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Materialismo dialettico e “vernalizzazione”

La scoperta fondamentale di Lysenko

di Eros Barone

lysenko 12

Solo la dialettica ci salverà.
J. Gabel, La falsa coscienza.

1. Darwinismo vs lamarckismo

Trofim Denisoviĉ Lysenko (1898-1976) è stato ed è tuttora un classico bersaglio della polemica anticomunista che, prendendo spunto dall’assunzione imperativa delle sue teorie biologiche da parte del potere sovietico nel periodo che va dal 1948 al 1964, ne ha fatto il prototipo, a caso invertito, del processo intentato dal potere ecclesiastico contro le teorie astronomiche di Galileo. Come è noto, Lysenko, ispirandosi al progetto di una nuova genetica elaborato dall’agronomo Ivan Mičurin (1855-1935) con l’intento di superare le posizioni dei «nipotini» di Mendel, respingeva la genetica classica basata sul principio secondo cui tutte le caratteristiche degli organismi sono il risultato di geni ereditari, sostenendo l’idea secondo cui è invece l’ambiente che conduce allo sviluppo di caratteristiche adattative (come, ad esempio, la cecità nelle talpe che vivono costantemente al buio), caratteristiche le quali possono essere trasmesse alle generazioni successive. Questa teoria dell’evoluzione, originariamente propugnata dal celebre naturalista francese Jean-Baptiste Lamarck agli inizi del XIX secolo, collimava perfettamente con la concezione filosofica del materialismo dialettico incentrata sulla priorità dell’influenza esercitata dall’ambiente sulla costituzione e sul comportamento dell’individuo.

La disputa tra gli assertori delle conquiste della teoria genetica e i seguaci dell’ipotesi di Lamarck aveva, del resto, in Unione Sovietica origini lontane.

I caratteri acquisiti sono trasmissibili? L’ambiente influisce direttamente sull’evoluzione biologica? Lysenko sostenne di sì e chiamò la sua teoria mičiurinismo in omaggio a Mičiurin, il qua­le verso la fine dell’Ottocento aveva ottenuto importanti risultati pratici con gli alberi da frutto. La teoria venne però interamente costruita da Lysenko e dal filosofo Prezént. A questo proposito, può essere interessante ricordare come lo stesso Stalin, in una sua opera giovanile intitolata Anarchia o socialismo?, composta di una serie di articoli pubblicati tra giugno e luglio del 1906 nel giornale «Akhali Tskhovreba», si fosse riferito a tale controversia, mostrando la sua propensione per la posizione dei fautori dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti. «Il sistema periodico degli elementi di Mendeleev», egli notava in quell’occasione, «dimostra chiaramente la grande importanza che ha nella storia della natura il prodursi di cambiamenti qualitativi da cambiamenti quantitativi. Questo è dimostrato anche in biologia dalla teoria del neo-lamarckismo, che sta soppiantando il neodarwinismo». Nella stessa opera Stalin sottolinea acutamente la debolezza del darwinismo, che consiste nel fatto che «…il darwinismo non respinge soltanto i cataclismi di Cuvier, ma anche lo sviluppo dialetticamente concepito, comprendente la rivoluzione, poiché dal punto di vista del metodo dialettico, l’evoluzione e la rivoluzione, il cambiamento quantitativo e quello qualitativo, sono due forme necessarie di un solo e stesso movimento». Merita di essere ricordata altresì la posizione di Anatolij Lunačarskij, commissario del popolo per l’istruzione pubblica, il quale era talmente convinto dell’incompatibilità della genetica con il marxismo-leninismo da farsi promotore della realizzazione di un film, di cui egli stesso scrisse il commento, sul naturalista austriaco Kammerer, che aveva creduto di dimostrare l’ereditarietà dei caratteri acquisiti.

