine essa bollirà; opprimete i lavoratori e, dai e dai, scoppierà una rivoluzione. Eldredge ed io siamo rimasti affascinati dalla scoperta che molti paleontologi sovietici sostengono un modello molto simile ai nostri equilibri punteggiati.» Paleontologia e antropologia sono, dopo tutto, separate solo da una sottile parete dalle scienze storiche e sociali, e questo ha implicazioni politiche potenzialmente pericolose per i difensori dello ‘status quo’. Come ebbe ad osservare Engels, più ci si avvicina alle scienze sociali, meno obiettivi e più reazionari essi diventano. È dunque un buon segno che Stephen Gould si sia avvicinato così tanto ad un punto di vista dialettico, nonostante la sua ovvia cautela. Il biologo russo Aleksandr Ivanoviĉ Oparin (1890-1984) nel 1924 scrisse il saggio scientifico Origine della vita . L’opuscolo fu il primo tentativo di approccio moderno all’argomento e aprì un nuovo capitolo nella comprensione della vita. Non fu un caso che, come materialista dialettico, Oparin avesse studiato il problema da una prospettiva originale. Era un inizio coraggioso, all’alba della biochimica e della biologia molecolare. In effetti, la teoria marxista e il materialismo dialettico, così come la ricerca scientifica di avanguardia, sono generosi con chi non si fa intimidire dal fuoco di sbarramento scatenato contro di essi dalla classe al potere e non volta loro le spalle.


Indicazioni bibliografiche

Engels, F., Antidühring, Editori Riuniti, Roma 2012.
Engels, F., Dialettica della natura, Editori Riuniti, Roma 1978.
Geymonat, L., Storia del pensiero filosofico e scientifico, 7 voll., Garzanti, Milano 1976.
Gould, S. J., Il pollice del panda (riflessioni sulla storia naturale), Il Saggiatore, Milano 2001.
Lenin, V. I., Materialismo ed empiriocriticismo, Editori Riuniti, Roma 1978.
Lysenko, T. D., Agrobiologija; sbornik rabot po voprosamgenetiki, selecii i semenovdstva, Sel’chozgis, Moskva 1943.
Müller-Hill, B., I filosofi e l’essere vivente, Garzanti, Milano 1984.
Oparin, A. I., Vozniknovenie i naĉl’noe razvitie žizni, Medicina, Moskva (trad. ingl. Academic Press, New York 1968).
Rosenthal, M. M., Il metodo dialettico marxista, Stampa LITOPOMEL, Roma 1994.
Stalin, I. V. D., Anarchia o socialismo?, Rinascita, Roma 1950.
Zanetti, R. (a cura di), Il caso Lysenko, articolo reperibile nel sito < www.resistenze.org >.
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Comments   

#42 claudio della volpe 2017-10-18 12:41
mi scuso se rispondo di getto a Savino, cosa che cerco di evitare; ma mi fa rabbia questo spararsi fra compagni; Savino è una cosa sbagliata; per favore smettila di sparare addosso ad altri; ok non saremo d'accordo, ma possibile che a sinistra dobbiamo sempre prenderci a botte sugi zebedei perchè non siamo d'accordo su tutto? basta. Rispondo anche velocemente nel merito: 1) ma cosa c'entra la concezione dello spazio tempo con la dialettica? le relazioni dialettiche rimangono valide comunque , non implicano lo spazio tempo euclideo assolutamente; al contrario uno spazio tempo non eucldeo potrebbe essere il migliore contesto; le relazioni di retroazione di reciprocità sono la cosa essenziale, non il constesto spaziotemporale; sta sicuro che Einstein o la MQ non distruggono la dialettica; 2) non la distruggono perchè in un certo senso la dialettica è come il 1 principio, la conservazione dell'energia; mica è trascendente, ma vale sempre, ossia l'energia è un elemento basilare della nostra concezione del mondo come la dialettica ma non è trascendente (probabilmente le due cose sono anche legate, l'energia ha una dialettica di trasformazione che sarebbe da approfondire) ; taccio sulla c perchè ripeto mi pare che si rinnovi l'inutile cerimonia di spararsi addosso fra compagni che ritengo una boiata pazzesca; rinnovando l'invito a non sparare a zero se non sui comuni nemici
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#41 savino 2017-10-18 10:54
Scusa Eros se non sono medioevalista come come te, e quindi il mio linguaggio non ti appare chiaro.
Cerco di spiegarmi meglio.

