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linterferenza

Femminicidio. Contro la narrazione dominante

di Antonio Castronovi

Ci sono uomini che uccidono donne? Si. Ci sono donne che uccidono uomini? Si. Ma se il valore quantitativo di questi delitti è relativo, non lo è il suo valore qualitativo e soprattutto non lo è il valore mediatico e simbolico che gli viene attribuito. Ci sarebbe da capire e da indagare sul perché e sulle motivazioni di questi delitti, sul loro lato qualitativo, sullo scandalo della morte che evidentemente permea la coscienza e i sentimenti di una umanità che sperimenta invece quotidianamente la desacralizzazione della vita, in cui la morte viene giustificata nelle infinite guerre umanitarie e di civiltà, o assunta come fredda necessità e inevitabile destino del lavoro, tributo indispensabile alla macchina produttiva e al nostro benessere. Lo scandalo della morte si ripresenta sotto le vesti di una sua forma particolare: l’omicidio di una donna per mano di un uomo, catalogato con un termine, “femminicidio”, che sta a indicare la volontà omicida di un genere, quello maschile, su quello femminile. Cioè l’uomo, in quanto sessualmente connotato, sarebbe posseduto da una potenziale violenza omicida verso la donna, in quanto femmina.

Ora, sicuramente il genere homo, maschile e femminile, è una specie in natura capace di violenza, fa parte della sua componente animale “naturale”, che diventa tale quando si sente minacciata e aggredita o quando deve procurarsi il cibo per la sua sopravvivenza. Ma l’uomo per questo scopo si è servito della “tecnica” artificiale per potenziarla e svilupparla e di una “cultura” per regolarla e controllarla. Senza questa componente di violenza e della sua capacità di controllo, non si sarebbe sviluppata nessuna civiltà umana. Per questo siamo una civiltà in bilico, capace di evolversi verso vette inimmaginabili o di autodistruggersi in un olocausto nucleare.

Se l’uomo è un essere capace di dare la morte, perché lo scandalo si concentra su alcune decine di donne ammazzate in un anno? Perché, penso, la donna, è sempre stata considerata in tutte le culture della storia umana, compresa quella cosiddetta patriarcale, come “sacra”, madre generatrice di vita e quindi un bene prezioso da proteggere e tutelare. Tutte le specie viventi proteggono le femmine con un istinto naturale, non mediato dalla cultura e dall’arbitrio della volontà. Anche l’uomo ha sempre protetto le sue donne, come madre dei suoi figli. Le donne anche nelle guerre erano un bottino e al contrario degli uomini, avevano un valore da tutelare dalla morte inutile, buone per servire nella schiavitù domestica o nella riproduzione della specie. Quindi non esiste alcuna predisposizione omicida insita nella natura del maschio verso la femmina. È un falso etologico e antropologico-filosofico.

La società e la comunità umana non potrebbero esistere e convivere con questo presupposto. A cosa assistiamo invece nella nostra società mondanizzata e secolarizzata? Assistiamo soprattutto alla distruzione del sacro, alla scomparsa del valore della vita, dei vincoli sociali e comunitari, alla mercificazione libertina dei corpi, al compiacimento narcisistico di un ipersoggettivsmo competitivo privo di valori e piegato in un nichilismo interiore e autodistruttivo, in cui viene estirpato l’istinto alla solidarietà umana e la prospettiva di un destino di un futuro comune.

Se non c’è un destino comune per le donne e gli uomini per l’istinto omicida di quest’ultimi, cosa resta da salvare ? Cosa ci salva come specie da una prospettiva e da un destino nichilista? Niente ci salverà se non riflettiamo su questa contraddizione e se non rigettiamo il paradigma del “femminicidio” come nuova religione dell’olocausto, il paradigma della nazificazione del genere maschile, additato come carnefice e oppressore delle donne, e quello della mostrificazione del maschile. Quale donna si sentirebbe sicura accanto a un uomo potenziale carnefice?

L’ideologia alla base del femminicidio è una ideologia antiumana, che risacralizza il corpo della donna vittimizzata mentre la riduce a “cosa “, la sessualizza come “specie” separata dal suo lato maschile, e mina alle radici la riproduzione della comunità umana.

Da una parte celebra la trasgressione e l’esibizione pornografica dei corpi, dall’altra li sacralizza dall’occhio, dall’apprezzamento, dallo sguardo e dal contatto anche occasionale del maschile, in quanto gesti derubricati come potenzialmente molesti, da correggere in campi di rieducazione.

La campagna ossessiva contro le molestie, vere o presunte, ha uno scopo: l’uomo non deve pensarsi ”maschio“, deve pensarsi desessualizzato, privato del suo genere “genocida”, assumere una identità “”fluida”, reprimere il maschile da cacciare nel ”lato oscuro” del Sè. Il maschile come dimensione della natura umana viene così cacciato nel buio dell’inconscio, respinto come forma di relazione sociale e sentimentale, mostrificato, che può però riemergere dal malessere come violenza incontrollata.

Ma quel mostro è la nostra umanità repressa, che reclama il riconoscimento.

Il vero mostro è ”l’uomo innaturale” che stiamo allevando, devirilizzato e desessualizzato, oggetto artificiale di un mondo transumano senza comunità, popolato di “bravi ragazzi” di giorno, con un lato oscuro che emerge con violenza nella notte della coscienza.