 

2. La rinascita del lamarckismo

Questi primi tentativi di stabilire una forma di contatto tra la dialettica, da una parte, e la biologia e la genetica, dall’altra, provocarono un’ampia discussione, che si concentrò quasi immediatamente attorno alla questione della ‘riducibilità’ della forma biologica di movimento della materia alla forma fisica e chimica: una questione particolarmente importante e delicata, dal momento che coinvolgeva il problema della natura e dello statuto del metodo dialettico nelle sue relazioni con i metodi specifici di ricerca. Fu su questo problema, per l’appunto, che divampò con accenti particolarmente aspri, non solo tra i filosofi ma anche tra i biologi, la disputa tra i ‘meccanicisti’ e i ‘dialettici’. Così, dopo la morte di Lenin i teo­rici sovietici si divisero in due scuole: da un lato, per l’appunto, i dialettici che, gui­dati da Abram Moiseevič Deborin (1881-1963), in­terpretavano il materialismo dialettico come una ‘filosofia’ i cui antecedenti storici andavano rintracciati nella dialettica hegeliana e nel materialismo feuerbachiano; dall’altro, i meccani­cisti che, guidati da Aukadij Limenl’vi Timirijzev (appoggiato da Bucharin), in­terpretavano il materialismo dialettico come una ‘scienza’ alla quale spettava il compito di estendere le leggi elabo­rate dalle singole discipline specialisti­che a tutto il complesso di fenomeni concernenti l’essere e il pensiero, talché, in base a siffatto punto di vista, la concezione materialistica veniva a coincidere con l’insieme delle conclu­sioni ultime e più generali della scienza contemporanea. Così, la serrata polemica che i biologi, aderenti al gruppo di Deborin, condussero contro le ristrette posizioni dei meccanicisti in fatto di ereditarietà e variazioni, cominciò ben presto a indirizzarsi contro quella particolare varietà di meccanicismo, che venne battezzata con il curioso termine di «meccanolamarckismo».

Per quanto riguarda l’Occidente, nella letteratura scientifica si è vista rifiorire, come ai tempi di Lysenko, l’idea neo-lamarckiana. Piaget per esempio, nel suo Biologie et connaissance (1966), si fa propugnatore della rinascita dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti e questo in nome del rifiuto dell’atteggiamento ferreamente deterministico della genetica molecolare. All’altro estremo si trovano naturalmente i sostenitori del darwinismo stretto, che fanno anch’essi appello ad un finalismo rigoroso, quello di una selezione manichea che guida su un cammino stretto tutte le forme di vita, ivi comprese le sue implicazioni sociali. I sociobiologi utilizzano perciò in nome del darwinismo gli stessi princìpi informatori dei seguaci del trasformismo lamarckiano. A prima vista, questo potrebbe sembrare contraddittorio, ma basta leggere le infiammate dichiarazioni di Lysenko nella sua Agrobiologij, nella quale si proclama fervente discepolo di Darwin pur “dimostrando” l’ereditarietà dei caratteri acquisiti, per capire che questi due atteggiamenti sono antitetico-speculari. In realtà, Lysenko fu tutt’altro che un ciarlatano prono al potere e strumento passivo della sua propaganda ideologica, come vorrebbero far credere i suoi denigratori. Egli fu certamente uno scienziato organico al potere socialista sovietico e attento alla traduzione pratica delle sue teorie biologiche sul terreno delle concrete politiche agricole, ma fu anche un valente ricercatore, come dimostra la sua fondamentale scoperta della “vernalizzazione”, che influenza ancora oggi la biologia vegetale.