Domanda a) LO SPAZIO TEMPO della dialettica delle tre leggi qual'è?? Non mi hai risposto o sbaglio?

Domanda b) Se delle tre leggi sono sia ‘leges mentis’ sia ‘leges entis’, allora sono trascendentali, universali degli a-prescindere kantiani? Dei noumeni? Su cui non si può verificare o discutere? sono quindi Leggi divine?

Domanda c) La tua difesa delle tre leggi della dialettica, facendo leva NON sui fatti e sulla lotta di classe vigente (non conclusa), ma sull' "antiborghese" e "di classe", dove neppure te hai mai visto un capannone o una classe. dalle tue risposte si vede che il tuo rapporto con il proletariato è del tutto libresco e idealistico, oserei dire romantico. Ma Non è che stati confondento la Bibbia rivelata con il materialismo dialettico? Le pretese di verità trascendentale sono che dai alla dialettica delle tre leggi hanno il profumo di incenso!

Domanda d) Che Marx "afferma che il mondo non può essere spiegato a partire dalle sensazioni e dai dati soggettivi, bensì a partire dalle strutture oggettive su cui si fonda. " FINALMENTE hai detto una cosa giusta!! Infatti Marx qui invita a studiare LA STRUTTURA, le RELAZIONI, NON GLI ENTI. E LE STRUTTURE SONO pur sempre STORICHE, non assolute.

Quindi cos'è "la scienza proletaria" fa parte dello scontro sociale in ATTO (praxis) non è data PER SEMPRE!!
(COME DA IDEALISTA sostieni. )
Non puoi fare "il portatore sano", l'unto dal signore, unico depositario e e interprete del VANGELO (pardon del materialismo, dialettico), NON siamo neo pagani a cui porti il VERBO di Lenin. Non sei MOSE' che scende dal monte con le tavole della legge.
Con il compito di adattare la realtà al 'verbo'.