Le vittime e i destinatari di questa perversa ideologia sono le giovani generazioni, uomini e donne, le generazioni dei senza padri ( altro che patriarcato! ), cresciuti nel mito di una libertà senza limiti e senza regole etiche e sociali, in cui tutto è consentito purché lo si desideri, che respingono e trovano innaturale ogni foma di autorità, solitari individui senza ancoraggi comunitari, in cui il sesso è la mercificazione e la desacralizzazione del proprio corpo, e l’amore non è concepito

come collante e come libera e naturale espressione della nostra umanità. Amore non più nutrito da una educazione sentimentale che ha formato intere generazioni tramite la grande poesia d’amore: di Catullo per Lesbia, di Dante per Beatrice, di Petrarca per Laura, di Leopardi per Silvia, oppure tramite i grandi romanzi d’amore dell’Ottocento. Roba del passato, si dirà. Ma il passato, la cultura fanno la storia dell’umanità, della sua civilizzazione. E la storia dell’umanità non ci parla di guerra tra i sessi, come un certo femminismo neoliberale vorrebbe raccontarci, ma di lotta per l’emancipazione e l’elevazione dell’umano da una condizione di sottomissione e di sfruttamento, che ha visto protagonisti uomini e donne contro altri uomini e altre donne, uniti oggi per affermare la nostra umanità contro la deriva nichilista e transumana neoliberale e di un cattivo femminismo che vorrebbe catalogare l’amore come subdolo sentimento, come trappola per sottomettere la donna all’uomo e perpetuarne la dipendenza. In questa visione distopica non c’è liberazione della donna fondata nell’amore con l’altro, ma perpetuazione di una fredda solitudine. Ma un socialismo possibile come nuova tappa della civiltà umana, non può fare a meno della solidarietà tra uomini e donne, anche rivalutando il sentimento dell’amore che si vorrebbe sradicare.

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Comments

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Alfred
Sunday, 26 November 2023 03:23
Ma che ragionamenti sono?
Ci sono tante situazioni in cui si uccide, ci sono tante vittime e tutto e' uguale?
La guerra, la mafia, il nazifascismo, gli omicidi casalinghi ecc...
Non si tratta di antropologia, sacralita' della donna o pippe varie.
Ci sono molti omicidi nel mondo e al di fuori dalle guerre.
Ma tra gli omicidi presenti in nazioni che non hanno guerre in atto sul loro territorio ce ne sono di diversi tipi e natura.
Morti per interesse materiale, d'impeto, d'odio accumulato (es condominiale), per il controllo di territori e traffici ecc.
Poi c'e' il fenomeno orrendo delle violenze nelle famiglie e nei gruppi familiari-amicali, di solito contro i soggetti fisicamente piu fragili (donne e bambini) agite dai soggetti piu forti fisicamente e non di rado anche economicamente (maschi).
Le donne sono migliori? Chi lo sa, sappiamo che nelle mattanze familiari hanno la peggio, insieme ai bambini. Non lo dicono le lagne delle comari, ma le camere mortuarie e gli ospedali. E' un dato di fatto e anche se non e' bello generalizzare (non tutti i maschi si sentono padroni o non sono in grado di contenere rabbie e frustrazioni) spetta alla parte maschile della societa' interrogarsi. Non si e' maschi di quel genere? Bene, in primo luogo per se stessi. Siamo sicuri di conoscere e frequentare solo maschi che non usano violenza sui familiari (la violenza su moglie o compagna ha riflessi impattanti anche su figli e altri familiari)? porsi il problema e affrontarlo e' utile non per colpevolizzarsi o nascondere le colpe o fare valutazioni morali, ma perche' se (soprattutto a sinistra) si vogliono costruire mondi nuovi le relazioni sono la base di questi mondi e le fondamenta le posano insieme uomini e donne in grado di rispettarsi.
Non esistono scuse o lunghe analisi psico-antropo-pseudo storiche che possano farci eludere la realta'. Se non andiamo avanti insieme tra sessi con solidarieta' e rispetto stiamo fermi, qui, ora a raccontarcela.
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Aniello
Saturday, 25 November 2023 20:31
Articolo molto pertinente , basta guardarsi intorno per capire cosa
succede ( moda, media ecc ) ; quando
un ' argomento è molto esposto tende
sempre un tranello . All 'elite delle donne
e degli uomini frega poco se non per metterli uno contro gli altri come vediamo da sempre .
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Giovanni Nicola De M
Saturday, 25 November 2023 16:12
Splendido.
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Luigi
Saturday, 25 November 2023 16:03
penoso!
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renato
Sunday, 26 November 2023 10:59
penosa è la situazione nelle scuole e nelle movide , per non parlare a casa, nelle famiglie oramai contenitori logistici di sopravvivenza.
L'educazione e il rispetto lo fanno il mercato, le mode, i media, i social video , tutti all'interno della logica della mercificazione e della libertà falsa individuale e della competizione spinta. Quel che resta del padre e della madre , altro che patriarcato, fluidità totale come sul lavoro e nelle professioni tutte sotto il tallone d'acciaio della fabbrichizzazione e industrializzazione.
Solita storia, si confonde l'autorità con l'autoritarismo, le lotte per i dirittti sociali e universali con quelli individuali , il sesso con l'amore . il sacro con il profano sempre del marketing ...e si arriva ad oggi . Masse di spaesati con deficit cognitivi e sentimentali , debolezze emotive ansie , nevrosi, consumo di droghe a iosa per tutti, ansiolitici che non servono a niente, solo ad aumentare l'insicurezza e la paura di non essere all'altezza. Facile pronunciare paroloni alla moda mutuati dal femminismo storico, oggi è tutto ben peggio rispetto alla società di 50 0 60 anni fa , per non parlare di quella contadina antecedente. Troppo in fretta si è buttato via l'acqua sporca compreso il bambino.
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