 

3. La scoperta della “vernalizzazione”

Per comprendere l’importanza teorica e pratica della “vernalizzazione” occorre tenere conto del fatto che i contadini sovietici coltivavano quello che viene chiamato grano invernale – un grano che, piantato in autunno, germoglia prima delle temperature glaciali e rimane dormiente finché il suolo non si riscalda in primavera, periodo nel quale fiorisce. Il grano invernale non è in grado di fiorire e successivamente produrre grano in primavera a meno che non attraversi un periodo di tempo freddo durante l’inverno. Come è noto, gli ultimi anni Venti del secolo scorso erano stati disastrosi per l’agricoltura sovietica, poiché inverni insolitamente caldi avevano distrutto le pianticelle di grano invernale – pianticelle sulle quali i contadini contavano per produrre il grano che avrebbe sfamato milioni di persone. Lysenko lavorò senza sosta nel tentativo di salvare il raccolto rimasto e per trovar la maniera di far sì che in futuro gli inverni caldi non provocassero carestie. Scoprì che se, prima di piantarli, collocava semi di grano invernale in un congelatore, poteva indurre tali semi a germinare e a fiorire senza averli realmente sottoposti ad un inverno prolungato. In questa maniera, consentì ai contadini di piantare il grano in primavera, e in buona sostanza salvò i raccolti nel suo Paese. Lysenko chiamò il processo “vernalizzazione”, termine che oggi definisce in generale qualsiasi trattamento con il freddo, sia naturale sia artificiale. Anche altri scienziati sapevano che alcune piante necessitavano di un clima freddo per fiorire, ma Lysenko fu il primo a mostrare che il processo poteva essere innescato artificialmente. Per fornire un raccolto, molte piante hanno bisogno delle fredde temperature invernali; molti alberi fioriranno e daranno frutti in séguito ad un inverno freddo, e i semi di lattuga e di ‘arabidopsis’ (pianta, quest’ultima, che non ha alcuna particolare importanza agronomica, ma è molto studiata in quanto viene utilizzata come organismo modello per le scienze vegetali) germogliano soltanto dopo un’ondata di freddo. Sennonché il vantaggio ecologico della vernalizzazione è evidente: assicura che in séguito al freddo dell’inverno una pianta germogli o fiorisca in primavera o in estate, e non durante altre stagioni dell’anno, nelle quali la quantità di luce e la temperatura non sarebbero, comunque, in grado di sostenere la crescita delle piante.

 

4. Materialismo dialettico, biologia e “vernalizzazione”

«L’insegnamento di Mičurin è un darwinismo costruttivo, - scrive Lysenko, - comprende lo sviluppo non come evoluzione piana, ma come generazione, nelle viscere di ciò che è vecchio, di un principio di qualità nuova in contraddizione con esso, come accumulazione graduale quantitativa delle particolarità di questo principio che, nel processo della lotta con la vecchia qualità, si trasforma in qualità nuova, sostanzialmente distinta da un insieme di caratteristiche e che ha proprie e differenti leggi di esistenza». Da ciò deriva che l’impossibilità di osservare nella realtà una serie ininterrotta e continua di forme vegetali non dipende da una loro presunta scomparsa in seguito alla lotta per l’esistenza, ma dal fatto che una linea di sviluppo ininterrotta di tal genere, che non presenti radicali cambiamenti qualitativi, non esiste né può esistere, sicché la famosa questione dell’“anello mancante”, croce e delizia del darwinismo ortodosso e cavallo di battaglia dell’antidarwinismo creazionista, risulta essere un falso problema. Per tornare alla scoperta della “vernalizzazione”, diamo ancora una volta la parola al suo autore, il quale rileva quanto segue: «Nel nostro caso è necessaria l’azione delle condizioni autunnali e invernali per due, tre, quattro generazioni di grano duro. In questi casi il grano duro può trasformarsi in grano tenero con un salto senza che vi sia alcuna forma intermedia di passaggio fra queste due specie». L’importante conseguenza pratica, che sgorga da questa impostazione della teoria della formazione delle specie, consiste pertanto nel fatto che la pratica agricola è capace di trasformare in un tempo relativamente breve una specie in un’altra, creando specie utili all’uomo.