La scienza proletaria si forma nella lotta quotidiana, ogni volta si crea strumenti nuovi. Qusta è la dilattica!!
Confondi il Marxismo con la fede!!
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#40 Eros Barone 2017-10-17 22:35
Premetto che non è facile decifrare l’‘oratio soluta’ con cui espone le sue argomentazioni Savino, essendo questo modo di esprimersi caratterizzato da uno ‘stile negligente’ e da un ‘registro’ con grado basso o nullo di formalità, dove la disposizione delle parti non è preordinata né sottoposta a regole precise, talché l’impressione che si riceve da un simile ‘usus scribendi’ è quella di aver a che fare con gli appunti imprecisi e divaganti di uno studente svogliato che orecchia distrattamente la lezione dell’insegnante. Tuttavia, se si supera questa non trascurabile difficoltà di ordine linguistico-comunicativo, quello che si capisce è che il pervicace contro-replicante nutre un’avversione degna di miglior causa per il materialismo dialettico e per gli scienziati che, da Lysenko a Longo, si sono ispirati nelle loro indagini e sperimentazioni a tale concezione.
Orbene, se invece la concezione a cui il nostro ‘anti-diamatiker’ si ispira appare, per l’essenziale, mutuata dal soggettivismo epistemologico kantiano e si inscrive nei limiti angusti di un “intelletto tabellesco” (Hegel), è del tutto consequenziale la sua inconciliabilità con la concezione materialistica della dialettica, che si situa al superiore livello teoretico della sintesi razionale. Non meraviglia, dunque, che una simile concezione, oltre ad implicare di necessità il rigetto delle tre leggi della dialettica, involga il riferimento ad uno dei passi più ottusi ed astiosi dell’apologetica popperiana della cosiddetta ‘società aperta’ (a questo si ridusse l’epistemologia di un pensatore, per altri versi notevole, nel clima della ‘guerra fredda’!).
Nondimeno, il materialismo dialettico (in ciò identico ad ogni altro materialismo) procede nella direzione che la filosofia medievale indicava come ‘intentio recta’ (ossia una direzione orientata sulla realtà oggettiva, non sul soggetto conoscente, laddove quest’ultimo è il termine fondativo e il ‘medium’ onnipervasivo della ‘intentio obliqua’). Esso perciò, pur riconoscendo dal punto di vista relazionale la natura soggettivo-oggettiva del processo conoscitivo, non ricorre al soggetto per costituire la conoscenza e, attraverso la conoscenza, la realtà, ma, contrapponendosi agli effetti illusori connessi a questo modo (trascendentalistico e, in ultima analisi, idealistico) di concepire l’attività conoscitiva, si riferisce direttamente alla stessa realtà ed enuncia direttamente affermazioni su di essa, mandando a gambe all’aria la cosiddetta ‘cosa in sé’ (espressione, come osserva giustamente Engels e come ribadirà Lenin, di un “materialismo pudibondo” che oscilla tra lo scetticismo e il solipsismo).
Parimenti, il materialismo moderno - la cui più alta espressione, “critica e rivoluzionaria” (Marx), è contenuta nel metodo dialettico marx-engelsiano -, afferma che il mondo non può essere spiegato a partire dalle sensazioni e dai dati soggettivi, bensì a partire dalle strutture oggettive su cui si fonda. Diviene, così, chiaro, fra le altre implicazioni, il nesso organico tra la concezione materialistica e la tesi dell’oggettività dei processi economici: quest’ultima si contrappone alla concezione soggettivistica secondo cui essi trarrebbero origine semplicemente dai bisogni degli uomini, cioè dalla ‘domanda’. Tale concezione, come è noto, costituisce il supporto filosofico della scuola marginalistica, la quale, per il suo statuto epistemologico, s’inscrive nella tendenza empiristica, cioè in una variante dell’idealismo.
Engels, dal canto suo, in pieno accordo con Marx, enuncia, esemplifica ed applica le tre leggi della dialettica - la legge della conversione della quantità in qualità, la legge della compenetrazione degli opposti e la legge della negazione della negazione -, considerandole non solo come ‘leges mentis’ (leggi poste dalla mente), giacché, se il loro àmbito di applicazione fosse esclusivamente questo, resteremmo chiusi nel cerchio magico del soggettivismo epistemologico kantiano, ma anche, e innanzitutto, come ‘leges entis’ (leggi della realtà stessa). Dopodiché, è doveroso aggiungere che il materialismo dialettico (non in Italia, dove è stato praticamente affossato in nome di uno storicismo 'bon marché', ma in altri paesi caratterizzati da una diversa tradizione scientifica e filosofica) ha conosciuto ulteriori ed importanti sviluppi, sui quali mi propongo di tornare in questa stessa sede anche al fine di smentire tutti coloro che, per via della loro malafede o, più semplicemente, della loro sprovvedutezza, gli hanno ascritto una sorta di fissità egiziaca.
Questa è pertanto, dal punto di vista ontologico e gnoseologico, la tesi fondamentale del materialismo dialettico. Una tesi che, a causa delle sue conseguenze rivoluzionarie, la borghesia attacca in tutti i modi, con tutti i mezzi ed in tutti i campi del sapere da oltre 120 anni; una tesi che i ‘Lohnarbeiter’ della borghesia (quale che sia la famiglia filosofica di appartenenza) combattono con tutte le armi a loro disposizione (non escluse quelle del fideismo e della superstizione); una tesi che i revisionisti hanno sempre cercato di stemperare, deformare, adattare, svuotare del suo duro contenuto materialistico.
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#39 savino 2017-10-17 10:04
Rispondo a Eros sulla
Episteme della dialettica
1)La legge della conversione della quantità in qualità (e viceversa)
2)La legge della compenetrazione degli opposti (ossia dell'unità e del conflitto degli opposti)
3) la legge della negazione della negazione (ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi)

A confutazione potrei ricorrere all'ultimo realista, Popper che sulla dialettica materialista diceva:
« Sembravano in grado di spiegare praticamente tutto ciò che accadeva nei campi cui si riferivano [...]; un marxista non poteva aprire il giornale senza trovarvi in ogni pagina una testimonianza in grado di confermare la sua interpretazione della storia; non soltanto per le notizie, ma anche per la loro presentazione e soprattutto per quel che non diceva. »
Una epistemologia che non essendo falsificabile, secondo Popper fa del materialismo dialettico un metodo non-scientifico.

Essendo relativista e anti popperiano, vi chiedo il vostro materialismo dialettico in quale SPAZIO-TEMPO si colloca?
Per Kant lo spazio tempo erano noumeni assoluti, trascendentali da cui tutto ne discendeva. Era uno spazio-tempo newutoniano.
LO SPAZIO: Sappiamo che negando o non accettando alcuni POSTULATI (per convenzione dati per vere ma non dimostrabili) euclidei ne viene fuori altre geometrie dette anche metageometria o geomemetria non euclidea.
Einstein relativizza la geometria NON EUCLIDEA.
IL TEMPO: Sempre Einsten ci dice della relaitività del tempo. La meccanica quantistica fa a meno del tempo.
Il CAUSALISMO: Nel realismo classico abbiamo un sistema causa-effetto preciso che si snoda lungo l'asse del tempo in cause ed effetti precisi (determininismo) per cui conoscendo la causa prima si conosce gli effetti ultimi.
E' REVERSIBILE, conoscendo l'effetto si risale alle cause precise.

Il materialismo dialettico "galleggia" su questi postulati di noumeni (kantiani) trascendentali, ma ASSOLUTAMENTE RELATIVI!! Postulati che sono tutto tranne che "oggettivi".

Il materialismo dialettico si incarta anche sul soggetto-oggetto, non tiene conto degli strumenti indaganti, ma di questo ne parliamo un'altra volta.