 

5. I limiti della matematizzazione e la rivincita della dialettica

Dal punto di vista epistemologico, è poi doveroso osservare che la ricerca di princìpi esplicativi il più possibile generali e la difficoltà di giungere per questa via a risultati del tutto soddisfacenti e universalmente ammessi è una caratteristica della biologia. L’aspirazione alla sintesi che questa ricerca esprime, aspirazione che è una delle forme della ricerca della certezza, si manifesta qui altrettanto che nelle scienze considerate più esatte. Tuttavia, le possibilità di giungere a princìpi esplicativi la cui validità sia insieme rigorosa e generalissima appaiono in biologia molto più ristrette che in fisica. Gli equivalenti, nell’ambito specifico del vivente, di leggi come quella della gravitazione o della rifrazione ottica o del principio di conservazione, così come li si utilizza efficacemente in fisica, restano infatti ancora da scoprire. Il primo principio trasformista di Lamarck, che ammette la trasmissione dei caratteri acquisiti, aveva senza dubbio un campo di applicazione potenziale molto ampio e non abbastanza preciso, permettendo, come è stato mostrato dal “caso Lysenko”, un’utilizzazione altrettanto ampia e generica come prova della verità filosofica e dell’efficacia euristica del materialismo dialettico (utilizzazione chiaramente funzionale alla consacrazione dell’autorevolezza e del prestigio del potere sovietico). D’altra parte, restando nello stesso ordine d’idee, è ormai da escludere che, dopo le ricerche sul genoma e le manipolazioni dello stesso, il dogma deterministico della biologia molecolare, che esclude totalmente ogni effetto di origine somatica sul germe, conservi lo stesso carattere rigoroso. Resta, peraltro, vero che non è affatto evidente che le formulazioni quantitative che hanno dato così buoni risultati in fisica debbano prevalere anche nelle scienze biologiche (e ‘a fortiori’ umane), in cui la complessità, la variabilità e l’imprecisione delle osservazioni possono renderle inutilizzabili o prive di interesse.

Infine, per quanto riguarda i rapporti tra la filosofia e la scienza in Unione Sovietica, occorre sottolineare che la tesi secondo la quale la prima avrebbe soffocato la seconda, oltre a non avere il benché minimo fondamento, falsifica completamente i dati reali, perché non vi è alcun dubbio che l’Unione Sovietica abbia realizzato progressi senza precedenti nella cultura, nell’istruzione e nella scienza (nonché, in determinati periodi, anche nella produzione), sino a diventare un punto di riferimento non solo per il movimento operaio internazionale, ma per i migliori intellettuali e scienziati occidentali.

Stephen Jay Gould, il quale ha fornito un importante contributo alla teoria dell’evoluzione, è uno dei pochi scienziati dell’occidente che hanno apertamente riconosciuto il parallelo tra la sua teoria degli “equilibri punteggiati” e il materialismo dialettico. Nel suo libro Il pollice del panda ha scritto quanto segue: «Se il gradualismo rappresenta un prodotto della cultura occidentale, piuttosto che un fatto di natura, allora dovremo cercare una nuova filosofia del cambiamento per allargare il nostro orizzonte oltre i confini del pregiudizio. In Unione Sovietica, ad esempio, gli scienziati si basano su di una teoria del cambiamento completamente diversa: le cosiddette leggi della dialettica riformulate da Engels sulla filosofia di Hegel. Le leggi della dialettica hanno molto in comune con il concetto di equilibrio per punti. Esse parlano ad esempio della “trasformazione di quantità in qualità”. Questo potrebbe apparire confuso, ma suggerisce che i cambiamenti avvengono attraverso grandi salti in seguito ad una lenta accumulazione di sforzi a cui il sistema oppone la sua resistenza fino a che non ha raggiunto il punto di rottura. Scaldate l’acqua e alla fine essa bollirà; opprimete i lavoratori e, dai e dai, scoppierà una rivoluzione. Eldredge ed io siamo rimasti affascinati dalla scoperta che molti paleontologi sovietici sostengono un modello molto simile ai nostri equilibri punteggiati.» Paleontologia e antropologia sono, dopo tutto, separate solo da una sottile parete dalle scienze storiche e sociali, e questo ha implicazioni politiche potenzialmente pericolose per i difensori dello ‘status quo’. Come ebbe ad osservare Engels, più ci si avvicina alle scienze sociali, meno obiettivi e più reazionari essi diventano. È dunque un buon segno che Stephen Gould si sia avvicinato così tanto ad un punto di vista dialettico, nonostante la sua ovvia cautela. Il biologo russo Aleksandr Ivanoviĉ Oparin (1890-1984) nel 1924 scrisse il saggio scientifico Origine della vita . L’opuscolo fu il primo tentativo di approccio moderno all’argomento e aprì un nuovo capitolo nella comprensione della vita. Non fu un caso che, come materialista dialettico, Oparin avesse studiato il problema da una prospettiva originale. Era un inizio coraggioso, all’alba della biochimica e della biologia molecolare. In effetti, la teoria marxista e il materialismo dialettico, così come la ricerca scientifica di avanguardia, sono generosi con chi non si fa intimidire dal fuoco di sbarramento scatenato contro di essi dalla classe al potere e non volta loro le spalle.