cordialemente
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#38 Eros Barone 2017-10-15 00:37
Ho seguito passo passo il dibattito intenso e conflittuale, ma ricco di spunti critici e di stimoli intellettuali, che si è sviluppato sui temi che ho proposto nel mio articolo - il materialismo dialettico, la rivalutazione di Lysenko, il neo-lamarckismo – e ringrazio tutti coloro che vi hanno preso parte, senza peraltro avanzare, per quanto mi riguarda, la minima pretesa di porvi termine. Aggiungo qui, quasi in margine, solo alcune postille di natura metodologica e storica, forse utili ad inquadrare la vasta e complessa materia che ha costituito il fulcro di tutto il dibattito.
La prima di esse è l’istanza di un’analisi dialettica delle interrelazioni. Un fisico e filosofo inglese, David Bohm, uno dei pochi scienziati che abbiano elaborato un’alternativa teorica all’interpretazione soggettivista della “scuola di Copenaghen”, ha formulato tale istanza, alla luce del metodo dialettico, in questi termini: «…la relazione tra le parti ma anche la loro stessa esistenza è considerata una derivazione della legge dell’intero. Dunque, non rimane nulla dello schema classico, in cui l’intero deriva dalle parti preesistenti messe in relazione in modo predeterminati. Piuttosto, quello che abbiamo è paragonabile a un rapporto fra l’intero e le parti in un organismo, in cui ogni organo cresce e si sviluppa in una maniera che dipende in modo cruciale dall’intero» (“Causality and Chance in Modern Physics”, p. X). Lo stesso canone metodologico mi sembra implicito nelle considerazioni svolte da Giuseppe Longo, un matematico e biologo, nell’intervista pubblicata da questo sito [https://www.sinistrainrete.info/teoria/7196-giuse ppe-longo-complessita-scienza-e-democrazia.html], laddove egli rivolge agli studiosi di scienze naturali e ai ricercatori che operano nel campo biomedico un monito che fa riflettere: «Attenzione, la biologia molecolare ci ha dato immense quantità di dati ed ha messo in evidenza meccanismi fondamentali. È straordinario vedere la finezza sperimentale e l’originalità dei metodi che hanno portato Monod e Jacob a scoprire il meccanismo dell’operon lactose, regolazione dell’espressione genetica da parte del DNA stesso. Ma questo fa loro trascurare l’epigenetica: non citano così Barbara McClintock, la prima a pensare alla “regolazione”, di cui aveva visto la componente epigenetica. In effetti, sin dagli anni ’50, i grandi genetisti, come lei o Waddington, vengono messi da parte e per decenni: avevano studiato i cromosomi sempre in un contesto - il proteoma, la cellula, l’organismo. […] Così, per decenni, si sono cercati regolatori dell’espressione genetica nel DNA stesso, attribuendo a questo il ruolo di descrizione completa dell’organismo, homunculus aristotelico, piccolo piccolo, ma completamente codificato nei cromosomi, dunque "programmato" (siamo moderni noi!). Invece, e i genetisti di 60 anni fa lo sapevano, ogni cascata molecolare rilevante, dal DNA all’RNA alle proteine, dipende causalmente da tutto il contesto. E da alcuni anni si sa che cellule, individuali o in piccoli gruppi, prelevate de tessuti tumorali e trasferite in tessuti sani, di topi clonati ad esempio, riprendono funzionalità normali, senza necessariamente “riprogrammare” il DNA».
Riguardo poi al lasso di tempo che è intercorso fra il periodo in cui visse e operò Lysenko ed il periodo attuale, è evidente che il senso storico e critico ci insegna, per un verso, come ha ben detto Donniaquio, a cogliere gli elementi di anticipazione presenti nella sua indagine scientifica e, per un altro verso, la specificità e la concretezza di una fase storica in cui, pur assumendo una veste teorica ed esprimendosi in un linguaggio ideologico, il conflitto politico e sociale traeva origine dai (e si sforzava di rispondere ai) complessi ed urgenti problemi pratici della pianificazione, della socializzazione e della produttività dell’agricoltura sovietica.
Infine, un’ultima postilla: sarebbe di somma utilità disporre di una storia del pensiero scientifico e filosofico in Unione Sovietica, condotta da un punto di vista seriamente critico, quindi non condizionato né dalla volgarità di un anticomunismo dozzinale né dalle rappresentazioni deformanti largamente diffuse in Occidente. Di scrivere quella storia, con i suoi successi e le sue conquiste, così come con i suoi errori e le sue deviazioni, abbiamo infatti un vitale bisogno come comunisti e un preciso dovere come materialisti dialettici e storici per orientare, oggi, il nostro cammino.
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#37 claudio della volpe 2017-10-14 17:48
onestamente questa presunta incompatibilità fra dialettica della natura e genetica non la vedo proprio; allo stato noi sappiamo che come abbiamo scritto l'epigenetica dimostra che in realtà l'impostazione "lamarkista" conteneva un dato di realtà; al tempo di Lysenko la base del moderno neodarwinismo ossia il DNA con le sue proprietà, le sue molecole iston iche etc non esisteva; usare poche frasi dell'epoca per dimostrare che ci sia incompatibilità fra materialismo dialettico e genetica non ha senso, al contrario la genetica moderna è perfettamente compatibile; e la genetica prima dell'epigenetica ha dovuto ingoiare l'amaro boccone che l'ambiente entra nella riproduzione del DNA tramite per esempio la metilazione e l'espressione genica del DNA esistene, in oltre 100 casi quel DNA metilato si riproduce; ciò detto non ci sono dubbi la dialettica marxista è compatibile con le più moderne conoscenze che abbiamo sia in genetica che in altri campi; non posiamo usarla per "prevedere" allo stato ma le sue proprietà base sono le medesime dei sistemi naturali: unità degli opposti, qualità e quantità, retroazione etc sono componenti essenziali di tutti i sistemi naturali che conosciamo; ciò non vuol dire che ne possiamo "dedurre" alcunchè, ma che possiamo usare queste proprietà per testare la qualità delle teorie che proponiamo; teorie prive di tali proprietà non hanno o hanno scarsissima probabilità di avere successo nell'interpretazione della natura; tutto qua; prima o poi scriverò un articolo sul tema a partire da quelli che ho linkato sul mio blog
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#36 savino 2017-10-14 17:08
Caro Guglielmo, su Lysenko ho un'altra opinione, e poco lusinghiera.

Premessa.
Agli inizi degli anni 30 fu fondata in URSS da Stalin la VASCHNIL (Accademia Pansovietica di Scienze Agrarie Lenin), nonché direttore dell’Istituto di Genetica dell’Accademia delle scienze dell’URSS e del VIRV (Istituto Pansovietico di Coltivazione delle Piante), una istituzione scientifica unica nel suo genere, che acquisì presto una fama mondiale. Fondata da Nikolaj Ivanovic Vavilov che all’inizio degli anni venti e propose un ardito piano per la radicale riorganizzazione delle risorse dell’agricoltura sovietica, i cui punti fondamentali erano il miglioramento del livello della selezione e della produzione di sementi e il ricorso a tutte le conquiste della scienza e della pratica mondiale nell’attività di coltivazione delle piante. La base teorica di questo piano era costituita dall’idea, fondata sugli sviluppi della teoria di Mendel, che il patrimonio genetico di un organismo fornisca il meccanismo per la trasmissione di caratteristiche da generazione a generazione per mezzo dei geni.
Anatolij V. Lunaéarskij, commissario del popolo per l’istruzione pubblica, era talmente convinto dell’incompatibilità della genetica con il marxismo-leninismo da fare realizzare un film, di cui egli stesso scrisse il commento, sul naturalista austriaco Kammerer, che aveva creduto di dimostrare l’eredità dei caratteri acquisiti.
Trofin Desinovic Lysenko era noto soprattutto per la scoperta della cosiddetta vernalizzazione o carovizzazione, una tecnica agronomica per mezzo della quale è possibile ottenere dei raccolti invernali seminando in estate. Un quadro della produzione agricola delle fattorie statali, dei kolkos modello. (e ne rappresenta in qualche modo l’ideologia di questo nuovo strato sociale
L’idea di questa tecnica gli era venuta tra il 1926 e il 1928 a Gandza. una stazione sperimentale dell’Azerbajdzan; mentre studiava l’influenza del momento in cui effettuare la semina sulla lunghezza del periodo vegetativo dei cereali. Tali ricerche gli consentirono di appurare che le varietà invernali seminate in primavera invece che in autunno producono le spighe dopo una esposizione preliminare del seme al freddo fatte da suo padre.
Lo scontro
Dal19 al 27 settembre 1936 si svolse la IV sessione dell’Accademia di scienze agrarie Lenin che riunì un gran numero di ricercatori e di esperti in selezione e coltivazione.
I Genetisti rappresentati da A.S. Serebrovskij e N.P. Dubinin.
“Noi ci consideriamo sinceri darwinisti, perché il problema di conquistare le ricchezze del mondo, le risorse agrarie mondiali create dall’umanità, può essere risolto soltanto da questo punto di vista, e non ci lasceremo turbare dalle ingiurie di persone irresponsabili.”
I Seguaci di Lamarck da Lysenko.
“la funzione sviluppa l’organo”, i cambiamenti evolutivi si verificavano attraverso l’esercizio. (teoria dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti. I figli del fabbro ereditavano i muscoli del padre perché il martellare quotidiano che aveva sviluppato i muscoli al padre alterava la componente ereditabile e che questo passava alla prole).
Lysenko :
“i mendelisti-morganisti, rappresentanti della genetica “classica” (ma di quale classe si tratti, questo non viene detto), negli ultimi tempi si sono dedicati solo alla speculazione. Essi proclamano che i critici del mendelismo distruggono la genetica: non vogliono riconoscere che la sola, autentica genetica è costituita dalla teoria di Micurin... Bisogna proprio essere in cattiva fede o, perlomeno, non rendersi conto di ciò che si dice, per poter sostenere che Lysenko, Prezent e gli altri, che tengono in così alta considerazione la teoria di Micurin, distruggono la genetica. La verità è che noi, seguaci di Micurin, prendiamo posizione non contro la genetica, ma contro il ciarpame e le falsificazioni nella scienza e rifiutiamo le asserzioni forzate e i princìpi puramente formali del mendelismo-morganismo. La genetica d’indirizzo sovietico, che noi apprezziamo e che decine di migliaia di specialisti e di addetti all’applicazione pratica degli sunti teorici continuano a sviluppare, è la dottrina di Micurin. Quanto magri sono i progressi che questa genetica compie (e per quel che riguarda la scienza io sono un immodesto, e perciò dichiaro con orgoglio, che i successi conseguiti sono tutt’altro che pochi), tanto più difficile diviene per i mendelisti-morganisti mascherarsi sotto la scienza con falsificazioni d’ogni genere.“
Epilogo
Nell’agosto del 1940, Vavilov era stato arrestato: il 9 luglio dell’anno seguente il collegio militare del Tribunale supremo, che lo aveva giudicato, emise nei suoi confronti un verdetto di condanna per «appartenenza a una cospirazione di destra; spionaggio a favore dell’Inghilterra; direzione del partito laburista contadino; sabotaggio nell’agricoltura; rapporti con emigrati bianchi». Per questi reati fu condannato a morte.