Indicazioni bibliografiche

Engels, F., Antidühring, Editori Riuniti, Roma 2012.
Engels, F., Dialettica della natura, Editori Riuniti, Roma 1978.
Geymonat, L., Storia del pensiero filosofico e scientifico, 7 voll., Garzanti, Milano 1976.
Gould, S. J., Il pollice del panda (riflessioni sulla storia naturale), Il Saggiatore, Milano 2001.
Lenin, V. I., Materialismo ed empiriocriticismo, Editori Riuniti, Roma 1978.
Lysenko, T. D., Agrobiologija; sbornik rabot po voprosamgenetiki, selecii i semenovdstva, Sel’chozgis, Moskva 1943.
Müller-Hill, B., I filosofi e l’essere vivente, Garzanti, Milano 1984.
Oparin, A. I., Vozniknovenie i naĉl’noe razvitie žizni, Medicina, Moskva (trad. ingl. Academic Press, New York 1968).
Rosenthal, M. M., Il metodo dialettico marxista, Stampa LITOPOMEL, Roma 1994.
Stalin, I. V. D., Anarchia o socialismo?, Rinascita, Roma 1950.
Zanetti, R. (a cura di), Il caso Lysenko, articolo reperibile nel sito < www.resistenze.org >.
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Comments   

#64 Mario Galati 2017-12-12 13:22
Operai e padroni sono in relazione tra loro nella realtà totale. Anzi, sono relazioni (ma non semplici simboli). Non si limitano a riprodurre, a sviluppare, a "migliorare", una loro essenza già data, all'interno di un canale esclusivo. Tutto ciò c'entra tanto poco con il destino e il nazismo, quanto Hegel con il razzista Rosemberg.
Quanto all'equiparazione tra stalinismo e fascismo, apprezzo la novità dell'affermazione.
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#63 savino 2017-12-12 11:27
Caro Claudio della volpe,
Non vorrei offendere Stalin dandoti dello Stalinista.
Stalin almeno aveva una sua logica nelle cose legate allo spazio-tempo in cui viveva.

Gli stalinisti di oggi sono solo fascisti mascherati.
Proporre lo Stalinismo nel 2017 anche nelle scienze è da mentecatti TOTALI o da persone in malafede.
In entrambi i casi FUORI del consorzio marxista.
PUNTO!
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#62 claudio della volpe 2017-12-12 05:37
Caro Savino quando si arriva ad una concentrazione di confusione, banalità, cose anche giuste ma perfettamente inutili e soprattutto anticomunismo come il tuo si è di fatto un troll; non riesco a discutere con uno come te: non sai le cose di cui parli, confondi epigenetica e condizionamenti di qualunque tipo; atttacchi l'Unione Sovietica a prescindere dal concreto; troppo facile sparare su Stalin e lo stalinismo; ok Stalin era stalinista; e allora? Quando ci proporrai di leggere il libro nero del comunismo? per me la discussione finisce qui; ti invito a studiare di più e pensare creativamente di meno se no ti assume Berlusca o uno dei suoi giornali
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#61 savino 2017-12-11 11:32
Lysenko e il DNA:
“Neghiamo l’esistenza di corpuscoli, molecole di una qualche “sostanza dell’eredità” e, allo stesso tempo non solo riconosciamo, ma comprendiamo, a nostro avviso, in maniera incomparabilmente superiore a quanto lo facciate voi genetisti, la natura ereditaria, le basi ereditarie delle forme di vita vegetali.”

Lysenko sosteneva che le piante trasmettono tratti alla discendenza in base alle esperienze fatte durante la propria vita, un concetto extra-genetico di transgenerazionalità già suggerito da Jean-Baptiste Lamarck e Ivan Vladimirovich Michurin.
Il lato nazista di questa ipotesi è che essendo la pratica l maestra delle trasformazioni, ha ragione l'aristocratico a definirsi "di sangue blu", si è migliorato geneticamente (rispetto alla plebe) nella pratica di centinaia d'anni. Analogo discorso vale per il clero o per i capitalisti, chi meglio di loro produce ricchezza, comando e disciplina?
Gli operai migliorano (epi-geneticamente) il loro essere schiavi, i padroni nell'essere padroni!
La famosa razza "eletta" !!
Questa è la sostanza delle vostre tesi "dialettiche"!

SECONDO ASPETTO CHE VOI AVETE SEMPRE SOTTACIUTO: LA SCIENZA COME GUERRA POLITICA.

 Lysenko divenne presidente dell’Istituto di Genetica dell’Accademia Sovietica dell Scienze nel 1940, quando il suo predecessore, il botanico ed oppositore di lungo corso Nikolai Vavilov (GENETISTA), il quale venne arrestato e condannato a morte. Vavilov, un altro coraggioso precursore di quella che oggi chiamiamo permacultura, morì di fame in carcere. Molti altri affrontarono una sorte simile.
Lysenko segnò si fece strada NON NELLA RICOMPOSIZIOEN DIALETTICA ma con il terrore!!
REGNO sulla genetica Sovietica, a spese di DOZZINE di scienziati “borghesi” condannati a morte e centinaia di altri costretti ad abbandonare la professione.
Nel 1948 Lysenko ottenne il completo controllo della biologia Sovietica, tenne un discorso in cui denunciò il darwinismo e i suoi sostenitori, dichiarò che i suoi metodi sperimentali erano notevolmente superiori alle decadenti dottrine occidentali ed annunciò il “trionfo finale” sulla genetica tradizionale.

Ora, Lysenko era il controaltare del "romanticismo" in Russia, infatti Germania e in Italia, passavano le stesse teorie e gli stessi sistemi per affermarle.

Lisciare il pelo alle teorie e pratiche di Lisenko vi caratterizza come epigeneticamente di destra!
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#60 claudio della volpe 2017-12-09 17:23
a memento di Savino: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/Da-Lamarck-allepigenetica-e-ritorno
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#59 claudio della volpe 2017-12-09 16:53
vorrei aggiungere una nota ulteriore: non è che l'ambiente non possa modificare il genotipo, il patrimonio genetico; avviene di continuo tramite le radiazioni o le sostanze genotossiche; non può farlo o non lo fa in modo finalistico, ma casuale; nel caso dell'epigenetica invece l'azione non è sul patrimonio ma sull'espressione del patrimonio e in questo caso è finalistica o comunque legata a meccanismi di retroazione ben precisi; essa inoltre puà trasferirsi alla discendeza; dunque come si vede l'idea generica di Lisenko o di Lamarck non era affatto (nei limiti di quel che si sapeva allora) una boiata, era imprecisa, ma con l'epigenetica rientra nel corso generale delle nostre conoscenze; la controversia fra darwinismo della prima ora e lamarckismo è stata superata dalla sintesi fra darwinimso moderno ed epigenetica: tesi antitesi e sintesi; come fra la concezione tolemaica e galileiana; due sistemi di rfierimento diversi; nessuno è assoluto non ci sono sistemi assoluti; la sintesi è in certo senso la relatività; e così via;
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#58 claudio della volpe 2017-12-09 16:42
Egregio Savino, l'epigenetica tecnicamente riguarda quei processi che alterano il fenotipo, ossia il corpo se vuoi senza modificare il genotipo, ossia il DNA; questa è la definizione formale; ora però è stato definitivamente dimostrato che l'ambiente può modificare l'espressione del genotipo attraverso i meccanismi come la metilazione istonica e che tali meccanismi possono dare luogo ad EREDITARIETA': http://www.lescienze.it/news/2017/07/18/news/regolazioni_epigenetiche_ereditarie_topi-3605921/