Morale
Lysenko si è prestato ad una mero gioco di potere, ha fatto in modo di proibire e mettere al rogo tutti i libri di genetica “occidentali e borghesi”. Ha dato risultati poco utili all’agricoltura, quando la selezione delle specie poteva dare contributi molto di più utili. Ha usato il materialismo dialettico come pistola puntata sugli avversati in questo gioco tra poteri nell’URSS.
E’ molto drastico il giudizio formulato da Jacques Monod, accusa di idealismo la dialettica materialista. (sull’idealismo della dialettica materialista leninista è da trattare a parte, non mescoliamo gli argomenti.)
Nella sua prefazione all’edizione francese dell’opera di Zores Medvedev L’ascesa e la caduta di T.D. Lysenko. sull’«l’episodio più strano e desolante dell’intera storia della scienza», il premio Nobel francese osservava:
“L’aspetto più rivelatore, per noi, di questi sorprendenti documenti era che l’autentico dibattito non verteva affatto sulla biologia sperimentale medesima, ma pressoché esclusivamente sull’ideologia o piuttosto sulla dogmatica. L’argomento essenziale (il solo in definitiva) instancabilmente ripreso da Lysenko e dai suoi sostenitori contro la genetica classica era la sua incompatibilità con il materialismo dialettico. Là era il vero dibattito, il fondo del problema, e su questo terreno, scelto da Lysenko ma che essi non potevano evitare, i genetisti russi erano evidentemente battuti in anticipo. Poiché è del tutto vero che la base fondamentale della genetica classica, la teoria del gene, invariante attraverso generazioni e ibridazioni, è incompatibile sia con lo spirito, sia con la lettura della dialettica della natura secondo Engels. Come d’altronde la teoria puramente selettiva dell’evoluzione era già stata formalmente negata da Engels in persona. Era quindi agevole, per converso, dimostrare - e Lysenko vi insisteva ugualmente in modo instancabile - che la biologia micuriniana, dal momento che “provava” l’eredità dei caratteri acquisiti e l’influsso dell’ambiente sul materiale ereditario, andava esattamente nel senso della dialettica materialista, l’illustrava di nuove e favolose scoperte e preparava un’autentica “presenza dell’idea nella realtà” biologica.”
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#35 Guglielmo Donniaquio 2017-10-14 09:48
buon giorno a tutti, noto che la discussione è stata intensa, leggendo i vostri commenti, mi permetterei di dire che Lysenko sviluppa una esperienza pratica partendo da un principio di fisica classica, cambio un parametro del fenomeno e osservo gli altri parametri come si comportano. la meccanica quantistica non entra nel campo del macrosistema. Mutando parametri ad un fenomeno si possono osservare cambiamenti sugli altri, con questa semplice funzione Lysenko ha dimostrato il rapporto tra parametro ambientale e funzione fenotipica, non genetica, non ha dimostrato il mutamento genetico, ma la plasticità genetica che in relazione all'ambiente sviluppa fenotipo, che è una piccola porzione dell'epigenetica.
Per definizione la scienza necessità di Epistemologia e Paradigma, quando parliamo di scienza borghese non possiamo che scendere nel campo del principio di egemonia, questa non è scienza, per cui di contro la scienza proletaria e per definizione rivoluzionaria ne
i confronti dell'egemonia
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#34 Mario Galati 2017-10-11 15:41
Non sprecheró certo il mio tempo per replicare alla spocchia (priva di un ragionevole fondamento, tra l'altro) trasudante da diversi interventi, non solo dall'ultimo e dalle sue frasi fatte, non proprio originali.
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#33 savino 2017-10-10 00:15
Bene, abbiamo un vate in Mario Galati,
E il pontefice che decide chi sta sulla torre e chi per terra. Detentore divino del marxismo e della lotta di classe.
Il prediletto, diretto discendente di Lenin.

..Siamo nella mistica caro Mario se cominica ad attacare le persone e svicoli gli argomenti vuol dire che sei alla frutta.

Come si fa a risponderti se sputi solo sentenze e del tutto false oltretutto.
Vuol solo dire che non hai capito un c.. degli argomenti in discussione, e dato che parli per parlare, e forse solo perchè hai solo un IO ipertrofico. Usi il Marxismo come usa la bibbia un parroco di campagna. Mena frasi a vanvera non sapendo di cosa parlano.

Chiudiamo qua l'argomento, se ti rispondo i lettori non saprebbero capire la differenza.

P.S. Quelli che mi accusavano di fare attacchi personali dove sono finiti? Nessuno frena le ingiurie/cazzate alla persona ad opera di Mario già nipote di Lenin, il Kim Jong-un Italiano?
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