Ciò detto per mettere in prospettiva storica l'idea di Lisenko ci sarebbe da sottolineare che ai tempi del detto non cera la conoscenza del DNA che arricò dopo fra il 1944 e gli anni 50 e60; come dice la Treccani: In polemica con la genetica classica, nel 1935-36 sostenne una teoria di impronta neolamarckista, secondo la quale i caratteri acquisiti modificando le condizioni ambientali e l'alimentazione sarebbero potuti diventare parte del patrimonio ereditario degli organismi. Questa idea espressa come la dice la treccani è ESATTAMENTE quel che senza sapere del DNA si poteva immaginare della epigenetica; detto questo si potrebbe smettere di fare polemica sul nulla? Grazie PS STUDIA SAVINO! o taci.
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#57 savino 2017-12-09 16:26
Eros,
forse te lo sei scordato, ma qui il tema è la teoria di Lysenko, in sintesi "la funzione sviluppa l'organo". La dialettica VS la genetica. PUNTO.
L'epigenetica -lo dice la parola stessa- tratta tutte le 'possibili variabili' che la genetica offre. Sappiamo tutti che un lenone cresciuto in cattività, se liberato muore. Un leone in cattività e uno nello zoo hanno lo stesso DNA, ma caratteri epigenetici assolutamente diversi.
Così due gemelli monozigoti sviluppano caratteri epigenetici diversi.
Lo sviluppo epigenetico non si ferma nella gestazione ma prosegue in età adulta (vedi il caso dei bambini adottivi).
Ma dato che nessuna madre vive nell'isola di Robinson, ma anche essa è "un animale sociale", è società, e ne porta le stigmate.
Quindi l'epigenetica conferma la genetica e non la smetisce!!
Insistere con Lysenko e il suo materialismo pacchiano in che escludeva dalla natura tutto l'aspetto simbolico, la società umana, quando anche L'EPIGENETICA lo (vi) smentisce.
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#56 claudio della volpe 2017-12-07 10:46
Savino questo tuo ultimo intervento dimostra che te non sai leggere; il lavoro che ho citato dimostra se LO LEGGI se SAI LEGGERE che il comportamento di una mamma nei confronti del suo bambino ne cambia il DNA consentendogli una diversa espressione dei caratteri presenti tramite la metilazione; il resto che hai scritto sono pure stupidaggini in stile fascista che non c'entrano nulla sforzati di capire il punto di vista che ti sto esponendo, e se no ci rassegneremo: Savino non sa nemmeno leggere oltre a non conoscere la storia della rivoluzione d'ottobre
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#55 savino 2017-12-07 10:26
"noi stessi umani siamo cambiati nel nostro DNA dai nostri comportamenti; bellissimo lavoro! "
Ecco perchè "il figlio di un fabbro sarà un muscoloso fabbro", il figlio di un dottore sarà un dottore. Il figlio di un padrone sarà un padrone, di un operaio un operaio.
E' nel DNA!!

Diffondiamo le "idee geniali" dei nazisti e medici scienziati di destra per avallare il leninismo degenere!

WAW!!!
Ma siete dei Troll?
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